Quaresima, tempo di conversione e di liberazione



    (NPG 1972-03-76)

    Alla coscienza dell'uomo moderno si sta ponendo con urgenza crescente il problema del futuro dell'umanità: distruzione o progresso? vita o morte? libertà o schiavitù?
    Scienza e tecnica hanno imposto alla natura e all'uomo un ritmo per alcuni aspetti incontrollabile. Cultura e ideologie al potere hanno elaborato modelli di sviluppo che rivelano un impianto sostanzialmente contrario all'uomo. Molte istituzioni stanno progressivamente derubando la persona della sua capacita di scelta.
    Diventa indispensabile capire, assumere una responsabilità e agire. È tempo di liberazione. Tempo di impiegare tutti gli strumenti utili per salvare l'uomo dal non-senso, per sottrarre la sua vita ai meccanismi dell'emarginazione frutto della violenza istituzionalizzata, dell'economia produttivistica, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, della versione egoistica dell'esistenza.
    Operare per la liberazione comporta una conversione alla liberazione: una radicale trasformazione della nostra mentalità sulla linea della liberazione annunciata da Cristo.
    Il tempo della quaresima è il «tempo favorevole» per coltivare questa presa di coscienza e gettarsi nell'impegno attivo.
    È uno stimolo a partire, decisamente, per «continuare».
    Per suggerire motivazioni, indicazioni metodologiche, strumentazioni concrete, in collaborazione con i responsabili dei «movimenti» e gruppi redazionali di Mani Tese, Dimensioni, Lega Missionaria Studenti, Istituti Missionari ed Editrice Nigrizia, Note di Pastorale Giovanile, e stato approntato un sussidio «conversione e liberazione» (cf pag. 33).
    La proposta metodologica che segue si innesta in questo spirito.

    IL SIGNIFICATO Dl UN MOMENTO FORTE

    Il Cristo, venuto a liberare l'uomo, alimenta dentro ogni persona e all'interno della società una lotta radicale tra l'uomo vecchio e l'uomo nuovo. La sua è una proposta di salvezza che si concretizza in una donazione totale di sé per la liberazione dell'uomo da tutto ciò che gli impedisce di esplodere nella sua pienezza di «dono» del Padre, di «gesto» di Dio, di figlio di Dio.
    Se la Risurrezione è l'avvenimento centrale di questa operazione salvifica e se la Pasqua ne è la attualizzazione storica, un periodo di preparazione per vivere fino in fondo la presenza del Cristo risorto e liberatore diventa evidentemente un momento privilegiato per la riflessione, la ricerca, l'azione, la verifica. La Quaresima è tutto questo.
    Evidentemente, però, assumere la Quaresima come momento specifico per una ricerca sul significato profondo della vita dell'uomo e dell'umanità e sulla realtà interiore e sociale del cristiano può essere una maniera di fare che esclude tutti coloro - e sono tanti soprattutto nel mondo giovanile - che della Quaresima non sanno assolutamente niente: o perché non se ne interessano o perché non capiscono che ci debba essere un momento particolare dell'anno destinato a fare certe cose.
    Questo secondo atteggiamento ci pare corretto. L'impegno di conversione del cristiano non può essere ridotto ad un periodo dell'anno finito il quale è finito tutto. Così come non può essere chiuso nell'arco di una quarantina di giorni il suo servizio ai fratelli e la sua collaborazione per la liberazione dell'uomo.
    Lanciare una proposta di impegno e di verifica nel tempo di Quaresima deve quindi essere un'operazione attenta e chiara: se la Quaresima infatti è un'esperienza vitale forte non è l'automatica dispensa dall'impegno durante il resto dell'anno, anzi dovrebbe trattarsi di un momento promotore di impegno e di assunzione di responsabilità.
    Quaresima e tutto l'anno, dal momento che la Risurrezione di Cristo deve essere resa attuale momento per momento, situazione per situazione a livello locale e a livello mondiale. Individuare i germi di risurrezione deposti dal Cristo nella nostra storia e nella storia dell'umanità e operare perché divengano reali per tutti, comporta una continua conversione alla Pasqua, alla liberazione, alla lotta nella speranza. Un impegno del genere evidentemente non sopporta interruzioni, dilazioni, momenti morti.
    Una Quaresima di evasione, inventata per sgravare le coscienze, limitata a soddisfazioni di tipo numerico (viene più gente ad ascoltare qualche cosa di buono), strumentalizzata per la cattura estemporanea di chi è «lontano», fatta di autogratificazione, è un fatto banale: un'operazione di verniciatura su una carrozzeria fatiscente. Una rinuncia a priori della forza dirompente inserita nell'universo dal Cristo Risorto.

    UNA QUARESIMA Dl LIBERAZIONE

    Invitati ad operare per la salvezza dei fratelli, ci accorgiamo che la loro domanda specifica, la loro richiesta urgente nell'attuale momento storico è la possibilità di scegliere, la possibilità di decidere del loro avvenire. In una società che non tiene in nessun conto l'uomo, quelli che in essa contano di meno o non contano affatto - i poveri, gli ammalati, gli emarginati - sfidano gli amministratori del potere e dell'economia, i gestori delle religioni ufficiali e i padroni della guerra, i benpensanti arrivati ad un grado di benessere da cui sono fuggiti tutti i problemi e i consumatori ottusi del medesimo ed esigono libertà, giustizia, pace, dignità umana, parità di diritti.
    Questa sfida è allo stesso tempo una denuncia: denuncia del prezzo umano che costa un certo tipo di sviluppo, denuncia del progressivo restringersi degli spazi umani all'interno di una civiltà tecnotronica, denuncia della sostanziale unità del meccanismo che produce povertà a tutte le latitudini della terra: alleanza tra i potenti della politica, dell'economia, della cultura per salvaguardare privilegi e mantenere in una posizione di secondo piano quanti servono alla preservazione dei medesimi.
    Chi coglie la sfida del povero e si sente coinvolto dalla sua denuncia deve immediatamente cambiare sistema di giudizio e di riferimento, capovolgere i parametri della sua mentalità, uscire dal suo egoismo, rompere con tutte le leggi fisse inventate per derubare l'uomo della sua libertà. Deve in una parola convertirsi.
    La conversione è un'opera di rottura, di smantellamento: una dolorosa purificazione da ogni forma di perbenismo individualistico, una sofferta assunzione di tutte le lacerazioni dell'umanità, una autocritica senza mezze misure. È una liberazione da tutto ciò che impedisce all'individuo di adoperare le sue potenzialità per gli altri. Una eliminazione di tutto ciò che ingombra il terreno dell'uomo per ridursi alla situazione di «pura sussistenza», di povertà: un immedesimarsi nella condizione del povero a tutti i livelli. Non è possibile infatti nessun tipo di conversione in mezzo all'abbondanza delle certezze, delle ricchezze, delle sicurezze, delle protezioni. La povertà è la beatitudine della conversione: condizione di essa e nello stesso tempo suo effetto.
    Ma non basta questa operazione di liberazione «negativa», di pulizia dello spazio umano da tutto ciò che umano non è. Convertirsi significa anche assumere dei nuovi valori, dei nuovi sistemi di misura. Convertirsi a scegliere un modello di storia diverso, è rischiare il proprio futuro in un progetto nuovo di vita. A questo punto la proposta di liberazione del Cristo diventa determinata: il suo progetto di amore universale, il suo programma di beatitudine, i suoi obiettivi di risurrezione, i suoi giudizi sul dolore e sulla morte contraddistinguono i cristiani. Il Vangelo è il contenuto della nostra conversione e il progetto della nostra liberazione.
    Per questo motivo, quindi, una Quaresima di impegno deve avere come momento centrale la Parola di Dio: liberatrice per virtù propria è anche il sistema di riferimento cui dobbiamo guardare per progettare la nostra conversione. La Parola di Dio è l'ispiratrice della nostra conversione. Incontri biblici, celebrazioni liturgiche della Parola, corsi di studio possono concretamente essere gli strumenti utili allo scopo. L'importante è che non siano pretesti vuoti per una scienza sterile o per un'informazione che non aderisce alla vita. La ricchezza della parola di Dio è tale che essa può essere «storicizzata», resa cioè aderente a qualsiasi esperienza umana, in qualsiasi condizione noi siamo chiamati ad operare: città o campagna, fabbrica o ufficio. La Parola di Dio non è una proposta generica. È quindi importante attualizzarla tra persone che possono ritrovarsi all'interno della stessa esperienza esistenziale: giovani, studenti, operai, genitori.
    Nella celebrazione dell'Eucaristia poi diventerà Comunione, elemento di incontro, scoperta reciproca, principio di coesione.

    I GESTI DELLA CONVERSIONE

    Il cambiamento di mentalità e la conversione del cuore devono tradursi in vita di ogni giorno. L'identificazione con il povero e la lotta per la liberazione non possono essere principi astratti da confinarsi in documenti ufficiali: la produzione verbale come unico risultato di un certo tipo di ricerca e di riflessione è una delle prove più chiare dell'inutilità di creare tempi forti quando non c'è un'effettiva volontà di compromettersi nella realtà concreta. Una Quaresima impegnata è una scelta precisa di gesti operativi qualificati.

    - Una conversione operata alla luce della Parola di Dio porta, prima di tutto, alla preghiera. La preghiera non è evasione, non è igiene mentale, non è estetico bla bla di nobili invocazioni ad un dio tirchio in vena di amministrare con il contagocce il suo patrimonio di perfezione. La preghiera è la presa di coscienza lacerante delle responsabilità che ci coinvolgono, la verifica del grado di povertà cui siamo giunti attraverso la nostra disponibilità all'incontro con Dio, un doloroso lasciarsi possedere da Colui che opera la liberazione in noi solo a patto che noi Gli lasciamo spazio. Chi prega non deve sfuggire dai problemi, non deve rifugiarsi in Dio con il pretesto che così si ricarica per servire i fratelli. Mettersi davanti a Dio con il peso di tutte le tensioni e le sofferenze dell'umanità in via di liberazione, è l'unico atteggiamento che dà diritto a pregare: l'unico atteggiamento infatti che dà diritto a chiamare Dio con il nome di Padre.
    Come momento di preghiera, la Quaresima quindi è questa ricerca di autenticità nel nostro porci davanti a Dio. Quaresima come esperienza di una preghiera liberatrice, di una preghiera carica di tutte le speranze dei fratelli, lontana quindi dalle formule stereotipe, aderente alle concrete necessità dell'uomo d'oggi. L'esigenza di preghiera deve stimolare la fantasia: la scelta di un gesto speciale di preghiera può avere valore determinante per molti uomini moderni abituati alle parole vuote e ai gesti senza significato.
    Pregare è una scelta globale: non è un gesto a sé stante. La preghiera è la definizione stessa della nostra conversione alla liberazione dei fratelli, sul progetto di un Dio che ci è Padre.

    - Condizione fondamentale della preghiera è il silenzio. In attesa della risurrezione il cristiano si immerge fino in fondo nel silenzio dell'universo in travaglio per partorire la pienezza della figura del Cristo. L'habitat del Popolo di Dio è il deserto. Dio parla nel silenzio del deserto e il suo Spirito giunge da qualsiasi parte.
    Il silenzio non è vuota assenza di rumori o di parole, non è l'esclusione di tutto ciò che può disturbare, non è la disperata solitudine del carcerato. Il silenzio è un'aspettativa piena di laboriosità. È concentrazione di forze per proseguire nella marcia verso la Terra Promessa. È disponibilità ad accogliere lo Spirito, da qualsiasi parte venga.
    Creare dei momenti di silenzio vitale nella Quaresima può essere forse tecnicamente difficile, anche se non impossibile. Gruppi sufficientemente preparati hanno apprezzato molto la possibilità di passare giornate intere in completo silenzio. Sarà comunque importante creare dei silenzi all'interno della nostra preghiera, della nostra riflessione sulla parola di Dio, della nostra liturgia. Il silenzio come liberazione dalla parola fatua o dal rumore alienante diventa così esperienza di liberazione.

    - Gesto tradizionale, da riscoprire, nella Quaresima poi è il digiuno. In una civiltà che coltiva il mito dell'abbondanza e della sazietà, il digiuno si pone come proposta alternativa: la riaffermazione dell'essenziale, la liberazione dal superfluo, la scoperta della privazione non fine se stessa ma come condizione per donare, per fare giustizia, per operare l'uguaglianza. Il digiuno ti deve avvicinare al povero: non come finta pura e semplice per provare le «gioie» della pancia vuota (questa motivazione incredibile è piuttosto diffusa, a parte la crudezza con cui qui viene presentata). Il digiuno è offerta, condivisione, fare a metà: si parte dalla presa di coscienza di una realtà di privazioni per tanti per giungere a mettere in comune quanto si possiede.

    - Da questo angolo di visuale acquistano valore anche le raccolte di fondi (le «collette»), di commestibili o di vestiario per chi ne ha di bisogno. Superato il concetto di elemosina, demistificate le motivazioni individualistiche, questi gesti vengono ad assumere il valore di concrete proposte di giustizia, di concreti impegni per non far pagare agli altri la nostra abbondanza. Non saranno quindi i criteri efficientistici quelli validi per giudicare della riuscita di queste iniziative quaresimali: sarà il grado di maturazione della comunità ecclesiale, la sua conversione al fratello, la sua capacità di aderire al progetto di liberazione presentatole da Dio a dimostrare quanto esse siano autentiche.

    LIBERAZIONE E COMUNITÀ

    Una Quaresima impegnata non può esaurirsi quindi in una serie di pratiche spirituali, di preghiere ben fatte, di riflessioni intelligenti. Lo sbocco operativo è la prova della serietà con cui viene impostato un momento forte. Non ragioniamo con categorie efficientistiche. Intendiamo solo denunciare l'equivoco che sta sotto ad un certo tipo di ragionamenti per cui si vuole sempre prima mettere a posto le cose «che contano» (prima ci convertiamo noi, prima ci liberiamo noi dal peccato, prima mettiamo a posto le nostre cose) per poi in un secondo tempo - che in genere non arriva mai - interessarsi dei problemi degli altri.
    Il progetto di liberazione a cui Dio Padre, mediante il Vangelo del suo Figlio, ci invita non prevede una dinamica simile. La salvezza viene proposta ad un popolo ed è salvezza di tutti nella misura in cui tutti fanno parte di quel popolo. La salvezza è un fatto comunitario. La liberazione è autentica solo quando è liberazione di tutti. L'umanità sta camminando verso di essa, sta realizzando il Regno di Dio e questo sarà definitivo solo dopo la seconda venuta del Cristo: questo però non vuol dire che si possano dare adesso delle versioni private della liberazione e della salvezza.
    Una Quaresima di impegno quindi è una Quaresima comunitaria: la riscoperta anzi di appartenere ad un'unità di amore e di ricerca, di passione e di gioia, ad un mistero di carità.

    LE MICROREALIZZAZIONI

    Queste considerazioni sono, a nostro avviso, indispensabili per impostare correttamente un tipo di iniziative e di gesti che possono costituire il centro operativo di un momento forte come quello quaresimale e che sono ormai comunemente conosciuti con il termine di microrealizzazioni. Un gruppo giovanile, una comunità parrocchiale, un gruppo di liberi professionisti individuano una condizione di particolare sofferenza, di particolare povertà, vicina o lontana, e decidono di intervenire: raccolta di fondi per risolvere il problema, invio di
    volontari per esplicare il servizio richiesto, costruzione delle attrezzature (ospedali, ponti, scuole, ambulatori, case, ecc.) per modificare condizioni di vita particolarmente gravi in certe zone del mondo.
    È questo, delle cosiddette microrealizzazioni, l'aspetto materiale, complicato da molte questioni di carattere tecnico che gli specialisti in materia conoscono molto bene e che comunque non modificano la sostanza del discorso che noi intendiamo fare.
    Lo sbocco operativo di una comunità impegnata in una vita cristiana alla ricerca dell'autenticità può benissimo essere una microrealizzazione. Ma a quali condizioni una scelta operativa del genere può essere un gesto qualificato di liberazione?
    Non credo esista un a priori metafisico per cui si possa dare una risposta assolutamente valida e certa. La preoccupazione chiave per chi decide di fare un intervento ben preciso in una zona del mondo della povertà deve essere quella di evitare tutto ciò che ci può essere di equivoco nel suo gesto, sia a livello intenzionale sia a livello della situazione reale.
    La microrealizzazione non è un'elemosina fatta da una comunità di ricchi ad un gruppo di poveri: non è un bel gesto di «carità» cristiana che serve a gratificare quanti lo compiono, alimentando in loro l'immagine di persona buona e retta, che ogni tanto si ricorda persino dei negretti o dei bambini lebbrosi, di cui non possono far senza.
    La microrealizzazione non è un fatto puramente tecnico, anche se questa dimensione è molto importante. Costruire una strada dove non c'è, un pozzo dove si muore di sete, un ponte per favorire scambi commerciali è un servizio grosso, in molti casi può essere decisivo. Ma non basta agli effetti della liberazione di quella popolazione: in molti casi non viene nemmeno apprezzato, in altri dopo poco viene lasciato andare alla malora, ecc.
    A conclusione del primo decennio per lo sviluppo, promosso dall'ONU, le contraddizioni insite in un certo tipo di interventi tecnici nei paesi in via di sviluppo si sono rivelate in tutta la loro carica distruttiva: si è trattato di iniziative che hanno riprodotto all'interno di quei paesi le divisioni tra ricchi e poveri che ci sono da noi acutizzandole, per cui chi già aveva ha ottenuto di più e la distanza dai miserabili è aumentata. Si è trattato di opere che hanno creato piccoli gruppi di privilegiati all'interno di comunità al di sotto delle possibilità della sussistenza con la conseguenza di tensioni sociali. Si è trattato altre volte di iniziative frutto di una mentalità occidentale, europea, di cui i beneficiari non potevano apprezzare l'utilità. Sempre si è trattato di proposte di sviluppo provenienti da un modello di società produttivistica e capitalistica, fatte a società e a culture completamente diverse. E i risultati sono stati il colonialismo culturale e l'esportazione in quei paesi di tutte le contraddizioni proprie della nostra società.
    A correggere tutto questo non basta sostituire ai tecnocrati delle organizzazioni internazionali i missionari o i volontari laici preparati con criteri diversi. È la nostra maniera di intervenire tra quelli che noi chiamiamo poveri che deve essere modificata.
    Una microrealizzazione quindi deve prima di tutto collocarsi correttamente nel quadro generale di un progetto di sviluppo a livello mondiale e a livello locale: occorre sapere dove si vuol giungere e quali prospettive si vogliono aprire con l'impianto di un certo tipo di servizi. L'umanitarismo finisce con l'essere un sentimento vuoto se non tiene conto delle condizioni culturali, economiche, politiche, dei valori antropologici, delle esigenze concrete dei poveri. I Paesi in via di sviluppo hanno già fatto capire a chiare lettere che intendono essere i protagonisti del loro sviluppo in prima persona e non a rimorchio di chi ha deciso di aiutarli in base ai suoi principi e, molte volte, in base ai suoi interessi. Una microrealizzazione non nasce a tavolino, ma è semmai la risposta ad un bisogno oggettivo, ad una richiesta precisa dei destinatari. Essi in molti casi non si rendono conto che hanno bisogno di determinati servizi, è vero. Ma una microrealizzazione che facesse scoprire questi bisogni e che poi non fosse in grado di soddisfarli sarebbe un grosso sbaglio.
    Per questo un intervento di aiuto - sia nel cosiddetto Terzo Mondo come anche nelle sacche di povertà di casa nostra - deve essere concepito in maniera tale da potere essere un efficace mezzo di sviluppo, una promozione continua di libertà, un germe che progredisce per virtù propria: questo comporta coinvolgere i poveri interessati al progetto, metterli in condizione di adoperare gli strumenti adatti, insegnare loro a ripararli, spiegare loro tutte le possibili implicanze della cosa, assisterli forse per un lungo periodo, rispettarli nella loro cultura e nella loro mentalità. Una microrealizzazione può essere un germe di liberazione se gli operatori rinunciano ad ogni forma, esplicita o implicita, di proselitismo, di colonialismo politico o culturale, di strumentalizzazione del povero ai fini della loro buona coscienza.
    Si tratta di iniziative che possono costituire uno strumento utile per un incontro profondo tra culture diverse, tra esperienze di vita diverse, tra condizioni economiche diverse, agli effetti di accelerare in tutti la presa di coscienza di come stanno le cose e di come bisogna agire per operare concretamente la liberazione di tutti.
    Momento delicato è la scelta della microrealizzazione, l'individuazione dell'oggetto dell'intervento. Sono abbastanza diffusi criteri di precedenza gratuiti e mistificanti. È più urgente fare un ospedale o una scuola? Inviare viveri e coperte o costruire case? Fare il lebbrosario o aiutare gli studenti che vengono in Europa? Con la scusa che non si può fare tutto si corre il rischio di scegliere l'oggetto più facile, più comodo, più palpabile a scadenza immediata. Le vere imprese di liberazione invece richiedono tempo, costanza e grande fiducia nell'altro: l'educazione e tutto ciò che essa richiede è una di queste, per esempio.
    A questo punto però il nostro discorso si amplia troppo. Non è questo il luogo per affrontarlo. Bastino queste schematiche osservazioni come traccia metodologica per quanti intendono concretizzare in questa maniera il loro impegno quaresimale. Per indirizzi, dettagli tecnici, approfondimento della problematica inviamo alle organizzazioni conosciute che operano per lo sviluppo.

    Ne forniamo, per comodità dei lettori, un elenco senza pretese di completezza: Movimento Mani Tese - Via Cavenaghi 4 - 20149 Milano.
    Operazione Mato Grosso - Via Copernico 9 - 20125 Milano.
    Movimento Cristiano per la Pace - Via C. Balbo 4 - 00184 Roma.
    Cooperazione Internazionale - Via de Lemene 50 - 20151 Milano.
    Nuova Frontiera - Via Principe di Piemonte 2/A - 86100 Campobasso.
    Servizio Civile Internazionale - Via Tacito 50 - 00193 Roma.
    Procura delle Missioni dei Missionari Comboniani - Via L. Lilio 80 - 00143 Roma.
    Procura delle Missioni dei Missionari Saveriani. Via S. Martino 8 - 43100 Parma.
    Centro Missionario P.l.M.E. - Via Mosè Bianchi 94 - 20149 Milano.
    Centro Informazione Missionaria - Corso Ferrucci 14 -10138 Torino.
    Lega Missionaria Studenti - Via Astalli 16 - 00186 Roma.
    Terra Nuova. Via Appia Antica 78 - 00179 Roma.
    Sviluppo e Pace - Via Magenta 12 bis -10128 Torino.

    In tutti i casi, determinante sarà la scoperta da parte del gruppo o della comunità impegnata di un qualche cosa da fare come autentica espressione di conversione e come fattivo apporto alla liberazione dell'uomo nella società di oggi. Il pane offerto senza un effettivo messaggio di liberazione non ha nessun significato. Offende il povero e perpetua l'ingiustizia.

    ALCUNE PROPOSTE CONCRETE

    Messa così in risalto la trama metodologica di un momento forte che parte dalla riflessione - studio, preghiera, silenzio, verifica - per giungere all'azione (digiuno, collette, microrealizzazioni) ci permettiamo di suggerire alcune tracce possibili agli effetti di lanciare una Quaresima impegnata. Tenendo presente un arco di sei settimane - quelle che a partire dal Mercoledì delle Ceneri portano alla Pasqua - potrebbe essere utile condensare, settimana per settimana, una serie di interventi organici variamente angolati. Evidentemente gli schemi che presentiamo riguardano soltanto il primo momento, quello della riflessione.

    I Traccia

    Prima settimana: I problemi del mondo:
    - la fame, la guerra
    - la povertà, lo sfruttamento
    - l'emarginazione, la violenza.

    Seconda settimana: Le proposte di soluzione correnti:
    - consumismo
    - politica internazionale
    - efficientismo tecnico
    - violenza
    - limitazione delle nascite.

    Terza settimana: Il Vangelo come annuncio di liberazione:
    - la figura di Cristo
    - il significato del comandamento dell'amore.

    Quarta settimana: Le beatitudini come alternativa al sistema attuale.

    Quinta settimana: Chiesa e sviluppo:
    - ruolo dei cristiani
    - la Chiesa missionaria
    - impegno del cristiano per la liberazione dell'uomo
    - dialogo cristiani e uomini di buona volontà.

    Sesta settimana: Conversione e risurrezione:
    - verifica personale e comunitaria
    - individuazione di obiettivi per continuare il momento forte.

    II Traccia

    Prima settimana: La fame.
    Seconda settimana: La guerra.
    Terza settimana: La condizione operaia.
    Quarta settimana: Gli emarginati (vecchi, disadattati, handicappati, ecc.).
    Quinta settimana: L'impegno politico del cristiano.
    Sesta settimana: Cristo come liberatore dell'uomo.

    (redazione a cura di G. P. Redigolo)