Introduzione a: Verso una evangelizzazione dei giovani operai


     

    Perché operai e giovani?

    «I giovani e gli operai sembrano lontani – o si stanno allontanando – dalla Chiesa quasi come categoria; così da poter anche in un certo senso ribattere che forse è la Chiesa "lontana" da loro, perché troppo diversa dal loro modo di pensare, di parlare, di agire.
    Credo di poter dire che da loro non viene proposta una contestazione radicale della struttura e della gerarchia ecclesiale. Forse sono in gioco un certo modo di esercitare la nostra funzione, più ispirato al vecchio modulo profano dell'autorità che a quello evangelico e conciliare del servizio, e una eccessiva rigidità delle nostre formule e delle nostre strutture. E capisco come possa apparire equivoco, ad esempio, che risulti più Chiesa il Vescovo, solo perché investito di una responsabilità istituzionale, se insieme non sa assumere una chiarezza di trasparenza nel testimoniare la fede, nel vivere la preghiera, nel non confidare negli appoggi umani, nel donarsi ai fratelli, nel partecipare alla loro ansia di liberazione da quanto soffoca la loro vita, la loro salute, la loro dignità di uomini, la serenità e la gioia dei loro figli.
    E mi chiedo allora se nella situazione attuale che porta il peso di convergenze storiche – forse incolpevoli, ma altrettanto innegabili – non sia necessario che chi si presenta con l'etichetta di Chiesa (gerarchia, comunità tradizionali) rassicuri questi fratelli – e non solo a parole – che il loro comportamento, che la loro ansia è già Chiesa, perché è presenza viva di Cristo e della sua fraternità: e che allora l'amicizia che la Chiesa visibile offre è l'annuncio gioioso che Cristo è in loro.
    Credo che se gli operai sentissero che l'essere Chiesa impegna veramente a riconoscere e ad alimentare il rispetto dell'uomo, che rende attenti a tutte le situazioni che lo opprimono e lo umiliano, che dunque porta a reagire con tutte le proprie forze centro un modo di pensare e di vivere che si manifesta tanto contraddittorio al Vangelo, allora non sarebbe più necessario proporsi il problema dei rapporti tra Chiesa e mondo operaio».
    (Mons. Luigi Bettazzi)

    VERSO UNA EVANGELIZZAZIONE DEI GIOVANI OPERAI

    Si sono spese molte e ripetute parole per denunciare il salto di continuità esistente tra chiesa (tra gli uomini di chiesa) e mondo del lavoro. La prospettiva da cui ci si mette per osservare il fatto dice, con precisione, la reale entità e ne offre un fascio di motivi.
    Non è possibile avanzare un progetto di evangelizzazione dei giovani operai se non dopo aver saldato, almeno nel cuore dell'operatore pastorale, questo divario. Le strade sono tante. Una costatazione però salta facilmente agli occhi: le conversioni «retoriche», quelle impostate soltanto sulla benevola comprensione, quelle condotte sul filo di un semplice spostamento di accento nella maturazione teologica, quelle, in una parola, del «noi e voi»... hanno approfondito il fossato, invece di colmarlo.
    Non vogliamo tentare di prospettare le cose che vanno cambiate: affidiamo tutto questo alla disponibilità, al coraggio, all'inventiva, alla fede dei singoli operatori pastorali.
    Ci riconosciamo a fondo nella pagina di Mons. Bettazzi con cui si apre questo studio: su quelle direttrici di marcia è possibile, ci pare, allacciare un rendez-vous tra chiesa e operai o, meglio, prendere atto di una vicinanza di fatto quando ci si situa sul «piano» giusto. Il nostro intento è un altro: dare una mano a passare dai grandi progetti al sapore problematico delle cose di tutti i giorni. E questo saccheggiando l'esperienza e l'abbondante documentazione di un gruppo di sacerdoti e laici che da anni si affaticano per rivelare Cristo e la sua salvezza a chi la va cercando con ansia struggente, ma spesso «per altre strade» (RdC 198).
    Per guidare nella lettura di queste pagine, per cogliere la densità educativa presente (che forse può sfuggire ad una lettura affrettata, tanto è come la filigrana, presente e nascosta in ogni intervento), riassumiamo, in veloci battute, le linee portanti del progetto.

    Evangelizzazione e cambio sociale

    È importante affermare, immediatamente, che tutta la monografia ha come oggetto un vasto e articolato progetto di evangelizzazione. Non è «discorso previo» per fondare le premesse. Ma, dalla prima parola all'ultima (anche se con evidente gradualità e diversa intensità), proposta di fede, per una conversione alla salvezza pasquale di Cristo.
    Ma la pasqua di Cristo non è fuori dalla storia: è «agenzia» di cambio sociale, la prima e più radicale, verso «terre nuove e cieli nuovi». Per questo non è pensabile un progetto di evangelizzazione che non affondi le sue radici in una continua «umanizzazione», intesa come presa di coscienza dei valori e disvalori vissuti nella esperienza quotidiana.
    La «presa di coscienza» non è fine a se stessa. Sbocca nell'azione per la promozione di un mondo più giusto, più da «pasqua», attraverso una solidarietà conquistata.
    D'altra parte, l'impegno per promuovere un cambio sociale nei rapporti interpersonali e in quelli strutturali, all'interno dell'ambiente di lavoro, è il punto di verifica quotidiana della propria scelta di fede (cfr. Note di Pastorale Giovanile, 1972 /4, pag. 3 ss.).
    Si comprende allora perché molte pagine di questo studio sono dedicate ai problemi, alle sofferenze, alle attese (a quelle che in gergo si chiamano «lotte»), del mondo dei giovani operai.
    Il taglio con cui queste note sono portate avanti qualifica il discorso. È progetto di evangelizzazione perché la presa di coscienza della propria situazione sociologica appella continuamente ad una salvezza escatologica. La presenza di Cristo Liberatore è sbocco ultimo, definitivo: l'unico «rispondente» alle «gioie e speranze, tristezze e angosce» che dal mondo del lavoro rimbalzano sul cuore di Cristo e della sua chiesa.

    L'annuncio all'interno dell'esperienza

    Se le cose stanno così, l'evangelizzazione dei giovani operai ha una pista obbligatoria: la «rivelazione», a ciascuno, della propria esperienza.
    I fatti di tutti i giorni sono l'abbondante materiale di cui si impasta la verità dell'annuncio. E ne sono il luogo di ritorno normale.
    La pressione cui i giovani operai sono soggetti, la fretta di vivere, le suggestioni di un arrembaggio a possedere di più, le ubriacature per non pensare in cui sono coltivati (il peccato sociale e personale, in una parola), rendono difficile la scoperta piena, fino in fondo, della propria esperienza. Quindi il primo compito è a questo livello.
    Ma la rivelazione della propria esperienza va condotta in modo tale da essere oggettivamente aperta alla proposta di salvezza di Dio in Cristo, senza forzature, senza frette, senza giustapposizioni. Si tratta di un lavoro impegnativo al massimo, che richiede mano delicata e cuore grande, fede profonda e disponibilità totale allo Spirito.
    Nella monografia (soprattutto nella terza parte) ci sono pagine stupende a questo riguardo. I documenti che sono presentati, se letti con attenzione, indicano con precisione i valori da guidare a riscoprire, il senso del peccato e l'attesa di salvezza, la risposta personale nella fede, lo sbocco di impegno immediato e totale.
    Il lettore che, chiusa l'ultima pagina, si chiede come sia possibile tradurre nella vita quotidiana le suggestioni pastorali indicate nel metodo («le solite belle cose, interessanti e furbe... ma la realtà di tutti i giorni è un'altra!») può rileggere il capitolo sull'esperienza, a partire da questa chiave di comprensione.

    Un momento educativo specializzato

    Per rendere possibile questa presa di coscienza, questa «rivelazione» della propria esperienza, il progetto di evangelizzazione che presentiamo insiste sulla necessità di non disperdere i giovani operai in contesti di gruppo più vasti e meno specializzati.
    Si rifiuta, in altre parole, uno degli assunti pastorali più comuni: l'integrazione dei giovani operai con gli studenti, per realizzare invece con loro – almeno all'inizio – un momento educativo specializzato.
    È una scelta precisa e decisa. Può essere contestata, a partire da altre motivazioni. Qui pare conseguenziale al progetto avanzato. In concreto si opta:
    – per la formazione di gruppi di soli giovani operai, proprio per permettere una interiorizzazione più piena delle loro quotidiane specifiche esperienze;
    – l'elaborazione di un proprio linguaggio, anche per l'annuncio (si osservino, da questa angolatura, i documenti riprodotti nella terza parte) per rispondere alla loro cultura;
    – l'azione di ritorno dei giovani operai, la loro «risposta» all'invito di Cristo, ha come oggetto principale il loro ambiente di lavoro. Si rifiuta cioè di «utilizzare» i giovani operai per attività, anche importanti, ma fuori dalla loro vita vissuta reale;
    – l'integrazione di ruoli e di servizi (con gli studenti, per esempio) rimane necessaria. Ma va condotta successivamente e soprattutto su oggetti veri, di vita; e non slittando verso l'impersonale per trovare una piattaforma comune a tutti i costi.

    Non una tattica cattivante

    È opportuno concludere questa introduzione ricordandoci, reciprocamente, che l'invenzione di nuovi metodi pastorali... non può mai diventare una tattica cattivante, per recuperare credibilità ed ascolto.
    Parlare dei problemi di fabbrica, guidare ad un impegno immediato nell'ambiente di lavoro, per «liberare l'uomo in strutture libere»... non è la tattica di chi fa i discorsi all'ultima moda per farsi ascoltare. Ma fedeltà al Dio dell'incarnazione e della pasqua. Creare una solidarietà di classe... non è specchietto per ingabbiare il numero più alto possibile di individui, in un proselitismo da cassetta. Ma guidare ad una esplicita esperienza di chiesa.
    Come sempre, questa monografia è una voce, una delle tante. Non conclude l'argomento, ma lo apre. Non dà suggerimenti prefabbricati: ha l'unica pretesa di inquietare chi, forse, si culla sul non-avvertire il problema o chi è convinto di aver trovato la formula giusta, solo perché qualcuno gli ha battuto le mani. È un atto di fede, sofferto e gridato, nella forza rinnovatrice della pasqua di Cristo.

    STUDI
    Per una conoscenza del mondo dei giovani operai

    Non è possibile impostare un serio progetto pastorale se non a partire da un'analisi attenta della realtà entro cui ci si deve situare.
    Se questo è vero in generale, l'urgenza salta agli occhi nel momento in cui si elaborano linee pastorali «verso una evangelizzazione dei giovani operai». Un ritornello (che ha ormai il sapore della retorica, se non fosse tremendamente vero) sottolinea l'attuale profondo distacco tra il «mondo» della chiesa e quello del lavoro.
    Il fossato è stato scavato da una cultura teologica che ha pagato uno scotto alto ai canoni dell'illuminismo e del razionalismo. Ha trovato mentalità spesso arroccate in una concezione liberale e individualistica del lavoro e della proprietà privata, ad una visione perbenistica dell'ordine costituito, ad un quietismo religioso che minacciava di avallare stati di sopruso lampante.
    E questo in un tempo brevissimo, corrispondente all'esplosione rapida e incontrollata della società industriale.
    Una cosa ci resta da fare. E in fretta. Un recupero veloce di conoscenza: una conoscenza calda, empatica, sofferta.
    Queste pagine ne forniscono un quadro «mediato»: con il calore di chi ci vive dentro (i primi due articoli) e con l'attenzione documentata dello studioso (il terzo).
    L'ideale è un altro: la compartecipazione.
    Ma una rivista non può arrivare a tanto. A questo livello scatta la responsabilità del singolo operatore pastorale.

    PROGETTI
    Linee di metodo nella evangelizzazione dei giovani operai

    La seconda parte della monografia raccoglie una serie di indicazioni metodologiche per costruire un progetto di evangelizzazione dei giovani operai. Apre la rassegna un quadro di sintesi: le linee comuni di una pastorale per il mondo del lavoro. Le scelte poi sono verificate e «aggiustate» sulla lunghezza d'onda dei giovani.
    Ci sembra di ritrovare, in un insieme preciso e stimolante, molti dei temi su cui spesso la Rivista ha insistito:
    • la linea di cammino è quella classica della revisione di vita: i fatti concreti, visibili, forniscono la materia del progetto; la parola di Dio la chiave di comprensione;
    • l'impegno scaturisce come conseguenza «logica»; e a due livelli: un impegno personale ed una azione con gli altri, sul sociale;
    • l'educazione alla fede passa attraverso un continuo processo di umanizzazione;
    • la pastorale è azione comunitaria: quindi da attuarsi in piena corresponsabilità;
    • anche qui ritorna il gruppo come scelta di perno
    • punto unificatore.
    I tre studi di questa parte hanno, globalmente, una origine comune. Per questo è facile avvertire qualche ripetizione. Le insistenze ripetute sono state conservate, anche in sede redazionale, nella convinzione che esse centrino, con maggior suggestione, le linee portanti del progetto.

    ESPERIENZE
    Parlano i fatti: una esperienza

    Già tutta la monografia è impastata di concretezza: ogni battuta è frutto di sofferta meditazione, maturata nel caldo dell'azione.
    Ma per rendere più viva, più eloquente e vicina la proposta, ci è parso utile dedicare uno spazio abbondante alla presentazione di un'esperienza concreta.
    È una delle tante: perché, nel quadro delle attività con i giovani operai, ci possono essere altri tentativi di intervento ( ... non molti, purtroppo!) e perché le scelte ultime possono assumere toni diversi.
    Ha quindi i limiti e i pregi di ogni esperienza. Non può essere generalizzata né elevata a progetto assoluto. In compenso racconta le « avventure » sudate di chi ha provato, di chi si è mosso.
    E lo fa con una emblematicità molto interessante. Nello sviluppo dell'esperienza abbiamo inserito i documenti e i «resoconti»: sono la trascrizione di un metodo pastorale unificato e coerente.
    Al lettore spetta la fatica più urgente: leggere tra le righe e collegare le pagine. Per cogliere, dentro le battute sofferte o i verbali di lavoro, i significati e le scelte: le linee portanti di un progetto di evangelizzazione. Lo ritroverà in perfetta sintonia con quanto era stato descritto, nelle prime due parti di questa monografia, attraverso principi e suddivisioni...