Roberto Giannatelli
(NPG 1970-05-65)
La catechesi è ad una svolta decisiva. Anche per i preadolescenti. Per essere efficace, cambia volto: diventa «pastorale catechistica».
L'A., docente di metodologia catechetica al P.A.S. di Roma, in una serie di articoli successivi, esaminerà problemi e prospettive, relativamente al mondo dei preadolescenti italiani.
Prima parte
LA SITUAZIONE 1
LUCI E OMBRE NELLA FORMAZIONE RELIGIOSA DEI PREADOLESCENTI
«Vorrei fare cose grandi e belle, una vita piena di amore, con un ragazzo a cui dare tutto il mio cuore e da cui ricevere tanto amore. Non mi interessano le ricchezze, voglio l'Amore e la Felicità».
Questa voce, di una ragazza di terza media, è stata raccolta dall'inchiesta di Braido-Ronco-Sarti sul «progetto di vita, ideali e prospettive giovanili di inserimento sociale» [1]. Non è una voce isolata e a giudizio dei ricercatori sembrerebbe rivelare una situazione abbastanza comune e diremmo «ottimale» per una «pedagogia della gioia, della speranza, dell'eroismo addirittura» nell'età della preadolescenza. «Questa è l'età nella quale la realtà educativa si attua nella forma più ricca e piena, in quanto è il tempo in cui più fortemente si incontrano le diverse forze collaboranti e complementari, quella intenzionale dell'educatore (sempre vigile, per ipotesi, fin dai primi anni) e quella coordinata dell'educando, più capace in questo del fanciullo e più bisognoso e disposto del giovane già maturo» [2].
Ma queste considerazioni «ottimistiche» nei confronti dei preadolescenti d'oggi non si ripetono più quando i soggetti vengono considerati sotto il profilo di una formazione specificamente religiosa. I preadolescenti si dichiarano «disponibili» per una catechesi «aggiornata», non rifiutano l'insegnamento religioso nella scuola, ma quando si vaglia attentamente il risultato della loro formazione religiosa si costata un po' amaramente come ben poco sia rimasto di tutto il patrimonio di «verità» religiose trasmesse in otto anni di scuola dell'obbligo, nelle catechesi parrocchiali e nelle predicazioni domenicali.
Le affermazioni riportate sopra fanno riferimento a ricerche effettuate negli ultimi anni, che, pur non avendo la pretesa di essere rappresentative del campione italiano, sono almeno indici significativi di una situazione che è presumibilmente da generalizzare a vasti settori del nostro paese.
Il giudizio positivo verso l'insegnamento della religione nella scuola (89% di risposte affermative) è stato registrato nella ricerca condotta a Roma nel 1968 con 500 alunni della III media e confermato in ulteriori sondaggi (in corso di pubblicazione) effettuati con un campione più allargato, a Roma nel 1969, ad Ancona e Trento nel corrente anno scolastico [3].
LA RICERCA SULL'IDEA DI DIO DI BRAIDO E SARTI
Le medesime ricerche mettono anche in luce i punti deboli della formazione religiosa dei preadolescenti d'oggi. Braido e Sarti in un'inchiesta sull'idea di Dio nei ragazzi dai 9 ai 15 anni rilevano che i soggetti, pur manifestando nella quasi totalità una spontanea fede nella divinità, hanno un concetto di Dio non molto dissimile da quello che avrebbero i loro coetanei musulmani o pagani. Tutto ciò che appartiene al Dio della rivelazione sembra sfuggire loro o è posseduto in modo confuso e inesatto. Solo il 3,78% parla esplicitamente del mistero trinitario, «spesso in termini puerili ed erronei» [4].
Per le numerose testimonianze sulla fede in Dio, come pure per i dubbi, le perplessità e le conoscenze errate, rilevate dalla ricerca, rinviamo allo studio di Braido-Sarti e alla sintesi che ne ha fatta U. Gianetto su «Catechesi» [5].
LE CONOSCENZE RELIGIOSE APPRESE NELLA SCUOLA MEDIA
Nella stessa direzione sembrano andare anche i risultati delle nostre ricerche sull'insegnamento religioso nella scuola media.
Lo strumento d'indagine che abbiamo utilizzato era costituito da una batteria di «prove oggettive». I gruppi messi sotto controllo ci sembrano sufficientemente vasti per fornire dei dati abbastanza significativi: 1.200 soggetti a Roma nel 1963, 1.700 nel Piemonte nel 1967, 14.000 alunni dell'intera diocesi di Novara nel 1968 (6).
Quali sono dunque i risultati di questa verifica dell'insegnamento religioso nella scuola media?
♦ Le conoscenze religiose che risultano apprese dagli alunni di scuola media non raggiungono quel livello di sufficienza che è comunemente additato dagli esperti di didattica. Oltre un terzo delle nozioni religiose ritenute importanti sono ignorate alla fine di un anno o di un ciclo di studio.
♦ Ciò che è specifico della religione cristiana risulta più ignorato rispetto a quegli elementi che sono comuni con una religiosità naturale. Le domande sulla Bibbia o sulla storia della salvezza ottengono meno risposte esatte che non quelle di tipo «dottrinale».
Le percentuali riportate dai quesiti che si riferiscono a tematiche specificamente cristiane, come la SS. Trinità, lo Spirito Santo, il Corpo mistico, risultano estremamente basse: solamente il 28% risponde in modo soddisfacente all'item sulla SS. Trinità in I media, solo il 18% dimostra di avere una qualche conoscenza del Corpo mistico e il 10% sa dire che lo Spirito Santo ne è l'anima, ecc.
Anche nel nostro questionario sull'atteggiamento verso l'insegnamento della religione alla fine della III media, appare chiaro che gli alunni hanno scarso interesse per gli argomenti nettamente religiosi, mentre si dimostrano avidi di affrontare e discutere i problemi della vita di ogni giorno. Nella «scala di preferenze», al primo posto vengono il problema del comportamento tra ragazzi e ragazze (77% M e 86% F), del sesso (74% M e 73% F ), della fame, della guerra, delle sofferenze nel mondo (66% M e 55% F ), delle relazioni tra genitori e figli ( 57 % M e 81% F ); mentre occupano gli ultimi posti la catechesi sulla persona e l'opera di Gesù (25% M e 28% F ), il peccato originale e la redenzione ( 18 % M e 19% F), la messa e i sacramenti ( 12 % M e 8% F). Così si esprimeva una ragazza di III media alla domanda circa gli argomenti che l'avevano maggiormente interessata: «Di argomenti religiosi, nessuno; ma di argomenti che trattano i problemi di tutti i giorni, sì».
♦ L'analisi delle risposte date dai soggetti di queste ricerche rivela ancora lacune, inesattezze ed errori dovuti non tanto a una mancanza di studio della religione, ma a difficoltà oggettive che provengono dallo stadio di sviluppo psichico che attraversa il preadolescente, non tenute sufficientemente in conto dalla programmazione catechistica. Ad esempio, la persistenza di una logica concreta all'età degli 11-12 anni rende impervio per non dire impossibile tutto un insegnamento sulla SS. Trinità o sul Cristo svolto a livello concettuale. Dalle prove oggettive appare evidente che molti termini della nostra catechesi tradizionale come: persona, natura, soprannatura, ecc., sono dei semplici «flatus vocis» per la stragrande maggioranza dei preadolescenti. Ugualmente, il senso storico ancora informe rende incapace l'alunno di I media di abbracciare una sequenza di fatti troppo lunga (la «storia della salvezza»?), e uno spontaneo senso fideistico rende superflue tante «prove» addotte ancora dai testi di religione circa l'esistenza di Dio, la risurrezione di Cristo, l'immortalità dell'anima.
Diamo ora una breve documentazione alle affermazioni fatte.
Alla domanda: «Che cosa significa SS. Trinità?», risponde in modo soddisfacente solo il 28% dei soggetti di I media. Gli altri non sanno dare una risposta oppure si esprimono in termini inaccettabili, per mancanza di uno strumento logico adeguato (a questa età, infatti, persiste la «logica concreta» che rende impervio l'uso di termini astratti). In questo senso va classificato il 45% delle risposte.
Qualche esempio. SS. Trinità significa: «Dio diviso in tre persone», «Gesù diviso in tre persone» (notare la confusione tra Gesù e Dio!), «tre dei in uno solo», «una persona che ne contiene tre», «un unico uomo diviso in tre persone», ecc.
Significativo dell'atteggiamento fideistico è il quesito n. 30 posto agli alunni della I media: «Perché dopo la risurrezione di Gesù gli Apostoli erano assolutamente certi di questo fatto fino a dare la loro vita per Gesù risorto?». Il 49% delle risposte è formulato in questo modo: «Perché credevano in lui», «Perché Gesù l'aveva detto», «Perché l'avevano letto sulla Bibbia», ecc.
Altrettanto sconcertanti sono le risposte agli items che interrogano i ragazzi sui principali avvenimenti e personaggi della «storia della salvezza»: il 41% non conosce il nome di neppure un profeta, il 67% non sa quando si è realizzata la nuova Alleanza tra Dio e gli uomini, solo il 23% sa dire chi è Abramo, ecc.
È vero che queste lacune rivelano anche un difetto di insegnamento, ma bisogna anche tener conto dello sviluppo psichico dei preadolescenti. Questa norma non sembra sempre rispettata dai programmi e dai testi di religione.
IL PREADOLESCENTE NELLA SOCIETÀ SECOLARIZZATA
Fatte queste considerazioni di tipo psicologico, dovremmo aggiungerne altre a livello sociologico. Si può consultare in proposito lo studio approfondito di G. Milanesi, «Realtà, problemi ed esigenze dei preadolescenti» (in «Presenza pastorale», marzo 1969, pp 235-254). Noi ci limitiamo a fare due riflessioni:
♦ Il preadolescente d'oggi vive in una società progressivamente secolarizzata. Questo fatto veramente storico ha determinato la scomparsa di molte forme religiose devozionali e popolari e soprattutto di un ambiente di sostegno religioso, la revisione critica di concetti religiosi e di pratiche tradizionali, una nuova coscienza dell'uomo, del suo valore, della sua autonomia, del suo rapporto col mondo (nuova antropologia). Ora, a noi sembra che la catechesi in Italia non abbia operato quei cambiamenti di struttura che esigerebbe la situazione attuale, e che sono d'altronde sollecitati dal documento della C.E.I. per il «rinnovamento della catechesi».
♦ I mass media che tempestano continuamente di immagini e di informazioni l'uomo d'oggi e il ritmo che ha assunto la vita moderna sembrano lasciare poco spazio per il discorso religioso. Quando parliamo di Dio, di Cristo, dell'aldilà ai nostri ragazzi, riscontriamo un interesse che è certamente molto inferiore a quello della generazione di 20 anni fa, se non addirittura talvolta inesistente.
La problematica religiosa va dunque ricuperata per altra via: iniziando il nostro discorso dall'uomo, dal mondo d'oggi, dalle sue angosce e speranze. Come ci avverte il documento della C.E.I. per il «rinnovamento della catechesi», «chiunque voglia fare all'uomo d'oggi un discorso su Dio, deve muovere dai problemi umani e tenerli sempre presenti nell'esporre il messaggio» (n. 27).
QUALCHE CONCLUSIONE
Le istanze pastorali che emergono dall'attuale situazione saranno assunte nella proposta di lavoro che esporremo nei prossimi articoli, trattando degli obiettivi, dei contenuti e dei metodi della catechesi ai preadolescenti.
Per ora pare sufficiente fissare alcune riflessioni che si impongono dopo l'esposizione delle ricerche che abbiamo fatto.
♦ L'analisi dei dati pone a nostro avviso un grosso interrogativo a tutta la programmazione catechistica per i preadolescenti dagli 11 ai 14 anni, soprattutto nella scuola media. Il bilancio deficitario delle conoscenze religiose che dovrebbero apprendersi nella scuola è da attribuire in gran parte alla situazione precaria in cui viene impartito l'insegnamento religioso: tempo insufficiente, insegnanti non sempre preparati, mancanza di appoggio della scuola e della famiglia Ma c'è anche da domandarsi se i contenuti indicati dai programmi siano rispondenti al «bisogno di fede di ciascuno, secondo la sua vocazione e situazione» («Il rinnovamento della catechesi», n. 74); se la proposta cristiana offerta ai preadolescenti appaia loro davvero «come una apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (ibid., n. 52).
♦ La preferenza di un programma soggettivo («i problemi di tutti i giorni») nei confronti di quello oggettivo (la «dottrina cristiana», la «storia della salvezza»), sta a indicare il punto di innesto obbligatorio per una catechesi che voglia farsi accettare dai preadolescenti d'oggi. Un certo «orizzontalismo» sembra connaturale al ragazzo che risponde alle nostre inchieste. Egli non si trova a suo agio in mezzo ai difficili e fondamentali problemi del dogma cristiano (cfr. molti testi di religione per la I media!); neppure sa apprezzare una sintesi ben ordinata, completa, organica delle verità cristiane (cfr. i programmi del 1963 per la nuova scuola media). Il preadolescente appare immerso in un mondo «soggettivo», non molto vasto, in cui assumono importanza e interesse i piccoli problemi del quotidiano: quelli affettivi, i rapporti con i genitori, l'amicizia con i compagni, i successi e gli insuccessi scolastici, lo sport e il tempo libero.
Una catechesi che voglia aver successo con i preadolescenti non può esimersi dal muoversi da questo «quotidiano» e dal pronunciare una «parola di salvezza» sulle piccole e grandi cose che affollano la vita del ragazzo qualunque.
È in fondo questa una esigenza di incarnazione, come ci avverte il documento per il nuovo catechismo italiano (n. 96).
«Mentre noi cerchiamo di scrutare sempre più a fondo il mistero di Dio, in altezza e in profondità, Lui ci guida verso la sua presenza nelle esistenze qualunque, piene di gioia e sofferenze qualunque» [7]. Una catechesi che voglia essere «fedele a Dio e fedele all'uomo» (RdC, cap. IX) non può non coinvolgere come sostrato permanente della sua riflessione e del suo messaggio, la vita e il mistero dell'uomo. In questo senso si muoverà la proposta per una nuova catechesi ai preadolescenti che cercheremo di illustrare prossimamente.
NOTE
[1] P. Braido, A. Ronco, S. Sarti, Progetto di vita, ideale e prospettive giovanili di inserimento sociale, in «Orientamenti pedagogici», 1967, p. 1320.
[2] Ibid., p. 1319.
[3) R. Giannatelli, Preadolescenti di fronte all'insegnamento della religione, in «Orientamenti pedagogici», 1969, pp. 73-104.
[4] P. Braido, S. Sarti, L'idea di Dio presso i ragazzi italiani della scuola dell'obbligo, in «Orientamenti pedagogici», 1967, pp. 1128-1157; S. Sarti, Modo di descrivere Dio da parte di ragazzi di diversa confessione, in «Orientamenti pedagogici», 1970, pp. 102-119.
[5] U. Gianetto, L'idea di Dio nei preadolescenti, in «Catechesi», 1968, n. 426, pp. 14-18.
[6] Per le nostre ricerche sull'insegnamento religioso nella scuola media si vedano: Prove oggettive di religione per la scuola media, P.A.S.- Vg., Ziirich 1966, pp. 168; Controllo oggettivo e conoscenze religiose alla fine della l' media, in «Orientamenti pedagogici», 1967, pp. 1059-1100; Una diocesi si interroga: a che punto siamo con l'insegnamento della religione?, ibid., 1968, pp. 1042-1080.
[7] Il testo è del «Catechismo olandese» che ha trovato in questo riferimento al quotidiano uno dei suoi principi ispiratori più fecondi (Il nuovo catechismo olandese, L.D.C., p. 602).

