(NPG 1970-11-72)
ECUMENISMO E GIOVENTÙ
Dal 26 luglio al 2 agosto si è svolto al «Salesianum» di Como un convegno giovanile a raggio europeo su «Ecumenismo e gioventù». Vi hanno partecipato una quarantina di giovani, provenienti dall'Austria (Linz), dalla Germania Ovest (Berlino e Monaco di Baviera) e dall'Italia (Novara, Roma, Torino).
E stata una settimana articolata in relazioni, lavori di gruppo e assemblee generali: senza trascurare lo spazio necessario alla conoscenza e all'amicizia. Le discussioni, partite da una base molto concreta (i rapporti cattolici-protestanti nell'ambiente in cui si è inseriti), sono passate ben presto, con la spregiudicatezza propria dei giovani, a toccare i problemi di fondo più scottanti, che rendono patente l'assurdità di una divisione tra i credenti nello stesso Cristo. Sono stati così dibattuti il concetto
e le implicanze del termine «pluralismo», la necessità di una maggior corresponsabilizzazione in tutti i campi, come alternativa all'individualismo da una parte e all'autoritarismo dall'altra, la natura e le modalità di realtà come il papato e il sacerdozio, la Chiesa e la tradizione.
I giovani hanno notato che le differenze fondamentali non hanno subito nessun mutamento, dall'inizio del dialogo ecumenico; e che, oltre alla necessità di continuare un dialogo teorico a tutti i livelli, esistono già dei punti in cui è possibile trovare un incontro, un impegno comune. Soprattutto nel campo sociale, dei problemi che travagliano oggi il mondo (sottosviluppo, libertà, pace, salvaguardia della persona): problemi che esigono una chiara e tempestiva presa di posizione e azione comune da parte di tutti coloro che si dicono seguaci di Cristo. Perché rendere l'uomo «più uomo» è il primo passo necessario per avvicinarlo a Dio.
La mancanza di spazio ci impedisce di riportare per esteso i verbali di discussione e le relazioni. Ci limitiamo quindi a pubblicare gran parte della mozione finale: un «distillato» delle idee emerse e – soprattutto – degli impegni che i giovani si sono voluti assumere.
1) Ci sembra incomprensibile in questo tempo, caratterizzato dalla tendenza all'internalizzazione, che i cristiani mostrino troppo poco interesse all'unificazione. Molti giovani cristiani d'oggi, al contrario, si sentono legati spontaneamente a tutti i credenti – quale che sia la comunità religiosa cui essi appartengono – e non trovano alcun ostacolo, nelle differenze teologiche, per una fraterna convivenza.
2) Consideriamo perciò superate le contrapposizioni ostili tra i cristiani: esse sono contro la volontà di Cristo; noi vediamo invece nelle discussioni concrete un contrappunto per l'unità. L'autentica contrapposizione oggi è di tipo socio-politico. Dal Vangelo, deriva, alla comunità dei cristiani, l'incarico di promuovere la pace, l'amore del prossimo e la tolleranza non solo come atteggiamento personale, ma di trarne anche un concreto programma d'azione. Per non ripetere errori storici, è necessario un dialogo sincero con altri ordinamenti.
3) Le direttive e gli incitamenti del decreto Ecumenico dovrebbero essere finalmente realizzate. All'ecumenismo delle parole deve sostituirsi quello dei fatti.
4) Come cristiani dobbiamo vivere in modo più intenso la nostra fede. I cattolici ritengono ancora questo in parte un atteggiamento antiriformatore unilaterale e rifiutano atteggiamenti che sono vivi in altre religioni. All'invero vale questo atteggiamento anche per i fratelli separati.
5) Sarebbe utile alla preparazione ecumenica della chiesa cattolica se nella polarità di libertà e ordine, lasciassimo più spazio alla libertà. La corresponsabilità nella chiesa non dovrebbe essere solo teorica (pseudo-democratica). Il carattere di servizio della gerarchia deve essere presentato più chiaramente.
Nella formazione del prete bisogna dare maggior importanza all'educazione al dialogo e all'azione sociale. Noi vorremmo discutere ed essere corresponsabili nell'aiuto interno della chiesa, ma per questo mancano ancora possibilità concrete a molti livelli. Da un lato la chiesa gerarchica non viene ancora incontro dall'altro manca anche l'impegno di ampie cerchie di fedeli.
6) Per migliorare i rapporti tra le chiese bisogna stabilire gruppi di contatto a tutti i livelli. Ci è incomprensibile che la chiesa cattolica non sia ancora membro ordinario del Consiglio Mondiale delle chiese a Ginevra.
In ogni parrocchia bisognerebbe organizzare regolarmente manifestazioni ecumeniche.
7) Noi non vogliamo più vivere uno accanto, all'altro: vogliamo invece realizzare insieme, ciò che per comune riconoscimento dei cristiani può essere fatto insieme.
Insieme vogliamo rendere testimonianza del messaggio di Cristo. Insieme vogliamo impegnarci per la giustizia e la pace.

