Preadolescenti davanti a Cristo



    P. Damu - PG. Prandina

    (NPG 1970-03-81)

    PREMESSA 

    DESCRIZIONE DEL SUSSIDIO

    Il sussidio che presentiamo è costituito da alcuni questionari destinati ai ragazzi e dalla relativa guida per l'educatore.
    I questionari non hanno tanto lo scopo di sondare le conoscenze o gli atteggiamenti religiosi dei preadolescenti, ma piuttosto quello di sensibilizzarli a problemi ed impegni, di stimolarli e guidarli nella riflessione, di servir loro come falsariga per gli interventi in una successiva conversazione.
    Essi propongono anzitutto un caso di viva e toccante esperienza umana, un fatto documentato che fa problema: in tal modo viene a crearsi un clima di attenzione e di interesse. Segue una serie di domande, unite tra loro da una logica interna, con lo scopo di portare il ragazzo ad un approfondimento graduale della problematica suscitata.
    Il questionario si presenta quindi come qualcosa di concreto in mano al preadolescente per impegnarlo a riflettere per proprio conto e a fissare per scritto le linee essenziali della sua risposta, favorendo così un chiarimento delle sue idee e facilitandogli l'intervento nella conversazione. Questo sussidio è stato costruito in vista della preparazione di alcuni gruppi di preadolescenti alla «professione di fede» (*). I testi che riproduciamo sono stati riformulati tenendo conto delle osservazioni proposte dagli educatori impegnati nell'esperienza e delle risposte scritte dei ragazzi. Si è potuto in tal modo migliorarli notevolmente quanto a perspicuità, coerenza e capacità di stimolazione.

    METODOLOGIA D'USO

    I questionari sono, come si è detto, sostanzialmente in funzione di una conversazione. Questa è destinata a mettere a confronto le risposte dei singoli ragazzi in vista di una sintesi ricca ed equilibrata. Per la costruzione di essa l'apporto di correzione e integrazione dell'educatore diventerà determinante.
    Questo compito di «regista» dell'incontro sarà molto facilitato dalla falsariga che può offrire una successione di domande studiata nella prospettiva di un normale approdo alla soluzione cristiana del problema. L'educatore non sarà più preoccupato di fare una lunga esposizione, ben architettata in ogni sua parte, per convincere i ragazzi, ma dovrà più semplicemente guidare con tatto e intelligenza il processo di esplicitazione di un discorso già implicitamente tracciato. Ciò darà a lui sicurezza e spontaneità, e ai ragazzi la profonda soddisfazione di aver scoperto personalmente la verità, di aver costruito personalmente, un passaggio dopo l'altro, una risposta di fede.
    Abbiamo costatato che questo metodo, pur nella sua semplicità, dà buoni risultati per via della sua concretezza, linearità e aderenza alle esigenze del ragazzo ormai alle soglie della vera e propria adolescenza e perciò già teso alla costruzione delle prime sintesi nei diversi campi dell'esperienza. E i nostri ragazzi hanno gradito molto non solo i temi proposti alla loro riflessione, ma anche il modo con cui sono stati affrontati.
    Una parola sulla guida per l'educatore. Essa intende offrire una risposta di tipo dottrinale e insieme esperienziale a ciascuna delle domande. Si preoccupa inoltre di rendere evidenti i passaggi, facilitando l'esplicitazione di quel discorso implicito che abbiam detto contenuto nella catena di domande. La forma usata è quella dell'esposizione diretta: essa ha il vantaggio, ci sembra, dell'immediatezza e dell'agilità. Riteniamo che l'educatore possa ricavarne utili ispirazioni e stimoli in vista dei suoi interventi nella conversazione.

    POSSIBILI UTILIZZAZIONI

    Questo sussidio, pur essendo stato ideato per la preparazione alla «professione di fede», si è rivelato utile, data la scelta degli argomenti, anche nella catechesi quaresimale d'associazione e in corsi di esercizi spirituali; ciascuno dei temi poi, preso singolarmente, può servire bene come base per un ritiro.

    TESTO DEL SUSSIDIO

    Prospetto dei temi

    I - Cristiani per caso?
    Necessità di prendere coscienza del proprio cristianesimo.
    II - Per me vivere è Cristo (Ef 1,21)
    Essere cristiani non significa aderire a una dottrina, ma incontrarsi e vivere con Cristo.
    III - Io sono la luce del mondo (Gv 8,12)
    Gesù è la parola più luminosa che Dio ha rivolto agli uomini in cerca di verità.
    IV - Fate questo in memoria di me (Lc 22,19) L'Eucaristia: punto di incontro con Cristo e i fratelli.
    V - Convertitevi e credete al Vangelo (Mc 1,15)
    La continua conversione a Cristo è l'atteggiamento del cristiano autentico.

    I. CRISTIANI PER CASO? 

    Necessità di prendere coscienza del proprio Cristianesimo,

    A – Quesionario

    Rifletti sulle seguenti domande, da' una breve risposta per scritto e preparati a discuterne in gruppo.

    Laura Moretti è una giovane mamma (22 anni) che appartiene a una «comunità» cristiana, a un gruppo di persone, cioè, che si è proposto di vivere a fondo e insieme il cristianesimo. In un'intervista ad «Epoca» (numero del 9 febbraio 1969, p. 20) ha dichiarato: «Sono cattolica, ma non volevo che la mia bambina fosse battezzata. Poi, l'hanno fatto, ma avrei preferito che potesse scegliere, da grande».

    1) Che ne dici di questo modo di vedere le cose? Personalmente sei contento che i tuoi genitori ti abbiano fatto battezzare quando eri bambino? Sì o no? Perché?
    2) A quale pericolo possono andare incontro quelli che vengono battezzati da bambini?
    3) Ammettiamo pure che tu, un tuo amico o una tua amica possiate avere dei dubbi sulla vostra fede. Di fatto, però, siete dei cristiani, battezzati. Come dovreste risolvere la situazione?
    4) Pensi che un ragazzo o una ragazza, nell'epoca in cui ci troviamo, possano vivere a fondo il cristianesimo e possano allo stesso tempo essere veramente in gamba e moderni? Sì o no? Perché?

    B - Guida

    OBIETTIVO DELL'INCONTRO - Suscitare il desiderio di assumere nei confronti della propria religione una posizione più responsabile.

    1) La libertà religiosa è un diritto inalienabile. Ogni uomo è libero di scegliere, rendendosi di ciò responsabile, la religione che desidera, o anche di non sceglierne nessuna. La fede vera non può essere che una libera risposta all'invito del Signore. Nessuno può essere costretto a credere.
    Questo principio viene rispettato dalla Chiesa cattolica che conferisce il Battesimo ai bambini?
    I bambini vengono battezzati mentre dormono o piangono: in ogni caso senza comprendere ciò che sta accadendo; sono inconsapevolmente incorporati alla Chiesa con tutte le conseguenze che ne derivano. Ad alcuni ciò può sembrare sleale, perché non permette una libera scelta. «Nessuno di noi ha scelto la propria religione», si sente ripetere spesso in tono di rimprovero. Così si è fatta strada un'opinione secondo la quale non si dovrebbe educare i figli in una religione, ma lasciarli liberi di sceglierne una quando diventano adulti. Sebbene sia necessario scegliere una religione quando si è adulti, è però falso pensare che i figli debbano essere allevati nell'ateismo. Come nessuno può sostenere che debba essere il bambino a decidere se andare o no a scuola, così si deve pensare della religione. I genitori veramente religiosi considerano la fede, come l'educazione e l'istruzione, un bene e un valore infinitamente prezioso da comunicare senza indugi. Essi che conoscono le parole di Gesù «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo» (Mc 16,16) e che sanno, per esperienza vissuta, che la fede è un elemento importante per la vita e per la ricerca della verità, non possono sentirsi in diritto di privare i loro figli del Battesimo e dell'istruzione religiosa.
    Tanto più che il Battesimo non toglie la libertà alla persona. Non è esatto, infatti, considerarlo come una costrizione a professare la fede per tutta la vita. Il Battesimo non è un obbligo ma un invito a credere. E poiché il neonato è incapace di accettare questo invito, altri possono accettarlo in suo nome. Una volta diventato adulto, deciderà lui la condotta da tenere al riguardo.

    2) Il più grave dei pericoli in cui possono incorrere coloro che vengono battezzati da bambini è questo: accettare passivamente il Cristianesimo. Noi tutti costatiamo che oggigiorno sono assai numerosi coloro che «credono» per pura fedeltà alle proprie tradizioni familiari e sociali.
    Nel mondo sono circa un miliardo i giovani che non hanno mai sentito parlare di Cristo, salvo quel poco che occasionalmente arriva attraverso radio, scuola, libri, viaggi. Ma che dire di quell'enorme massa di battezzati che non lo conosce affatto. Nati in un ambiente cattolico, molti sono diventati cristiani per una serie di casualità favorevoli che non li ha poi spinti a porsi il problema religioso con chiarezza. Così sono rimasti «cristiani a metà», perché la fede non è un bene ereditabile. Indubbiamente un certo sentimento e un certo costume religioso possono essere trasmessi; ma questi non sono ancora la fede. La fede è un dono di Dio, non il prodotto di un ambiente. Essa è una chiamata del Signore espressa, di consueto, con la nascita in un ambiente cristiano; ma è necessario che a questa chiamata ognuno risponda poi personalmente.

    3) Nell'evoluzione del ragazzo la crisi religiosa è un fenomeno frequente. Fino a 12 o 13 anni egli accetta quello che gli dicono i genitori; ma poi, a contatto con un ambiente ateo e immorale, viene facilmente assalito da molti dubbi. Ecco allora il momento di rendere più genuina la propria fede. «Noi non crediamo a una fede che non sia stata messa in discussione. Sia che siamo stati educati in ambiente cattolico o in ambiente ateo, dobbiamo prima o poi affrontare personalmente Gesù Cristo» (E. Joly). Chi per un motivo o per l'altro è entrato in una di quelle disgraziate combinazioni per cui il Cristianesimo gli arriva incerto, diluito ed esteriore, deve reagire seriamente ed affrontare il problema con coraggio. Dopo la chiarificazione la religione sarà molto più soddisfacente. Certo, prima di rifiutare una fede solo perché «ereditata» si deve riflettere a lungo. Nessuno butta via una schedina del totocalcio prima di essersi accertato che è sbagliata. Prima di abbandonare la fede bisogna essere sicuri che essa non vale nulla; che non può procurare nessuna salvezza.

    4) Scegliere Dio e il Cristianesimo non significa rinunciare a essere ragazzi moderni. Dio non è il protettore della mediocrità umana, né un narcotico che disincarna e disimpegna gli uomini dal lavoro che devono svolgere su questa terra per dare il loro contributo al progresso. Amare Dio non significa rifiutare la vita, evadere dalla realtà, rinunciare a tutto ciò che è bello e attraente e fare della tristezza una virtù. Chi sente Dio come un ostacolo al progresso e alla felicità non ha capito Dio, il quale vuole che l'uomo sviluppi l'intero suo potenziale di vita, di doti, di intelligenza. Dio non è un poliziotto che si preoccupa di limitare le nostre iniziative, né un uomo amante della tradizione e dell'immobilismo. Dio, che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza e l'ha posto re del creato, stima l'uomo più dell'uomo stesso e vuole che egli estenda il suo dominio su tutta la natura. «Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante» (Lumen Gentium 34).
    Certo, il cristiano attende anche cieli nuovi e mondi nuovi (2 Pt 3,13) e sa che niente giova all'uomo se guadagna il mondo e perde se stesso (Lc 9,25), «tuttavia l'attesa di una terra nuova non indebolisce, bensì piuttosto stimola la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente» (Lumen Gentium 39).
    E a conclusione un'affermazione di Paolo VI:
    «Non c'è affatto incompatibilità tra fede cristiana e vita moderna... al contrario essa è un aiuto, un'energia, un fermento, una forza, una luce irradiantesi pure sulla vita profana».

    Preghiera

    Ho paura di dire di sì, o Signore.
    Dove mi condurrai?
    Ho paura di avventurarmi,
    ho paura di firmare in bianco,
    ho paura del sì che reclama altri sì.
    Eppure non sono in pace.
    Mi insegui Signore, sei in agguato da ogni parte.
    Cerco il rumore perché temo di sentirti,
    ma ti infiltri in silenzio.
    Fuggo dalla vita perché ti ho intravisto,
    ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
    Dove mi potrei nascondere?
    Ovunque ti incontro,
    non è dunque possibile sfuggirti? (Quoist).

    II. «PER ME VIVERE È CRISTO» (EF 1,21) 

    Essere cristiani non significa aderire a una dottrina, ma incontrarsi e vivere con Cristo.

    A – Questionario

    Nel bel mezzo dell'ora di religione Vittorio (un ragazzo di III media) esclamò: «Ah, parliamo ancora di Gesù Cristo? Ma non è morto da tanto tempo?», provocando una risata generale.

    1) Sei anche tu del parere che nell'insegnamento della religione cristiana si insiste troppo sulla persona di Cristo? Non basterebbe, ad esempio, insegnare bene la sua dottrina?
    2) Secondo te, che cosa vuol dire essere cristiani autentici?
    3) Gesù ha detto: «Da questo riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Perché la carità è la caratteristica dei cristiano?
    4) Conosci qualche persona che vive a fondo il proprio cristianesimo? Chi per esempio?

    B-Guida

    OBIETTIVO DELL'INCONTRO - Presentare il Cristianesimo come religione centrata su una persona vivente e non su una serie di massime più o meno sagge. Far comprendere che «cristiano» è colui che sa percepire la presenza di Cristo e si sforza di conoscerlo e di farlo penetrare nella propria esistenza.

    1) Mentre un buddista può praticare la sua religione senza conoscere Budda e un musulmano può accettare il Corano senza credere in Maometto, un cristiano, per essere realmente tale, deve innanzitutto conoscere a fondo e accettare Gesù Cristo. Il tratto caratteristico che distingue il Cristianesimo da ogni altra religione è proprio questo: la fede in un avvenimento storico, l'accettazione di una persona realmente esistita: Gesù Cristo. Prima di essere un sistema di verità, un insieme di riti, una legge morale, il Cristianesimo è, infatti, un incontro, una vita con Cristo. Chi si lascia attrarre dall'ideale di amore cristiano senza preoccuparsi di incontrare personalmente il Signore, è fuori strada.
    La prima domanda che si deve porre al cristiano è questa: «Chi è Gesù?». Chi risponde: «È stato un uomo meraviglioso, un filantropo illuminato, un profeta accorto... scomparso dalla scena 2000 anni fa» non può essere un vero seguace di Cristo anche se ne difende il pensiero e ne divulga il messaggio.
    Per il Cristianesimo vale quanto ha scritto G. Greene: «Si diventa credenti come si diventa innamorati». La prima cosa da comprendere a fondo è infatti questa: Gesù resta al centro del suo messaggio, è Lui stesso il messaggio da accettare.
    Tutto questo va unito a una verità irrinunciabile: Gesù è morto ma è anche risorto e vive in mezzo a noi. «Sono stato morto, ed eccomi vivo per i secoli dei secoli» (Ap 1,8), «lo sarò con voi fino alla fine dei tempi» (Mt 28,20). Se non fosse così, il Crìstianesimo sarebbe una gran burla e il Vangelo potrebbe essere paragonato al libro rosso di Mao, al Corano e a qualsiasi altro libro che cì può aiutare a vivere e a sperare.
    Il Cristianesimo non è una dottrina ma una persona: Cristo, che vive e regna col Padre nell'unità dello Spirito Santo. Ecco perché ogni insegnamento della religione cristiana deve gravitare attorno a Lui. Educare alla fede non significa offrire tonnellate di argomenti razionali, ma iniziare al rapporto personale con Gesù. Credere significa avere Cristo davanti a sé. Tolto di mezzo Lui, il Cristianesimo crolla come un aereo senza carburante.

    2) Questa importante precisazione dà la possibilità di comprendere chi è il vero cristiano.
    In un'inchiesta condotta alle porte delle chiese, dopo la messa domenicale, la domanda «Che cosa vuoi dire essere cristiani?» ha rivelato una grande confusione nella testa degli italiani. «Essere cristiano» non è sinonimo di «andare a Messa», «osservare i precetti della Chiesa», «andare d'accordo col parroco»,
    seguire il papa», «avere buon cuore»...; significa innanzitutto scegliere Cristo Risorto e farlo penetrare nella propria vita per realizzarsi con Lui; tentare ogni giorno di seguire la via che Egli ha percorso per poter dire: «Per me vivere è Cristo» (Ef 1,21). Scrivendo agli Efesini (4,21) S. Paolo dice che il cristiano deve spogliarsi dell'uomo vecchio per rivestire quello nuovo: l'uomo nuovo da «indossare» è Gesù: Dio ci ha chiamati, infatti, alla comunione con Lui (1 Cor 1,49).
    È chiaro che non si può accettare Cristo senza accettare contemporaneamente il suo messaggio, il suo Vangelo: «Chi dice di dimorare in Lui, deve camminare come Egli camminò» (1 Gv 2,5-6) e il Vangelo è lo specchio di Cristo, è la sua storia, il profilo della sua vita e della sua statura morale.
    Tutti abbiamo bisogno di una persona a cui ispirarci, di un idolo a cui credere. I rotocalchi propongono divi e campioni che vengono sostituiti in continuazione perché «ciò che si cerca è sempre più grande di ciò che si trova» (Ancel); Dio ci propone il Figlio suo! Ma, in pratica, che cosa vuoi dire accettare Cristo, rivestirsi di Lui, farlo penetrare nella nostra vita? Significa permettere che la sua vita (Grazia) circoli anche in noi; significa guardare con i suoi occhi (fede), amare con il suo cuore (carità), aspettare con la sua sicurezza (speranza). Non basta ammirare Cristo, bisogna anche lasciarsi trasformare da Lui. S. Paolo aveva raggiunto la sua maturità di uomo divinizzato quando scriveva: «Non son più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). Non ci potrebbe essere una definizione più precisa del cristiano. E la conseguenza è questa: il cristiano deve essere un'immagine di Gesù, egli dovrebbe «dimostrare Cristo» in ogni circostanza della vita.

    3) La frase di Gesù «Da questo riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 3,35), conferma quanto abbiamo detto. Il cristiano è colui che si sforza di ricalcare le orme di Cristo, e la pista tracciata da Cristo è quella dell'amore. «Camminate nella carità... perché anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Tutta la vita di Gesù ha una sola spiegazione: l'amore per noi in vista dell'unione col Padre. «In Cristo abbiamo trovato un Dio che ama, un Dio che vuole essere amato, un Dio Amore» (Padre Bevilacqua). L'amore resta perciò il distintivo del cristiano. Non si è mai tanto cristiani quanto nell'atto dì amare, di mettere Dio e gli altri davanti a sé.

    4) È facile incontrare persone che baciano immagini, biascicano preghiere, inveiscono contro quelli che attaccano la Chiesa, ma che in realtà non credono, non amano, non si sacrificano perché questo è molto più impegnativo: i cristiani inautentici non sono pochi!
    Tuttavia non dobbiamo essere pessimisti. Cristiani veri ce ne sono dappertutto, basta saperli scoprire. La madre che lavora tutto il giorno per i suoi figli, il ragazzo che lotta generosamente contro la tentazione per vivere con Gesù Cristo, il giovane che riprende ogni giorno la sua lotta contro l'egoismo... sono, in fondo, sulla strada di un cristianesimo autentico, che non è fatto di gesta gloriose ma di piccole conquiste giornaliere. Chi ha gli occhiali neri e non sa scorgere in molti fratelli un Cristo in costruzione, dovrebbe meditare su questa frase di un non credente, di Gandhi: «Il mondo politico offre pochi eroi, ma la Chiesa ne conta a migliaia».

    Preghiera

    Signore Gesù,
    fa' che io pensi come Tu pensi,
    che io giudichi come Tu giudichi,
    che io ami come Tu ami,
    che io agisca come Tu agisci, perché
    ogni giorno più
    io sia quello che Tu vuoi. Cresci in me
    perché io possa dire con l'apostolo Paolo:
    «Non son più io che vivo, è Cristo che vive in me».
    Amen.

    III. «IO SONO LA LUCE DEL MONDO» (GV 8,12) 

    Gesù è la parola più luminosa che Dio ha rivolto agli uomini in cerca di verità.

    A – Questionario

    «Lei sa che cos'è la solitudine? È questa la mia croce. Non so con chi parlare, confidarmi, aprirmi. Sono sola e desidero avere qualcuno con cui dividere i miei pensieri, i miei dubbi, le preoccupazioni, le gioie, il gusto della natura, insomma la vita. Invece sono sola, sempre e soltanto sola. Lei mi dirà: ma c'è Dio. Sì, certo, ma si interessa poi di noi?».
    (Una giovane operaia statunitense)

    1) Secondo te, Dio ha abbandonato gli uomini al loro destino o si è sempre interessato di loro? In che modo?
    2) Dio ci ha parlato e ci parla. Dove possiamo trovare la sua parola? Soltanto nella Bibbia?
    3) Qual è la parola più importante e più chiara che Dio ci ha detto, quella che riassume e ci aiuta a interpretare tutte le altre?
    4) Forse ti è stato detto: «La tua vita senza Gesù non ha senso». Tu che ne pensi?

    B - Guida

    OBIETTIVO DELL'INCONTRO - Presentare Cristo come l'unica persona che dà un senso preciso alla vita umana. Far comprendere come Egli riassuma tutte le parole che il Padre ha rivolto agli uomini.

    1) L'uomo moderno è fiero della sua tecnica, è esaltato dalle sue scoperte, ha raggiunto la luna. Ma i benefici della produzione, che gli agevolano la vita, non sempre lo rendono più felice.
    Chi sono io? Qual è il senso della mia vita? C'è un orientamento preciso nelle tappe della storia umana? Questi interrogativi insorgono continuamente e la filosofia degli uomini porta a conclusioni non sempre soddisfacenti. «Ogni essere vivente nasce privo di ragione, continua a vivere fiaccamente, muore per caso» (Kafka).
    Il bisogno di una parola rassicurante è insopprimibile nell'uomo, soprattutto quando si sente solo e indifeso di fronte alla morte, all'insuccesso, all'ingiustizia, alla noia. Se Dio, dopo aver creato l'uomo, l'avesse abbandonato a se stesso, avrebbe fatto di lui la creatura più infelice. Ma non è così. Dio, che crea e conserva tutte le cose, ha sempre avuto cura del genere umano:» Fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori. Dopo la caduta, con la promessa della Redenzione, li risollevò nella speranza della salvezza... A suo tempo chiamò Abramo per fare di lui un gran popolo, che dopo i Patriarchi ammaestrò per
    mezzo di Mosè e dei Profeti, affinché lo riconoscessero come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stessero in attesa del Salvatore promesso» (Dei Verbum 3). «Alla fine... mandò suo Figlio per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna» (Dei Verbum 4).
    In mezzo ai nostri problemi e alle amarezze della vita, una certezza ci conforta: Dio ci ha parlato, Dio ci rivolge ancora oggi la sua parola confortatrice e orientatrice.

    2) Per chi la sa trovare e ascoltare, la parola di Dio è ovunque. Parola di Dio sono tutte le cose create, che ci riflettono le perfezioni del Creatore e ci parlano di Lui (Rom 1,20); parola di Dio è l'uomo «creato a sua immagine e somiglianza»; la Storia, che ci rivela il disegno del Padre e il suo piano di salvezza; la Bibbia, lettera di Dio agli uomini; la Chiesa, depositaria del messaggio divino. Il dialogo tra Dio e l'uomo, iniziato nella creazione, continua.

    3) Ma la parola più importante e più chiara che Dio ci ha rivolto e ci rivolge continuamente, quella che riassume e ci aiuta a interpretare tutte le altre, è Gesù, il Verbo fatto carne. Poiché «tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui» (Col 1,16), Egli «è la luce venuta nel mondo» (Gv 3,19) che ci rivela il volto di Dio (2 Cor 4,16) e ci spiega i suoi segreti (Dei Verbum 4). Nella sua persona e con le sue parole, Gesù ha sollevato il velo sulla vita e sulle intenzioni di Dio: «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9); «La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,24). «Iddio dopo aver per il passato, a più riprese e in diversi modi, parlato ai padri nei profeti, in questi ultimi tempi ci ha parlato nel Figlio» (Ebr 1,1-2). Cristo, cioè, si colloca al termine del movimento ascensionale della Rivelazione. Sviluppato lungo tutto l'arco dell'A.T. e scandito con gradualità, il messaggio divino trova la sua completezza e il suo coronamento in Cristo (Dei Verbum. 7). Tutto l'A.T. (eventi, istituzioni, personaggi, leggi) dice relazione a Lui; tutto il N.T. ha Lui come centro d'irradiamento. Gesù, Parola eterna di Dio tradotta in un linguaggio comprensibile a tutti, resta perciò la chiave di interpretazione di tutta l'esistenza umana.

    4) «Dove c'è conoscenza vera c'è sempre gioia» (Gandhi). Se Gesù Verità è al centro del disegno del Padre, è facile capire come l'armonia, l'equilibrio, la gioia siano integralmente possibili soltanto in Lui. Egli è il «maestro» (Gv 13,13), «nessuno ha mai parlato come Lui» (Gv 7,46), perciò solo Lui può rispondere agli interrogativi dello spirito umano (Gv 15-1-8) e dare un senso alla vita: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). «Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi» (Mt 11,28). Gesù è veramente una mano nella mano, una Parola che dà sicurezza. Perché Egli non dice: «io farei così», «si potrebbe fare questa prova»..., ma: «lo sono la Verità» (Gv 14,6), «lo sono la Luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre» (Gv 8,12).

    Preghiera

    Parla, o Signore,
    ché il tuo servo ti ascolta.
    Tu solo
    hai parole di vita eterna (Dalla Bibbia).
    lo mi siedo ai tuoi piedi, o Signore,
    fa' che la mia vita
    sia semplice e dritta
    come un flauto di canna
    che tu possa riempire di melodia (Tagore).

    IV. «FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME» (LC 22,19) 

    L'Eucaristia: punto di incontro con Cristo e i fratelli.

    A – Questionario

    «Scusi, per lei che cosa è la Messa?».
    Questa domanda è stata rivolta a migliaia di italiani in un'inchiesta promossa dalla CIDROS.
    Un tabaccaio di Napoli ha dato la seguente risposta:
    «Per me la Messa è: primo, una seccatura; secondo, un'inutile convenzione; terzo, un luogo affollato dove molte persone svengono per mancanza d'aria. Ci vado, perché – purtroppo – è obbligatorio».
    (Da «Messaggero del S. Cuore», nn. 9-10, 1967)

    1) E per te che cos'è la Messa?
    2) Noi possiamo incontrarci con Cristo ìn modi diversi. Secondo te, qual è il più intimo di questi incontri?
    3) Pensi che ogni comunione sia automaticamente un incontro personale con
    Cristo?
    4) S. Paolo afferma che facendo la comunione non ci si incontra soltanto con Gesù ma anche con i fratelli. Perché?
    5) «lo seguo ogni domenica la Messa alla TV. Non capisco perché dovrei andare personalmente in chiesa sprecando tempo ed esponendomi a tante distrazioni».
    Che pensi di questo modo di vedere le cose?

    B - Guida

    OBIETTIVO DELL'INCONTRO - Presentare l'Eucaristia come una reale possibilità offerta agli uomini di incontrarsi personalmente con Gesù Cristo. Far comprendere che unirsi a Cristo nella Comunione non significa isolarsi dai fratelli, ma ritrovarli nell'unità di una famiglia, di un unico corpo.

    1) Bisogna riflettere a lungo per comprendere la S. Messa, mistero profondissimo della nostra fede. Essa non è una consuetudine sociologica di cui non ci si può sbarazzare, né una prestazione necessaria per tranquillizzare la coscienza o una cerimonia propizia al raccoglimento.
    In ogni Chiesa ci sono due elementi essenziali: un battistero e una tavola. Con il Battesimo gli uomini diventano figli di Dio e sono invitati, con i fratelli, ad entrare nell'intimità della casa per sedersi alla tavola del Padre. «Voi non siete più degli stranieri, né degli ospiti. Voi siete... della casa di Dio» (Ef 2,19). Che cosa si fa attorno alla tavola familiare? Ci si raduna: «Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15); ci si parla: «lo vi chiamo amici perché tutto ciò che ho appreso da mio Padre ve l'ho fatto conoscere» (Gv 15,15); si mangia: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo... Prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue» (Pregh. Euc.). Questo è la Messa: un incontro con Gesù che ci raduna, ci parla e rinnova sacramentalmente il suo sacrificio per fare di noi un'unica famiglia di redenti.

    2) «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56). Cristo non poteva fare di più per unirsi con maggiore intimità a noi e attirarci a sé. Noi possiamo metterci in «comunicazione» con Lui in modi diversi: attraverso la preghiera, attraverso l'ascolto della sua parola, attraverso l'incontro con gli altri... Nella Messa ci mettiamo in «comunione» con Lui. Il pane e il vino non sono soltanto dei simboli destinati allo spirito; sono invece prima di tutto degli alimenti destinati al corpo. Il loro compito non è quello di trasmettere a chi li riceve delle idee, ma una realtà ben concreta, il Corpo e il Sangue del Signore. Attraverso l'Eucaristia Gesù ci comunica la sua vita, si mette a contatto con noi perché noi ci trasformiamo in Lui.

    3) Gesù non è un uomo del passato, situato in un momento particolare della Storia: Egli è contemporaneo a tutta l'umanità. Grazie all'Eucaristia ci è dato di incontrarci in un modo particolarissimo e sempre rinnovabile con lui. Tuttavia la comunione eucaristica non è un incontro automatico con Cristo. Per incontrarsi con una persona non basta avvicinarla, passarle accanto lungo la via, sedersi sulla sua stessa panchina...; bisogna guardarla negli occhi, stringerle la mano, parlarle, viverle accanto.
    La comunione fatta per abitudine e non per proclamare la nostra volontà di appartenere a Cristo è un semplice e banale accostamento non un incontro. «Prendete e mangiate: sono io. Portatemi nella vostra vita». La comunione è un vero incontro con Gesù solo quando lo si accoglie come un amico desiderato, come una guida attesa, come un modello da imitare e da incarnare nella propria vita.

    4) La comunione però non è soltanto un fatto individuale: questa è soltanto una dimensione del mistero. In realtà l'Eucaristia è anche segno della nostra comunione con i fratelli. Come un ideale vissuto dà origine e continuità a un partito, a una associazione..., così Gesù, che tutti mangiamo e tutti vogliamo far penetrare nella nostra vita, ci rende un corpo solo, un'unità dinamica con gli stessi intenti, con le medesime aspirazioni e credenze, con la stessa redenzione. Raccolti attorno all'Eucaristia, tutte le nostre differenze si compongono nell'unità di una sola famiglia seduta a tavola per mangiare e assimilare lo stesso cibo. «Si celebra il mistero della Cena del Signore, affinché per mezzo della carne e del sangue del Signore siano strettamente uniti tutti i fratelli della comunità» (Lumen Gentium 26). Diviso, distribuito e mangiato, Gesù ci unisce al di sopra delle nostre differenze e discordie e ci dà una fisionomia che ci rende tutti fedeli. «Poiché non vi è che un solo pane noi, pur essendo molti, formiamo un corpo solo» (1 Cor 10,17).
    La Messa è la riunione della famiglia di Dio attorno a Cristo che si sacrifica e si fa cibo per noi.

    5) Come non è possibile sfamarsi e incontrarsi con gli amici assistendo ad una cena per TV, così non è possibile l'incontro eucaristico con Cristo e con i fratelli senza portarsi «fisicamente» in chiesa.

    Preghiera

    Guarda con amore, o Signore,
    e riconosci, nell'offerta della tua Chiesa,
    la vittima immolata per la nostra redenzione;
    e a noi, che ci nutriamo
    del suo corpo e del suo sangue,
    dona la pienezza dello Spirito Santo
    perché diventiamo, in Cristo,
    un solo corpo e un solo spirito.
    Amen (III Preghiera Eucaristica).

    V. «CONVERTITEVI E CREDETE AL VANGELO» (MC 1,15) 

    La continua conversione a Cristo è l'atteggiamento del cristiano autentico.

    A – Questionario

    «Frequento i sacramenti perché non so resistere a lungo con dei peccati sulla coscienza. Mi confesso non per il bisogno di avvicinarmi a Dio... ma perché mi sento inquieta e l'assoluzione mi rende leggera e felice».
    (una studentessa)

    1)Cosa pensi che non vada nel discorso di questa ragazza?
    2) Perché la confessione può essere anche chiamata «sacramento della Penitenza», «sacramento della Conversione»?
    3) Per convertirsi a Gesù è sufficiente eliminare il peccato o bisogna fare qualche altra cosa?
    4) L'invito di Gesù «Convertitevi e credete al Vangelo» è attuale soltanto per i pagani o può essere rivolto a tutti i cristiani?

    B – Guida

    OBIETTIVO DELL'INCONTRO - Presentare la conversione continua come l'atteggiamento che il cristiano deve assumere per assimilarsi sempre più a Cristo. Far comprendere che la Confessione non è solo un mezzo per ritrovare la pace perduta, ma un reale incontro con Gesù sulla strada della conversione.

    1) Scoperto Gesù come risurrezione e vita (Gv 11,25), come parola che illumina (Gv 1), come pane che sazia (Gv 12,35) e amico che salva (At 14,11), noi, impastati come siamo di debolezza e di miseria, per crescere nell'amicizia con Lui dobbiamo assumere un atteggiamento di continua revisione di vita. La confessione dei peccati di fronte alla Chiesa è uno dei segni più chiari ed efficaci di questa volontà di revisione.
    Chi si confessa soltanto per svuotare il sacco e sentirsi più leggero, chi apre al sacerdote il registro delle proprie colpe soltanto per ottenere una firma rassicurante, tradisce la confessione. La confessione, infatti, non deve essere confusa con «la posta del cuore» o col divano dello psicanalista, essa è un vero e proprio incontro con Gesù Redentore nella fede e nel segno sacramentale per compiere un passo ulteriore nella conversione a Lui.

    2) Ecco perché la confessione può essere anche chiamata «sacramento della Penitenza», «sacramento della Conversione»; perché essa è essenzialmente il segno di un rinnovato proposito di cambiare vita, di «morire al peccato e vivere per Dio» (Rom 6,11). Una confessione che non sia contestazione del proprio operato e proposito di conversione, non è un sacramento ma una burla. Convertirsi e fare penitenza significa innanzitutto eliminare ciò che ci separa da Gesù, evitare il peccato che è rifiuto di amarlo, di obbedirlo, di assecondarne i progetti. La conversione deve perciò diventare il nostro «atteggiamento fondamentale» nei confronti di Cristo. La confessione ne sarà il «momento forte».

    3) II movimento della conversione non implica soltanto il riconoscimento dei propri peccati e la lotta per eliminarli. Gesù ha detto: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Perciò, tolti gli ostacoli, è necessario seguire passo passo Gesù, acquistare, nell'intimità con Lui, il suo modo di vedere e di comportarsi, diventare simili a Lui. Dopo aver detto «Ho peccato, ritornerò!», dobbiamo indossare la veste che il Padre ci offre. «Rivestitevi di Nostro Signore Gesù Cristo» (Rom 13,14): con queste parole Paolo mette in risalto l'aspetto positivo della conversione che è un imparare a vivere come Gesù, un accoglierlo senza condizioni nella nostra vita. La confessione, per essere sacramento della conversione, deve essere una scelta rinnovata di Cristo.

    4) Gesù iniziò la sua predicazione in Galilea dicendo: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Non dobbiamo pensare che questo invito sia attuale soltanto per i pagani. Esso è quanto mai attuale anche per noi che conosciamo Gesù, ma non abbastanza; che lo amiamo, ma non senza tradimenti; che lo testimoniamo, ma non senza incertezze. «Conversione continua»: ecco il motto del cristiano autentico che vuole assimilarsi sempre più a Gesù Cristo. Per arrivare al diploma si deve andare a scuola ogni giorno; per amare si deve rinunciare continuamente a se stessi; per rivestirsi di Gesù bisogna ripetere continuamente «il No della santità ai Sì delusivi del mondo» (Papini).
    La lunga marcia del popolo ebraico verso la terra promessa è un po' il simbolo del nostro faticoso cammino verso la meta: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21).

    Preghiera

    Mostrami, Signore, le tue vie,
    insegnami i tuoi sentieri,
    guidami nella tua verità...
    Per amore del tuo nome
    perdona il mio peccato
    e fa' che i miei occhi, sempre,
    siano rivolti a Te! (Salmo 24).
    «Signore, mio amico,
    Tu m'hai preso per mano: io andrò senza timore
    fino in fondo al cammino» (A. Duval).

    (*) Cfr. in proposito il nostro articolo «Catecumenato» e «professione di fede» nella preadolescenza, in questa stessa Rivista, febbraio 1970.