Giovanni Giusti
(NPG 1973-03-75)
Il sussidio offre alcuni elementi fondamentali per una «proposta catechistica» sulla chiesa, individuando quegli aspetti riguardo ai quali pare necessaria una particolare attenzione nella situazione odierna.
La formulazione, in quindici punti, segue un doppio binario:
• nella prima parte si ha particolare attenzione al contenuto della proposta in sé,
• nella seconda parte si ha prevalente attenzione all'aggancio con le realtà quotidiane.
Al lettore che già vive la vita della chiesa, la prima parte potrà apparire più piacevole e da preferire. Ma la pastorale non può presumere che l'uomo si accosti al messaggio avendo in partenza purificato quanto l'esperienza gli dice, nei confronti dei contenuti dell'annuncio. Anzi il RdC ricorda che anche questa stessa esperienza va assunta come contenuto di annuncio, sia per quanto fornisce di validamente realizzato, sia per le istanze di purificazione che provoca. Molte affermazioni si ricollegano direttamente a testi di autori conosciuti. Per sollecitare un approfondimento personale, si è curato un abbondante rimando bibliografico.
L'autore nella elaborazione di questa «proposta» ha tenuto come criterio prioritario il mondo culturale dei preadolescenti (il testo va evidentemente mediato attraverso una rilettura in situazione fatta dall'operatore pastorale). Per la innegabile validità, questa proposta può essere facilmente estesa ai giovani e agli adulti.
LA CHIESA: UN MISTERO DA SCOPRIRE
Una catechesi sulla Chiesa deve anzitutto preoccuparsi di mettere in evidenza, analogamente ad una catechesi sul Cristo, la bipolarità della sua costituzione, la sua teandricità, che ne fa mistero di Dio manifestato nella carne; una Chiesa che scende dal cielo e sale dalla terra, non sovrapposta al mondo ma radicata in esso, perché come il Cristo è la pienezza della Chiesa, così la Chiesa è la pienezza del mondo.
Tale preoccupazione tende ad escludere il senso di estraneità provocato da una presentazione di Chiesa disancorata dal mondo, e tende ad abbattere l'atteggiamento di difesa di chi teme che l'essere Chiesa lo possa alienare dall'essere mondo: la secolarità in tensione verso una condizione nuova, fa parte della condizione cristiana, il cui germe è presente già da ora.
Ci sono delle persone che si riuniscono, e prendono in comune il nome di Chiesa. Come ogni altra persona e ogni altro gruppo umano, godono e piangono, sono in ansia e sperano, progettano e falliscono. Tuttavia è possibile cogliere nella loro vita di comunità, quando più quando meno, fatti e parole che non sono a misura dell'esperienza comune.
Che un qualche Dio viva in mezzo a loro?
Il rinnovamento della catechesi, Documento della CEI, Ed. Pastorali Italiane, Roma 1970, 60.
ROULIER F., L'Ecclésiologie expression de la vie de l'Eglise, in «Catéchèse», Luglio 1970, 40, pp. 305, 342.
LAMBERT B., Nuovi orientamenti della pastorale, in «Concilio vivo», Ed. Ancora, Milano 1967, p. 455.
Gaudium et Spes, 1, 44.
VAN LIER H., Dall'era costantiniana ad una nuova fase del mondo, in «Concilio vivo», p. 428.
BLOMJOUS J., La signification chrétienne du pluralisme réligieux et la mission de l'Eglise, in «Lumen vitae», XXI, 1966, 3, p. 463.
I Padri Apostolici, Città Nuova, Roma 1966, p. 364.
HITZ P., Jesus Ressuscité, l'humanité et l'Eglise, in «Lumen vitae», 1965, XX, 3, p. 437.
CERFAUX L., La théologie de l'Eglise suivant Saint Paul, Ed. Cerf, Paris 1965, p. 272.
LIEGÈ A., La partecipazione dei laici all'apostolato della Chiesa, in «Concilio vivo», p. 576.
DELORME J., Sacrements et conscience d'Eglise d'après le N.T., in «Catéchèse», Gennaio 1971, 42, p. 16.
DE LUBAC H., Meditazione sulla Chiesa, Ed Paoline, Milano 1955, cap. 3. Lumen Gentium, 3, 8.
LA CHIESA: UNA ESPERIENZA DA FARE
Una seconda fondamentale preoccupazione per una catechesi sulla Chiesa ha da essere quella di presentarla come una esperienza da fare, un fatto di vita, un incontro col mistero allo stesso tempo manifestato e velato, più che come una società definibile in nozioni chiare e distinte, e accettabile per la violenza di un ragionamento perfetto.
Tale seconda preoccupazione tende a mettere in evidenza che l'accettazione della Chiesa è una risposta di fede, che non elude ma supera l'atteggiamento del filosofo; ed è conforme alla ecclesiologia del Vaticano II, in cui la Chiesa, mentre non cessa di presentarsi, sulla scia del Vaticano I, come segno e motivo di credibilità, integra però tale segno nella propria dimensione sacramentale.
Leggere libri sulla Chiesa, parlarne, discuterne, può soddisfare la mente, ma non fa capire il mistero, quanto è possibile all'uomo.
Se il volto della gente di Chiesa non differisce dal volto degli altri uomini, e tuttavia cela un mistero, vuol dire che è possibile capire il mistero solo se si rischia di vivere la Chiesa.
TIHON P., Evangéliser a partir du monde, in «Lumen vitae», XXI, 1966, 2, p. 221.
COFFY R., La révolution du croyable, in «Catéchèse», Luglio 1970, 40, pp. 301-302.
LAMBERT B., L'impegno della Chiesa nella costruzione del mondo, premessa, in «Concilio vivo», p. 583.
CERFAUX L., op. cit., p. 378.
PREZZOLIN! G., Dio è un rischio, Longanesi, Milano 1969, cap. IX.
DALL'ASCOLTO ALLA FEDE DELLA CHIESA
La terza preoccupazione di base per una catechesi sulla Chiesa, non eludibile dopo aver enunciato le precedenti, anzi da esse postulata, consiste nel far emergere la necessaria reciprocità del dialogo Chiesa-Mondo. Solo nel reciproco interpellarsi diviene possibile il superamento del reciproco rigetto, e l'incontro, nell'uomo e nella comunità, diviene incontro di salvezza.
Una decisione di provarci, per chi si domanda se la Chiesa ha qualcosa da dire a chi cerca il senso della vita, presuppone un incontro, un confronto. Gli uomini di Chiesa lo rendono efficace se si pongono non di fronte agli altri uomini come chi giudica dall'alto, ma accanto agli altri come chi, avendo fatto una valida esperienza di vita, ne partecipa agli altri la gioia, ed è allo stesso tempo aperto a ricevere da loro la comunicazione di ciò che arricchisce.
ROULIER F., art. cit., p. 341.
Discorso di Paolo VI all'ONU, in «Il Concilio Vaticano II», Ed. Dehoniane, Bologna, 1966, p. 1096.
GS 44.
LA CHIESA È IN CRISTO SACRAMENTO DI COMUNIONE
Entrare nella Chiesa significa incontrare, al di dentro e al di sopra di parole, strutture e istituzioni umane, il Cristo, che della Chiesa è l'unica ricchezza, e attraverso lui entrare in comunione col Padre nello Spirito. Il progetto d'amore del Padre, la Pasqua del Figlio, la missione santificatrice dello Spirito hanno come termine operativo la Chiesa, segno e realtà di salvezza, che la fede della Vergine Maria concepisce e genera nella accettazione di diventar madre di Dio.
Il Padre che progetta la Chiesa è il Dio dei vivi, il Figlio dal cui costato la Chiesa sgorga è via, verità e vita, lo Spirito che anima la Chiesa è Spirito di libertà.
La Chiesa ha disparità di manifestazioni, di riti, di organizzazione. Ma una persona sta al centro della vita della Chiesa, ne orienta le scelte, ne giudica le azioni: Gesù detto il Cristo. Perciò chi fa parte della Chiesa si dice cristiano. L'incontro col Cristo non si circoscrive però alla sua persona, perché egli si dice mandato dal Padre nello Spirito, e chi si incontra con lui, è messo in comunicazione col Padre e lo Spirito; ed è mandato per radunare i figli di Dio dispersi: e chi si incontra con lui è messo in comunione con tutta l'umanità. Così, come diciamo che Cristo è sacramento dell'incontro con Dio, diciamo che la Chiesa è sacramento dell'incontro degli uomini col Cristo e tra di loro.
Se ciò è vero, la Chiesa è contenuta nella radicale aspirazione all'incontro propria di ogni uomo. E sappiamo che questo incontro è stato reso a noi possibile per la fede di Maria, una ragazza di Galilea nel cui seno verginale il figlio di Dio si fece carne per l'azione dello Spirito, per unirsi in certo senso ad ogni uomo.
KUNG H., La Chiesa, Ed. Queriniana, Brescia 1969, p. 109.
Epistola a Diogneto, c. VII, 2, in DE LUBAC, Meditazione sulla Chiesa, p. 269, nota 69.
BEUDUIN E., La foi, prémière exigence de l'unité chrétienne, in «Lumen vitae» XXII, 1967, 4, p. 623.
DE LUBAC H., op. cit., 292.
LAMBERT B., Nuovi orientamenti della pastorale, in «Concilio vivo», p. 449. DE LUBAC, op. cit., p. 413.
CERFAUX L., op. cit., pp. 280-281.
CERFAUX L., op. cit., p. 192.
LG 1, 53.
SCHILLEBEECKX E., Le Christ, sacrament de la rencontre de Dieu, Ed. Cerf, Paris 1960.
GS 12, 22.
UNA COMUNIONE A LIVELLO DELLA RICCHEZZA DI DIO
Se Cristo è l'unica ricchezza della Chiesa, significa che non ci si richiede un capitale per entrare; tuttavia ci si richiede un atteggiamento: nella Chiesa si entra con le mani vuote, ma aperte, perché il dono che vi è deposto da Dio fruttifichi. E quando uno è entrato nella Chiesa, non può esserne più il giudice, come non può prender le distanze da essa o da chicchessia in essa: il bene e il male della Chiesa è il suo stesso bene e male, su cui giudica il Vangelo.
Il Dio fatto uno di noi ha reso possibile l'incontro a livello della nostra povertà, per farci crescere a livello della sua ricchezza.
Così la ricchezza di Dio diviene il bene di tutti i battezzati, come la grettezza di ognuno riversa su tutti il suo peso; e la Parola che tutti ha radunato resta con loro a verifica della loro fedeltà.
KUNG H., op. cit., p. 238.
CERFAUX L., op. cit., p. 146.
UN POPOLO IN MISSIONE PER IL MONDO
La Chiesa non è per se stessa, ma per tutti gli uomini: nel momento che lo Spirito del Signore risorto opera nel battezzato la Pasqua di morte e risurrezione, opera attraverso di lui la Pasqua del mondo: il ritorno all'uomo che con la colpa se ne era allontanato. Per questo la Chiesa è un popolo che benedice, anzi che è benedizione: nel progetto di Dio, è il popolo nel quale hanno benedizione tutti i popoli del mondo.
La azione sacerdotale, profetica, regale della Chiesa è azione di salvezza di Cristo, nel cui solo nome è la speranza del mondo.
Come la separazione del cuore e l'egoismo stanno alla radice dell'albero della morte, così il ritrovarsi a vivere l'amore di Dio nella Chiesa sta alla radice della risurrezione del mondo.
Il compito del cristiano non finisce con l'essere salvato: egli Io realizza anzi nella misura in cui porta salvezza; risorge nella misura in cui porta risurrezione; fa Chiesa nella misura che libera il mondo dalla separazione.
BARTH K., Schizzo di una dommatica, cit. in DE LUBAC, op. cit., p. 276.
MOELLER C., Réligions non chrétiennes et oecuménisme, in «Lumen vitae», XXI, 1966, 3, p. 450.
HITZ P., art. cit., pp. 415 SS.
KUNG H., op. cit., p. 265.
RdC 93.
TIHON P., art. cit., p. 215.
UNA FEDE CHE CRESCE IN ALLEANZA
Il peccato della Chiesa è il servirsi degli uomini, l'agire secondo formule sclerotizzate che lo Spirito non può arricchire più, il rifiutar di prestare attenzione ai carismi che salgono da essa e dalla terra che lo Spirito ha riempito, l'armarsi del Vangelo per condannare invece che farsi da esso illuminare.
È tuttavia peccato inevitabile per la situazione di popolo storico, non idealizzabile, che è la situazione attuale della Chiesa: Chiesa santa che crede nella remissione dei peccati; Chiesa la cui gloria solo alla fine dei tempi sarà totale; Chiesa che conosce la distanza tra il messaggio che reca e la debolezza di coloro cui il Vangelo è affidato; Chiesa infine le cui stesse colpe sono annuncio di misericordia.
In questo intrecciarsi tra la infedeltà propria e la fedeltà di Dio, in questa esperienza della incrollabile fede di Dio nel destino dell'uomo, come nell'antico popolo, prende senso e si approfondisce la Alleanza del popolo nuovo col Dio che lo raduna.
Poiché l'ingresso nella Chiesa non libera la persona dalla condizione umana, e la Chiesa in quanto tale non è sottratta dal peso inerente a qualsiasi istituzione terrena, s'impone ai singoli e a tutta la comunità una continua revisione della propria fedeltà.
Tale revisione di fedeltà, se la Chiesa vive di fede, è punto quotidiano di partenza per consolidare l'Alleanza con colui che perdona 70 volte 7, impegno di attenzione continua al gesto e alla parola di colui che ha chiamato, e liberazione dalla sfiducia e dalla disperazione, poiché la colpa più grave non è il cadere, ma il rimanere a terra.
LAMBERT B., Nuovi orientamenti..., pp. 440, 445.
KUNG H., op. cit., p. 145.
CONGAR Y., Pour un rénouveau de la penitence, in «Catéchèse», Gennaio 1971, 42, p. 29.
GS 43.
RdC 19, 89.
LG 8.
QUOIST M., Preghiere, Ed. Marietti, 1962, p. 145.
MOLTEPLICITÀ DEI DONI PER L'UNICA MISSIONE
La Chiesa è un popolo prima che una struttura, e la missione della Chiesa è missione di tutto il popolo prima che compito specifico di singole persone o gruppi o categorie.
Perciò i singoli compiti, e i modi di realizzarli, sono sì segno dello Spirito che spira dove vuole, ma sono sottoposti alla verifica della comunità. Dalla missione comunitaria (nessuno è profano) consegue che il problema interno della strutturazione della Chiesa non riguarda anzitutto il laico ma il «chierico»; e ogni ministero acquista validità nella misura che è diaconia invece che ricerca di successo, servizio cioè carismatico (comunicazione della grazia di Dio secondo lo Spirito) piuttosto che compito attribuito in base ad una stratificazione di tipo sociale.
È perciò, la Chiesa, il regno misterioso del solo Signore che è venuto a servire, e la misura della partecipazione al regnare è misteriosamente la misura della comunanza nel servire.
Così all'interno della Chiesa Pietro ridà coraggio ai fratelli, gli Apostoli attendono alla orazione e al ministero della Parola, e altri parlano le lingue o interpretano i discorsi; ma la Chiesa è servizio di salvezza in quanto Chiesa, città costruita sul monte.
Come la fantasia di Dio costruisce un solo mondo di diversissimi elementi, e un solo corpo con meravigliosa varietà di organi, così costruisce una sola Chiesa, con coloro che dai quattro venti sono radunati.
È quindi la varietà dei doni dello Spirito di Dio a distinguere i compiti, ed è nell'adesione allo stesso Spirito che si realizza l'unica missione. Carismi e ministeri, doni di potenza e compiti di guida, sono veri nella misura che rispondono al disegno di Dio riguardo alla Chiesa, e vanno esercitati comunitariamente, sia pure con le inevitabili tensioni, non per il raggiungimento di un successo personale, ma come contributo alla realizzazione della missione di tutta la Chiesa.
ROULIER F., art. cit., p. 324.
KUNG H., op. cit., pp. 316, 383, 430.
Mc GRATH M., La Costituzione pastorale nel quadro del lavoro del Concilio, in «Concilio vivo», p. 583.
SCHILLEBEECKX E., Un nuovo tipo di laico, in «Concilio vivo», p. 252. CERFAUX L., op. cit., pp. 224 Ss.
LG 12.
GS 41.
UNA CHIESA PER VIVERE LA LIBERTÀ
La vita di Chiesa è vita di libertà: libertà dal peccato che è perdonato, dalla Legge che è svuotata, dalla morte che è vinta. Di tale libertà il cristiano gode, e ne è difeso dall'anarchia; di tale libertà, che raggiunge il suo acme nel Cristo che stende le braccia sulla croce, la Chiesa si fa portatrice nel mondo, partecipando per essa alla irrisione e alla morte del Cristo, liberando l'umanità dalla ignoranza e dallo spirito di schiavitù, e attendendo la liberazione definitiva con una speranza che è certezza in Dio.
È nell'adesione allo Spirito, piuttosto che nella servitù ai desideri della carne, che si crea l'atmosfera della vera libertà.
Se il compito primo di chi è Chiesa è l'annuncio al mondo della verità che fa liberi, significa che la libertà è meno condizionata ai ceppi che tengono i piedi che al dono della luce di Dio accettato nella fede.
Per questo la suprema libertà è quella del Cristo, inchiodato alla croce, che spontaneamente fa dono totale di sé al Padre e all'umanità che non lo riconosce tra i suoi.
È lo scandalo che la Chiesa offre nei suoi «martiri» di ogni tempo.
KUNG H., op. cit., pp. 174, 183.
TIHON P., art. cit., p. 216.
HITZ P., art. cit., p. 453.
CERFAUX L., op. cit., p. 284.
LA FEDELTÀ: MATURAZIONE DELLA LIBERTÀ
questa azione liberante dello Spirito di Dio nella Chiesa, azione storica e libera dalla stessa struttura visibile della Chiesa, a costruire senza soste, fino al giorno della risurrezione finale, l'umanità in assemblea della famiglia di Dio.
Di tale azione il popolo dell'Antica Alleanza era segno profetico, e il popolo della Nuova è segno sacramentale: ma la Parola che raduna la Chiesa e il Pane che la costruisce sono rivolti e offerti all'uomo libero, senza la cui risposta neppure Dio può costruire un popolo libero.
La Parola di Dio che raduna la Chiesa corre il rischio della libera risposta dell'uomo; ma è l'esperienza del valore liberante della Parola a fornire le motivazioni per cui la prima risposta a Dio matura da decisione estemporanea a patto di Alleanza, fino ad assumere per il singolo e la comunità le dimensioni della fede di Abramo, che crede contro la speranza; del giusto che si sa predestinato dalla fedeltà di Dio alla risurrezione; del popolo della prima e della seconda Alleanza, che si sa stabilito sulla Roccia: e la Roccia è il Cristo.
KUNG H., op. cit., pp. 131, 201.
TIHON P., art. cit., p. 215.
BLOMJOUS J., art. cit., p. 463.
DE LUBAC, op. cit., p. 197.
HITZ P., art. cit., pp. 439 ss.
DIMENSIONE SACRAMENTALE DELLA VITA CRISTIANA
La maniera con cui la Chiesa concepisce se stessa, in relazione cioè al Verbo fatto carne, è la maniera stessa con cui la Chiesa concepisce i Sacramenti. Non azione magica, non comunicazione di sostanza miracolosa, ma comunicazione di sé che il Verbo incarnato opera per ognuno che aderisce a lui nella fede.
Nella azione liturgica la Chiesa è se stessa in modo superiore: e nell'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa, la triplice liberazione dal peccato, dalla Legge, dalla morte, diviene espiazione, Alleanza, missione universale di annuncio del Risorto in cui per ognuno è vinta la morte. Di tale liberazione la vita della Chiesa è chiamata ad essere realtà significante, specie nel momento in cui chi non crede può dire di chi crede: «Guardate come si amano!».
Tutto ciò che il popolo vive della sua dimensione divina è percepibile, a chi presta attenzione, nei segni. Come le opere e le parole del Cristo erano segno e veicolo della potenza di Dio, così ha da avvenire per la Chiesa. L'azione sacramentale della Chiesa è la realizzazione, a dimensione d'uomo e nella sua quotidianità e povertà, del progetto di salvezza di Dio.
La Chiesa-sacramento genera nel cristiano la fede, e l'atteggiamento di fede è condizione alla efficacia dei Sacramenti della Chiesa; mentre la vita morale del cristiano, che sgorga dalla sua dimensione sacramentale, e attinge il vertice di significazione nella celebrazione comunitaria dell'Eucaristia, diviene a sua volta per il mondo il segno di quanto Dio ami gli uomini e di come solo per la comunicazione del suo amore è possibile sperare nel superamento della nostra morte, da cui non si libera chi non sa amare.
DELORME L, art. cit., pp. 11, 15.
LAMBERT B., I Luoghi strategici per la formazione del cristiano dei tempi nuovi, in «Concilio vivo», p. 461.
Sacrosantum Concilium, 2, 9, 10.
MAERTENS T., Chiesa locale e assemblea eucaristica, in «Concilio vivo», p. 536.
HITZ P., art. cit. «La Chiesa appare come l'emergenza sociale della grazia del Cristo», p. 439.
RdC 32.
IL TRIPLICE COMPITO DEL CRISTIANO NEL MONDO
La dignità profetica, sacerdotale e regale, secondo la situazione e lo Spirito che a ciascuno è dato, diventa compito profetico, sacerdotale e regale, da realizzare nella Chiesa e nel mondo.
Così il cristiano, nella Chiesa e nel mondo, è il Cristo che libera il creato dalla maledizione cui la colpa l'ha assoggettato, perché tutto sia ancora santo, la morte come la vita, la persona come la comunità, l'opera dell'intelletto come la conquista delle braccia e della tecnica e la creazione artistica, e tutto degno di diventar risposta gradita all'amore del Padre per lo spirito di comunione fraterna; è Cristo che grida, dai grattacieli come dagli eremi, a quanti sono affaticati ed oppressi, la notizia della irruzione dell'amore di Dio nell'universo e della possibilità di riscoprire il suo volto, per chi apre le finestre dell'anima, nel volto del fratello; è Cristo che, vivendo in ognuno la Pasqua di morte e risurrezione, è proclamato alla fine Signore dell'universo.
Il compito del cristiano nel mondo si configura allora:
– come progressiva santificazione (liberazione dall'impurità conseguente alla colpa) di ogni realtà umana;
– come annuncio e prova (dimostrazione di potenza) di una speranza invincibile, per una dimensione dell'esistenza sulla misura di Dio;
– come comunicazione di una potenza che abilita a possedere il mondo invece che ad esserne posseduti (vittoria sulla triplice concupiscenza), e coinvolge ognuno nell'impresa e nel merito di instaurare ogni cosa in Cristo, e di reinserire nell'universo la sua rotta naturale: perché tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.
GS 43.
TIHON P., art. cit., pp. 218, 219.
LG 34-36.
COME RICONOSCERE LA CHIESA DI CRISTO
Alla realtà profonda della Chiesa, significata ma non con accecante evidenza, divinamente attiva ma limitata negli effetti dalla povertà di chi ne è portatore e dalla libertà di chi ne è destinatario, si addicono le quattro proprietà che la professione di fede del cristiano enuncia come unità, santità, cattolicità, apostolicità. Di esse non si dirà che sono qui totalmente realizzate e là totalmente assenti, tra le comunità di coloro che si professano cristiani. Tuttavia solo nella Chiesa Romana si può ottenere tutta la pienezza di salute, poiché in essa Dio pienamente manifesta la sua verità e attraverso essa opera la santificazione.
Se la presenza e l'azione di Dio nella Chiesa è la sola speranza per l'uomo, e d'altro canto la realtà della Chiesa non parla una sola lingua, quale chiave di riconoscimento è data all'uomo?
La coesione fondata sull'amore e l'impegno per cementare l'umanità; la libertà dal peccato e l'impegno a liberar da esso; la eliminazione delle discriminazioni all'interno e l'apertura a tutti gli uomini e i gruppi umani, con preferenza per chi soffre discriminazione nel mondo; la verifica della propria fede a quella degli Apostoli e il sentirsi inviata da Dio in continuità con essi, sono i documenti di riconoscimento della Chiesa di Cristo.
Mentre nessuna delle comunità che portano il nome di Cristo realizza perfettamente questi caratteri, la comunità che riconosce come sua guida universale il Vescovo di Roma ha il coraggio e si assume la responsabilità di credere che in essa Dio opera in maniera più piena, e che all'uomo attento ai segni dei tempi è possibile riconoscere in essa più chiaramente i segni di questa azione e presenza salvatrice di Dio.
ROULIER F., art. cit., p. 337.
TIHON P., art. cit., p. 218.
L'ECUMENISMO COME ATTEGGIAMENTO DI CHIESA
Poiché non ritiene di possedere lo Spirito, ma di essere da esso posseduta, la Chiesa neppure ritiene di possedere in esclusiva la verità, la religiosità, il Cristo. Perciò il cristiano sa di poter fare un buon tratto di cammino, in spirito di fraternità e di servizio, con chiunque sia animato dallo stesso Spirito, anche se su altri aspetti del cammino esistano profonde divergenze.
Essendo posta tra le genti come segno di un amore che non si rinchiude nei suoi confini, la Chiesa dev'essere attenta a riconoscere e a far riconoscere agli uomini, senza atteggiamenti monopolistici, quanto di autenticamente umano fa parte dei loro valori e delle loro aspirazioni, e disposta a camminare con loro con umiltà, per acquisire il diritto ad essere seguita quando propone valori e traguardi che superano i progetti umani.
GONZALEZ RUIZ J.M., La Chiesa e l'affermazione dell'uomo, in «Concilio vivo», pp. 600 ss.
VAN LIER H., art. cit., p. 425.
MOELLER C., art. cit., p. 458.
BLOMJOUS J., art. cit., p. 467.
VERSO CIELI NUOVI E MONDI NUOVI
È lungo questo itinerario, nella sua condizione secolare come è quella di ogni uomo ma redenta dal Cristo, che si prepara per il cristiano l'ottavo giorno, restaurazione sovrabbondante del primo, in cui la fine dei tempi ripristina l'inizio dei tempi, e l'intimità della prima coppia umana con Dio alla brezza pomeridiana si completa nel nuovo Eden dell'Apocalisse, la città in cui il segno sarà realtà e l'attesa beatitudine di possesso, e la sofferenza di sentirsi fragili vasi che si mettono a disagio reciprocamente sarà gioia di comunione totale.
Sono questi traguardi di nuove dimensioni – ora realizzazione dell'uomo in profondità, più tardi rivelazione di quello che Dio opera sin da ora nella profondità dell'uomo – a sfidare la decisione dell'uomo a credere.
La luce di Dio che brilla sul volto della Chiesa è percettibile come attraverso i riflessi cangianti di uno specchio, come attraverso le linee di un rebus contenente un messaggio drammatico ed esaltante.
L'uomo che ha gustato l'amarezza del frutto rifiutando di prestar fiducia al suo Creatore, perché non correrà l'avventura inversa, fidandosi di questa definitiva proposta di Dio?

