L'evangelizzazione nel mondo del lavoro



    Centro pastorale del lavoro – Torino

    (NPG 1972-06/07-53)

    L'annuncio del Vangelo nella società industriale incontra gravi difficoltà e pone molti problemi ed esigenze di cambiamento: ciò è particolarmente evidente nel mondo operaio. Il discorso investe tutta l'attività e la missione della comunità cristiana. Non si può ridurre (o confinare) in una pastorale «specializzata» per determinati gruppi, ma è il discorso di fondo, quindi è un problema di tutti. Lo rende evidente sia il fatto che il mondo operaio (cioè dei lavoratori dipendenti, senza potere decisionale) è la grande massa, sia perché i problemi che la sua condizione pone investono e qualificano tutti i campi di attività e tutte le scelte della Chiesa.

    DIFFICOLTÀ E PROSPETTIVE DI SOLUZIONE

    Difficoltà e cause

    Si riscontrano tre tipi di difficoltà caratteristiche:

    • Una grandissima parte della nostra gente è «fuori tiro», cioè non vi è alcun contatto né comunicazione con loro. Ciò dipende da cause strutturali sia della società che della Chiesa, ma dipende in molta parte anche da fattori più complessi, che si rende necessario analizzare e capire.
    • Vi è una grande difficoltà di annuncio anche verso molti che frequentano le nostre Assemblee o hanno altri momenti di incontro con i sacerdoti. Trovano il Messaggio loro comunicato sempre più scarsamente significativo e incisivo nella loro vita, spesso lo riscontrano astratto o in contrasto con i valori del mondo operaio. Non si raggiunge una vera comunicazione personale.
    • Una parte considerevole di cristiani (spesso quelli più vicini ai sacerdoti e inseriti nelle strutture parrocchiali o associative) non capisce, né perché, né come si possa rinnovare l'annuncio del Vangelo. Non recepiscono i fermenti di rinnovamento, né l'integrazione della vita concreta in una visione di fede.

    Le cause della situazione, tra le altre, possono individuarsi in:

    • Le esperienze di vita, che soprattutto per il mondo operaio segnano profondamente l'uomo in tutti gli aspetti della sua personalità, influenzandone fortemente lo sviluppo spirituale e religioso.
    • Il complesso delle realtà collettive in cui si vive la condizione operaia, tendono per molte vie a formare un certo tipo di uomo, a presentargli anche dei modelli di vita, di pensiero e di comportamento. Nessun uomo può essere preso fuori del suo contesto.
    • Le nuove «ideologie» che ne derivano, tendenti ad universalizzare e ad attribuire all'umanità nel suo complesso modi di vedere e interpretazioni più tipiche di particolari gruppi (tali sono sia un certo «buon senso» che è sovente una volgarizzazione di idee capitaliste, sia certe visuali di tipo marxista). Al di sotto di queste ideologie emergono però nuove culture che sostituiscono alla visione unitaria delle comunità preindustriali un pluralismo di culture a cui i sacerdoti e molti ambienti cattolici non sono abituati e che spesso erroneamente respingono come un male, senza valutarle criticamente e recepirne i valori.
    • Una concezione della religione, presentata spesso in senso fatalistico e rinunciatario che non ha messo in sufficiente evidenza tutto il complesso del Piano di Dio, il valore che in esso hanno le realtà umane e terrene e la partecipazione attiva del credente e di ogni uomo alla costruzione del Regno.

    Prospettive

    Un'adeguata azione religiosa, che voglia realizzare l'annuncio in questo contesto nuovo, deve superare la difficoltà e realizzare innovazioni di rilievo.
    • Non può contare su tradizioni, anche rispettabilissime, ma adeguate ad un mondo lentamente ma inesorabilmente scomparso o in via di scomparire. Dovrà vitalizzare i valori permanenti di quelle tradizioni liberandoli dal contesto del passato. Ma dovrà soprattutto puntare sulla ricerca e sulla sperimentazione fatta con serietà per inserirsi nelle realtà nuove. Dovrà tenere anche conto del carattere più accentuato di provvisorietà delle realizzazioni in un contesto che cambia continuamente.
    • Tendere ad approfondire, precisare e talora correggere la visuale religiosa e morale tradizionale su punti impegnativi (lavoro, uso dei beni, proprietà...), ancorati spesso a concezioni sociali, politiche, economiche di tipo materialistico e per di più inadeguate alle esigenze di sviluppo della nostra società.
    • Superare decisamente l'estraniazione della predicazione e della catechesi dalla vita, frutto di scarsa conoscenza delle situazioni concrete, ma anche di una concezione religiosa che fermava troppo la sua attenzione sul dato rivelato preso in se stesso, senza riferirlo alla situazione concreta degli uomini e si fermava troppo all'individuo senza vederlo nel suo contesto sociale. A parte tutto, «Il rinnovamento della catechesi» ci obbliga a questo cambio di rotta.

    INDICAZIONI METODOLOGICHE

    ♦ Evitare di procedere su parallele che non si incontrano. La mentalità e il ragionamento degli operai e dei lavoratori in genere sono induttivi, cioè partono dai fatti e non dai principi generali e arrivano a conclusioni generali talora per ragionamento e talora per intuizione.
    La mentalità e la cultura dei sacerdoti e di uomini con una cultura umanistica classica, procedono prevalentemente per deduzione dai principi generali alle realtà concrete e alle applicazioni. Quindi vi è per essi una notevole difficoltà a recepire la realtà nella sua dinamica e le applicazioni facilmente ne restano fuori o si inseriscono male. La differenza è assai evidente tra sacerdoti che vivono nell'ambiente di lavoro e nel movimento operaio e sacerdoti che vivono fuori di esso, e anche nei contatti che hanno, lo vedono e lo valutano dal di fuori. La prospettiva cristiana presentata al mondo operaio risulta spesso ai lavoratori astratta, separata dalla loro realtà e dai loro problemi e quindi fuori della loro vita reale. Succede però anche il fenomeno inverso di operai educati a questo tipo di vita religiosa che di fronte ad una presentazione di un cristianesimo più realistico e più impegnativo, la respingono.
    È necessario quindi per un annuncio vitale partire dai fatti e dalle situazioni, scoprirne insieme i valori e i mali che contengono e confrontarli con la Proposta di Dio fatta da Cristo per ricavarne giudizi concreti
    e orientamenti pratici.

    ♦  L'evangelizzazione deve animare l'operaio nella sua realtà e nella sua condizione, cioè deve portarlo ad essere cristianamente un operaio autentico, impegnato nel suo movimento in un processo di liberazione e di sviluppo personale e collettivo e di trasformazione della società nel senso di maggior giustizia, solidarietà e fraternità. Non deve portarlo ad evadere dalla sua condizione come una specie di consolazione e di compensazione, un «oppio del popolo» (come talora viene di fatto presentata). Quindi deve inserirsi concretamente nella condizione operaia, animandola e salvandola in tutti i suoi valori (non certo verniciando di religiosità dei risentimenti anche comprensibili).

    ♦  Individuare i «segni dei tempi» e confrontarli con la Proposta di Dio rivelata in Cristo. Ciò richiede:
    • Cercare continuamente di scoprire i valori della vita, della condizione personale, del movimento operaio come emergono nella sua storia e nei fatti e problemi che continuamente sorgono.
    • Vedere come in essi opera il Piano di Salvezza e quali ostacoli incontra.
    • Confrontarli con la Storia della Salvezza rivelata, con la Proposta che Dio fa a tutti in Cristo. Non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo, ma di scoprire in questa proposta inesauribile e quindi portata a manifestazioni sempre nuove, come deve manifestarsi nella condizione operaia e nella sua storia attuale. Mettendo insieme la Parola di Dio che parla anche nella storia e nella condizione operaia ne viene un messaggio evangelico che si inserisce in modo vitale nel mondo operaio. Questo porterà ad una riformulazione della dottrina cristiana che è sempre una mediazione storica del Messaggio rivelato e quindi non deve mai fermarsi o bloccarsi nel passato.

    ♦  Le conseguenze per i sacerdoti e per tutti gli impegnati nella pastorale:
    • La necessità di conoscere a fondo la vita, la condizione, il movimento operaio e la loro storia quotidiana. Ciò non può avvenire che mettendosi dentro. Possibilità di conoscerlo dall'interno non vi sono solo per i preti operai ma per tutti, anche per quelli operanti nel ministero parrocchiale, purché le sappiano vedere e utilizzare concretamente.
    • Un approfondimento del messaggio evangelico sotto lo stimolo dei segni dei tempi. Richiede studio più profondo, riflessione personale, preghiera, ricerca in comune sia in gruppi di sacerdoti che tra sacerdoti e laici.
    • Un nuovo modo di presentare il messaggio sia nei contatti personali, sia nei gruppi, sia nella predicazione e nella liturgia. È la conseguenza di quanto detto.

    FATTI, CONDIZIONI, ASPIRAZIONI E VALORI DELLA VITA DEI LAVORATORI

    Seguendo il metodo induttivo si parte dalla realtà, dai fatti analizzati per approfondirli nel loro valore, studiare quale posto hanno nel Piano di Dio e per questo li si confronta con le proposte di Dio contenute nella Rivelazione. Si cerca necessariamente di vedere le implicazioni di essa per incarnarla nella realtà storica della vita e del mondo operaio.
    L'incarnazione storica è necessaria, però occorre continuamente evitare il rischio di strumentalizzare il Vangelo a fini terreni contingenti.
    Qui si dà una semplice enucleazione di alcuni temi fondamentali, normalmente non approfonditi e su cui la catechesi per lo più tace. Ognuno di essi richiede grandi approfondimenti che sono possibili e necessari. Ne potrebbero derivare molte vie e possibilità nuove di annuncio del messaggio ai lavoratori operai e non solo ad essi.

    – Lo sviluppo pieno della persona
    • È un'aspirazione fortissima nel mondo operaio: il senso e i contenuti che le si dà, sono vari e spesso contrastanti, ma si va progressivamente arricchendo.
    • È spesso impedita e sempre molto contrastata a vari livelli e in varie forme (per esempio: nocività per la salute, eccesso di fatica e di tempo di lavoro, gravi difficoltà per formarsi una cultura, pressione psicologica in senso consumistico, ostacoli alla libertà e alla solidarietà...).
    • Spesso questo sviluppo non è visto in alcun rapporto con Dio; i valori su cui punta sono per lo più umani e gli ostacoli di carattere terreno.
    • Deve quindi esser visto in tutte le sue dimensioni e nella sua pienezza: come lo sviluppo è un problema di salvezza e di quale salvezza.
    • Confronto con il Piano di Dio che vuole la crescita piena di tutti gli uomini ed ha inviato Cristo «per noi uomini e per la nostra salvezza». È venuto a portarci la pienezza di vita.

    – La libertà continuamente ricercata.
    • I lavoratori hanno un forte bisogno di libertà.
    • La loro sfera di libertà è molto limitata (le condizioni di lavoro sono imposte; molte condizioni ambientali o di vita in società devono subirle da decisioni altrui).
    • Il problema della libertà è esteriore ed interiore.
    • Confronto con la libertà che Dio dà agli uomini e «la libertà con cui Cristo ci ha liberati».

    – La solidarietà nell'uguaglianza
    • Parecchi elementi portano a scoprirla: l'esigenza di uguaglianza, la scoperta e la crescente coscienza di vivere in una realtà collettiva, sempre più politicizzata.
    • La solidarietà viene scoperta sia come unico vero modo di vivere questa situazione, sia come un grande valore in se stessa: solidarietà nel movimento operaio, solidarietà nella società.
    • Viene spesso tradita per individualismo ed è ritenuta sempre una cosa impegnativa e difficile.
    • Difficoltà a scoprire i rapporti tra solidarietà di classe e solidarietà umana universale.
    • Confronto con il Piano di Dio: che valore ha la solidarietà, quale spirito deve animarla, in che rapporto è con la carità di Cristo: «Amatevi come io ho amato voi»; «Uno è morto per tutti, perché tutti vivano una vita nuova».

    – Il valore dei beni materiali e del lavoro
    • Sono valori cui dedicano gran parte della loro attività, ne sentono fortemente la necessità per svilupparsi, anzi sono portati e stimolati a concentrare in essi gran parte delle loro aspirazioni.
    • Il valore del lavoro come crescita personale e creatività è spessissimo annullato, perché ridotto ad atto puramente meccanico, perché considerato solo come merce dall'ideologia dominante e l'uomo ridotto a produttore.
    • Valore del lavoro per esercitare il dominio dell'uomo sul mondo e per realizzare una maggiore solidarietà tra gli uomini, impedito dall'attuale impostazione individualista ed economicista.
    • Confronto col Piano di Dio: qual è il senso dei beni della terra, come deve l'uomo comportarsi verso di essi e gestirli, qual è il significato del lavoro: «Dominate la terra e sottomettetela», «Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo».
    Come deve un cristiano comportarsi verso i beni della terra seguendo Cristo? Come educare così i cristiani? Quali conseguenze derivano per il mondo del lavoro?

    – La denuncia e la reazione contro l'alienazione, lo sfruttamento, la disumanizzazione
    • Sono ritenute un male profondo, un'ingiustizia fondamentale che tocca tutti gli aspetti della vita: lavoro, famiglia, scuola, città, cultura, società, vita politica.
    • Sono un vero male sociale, nel senso che preme, ostacola, e comprime le persone; non sono un fatto individuale ma collettivo.
    • Confronto col Piano di Dio: il senso completo del peccato e non solo una visione individuale. La sua proiezione dall'uomo su tutti i rapporti che crea, le cose che fa, le strutture che costruisce: «Il principe di questo mondo, il potere delle tenebre».

    – Aspirazione profonda e sforzo continuo di liberazione
    • Parte e si concentra inizialmente su aspetti più immediati: aspetti economici, difesa della salute...
    • A misura che cresce la presa di coscienza si apre a valori più elevati: aspetti normativi, rivendicazione di libertà, di partecipazione al potere in termini creativi e solidaristici, difesa dell'ambiente fisico, morale e sociale in cui vive.
    • Confronto col Piano di Dio: è un punto essenziale di inserimento nel Piano di Salvezza che è liberazione dal male in senso pieno. Dalla liberazione dell'Esodo, alla liberazione di Cristo (la Pasqua completa), liberazione interna ed esterna, spinta ad essere liberati e liberatori.

    – L'azione collettiva e la lotta: via di liberazione
    • Esiste di fatto la lotta sociale, un conflitto tra classi ed ha delle cause individuabili.
    • Le principali interpretazioni date (la teoria marxista della lotta di classe e la conflittualità permanente).
    • Il movimento operaio ha progredito attraverso lotte collettive, talora molto dure.
    • Confronto col Piano di Dio: necessità di una seria e profonda riflessione cristiana sul senso delle lotte nel Piano di Dio e sul comportamento da tenere: «Segno a cui si contraddirà». La lotta nella vita dei profeti, di Cristo, degli apostoli. L'orientamento per i cristiani...

    – La sofferenza operaia, la rassegnazione e la lotta
    • La situazione operaia è sempre stata di sofferenza. Le due reazioni: la rassegnazione passiva e l'impegno di cambiamento. Il conflitto tra queste due mentalità e comportamenti.
    • La sofferenza di chi si impegna: il costo delle lotte, le rappresaglie, le repressioni, il trovarsi talora soli e derisi.
    • Confronto col Piano di Dio: necessità di chiarire il significato della Croce: rassegnazione passiva o affrontare la conseguenze dell'impegno? Le due teorizzazioni nella spiritualità e nella morale cristiana.

    – La cultura operaia come modo di vedere, di vivere e di comportarsi
    • Ha un suo quadro di valori secolarizzato, spesso terrenizzato, molto diverso da quello della cultura dell'umanesimo classico.
    • Conserva spesso dei valori cristiani, anche quando valuta la religione come estranea e negativa (specialmente le istituzioni della Chiesa).
    • Non si ritrova nella cultura e nelle mentalità religiose tradizionali.
    • Subisce influssi marxisti.
    • Confronto col Piano di Dio: non crea una cultura, né si identifica con alcune, ma le salva e le anima tutte. Come realizzare questo con la cultura operaia? Aiutare i lavoratori a non farsi degli «idoli», a liberarsi da quelli che si fanno, a scoprire l'unico vero Dio.

    INDICAZIONI OPERATIVE

    Un metodo missionario

    La realtà del mondo operaio e, più in generale, quella della società industrializzata e urbanizzata richiedono dai sacerdoti e dai cristiani che si attui un metodo missionario con vero spirito e comportamento missionari. Ciò significa:
    • Superare l'equivoco del «tutti cristiani». Non siamo più in una società di credenti cristiani, dove il servizio religioso si inserisce in una comune fede di fondo. La stessa fede dei praticanti pone punti interrogativi sempre più numerosi. 
    • Dare priorità all'evangelizzazione, cioè all'annuncio, diventa sempre più essenziale rispetto al «servizio religioso» e al «culto», perché occorre costruire la comunità dei credenti e riaprire nuove vie all'annuncio, perché molte si sono chiuse.
    • Anche il servizio religioso dato alle «comunità cristiane» non dovrà tendere a soddisfare dei bisogni degli appartenenti nel senso di dare loro un «rifugio» dal loro mondo agitato, portandoli ad estraniarsi da esso (vedi il caso di molti del ristretto numero di operai praticanti rispetto al movimento operaio, all'impegno sindacale, di quartiere, ecc...). Dovrà invece puntare a trasformarle in comunità missionarie, cioè capaci di spingere a un impegno concreto e vitale ovunque vivano per rendere una testimonianza, prestando un servizio reale e portando un annuncio chiaro.
    • Vedere i limiti insiti nelle «grandi assemblee» in cui si esprime oggi la maggior parte della vita religiosa. Pur soddisfacendo ad alcuni bisogni religiosi, portano una comunicazione minima dell'annuncio, che lascia insoddisfatti un numero crescente di partecipanti. La loro ufficialità troppo formale non opera attualmente a creare comunità. Per vitalizzarle occorre percorrere altre strade.

    Una conoscenza per partecipazione di vita

    Un annuncio missionario richiede dai sacerdoti e dai laici una profonda conoscenza e partecipazione alla vita e all'ambiente cui si rivolge, nel nostro caso alla vita e alla condizione operaia. Non basta una conoscenza superficiale o fatta sui libri. Tale partecipazione non richiede che tutti diventino operai: si può realizzare in vari modi; ognuno deve tentare e trovare le sue vie e percorrerle.
    Non è sufficiente il contatto con gli operai, che oggi frequentano i nostri ambienti parrocchiali, né la visita generica alle famiglie, perché normalmente si svestono della condizione operaia e si «adattano» al contatto col prete. Sarà utile essere presenti in ascolto dove gli operai si trovano insieme: per esempio, incontrarli alle porte delle fabbriche, viaggiare su tram e treni operai, partecipare ai loro incontri di gruppo, ad assemblee, per sentire e conoscere dal vivo e vedere il comportamento. Questo porrà le condizioni per arrivare ad un dialogo. Occorre però non avere troppa fretta nell'«aver capito», né troppa voglia di «istruire» subito o di rispondere alle difficoltà. È necessario un lungo apprendistato per superare l'estraneità.
    Negli incontri e nell'affrontare i problemi operai è ancora necessario per i sacerdoti (e anche per molti laici) liberarsi dai meccanismi psicologici di difesa e di pregiudizio verso di loro (vedere in loro una ostilità quasi innata verso la Chiesa, sfiducia nella loro capacità di capire la realtà di situazioni complesse, tendenza a vedere nelle loro conquiste sociali il pericolo che «qualcuno» ne approfitti...). Così occorre tener conto dei loro meccanismi psicologici di difesa e di pregiudizio nei nostri riguardi.

    I gruppi

    Formare dei gruppi di operai attivi e impegnati. Rientra nella tendenza e necessità portata dalla società industriale di creare gruppi di base omogenei, molto vivi e impegnati. Essi:
    • Permettono di incontrare finalmente l'uomo fuori dei criteri di efficienza e di funzionalità, l'uomo nella pienezza della sua persona; di partire da quegli aspetti della realtà operaia che «segnano» profondamente la sua persona in tutte le manifestazioni, di padre di famiglia, di cittadino, di membro della Chiesa.
    • Rendono possibile il crearsi di una dimensione comunitaria attraverso la conoscenza e l'aiuto in profondità e lo scambio di esperienze. Questo crea le migliori condizioni per l'annuncio, la riflessione di fede, l'impegno, di vita.
    • Favoriscono e stimolano un'approfondita comunicazione del messaggio e permettono di capirlo in modo vitale, in comunione, e di renderlo concreto nelle sue applicazioni: aiutano a convertirsi ed impegnarsi. Liberandosi con la Fede e la Grazia dal peccato, ci si fa operatori di liberazione nel mondo, prendendo la croce nel seguire Cristo.
    Questi gruppi per aiutare una vera maturazione cristiana dovranno essere aperti a tutte le realtà, in confronto tra loro e con tutti. Dalla maturazione fatta insieme, si diventa capaci di ricostruire insieme la comunità più grande di tutti i cristiani nelle parrocchie e nelle chiese locali.

    Annuncio e testimonianza

    Da questo confronto continuo con la realtà nella vita si ritrova la via e molti elementi per un ripensamento biblico, teologico, pastorale e strutturale, che impegni a riscoprire l'infinita vitalità e applicabilità del messaggio letto con le indicazioni dei «segni dei tempi».
    Questo però richiede anche uno sforzo culturale e di formazione permanente, oggi gravemente carente. Occorre passare da iniziative sporadiche a un lavoro comune continuo.
    Porta pure gli operatori pastorali a interrogarsi sulla validità di quanto stanno facendo e da cui sono quasi sommersi per realizzare nuove scelte radicali in funzione dell'evangelizzazione sia nell'impostazione della loro vita che delle loro attività e strutture.
    L'annuncio è inscindibile dalla testimonianza, anzi per il mondo operaio passa innanzitutto attraverso la testimonianza non solo personale ma di comunità.
    Quindi si deve proporre alla comunità cristiana tutta che viva non solo una carità operosa, ma rispondente alle situazioni reali, cioè alle esigenze e possibilità reali che il nostro tempo offre. Non deve limitarsi alle
    «supplenze» (forme varie di assistenza e di beneficenza) ma spingere i cristiani a partecipare alla liberazione dell'uomo, di tutti gli uomini, dalle conseguenze del peccato: lo sfruttamento, l'oppressione, la sopraffazione. Per questo il mondo dei poveri (gli emarginati, perché incapaci di inserirsi in un sistema in cui il criterio dominante di valutazione è la produzione e il consumo; i malati, gli handicappati psico-fisici, gli anziani... gli sfruttati nel lavoro, in genere i salariati) questo mondo dei poveri dovrà avere la priorità reale.
    La carità, se autentica, spinge i credenti, a qualsiasi classe sociale appartengano, a impegnarsi per una reale liberazione di questi poveri, perché il solo fatto che vi siano dei poveri in una società ricca, è già segno che la carità è infranta, perché non vi è comunione reale.
    Tutta la Chiesa dovrà porsi in atteggiamento di servizio reale all'umanità.