(NPG 1972-02-46)
Un gruppo di cattolici (due vescovi, due preti, una suora, cinque laici) ha redatto questo testo. Le circostanze attuali, alcune affinità, l'amicizia, la preoccupazione per certe dolorose situazioni li hanno riuniti. Pensano che certe responsabilità non possono venir eluse; che un modo di affrontarle è quello di cercar di veder più chiaro e di dire ciò che si vede, e ciò che si vive, anche se il risultato di questo lavoro è modesto. Pensano infine che una riflessione in comune di cristiani che non hanno l'abitudine di esprimersi insieme pubblicamente, possa avere un significato.
SEMBRA APRIRSI UN FOSSATO
Tra le generazioni sembra essersi aperto un fossato. Ecco almeno quanto asseriscono molti. Perché un fossato? Quale la sua profondità? Chi l'ha scavato? Si può discuterne. Ma la crisi è certa.
Genitori «installati» e genitori «militanti» rimangono parimenti sconcertati dalla disinvoltura con la quale i loro figli e le loro figlie li contraddicono, li sorpassano o li ignorano. Rurali e operai che si sono fatti da sé Si chiedono con angoscia che cosa mai l'Università metta in testa ai loro ragazzi; e anche cittadini ricchi di diplomi si pongono la stessa domanda. Una quantità di studenti e di giovani operai campano al margine della società degli adulti.
Il malinteso tende talvolta al tragico. I genitori non comprendono la priorità che i loro figli danno alla politica né la libertà dei loro modi di comportarsi, né il disprezzo con cui, anche se nati cristiani, considerano la fede o la sua espressione da parte della Chiesa.
Sl DIREBBE A VOLTE UN RAZZISMO
Ma a che serve descrivere ciò che ognuno conosce? Uno di noi ricorda lo stupore di un gruppo di giovani rurali, in visita per la prima volta a Parigi nel 1971: non riuscivano a capacitarsi perché la polizia facesse un tanto dispiegamento di forze al Quartiere Latino. Nelle grandi città si è fatta quasi l'abitudine a questo spettacolo. Ci si abitua a tutto. Abbiamo torto. Con o senza il dispiegamento delle forze di polizia, la diffidenza degli adulti a riguardo dei giovani è sulla via di assomigliare, in tutti i paesi del mondo, al razzismo. Il razzismo nasce quando la maggioranza dei membri di una società non può modellare una certa minoranza a sua immagine, e non accetta che tale minoranza sia differente: Africani e Bantou nell'Africa del Sud, Indù e Musulmani nelle Indie, Cristiani ed Ebrei in Europa...
E' vero che la gioventù attacca o si difende energicamente. L'età le dà delle risorse, e poi essa ha presa sul cuore degli adulti che l'hanno generata, e lo sa bene. In mezzo ai giovani, un adulto si sente spesso molto a disagio. Alcuni giungono perfino a chiedersi se non hanno fallito la propria vita.
DUE CRISI Sl AGGROVIGLIANO
C'è dunque crisi. Ci sono anzi più crisi che si aggrovigliano e che bisogna distinguere.
La prima è crisi di tutti i tempi. Quando un uomo e una donna generano un figlio, mettono al mondo qualcuno che, ricevendo la vita dai suoi genitori, sarà nondimeno differente da loro e vivrà dopo di loro. Nessun uomo è più prossimo del padre che il figlio; ma, proprio a causa di questa prossimità, nessun uomo rivela più chiaramente al padre i suoi limiti. La seconda crisi è attuale. La nostra società muta; quando apriamo gli occhi lo vediamo.
Un tempo la guerra era un'interruzione della pace. Oggi l'arma nucleare rende derisoria qualsiasi pace poiché assorbe, prima di esplodere, il meglio della nostra energia, e può, se esplode, distruggere tutto.
Un tempo i popoli erano separati dai secoli; ed ecco diventano contemporanei senza conoscersi né comprendersi.
Un tempo si predicava il lavoro per mettere al passo l'industria e rimediare alla penuria; oggi l'industria non sa che fare dei suoi prodotti e, per non interrompere il ritmo della propria crescita crea nuovi bisogni senza cercare di capire ciò che è un uomo e ciò di cui ha bisogno.
Un tempo, i sapienti erano degli dei che passavano per uomini che conoscevano il segreto delle cose; oggi sono travolti dalle loro scoperte al pari dell'uomo della strada.
Un tempo, l'esperienza professionale del padre serviva al figlio per imparare il proprio mestiere; oggi gli impedisce di rinnovare.
Un tempo una figlia imitava sua madre; oggi non imita nessuno. Ieri ci si chiedeva: come vivere? oggi: perché vivere?
MUTAMENTI REALI: PERCIÒ CRISI ACUTA
Infatti, più una società muta rapidamente meglio comprende che gli adulti e i giovani non vedono mai il mondo con lo stesso sguardo. Venti anni sono vent'anni. Cinquant'anni, sono cinquanta. Ma questo Io accettiamo con difficoltà. Gli adulti segretamente si rifiutano nell'intimo al fatto che i giovani vedano il loro mondo con un altro sguardo. Allora dichiarano che i giovani distruggono o parlano per non dire nulla: «Non li comprendiamo».
«I giovani che criticano il riarmo nucleare della Francia - diceva quest'inverno alla televisione un generale - non sanno, come noi sappiamo, cosa sia la perdita della libertà». Alludeva al giugno 1940. I giovani, di fatto, non si chiedono se l'arma nucleare avrebbe potuto impedire ieri l'invasione. Vorrebbero conoscere quale domani prepari.
Due conflitti sotto l'apparenza di uno solo: ecco quanto stiamo vivendo.
Prima di tutto, la lotta del padre e del figlio (di ogni padre e di ogni figlio), che deve essere penetrata dall'amore, riconoscendo il padre che quest'altro uomo è suo figlio; il figlio riconoscendo che quest'altro uomo è suo padre.
In secondo luogo, il conflitto di generazioni che non possono guardare alla stessa maniera una società in pieno mutamento.
COMINCIAMO A DISTINGUERE
Il primo conflitto è soprattutto di ordine privato, il secondo soprattutto di ordine pubblico. Disgraziatamente, li confondiamo invece di distinguerli. Quando i giovani pongono problemi alla società, gli adulti dicono: «Silenzio: voi non riconoscete i meriti dei vostri padri». Quando, in una famiglia, padre e figlio comunicano con difficoltà, assumono toni da campagna elettorale: «Anarchico, prorompe l'uno. Reazionario, risponde l'altro».
I GIOVANI: LE PAROLE E I PROBLEMI
Lungi da noi l'idea che tutti i giovani siano dei profeti.
Vibrano più degli adulti dacché sono più agili di loro. Ma esistono cento tipi di giovani, che non si possono confondere. I conservatori, fra loro, sono legione, conservatori per principio o per interesse. E poi non c'è nulla di più ridicolo di una certa maniera di portare la gioventù alle stelle, furberia di demagoghi o scappatoia di adulti che credono di ringiovanirsi.
Sarebbe meglio temere per la gioventù, piuttosto che celebrarla: essa è debole; tutto concorre a gonfiarla; le sue fortune le sono avaramente misurate, ed essa lo sa. La sua violenza viene a volte dal fatto che ha paura. Non avete mai visto dei giovani tristi?
Dunque, la gioventù non è santa. Tuttavia ci sono dei giovani che pongono problemi che la maggioranza degli adulti non ha quasi il coraggio di porsi seriamente. Ora, questi problemi che sono capitali, sono problemi per tutti.
Quali sono? Questi, per esempio: perché i produttori di caffè o di petrolio, o di carne, vivono con difficoltà del proprio lavoro mentre i grossisti, i mediatori, i rivenditori, i consumatori vivono bene del loro lavoro di grossisti, di mediatori, di rivenditori? Perché si può costruire un'aeronave che va nella luna, e sulla terra non si possono costruire case decenti per tutti i terrigeni?
Perché dare più importanza al possesso di un diploma che alla assunzione di responsabilità nella società? Perché un sottoproletariato di cui ci si disinteressa? Perché la deportazione dei lavoratori emigranti nei paesi industriali, invece di una pianificazione industriale internazionale? Perché la miseria e l'isolamento di tanti lavoratori logorati?
Perché lo Stato abbraccia tutto senza che i cittadini, per i quali e per mezzo dei quali lo Stato esiste, partecipino ad alcuna responsabilità? Perché le nazioni scelgono, per essere più nazionaliste, il momento in cui diventano più interdipendenti? Perché tante disparità non corrette? Perché così scarso il dibattito sull'essenziale: il significato della famiglia, la morale politica, il senso della vita?
E perché gli adulti, che pongono pubblicamente tali problemi, si affrettano poi a farli sparire, anziché portarli alla luce?
Qualcuno aggiunge: perché i cristiani sono così sovente dalla parte di coloro che vivono d'ingiustizia? La Chiesa è fatta solo per i suoi membri o per incontrare tutti gli uomini in nome di Gesù Cristo? I discepoli di Cristo saranno umili a sufficienza per non rifiutarsi di donare il proprio passato in nutrimento a coloro che cercano il Dio di tutti i tempi e della fine del tempo?
NON LASCIARE INCANCRENIRE IL CONTRASTO
Non vogliamo affatto suggerire che l'avvenire del mondo dipenda dalla maniera in cui gli adulti risponderanno ai problemi posti dai giovani.
Se ci rifiutiamo di mettere la gioventù sul pinnacolo, non è per piazzarvi gli adulti. Gli adulti non posseggono le chiavi dell'avvenire; d'altra parte, i giovani non le chiedono. Noi stessi adulti che scriviamo queste righe, evidentemente non abbiamo una risposta per tutto. Lo sappiamo. E lo accettiamo. Come fare diversamente? Non abbiamo dunque l'ingenuità di credere che basterebbe richiamarci alla buona volontà dei giovani e degli adulti per dissolvere le opposizioni di un dialogo vago. La posta è troppo grossa; prevediamo una lunga fatica.
Tuttavia pensiamo sia possibile comprendere ciò che, a tutta prima, sorprende. Questo conflitto di generazioni si può aprirlo come si incide un ascesso, anziché lasciarlo indurire ed estendersi.
Si può analizzare il contenuto politico, economico, sociale, culturale di questo conflitto. Poiché l'organizzazione e gli scopi della società sono chiamati in causa, ciascuno accetti di studiare con serietà l'organizzazione e gli scopi della società anziché gridare al fuoco o al pazzo! senza mai spiegarsi e senza spiegare nulla. La televisione dovrebbe essere uno dei luoghi in cui si potrebbe svolgere questa riflessione contraddittoria. Se gli adulti che detengono il potere preferiscono il monologo e la celebrazione del povero presente, non si meraviglino di ciò che raccolgono, e cerchino di immaginare ciò che vanno preparando.
La psicologia dovrebbe impedirci di cadere nell'agguato che porta a condannare senza appello i sentimenti che si vengono manifestando. Il tale giovane, che sputa sentenze su tutto, forse non fa altro che manifestare il proprio disorientamento. E il tale adulto, che teme la morte dei «valori», ha forse sempre dubitato della loro esistenza. Le generazioni che si urtano non lo fanno senza cercarsi. Molti fra noi stanno male nella propria pelle e si accaniscono a darle il cambio! Abbassiamo un poco le nostre maschere!
Non bisogna pure apprendere a «respirare»? La violenza, di cui gli adulti si lamentano, è prima di tutto quella del sistema infernale da loro costruito da quando il denaro e la potenza sono diventati gli dei della società. Ecco appunto ciò che i giovani (e molti adulti) rifiutano. Non possiamo riprendere il respiro, ridere un poco in faccia a questi idoli, cessare di correre dietro a chissà che cosa, immaginare, prendere gusto alle differenti generazioni che tentano di dire qualche cosa di essenziale?
GIOVINEZZA Dl DlO
Perché dei cristiani, dopo aver denunziato per decine di anni il mondo moderno colpevole di schiacciare l'uomo, non vedono che l'uomo cerca di rimettersi in piedi? Perché diffidano di coloro che rifiutano la mediocrità?
Se Gesù Cristo appare oggi incredibile a molti, è perché lo si utilizza invece di ascoltarlo. L'Evangelo è fatto per essere letto e riletto da tutte le generazioni, ognuna secondo la sua esperienza e la sua attesa. Dio parla in linguaggi sempre nuovi. E' più giovane dei giovani e più saggio degli anziani. Ogni giorno è l'oggi di Dio.
Le nostre generazioni sono le prime ad affrontare insieme tante novità. In fondo la partita decisiva non si gioca tra esse. La sfida è lanciata a noi tutti, a tutti insieme.
Dovremmo pensare meno a ciò che lasciamo alle spalle, che a quanto cerchiamo. In ogni mutamento, c'è la morte; è lei a farci paura, anche se non osiamo confessarlo. Ma l'importante è che la morte serve alla vita. I mutamenti ci preparano a quella novità radicale che è al di là della morte: al Dio vivente e visibile.
(Da «La documentation catholique», n. 1584 - traduzione de «Il Gallo»).

