L. Giribaldi - M. Mana
(NPG 1971-02-22)
Una pastorale della penitenza, che non voglia proporre un discorso astratto e irrealizzabile, deve muovere dalla situazione reale.
Solo in una conoscenza precisa di «come» i nostri adolescenti si confessano, è possibile inserire proposte per un cammino in avanti efficace e stimolante.
L'inchiesta che segue ci offre una indicazione.
È interessante confrontare i dati emergenti con le conclusioni di studio di un gruppo di educatori (oltre un centinaio), provenienti da ambienti molto differenti, invitati ad esporre le loro impressioni sullo stesso argomento e quasi sulle stesse linee. Nessuno dei partecipanti conosceva i risultati del sondaggio, ma avevano tutti, come unico punto di riferimento, la propria esperienza.
Spontaneità e facilità
♦ La spontaneità con cui gli adolescenti si accostano al sacramento della Penitenza risente della influenza:
• dell'ambiente di provenienza (famiglia, clima religioso del paese, abitudini, ecc.)
• e dell'ambiente di attuale convivenza (livello spirituale della comunità in cui sono inseriti, prestigio ed insistenza degli educatori con cui sono a contatto, ecc.).
La spontaneità è resa precaria dallo stato di crisi e di squilibrio tipico dell'età adolescenziale (crisi affettive, di fede, di volontà) e da una diffusa ignoranza sulla confessione.
Non sempre la preparazione è sufficientemente adeguata.
♦ I fattori che spingono più facilmente ad accostarsi alla confessione sembrano essere:
• quelli di ordine psicologico (e in genere sono i prevalenti)
– i rimorsi di coscienza e il sentimento di colpa;
– Il carico gravoso e pesante dei propri peccati;
– l'incertezza e la paura di morire (anche se in forma indeterminata);
– una concezione magica della confessione, vista come liberazione e soluzione nelle difficoltà.
• fattori di ordine religioso (secondi, in graduatoria)
– il desiderio di fare la Comunione;
– il desiderio di riconciliarsi con Dio;
– la responsabilità come cristiano o come appartenente a gruppi specializzati (es. A.C.);
– una sincera contrizione collegata a motivi religiosi profondi.
• fattori di ordine sociale (soprattutto in ambienti «chiusi»)
– l'insistenza degli educatori o dei genitori;
– Il rispetto umano, quando tutto un gruppo «si muove».
Stati d'animo
♦ Non pare che l'esame di coscienza sia autentico:
• è troppo moralistico;
• solo affettivo;
• le azioni sono considerate cattive solo perché rottura di una legge impersonale (che non nasce cioè da un vero confronto con la parola personale di Dio).
♦ II senso dell'offesa di Dio è difficile da precisare e da suscitare; si corre il rischio di surrogarlo con forme di sentimentalismo.
Spesso la confessione è un fatto di abitudine e non si iscrive coscientemente in un processo di conversione, sia pure prolungata per tutta la vita. Il senso di colpa spesso non dice rapporto ad altri che al soggetto:
• è un ripiegamento su di sè e non un fatto religioso,
• è solo un senso di fastidio da cui ci si cerca di liberare con la Confessione. Difficile far sentire il senso comunitario e le responsabilità ecclesiali del peccato e della penitenza (= individualismo morale).
♦ Spesso l'adolescente avverte il senso della inutilità della sua confessione, perché ricade sempre nelle stesse colpe. La cosa pare causata da uno sbaglio di prospettiva. Le mancanze contro il VI Comandamento sono viste solo nella loro componente morale: sfuggono loro le componenti educative, ambientali, psicologiche che rendono meno liberi e meno responsabili questi atti. II ragazzo crede di ricadere ogni volta in un vero peccato grave e alla fine si scoraggia e abbandona tutto.
♦ Una formazione morale negativa lo porta a mettere a fuoco solo le cadute, le trasgressioni dei divieti e non lo sforzo positivo di autoeducazione. D'altra parte, in senso opposto, si avverte un certo pericolo di relativismo, se non c'è accordo e unanimità tra confessori ed educatori nella valutazione di queste colpe.
♦ Spesso la metànoia è suscitata esclusivamente in vista della confessione per la sua validità e perde la caratteristica di atteggiamento abituale del cristiano.
PRESENTAZIONE DELLA RICERCA
Hanno preso parte alla ricerca 1120 adolescenti studenti appartenenti a 14 ambienti educativi geograficamente diversi.
Dalle 1120 schede d'inchiesta sono state scelte a caso, ma proporzionalmente ai gruppi di origine, 1/4 delle schede sulle quali si è operata l'analisi che segue.
Le schede analizzate sono 280.
Poiché la maggioranza delle domande del questionario erano aperte il lavoro di lettura delle singole risposte ha richiesto un impegno particolare. C'era la necessità di essere sintetici, ma nello stesso tempo fedeli al pensiero di ciascun intervistato. Possiamo onestamente dichiarare di essere andati al cuore di ogni risposta e di averne letta ciascuna alla luce delle altre presenti nella stessa scheda.
Per la tabulazione siamo ricorsi ad una traduzione delle affermazioni in un codice preparato dopo una lettura di tutte le risposte ottenute. In seguito abbiamo registrato i dati. È stato nostro particolare impegno conservare anche se in sintesi l'originalità di ogni risposta (alcune sono state riportate); l'impiego di una griglia di voci abbastanza ristretta ci ha permesso di fare rapidamente dei confronti tra le varie scelte.
Sono state prese in esame solo le domande che riportiamo in seguito, perché ci sono parse le più indicative.
1. Quale sentimento predomina in te quando vai a confessarti?
2. Talvolta sei incerto se confessarti o no. Quando hai preso una decisione
– quale elemento ti spinge a confessarti?
– quale ti trattiene dal confessarti?
3. Preferisci la confessione regolare: settimanale, mensile, in occasione di feste? Solo a Pasqua? Solo quando ne senti un bisogno reale? Oppure mai? (sottolinea la risposta che ti sembra più vera).
4. Qualche volta ti confessi, perché sei spinto alla confessione? Da dove proviene questa costrizione? Ti capita spesso?
5. Preferisci confessarti nell'ambiente scolastico, o nella tua parrocchia? O preferisci una chiesa sconosciuta? O per te, è lo stesso? (sottolinea la frase che ti sembra più vera).
6. Desideri un confessore regolare, che ti conosca? O preferisci un confessore che non ti conosca al di fuori della confessione? Oppure preferisci confessarti da un sacerdote che non conosci per niente? Perché?
7. Preferisci che il confessore ti rivolga qualche parola adatta ai tuoi bisogni, o non desideri da lui alcun consiglio? (sottolinea la frase che ti sembra più vera).
8. Ci sono delle cose che, durante la confessione, ti urtano, nella persona del confessore? Quali? (ti si chiede un parere soprattutto sul modo con cui il sacerdote confessa).
9. Che cosa invece apprezzi soprattutto nel tuo confessore?
10. Ti prepari alla confessione? Ti servi di un esame di coscienza stampato; o preferisci fare in altro modo? Come?
11. Quando ti confessi, dici anche il perché hai commesso quel tal peccato? Per esempio: mentire per orgoglio o per pigrizia?
12. Desideri come penitenza una preghiera, o preferisci che il confessore ti dia un'altra penitenza più adatta? Prova a fare qualche esempio di penitenza adatta, che tu desideri.
13. Ti pare che la confessione ti sia di aiuto nella tua vita quotidiana? Come? O la pensi solo un aiuto per circostanze eccezionali? Quali?
14. Ti pare che la confessione ti pesi? Perché?
15. Qual è attualmente la tua opinione personale sulla confessione?


LETTURA DELL'INCHIESTA
ATTEGGIAMENTO VERSO LA CONFESSIONE
PRIMA DOMANDA
Quale sentimento predomina in te quando vai a confessarti?


SECONDA DOMANDA
Talvolta sei incerto se confessarti o no. Quando hai preso una decisione:
– Quale elemento ti spinge a confessarti?

– Quale ti trattiene dal confessarti?

Le prime due domande offrono la possibilità di cogliere con una certa chiarezza l'atteggiamento degli adolescenti intervistati verso la confessione.
♦ Rispondendo alla prima domanda la grande maggioranza degli intervistati afferma di sentire come predominanti, al momento della confessione, sentimenti di tipo psicologico. Come appare dalla tabella 1, prevalgono sentimenti di oppressione con conseguente bisogno di catarsi, di purificazione.
• L'adolescente si mostra preoccupato del «peso» del peccato come dimostrano le seguenti risposte:
«Il sentimento di togliere quel peso che grava sulla mia coscienza» (16 anni). «Il sentimento di liberare la mia coscienza dal peso dei peccati» (16 anni). «Sento la tristezza e mi pesa la coscienza per i peccati commessi» (13 anni).
«Provo il sentimento di essere liberata completamente dei peccati e di raggiungere la libertà interiore» (15 anni).
• Forte è pure la percentuale di coloro che provano vergogna nel manifestare le colpe per il giudizio del sacerdote confessore: hanno timore di essere sgridati severamente, temono la perdita della stima.
«Ho paura del sacerdote» (13 anni).
«Provo il pentimento ma anche la paura di non essere capita, di essere disapprovata in pieno» (13 anni).
«Ho vergogna del sacerdote causata dai peccati commessi e paura di venire sgridata» (14 anni).
• Un'adolescente manifesta vergogna di accostarsi a Dio perché ricade spesso nelle stesse mancanze:
«Un sentimento di vergogna di presentarmi per la millesima volta dinanzi a Dio come peccatrice» (13 anni).
• La preoccupazione del peccato è talvolta esasperante come dichiara questo adolescente:
«Prima della confessione ho di solito una grande apprensione, un gran nervosismo» (13 anni).
• Alcuni manifestano sfiducia nelle personali possibilità dichiarandosi vinti e incapaci di progredire.
«Ho una gran voglia di migliorarmi, ma poi mi accorgo che peggioro» (16 anni). «Ho il timore di non fare una buona confessione e so in partenza di commettere nuovamente gli stessi peccati» (16 anni).
• Nelle ragazze prevalgono sentimenti di tipo religioso in percentuale più alta che nei maschi. In graduatoria compaiono: il sentimento di dolore e il bisogno di perdono seguiti dal desiderio di accostarsi alla Comunione e di aumentare l'amicizia con Dio.
«Predomina in me uno stato d'animo d'intesa con Dio, io l'ho offeso ed ora Lui mi perdona, Lui mi capisce, io non lo capisco anche se lo cerco» (16 anni). «Per me è un aprirsi verso il divino Maestro e anche un senso di profonda amicizia che ci lega a Dio» (16 anni).
• In pochi la confessione è vista nel suo reale collegamento con l'Eucaristia:
«Sento il bisogno di sentirmi libero per poter accogliere il Corpo di Cristo» (16 anni).
• Così pure il fascino del progetto di vita nuovo che dovrebbe alimentare la fiducia e il coraggio nell'adolescente è raramente ricordato:
«Vado a confessarmi con il sentimento di incominciare una vita nuova» (15 anni).
• Le motivazioni che spingono gli adolescenti alla confessione sono di diversa ispirazione. Nei maschi predominano le motivazioni di tipo psicologico con una percentuale del 28,9%, nelle ragazze motivazioni di tipo religioso con una percentuale del 19,6%.
• Nella graduatoria delle motivazioni al primo posto compare la vergogna che può diventare ostacolo dominante alla confessione, quando la paura di confessarsi colpevoli diventa l'unica preoccupazione dell'adolescente. Questa paura è senza dubbio alimentata da un'educazione rigida e da una concezione errata della figura dell'educatore come pure del confessore. Infatti la concezione di un educatore perfetto, lontano dal peccatore normale della strada, ha avuto come conseguenza di allontanare dall'educatore stesso e di rendere la persona timorosa del suo giudizio.
• Le motivazioni psicologiche non appaiono sufficientemente sostenute da quelle religiose per cui qualche volta diventano ossessionanti inibendo il soggetto e richiudendolo in se stesso.
• Le cause della vergogna e della paura risiedono normalmente in un ingiustificato senso di colpa e in una grande confusione di idee circa il sesto comandamento. È evidente la confusione tra il senso di colpa e il senso vero del peccato.
«Mi vergogno di confessare certi peccati» (12 anni).
«Ho la vergogna nel confessare i peccati più gravi» (13 anni).
«L'elemento che mi trattiene dalla confessione è quello di fare una figura meschina» (17 anni).
«Mi trattiene la vergogna verso il confessore amico» (13 anni).
«Mi trattiene qualche peccato che ho paura di confessare» (14 anni).
• Taluni manifestano un profondo scoraggiamento, l'incapacità di riprendersi che derivano da un'errata formazione di fondo:
«Mi trattiene il pensiero che Dio mi ha abbandonata e che non si interessa più di me» (13 anni).
«... quello che poi ricade di nuovo» (13 anni).
«Il sapere, l'essere certo che dopo essermi confessato cadrò di nuovo» (13 anni).
Nonostante siano pochi gli adolescenti che si manifestino in precisi termini di sfiducia e di scoraggiamento, ci pare dover rilevare da tutto l'insieme delle risposte un diffuso senso di sfiducia in se stessi, nel confessore e in Dio. Appunto perché l'occhio dell'adolescente è sproporzionatamente posato sull'oggetto della colpa e sulle sue conseguenze e di rado si apre alla visione chiara della vita teologale, della misericordia divina, la confessione non gli può recare tutta quella carica di forza
soprannaturale di cui egli avrebbe bisogno per camminare serenamente e con coraggio. L'adolescente paga il prezzo di una formazione basata troppo sulla concezione del peccato come violazione a una legge e su spiegazioni moralistiche, distinzioni e sottodistinzioni che lo fermano là dove dovrebbe iniziare la sua vera conversione.
FREQUENZA ALLA CONFESSIONE
TERZA DOMANDA
Preferisci la confessione regolare: settimanale, mensile, in occasione di feste? Solo a Pasqua? Solo quando ne senti un bisogno reale? Oppure mai? (sottolinea la risposta che ti sembra più vera).

CONVINZIONE O COSTRIZIONE?
QUARTA DOMANDA
Qualche volta ti confessi, perché sei spinto alla confessione? Da dove proviene questa costrizione? Ti capita spesso?

Il 45,3% degli intervistati dichiara di accostarsi alla confessione per convinzione, per bisogno di coscienza, ma nella grande maggioranza dei casi rimane un bisogno puramente psicologico.
Il 5,8% si confessa sotto la spinta degli educatori: genitori, sacerdote, suore.
AMBIENTE PER LA CONFESSIONE
QUINTA DOMANDA
Preferisci confessarti nell'ambiente scolastico, o nella tua parrocchia? O preferisci una chiesa sconosciuta? O per te è lo stesso? (sottolinea la frase che ti sembra più vera).

CONFESSORE STABILE O NO?
SESTA DOMANDA
Desideri un confessore regolare, che ti conosca? O preferisci un confessore che non ti conosca al di fuori della confessione? Oppure preferisci confessarti da un sacerdote che non conosci per niente? Perché?

• Il 60% degli intervistati si dichiara per il sacerdote regolare. Motivazioni: – incoraggia
– consiglia
– dà aiuti più appropriati.
• Il 23,% desidera un confessore sconosciuto. Motivazioni: – è più obiettivo
– è più segreto
– dà più libertà al soggetto
• Il 9,3% desidera un confessore qualsiasi.
Gli adolescenti sono nella maggioranza preoccupati di avere un confessore che li consigli e li aiuti; non accennano tanto alla figura del confessore che assolve, che rimette in amicizia con Dio e la Chiesa, quanto piuttosto alla figura del sacerdote direttore spirituale.
IL MODO DI CONFESSARE
SETTIMA DOMANDA
Preferisci che il confessore ti rivolga qualche parola adatta ai tuoi bisogni o non desideri da lui alcun consiglio? (sottolinea la frase che ti sembra più vera).

OTTAVA DOMANDA
Ci sono delle cose che, durante la confessione, ti urtano, nella persona del confessore? Quali? (ti si chiede un parere soprattutto sul modo con cui il sacerdote confessa).


NONA DOMANDA
Che cosa invece apprezzi soprattutto nel tuo confessore?

Il questionario, volendo conoscere quale figura di confessore gli adolescenti desiderano, opera questo sondaggio attraverso due domande:
– i difetti del confessore
– le doti desiderate nel confessore
• I dati emersi alla domanda n. 8 evidenziano i difetti che a giudizio degli adolescenti, un confessore dovrebbe assolutamente evitare.
Difetti di tratto: lunghe prediche, domande curiose, imbarazzanti, superficialità, freddezza, asprezza nello sgridare, monotonia.
Difetti di metodo: giuridismo e formalismo, teorizzazione e astrattezze.
• La doti del confessore, elencate dagli adolescenti, sono:
Doti umane: carica interiore, apertura al dialogo, comprensione, chiarezza, conoscenza dei problemi giovanili.
Doti morali: pazienza, lealtà, coerenza, schiettezza.
La percentuale più alta degli adolescenti ha scelto come dote preferenziale del confessore la capacità di consigliare.
PREPARAZIONE ALLA CONFESSIONE
DECIMA DOMANDA
Ti prepari alla confessione? Ti servi di un esame di coscienza stampato, o preferisci fare in altro modo? Come?

MOTIVAZIONE DEI PECCATI
UNDICESIMA DOMANDA
Quando ti confessi, dici anche il perché hai commesso quel tal peccato? Per esempio: mentire per orgoglio e per pigrizia.

Un'alta percentuale di intervistati, il 41 %, non motiva mai i peccati.
È una lacuna piuttosto grave dovuta in gran parte alla mancata formazione a individuare nelle motivazioni la vera entità del male compiuto.
La persona non è stata sufficientemente responsabilizzata. Di qui la sua superficialità nell'analizzarsi. L'esame di coscienza si riduce normalmente a un elenco minuzioso di fatti senza che il penitente si renda conto della sua vera responsabilità morale. L'educazione penitenziale non può ignorare questo aspetto che è uno dei più validi per una giusta formazione della coscienza e per una chiara visione degli elementi che sono alla base dello sviluppo della personalità.
LE PENITENZE RICHIESTE
DODICESIMA DOMANDA
Desideri come penitenza una preghiera, o preferisci che il confessore ti dia un'altra penitenza più adatta? Prova a fare qualche esempio di penitenza adatta, che tu desideri.

Anche se la più alta percentuale degli adolescenti richiede come penitenza una preghiera, molti e cioè il 31,9%, chiedono una penitenza adatta. Tra le penitenze più adatte, e cioè più legate al tipo di peccato, sono enumerate le seguenti:
– la riparazione
– l'amore fatto di servizio e di aiuto a chi è povero
– l'obbedienza ai genitori
– l'impegno più serio nello studio
Alcuni adolescenti chiedono di poter cercare in collaborazione con il confessore la penitenza; ma per lo stesso fatto che essi chiedono di avere una penitenza adatta già si suppone venga presa in collaborazione.
VALUTAZIONE GLOBALE
TREDICESIMA DOMANDA
Ti pare che la confessione ti sia di aiuto nella tua vita quotidiana? Come? O la pensi un aiuto solo per circostanze eccezionali? Quali?

Il 41,6% dichiara che la confessione è di aiuto abituale.
• È di aiuto per sentirsi a posto.
• È di aiuto per vivere meglio l'amore per Dio e i fratelli e fa evitare i peccati abituali.
• È di aiuto solo per circostanze eccezionali. Coloro che sostengono ciò manifestano nelle motivazioni un certo infantilismo.
Una nota negativa: la sfiducia nelle proprie possibilità di cambiare vita diventa sfiducia nella confessione.
«Nella maggior parte dei casi la confessione non mi è di grande aiuto perché penso: oggi faccio i miei comodi, domani vado a confessarmi» (16 anni). «Penso che tanto poi farò di nuovo quei peccati perciò la confessione è quasi inutile» (16 anni).
QUATTORDICESIMA DOMANDA
Ti pare che la confessione ti pesi? Perché?

QUINDICESIMA DOMANDA
Qual è attualmente la tua opinione personale sulla confessione?

È significativo, anche se in modo sconcertante, che il 27,1% degli intervistati non si sia pronunziato su questa domanda riassuntiva, tendente a rilevare la mentalità loro sulla confessione.
Il 6,07% manifesta nei confronti della confessione un'opinione decisamente negativa. Ecco la voce di un ragazzo:
«Per me la confessione non è altro che un atto materiale di cui il clero si serve per avvicinare più a sé i suoi fedeli. Non credendo in Dio non posso pensare che sia un atto anche spirituale» (14 anni).
Riporto le parole dirette di due adolescenti che vorrebbero ridurre la confessione a un rapporto diretto con Dio.
«Dovremmo confessarci direttamente al divino Maestro e non a uomini che, sebbene abbiano ricevuto l'incarico del Maestro, sono precisi a noi. Pensiero forse non approvato dalla Chiesa, ma giusto secondo me» (14 anni).
«Credo nella confessione perché istituita da Dio, ma preferirei parlare a lui direttamente» (16 anni).
A conclusione, pare di rilevare che molte delle risposte a questa domanda sono a livello puramente emotivo, mancano di contenuto teologico. Sono pochi gli intervistati che manifestano comprensione vera del Sacramento, i più si fermano all'aspetto psicologico. È un quadro che ci fa riflettere. Stando così la situazione sono comprensibili certi rifiuti della fede da parte dei giovani. La catechesi non è stata fedele alla verità, almeno un certo tipo di catechesi moralistica e nozionistica.
CONCLUSIONE PASTORALE
Una lettura dei fogli-inchiesta, attenta a cogliere più la mentalità comune degli adolescenti sul sacramento della penitenza, piuttosto che il valore delle singole risposte, stimola a verificare i contenuti e i metodi della pastorale giovanile su questo sacramento per rivalorizzarne alcuni dimenticati o falsati.
Un adolescente intervistato ha scritto: «È un sacramento che ha perso valore e che bisognerebbe rivalorizzare cercando di far capire quanta grande importanza abbia nella vita di un cristiano» (18 anni). L'affermazione contiene la sua parte di verità. Infatti l'amministrazione di questo sacramento è ancora legata a strutture e minuziosità che lo fanno scadere soprattutto agli occhi di chi, sprovveduto di solida formazione religiosa, si ferma alle apparenze.
Le cifre riportate nelle pagine precedenti sono state sufficientemente eloquenti. La grande maggioranza degli intervistati è ferma a una concezione psicologica della confessione. Pochissimi hanno dichiarato di rifiutarne la pratica, ma purtroppo chi l'accetta e la pratica lo fa a un livello superficiale molto lontano da come l'ha voluta e presentata Gesù. È quasi assente o confusamente percepita la dimensione teologica del peccato, carenza che ha le sue radici nella scomparsa dell'autentico senso di Dio.
LA PASTORALE DELLA CONFESSIONE
♦ Nella morale rinnovata, attenta all'uomo esistenziale e al messaggio evangelico, Dio è presentato con un volto beatificante che ispira fiducia. Il peccato assume la sua reale dimensione di «no» cosciente e responsabile dell'uomo alla vocazione d'amore alla quale Dio lo chiama. Il senso vivo del peccato favorisce la concezione dinamica della vita teologale e quindi della conversione come conformazione a Cristo.
La catechesi sulla conversione, curando gli atteggiamenti penitenziali, favorirà d'altra parte l'atteggiamento primario e fondamentale del cristiano, cioè il rapporto di figliolanza con il Padre. Rapporto dinamico che comporta una conversione continua di mentalità in risposta ai rinnovati appelli di Alleanza a cui Dio chiama l'uomo.
♦ La pastorale del sacramento della confessione necessita d'una pastorale d'insieme prima, durante e dopo la ricezione del sacramento.
♦ Il 41% degli adolescenti che hanno dichiarato di mai motivare i loro peccati, manifestano una grave lacuna di fondo dovuta in gran parte a una catechesi moralistica. Il ragazzo non è educato a vivere i momenti sfidanti in chiave cristiana e non conosce il valore della motivazione. L'abilità del catechista consiste nel rendere conscio il soggetto del suo mondo interiore, nell'aiutarlo a dominare i processi, le attività interne in modo che l'atto di fede diventi consapevole motivo delle decisioni. L'abituare il ragazzo e riflettere, a ordinare gli atti umani, i movimenti umani dando spazio conscio alle motivazioni è aiutarlo a diventare uomo. Il dovere di curare le motivazioni comportando una ricerca continua della verità, educa a una sana obiettività morale e allontana i pericoli dell'illusione e del fariseismo. In fondo la scelta morale dell'uomo dipende dalla motivazione; l'allenamento a motivazioni di oblatività faciliterà scelte aperte all'amore.
♦ Le schede analizzate evidenziano più avvilimenti che pentimenti. L'adolescente è facilmente vittima dello scoraggiamento perché da solo non è in grado di trovare soluzioni adeguate o mezzi proporzionati per uscire dal suo naturale egoismo mentre avverte che esso gli fa crollare la stima di sé di cui ha un bisogno straordinario.
Non si tratta di acuire il problema drammatizzando la situazione e fermando l'attenzione del soggetto sulle colpe commesse, è invece necessario ridargli coraggio, aprirlo alla dimensione della speranza cristiana, scoprirgli il vero volto di Dio Padre, giusto e misericordioso, fargli conoscere il suo piano di collaborazione per la ripresa totale del peccatore.
La catechesi ha il compito di abituare l'uomo a riconoscere Dio attraverso il segno dei sacramenti e lo stesso male morale può essere un sussidio didattico per fare entrare meglio il penitente nel mistero. La nostra catechesi abilita il soggetto a fare degli atti di fede quando riceve un sacramento?
I CONFESSORI
Gli adolescenti richiedono dei confessori adeguatamente preparati sia sul piano delle doti umane e sia su quello delle virtù morali e soprannaturali. Un confessore che si manifesti svogliato, stanco e desideroso di finire al più presto può creare nel penitente dei condizionamenti anche gravi.
Una delle richieste più urgenti è l'uniformità della direzione e quindi una qualificazione nell'ambito della scienza morale e antropologica. Le risposte degli adolescenti dimostrano negli adolescenti stessi una enorme confusione tra penitenza e direzione spirituale. Essi richiedono al sacerdote un rapporto di comprensione, dei consigli, la capacità di dialogo come se andassero da un consulente. Con questo non intendiamo negare l'importanza delle doti umane nel confessore, anzi, ma chiarirne le funzioni. C'è da riscoprire la sacramentalità della confessione che, oggi è vista come qualcosa di magico o psicoterapico.
Forse una delle cause di questa concezione è dovuta al fatto che si è abbandonata la pratica del perdono comunitario. La comunitarietà del chiedere perdono è sparita; ne rimane una piccola traccia nel «confesso» della liturgia eucaristica.
Ci pare opportuno terminare augurandoci che gli operatori della pastorale riflettendo sulle percentuali riportate nelle pagine precedenti, sentano la responsabilità di rivedere la loro azione pastorale per accertarsi che corrisponda alle genuine istanze dell'uomo e sia rispondente alle direttive pastorali della Chiesa post-conciliare.

