Comunità giovanile di Torino-Speranza
(NPG 1972-10-50)
Continuiamo nella progettata rassegna di esperienze di gruppi giovanili particolarmente significativi. Per offrire un modello ai tanti operatori pastorali alla ricerca di proposte concrete; ed un confronto con altre voci per un contrappeso di valori ai moltissimi che già operano.
L'esperienza della comunità giovanile «Torino-Speranza» ripropone in termini pratici il quadro teorico delle scelte fondamentali della rivista. Tanto che ci pare possibile «comprendere» (nel senso più pieno della parola) le riflessioni di pastorale giovanile avanzate, anche a partire dalle forme concrete con cui questi giovani hanno realizzato la loro esperienza ecclesiale.
La comunità giovanile di «Torino-Speranza» ha un'articolazione interna ed un raggio dì attività verso l'esterno per lo meno sorprendente: può dare l'impressione perfino di una notevole complessità.
Soprattutto può spaventare chi si dibatte alle prime armi.
Il quadro è certamente articolato e complesso, perché cerca di rispondere alle attese della vita (ecclesiale e di «quartiere», in perfetta simbiosi) di fatto spontaneamente complicata.
È però il punto di arrivo di lunghi anni di maturazione.
Le linee di partenza e il metodo di cammino sono descritti in due articoli a firma del sacerdote animatore di questa comunità, in CATECHESI (1970-32-B e 1971-77-B). Alla lettura di quelle pagine rimandiamo il lettore interessato.
Resta però un fatto, su cui non si può sorvolare con la facile battuta. Il terreno su cui è sorta questa esperienza è tutt'altro che facile. Chi conosce la periferia delle grandi città industriali... lo sa per esperienza. Ce n'è voluto del bello e del buono... per dissodarlo.
Un «prete che ci creda»: che viva profondamente di fede e di speranza, che sappia lanciarsi con entusiasmo, che sia capace di fare proposte esaltanti a chi è sul piede di partenza, che abbia il coraggio di dedicare un pizzico di tempo allo studio serio e alle analisi della situazione e delle prospettive concrete di azione.
Per dare una mano ad una comprensione piena della esperienza, ci pare utile sottolineare alcune delle sue caratteristiche più rilevanti.
Così, con la rassegna, si tenta una valutazione critica mirando soprattutto a sottolineare «i punti di presa», per riprodurre, nel proprio ambiente di lavoro, le scelte portanti più facilmente generalizzabili.
1. Il tempo segna un cammino in avanti
Una lettura attenta della descrizione dei «contenuti» dei singoli gruppi (e soprattutto il confronto con i tipi di gruppo presenti nella comunità ai suoi primi passi – cfr. gli articoli citati di CATECHESI) mostra come esista un chiaro cammino in avanti, nella vita e nelle prospettive di ogni gruppo.
La comunità non è partita con proposte da mozzar il fiato: troppo pochi giovani avrebbero potuto reggere al ritmo. Si è partiti con gruppi di interesse, legati a cosette da fare, a hobbies, a collaborazione con altri gruppi (rapporto con i giovani comunisti del quartiere). Lentamente la sensibilità si è raffinata. Dagli interessi si è passati ai valori. I gruppi che hanno continuato a coltivare hobbies (fotografia), oggi lo fanno con una chiara finalità di servizio per gli altri gruppi: sono incaricati della documentazione, per esempio, o della raccolta di dati, o di un esercizio della propria competenza (musica, giornalino) a favore della comunità. La collaborazione è diventata scelta autonoma, in uno sbocco di azione sul collettivo (quartiere, gruppo «famiglie»).
2. Una pastorale per la «massa»: massa e élite
La comunità giovanile ha una vita a cerchi concentrici. Il punto di attenzione globale è la massa dei giovani del quartiere. Non si fa una pastorale per élites: l'attenzione è rivolta a tutti. Ma proprio per un'azione più intensa verso la massa, si evidenziano alcuni giovani più disponibili e capaci (leaders-animatori). Essi sono oggetto di una cura pastorale più intensa, per permettere, tramite loro, un servizio incidente a livello di tutta la parrocchia.
L'élite impegnata, a sua volta, è aperta a prospettive sicure di sbocco: il servizio ai più piccoli, l'inserimento nel quartiere, il gruppo «famiglie». E un processo pastorale assai rilevante: immette i giovani in una circolazione di valori tale da cogliere per ciascuno il quadro di inserimento proporzionato,
da prevedere i continui ricambi (i più giovani, maturando, prendono il posto dei più anziani; per gli «anziani» ci sono strade nuove di azione). Il movimento circolare prevede un raccordo di servizio di chi «ha di più» verso chi occupa il quadro inferiore.
3. Pluralismo di attività
La comunità giovanile è aperta a tutte le attività: offre a ciascuno ciò di cui ciascuno si sente capace, senza reciproche scomuniche. Ma proprio per questo arco vasto di attività, la comunità morde su tutta la realtà sociale della zona e della parrocchia. Ci sono servizi più di tipo «caritativo» tradizionale ed altri più di presa diretta sul collettivo. Alcune attività sono risposta alle normali istanze parrocchiali; altre afferrano la vocazione che proviene direttamente dal quartiere.
Alcuni gruppi hanno una vita rivolta alla comunità giovanile (raccolta di dati, elaborazione di notizie, documentazione...), altri, invece, sono chiaramente tutti protesi verso l'esterno.
Questa rassegna di «specializzazioni» è altamente funzionale all'efficacia del servizio e alla gestione matura della vita interna della comunità. Anche perché è coltivato in forma decisa un momento di coordinamento generale e di Interscambio (in altre parole: esiste un «intergruppo» efficiente - cfr. NOTE DI PASTORALE GIOVANILE, 1970 /6-7).
4. La qualificazione del servizio
Una cosa che emerge immediatamente dalla lettura di queste pagine è la precisa spinta alla qualificazione che i giovani della comunità avvertono. Servire gli altri significa assumersi un impegno serio. Quindi bisogna qualificarsi. Secondo due direttrici di marcia:
• un aspetto strettamente tecnico: la comunità studia a fondo testi di psicologia e sociologia (sono notevoli conoscitori della dinamica di gruppo) e «analizza» con scientificità la realtà circostante;
• un aspetto di fede: l'integrazione tra fede e vita è avvertita con notevole insistenza. Basti pensare all'abbondanza di giornate di ritiro e di riflessione e al largo uso della revisione di vita.
5. Programmazione e organizzazione
Una macchina così complessa sarebbe presto grippata se mancasse di organizzazione efficiente. La comunità giovanile di «Torino-Speranza» è... una contestazione con i fatti allo spontaneismo ad oltranza, alla improvvisazione e al pressapochismo. Ci se ne accorge subito. Anche se la presentazione dell'esperienza non ha potuto riprodurre i moltissimi grafici che ornano le pareti delle «stanze» dei vari gruppi: una fitta ragnatela di organigrammi, di tabelloni di presenze, di «mappe strategiche»... Il quartiere è stato fotografato fino agli ultimi dettagli.
6. Il quartiere come luogo di attività
Davvero questi giovani, profondamente «cristiani» nelle scelte ricercate e coltivate, hanno scoperto che non ci può essere «eucaristia senza politica né politica senza eucaristia».
Il quartiere è il loro luogo normale di attività: la pasta che animano con il lievito della loro fede, speranza, carità.
Una percezione, questa, che continuamente li provoca e li interroga: che non dà tregua. Arrovescia la vita, costringe ad una interiorità sempre più accesa, per un servizio più qualificato. Più carico di amore: dove le parole sfumano verso le cose inutili, per lasciare spazio ai fatti.
(r.t.)
(L'elaborazione di questa esperienza è stata fatta in sede redazionale, a cura di F. Garelli, utilizzando interviste registrate e l'abbondante materiale messo a disposizione dalla comunità).
UNA COMUNITÀ IN STATO DI SERVIZIO
COM'È SORTO IL GRUPPO
Nella zona Nord-Ovest di Torino, sull'asse viario che porta all'imbocco autostradale per Milano e Aosta, c'è una zona brumosa chiamata «Barriera di Milano». Case vecchie, bar carichi di giovani, qua e là un po' di biancheria che svolazza, stradine piccole con bimbi: questo è il quadro immediato di chi per la prima volta attraversa questi quartieri.
Chi poi volesse leggere questa realtà con una lente che ingrandisce e permette di interpretare, può notare che questa zona costituisce un trampolino di lancio verso quartieri migliori per gente che avvicina per la prima volta la città. Forte tasso di immigrazione quindi da una parte. Dall'altra un discreto numero di famiglie medio-borghesi che occupano per lo più le nuove costruzioni che qua o là fanno capolino in questo grigiore.
Qui è nata la nostra comunità, nella parrocchia della Speranza, un nome che ben rappresenta i nostri verdi anni che fioriscono in questo clima da smog e di mancanza di fantasia.
Tre anni fa ci fu una proposta: invitare alcuni adolescenti a trascorrere un periodo in montagna, a Cesana, nell'alta val di Susa. Nonostante tutti gli impedimenti e imprevisti, 30 ragazzi sono riusciti ad appollaiarsi lassù, a 1500 metri... E qui un po' per il clima fresco dei monti, un po' perché si era ragazzi e ragazze insieme, un po' perché c'era gente furba a far proposte... ne è scaturita un'esperienza che è stata scritta nella nostra memoria a caratteri cubitali. Sicché, tornati a Torino, abbiamo deciso di ravvivare il grigio delle nostre giornate e del nostro quartiere facendo qualcosa insieme, ritrovandoci non tanto per guardarci negli occhi, ma per allargare il giro, per aprirci a quanti non avevano fatto la nostra stessa esperienza... E così abbiamo riflettuto sull'unità che si era costatata in montagna; ci siamo messi allo specchio e ci siamo interrogati sulla nostra identità; ci siamo chiesti pure che senso potevano avere nella nostra vita gli altri e Cristo. E insieme, con costanza, abbiamo cercato di dare una risposta.
La risposta è il gruppo che stiamo vivendo, insieme di giovani che hanno in comune alcuni ideali e una volontà per realizzarli.
STRUTTURA DEL GRUPPO
Ne è passata di acqua sotto il ponte dall'inizio di questa esperienza. Siamo cresciuti sia di età che di numero. Siamo anche maturati nelle idee e nelle esigenze.
Tutto questo ha reso necessaria una certa organizzazione della nostra comunità con lo scopo di portare tutti a vivere i valori sentiti insieme. Il nostro gruppo ora si presenta così articolato.
I sottogruppi
Attualmente i giovani che formano la nostra comunità sono circa 150 ed oscillano tra i 14 e i 20 anni.
Tutti quanti partecipano a due diversi tipi di sottogruppi.
♦ Sottogruppi di zona
La parrocchia è stata divisa in 6 zone che costituiscono la base dei gruppi di zona. Ogni zona è divisa in due parti: gli junior e i senior. Questi sottogruppi si riuniscono tutte le domeniche dalle 9 alle 10,30. In questi incontri si tende a formare il gruppo primario o di amicizia.
Le «zone» sono la base stabile, più solida e profonda che i gruppi di interesse. È il gruppo a cui ognuno sente di appartenere, con cui si sente di condividere i valori più grandi che sta maturando nella propria vita, di partecipare la propria amicizia agli altri in maniera profonda.
♦ Sottogruppi di interesse e lavoro
Ogni adolescente o giovane, oltre ad appartenere a una delle 6 zone rispettive (senior o junior), sceglie di lavorare in uno dei 12 sottogruppi di interesse emersi dalla scelta libera.
Questi sottogruppi si incontrano sovente, non a scadenze prefissate, ma a seconda delle esigenze di lavoro.
Leaders e animatori
♦ I leaders: sono i responsabili dei sottogruppi di interesse delle cui tensioni ed esigenze sono i portavoce. Sono scelti dagli stessi adolescenti o giovani e in genere costituiscono le persone maggiormente responsabili e mature che si mettono in particolare evidenza nei sottogruppi di zona per la loro maturità, responsabilità e doti naturali.
♦ Gli animatori: ogni zona ha un animatore per i senior e due per gli junior. Sono ragazzi e ragazze più adulti, preparati in dinamica di gruppo ma soprattutto dotati di equilibrio umano e di una solida formazione cristiana. In genere sono studenti universitari o impiegati.
PROGRAMMAZIONE ANNUALE
♦ Per il gruppo
• Messa domenicale delle ore 11: per tutto il gruppo insieme ma immerso nella massa dei fedeli. Prima della Messa c'è una breve scuola di canto. Le intenzioni per la preghiera dei fedeli vengono raccolte, passando tra i banchi all'inizio della Messa, e poi lette da alcuni giovani. Un'esperienza per inserire le situazioni di vita nella celebrazione eucaristica come partecipazione umana all'attività salvifica di Cristo è stata tentata durante la Quaresima di quest'anno. Alcuni ragazzi prima dell'Omelia informavano per 4-5 minuti sulle situazioni di povertà della parrocchia.
• Messa del venerdì: ogni venerdì, alle ore 18, chi lo desidera partecipa alla Messa che ogni giorno in quell'ora si celebra in parrocchia.
• Ogni giorno c'è la possibilità di un incontro di preghiera in comune. Al mattino prima di andare a scuola, alle 7, ci si trova in chiesa, si legge il brano del vangelo del giorno, si fa un quarto d'ora di riflessione personale, si mettono in comune le intenzioni di preghiera e poi si conclude con il Padre Nostro.
• Ogni domenica mattina ci sono gli incontri delle zone: junior e senior separati.
• Ritiro bimestrale: è insieme alla Messa domenicale uno dei momenti forti e di partecipazione a cui tutto il gruppo è invitato.
• Assemblea di tutto il gruppo, insieme sia junior che senior. Guidati da un animatore i giovani discutono dei problemi, iniziative e orientamenti di tutto il gruppo. Nell'assemblea si fa anche una breve relazione sull'andamento dei sottogruppi di lavoro. Al mattino c'è una preassemblea per gruppi di interesse. Una giornata ogni due mesi.
• Vacanze estive ed invernali, insieme sia junior che senior. Momento importantissimo per l'approfondimento dell'amicizia e dei contenuti cristiani. Si fa un'esperienza più profonda di vita comunitaria, quale non è possibile a Torino. Si insiste perché vi partecipino tutti, specialmente i nuovi venuti.
♦ Per i responsabili dei sottogruppi di interesse (leaders)
• Incontri tecnici per i leaders. Sono mensili: si studia metodologia e dinamica di gruppo.
• Ritiri specializzati per leaders. Sono bimestrali.
• Incontri di preparazione per i leaders.
♦ Per gli animatori: tutti gli incontri per animatori sono sdoppiati: da una parte gli animatori degli junior, dall'altra quelli dei senior.
• Incontro degli animatori per preparare i ritiri di tutto il gruppo.
• Incontro animatori per preparare l'assemblea di gruppo.
• Incontri tecnici per animatori. Avvengono secondo le necessità.
• Ritiri specializzati per animatori. Sono trimestrali.
• Corso di preparazione per animatori. Si tiene ogni anno all'inizio dell'attività e dura circa 2 mesi con incontri serali 2 volte alla settimana.
• RdV quindicinale per animatori divisi in due gruppi.
• Gli animatori del gruppo adolescenti partecipano una volta al mese ad una Messa comunitaria insieme al gruppo parrocchiale per la catechesi nelle famiglie in occasione del Battesimo.
• Incontro degli animatori per preparare le vacanze estive ed invernali (insieme).
• Gli animatori insieme si trovano poi per una giornata di ritiro ogni 3/4 mesi.
♦ Per il gruppo famiglie
• Riunioni quindicinali.
• Ogni mese Messa insieme agli animatori degli junior, alla sera.
• Ritiro ogni due mesi.
• Tre giorni di Esercizi Spirituali una volta all'anno.
♦ Per i genitori
• Una giornata di ritiro al mese per tutti i genitori dei ragazzi della nostra comunità che vogliono intervenire. Ormai si è costituito un gruppetto che porta avanti un proprio discorso.
Al pomeriggio di questa giornata il gruppo si incontra con gli animatori per verificare le linee della comunità.
I SOTTOGRUPPI DI INTERESSE
Lo Studio-Spera
Nel 1971 cinque giovani, particolarmente versati per questo tipo di lavoro, si sono offerti per venire incontro alle esigenze cartellonistiche, di pubblicità e di divulgazione del gruppo.
Il fatto che sino ad allora ogni sottogruppo dovesse provvedere da sé per questa necessità richiedeva un aumento dei mezzi a disposizione e faceva trasparire l'esiguo numero di persone adatte per questo tipo di impegno. Così nacque lo Studio-Spera a servizio di tutta la comunità.
A esso si rivolgono tutti i gruppi di interesse per avere una consulenza che va dalla preparazione dei volantini e ciclostilati alla messa a punto di bacheche, cartelloni e pubblicità varia.
Si tratta di un lavoro strettamente tecnico. Non è che i cinque giovani dello Studio-Spera cerchino anche di suggerire contenuti e idee ai sottogruppi o alla comunità in generale. I contenuti dei volantini o gli slogans della comunità sono frutto di studio, riflessione, esperienza dei componenti i gruppi e la comunità. Lo Studio-Spera si occupa solamente del modo con cui comunicare questi contenuti nell'ambito dell'iniziativa che viene proposta.
Lo Studio funziona solo per la nostra comunità. È a servizio della comunità più grande che è la parrocchia e quanti a noi si rivolgono.
Inoltre riteniamo che quanto lo Studio fa sia davvero un servizio perché il semplice lavoro di traduzione visiva delle idee che costituiscono l'aria che la comunità respira, aiuta questi contenuti a circolare, a non rimanere scoperta di pochi, impegna le persone a prendere posizione davanti a certe proposte.
Giornalino
Ben dodici persone attualmente suonano «II Campanaccio», giornale del nostro gruppo, giunto al suo terzo anno di stampa.
All'inizio era il diario del nostro gruppo. Ci scrivevamo sopra i nostri segreti più belli, le scoperte che facevamo, le iniziative e la vita dei gruppi... Un anno fa l'obiettivo principale del giornale è mutato. Abbiamo cercato di utilizzarlo per mandare in onda le nostre idee e le sensibilità che nel frattempo erano maturate. Avevamo scoperto gli altri, il quartiere, la zona in cui viviamo con tutti i problemi sociali e politici connessi. Ci sentivamo chiamati ad impegnarci in questi campi e naturalmente non potevamo tenere in cantina queste nostre idee e scoperte! Lo scopo quindi è stato quello di portare a conoscenza dei genitori dei ragazzi che frequentavano il nostro gruppo le prospettive della comunità, quella tensione sociale che stavamo vivendo. Si trattava di sensibilizzarli ai problemi in cui, anche senza accorgersi, tutti eravamo immersi.
Ora c'è un altro suono che contraddistingue «Il Campanaccio». È la voce del gruppo, l'autentico pensiero in cui tutti ci ritroviamo. E lo usiamo proprio come nostra bandiera, come punto della situazione che viviamo, dei problemi che come giovani affrontiamo.
È il giornale della nostra comunità che però è fatto per essere proposto fuori dalla nostra comunità. In ogni ambiente ove vi siamo noi deve poter vivere anche la nostra idea, il nostro giornale.
Per questo abbiamo cominciato a portarlo con noi nelle nostre scuole, nei licei, negli istituti tecnici... L'abbiamo distribuito ai nostri compagni di scuola, li abbiamo invitati a leggerlo. Per mezzo de «Il Campanaccio» stiamo cercando di far circolare quelle idee e ideali per cui ci impegnano, e di aprire un dialogo che sia comunicazione di valori, discussione di contenuti, pagina aperta per un sereno e approfondito confronto.
Ad elevare il tono de «Il Campanaccio» ha contribuito anche l'inserto che ogni numero porta all'interno. Sono una dozzina di pagine redatte dal gruppo famiglie della nostra comunità che trattano problemi quali l'aborto, la regolazione delle nascite, dialoghi su problemi di indole familiare e sociale...
È un contributo a fermarsi un momento su problemi che oggi fanno cassetta per invitare a una riflessione in comune.
Servizio al Cottolengo
I componenti di questo gruppo (una ventina), si impegnano per un servizio settimanale agli ammalati ricoverati al Cottolengo e cercando di stabilire un contatto umano, di amicizia.
Lo scorso anno si era partiti in quarta per questa iniziativa.
Però a lungo andare sono sorte difficoltà che hanno favorito alcune défaillances. Il fatto che si andasse due o tre per reparto e la diversità degli orari facevano sì che mancasse tra di noi il momento della conoscenza e della riflessione in comune su quanto facevamo.
Il servizio pertanto, «fuori «del gruppo, ci isolava in maniera troppo accentuata mentre noi avevamo ancora bisogno di trovarci insieme per vivere alcuni momenti di approfondimento delle motivazioni e di sostegno di questa attività continua.
Ricchi di questa esperienza, quest'anno le cose vanno molto meglio così come le abbiamo impostate nei due momenti di riflessione e vita di gruppo e di servizio.
Elaborazione dati
Una dozzina di persone si occupa delle inchieste promosse dal gruppo in generale o dai singoli gruppi in base agli interessi che emergono. Si cerca di sondare in questo modo l'ambiente in cui siamo, la problematica che stiamo vivendo come giovani, le idee che circolano...
Lo scorso anno siamo stati impegnati da una ricerca con questionario sulla religiosità degli adolescenti.
Quest'anno abbiamo portato avanti un'inchiesta sulla scuola in collaborazione col gruppo del giornalino.
Lo spunto ce l'ha dato la TV che è venuta a intervistare, in una scuola in cui vi sono alcuni di noi, dei giovani per dibattiti della serie «scuola aperta». Abbiamo fatto anzitutto un'analisi di questo incontro con la TV e poi un'analisi più generale sull'andamento della scuola, concludendo il tutto con una serie di interviste dirette a nostri compagni di liceo o di istituto.
In questo ultimo periodo abbiamo cominciato un'inchiesta sui gruppi giovanili delle altre parrocchie attraverso interviste.
Proprio per essere aiutati a riflettere maggiormente sulle problematiche che viviamo come giovani, quest'anno ci siamo abbonati ad alcune riviste da diffondere tra noi e che abbiamo creduto significative per il servizio che stiamo facendo: Catechesi, Idoc, II Regno, Note di Pastorale Giovanile, Rocca.
Vecchi ammalati
Questo gruppo è formato da venti giovani che si prestano per fare visite a vecchi ammalati della parrocchia per un incontro umano più valido. Cosi si viene a conoscenza di molte esigenze e necessità a cui si cerca di far fronte (essere un po' di conforto, pulire la casa, spostare i mobili, richieste di documenti, ecc.).
Il nostro è un servizio settimanale. Chi lavora va al sabato pomeriggio; chi invece è più libero si organizza come meglio crede la settimana.
L'importante è mantenere sempre gli impegni presi, per non far nascere delle attese che poi, se non soddisfatte, potrebbero creare disagi e scompensi gravi. Col tempo si è passati da una visita semplice ad un incontro amico, a un vero contatto di amicizia. Notiamo come per queste persone la nostra visita e il nostro interesse diventano sempre più ossigeno per la loro vita. La vecchietta che racconta quello che le è successo, le sue impressioni sulla settimana trascorsa, la situazione della sua famiglia, ci rende partecipi di quanto di più intimo le rimane e comincia a considerarci di casa. Se talvolta siamo impossibilitati ad andare, si preoccupano, chiedono notizie... Ormai facciamo un po' parte della loro vita.
Naturalmente alla base di questo impegno c'è la riflessione fatta insieme, nel gruppo. Nelle riunioni del sabato ci rendiamo conto della situazione, dei possibili nuovi servizi che possiamo fare, dei casi particolarmente difficili, di nuove possibilità per venire maggiormente incontro a queste persone. Qui, in un attento esame e messa in comune della nostra esperienza, c'è il motore di tutto quanto facciamo.
Servizio di animazione alle sordomute del Prinotti
Quest'anno si è presentata alle nostre ragazze un'occasione di impegnarsi fuori casa per un servizio di animazione di ragazze sordomute.
L'istituto per sordomute «Prinotti», tenuto da suore, raccoglie ragazze di varie età. Ogni mese le suore organizzano per le ex-allieve una giornata di ritiro per la quale confluiscono a Torino, dai loro paesi di provenienza, buona parte delle ragazze che un tempo sono state ospiti di questo istituto.
La nostra comunità, interessata dell'iniziativa, ha pensato di iniziare con queste ragazze ex-allieve un servizio di animazione.
Quattro animatrici del nostro gruppo, pertanto, si sono prese l'impegno di curare la giornata di raduno delle ragazze.
Vanno all'Istituto una volta al mese e cercano di creare con queste ragazze un clima di amicizia e di reciproca fiducia. Questa è la base per poter discutere insieme i propri problemi, confrontare le esperienze e cominciare così l'animazione di queste ragazze sordomute. L'obiettivo è quello di cercare di formare animatrici sordomute per le sordomute stesse.
Le difficoltà non mancano e non sono assolutamente quelle di comunicazione. Basta parlare adagio e scandire bene le parole. Invece più problematiche sono le situazioni che queste ragazze, proprio per la loro particolare condizione, sono costrette a vivere o hanno sperimentato. Si tratta di frustrazioni accumulate in anni vissuti con un disumanizzante senso di inferiorità quasi sempre sfruttato da persone che si spacciavano per «amici».
Attualmente, stiamo organizzando per queste ragazze alcuni giorni di soggiorno in montagna per far vivere loro un'esperienza di gruppo.
Comitato di quartiere
All'inizio, l'attuale gruppo che si impegna nel comitato di quartiere, cercava un terreno di incontro e di collaborazione con i giovani comunisti che rappresentano una delle forze più vive della zona. Alcuni di noi si incontravano settimanalmente con i componenti della locale sezione del PCI, a titolo personale, per cercare di risolvere i problemi più urgenti nel settore della casa, della scuola e del verde.
A questo punto si era ancora in una fase di tipo spontaneistico in cui i problemi più importanti non potevano essere avviati a soluzione in maniera soddisfacente perché noi eravamo impreparati e disorganizzati. Era il periodo dei paroloni grossi.
In seguito c'è stato il ripensamento e sia noi che il PCI abbiamo deciso di organizzarci meglio.
Noi, in particolare, abbiamo sentito la necessità di prepararci.
Nei contatti avuti con i comunisti avevamo constatato un grave handicap nei loro confronti. E l'unico modo per cancellare questo handicap consisteva nel tirarci su le maniche e acquisire conoscenze sulla zona e sul modo di risolvere determinati problemi. Abbiamo fatto uno studio del piano regolatore della zona, delle leggi del piano; si è indagato sul numero di classi mancanti, sulle case malsane, sulla necessità di asili e di servizi...
Mentre all'interno ci preoccupavamo di prepararci, all'esterno portavamo avanti contatti con i giovani comunisti a livello ideologico ed organizzativo. Si è parlato del problema della strumentalizzazione, del che cosa fare nel comitato di quartiere per la cui costruzione stavamo lavorando, e poi l'idea di contattare gli altri partiti, i sindacati, le parrocchie, le forze disponibili nella zona... per fare un discorso unitario e sollecitare uno sforzo comune in vista di un comitato veramente rappresentativo della popolazione del quartiere.
Il discorso più difficile è stato il trovare l'accordo su alcuni contenuti da presentare alla popolazione. A questo punto abbiamo accettato la diversità di idee e ci siamo trovati d'accordo su quel terreno comune rappresentato dalle esigenze di un quartiere che non è né esclusivamente del PCI o dei giovani cattolici o di altri gruppi particolari. I problemi concreti ci hanno unito, quegli stessi per la cui soluzione avrebbero beneficiato i 65.000 che fanno parte della nostra zona: mancanza di aree verdi, di aule, ambulatori, presenza di case non igieniche...
Dopo un anno e mezzo di preparazione si è indetta un'assemblea di tutta la popolazione, il 17 marzo, a cui hanno partecipato 400 persone.
Da questa assemblea, che è stata praticamente l'atto ufficiale della costituzione del comitato di quartiere, sono nate varie sottocommissioni che si interessano dei problemi specifici del quartiere: casa, scuola, verde e sanità. I risultati che sono stati conseguiti sono esclusivamente da attribuire alla costanza con cui è stato portato avanti il discorso di studio dei problemi della zona e delle possibilità di soluzione.
Solo chi ha avuto questa costanza e questa profondità di accostamento ai problemi sta ora continuando il lavoro nelle commissioni e sta portando avanti il comitato di quartiere.
Attualmente le grosse forze che si impegnano sono: i comunisti, la nostra comunità che partecipa al comitato con 20/30 elementi, parte del nostro gruppo giovanile e parte del gruppo-famiglie, le parrocchie della Pace e Domenico Savio e qualche socialista.
La DC e altri partiti sono scomparsi.
Non è un impegno lieve. Però ci pare la maniera migliore per rendere un servizio alle nostre famiglie e alla zona in cui viviamo. È un modo molto concreto per dimostrare la nostra fede.
A chi della nostra comunità vuole impegnarsi per la soluzione dei problemi che riguardano da vicino questa zona in cui viviamo, viene offerto come sbocco il comitato di quartiere. Ci pare infatti più importante l'impegno nella realtà locale, nel quartiere locale, nella chiesa locale, piuttosto che la partecipazione a gruppi della sinistra extra-parlamentare.
Fotografia
È composto da 9 giovani. Si interessa di fotografare i momenti e gli avvenimenti più importanti della vita del gruppo, di preparare il materiale fotografico per i recital e per la documentazione sulle situazioni sociali della zona. Stampa e sviluppo fotografie.
Inoltre prepara diapositive per i ritiri e per la catechesi dei bambini.
Si è anche deciso di fare una foto al mese da mettere nella bacheca in chiesa per lanciare idee nuove, sensibilizzare la gente.
Musica
Dei dieci elementi che formano questo gruppo solamente la metà sono coscienti di vivere un servizio alla comunità. Gli altri non hanno ancora compreso le motivazioni profonde del vivere in gruppo e del servizio e vengono allettati dalla prospettiva di poter suonare.
Il nostro gruppo, all'inizio, ha composto musica e parole di due recital che la nostra comunità ha presentato.
In seguito all'interno del gruppo c'è stata una evoluzione. I più «vecchi», quelli che già da tempo facevano questo servizio, hanno preferito mettersi un po' da parte per offrire spazio ai più giovani, in modo che anch'essi cominciassero a prendersi delle responsabilità in questo servizio.
Inoltre si cerca di portare avanti tra tutti il discorso dell'amicizia e delle motivazioni che ci spingono a formare gruppo tra di noi e in aiuto alla comunità.
Catechesi
Questo gruppo, composto da 24 giovani, è nato principalmente per le esigenze della parrocchia. Ogni anno circa 150-200 bambini fanno la prima comunione: davanti a questa constatazione alcune persone sensibili al problema di aiutare questi ragazzi hanno pensato di incaricarsi di questa preparazione. L'impegno poi è stato proposto a tutto il gruppo.
Si trattava di trovare dei contenuti e un metodo adatto per l'età.
Ci siamo forniti di una guida per catechisti e basandoci sul consiglio e l'aiuto di un esperto si è iniziato questo servizio.
Il grosso pericolo subito emerso è che ognuno di noi, a contatto con questi ragazzini, facesse la propria lezioncina-exploit, fine a se stessa, e tutto terminasse lì. C'era il rischio dell'individualismo, del lavorare per il facile successo senza la pretesa di approfondire o di portare davvero dei contenuti adeguati. Ci siamo quindi preoccupati di fare insieme una preparazione a questa opera di catechesi dei ragazzi. Studiamo insieme testi di psicologia, di Sacra Scrittura; raccogliamo materiale riguardante esperienze di catechesi; siamo alla ricerca di tutti i catechismi che circolano in Italia; abbiamo discusso il Documento di Base...
Tutta questa preparazione sarà il punto di partenza per il progetto di realizzare un catechismo nostro, con un metodo che tenga presenti la reale situazione dei ragazzi a cui ci rivolgiamo e le caratteristiche dei catechisti.
Liturgia
Una ventina di noi cerca di realizzare una liturgia più nuova, fatta di segni che esprimono il nostro modo di manifestare e la maniera con cui viviamo la nostra fede.
A questo proposito stiamo studiando «I giovani rinnovano la liturgia» (LDC) e portiamo avanti uno studio sui sacramenti e in particolare sulla messa e sulla confessione.
Concretamente cerchiamo di rendere più viva la partecipazione alla Messa del gruppo, alle ore 11 della domenica, e di curare quella delle 18 del venerdì a cui tutti i componenti il gruppo sono invitati a partecipare. Oltre alla Messa cerchiamo di curare i vari momenti di preghiera del nostro gruppo e le celebrazioni penitenziali che vengono fatte nei momenti forti dell'anno liturgico. Al sabato sera inoltre ci si riunisce insieme al parroco per preparare l'omelia della domenica e per discutere come far entrare nella Messa le situazioni locali che in quella settimana abbiamo vissuto. Così mediante cartelloni, commenti che legano le letture ai fatti della settimana, ecc., si cerca di rendere concreta, impastata di quotidiano, quella Messa che deve essere offerta a Dio di quanto stiamo vivendo come comunità e ricarica in lui per intraprendere con maggior forza la ricerca delle soluzioni.
La liturgia che viviamo noi come gruppo, serve come esperimento per un possibile allargamento di quanto facciamo all'intera comunità parrocchiale. Così la liturgia penitenziale prima viene vissuta tra di noi e poi eventualmente allargata al gruppo famiglie. Se la cosa si rivela positiva, con gli opportuni adeguamenti, verrà proposta a tutta la comunità parrocchiale. E così per tutte le altre iniziative. È anche questo un modo per fare servizio.
Mozambico
Quindici persone appartengono a questo gruppo, nato da un incontro occasionale. Una suora che opera nel Mozambico è venuta a trovare la nostra comunità e ci ha chiesto se potevamo aiutarla inviando soldi e indumenti. Analoga richiesta abbiamo avuto da una ragazza che lavora in Kenia. Ci siamo impegnati a mantenere contatti e ad aiutarle nel limite delle nostre possibilità. Si è costituito il gruppo che ora lavora raccogliendo medicine, indumenti, danaro...
Inoltre si impegna in piccoli lavoretti il cui ricavato va a vantaggio dell'opera di queste missionarie.
Naturalmente anche questo gruppo ha una sua vita interna ben definita: incontri, revisioni di vita, riflessioni sulle motivazioni, in modo da chiarire in questo servizio l'importanza della vita di gruppo e dell'impegno per gli altri.
Gruppo famiglie
Fa parte della nostra comunità anche un gruppo di giovani famiglie che ha tre anni di vita.
Alcuni amici che già si ritrovavano in Parrocchia, hanno cominciato a riunirsi anche dopo sposati, con le rispettive famiglie.
li secondo anno non solo si è continuato il gruppo ma si è cominciato a fare qualche servizio per la parrocchia o la zona. Si sono infatti formati tre gruppi: catechesi del battesimo, corsi per fidanzati e impegno nel comitato di quartiere. Con queste caratteristiche il gruppo si è allargato.
Ora costituisce uno sbocco concreto per i giovani della comunità.
Qui c'è la possibilità di continuare quell'esperienza e quell'impegno che si vive nei vari gruppi di interesse in modo da vedere prolungato quell'ideale di vita in cui si crede e per cui ci si impegna.
Anche questo gruppo-famiglie ha i suoi momenti forti proprio come gruppo: le riunioni quindicinali, la messa mensile insieme agli animatori del gruppo dei giovani, un ritiro ogni due mesi, tre giorni di esercizi spirituali all'anno... Ancora una volta in questa vita all'interno del gruppo c'è il segreto dell'impegno di famiglia aperta che i giovani coniugi si sono presi.
PER UN SERVIZIO QUALIFICATO
Dopo i primi passi del nostro gruppo i giovani più sensibili hanno compreso la necessità di affiancare la buona volontà con una preparazione tecnica adeguata all'impegno che ci si voleva assumere. Abbiamo compreso che il buon senso non bastava più. Era necessario seguire la tendenza della società che in tutti i campi cerca di qualificare il più possibile gli interventi.
Anche noi, nei nostri impegni, non potevamo tener conto di questa esigenza?
Naturalmente, proprio per la vastità dei campi in cui siamo operanti, è necessario diversificare le qualifiche. Per cui chi pensa all'animazione liturgica deve farsi una preparazione in questo settore, così come chi offre alla parrocchia il servizio di catechesi deve essere preparato sui contenuti, metodi e tecniche da impiegare.
E questo vale anche per il discorso sulla dinamica di gruppo e la revisione di vita che sarà ripreso più avanti e che concerne gli animatori. Al di là dei campi specifici di preparazione è evidente la mentalità di voler qualificare qualsiasi impegno si voglia intraprendere a servizio della comunità, proprio perché diversamente il servizio non sarebbe più tale. Riferiamo una serie di testi che servono ai vari gruppi:
Arias, II Dio in cui non credo, Cittadella.
Bissoli, Guida alla lettura della Bibbia, LDC.
Camminare insieme, LDC.
Catechismo Olandese, LDC.
Collana mondo e fede, LDC.
Gevaert, Antropologia e catechesi, LDC.
Gonzales-Ruiz, Credere è impegnarsi, Cittadella.
Gonzales-Ruiz, L'uomo nuovo, Cittadella.
II rinnovamento della Catechesi, Ed. Pastorali Italiane.
Jacquin, I ragazzi sono così, La Scuola, Brescia.
Pastorale e dinamica di gruppo, LDC.
Paoli, Un incontro difficile, Gribaudi.
Paoli, Dialogo della liberazione, Morcelliana.
Pregare e agire, LDC.
Von Gagen, Comunità matrimoniale, Borla.
Zenetti, I giovani rinnovano la liturgia, LDC.
Sono state inoltre usate le dispense del Biennio di Pastorale Catechistica promosso dal Centro Catechistico Salesiano di Torino-Leumann.
La qualifica del servizio non riguarda solamente lo studio di testi specializzati. C'è un raccordo con la realtà e un'analisi di questa, che è richiesta da molti gruppi per comprendere meglio la zona in cui vivono e in cui sono chiamati ad operare e per la quale taluni anche si impegnano per un servizio specifico.
Ecco pertanto la funzione di servizio del gruppo «elaborazione dati», che offre ai sottogruppi che lo richiedono lo studio sui campi che li interessano maggiormente: scuola, religiosità, ecc. In questo ambito pure rientra l'opera di studio del quartiere che i giovani che si impegnano nel relativo comitato da tempo stanno portando avanti.
CONTENUTI, VALORI E MOTIVI DOMINANTI DELLA COMUNITÀ
IDEE CENTRALI E RICORRENTI
Tre sono le idee fondamentali su cui si basa la nostra esperienza:
• L'amicizia cristiana. Far fare una vera esperienza di amicizia per poter essere disponibili all'incontro con Cristo che chiama tutti gli uomini ad essere amici con Lui e fra di loro. Fonte di questa amicizia è la fede la quale, se è valida, deve realizzarsi nell'amore concreto per gli altri.
• Il gruppo come esperienza di comunità. La comunità fatta di partecipazione (ogni componente del gruppo deve scegliersi un lavoro, altrimenti non partecipa attivamente alla vita del gruppo) e alla responsabilità (l'assemblea come momento decisionale comune). Unità quindi nella pluralità di interessi ed espressioni.
• L'Eucaristia come momento importante di incontro con i fratelli per un confronto con la parola di Dio (Gesù vivo, presente in mezzo a noi) e per rifornimento di grazia necessaria all'attuazione nella vita del suo messaggio di salvezza.
OBIETTIVI MOTIVANTI
Sono fondamentalmente due:
• Il nostro incontro con la persona (non l'idea) di Cristo, così come si presenta nel Vangelo. Questo incontro, reso gradualmente più profondo, motiva tutto l'atteggiamento interiore e l'attività esteriore nei confronti degli altri.
I mezzi per realizzare questo incontro sono:
– l'Eucaristia ogni domenica
– la preghiera comune come confronto col Vangelo
– liturgia penitenziale
– la catechesi specialmente nei ritiri
– la revisione di vita
– la preparazione degli incontri di zona fatta secondo questo schema: continuità, superamento, rottura.
• Incontro da vivere nelle concrete e varie situazioni sfidanti: scuola, lavoro, famiglia, gruppo, vita interna, quartiere, rapporti con gli altri gruppi di idee diverse, incontri occasionali con persone, ecc.
SLOGANS PREFERITI E LORO SIGNIFICATO
Sono molti. Li elenchiamo in ordine di interiorizzazione:
– Vivere al massimo, motivare al massimo.
– Trafficare i talenti.
Questi due slogans sono nati da una riflessione sulla parabola dei talenti.
– Dov'è tuo fratello? Questa è la domanda cui bisogna rispondere per poter affermare di credere in Cristo.
– Ogni uomo è mio fratello.
– Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me - Credere è compro. mettersi – Scegliere Cristo – Venne in casa sua e i suoi non l'accolsero -li salto della fede non è un salto di evasione o di fuga ma è invece un atterrare sulle grandi piste che reggono la storia dell'uomo - La fede è una realtà divina che si acquista con una moneta divina - Preghiera, sacramenti, grazia - Fare la Comunione è «imbarcarsi» di Cristo» Chi pone mano all'aratro e si volta indietro non è degno dl me - Prendi la tua croce e seguimi - Vivere nella gioia di essere amati da lui.
Questo gruppo di slogans riguarda il problema della fede, l'impegno per attuarla e i mezzi di Cristo (sacramenti e preghiera).
– Amare non è guardarsi negli occhi ma guardare insieme nella stessa direzione - Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi - L'amore è da Dio e chi ama è nato da Dio - Da questo riconosceranno che siete miei amici se vi amerete gli uni gli altri.
Queste frasi indicano la direzione del problema dell'amicizia, dei rapporti tra ragazzo e ragazza e dell'amore per il prossimo.
– L'uomo che non soffre non vive (comprendere che ogni scelta vera matura nella sofferenza).
– La libertà è voler essere liberi. È valido per far comprendere agli adolescenti che per essere liberi bisogna lottare contro ogni sentimentalismo e spontaneismo.
– Spogliatevi dell'uomo vecchio (ripropone il discorso sulla novità di vita che Cristo è venuto a portare).
– Il cristiano è uno che ha un amico e lo fa conoscere a tutti.
– Mai eucaristia senza politica e mai politica senza eucaristia.
– Amarsi è una festa.
– Se vuoi la pace opera la giustizia.
Naturalmente il nostro punto di riferimento fondamentale rimane sempre il Vangelo.
LA FUNZIONE DEL «RIPENSAMENTO» NELLA NOSTRA COMUNITÀ
Ciò che caratterizza la descrizione delle attività dei sottogruppi di interesse è il flusso continuo del servizio e del ripensamento.
C'è una costante che abbiamo scoperto con la nostra esperienza: ad un servizio molto fuori del gruppo, che non favorisce l'incontro tra i membri stessi della comunità, è necessario sopperire con alcuni momenti forti in cui tutti si ritrovino. Questo è essenziale per la riuscita del servizio stesso.
Alla base quindi della nostra molteplice e pluralistica attività ci sono momenti forti di vita di gruppo, riflessioni profonde, messa in discussione dei progetti e delle prospettive.
Le giornate di ritiro focalizzano questi momenti di pausa e ripensamento in vista di ripartire con più coraggio ed energia, con le idee rese più chiare per tutti perché conquistate, fatte proprie, confrontate con tutta la comunità.
La storia del nostro gruppo è storia di questi momenti forti.
Riportiamo le conclusioni a cui siamo giunti, in uno di questi ritiri, fatto prima dell'estate. Riguarda il gruppo senior che doveva verificare le proprie scelte ed aggiornarle alla sensibilità accresciuta e stimolata dalle situazioni sociali che viveva nei propri impegni.
Questo programma è un esempio di come affrontiamo i problemi che ci toccano da vicino, di come cerchiamo di chiarire quanto facciamo. Davanti a questi punti in cui tutti ci ritroviamo, ognuno di noi è chiamato ad operare una coerente attuazione di quello in cui anche lui si riconosce per realizzare gli ideali in cui crediamo.
Dal ritiro dell'11 Maggio sono emerse le seguenti scelte:
♦ Comunità di fede
Una comunità, perché sia tale, deve prima di tutto operare uno sforzo di conoscenza di ogni individuo nei confronti degli altri, una conoscenza che non è strumentalizzazione delle persone, ma accoglienza.
Essere responsabili è
– aiutarsi nello studio;
– cercare di non trovarci sempre tra noi, ma andare anche verso i più giovani;
– sentirsi ognuno responsabili dell'andamento della comunità sia nelle piccole cose che negli impegni più grandi; cioè non rinviare agli altri quello che possiamo fare noi e questo per andare avanti insieme;
– rivitalizzare la preghiera del mattino, e la messa delle 18.
Non si può essere comunità di fede se non c'è comunità di rapporti umani.
C'è anche un discorso di motivazioni: fare un atto di fede come ricevere un sacramento o pregare senza avere interiorizzato le motivazioni, sono gesti vuoti.
La fede è dono di Dio, ma esige anche una ricerca personale quindi: «dobbiamo approfondire la nostra conoscenza della parola di Dio».
Per accettare questa proposta di vita dobbiamo impegnarci a crescere nella fede con molta umiltà, usando bene i mezzi divini, i sacramenti, la parola di Dio, le preghiere, l'Eucaristia, «Mai eucaristia senza politica e mai politica senza eucaristia».
♦ Comunità di preghiera
Lotta senza quartiere al discorso del fariseo, una lotta contro i gesti di preghiera falsi e contro l'abitudinarietà alla preghiera.
Quindi inventare il «mio» modo autentico di pregare.
Dovremmo essere molto aperti alle persone non credenti, perché è proprio confrontandoci con loro che riusciamo a vedere a che punto è la nostra fede. Il nostro rischio più grande è quello di essere sterili, di ripetere frasi già sentite senza averle interiorizzate (cioè la convinzione di essere giusti).
Si è umili anche quando si pensa che dobbiamo ancora imparare tante cose dagli altri, da qualunque altra persona.
♦ Comunità di servizio
Il servizio è un atteggiamento,
quindi
non bisogna servire solamente quando ci si trova in gruppo.
Dobbiamo far passare il nostro servizio da qualche atto di servizio all'atteggiamento di servizio.
Lo stesso servizio deve continuare in famiglia, nei rapporti con gli altri e tutto questo ricordandoci che siamo «servi inutili».
Quindi non siamo noi che facciamo qualcosa agli altri, ma sono gli altri che ci regalano qualcosa.
Un'altra cosa importante è la reattività, l'inventiva.
Dobbiamo riuscire ad essere sempre nuovi nelle situazioni, cioè adeguarci agli altri in maniera diversa ed a inventare il nostro modo di vivere nelle situazioni. II fine è sempre lo stesso, però dobbiamo stare attenti a motivare le cose che facciamo e a non andare incontro alle cose sempre con Io stesso atteggiamento. In fondo la nostra comunità di fede, di preghiera, e di servizio, cresce se crescono due dimensioni:
a) la dimensione dell'accoglienza,
b) la dimensione della creatività.
La struttura di un gruppo non si può cambiare, sono gli uomini che agiscono internamente che devono cambiare.
Ogni momento di vita è un momento da inventare per essere veramente» giovani».
IL GRUPPO DEGLI ANIMATORI
LA FUNZIONE E I RAPPORTI DEGLI ANIMATORI
Tutta l'esperienza della nostra comunità fa perno su alcune persone che mettono a disposizione degli altri la loro giovinezza: gli animatori. Gli animatori sono persone più adulte. Dire adulte non vuol dire paternalismo o sdolcinatura o superiorità. Vuol dire anzitutto servizio. L'animatore è colui che cerca di portare contenuti, esperienze, consigli, come personale contributo alla ricerca che il gruppo sta vivendo. Il metodo di intervento è quello del dialogo, del mettersi sullo stesso piano, del condividere...
Per tale impegno sono necessari giovani preparati, persone che accettino le responsabilità che loro derivano dall'essere cristiani, che siano disponibili per un'esperienza di comunità, che sappiano accettare gli adolescenti con cui devono spartire fatiche e speranze.
Non nasce a caso un animatore. Un giovane, magari in base a esperienze precedenti di lavoro con gruppi di adolescenti, si sente particolarmente portato a questo servizio sacrificato e costante per gli altri... Anche questa è una vocazione.
Molti sono i rapporti degli animatori con le persone della comunità.
♦ Anzitutto c'è il rapporto con il sacerdote.
un legame che va al di là della semplice amicizia. Si ricercano nel prete alcuni valori che sono alla base del proprio impegno: la massima disponibilità, l'amicizia basata sul valore della persona e non sul posto che occupa, la sincerità e parità interiore, la disponibilità agli altri. Il prete è un amico diverso dagli altri, forse perché è un autentico sbocco verso Dio.
♦ Assai significativo per la vita della comunità è il rapporto animatori-leaders.
Vivendo a contatto con i ragazzi, gli animatori hanno l'opportunità di conoscerli a fondo, di entrare nelle pieghe del loro temperamento, di conoscere i più influenti all'interno del gruppo...
A questi ragazzi si cerca di fare un discorso di maggior impegno, di una maggior disponibilità verso gli altri. Si cerca di renderli responsabili del gruppo in cui hanno già, in modo naturale, una posizione di primo piano... Non deve servire a creare il piedistallo! Ma fare prendere coscienza della necessità di mettere le proprie doti a vantaggio di altri, di contribuire a creare un clima di parità, di crescita da parte di tutti, ognuno secondo le sue caratteristiche.
♦ Ma il punto nevralgico della vita di ogni animatore, e quindi, in conseguenza, di questa esperienza di giovani, è il gruppo stesso degli animatori. Qui ogni giovane che si impegna per gli altri trova quella ricarica e quello spazio in cui situa la sua personale esperienza.
necessario quindi approfondire la dinamica e la vita di questo gruppo. Troveremo la spiegazione di tutta l'attività e dei valori che circolano nella comunità.
TAPPE DI MATURAZIONE DELL'IMPEGNO
Come tutte le cose, l'animazione non sembrava, all'inizio, per i giovani stessi che la vivevano, una funzione molto importante.
Tutto subito forse non era stato preso sul serio, ma un po' come passatempo. Poi invece sono cominciate a crescere le responsabilità.
Sentire che quando parlavo la domenica mattina non dovevo dire qualcosa che avevo sentito dire, ma qualcosa che sentivo dentro io... tutto ciò mi faceva nascere una responsabilità verso i ragazzi. Sarebbe stato molto più comodo agire fuori dall'ambiente in maniera libera, fare quello che volevo, e poi dentro parlare di tante belle cose...
Per me all'inizio è stato un discorso di responsabilità.
Poi piano piano ho concretizzato qualche altro valore: la fede, l'amore... Ho cercato di comunicare quel poco che riuscivo a chiarire a me stesso.
A mano a mano che quest'impegno con i ragazzi continuava, ogni animatore sentiva di aver la possibilità di giocare un ruolo importante sia nella propria formazione sia in quella degli altri.
L'essere immersi nella responsabilità portava a dover fare delle scelte. La prima era quella di vivere con coscienza e sensibilità, che col tempo aumentavano, l'impegno assunto di essere animatore.
Sono convinto che quello che ho ricevuto in questi due anni dal gruppo in fondo lo debbo ridare agli altri. Quindi ho accettato di fare l'animatore anche per questo.
La funzione di un animatore è anzitutto quella di portare avanti un'esperienza personale. Così facendo si aiutano i ragazzi a portare avanti la loro. Ma questo non vuoi dire che si debba imporre la propria!
I giovani portano a noi, in gruppo, tanti problemi. Non sono io a doverli risolvere loro. Posso portare la mia esperienza ma questa non deve sostituirsi alla loro.
Sono loro che devono risolvere i problemi.
Bisogna salvare l'individualità, la personalità di ognuno.
Questo impegno faticoso ci dà soddisfazione?
Qualcosa comincia a prendere corpo. Sarà il fatto che si va avanti, oppure che la famiglia aumenta,... o che quelli che si impegnano sprizzano contentezza da tutti i pori...
E questa eredità di base che circola in tutti noi che ci rende fiduciosi sul cammino percorso, e su quanto ancora dobbiamo percorrere...
Raffronto quanto vivo ora con quello che vivevo prima.
L'andare alla ricerca della ragazza, della sala da ballo, del cinema particolare che soddisfacesse tutti... ti portava al termine della giornata della domenica un senso di vuoto e melanconia. Nulla riusciva a riempire quel barile di desiderio di felicità che ti portavi dentro.
Ero senza ideale.
Ora passo magari la giornata qui, a suonare, a dare quattro calci al pallone, a giocare a pallavolo... Però arrivo alla sera contento. Sono più sereno, equilibrato. Ricerco di più la gioia dentro di me che fuori di me.
L'essere animatore non è un'etichetta che mi metto sul petto quando entro all'oratorio! O si riesce a viverla in tutti gli ambienti che «fanno» la nostra giornata oppure non ha senso. Gli impegni che ci prendiamo qui vengono prolungati nelle situazioni che costituiscono il quotidiano. Nella scuola, nel lavoro, nella famiglia.
L'ambiente di lavoro in cui cerco di portare una testimonianza mi aiuta molto nel mio impegno di animazione. Ai giovani infatti posso portare un'esperienza concreta, ove verificare i valori su cui imposto la mia vita.
Se io dico di voler bene solo alle persone che me ne vogliono nel gruppo ma non mi impegno fuori a voler bene ai miei compagni di lavoro... sono in contraddizione.
Quando sono nel gruppo il mio contributo consiste nel portare la mia esperienza, le difficoltà che trovo, che cosa vuol dire voler bene agli altri nella mia situazione di lavoro.
Questo impegna a non essere animatori solamente qui dentro, ma a vivere la vita fuori, per renderla più significativa.
Attualmente l'impegno degli animatori è a due livelli: il primo riguarda l'animazione dei ragazzi; il secondo è il collegamento degli animatori
stessi con gli adulti.
Non sono due impegni staccati ma complementari. L'uno richiede l'altro.
Il nostro impegno di animazione degli adolescenti mira a far fare loro delle scelte autonome e responsabili, in modo che un domani possano contribuire ad un cambio della situazione sociale.
Il collegamento con gli adulti costituisce lo sbocco concreto che proponiamo ai ragazzi per un loro impegno nella società.
Inoltre è per gli animatori stessi uno sbocco per operare a livello delle strutture. E questo, unito all'impegno per la formazione delle persone, rappresenta per i giovani animatori un modo completo per favorire un cambio sociale.
Per nostro conto siamo già abbastanza inseriti nella società, chi nel lavoro e chi nella scuola.
Se noi fossimo animatori solamente di un gruppo avremmo isolato la nostra «vocazione» ad un unico momento della nostra vita. Invece cerchiamo di vivere l'animazione in tutti gli ambienti in cui ci troviamo: nella famiglia, nel lavoro, tra la gente che incontriamo.
Quando finirà la mia carriera di animatore di gruppo continuerà la mia carriera di animatore nella società.
Questo vivere l'animazione in tutti i momenti comporta delle precise posizioni che si devono prendere.
Nascono allora i contrasti sia con la famiglia che con la gente che viene in chiesa, ad esempio, perché noi abbiamo un determinato modello di famiglia e di credente che vogliamo incarnare e a cui non possiamo rinunciare...
E allora combattiamo chi viene a messa alla domenica e poi se ne sta rintanato tra pantofole e televisione a passare comodamente tutta la sua vita in casa incurante degli altri...
A questa persona mettiamo davanti la possibilità di vivere la propria fede con un impegno sociale concreto: il comitato di quartiere ad esempio. Questo modo diverso di concepire vita e fede non ci porta però a rompere i ponti con la gente che non pensa come noi. Abbiamo scelto la strada del dialogo, dell'essere coscienti delle scelte che facciamo ma non del dimostrarci fanatici e del rompere per rompere.
IL MOMENTO DI VERIFICA DELL'ANIMAZIONE: LA RdV
L'impegno personale, per cercare di non andare a vendere parole usate nell'animazione, non ci è sembrato sufficiente. Abbiamo sentito l'esigenza di vivere proprio come gruppo il nostro impegno di animazione. Per questo abbiamo stabilito di avere incontri quindicinali di revisione di vita focalizzati sulla nostra azione verso gli altri. E un momento essenziale per l'economia del gruppo.
Qui ognuno propone le proprie difficoltà, si confronta con le prospettive di soluzione degli altri, amplia idee e conoscenze, viene a contatto con esperienze diverse...
E tutto questo «materiale» umano, nostro, perché vissuto, viene confrontato col Vangelo. Da questo confronto nascono gli impegni personali e di gruppo.
Praticamente la nostra vita di gruppo consiste nella RdV e nell'incontrarci per questioni tecniche, ad esempio per la programmazione dei tempi: quaresima, vacanze, ritiri, ecc. Poi ognuno lavora nel proprio gruppo.
Insieme, noi animatori, stiamo molto poco: più che altro viviamo a contatto con i ragazzi.
Abbiamo alcune giornate nostre solamente poche volte all'anno. Però c'è una unità di fondo, di impostazione e di comune tensione.
La nostra RdV è maturata.
È sempre un momento in cui come gruppo verifichiamo alla luce del Vangelo la nostra esperienza.
Però ora c'è anche mezz'ora di preghiera personale in chiesa.
Mi pare molto utile questo momento perché ci predispone nel senso migliore alla verifica a livello di gruppo. Si tratta dell'individuo che si mette dinanzi al Signore e che cerca di rivedere le proprie posizioni più con lui che davanti alle persone verso cui ha delle responsabilità.
Concepire la RdV in questa maniera mi pare un senso più completo.
Siccome la RdV è per noi essenzialmente un confronto col Vangelo, dopo aver esaminato quello che si è fatto ed esserci confrontati con la parola di Cristo, cerchiamo di concretizzare questo nostro tentativo di verifica, prendendo degli impegni pratici, che dobbiamo calare nella vita di tutti i giorni, nel lavoro.
Qui veramente è il crogiuolo delle tensioni e degli ideali.
LO STUDIO DELLA DINAMICA DI GRUPPO
Gli adolescenti sentono molto viva la vita di gruppo; partecipano attivamente, inventano molte volte loro stessi iniziative e modi di partecipazione diversi da quelli strutturati. Invitano spesso dei loro amici ad intervenire agli incontri, cercano fra i loro coetanei di realizzare la stessa amicizia che li lega in gruppo.
Nelle scelte dell'adolescente la vita di gruppo ha una priorità.
Ci sono leggi specifiche all'interno dei gruppi, nei rapporti interpersonali. Vivendo con i ragazzi ne scoprivamo a poco a poco la complessità e la trama. Ma quanto si può avvertire immediatamente non sempre si riesce a comprendere e a spiegare.
Per questo abbiamo sentito l'esigenza di affrontare uno studio che ci illuminasse a livello teorico su questi problemi.
Così è nato lo studio da parte di noi animatori della dinamica di gruppo. Abbiamo scelto alcuni testi sul «mercato» e abbiamo cominciato a «studiare». Ma non uno studio limitato alla teoria. Quanto leggevamo e apprendevamo era confrontato con la realtà in cui eravamo immersi.
Ancor oggi continuiamo su questa strada. Stiamo vivendo un tentativo di applicazione della dinamica di gruppo alla pastorale giovanile.
Molte volte in un gruppo si vedono cose e percepiscono situazioni solo istintivamente. Se dietro questo avvertire immediato c'è uno studio di tutta la dinamica dei rapporti che un gruppo comporta si comprende molto più a fondo la vita del gruppo stesso e il ruolo che ogni singolo componente vi svolge.
Prima di studiare il fenomeno in maniera organica, percepivo istintivamente che in un gruppo vi fossero dei leaders, ma il fatto di riflettere su questo punto a livello teorico mi ha portato a chiarirmi alcune situazioni che di fatto già avevo vissuto o che stavo vivendo.
Faccio un esempio per quanto riguarda il dialogo nel gruppo.
In genere il dialogo tendeva a essere impostato in maniera gerarchica: prima l'animatore, poi il leader, poi gli altri... scalarmente. E questo perché le cose avvenivano così, spontaneamente. Con la dinamica di gruppo si apprende che il dialogo deve essere a cerchio, tutti insieme. Mi pare un modo più valido di procedere, un modo più utile per favorire delle scelte personali, la discussione di interessi effettivi, la comunicazione delle esperienze, la maggior partecipazione...
Studiare la tecnica della dinamica di gruppo ci è servito per evitare alcuni errori madornali, ad intravedere meglio la posizione dell'adolescente, a metterlo davvero al centro del gruppo, a fargli un maggior servizio...
SERVIZIO DI ANIMAZIONE FUORI DEL GRUPPO
Il gruppo animatori della nostra comunità è disponibile per aiutare altri gruppi e giovani a incamminarsi sulla strada dell'animazione, mediante corsi di dinamica di gruppo, comunicazione delle esperienze, nozioni tecniche sulla revisione di vita...
Questo servizio ci è già stato richiesto da qualche gruppo giovanile. Alcuni animatori lo scorso anno erano impegnati con giovani del CVS (Centro volontari della sofferenza) con cui sono state preparate giornate di ritiro per adolescenti ammalati e con cui si sono portati avanti discorsi e verifiche di esperienze sulla animazione giovanile.
Adesso che i giovani del CVS possono agire indipendentemente dai nostri animatori, il loro servizio è cessato.
Continua con altri gruppi e quanti lo richiedono. Attualmente siamo in contatto con giovani dell'azione cattolica di Bolzano.
In questa linea, inoltre, si situa l'animazione alle ex-allieve dell'Istituto per sordomute «Prinotti».
Non è che ci mettiamo su un gradino più alto degli altri. Pensiamo di dover essere disponibili per quanto l'esperienza ci ha resi preparati in un determinato settore, per indicare, anche a chi incomincia ora, la strada faticosa che abbiamo percorso fin qui dal tempo in cui la nostra, comunità ha emesso i primi vagiti.

