Mario Longo
(NPG 1972-03-34)
L'articolo di Albano ha prospettato alcune linee ideali di realizzazione di una scuola di «promozione sociale».
Offriamo ai lettori una testimonianza per lo meno interessante.
Si tratta dei criteri didattici redatti da un professore di matematica di una scuola media. La sua peculiarità ne rappresenta al contempo il limite e il valore: il progetto di realizzare una prassi di rinnovamento all'interno delle attuai strutture scolastiche.
Per ricordare che «le leggi ci sono... ma bisogna applicarle!».
È inutile sottolineare che la pubblicazione ha solo il significato di una presentazione, uno stimolo a riflettere e a tentare: è assente ogni valutazione, sia positiva che negativa; per definizione.
Il documento è tratto da METANOIA, settimanale di esperienza ecclesiale a cura della comunità di S. Rocco in Triggiano.
(Esperienze su questa linea ne esistono ormai molte; si pensi al classico «Paese sbagliato» di M. Lodi).
Premessa
Nel compilare i seguenti criteri didattici mi sono preoccupato innanzitutto di analizzare profondamente, limitatamente alle mie capacità, la legge costitutiva della scuola media (L. del 31/12/1962 n. 1859) e il decreto del ministro della pubblica istruzione (24/4/1963), nel quale sono stabiliti i programmi di insegnamento e nella cui premessa vengono indicate le metodologie da seguire. Inoltre ho imposto a me stesso di evitare tutte le affermazioni che non abbiano trovato verifica nella mia esperienza didattica e nel mio sentire intimo.
(a) La mia azione didattica non può che esercitarsi nella legalità, quando si tratta di esplicarla nell'ambito di una scuola istituzionalizzata.
(b) Ormai è una mia intima esigenza pensare ed affermare solo cose che trovino verifica e credibilità nella vita quotidiana.
Con ciò non voglio affermare che io non debba ricercare ulteriormente motivi od rinnovamento continuo delle attuali strutture; voglio solo evitare che la mia azione appaia illecita a chi non abbia voglia di adeguare la propria posizione alle attuali possibilità, preferendo rimanere trincerato nelle pigre posizioni acquisite da anni.
L'esigenza di migliorare le attuali strutture cerco di appagarla in altra sede, e potrebbe costituire motivo di ulteriore incontro.
Per semplificare la comprensione della validità di quanto seguirà, citerò frequentemente i due provvedimenti legislativi.
Finalità della scuola
Ciò premesso, poiché «la scuola media concorre a promuovere la formazione dell'uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione» (legge, a-t. 1), non posso non sentire il dovere di sforzarmi costantemente per cercare di costruire il cittadino capace di inserirsi criticamente nell'ambito sociale, in 'nodo da offrire il proprio contributo personale, affinché tutto lo stato possa proseguire nel progresso autentico.
In altri termini, giacché la nostra è la Costituzione di uno stato democratico, debbo sforzarmi di educare alla gestione comunitaria, condannando ogni forma di autoritarismo, rinunciando ad assumere la figura del detentore del sapere, del depositarlo infallibile della scienza.
Finalità della matematica
Notevole contributo può fornire a tal proposito l'insegnamento della matematica per «l'acquisizione di alcune essenziali regole e tecniche formali, molto utili per l'arricchimento della formazione intellettuale» (decreto) e perché consente di «guidare gli alunni gradualmente a riconoscere nell'astrazione matematica una delle forme più rigorose di penetrazione logica e di dominio costruttivo della realtà» (decreto).
A titolo di esempio consideriamo le due seguenti logiche, senza commentarle: 2+2=4 (logica conseguenziale); le affermazioni degli Usa e dell'Urss in fatto di pace hanno come conseguenza... la guerra (logica interessata di potere).
Alunno come attore
Dovrò dunque rendere l'alunno realmente non oggetto ma soggetto del processo educativo, non elemento passivo ma attore insostituibile del processo evolutivo e formativo.
Perché tutto ciò possa verificarsi debbo riconoscere all'alunno il diritto alla parola, in quanto libero cittadino, e provocare instancabilmente le occasioni atte a favorire la discussione critica di qualsiasi argomento.
Rinuncia al voto
La mia esperienza mi ha insegnato che ciò può avvenire solo se si rinuncia al voto o almeno se lo si sostituisce con un giudizio sintetico. Infatti ho costatato che affinché un ragazzo impari a parlare liberamente, non solo deve essere affrancato da qualsiasi forma di timore ma essere anche non abituato al criterio del premio o castigo. Ho notato infatti che tale criterio conduce o a forme di ipocrisia, in quanto l'alunno cerca di intuire ciò che pensa l'insegnante, per assecondarlo, onde ottenere il premio, indipendentemente dal suo sentire intimo; o a forme di egoismo, basate su criteri di successo, di profitto, di interesse personale e non sociale (il premio migliore lo si vuole solo per sé).
Tempo pieno
Io stesso dovrò mostrare che il mio non è un ruolo di comando, ma di servizio sociale, che la mia azione è rivolta al reale sviluppo della comunità scolastica, superando il valore venale del mio lavoro e ponendomi a disposizione dei ragazzi il maggior tempo possibile.
Intendo riferirmi alla necessità di incrementare l'orario scolastico con ore integrative pomeridiane e con quelle ore mattutine costituite da tutti i vuoti creati dall'orario settimanale.
Ideale sarebbe frequentare e conoscere più da vicino l'ambiente in cui gli alunni vivono il maggior tempo della loro giornata (ciò l'ho realizzato solo in minima parte). Solo così si potrebbero conoscere meglio le esigenze singole ed operare su fatti concreti e non ipotizzati astrattamente.
Servizio sociale
In tal senso mi sforzerò di abituare i ragazzi a soccorrersi vicendevolmente sia nelle ore di scuola, non escluse quelle dedicate agli inevitabili quanto inutili compiti in classe, che nello studio svolto a casa.
A tal proposito ho ottenuto risultati del tutto positivi; alcuni ragazzi mi hanno detto che mentre nelle mie ore si collabora semplicemente, in altre ore, se si presenta l'opportunità, si copia integralmente e passivamente.
lo stesso mi sforzerò di pormi allo stesso livello degli alunni, assumendo il ruolo di coordinatore e di animatore, allo scopo di aiutare i ragazzi a conoscere la loro condizione per porli in grado di superarla più agevolmente.
Tutto ciò in conformità di quanto afferma il decreto: «la scuola media accoglie infatti gli alunni in quella particolare età nella quale deve contemporaneamente svilupparsi la capacità sociale di reciproca relazione e collaborazione e avviarsi l'organizzazione della personalità in una responsabile autonomia».
Il più bravo
Che senso ha parlare a tal punto di più bravi e di meno bravi, se non quello di essere più o meno disponibili agli altri?
In altri termini considererò più bravo quell'alunno che maggiormente saprà associarsi agli altri e maggiormente saprà collaborare con gli altri. Si realizza così concretamente quanto auspicato nel decreto: «nella scuola media così concepita l'abitudine a vivere insieme, già promossa dalla scuola primaria, diventa, mediante l'educazione civica, consapevole avviamento alla convivenza democratica».
Altri risvolti comporta quanto affermato sempre nel decreto: «... fare della scuola una vera comunità per tutti ugualmente stimolante, sì da compensare eventuali divari di partenza fra alunni provenienti da diversi ambienti sociali e far superare eventuali difficoltà di sviluppo».
Non più compiti a casa
Il desiderio di realizzare quest'ultima affermazione mi ha condotto a non assegnare più compiti a casa, in senso di obbligatorietà.
Per essere ugualmente stimolante, nonostante i divari sociali, la scuola non deve porre in posizione privilegiata coloro che a casa hanno la possibilità di essere seguiti. Infatti l'obbligatorietà, comportando il premio o il castigo, si risolve sempre a sfavore dei meno abbienti.
Ho risolto la questione assegnando a casa gli stessi esercizi svolti comunitariamente in classe. Soltanto facoltativamente consiglio di svilupparne altri. In tal modo ho ottenuto risultati consolanti; infatti molti alunni esauriscono in breve tutti gli esercizi del testo in adozione, chiedendomene altri. A questo punto Indico testi in possesso di congiunti ed amici, fornendo così il senso di ulteriore ricerca.
La ricerca scientifica
Lo studio pertanto non è limitato a programmi precostituiti, ma si sviluppa secondo le disposizioni dei singoli, «ne chiarisce e ne sviluppa le inclinazioni e gli interessi e permette a tutti di rivelare le proprie attitudini» (decreto). Si pone così anche in evidenza, quanto mai chiaramente, che lo scibile umano è inesauribile e che la ricerca personale è fattore indispensabile per la crescita propria e per quella altrui. Appare anche, più chiaramente, da quanto scritto, a mia funzione coordinatrice e stimolatrice.
Il gruppo
Quando si verificano inclinazioni e disposizioni coincidenti si formano spontaneamente dei gruppi. Le conclusioni a cui essi pervengono sono esposte agli altri, provocando confronti, discussioni e scelte appropriate.
Tali gruppi si formano anche durante le ore di scuola, per cui spesso, nella stessa ora si svolgono esercizi ed argomenti diversi.
Il gazzettino della classe
Quando le conclusioni portano a relazioni interessanti, si effettua la raccolta delle tesi o la loro pubblicazione sul cosiddetto «gazzettino della classe», a diffusione interna. Quest'ultima iniziativa ha destato maggiore impegno, perché il segno tangibile delle risultanze dello studio ha entusiasmato tutti. Tutte le relazioni vengono conservate ed è nata così la tentazione di sostituire il testo in adozione con i risultati ottenuti dalla scolaresca. C'è solo da augurarsi che si possa proseguire in tal senso, in conformità con il decreto che pone: «speciale riguardo a libere forme di esperienza espressiva e creativa».
Programmi
«L'insegnamento all'inizio si innesterà di conseguenza sull'effettivo grado di sviluppo e di preparazione conseguito nel corso dell'istruzione primaria... Lo studio delle singole discipline richiederà la più vasta adozione possibile di processi induttivi, che muovano dall'esperienza vissuta dagli alunni, dal loro mondo affettivo, dall'osservazione dei fatti e dei fenomeni per passare progressivamente a sempre più organiche e consapevoli sistemazioni» (decreto).
Pertanto sia gli elementi di aritmetica, algebra, geometria, sia i fenomeni biologici, sotto l'aspetto morfologico e fisiologico, che i fenomeni fisici e chimici saranno oggetto di studio programmato da piani mensili proposti dagli stessi alunni, in base ai loro interessi più immediati. Non quindi un ordine precostituito, ma un programma d'insieme da svilupparsi nel ciclo dei tre anni.
Evitare modelli prefissati
Cercherò pertanto di evitare l'atteggiamento di trasmettitore della scienza, non imponendo modelli classici precostituiti; mi sforzerò invece di fare realizzare gli alunni stessi, portandoli alla scoperta effettiva delle proprie capacità innate, ed alla visione pluralistica dei valori che tutti gli uomini racchiudono in se stessi.
Verifiche sperimentali
Qualsiasi ricerca scientifica sarà accompagnata dalle relative verifiche sperimentali, eseguite dagli stessi alunni, a turni previsti, e con materiale grossolano approntato dagli stessi ragazzi.
Con ciò non si disdegna comunque eventuale materiale didattico posto a disposizione della scuola.
Promozione per tutti
Impostato così l'insegnamento, poiché ogni uomo, e quindi ogni ragazzo, ha in sé dei valori e delle capacità, la loro estrinsecazione e la loro realizzazione dipendono in massima parte dalla vitalità della scuola. Pertanto la promozione è la logica conclusione di ogni anno scolastico, tranne a non voler bocciare o rimandare la scuola stessa. Se durante l'anno si verificano eventuali inconvenienti riguardanti l'alunno, come ho già rilevato più sopra, è compito della scuola «far superare eventuali difficoltà di sviluppo» (decreto).
Ciò vuol dire che i rimedi vanno adottati tempestivamente e non consistono certamente nella rimandatura e nella bocciatura. A ciò debbono aggiungersi anche le seguenti affermazioni, contenute negli artt. 1 e 4 della legge: «In attuazione dell'art. 34 della Costituzione, l'istruzione obbligatoria successiva a quella elementare è impartita gratuitamente nella scuola media».
«Per l'iscrizione e la frequenza alla scuola media non si possono imporre tasse o richiedere contributi di qualsiasi genere».
Pertanto se non si costituiscono altre forme di assistenza gratuita per le riparazioni, non si può imporre ai genitori l'onere delle lezioni private.
Necessaria la collaborazione
Quanto esposto rappresenta un lavoro di immani proporzioni che ovviamente è oltremodo oneroso sviluppare da solo. Occorrerebbe il sostegno e la collaborazione di varie componenti, e particolarmente dello stato, della società, dei colleghi e delle famiglie. Essendomi imposto di essere realista, dico subito che tale collaborazione manca quasi del tutto.
La legge ed il decreto hanno trovato solo una minima applicazione; l'opinione pubblica non ha alcun peso; i colleghi nella quasi totalità mi hanno osteggiato; le famiglie sono le grandi assenti della scuola.
Non volendo rinunciare all'autentico contenuto programmato, posso solo affermare che con tutte le mie personali capacità continuerò ad operare secondo esperienza che mi sono costruita, rimuovendo gli errori e rimanendo sempre pronto a collaborare con quanti lo desiderassero.
Inventare continuamente
Non pretendo di avere trovato formule magiche; nessuno le ha trovate e tutto va posto sempre in discussione. Persino il più volte citato decreto afferma:
«Non vengono fornite più particolari istruzioni metodologiche, perché lo stato non ha una propria metodologia educativa, o non ne ha altra che quella di favorire la responsabile libertà degli insegnanti nell'inventiva didattica, effettivamente rivolta a raggiungere le mete dell'istruzione di base». So soltanto che per trovare «lo strumento principale per la formazione delle rimuove generazioni, per il loro attivo inserimento nella vita spirituale, sociale ed economica della comunità italiana» (conclusione della premessa del decreto) dovrò continuamente inventare con l'aiuto e la collaborazione degli alunni.

