(NPG 1973-02-79)
Come strumento di lavoro per l'educazione dei giovani al sacramento della penitenza, attraverso la costruzione di celebrazioni penitenziali e una batteria di suggerimenti per la preparazione personale, offriamo un repertorio di materiale.
La maggior parte è destinata direttamente ai giovani (e con leggeri adattamenti anche ai preadolescenti). Qualcosa invece è soprattutto nelle mani degli educatori, perché richiede di essere mediato.
Il repertorio è unificato da una precisa linea di fondo (quella che appare discorsivamente nel primo paragrafo) ma è abbastanza disarticolato, proprio per permetterne gli usi più disparati e per costringere chiunque intende utilizzarlo a «metterci le mani».
Con questa annotazione e con un pizzico di fantasia, le utilizzazioni possono risultare molteplici.
Altre fonti cui far riferimento:
PREGARE GIOVANE, LDC (contiene tutta una parte dedicata al sacramento della penitenza, nella celebrazione personale e comunitaria);
CELEBRAZIONI PENITENZIALI, LDC (offre repertori molto interessanti per celebrazioni comunitarie della penitenza. Una lunga introduzione situa il problema in prospettiva pastorale);
ADOLESCENTI E PENITENZA, LDC (nuova edizione, aggiornata e riveduta interamente. Il libro dà il supporto di riflessione al problema nodale dell'educazione dei giovani alla penitenza).
(Redazione a cura di R. Tonelli)
GLI «ATTI» NECESSARI PER UNA BUONA CONFESSIONE...
Ad ogni visione dell'uomo corrisponde la sottolineatura di qualche elemento a scapito di altri nel dialogo Dio-uomo. L'antropologia enfatizza la teologia: la «ideologizza».
Abbiamo riscoperto una antropologia cristiana. A livello delle grandi riflessioni teologiche anche la confessione ha quindi un movimento interno molto diverso. Qualche volta invece la pratica quotidiana è improntata dalla concezione giuridica-individualistica del rapporto uomo-Dio del passato.
Con poche ed affrettate battute proponiamo una rilettura degli atti necessari per una «buona» confessione»...
È facile avvertire come in questa trascrizione l'accento sia posto sulla preminenza della parola di Dio, sulla dimensione dialogica della morale cristiana, sullo spazio comunitario di ogni gesto sacramentale.
È evidente che questa pagina non può chiudere il problema. È uno stimolo a riprendere il discorso. Soprattutto è uno stimolo a verificare la propria prassi pastorale quotidiana.
Primo atto: l'esame di coscienza è ascoltare la Parola di Dio
Il primo atto che il penitente deve compiere è aprirsi con docilità e «insieme» ad ascoltare Dio che per Cristo nella Chiesa gli parla.
L'agire morale del cristiano non è monologo ma dialogo. La coscienza del cristiano è modellata dalla Parola di Dio.
Il vangelo è il «prontuario» dell'esame di coscienza per il cristiano. La parola di Dio è perciò il «testo base» con cui confrontarsi.
Il primo atto del penitente è quindi ascoltare. Ascoltare «insieme», perché la parola di Dio è donata alla comunità, alla chiesa.
Nel sacramento della penitenza compare, come in tutti gli altri sacramenti, la struttura dialogica e la struttura comunitaria.
Il giovane che si prepara alla confessione... si prepara con la bibbia, con il vangelo, tra le mani.
Secondo atto: l'annuncio di un amore più grande del tradimento
Alla luce della parola, ci scopriamo «peccatori». La parola di Dio è giudizio sull'uomo. Ci contesta profondamente. Basta leggere i profeti: «Un bue riconosce il suo padrone. Israele non mi riconosce!»; o il Vangelo: «Razza di vipere...».
La parola di Dio è sempre giudizio. E il cristiano si lascia giudicare dalla parola.
La parola di Dio è anche consolazione. Il Dio della Bibbia è un Dio che ama appassionatamente l'uomo. Un Dio che vuole perdonare a tutti i costi. «Che è più grande del nostro cuore, anche quando il nostro cuore ci rimprovera!».
Un Dio che ci ricorda sempre che «se anche i nostri peccati fossero scarlatto, lui li rende bianchi come la neve!».
Dio ci giudica; ma non ci condanna. Dio ci rivela sempre il suo amore, anche nel giudizio il più spietato.
L'ascolto della parola, per la sua verità, deve essere condotto secondo le due direzioni: parole di giudizio e parole di consolazione.
Terzo atto: «io sono peccatore!»
La comunità e il singolo penitente che ha ascoltato la parola di Dio, sono stati giudicati ed hanno ricevuto l'annuncio di un amore più grande di tutti i peccati. Ora rispondono riconoscendo la verità della propria situazione di peccatori: «Signore, ho peccato. Credo al tuo amore». Il figlio pentito manifesta il suo peccato alla chiesa che incontra nel sacerdote. Dio Padre lo perdona. La voce del sacerdote è l'eco terrestre della voce del Padre che nel seno della Trinità perdona al figlio.
L'uomo pentito si confessa e chiede perdono. La sua richiesta dí perdono è tanto lontana dalla possibilità di raggiungere Iddio. Cristo si identifica con il peccatore. Lui prende la richiesta di perdono e la presenta al Padre. Cristo a nome del peccatore e al suo posto chiede perdono al Padre. Il Padre e il Figlio mandano lo Spirito Santo il quale rinnova e trasforma «il cuore di sasso in un cuore di carne».
Quarto atto: il ringraziamento e la festa
Avviene un grande miracolo. ll peccatore è trasformato, radicalmente. Rifatto nuovo.
Non può non sgorgare il ringraziamento.
L'ultimo atto del penitente è il ringraziamento: ringraziare per il dono ricevuto. Ringraziare assieme: nella comunità e nella chiesa. «E fecero gran festa». Nel vangelo, tutte le conversioni terminano con la grande gioia della festa. L'eucaristia è la conseguenza logica, inevitabile, della penitenza.
Assieme, in Cristo, il fratello che ci ha ottenuto la conversione, si fa festa.
Questo schema riprende tutti gli elementi tradizionali della penitenza, con un affiato lontano dalle prospettive giuridiche. La confessione diventa un immenso dialogo d'amore tra Dio e l'uomo. Un dialogo che da una parte coinvolge tutta la Trinità e dall'altra tutta la chiesa.
In questa prospettiva si recuperano alcuni elementi fondamentali per la verità della penitenza:
• la celebrazione dell'avvenimento, come punto di partenza di ogni celebrazione sacramentale: l'amore di Dio che incontra il peccato dell'uomo;
• la ritualizzazione attraverso la parola e la preminenza all'ascolto nell'incontro sacramentale;
• l'aspetto comunitario che potrà essere vissuto attraverso celebrazioni comunitarie della penitenza ma comunque da avere in attenzione sempre anche nelle confessioni private;
• l'aspetto dialogico della morale cristiana e la parola di Dio come codice di vita.
LA CONFESSIONE? UN MISTERO...
Giovani allo specchio
Abbiamo chiesto ad alcuni giovani: che ne pensi della confessione? Una domanda a bruciapelo. Per costringere ad essere sinceri.
Ecco alcune risposte, scelte a caso: un panorama di atteggiamenti. Per te... che cosa è la confessione?
Le risposte di ragazzi della tua età ti costringono a situarti.
Dove ti ritrovi meglio? Quale risposta dice la verità del tuo atteggiamento nei confronti della confessione?
* Confessarsi è ricostruire il vincolo tra Dio e noi distrutto dal peccato. Un cristiano va a confessarsi per tranquillizzarsi.
* Confessarmi per me è sbarazzarmi di qualcosa che mi dà fastidio.
* lo penso che è un incontro con Dio nostro Padre; un incontro d'amore nel quale si viene umilmente a chiedere perdono di non aver risposto a questo amore, e a trovare la forza per corrispondervi meglio in avvenire.
* Per svuotarsi delle cattive azioni.
* Un cristiano va a confessarsi per riconciliarsi con la Chiesa e per mezzo di essa con Cristo.
* Confessarsi è reintegrarsi nella Chiesa e avvicinarsi a Cristo.
* Per me confessarsi non significa più nulla.
Infatti perché confessarsi quando Dio conosce la nostra anima? La confessione perciò è inutile.
* lo a confessarmi non ci vado più sovente, perché non vedo quale potrebbe esserne il risultato. Credo che niente cambierà, e tutto rimarrà come prima.
* lo trovo che fare l'esame di coscienza è fare una cosa che non serve a niente. Tanto si ricasca negli stessi peccati.
* Mi è capitato di prendere un proposito, sempre lo stesso e mai mantenuto, per la semplice ragione che poi non ci penso più.
Un mistero rivelato
La confessione: un atto di amore
Ogni sacramento è un mistero. In esso, Dio è in azione. E Dio agisce sempre da Dio: fa cose grandi. Per ora, nascoste nella trama delle piccole povere cose di tutti i giorni.
Nel sacramento della penitenza, la distanza fra le apparenze semplici e le realtà invisibili è immensa: fuori dalla misura del nostro sguardo. Eppure è necessario cercare di intravvedere, per non perdere la verità profonda del nostro atto.
«Un uomo aveva due figli. Ora, il più giovane di questi disse al padre: "Padre, dammi fin d'ora la parte di eredità che mi spetta". Il padre ripartì i beni tra i due figli.
Poco tempo dopo, il giovane fece i bagagli, lasciò la propria casa e partì per un paese lontano.
Datosi poi ad una vita dissoluta, in poco tempo scialacquò il suo patrimonio e quando ebbe dato fondo a tutto, sopraggiunse in quella regione una terribile carestia, e così egli si trovò in grandissima difficoltà. Fu costretto allora a mettersi alle dipendenze di un possidente del posto che lo mandò nei campi a guardare i porci. Egli, per la fame che pativa si sarebbe riempito lo stomaco anche delle carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava.
Finalmente, riflettendo, disse: "Quanti braccianti lavorano da mio padre, e tutti hanno da mangiare in abbondanza, io invece qui, sto morendo di fame. Ritornerò da lui e gli dirò: Ho offeso gravemente Dio e te, padre mio; non sono quindi più degno di essere da te considerato come figlio, ma trattami almeno come uno dei tuoi operai".
Si mise immediatamente in cammino e tornò da suo padre. Il giovane era ancora lontano, quando il padre lo vide, e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Ma il figlio gli disse: "Padre, io non merito di essere considerato tuo figlio".
Il padre invece ordinò ai servi: "Presto, portate il più bel vestito che c'è e fateglielo indossare, mettetegli al dito l'anello e i calzari ai piedi; prendete poi un vitello bene ingrassato e ammazzatelo, perché dobbiamo mangiare e festeggiare l'avvenimento: questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed ora l'abbiamo ritrovato!".
E incominciarono a far festa» (Luca c. 15).
La Parola di Dio ti ha rivelato a te stesso.
Hai peccato.
Il Padre, quello stesso che ti ha parlato,
ti aspetta con ansia e a braccia aperte.
Il suo desiderio di perdonarti
è più grande del tuo desiderio di perdono:
perché il suo amore è più grande del tuo amore.
Con gli occhi della fede
cerca di oltrepassare le apparenze, i segni,
per vedere,
per immergerti nella realtà.
Non ci sono solo gli attori visibili,
ma anche quelli invisibili.
Soltanto la fede ti introduce
nel mistero del sacramento della penitenza.
La Chiesa è una comunione, una famiglia:
le gioie e i dolori sono di tutti. In una famiglia,
quando c'è un membro ammalato,
tutti soffrono e condividono la sua sofferenza.
Quando poi la salute ritorna,
la gioia della persona guarita,
è la gioia di tutti.
Così nella famiglia di Dio.
Quando uno si accosta al sacramento della penitenza
non è un fatto privato,
ma anche ed essenzialmente comunitario.
Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo,
la Chiesa intera,
quella peregrinante e quella celeste,
vi sono interessati.
Il prete che ti sta di fronte
non è la persona che tu conosci:
lui è Cristo.
La sua voce è l'eco terrestre della preghiera
che il Cristo glorioso rivolge al Padre.
Lui, Cristo, il sacerdote eterno,
ha fatto sua la domanda di perdono del penitente
e l'ha presentata al Padre.
Il Padre,
che vuole ciò che il Figlio vuole,
ascolta la sua preghiera,
e insieme al Figlio
ti invia lo Spirito Santo,
santificatore, creatore,
che ti immerge nel mistero pasquale di Cristo.
Cristo, nella sua preghiera,
associa a sé quella di tutta la Chiesa,
peregrinante e celeste,
che è lì ad intercedere per te.
Ed anche la piccola Chiesa che è la tua comunità.
Il tuo ritorno
è immagine ed annuncio dell' «ultimo ritorno».
Ogni assoluzione prefigura e prepara
l'accoglienza che il Padre ci riserva nel cielo.
Il peccato ti fa vedere quello che sei,
ma soprattutto ti fa toccare con mano
quanto è grande l'amore di Dio.
La sua gioia sta nel perdonare,
nel volere che nessuno si perda.
La tua confessione
è gioia al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo,
alla Chiesa celeste,
è grazia e servizio per la Chiesa terrestre
e per l'umanità.
Hai un padre che supera ogni previsione.
Un padre di cui puoi essere fiero.
E riconoscente. E pieno di gioia.
La confessione: un invito personale del padre
Andare a confessarsi... costa. Per tanti motivi.
Quando prendi finalmente la decisione e riesci a tradurla in pratica, ti senti «qualcuno». Hai deciso. Hai preso una iniziativa importante.
Può sembrare strano, ma tutto questo è vero solo in parte. È una faccia della medaglia. La verità più vera, la totalità della verità, è un'altra. L'iniziativa non è tua. È del Padre.
Lui ti ha chiamato, ti ha invitato. Tutto il tuo faticoso «sì», è prima di tutto una risposta.
Ogni confessione è un invito personale del Padre.
A cui devi rispondere, che devi far tuo, assumendone tutta la responsabilità. Ma è sempre, comunque, un invito. L'iniziativa è di un altro, è «fuori di te». Il Padre ti chiama.
Figlio mio.
Era proprio il caso che ti scrivessi una lettera per dirti quanto il mio amore per te sia grande.
Dall'eternità io ti penso, ti ho ricamato nel grembo di tua madre, ho avuto per te un amore esclusivo, totale.
Tu spesso però mi hai ricambiato con offese; al mio affetto hai risposto svogliatamente, con sterili preghiere; non hai più voluto saperne della mia amicizia, ed al mio amore hai preferito i tuoi capricci.
Tuttavia io mi ricordo sempre del patto che ho stretto con te, e lo voglio rinnovare ancora.
Mostrati pentito per come ti sei comportato, ed allora anche se i tuoi peccati fossero come scarlatto o rossi come porpora, diventeranno bianchi come la neve e più candidi della lana, e tu vivrai.
Anzi, voglio dirti di più: se anche un giorno tua madre ti dimenticasse, io non mi scorderò mai di te, perché tu sei mio.
Ciao, ti aspetto!
LA PAROLA DI DIO INTERPELLA LA NOSTRA LIBERTÀ
Il primo atto verso la conversione radicale del proprio cuore e della propria vita, è l'ascolto. Ascoltare Dio che ci parla nella chiesa: quindi ascoltare «assieme».
La parola di Dio è una spada a doppio taglio che penetra fino alla congiunzione delle ossa. La parola di Dio è a tono per ogni circostanza della nostra esperienza. Si tratta di scegliere la pagina significativa qui-ora e soprattutto si tratta di riuscire a rendere concreta qui-ora ogni pagina, attraverso il coraggio di mettersi a nudo di fronte alla provocante semplicità della Parola.
Per aiutare in questo difficile dialogo, offriamo un prontuario di riferimenti biblici, legati al tema generale «conversione-perdono».
Peccato
Gn 2,7-9; 3,1-7 II peccato dell'umanità
Gn 3,9-20 Il castigo del peccato
2 Sam 12,7-13 Il peccato di Davide
2 Cr 36,14-23 L'esilio. Israele è castigato per il suo peccato
Sap 1,13/2,14 Il primo peccato e le sue conseguenze
Is 43,18-25 Dio perdona i peccati del suo popolo
Is 63,16/64,7 Invito al pentimento
Rom 3,21-28 Peccato e salvezza
Rom 5,12-19 Peccato, morte e grazia
Rom 6,3-11 Morti al peccato in Cristo
1 Cor 15,54-57 La vittoria sul peccato e sulla morte
1 Gv 2,1-5 Cristo è offerto per i nostri peccati
Mt 5,17-37 Il peccato è nel cuore dell'uomo
Lc 13,1-9 La peccatrice perdonata
Lc 15,1-32 Dio attende con ansia il ritorno del peccatore
Gv 3,14-21 Dio ha mandato il Figlio suo per la salvezza del mondo
Gv 9,1-7 Il cieco nato
Perdono
Gn 18,20-23 Abramo intercede per Sodoma
Es 32,7-14 Dio perdona il suo popolo
2 Sam 12,7-13 Dio perdona Davide pentito
Ger 31,31-34 La nuova alleanza e il perdono dei peccati
Giol 2,12-18 Chiedere perdono a Dio!
2 Cor 5,17-21 Cristo ci riconcilia con il Padre
Col 1,12-20 In Cristo tutti siamo stati riconciliati
Col 3,12-21 Imparare a perdonare
Mt 9,9-13 Cristo è venuto per i peccatori
Mt 18,21-35 Il perdono delle offese
Lc 6,27-38 Amore verso i nemici
Lc 11,1-13 Il Padre nostro
Lc 15,1-32 Il figlio prodigo
Gv 8,1-11 L'adultera è perdonata
Gv 20,19-23 Il potere di perdonare i peccati
Prova e tentazione
Gn 2,7-9; 3,1-7 La tentazione nel paradiso terrestre
Es 32,7-14 La grande tentazione: il vitello d'oro
Dt 8,2-6 La prova nel deserto
Sap 2,12-20 Le prove del giusto
Sap 4,7-14 Fuggire dalle seduzioni
Ger 20,7-9 Il profeta alla prova
2 Cor 4,6-11 Debolezza e forza dell'apostolo
2 Cor 4,13/5,1 Speranza nelle prove
Ap 7,2-14 I vincitori della grande prova
Mt 13,1-23 Le parabole del regno
Mc 1,12-15 La tentazione di Cristo nel deserto
Mc 3,22-30 Gesù e Satana
Mc 14,26-42 La prova del Getsemani
Lc 4,1-13 «Non indurci in tentazione»
Lc 22,39-45 L'ora di Gesù
Salvezza
Gn 3,9-20 La promessa della salvezza
Gn 15,5-18 Abramo è giustificato attraverso la fede
Dt 26,4-10 La fede in Dio salvatore
Is 25,6-10 La gioia di sentirsi salvati
Is 35,4-7 La salvezza è una cosa meravigliosa
Is 40,1-11 La salvezza: un dono per tutti
Is 62,11-12 «Ecco il Salvatore!»
Ger 31,7-9 Il meraviglioso ritorno dei salvati
At 4,8-12 Cristo è il salvatore
At 5,12-16 La comunità dei salvati
Rom 5,5-11 La speranza nella salvezza
Rom 8,12-30 La salvezza è una certezza
Rom 10,8-13 La fede che salva
Rom 13,11-14 La salvezza è vicina
2 Tm 1,8-10 La grazia ci salva
Tt 3,4-7 Cristo il Salvatore
1 Pt 3,18-22 L'acqua del battesimo ci salva
Ap 21,1-5 Il mondo nuovo
Mt 1,18-25 «È lui il Salvatore!»
Lc 13,22-30 La salvezza è difficile...
Lc 19,1-10 Zaccheo
Gv 4,5-42 La samaritana
Gv 10,1-10 II buon pastore
(da «Paroles de Dieu pour toute circostance», CNPL).
PROPOSTA PER L'ESAME DI COSCIENZA
Nella Bibbia, ciascuno di noi è contenuto, profetizzato, preso di mira. Lì è detto quello che siamo e quello che facciamo.
Nella Bibbia si parla di noi: di me, di te.
È però possibile leggere tutta la Bibbia senza mai sentirsi interpellati.
È facile nascondersi dietro la faccia dei personaggi storici, giocare a rimpiattino con gli altri.
Tocca a ciascuno di noi riconoscere la pagina e la parola che ci riguarda personalmente.
C'è una condizione fondamentale per fare ciò: accettare la parola come «rivelazione». Smettere di pensarla un racconto, una storia, per tentare di leggerci la nostra storia: la rivelazione da parte di Dio della nostra storia personale e della storia di tutti gli uomini.
L'esame di coscienza che prepara alla confessione è questo faticoso tentativo. La parola di Dio è il punto di confronto. La riflessione ci aiuta a cogliere l'incidenza nella nostra vita di questa profonda continua contestazione.
(Dal punto di vista metodologico, ogni comunità dovrebbe tentare una propria strada. Si può leggere assieme una pagina significativa della Bibbia e rifletterci per renderla concreta, incarnata nel qui-ora di ciascuno e della comunità. Si può proporre una batteria di affermazioni-chiave e lasciare uno spazio di silenzio perché ciascuno interiorizzi e si confronti a livello personale. L'esempio che segue indica una terza possibilità. Un esame di coscienza «pregato» a interventi alternati, sulla falsariga delle «beatitudini». Comunque ciò che deve stare a cuore è da una parte la priorità all'ascolto della Parola come momento di provocazione al pentimento e dall'altra la concretezza dell'invito alla conversione).
Esame di coscienza sulle beatitudini
L Dio ama quelli che sanno di essere poveri davanti a lui. Ad essi appartiene il suo regno.
G Abbi pietà di noi, Signore. Noi ci avvinghiamo esageratamente al denaro; vogliamo possedere sempre di più; utilizziamo il potere per camminare sulle teste dei nostri fratelli; utilizziamo il denaro come strumento di potere e di sopraffazione.
Abbi pietà di noi, Signore, che consumiamo i beni che ci hai dato nel nostro egoismo, senza accorgerci di chi attorno a noi soffre e muore di fame. Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che vivono con mansuetudine. A loro donerà l'intero mondo.
G Benedetto, Signore: tu hai promesso la terra come eredità a tutti coloro che hanno il cuore gonfio di amore e di dolcezza verso i fratelli. Perdona le nostre sgarbatezze, le nostre impazienze, i nostri soprusi, le nostre quotidiane violenze.
Perdonaci di non aver saputo comprendere gli altri. Di averli voluti sopraffare con la forza di quello che sapevamo.
Perdonaci di non essere stati capaci di vero dialogo. Di aver avuto paura della verità che ci donavano gli altri.
Perdonaci di ritenerci i depositari unici della verità.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che soffrono.
Essi saranno consolati.
G Signore, ti diciamo grazie perché ti sei fatto consolazione alla sofferenza dei nostri fratelli.
Perdona la nostra durezza, la nostra insensibilità, il nostro orgoglio, la nostra cecità.
Perdonaci di non aver portato gioia e consolazione a quanti attorno a noi erano nella pena, nella tristezza, nello scoraggiamento.
Perdonaci di aver cercato consolazione invece di donarla.
Perdonaci di non aver scoperto il segreto dolore di tanti fratelli.
Perdonaci di aver donato consolazione soltanto a parole, di aver scelto sempre le cose più facili.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che hanno fame della sua giustizia. Essi l'avranno.
Esame di coscienza sulle beatitudini
L Dio ama quelli che sanno di essere poveri davanti a lui. Ad essi appartiene il suo regno.
G Abbi pietà di noi, Signore. Noi ci avvinghiamo esageratamente al denaro; vogliamo possedere sempre di più; utilizziamo il potere per camminare sulle teste dei nostri fratelli; utilizziamo il denaro come strumento di potere e di sopraffazione.
Abbi pietà di noi, Signore, che consumiamo i beni che ci hai dato nel nostro egoismo, senza accorgerci di chi attorno a noi soffre e muore di fame. Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che vivono con mansuetudine. A loro donerà l'intero mondo.
G Benedetto, Signore: tu hai promesso la terra come eredità a tutti coloro che hanno il cuore gonfio di amore e di dolcezza verso i fratelli.
Perdona le nostre sgarbatezze, le nostre impazienze, i nostri soprusi, le nostre quotidiane violenze.
Perdonaci di non aver saputo comprendere gli altri. Di averli voluti sopraffare con la forza di quello che sapevamo.
Perdonaci di non essere stati capaci di vero dialogo. Di aver avuto paura della verità che ci donavano gli altri.
Perdonaci di ritenerci i depositari unici della verità.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che soffrono.
Essi saranno consolati.
G Signore, ti diciamo grazie perché ti sei fatto consolazione alla sofferenza dei nostri fratelli.
Perdona la nostra durezza, la nostra insensibilità, il nostro orgoglio, la nostra cecità.
Perdonaci di non aver portato gioia e consolazione a quanti attorno a noi erano nella pena, nella tristezza, nello scoraggiamento.
Perdonaci di aver cercato consolazione invece di donarla.
Perdonaci di non aver scoperto il segreto dolore di tanti fratelli.
Perdonaci di aver donato consolazione soltanto a parole, di aver scelto sempre le cose più facili.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che hanno fame della sua giustizia. Essi l'avranno.
G O Signore, tu sei certezza per coloro che hanno fame e sete di giustizia. Perdonaci di esserci fatti giudici severi e implacabili dei nostri fratelli. Perdonaci dell'abitudine che abbiamo di metterci sempre dalla parte della ragione, di considerarci sempre a posto.
Perdonaci di aver paura della giustizia. Di aver voglia di contraffarla. Di addomesticarla per renderla meno scomoda.
Perdonaci di non aver fame di giustizia. Di parlare di giustizia senza fare mai nulla per realizzarla.
Perdonaci di pensarci noi la misura della giustizia. Di essere venditori della nostra giustizia.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che sono misericordiosi. Verso di loro anch'egli sarà misericordioso.
G Ti ringraziamo, Signore: ci hai ricolmato del tuo amore misericordioso. Perdona i nostri piccoli e grandi rancori. Perdona le nostre vendette. Perdona la nostra testardaggine e la nostra cocciutaggine.
Perdona la nostra paura a perdonare.
Perdona la nostra smania a vendicarci, per apparire più forti.
Perdona la nostra voglia di potenza e il nostro desiderio di sopraffare. Perdona l'impegno a contestare tutto e tutti, per apparire diversi, importanti. Perdona gli atteggiamenti nascosti, con cui mascheriamo la verità di noi stessi.
Perdona la facile aggressività e la non condivisa rassegnazione.
Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
L Dio ama quelli che hanno un cuore puro. Egli si mostrerà a loro.
G Signore, ti ringraziamo di averci donato la luce della tua rivelazione. Ti benediciamo per averci rivelato il vero volto delle cose.
Perdona i nostri peccati di impurità.
Perdona la nostra ostentata cecità. Il nostro radicato rifiuto a cogliere il volto rivelato della realtà. Perdona il nostro innato desiderio di essere in tutte le cose principio di verità.
Perdona la reciproca strumentalizzazione, la facile manipolazione, la mancanza di rispetto.
Perdona la poca capacità di amare, l'indisponibilità ad essere tutto per gli altri. Perdona l'egoismo che ci fa trattenere la mano che chiede aiuto. Perdona la fame che abbiamo di realizzarci a scapito degli altri e di te. Perdona la paura terribile di amare che accompagna la nostra sete di amore. Signore, noi confidiamo nella tua grande misericordia!
T Signore, pietà!
«FACCIAMO FESTA!»: DALLA PENITENZA ALL'EUCARISTIA
Nessuna celebrazione della penitenza è «cristiana», se non apre immediatamente alla festa e al ringraziamento.
L'unico rimprovero che il Padre rivolge al figlio peccatore tornato tra le sue braccia è: «Facciamo festa!»...
La festa più grande, più vera è la celebrazione eucaristica.
In qualche circostanza particolare, i temi delle letture possono mettere in rilievo questo passaggio: dall'invito alla conversione, al pentimento, alla gioia e al ringraziamento.
In ogni caso, ogni celebrazione penitenziale dovrebbe contenere questo identico movimento interno.
Per facilitare il reperimento di pagine scritturistiche significative, offriamo alcuni suggerimenti.
I temi sono catalogati entro il filone della «quaresima» e del «tempo pasquale».
La distinzione suggerisce utilizzazioni diverse, mentre aggancia il movimento di conversione e di festa ai tempi liturgici che ne sono specialissima enfasi.
(La sigla P indica una sintonia con i preadolescenti; G con i giovani).
Anche i suggerimenti riportati nelle pagine precedenti possono offrire spunti per costruire» messe a tema «: è facile costatare che sono presentati testi dai profeti, dagli apostoli e dai vangeli.
In Note di Pastorale Giovanile 1972 /11 sono contenuti altri repertori).
«FACCIAMO FESTA!»: DALLA PENITENZA ALL'EUCARISTIA (pdf)

