Gruppi giovanili in azione: il contributo dei tecnici



    Giuseppe Anfossi

    (NPG 1972-08/09-89)

    In questo articolo si vuole richiamare alla serietà tutti coloro che in qualche modo guidano dei gruppi composti di «volontari».
    Richiamare alla serietà non significa suggerire loro un modo fisso e infallibile adottato il quale il successo è garantito, ma al contrario significa far comprendere loro che essi operano in una società e in una chiesa talmente in trasformazione e con istituzioni talmente in cambiamento o in crisi che è del tutto illusorio pensare di trovare da soli la strada da percorrere.
    Richiamare alla serietà significa allora richiamare al senso dei propri limiti e suggerire un metodo di lavoro che apra alla lettura continua della realtà e che permetta di fare intervenire ogni volta che è necessario il tecnico o l'esperto. Per comodità di espressione abbiamo individuato tre spazi di intervento degli esperti o dei professionisti.

    PRIMO SPAZIO PER L'INTERVENTO DEL «TECNICO» O ESPERTO

    Un tecnico del lavoro sociale o del lavoro di gruppo potrebbe intervenire per suggerire ad un gruppo che «comincia» un metodo di lavoro ed eventualmente delle tecniche.
    Ogni gruppo che non sia soltanto fondato sui valori primari (autologorantesi nel parlare dei rapporti vicendevoli di amicizia) studia il campo in cui opera, si documenta e quindi parte da dati oggettivi ben conosciuti, esplicita le premesse teoriche e ideologiche, individua gli obiettivi, opera e immediatamente tende a valutare i risultati ottenuti e gli insuccessi registrati.
    Spesso i cultori della spontaneità arricciano il naso di fronte a questa proposta di metodo; può essere utile allora far presente che questa metodologia così seria anche se applicata a tastoni ha guidato quei gruppi di sinistra che a noi cattolici appaiono disordinati, velleitari e spontanei: essi però – eccone la controprova – hanno stranamente raccolto in grande numero i giovani usciti negli anni '65-'68 dai gruppi cattolici.
    Questa emorragia del mondo cattolico non ha forse come causa l'improvvisazione, l'assenza di aderenza alla realtà, l'incapacità di dare degli obiettivi concreti al pensiero e all'azione, l'assenza di verifica metodica? [1].

    SECONDO SPAZIO
    PER L'INTERVENTO DEL «TECNICO» O DELL'ESPERTO

    Portiamo esplicitamente l'attenzione sui gruppi di volontari che si danno degli obiettivi di servizio sociale (doposcuola, organizzazione di giochi e attività per ragazzi di quartieri poveri, visite agli istituti per minori, handicappati, anziani, visite in ospedale...).
    Si possono fare due ipotesi: 1. Il gruppo lavora a fianco dei professionisti e cioè affianca il lavoro di una istituzione o di un ente (es. infermieri-volontari all'interno di un ospedale); 2. il gruppo intende lavorare al di fuori di qualsiasi ente o istituto, scuola, comune, ente di servizio sociale, parrocchia...

    ♦ Nella prima situazione il gruppo dei volontari dipende od è in rapporto con i professionisti e gli esperti in vario modo; ha delle sue risorse di mezzi e personale, e ha dei suoi obiettivi, accetta però la «politica generale «dell'ente a cui si affianca, accetta di coordinare con questo la propria azione pratica e di svolgere un ruolo integrativo e non sostitutivo, e infine è disponibile per verificare con esso il lavoro svolto.
    Il personale tecnico ha modo di intervenire ancora per preparare le persone al lavoro che vogliono svolgere e in qualche misura per selezionare il personale non adatto per struttura di personalità, motivazioni e capacità.

     Nella seconda situazione il gruppo gode di maggiore autonomia negli obiettivi, nei metodi e mezzi, tuttavia deve subire delle limitazioni alla propria attività e delle azioni di repressione (è il caso di molti gruppi usciti o buttati fuori da un partito o da una parrocchia), anche in questa situazione un gruppo di persone che vogliono offrire un «servizio sociale» non possono non armonizzare il loro intervento con il piano generale di tali servizi; esse poi non vorranno improvvisare né la preparazione dei membri né il loro lavoro, come minimo essi cureranno la conoscenza dei problemi e eviteranno forme di concorrenza piccina con altri enti o gruppi: ora per fare queste cose non si può fare a meno di esperti.

    Ogni gruppo infine che in qualche modo «operi» non può non riflettere sulla sua posizione nei confronti della politica, e qui si apre un ulteriore campo per l'intervento di persone più preparate. In altre parole il gruppo che fa del doposcuola o che intrattiene alla domenica pomeriggio gli orfani di un istituto «fa della politica» comunque, sia che dica di volerla fare sia che dica voler rimanere estraneo ad ogni problema politico: compito del responsabile sarà appunto condurre i membri del gruppo a scegliere positivamente e cioè con delle ragioni, di lavorare nell'istituzione e con l'istituzione oppure fuori e contro. L'intervento di una persona esperta dovrebbe aiutare il gruppo a interrogarsi sui problemi più generali toccati dal loro lavoro di modo che mentre – e siamo nel primo caso – essi si impegnano in un lavoro determinato, ad es. nel fare il doposcuola, sappiano rispondere alla domanda se questa attività ritarda o favorisce una soluzione nuova e attesa, ad es. la scuola a tempo pieno.

    TERZO SPAZIO PER L'INTERVENTO DEL TECNICO

    L'attività dei volontari non è attività velleitaria; per fare una qualunque cosa, attività con i preadolescenti, presenza nel quartiere, campo scuola, presenza in istituti... si richiedono delle precise «conoscenze», degli «atteggiamenti» adatti, e dei «comportamenti» coerenti e costanti.

     Per operare soprattutto in certi campi (vedi emarginati, bambini, ragazzi, anziani, ammalati...), ci vogliono delle conoscenze scientifiche e riflesse: anche i gruppi spontanei devono accettare un discorso un po' ordinato circa la psicologia del profondo, la dinamica di gruppo, la sociologia, la legislazione e per i gruppi di chiesa circa la rivelazione, la chiesa, l'essenza del messaggio cristiano...

     Per operare, in secondo luogo, ci vogliono atteggiamenti appropriati. Spesso le persone più zelanti sono le meno mature, esse vanno verso gli altri per aiutare se stesse, spesso molte persone che sono rigide ed autoritarie pur parlando di libertà e responsabilità aiutano gli altri indottrinandoli, suggestionandoli, imponendo loro la propria «filosofia politica», sostituendosi alle loro decisioni o giudicandoli secondo i propri schemi culturali. Si ha così che coloro la cui autonomia deve essere promossa, diventino semplicemente schiavi di padroni nuovi, o che, ed è un esempio diverso, non si aiutino più economicamente i poveri dal giorno in cui questi si sono comprati il televisore.

     Per operare infine ci vuole una attività coordinata, costante e almeno in una certa misura pianificata.
    Spesso i gruppi impegnati danno spettacolo di sconcertanti discontinuità... di impegno. Le persone cambiano continuamente, la parola data non è mantenuta... e così le persone che sono nel bisogno diventano cavie da esperimenti, animali da zoo, un oggetto di osservazione snob per studenti con velleità sociali.
    La continuità di un servizio non poggia sulla buona volontà dei volontari, ma sullo stato di bisogno delle persone. Un gruppo che vuole fare qualcosa maturi a lungo le proprie decisioni, ricerchi delle motivazioni profonde che sorreggano la loro attività (non saranno il denaro e lo stipendio a reggere l'impegno continuativo?), misuri le proprie forze con cura, ma se si assume un impegno non venga assolutamente meno ad esso.
    Per tentare di essere completi ed equilibrati a questo riguardo bisogna dire che «prepararsi» ad un lavoro non significa tendere a sostituirsi ai professionisti; un volontario che coltivi alcune letture o che ha fatto qualche corso estivo non può sentirsi capace di sostituire il medico, lo psicologo, l'assistente sociale, il sacerdote... Un bravo «volontario» deve acquistare soprattutto un metodo di lavoro, la sua preparazione gli deve servire per muoversi nella direzione giusta e soprattutto per avvertire quando è il momento di far intervenire la persona esperta o l'istituzione incaricata.

    [1] Si veda ad es.: ANTONIO DRAGO, Sottoproletariato urbano e lotta di quartiere Napoli, in «Inchiesta» I (1971), 4, pp. 28-49.