Il disco per incontri formativi



    Antonio Sartori

    (NPG 1972-10-77)

    AlTUALITÀ E IMPORTANZA
    DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE

    Il dott. Adriano Zanacchi, vicedirettore centrale della Rai-Tv, ha intitolato «Potenza e prepotenza della comunicazione sociale» un grosso volume sui mass-media. Non intendo parlare del libro ma sottolineare l'indovinatissimo titolo, che vorrebbe fare aprire gli occhi a tutti gli educatori. La giornata mondiale delle comunicazioni sociali ha fornito delle statistiche mondiali e italiane aggiornate al 1968. Sono cifre che parlano, dati che fanno riflettere. In quell'anno 254 del tremila film mondiali sono stati prodotti dall'Italia. In tutto il mondo le duecentocinquantamila sale cinematografiche hanno registrato quasi 19 miliardi di presenze. In Italia si è speso mezzo miliardo al giorno per andare al cinema. Non meno impressionanti sono le cifre nel mondo della stampa. Ogni giorno gli ottomila quotidiani tirano 320 milioni di copie. Ogni settimana oltre centomila periodici e ogni anno oltre cinque miliardi di copie di 460 mila libri nuovi invadono il mondo. A queste cifre si aggiungono diciottomila stazioni radio trasmittenti che servono 582 milioni di apparecchi riceventi e diecimila stazioni televisive che servono 200 milioni di apparecchi. Se è vera la frase del grande presidente americano, Abraham Lincoln, «Con l'opinione pubblica favorevole, ogni iniziativa riesce, con l'opinione pubblica contraria, fallisce», ogni educatore ha l'obbligo morale di confrontare queste cifre e queste realtà con la sua azione pedagogica.

    IL DISCO, CENERENTOLA DEI MASS-MEDIA: PREGI E LIMITI

    Nelle trattazioni dotte e importanti sui mezzi di comunicazione sociale il cinema, la stampa, la radio e la televisione hanno la parte del leone. Il disco, quando se ne parla, fa la figura della cenerentola o di un mezzo di comunicazione sociale di serie C, che non merita di essere preso troppo sul serio. Eppure anche qui le cifre parlano. Ogni anno s'incide un miliardo di dischi, di cui una grandissima percentuale di musica leggera. In Italia la percentuale di musica leggera dei trenta milioni di dischi arriva ai due terzi. Secondo una statistica comparsa su «Le vie d'Italia» (aprile 1961) mettendo uno sull'altro i dischi venduti in Italia nel 1961 si sarebbe potuto alzare una colonna alta circa quaranta chilometri: se la stessa operazione la si compie con i dischi prodotti in un anno in tutto il mondo la colonna diventa di 500 chilometri.
    Gli studiosi di discolinguaggio poi amano sottolineare i limiti e i pregi che si possono riassumere nelle seguenti affermazioni:
    • il disco non ha in sé, o solo raramente, un valore di creazione artistica, ma è un diffusore d'arte;
    • essendo una fotografia di suoni, può avere un ruolo di testimonianza di un'epoca e della sua evoluzione;
    • è una delle vie d'accesso all'arte che i mass-media offrono all'uomo d'oggi;
    • non può sostituire l'arte viva o la pedagogia vivente;
    • l'aspetto meccanico gli permette ripetizioni;
    • offre una sorta di perfezione fredda che non può sostituire né il calore di un concerto o del teatro né la presenza fisica del professore o dell'educatore.
    Queste affermazioni positive e limitative devono essere tenute presenti da chi si accinge a preparare un discoforum. Le prime considerazioni immediate ci dicono che il disco non è il fine ma un mezzo, l'occasione per un discorso. Trovata la tecnica, non si è ancora risolto il problema della comunicazione. È necessario sapere quale aspetto della «buona novella» vogliamo comunicare. Senza volere essere né degli integrati né degli apocalittici, oggi bisogna essere aperti all'uso di quei mezzi che il nostro tempo ci mette a disposizione perché il Vangelo sia predicato a tutto il mondo. Bisogna imparare il loro vocabolario, conoscere le loro tecniche. È un linguaggio nuovo, che arriva ovunque ed è ben accetto, è un linguaggio ecumenico e universale.
    Non è meno vero che il consumo del disco è in continuo aumento specialmente tra i giovani. Lo psicologo Pier Morlottí ha iniziato la sua lezione al Convegno di Venezia sul disco con questa osservazione: «Negli ultimi 20 anni la registrazione sonora (disco o nastro) ha dimostrato, attraverso inchieste psicologiche e sociologiche, di essere divenuta un autorevolissimo mezzo di comunicazione di massa e un valido strumento per la diffusione della cultura, altrettanto importante del libro. Mentre, per esempio, della musica stampata e degli spartiti musicali potevano e possono avvantaggiarsi solamente chi ha attitudini e capacità artistiche, con la registrazione sonora la musica ha trovato il mezzo più importante per inserirsi nella vita di ogni uomo in ogni parte del mondo e milioni di uomini che non erano o non sono in grado di leggere uno spartito musicale o di suonare uno strumento, possono e sanno apprezzare oggi la musica, anche in luoghi privi di sviluppo, attraverso questo mezzo che per la perfezione tecnica che ha raggiunto permette a ciascuno di ricavarne vantaggi intellettuali, sentimentali e sociali».

    IL DISCOFORUM E IL PICCOLO GRUPPO

    La validità del discoforum per riunioni di gruppo è suffragata da un dato antropologico studiato dai musicologi: è incontestabile oggi il valore del canto collettivo nel rafforzare l'unità di gruppo. Da questo assioma deriva un'osservazione importante per il discolinguaggio: anche l'ascolto fa comunità. Gino Stefani nel volume «Le Assemblee» (p. 288) scrive:

    «Soltanto in una civiltà come la nostra, dove l'ascolto tende ad essere una fruizione individuale o privata di un oggetto estetico (ascolto diretto) o è l'abitudine indifferente a sentirsi immersi in una atmosfera sonorizzata (ascolto indiretto o distratto), occorrono circostanze e sforzi particolari perché un canto (o una musica) che si ascolta sia percepita come simbolo comunitario». Questa dimensione collettiva dell'ascolto e conseguentemente della fruizione di musiche incise è un punto in favore del discoforum. È un incoraggiamento a usare la nuova tecnica con i dovuti riguardi perché non ci si svilisca in mano o faccia la fine di tanti cineforum.
    Un'ultima osservazione introduttiva può essere riassunta così: lo spostamento di attenzione dall'estetica dell'opera all'estetica dell'azione, la scoperta del valore simbolizzante dell'attività musicale in un momento e in un gruppo determinato. L'editoriale di «Il canto dell'assemblea» applica il concetto alla musica di chiesa, parlando del convegno internazionale di Universa Laus tenutosi all'inizio di settembre a Essen; il discorso penso sia valido anche per un discoforum che vuole servire gruppi impegnati, anche nel canto dove si parla di musica religiosa in senso lato. II noto vescovo sudamericano, candidato al premio Nobel, ha potuto scrivere: «La musica popolare racchiude in sé molto più che non i voluminosi trattati scientifici pesantemente documentati. Quello che il popolo canta penetra nell'intelligenza e nell'immaginazione di chi canta o ascolta» (Il deserto è fecondo, Cittadella Editrice, Assisi, p. 77).

    Anche nelle riunioni giovanili è importante non dimenticarsi della parte che la canzone ha nella loro vita, oggi soprattutto che negli hit parade la tematica religiosa è così spesso presente.
    Teorizzare sulle tecniche dei vari forum» può essere relativamente facile, scendere al pratico tenendo presente le esigenze dei fruitori è tutta un'altra cosa. Per poter ovviare a questa difficoltà, non conoscendo il mio pubblico, ho voluto almeno avere la collaborazione nella fase preparativa. Ho convocato alcuni giovani amici con i quali si era trattato del discolinguaggio e ho consultato qualche esperto di problemi giovanili per stabilire il tema delle tre sere e scegliere i dischi adatti per fare un discorso sul tema scelto. Se la prima parte del lavoro è stata abbastanza facile, la seconda ci ha lasciati alquanto divisi nelle scelte, per cui ho preferito riportare un numero di canti superiori al necessario, per dare più possibilità a chi vorrà fare un discoforum giovanile sullo stesso tema.

    LA TEMATICA DELLE TRE SERE

    Si è convenuto nel riconoscere a grande maggioranza che il tema preferito per tre incontri potrebbe essere la speranza cristiana.
    Partendo dalle ombre per arrivare alla luce, si penserebbe di avviare il discorso, la prima sera, presentando il disagio, la preoccupazione e alle volte persino la disperazione dell'uomo d'oggi. Un preludio piuttosto in tono minore con accentuazioni negative. La seconda serata dovrebbe individuare gli sforzi di tutti per vivere una vita meno disperata. Solo nell'ultimo incontro bisognerebbe venire a un discorso religioso anzi cristologico, presentando la figura di Cristo, Uomo-Dio, morto e risorto, salvezza e speranza dell'umanità. Due motivi hanno fatto convergere la maggioranza dell'équipe su questo tema. il successo e l'entusiasmo suscitato dal tema in un recente convegno di Assisi documentato dal numero speciale di «Rocca» «Non uccidere la speranza». Inoltre la vasta risonanza che la musica leggera ha avuto sul movimento americano Jesus Revolution e sul discorso religioso tra i giovani di tutto il mondo.

    COME USARE IL DISCO

    Tra i tanti dischi di musica leggera proposti si sono preferiti quei motivi che avessero testi validi e una musica buona anche se non da hit parade. Volutamente si sono lasciati da parte canzoni belle solo come melodia o come testo. Anche la incisione e l'interpretazione hanno influito, ma non in modo determinante, sulle preferenze.
    Nella realizzazione delle tre sere dipenderà dall'abilità di chi conduce il disco-forum lo scegliere e far riascoltare non più di tre o quattro canti ogni sera. A secondo di quel tanto di discorso che si sarà aperto dopo l'ascolto della prima sera, bisognerà essere disposti a sostituire o confermare altri dischi che portano su certe piste. Anche l'abile predicatore sa cambiare la sua predica, constatando le reazioni dell'uditorio. L'importante è che il disco aiuti e non distragga. La suggestione e la forza della melodia devono aiutare a scoprire il messaggio per farne poi oggetto di discussione.

    DISCHI PROPOSTI

    Primo incontro: Hanno ucciso la speranza

    I dischi di musica leggera che in mille modi cantano le ombre e le incertezze degli uomini d'oggi escono a centinaia ogni giorno.
    La nostra vasta discoteca ne possiede solo alcuni. Per il primo incontro giovanile, l'équipe si è orientata verso i seguenti canti:

    BLOWING IN THE WIND o GEORGE JACKSON di Bob Dylan.
    Il primo e l'ultimo Dylan. Sono passati una decina d'anni tra i due successi che dovrebbero essere ascoltati in lingua originale con la traduzione (fedele, quanto è possibile) sottomano. I due motivi hanno in comune la freschezza e la forza di quelle ballate che un cantautore come Dylan scrive quando crede in certe proteste. Sono testi poetici e pregnanti, la musica con i ritornelli insistenti e marcati lasciano dentro qualcosa. Il primo motivo (conosciuto in Italia col titolo «La risposta») ha il vantaggio che può essere anche cantato oltre che ascoltato.
    (Bob Dylan - Greatests hits CBS S 62847).

    NON AL DENARO NON ALL'AMORE NÉ AL CIELO di Fabrizio de André.
    L'antologia di Spoon River scritta oltre cinquant'anni fa da E. Lee Masters con grande successo, è stata ripresa da Fabrizio de André. Ne sono venuti fuori una decina di modelli di vita espressi in forma poetica. Un discorso essenzialmente umano con accuse ben precise. Le ballate piacciono ai giovani per la notorietà del cantautore, per la cura dell'armonizzazione, per una certa forza dei testi. Il retro della copertina riporta una intervista di Fernanda Pivano a de André, intervista utile per il discoforum.
    (Fabrizio de André - Non al denaro non all'amore né al cielo - Produttori Associati PA-LP 40 monostereo).

    LA NOTTE DEL MONDO e UNA VOCE MI DICEVA di Marcello Giombini.
    Il primo è un canto di protesta per la guerra in Vietnam, preceduta da un brano della Populorum progressio che ha ispirato al musicista romano la Cantata del Terzo Mondo, il secondo è un «canto del nostro tempo» che fa parte dei 150 salmi appena completati. Un salmo che ci ripropone il discorso di chi nega Dio.
    (Marcello Giombini - La Cantata del terzo mondo - PCC CS 0154).
    (Marcello Giombini - Salmi del nostro tempo - PCC CS 0155).

    AUSCHWITZ di Vandelli-Lunero.
    Questo successo lanciato dall'Equipe 84 è stato proposto come alternativa alla» Risposta» di Bob Dylan. Meno classica della canzone del cantautore nordamericano ha un testo originale italiano. Oltre essere ascoltato volentieri, può essere cantato.
    (Equipe 84 - Auschwitz - Ricordi SRL 10-438).

    LA SPERANZA di Aimé Duval.
    Qualche ammiratore del gesuita cantautore ha proposto questa canzone per l'alta poesia. Il senso intimistico della gioia e del dolore può renderla meno adatta a un discorso comunitario. Ma non ne sono sicuro. Resta una proposta, con un testo francese abbastanza chiaro.

    Secondo incontro: Alla ricerca della speranza

    Dopo una prima sera a toni cupi e drammatici con discussioni e denunce realistiche ma alquanto pessimiste, è necessario presentare il rovescio della medaglia. Per fortuna non tutto è nero, non tutto è negativo. Ci sono spiragli di luce, c'è uno sforzo per un mondo migliore, c'è un desiderio di autenticità e di fratellanza universale.

    DOLCE ACQUA dei Delirium.
    Si possono prendere in considerazione, almeno eccezionalmente, anche dei dischi solo parlati o di musica strumentale nel discoforum. Ecco perché come trait d'union tra la prima e la seconda serata o come preludio al secondo incontro si può usare questo brano. II tema della speranza, presentato dai Delirium in un dialogo tra una orchestra moderna e un flauto traverso, può essere preso in considerazione.
    (Insieme - Edizioni paoline SI 3017).

    DEEP RIVER
    È un notissimo negro spiritual. La musica è suggestiva, il testo semplice e breve come in tutti gli antichi spiritual. La versione per pianoforte e solista permette un ascolto meditato. È un negro che canta la sua vita difficile e la certezza di una terra promessa, il longplaying include altri motivi utili per il secondo incontro.
    (Don Powell - Deep river - PCC CS 0153).

    TUTTI MORIMMO A STENTO di Fabrizio de André.
    Uno dei migliori longplaying del cantautore genovese. Vi si trova un Fabrizio de André che ricorda i drogati, gli impiccati, i bambini, tutti i sofferenti. Nel finale vi è un recitativo di grande effetto, nel quale si domanda misericordia a coloro che soffrono. La difficoltà sarà la scelta del brano.
    (De André - Tutti morimmo a stento - Bleubell Record 32 stereo).

    SPIRITUAL e SI FACEVA CHIAMARE GESÙ di Fabrizio de André.
    Nella prima canzone vi è una visione errata di Dio» grande celibe dei cieli», visione irreale forse frutto di una catechesi sbagliata. La seconda canzone presenta l'idea che ha di Cristo chi non crede; Io spunto missionario di Cristo che viene a «convertire bestie e gente», che viene a dare un senso al mondo, può offrire motivi per il secondo incontro e forse anche per il terzo.
    (De André - Bluebell Record BB LP 39).

    DIO È MORTO di Francesco Guccini.
    Il ricco e lungo testo del cantautore bolognese si può riassumere così: Ho visto l'uomo disperato, ho visto l'uomo senza Dio. Dov'è Dio nella nostra società? Perché l'uomo rigetta una certa concezione di Dio? Qual idea di Dio deve morire e in quale Dio dobbiamo credere? Se la discussione della seconda sera tocca il problema religioso la canzone di Guccini è indicatissima.

    PER QUANTI CIELI - ORA È APPENA L'ALBA - FIABE.
    Tre canzoni di questo disco del Gruppo evangelico ottime soprattutto per i testi vivi e attuali. Soprattutto l'ultima può servire al nostro scopo. Fanno parte del repertorio di gruppi impegnati.

    LA MIA TERRA di Endrigo-Enriquez-Bacalov.
    LA BALLATA DELL'UOMO IN PIÙ di Amendola-Gagliardi.
    La prima canzone, cantata da Marisa Sannia, descrive la nostalgia e il fascino dei panorami puliti in un mondo che sente l'angoscia dello smog che avanza, mentre la seconda, cantata da Peppino Gagliardi, presenta l'uomo perseguitato dall'urbanesimo che torna ad amare la natura. È una problematica umana ottimista valorizzata da due buone musiche cantata da due bravi cantanti.
    (Insieme - Edizioni Paoline - SI 3017).

    MY SWEET LORD dì George Harrison.
    Il motivo meditato in terra indiana, alla scuola del santone Maharishi e dei mistici Krishna, esprime la nostalgia e la ricerca di Dio (ecco perché è preferibile per la seconda e non la terza sera). La strumentazione essenziale crea il clima di meditazione e di misticismo esotico. Le parole-chiave gridate possono essere ricordate e impresse più facilmente.

    Terzo incontro: Cristo nostra speranza

    I dischi per l'ultimo incontro dovrebbero portare i giovani a un discorso diretto su Gesù Cristo, nostra speranza. Qui possono servire anche tanti canti nuovi entrati nella liturgia. L'importante che i tre o quattro motivi prendano in considerazione un solo taglio della vita di Cristo.

    RISORGERE SIGNIFICA di Marcello Giombini.
    È uno dei canti liturgici della messa di Giombini intitolata «Camminiamo nella speranza». Tutto il Iongplaying è ricco di testi in tema. Anche i due salmi 38 e 101 «Il male è la morte del bene» e «Tu sei ancora tra noi» sono stati proposti per l'incisività della poesia.
    (Marcello Giombini - Camminiamo nella speranza - PCC MS 0061 LP).
    (Marcello Giombini - Il suo cuore - PCC CS 0156 LP).
    (Marcello Giombini - Tu sei ancora tra noi - PCC CS 0160 LP).

    JESUS CHRIST SUPERSTAR e GODSPELL.
    I due hit del momento, notissimi in tutto il mondo, hanno un solo gran limite: non si sa quale brano scegliere. Dipenderà dal taglio che si vorrà dare alla discussione e agli altri canti scelti. I testi soprattutto dell'opera rock pur poeticissimi nell'originale possono introdurre a una discussione interessante sulla figura del Cristo. Più semplice e forse meno efficace Godspell.
    (Jesus Christ Superstar - MCA MAPS 2075/6 stereo).
    (Godspell - Beli 203 stereo).

    GESÙ CRISTO di Roberto Carlos e PREGHIERA di Tony Cucchiara.
    I due motivi recenti di musica leggera parlano della figura di Cristo. Ricorda molto da vicino tanti spirituale nordamericani il motivo di Carlos, mentre Tony Cucchiara, nella sua canzone di Sanremo, preferisce immergersi nel suo mondo folk.
    (Roberto Carlos - Jesus Cristo - CBS 7392 stereomono).
    (Tony Cucchiara - Preghiera - Sarr SRL).

    BROTHER, WALK WITH ME di Eddie Hawkins.
    È un negro-spiritual moderno firmato dal leader dei Folkstudio Singers. È il canto conclusivo del recital «Bethlehem, city of light». Il testo di forte tinta biblica è un invito a guardare con fiducia il domani, credendo nelle promesse del Vangelo.
    (Folkstudio Singers - Brother, waik with me - PCC 0305 45 giri).

    A MAN CALLED JESUS.
    Se Cristo è la nostra speranza, niente meglio di una vita di Cristo cantata può offrire la canzone giusta per un discorso efficace.
    Dall'annuncio nel deserto alla gioia della risurrezione. Per i momenti fondamentali della vita di Cristo e del messaggio evangelico i Folkstudio Singers presentano un motivo negro o ebraico o scozzese in lingua originale. Il disco ha inciso anche le presentazioni in italiano e la copertina contiene la traduzione di tutti i canti.
    (Folkstudio Singers - A man called Jesus - PCC CS 0150).

    LA BUONA NOVELLA di Fabrizio de André.
    Chi invece vuole delle proposte in italiano che tengono conto dei Vangeli apocrifi trova nel cantautore buona musica e testi che si prestano ad essere discussi.
    (Fabrizio de André - La buona novella - Produttori Associati PA/LP 34).

    ALTRI MOTIVI SU GESÙ CRISTO.
    I Resurrection (cioè il chitarrista Wayne Caballos, il bassista Kenneth Newele e il batterista Larry Martin) cantano «Dio è tornato in città» (disco CBS); gli Andwella presentano tematiche religiose in «World's End» (Ariston) e finalmente una cantante italiana Mia Martini che canta una canzone italiana. È un eccellente motivo pop ben interpretato e valorizzato da un arrangiamento efficace. Sono i discorsi della Jesus Revolution trattati in italiano con freschezza e calore.

    OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

    Il tema è scelto; tra i numerosissimi dischi si conosce il materiale a disposizione. La preparazione tecnica (sala, apparecchio sterofonico, ciclostili) è stata curata nei minimi particolari. Come andrà la «tre sere»? È difficile dare una risposta sulla carta. Se è il primo (o uno dei primi) discoforum è facile scoraggiarsi per l'esito. La tecnica del discolinguaggio non si impara alla prima esperienza. Chi ricorda i primi cineforum, sa quanto tempo c'è voluto per saper leggere un film, far parlare il pubblico, entrare nei meandri del cinelinguaggio. Che il messaggio musicale e il messaggio evangelico abbiano affinità è abbastanza dimostrato. Come la musica, ascoltata in gruppo, può avere mille ripercussioni diverse nei diversi ascoltatori, così la parola di Dio quando arriva a diverse persone ha un messaggio personale per ciascuno. La musica e la parola di Dio sono talmente inesauribili che riascoltate ci danno messaggi sempre nuovi. In questo senso la musica registrata, come mass-media, è superiore ad ogni altra arte.
    Questa considerazione può consolare chi dopo la «tre sere» fosse rimasto un po' deluso. La lunga storia della cantillazioni bibliche, delle Sacre Rappresentazioni, dei Madrigali, delle Cantate, delle Passioni e degli Oratori deve convincere tutti che anche la via della musica registrata ha possibilità immense nella catechesi e nella pastorale.
    Storicamente il primo annuncio della «buona novella» fu portato dal canto della prima notte di Natale; oggi, a distanza di secoli, pare che il canto rivendichi il suo ruolo nelle tecniche avanzate della pastorale giovanile.