M. Fiori – S. De Pieri
(NPG 1970-03-38)
Nei rilevamenti attuali in campo di psicologia religiosa, si fa abitualmente uso di questionari-inchiesta, la cui elaborazione statistica fornisce determinati risultati e considerazioni.
Ci si domanda: fino a che punto sono validi tali strumenti di indagine, e, quindi, i risultati ottenuti?
II presente articolo tenta di dare una risposta al quesito, portando a conoscenza i dati di una verifica sperimentale operata con strumenti tecnici (a tests» e colloqui psicologici) su un gruppo di soggetti ai quali era stato precedentemente applicato un questionario del tipo usato nei comuni sondaggi di atteggiamento.
La verifica riguarda l'attendibilità dei risultati ottenuti dall'applicazione di alcuni tests d'intelligenza e di personalità a un gruppo di studentesse, che furono oggetto di un'indagine precedente [1].
Riteniamo che i rilievi fatti nel presente studio siano abbastanza indicativi per un primo sondaggio sulla personalità media delle studentesse italiane d'oggi, a livello scuola secondaria superiore.
Come prova d'appoggio ai risultati del questionario-inchiesta, presi in esame nel precedente studio [2], sono stati applicati i seguenti tests: l'Otis-Quick-scoring Beta test (nell'adattamento Calonghi-Baronchelli) [3] nelle due forme A e B, e il D/48 per la ricerca del quoziente d'intelligenza dei soggetti esaminati; l'I.S.D.P. per l'indagine sulla personalità [4]. L'indagine ha raggiunto complessivamente 386 dei 900 soggetti presi in esame; la verifica sperimentale si è limitata sul piano clinico a un'ottantina di soggetti delle classi terminali (17/20 anni) di una scuola privata tenuta da religiose.
L'Otis-Quick-scoring Beta test, nell'adattamento apportato, dopo seria sperimentazione, dal Calonghi, con la collaborazione del dottor Baronchelli, si è dimostrato valido per una valutazione delle possibilità intellettuali, legate alla scolarità dei soggetti.
Il D/48 dà la misura del grado d'intelligenza generale astratta logico-formale, a prescindere dalla culturizzazione.
Il gruppo di studentesse di cui ci occupiamo fu oggetto di un'attenta e interessante analisi di tipo clinico individuale, condotta dallo psicologo.
SIGNIFICATO DELLO STUDIO
Riteniamo che questa verifica abbia notevole importanza come contributo per una determinazione più adeguata del profilo di personalità etico-religiosa delle studentesse italiane d'oggi.
Lo studio dell'intelligenza e della personalità dei soggetti in esame [5] è stato effettuato – come abbiamo fatto notare nell'indagine precedente [6] – come prova d'appoggio per situare in un contesto più attendibile l'analisi delle caratteristiche morali e religiose delle ragazze d'oggi. La verifica – condotta con vivo interesse per i problemi delle adolescenti e profondo rispetto della loro personalità – ha messo in evidenza alcuni particolari, che riteniamo non trascurabili, in funzione di una sintesi dei valori, dei problemi e delle attese delle studentesse italiane 1969, nel periodo della seconda adolescenza.
Livello intellettuale
Dall'esame delle due tavole [7] risulta, innanzitutto, che nonostante il peso negativo di soggetti scarsamente dotati, le medie per classe del quoziente d'intelligenza non variano molto da quelle ottenute in altre ricerche simili [8]. L'analogia appare evidente. Anzi, per quanto riguarda gli esiti della prova d'intelligenza astratta, si direbbe che talvolta siano addirittura superiori alla media.
Dimensioni della personalità
Il reattivo I.S.D.P. è costruito per la valutazione di sei «dimensioni della personalità», nel loro aspetto negativo-positivo.
1. Dipendenza - indipendenza.
2. Instabilità - stabilità.
3. Insicurezza - sicurezza.
4. Istintività - coscienziosità.
5. Individualismo - socievolezza.
6. Timidezza - intraprendenza; paura del rischio - dinamismo.
Il punteggio basso è ordinariamente indice di una dimensione negativa, e viceversa; tuttavia un punteggio eccessivamente alto può essere indice di una dimensione negativa per eccesso: il tipo di personalità si delinea dal minore o maggiore equilibrio tra i vari fattori.
L'esame delle due tavole – a confronto delle tarature fornite dal Centro d'Orientamento di Mogliano Veneto – non rivela, in complesso, differenze molto marcate. Si direbbe comunque che le ragazze tendano all'indi- pendenza e alla aggressività più fortemente dei coetanei del campione maschile.
Esaminando, però, i punteggi individuali del campione, si nota che i soggetti più aggressivi si rivelano anche i più emotivi, nervosi e instabili per il basso punteggio della dimensione 2; e i più ansiosi e insicuri per il basso punteggio della dimensione 3, per cui la differenza rilevata pare si possa attribuire a un meccanismo di difesa contro le costrizioni e le limitazioni imposte dall'ambiente familiare e scolastico: i giovani del campione parallelo appaiono molto più sereni.
In rapporto al campione femminile, più istintivo, passivo e rifuggente dall'impegno e dallo sforzo, il campione maschile rivela pure, in genere, maggiore tendenza alla coscienziosità e alla tenacia, al rispetto dell'autorità, delle leggi e dei princìpi morali.
Per contrapposto, le ragazze appaiono più socievoli e disponibili dei ragazzi, più aperte dei coetanei al senso degli altri e alla cordialità. Si è pure tentato un raffronto fra i risultati individuali dei tests di intelligenza e personalità e quelli delle altre prove, per verificare se le ragazze intellettualmente più dotate sono anche quelle che dimostrano di affrontare la vita con una maggiore carica di ottimismo e d'intraprendenza; quelle che hanno della vita un concetto più elevato e dinamico; quelle che scelgono gli ideali più combattivi e impegnati; che dimostrano interesse per i problemi più umani; che manifestano più spiccato senso di fede e maggiore impegno morale; quelle che si rivelano più sensibili all'esigenza comunitaria ed ecclesiale.
Ma l'influsso del quoziente intellettuale sul quadro dei valori dei singoli soggetti – anche a detta del prof. G. C. Milanesi che ha guidato l'inchiesta – non appare determinante. Dallo studio attento dei punteggi individuali del nostro campione non si può affermare, neppure con approssimazione, che alle migliori intelligenze corrisponda sempre una struttura personale più equilibrata e armonica; e neppure il contrario. Si verificano, infatti, in maniera abbastanza equivalente, casi di belle intelligenze con personalità distorte e instabili, e casi d'intelligenze mediocri o addirittura sotto la media, cui corrispondono personalità abbastanza omogenee ed equilibrate.
Formazione etico-religiosa
L'influsso dell'ambiente familiare e sociale è, invece, assai più sensibile. Dal raffronto dei dati risulta che le ragazze più scontente ed egoiste, le più aggressive e instabili, quelle che più rifuggono dall'impegno e dal rischio, le più chiuse ai problemi sociali, quelle che maggiormente rivelano ideali borghesi di benessere e di successo senza sforzo, quelle che hanno una visione statica della Chiesa, sono le provenienti dall'alto e medio livello socio-culturale, da ambienti, cioè, dove il disagio, il sacrificio, la rinuncia e lo sforzo sono praticamente ignorati.
Altrettanto sentito è l'influsso dell'ambiente educativo, specie di quello familiare. Si è potuto costatare, infatti, come nella maggior parte dei casi di grave disadattamento, esaminati dallo psicologo [9], sia da chiamare in causa più la famiglia o l'ambiente di provenienza delle ragazze che l'influsso positivo o negativo della scuola.
Si impongono, generalmente, i valori del moralismo cattolico tradizionale, senza approfondimento personale; le crisi di fede e i dubbi sono, tuttavia, notevoli e non vengono affrontati con metodologia adeguata. Questo sia nell'ambito della famiglia, sia in quello della scuola.
Quanto alla personalità, non sono sufficientemente utilizzate le doti di espansione sociale e d'interessamento comunitario; la maturazione affettiva e psico-sessuale è per lo più affrontata in chiave di moralismo inibitore. Ciò dà origine a fenomeni collaterali di aggressività e di nevroticismo alternati a condotte di remissività e d'apparente sottomissione. Si potrebbe interpretare questo caratteristico fenomeno come un tipico meccanismo di difesa, una specie di «maschera» esteriore, che salva l'accettabilità sociale e nello stesso tempo permette la formazione e l'esistenza di atteggiamenti interiori profondamente mutati e divergenti. Tale ambivalenza conduce a sofferte reazioni interiori, con l'acuirsi del senso di colpa, l'insicurezza psicologica, il senso di solitudine e d'incomprensione, ma soprattutto una diffusa e immotivata aggressività e impulsività, meglio descritte come rifiuto dei valori tradizionali della scuola cattolica e in particolare del ruolo della religiosa educatrice.
ANALISI DI TIPO CLINICO INDIVIDUALE, CONDOTTA SU UN CAMPIONE DI 75 SOGGETTI
La tavola 14 [10] riferisce i risultati globali per classe e totali delle prove d'appoggio applicate a 75 soggetti provenienti dalle classi terminali di una scuola privata tenuta da religiose, al vaglio del colloquio con lo psicologo.
Ai colloqui individuali era stato fatto precedere lo spoglio e la valutazione delle prove per l'assegnazione dei punti «C».
Nella valutazione dei risultati ottenuti dall'applicazione del «questionario sulla vita, i suoi ideali e i suoi problemi», si sono colti cinque aspetti globali: ideali, problemi, valori, influssi esterni, e, infine, l'orientamento professionale, con una valutazione conclusiva, a mo' di sintesi del caso. Nel colloquio individuale si è potuto, quasi in tutti i casi, verificare l'ipotesi sorta durante lo spoglio e l'interpretazione dei singoli dati e casi. C'è convergenza con le situazioni individuali, quindi è possibile dire che i tests hanno retto bene.
ANALISI DI TRE CASI PARTICOLARI
Diamo un esempio di come è proceduto il colloquio con ciascuna delle 75 studentesse. In precedenza – come s'è detto – si erano raccolti tutti i dati delle prove effettuate, disponendo i risultati dei tests di intelligenza e di personalità – Otis, D/48 e I.S.D.P. – in punti grezzi e in punti «C». A questi si sono affiancati sinteticamente i risultati del questionario, raccolti sotto alcune voci, come sopra è stato indicato. Per questi ultimi si sono usate voci qualitativamente riassuntive (esempio: Ideali: oblativi, religiosi, borghesi). In particolare l'I.S.D.P. ha dato una valutazione abbastanza buona di alcune dimensioni della personalità delle giovani studentesse esaminate. Solo nel test D/48 si sono trovati alcuni risultati non pertinenti, a causa di incomprensione delle spiegazioni della prova da parte di alcune ragazze. Si sono trovati significativi i punteggi «C» a più o meno un sigma dalla M.A., cioè sopra il 7 e sotto il 3.
Descriviamo ora tre casi:
Caso A, come prototipo di una situazione ottimale; caso B, come prototipo di una situazione media; caso C, come prototipo della situazione problematica di un gruppo di ragazze disadattate, segnalate nella tavola 14.
Caso A: prototipo di una situazione ottimale
Questa ragazza ha 18 anni, frequenta la IV Magistrale, ottiene punteggi discreti nelle prove d'intelligenza (p. «C» 7 sia per l'Otis sia per il D/48). Nella personalità risulta abbastanza stabile e sicura di sé, coscienziosa e fedele al dovere, socievole e intraprendente, sufficientemente autonoma. Nel questionario manifesta decisamente idealità oblative di dedizione e altruismo. I problemi che l'angustiano sono normali, propri dell'età, vissuti senza eccessiva ansietà. Circa i valori, propone una gerarchia oggettiva e matura. Attribuisce un gradientte normale e vario ai molti fattori che influiscono sulla condotta dei giovani, senza accentuazioni soggettivistiche. Nelle propensioni professionali esprime un orientamento prevalentemente scientifico ed ha coscienza di poterlo realizzare. Nel colloquio si verifica l'oggettività di tutte queste considerazioni, confermando, con altri elementi, i dati psicodiagnostici.
Caso B: prototipo di una situazione media
La ragazza ha 17 anni, frequenta la III Magistrale e ottiene buoni esiti nelle prove intellettuali, particolarmente nella prova di ragionamento astratto del D/48 (p. 10). Si mostra, infatti, prevalentemente centrata sullo studio (questo appare il suo problema prevalente) e presenta valori medi di coscienziosità, socialità e dinamismo. Discreta autonomia e indipendenza, normale controllo emotivo, connesso, tuttavia a qualche sentimento di insicurezza e scarsa fiducia di sé. Negli ideali, accentua le prospettive religiose della vita, mentre i suoi valori sono posti in una scala piuttosto tradizionale, più frutto d'ambiente che di convinzione personale. Tra i vari fattori che influiscono sui giovani, è propensa infatti ad accentuare i «pericoli» dei film e delle amicizie poco buone, soprattutto dal punto di vista delle deviazioni sessuali. Aspira a divenire insegnante. Una ragazza normale, dunque, di ambiente cattolico, tutta centrata sullo studio, sulle difese contro il «male» esterno, ancora un po' insicura per affrontare da sola la vita. Il colloquio registra soprattutto queste preoccupazioni, a conferma del p. «C» 3, conseguito nella terza dimensione dell'I.S.D.P.
Caso C: prototipo di una situazione problematica (nevroticismo)
La ragazza ha 18 anni, e frequenta la IV Magistrale. Nelle prove d'intelligenza raggiunge punteggi poco superiori alla media. Nell'I.S.D.P. si nota subito la grave debolezza del concetto di sé (p. 0 nella seconda dimensione, p. 1 nella terza). Ciò fa intravedere una situazione di nevroticismo (nervosismo, instabilità, insicurezza, ansietà, mancanza assoluta di fiducia in sé e di controllo emotivo); ciò è confermato dagli altri esiti: scarsa coscienziosità (impulsività, istintività), individualismo egocentrico e apatia assoluta (p. 0 nella sesta dimensione), con paura del rischio, neghittosità, incapacità d'intraprendenza ecc.
Il questionario, coerentemente, sottolinea un accentuato pessimismo negli ideali, mentre nei problemi si evidenzia principalmente il desiderio di indipendenza connesso, del resto, con la prima dimensione dell'I.S.D.P., più sulla «aggressività» che sulla regolata autonomia (p. «C» 7). I valori non sono per nulla interiorizzati, rimangono pertanto allo stadio immaturo, quasi infantile. Attribuisce influsso cattivo alla società moderna come tale, senza spirito critico. Nelle aspirazioni professionali esprime il desiderio di potersi dedicare all'educazione dei bambini, con un evidente meccanismo di regressione (ritorno agli stadi dell'infanzia per incapacità di assumere responsabilità adulte: ciò è confermato dalla nota: «I bambini mi piacciono, mi trovo bene con loro»). Il colloquio verifica sostanzialmente una situazione di grave immaturità e accentuato disadattamento personale con ansia e aggressività (nevroticismo). Si è consigliata una buona cura psicologica, per renderla in grado di affrontare la vita in condizioni meno problematiche.
Come si può vedere da questi tre, così, nella quasi totalità dei casi, si è costatata una sorprendente corrispondenza tra le prove psicologiche e la situazione clinicamente accertata nel colloquio individuale. Pertanto si può testimoniare una buona correlazione tra i tests d'intelligenza e di personalità e il questionario sugli ideali, problemi e valori. In altre parole il colloquio ha confermato l'ipotesi, emersa dalla sintesi di tutti i dati delle prove somministrate; in particolare ha verificato una buona correlazione fra i tests d'intelligenza e di personalità e il questionario. Quest'ultimo, quindi, può essere usato con buona approssimazione, per un sondaggio abbastanza oggettivo della situazione psicosociale dei giovani d'oggi [11].
CONCLUSIONI A LIVELLO OPERATIVO-PASTORALE
La verifica sperimentale, così come è stata analizzata nelle pagine che precedono, ripropone i grossi problemi della pastorale giovanile italiana. Ancora una volta i dati della psicosociologia evidenziano quegli stati di crisi e di tensione che tutti gli operatori pastorali, più o meno, consapevolmente o inconsapevolmente, avvertono, quasi disciolti nell'aria.
Per fare qualche esempio:
• l'urgenza di una integrazione tra fede e vita e di una visione della fede che sia in consonanza con il quotidiano, con le situazioni «che sfidano l'uomo a darsi una risposta», aldilà di ogni genericismo di proposta;
• la necessità di una più concreta e vicina collaborazione tra famiglia, scuola, parrocchia, vita associativa, per la formazione di «personalità forti»;
• il superamento di un moralismo burocratico pieno di paure e di complessi, per giungere ad una vera impostazione di vita, carica delle dimensioni della libertà cristiana, del servizio, dell'amore, della donazione, della capacità di sacrificio e di rinuncia.
Alcune annotazioni più specifiche, meritano però un'attenzione tutta particolare.
A differenza di conclusioni tratte da altre indagini [12], dal nostro pur esiguo campione non emerge per nulla «una gioventù felice e fiduciosa della propria forza», ma piuttosto una gioventù socio-influenzata, profondamente pervasa, cioè, dalle recenti trasformazioni socio-economiche, che stanno rapidamente cambiando il volto dell'intera penisola; una gioventù (specie femminile) in crisi intimamente sofferta, perché al centro di opposte tensioni, da cui, per un insieme di ragioni quanto mai varie, le è estremamente difficile uscire.
Se dunque la ragazza che ci troviamo davanti sui banchi della scuola è portatrice di influssi, stimoli, tensioni, sofferte reazioni, aspirazioni confuse e inquiete, intimo e doloroso inappagamento, che inavvertitamente assorbe da tutta la complessa atmosfera che la circonda, non è per noi onesto ignorarlo.
Creare le condizioni psicologiche della reciproca comprensione e accettazione, equivale – riteniamo – non solo a ridurre i motivi di tensione e le sofferte reazioni delle nostre adolescenti, ma anche a creare le basi per una efficace azione educativa, che, sulla realtà di una dimensione umano-sociale concreta, potrà innestare, con fede soprannaturale, quella verticale del divino e dell'eterno, di cui, nonostante tutto, anche le nuove generazioni hanno infinita nostalgia.
NOTE
[1] Il presente articolo fa seguito a quello apparso su questa Rivista nel novembre 1968, pp. 48-62, col titolo Dove vanno le convinzioni e le preferenze, le aspirazioni e le attese delle studentesse italiane 1968.
[2] G. C. Milanesi - M. Fiori, Ideali, problemi, e atteggiamenti di 900 studentesse italiane, in Orientamenti Pedagogici, n. 82, luglio 1967.
[3] Cfr. L. Calonghi, Tests ed esperimenti, Torino, P.A.S., 1956.
[4] Questo test sostituisce la versione italiana dello- H.S.P.Q. di Cattell, di cui è stata dimostrata la non validità per l'Italia, rendendolo in tal modo più attendibile. Cfr. G. Lutte, Orientamento scolastico e professionale, Ziirich, P.A.S.-Verlag, 1965, p. 150.
[5] Le tabelle riassuntive dei risultati, espressi in medie, si trovano in uno studio inedito di M. Ossi, Valori socio-religiosi e morali di un gruppo di giovani studentesse, Roma, 1968. Ad esso ci riferiremo per i rilievi che andremo facendo in questo studio.
[6] Note di Pastorale Giovanile, 1968/XI.
[7] Tav. 12 e tav. 13, pp. 46 e 47 dello studio inedito cit. di M. Ossi.
[8] Le medie ricavate dal Calonghi (Tests ed esperimenti, Torino, P.A.S., 1956) oscillano intorno a 30/34,50 per le prime classi; 35,3 per le seconde; 35,9 per le terze; 38,3/39,3 per le quarte classi.
Quelle raccolte dal prof. De Pieri per la prova Otis in un Liceo del Veneto nel 1968, confrontate con altri risultati forniti dal Centro d'Orientamento da lui diretto, che riguardano classi parallele, vanno da un minimo di 30,0 a un massimo di 39,2 per le prime classi; si aggirano intorno a 37,6 per le seconde; e dal 39,7/42,5 per le terze; 41,2/44,0 per le quarte.
Per la prova D/48 vanno da un minimo di 21,4 a un massimo di 27,9 per le prime; da 23,2/30,7 per le seconde; da 25,2/29,4 per le terze; da 24,8/28,9 per le quarte.
[9] Cfr. tav. 14 a p. 52 dello studio inedito di M. Ossi. Un terzo circa delle ragazze esaminate soffre di disadattamenti vari, proprio al termine della loro formazione.
[10] A p. 52 dello studio inedito di M. Ossi cit.
[11] Eventuali informazioni presso il Centro Salesiano di Orientamento di Mogliano Veneto.
[12] «Ciò che è chiaro è che si tratta di una gioventù felice, contenta di se stessa, fiduciosa della propria forza, una gioventù con una più grande capacità d'impegnarsi nei confronti delle generazioni precedenti, disposta a reclamare le proprie responsabilità e con un ardore per nulla temperato da scetticismo» (conclusioni di Fran9ois Giraud, dalla recente indagine condotta dall'Express sulla gioventù francese 1969).

