Le canzoni parlano d'amore. Quale?



    Luciano Borello

    (NPG 1973-02-29)

    Tra i progetti editoriali del 1973, un posto di rilievo è occupato dal tema: «educazione dei giovani all'amore e alla famiglia».
    Qualche articolo è già comparso nelle annate precedenti. Lentamente la redazione ha elaborato una propria sintesi, situandola all'interno delle linee pastorali con cui si vuole caratterizzare Note di Pastorale Giovanile.
    Come per altri argomenti di particolare incidenza, ci pare di poter fare un servizio soltanto attraverso una proposta organica e articolata. Se è vero che nessun problema è risolvibile se non riconducendolo a livelli globali, perché le soluzioni parziali sono molto spesso non-soluzioni..., l'affermazione ha un peso notevole anche in campo educativo e pastorale.
    Educare all'amore, ad una matura visione della famiglia e della sessualità, significa, per noi, costruire un progetto di sé che investa tutti i valori della persona, nelle prospettive più radicali.
    Non si può, insomma, parlare di educazione all'amore e alla famiglia se non ín un contesto di chiara scelta di vita: anche l'amore e la famiglia investono il «politico».
    Gli interventi editoriali previsti quest'anno sono su due direzioni. Una serie di articoli, di cui il presente è il «capofila», analizzeranno il contesto culturale all'interno del quale avviene l'educazione all'amore, le mentalità correnti e gli schemi sul mercato. Uno studio monografico conterrà la «nostra proposta».
    Il lettore affezionato facilmente ritrova l'iter normale di ogni intervento. L'analisi della realtà, la rassegna delle alternative con cui comunque confrontarci, spingono a creare quell'atteggiamento critico, fondamentale per l'integrazione matura di ogni proposta, e soprattutto per l'adesione piena ad una fede che diventi mentalità e vita. Costruita una piattaforma comune, appresa la «stessa lingua»per un dialogo non equivoco, è possibile confrontarci con una proposta.
    I primi articoli, informali nella successione logica ma organici nella struttura. zione interna, mirano a «descrivere»il clima in cui si opera e la densità di un vocabolo tanto abusato.
    Abbiamo scelto tre strade per recuperare la definizione corrente di amore: la canzone, il cinema, la letteratura. Ci sono parse le vie più significative di una «scuola parallela»che corre sui fili della grande comunicazione di massa. Abbiamo evitato i filoni specialistici, riservati ai soli addetti ai lavori.
    Ci interessa percepire qual è il mondo interiore che si mette in movimento nel giovane medio, quando gli si pronuncia «sopra»una parola che lo affascina e lo avvolge in una ridda di significati, diversi e spesso contraddittori. Una lunga premessa andrebbe fatta per rispondere ad una obiezione, facile soprattutto in adulti che hanno maturato la loro educazione in un contesto radicalmente diverso da quello attuale (in un contesto privo di «immagini», in cui buona parte della forza educativa era affidata alla parola; e quindi facilmente controllabile).
    Chi ci dice che il mondo della canzone, della letteratura, del cinema corrisponda a quello dei nostri giovani?
    Ci infiliamo in un circolo vizioso. Non sempre il mondo di questi mezzi di comunicazione descrive la verità del mondo interiore giovanile. Ma molto spesso il mondo giovanile è plagiato, magari a livello inconscio, dalla filosofia della vita che emerge da questi strumenti.
    Per questo, tentare di conoscere che cosa nel profondo i giovani pensano di alcuni argomenti, comporta la ricerca critica sui contenuti palesi e latenti degli strumenti di comunicazione.
    Qualcosa abbiamo già scritto, per dimostrare l'affermazione. Altro, e più accurato, abbiamo in cantiere.
    Per il momento, cerchiamo di scoprire, sotto la guida di un attento ricercatore, quale immagine di «amore» le canzoni ci propinino quotidianamente.

    Sappiamo che la canzone si ispira alle situazioni più disparate della vita quotidiana: amore, gioia, dolore, solitudine, protesta, guerra, pace, vita, morte... Ma un discorso concreto sui contenuti delle canzoni [1] non può limitarsi a queste rilevazioni generali, poiché il modo di esprimere queste eterne situazioni dell'esistenza umana varia a seconda dei gusti e degli orientamenti socio-culturali del momento.
    Vogliamo quindi analizzare brevemente alcune delle canzoni più diffuse in Italia nel 1971, per cercare di cogliere gli aspetti più salienti del loro contenuto.
    Studi recenti sulla canzone hanno dimostrato che in quasi tutti i paesi c'è una sensibile diminuzione delle canzoni che hanno l'amore come tema principale [2]. In Italia, per esempio, nel 1964 le canzoni d'amore costituivano l'87%, mentre nel 1967 sono soltanto più il 69%. Nel campione che prenderemo in esame e che si riferisce al 1971, le canzoni che non parlano d'amore sono soltanto 13 su 50, pari cioè al 26%.

    Alcuni rilievi generali

    Prima di esaminare i testi delle canzoni, crediamo utile premettere alcune osservazioni che riteniamo importanti per la comprensione dei valori da esse proposti.

    ♦ Anzitutto notiamo che le cinquanta canzoni più diffuse sono quasi tutte di genere melodico, anche se sovente arrangiate ritmicamente. Il «beat» è del tutto assente, almeno nella sua forma più originale. Come è del tutto assente la canzone di protesta, che pure negli anni sessanta aveva avuto un certo successo.

     Delle cinquanta canzoni prese in esame, 37 hanno come tema principale l'amore, e soltanto 13 hanno altri temi (solitudine, vita sfortunata, esortazioni sapienziali, pacifismo, spensieratezza). Il che vuoi dire che la tanto conclamata novità della canzone moderna, per quel che riguarda i contenuti, è del tutto gratuita. Anche la canzonetta moderna ha come protagonista principale l'amore, in tutte le sue sfumature e le situazioni più disparate. I temi più impegnati (e più cari ai giovani) sono rimandati ai 33 giri, con uno smercio notevolmente inferiore.

     Notiamo la presenza significativa di ben 12 canzoni straniere, di cui 5 in edizione originale e 7 con testo tradotto, ma quasi mai fedelmente. Segno che la canzone tende sempre più a svincolarsi dall'humus della popolarità (nel senso di cultura autoctona) per assumere volutamente dimensioni planetarie. Fenomeno tanto più evidente, quanto più forte è la pressione commerciale, e quanto minore è la tradizione della canzone popolare. A differenza di altre nazioni, «l'Italia si mantiene su un piano di standardizzazione e di livellamento internazionale, incapace di dare un proprio contributo quale l'hanno dato Inghilterra e Stati Uniti, dove la nuova musica  pop" non è ormai più definibile leggera, ma ha assunto un preciso valore culturale» [3].

     Il fatto che ben cinque canzoni sono nel testo originale (inglese) avvalora l'ipotesi che molto spesso la canzone è cercata unicamente come evento sonoro, indipendentemente dal contenuto. Oltre che, naturalmente, dalla compiacenza per la moda, per il cantante preferito, o per la situazione-romanzo evocata dalla musica (come nel caso di Love Story e di La ballata di Sacco e Vanzetti: due colonne sonore di films).

     Come già si è detto, nessuna delle cinquanta canzoni più diffuse nel 1971 appartiene al repertorio dei pochi chansonniers italiani (quali possono essere; De André, Jannacci, Gaber, Endrigo, Paoli, Modugno prima maniera). Mentre in Francia il successo dei grandi chansonniers (come Bressen, Bécaud, Aznavour, Brel, Ferré, Moustaki...) non è per nulla intaccato dai nuovi idoli della canzone commerciale (che nascono e tramontano in breve tempo) in Italia tali chansonniers hanno un pubblico molto ristretto, anche se qualificato e consistente.

    LE CANZONI D'AMORE

    Attraverso l'esame delle 37 canzoni che hanno come tema principale l'amore, abbiamo potuto scorgere tre filoni principali attraverso i quali le canzoni propongono il loro messaggio: amore come gioco, amore serio e amore degradato. Tre filoni non sempre chiaramente distinguibili in ogni canzone, ma senza dubbio evidenti nella globalità delle canzoni in commercio.

    L'amore come gioco

    – È presente in un numero ridotto di canzoni, ma ha un certo peso psicologico nel pubblico non più giovane. Il gioco consiste nel puro rapporto occasionale, nell'avventura galante e priva di una seria prospettiva. Più flirt, tuttavia, che libertinaggio.
    Susan dei marinai / non fa problemi mai / un regalino e poi / il resto è tutto per noi... / Susan dei marinai / la trovi in tutti i bar: dice... un bicchiere e poi / ragazzi, parto con voi(Susan dei marinai).

    – Ma consiste anche in un possesso materiale della persona amata, vista come semplice strumento di soddisfazione borghese ai propri istinti.
    Hai ragione anche tu / cosa voglio di più / un lavoro io l'ho / al mattino c'è chi / mi prepara il caffè / questo io lo so / e la sera c'è chi / non sa dire di no / cosa voglio di più? (Anna).
    Dove il gioco non consiste nell'avventura galante (come nel primo caso) ma nel rapporto soltanto possessivo e momentaneo.

    L'amore come cosa seria

    È presente nel maggior numero di canzoni, ed è trattato in due diverse prospettive che rappresentano, anche, due diversi itinerari psicologici, attraverso i quali l'esperienza amorosa è vissuta: l'amore idealizzato e l'amore accettato come esperienza concreta.

    L'amore idealizzato

    L'amore idealizzato è descritto in tre momenti caratteristici, che sono come i tre atti di un dramma:

     Innamoramento e idealizzazione
    – L'amore non ha bisogno di essere cercato: viene da solo ed entra di prepotenza nella vita di tutti, come una forza esaltante.
    La prima cosa bella / che ho avuto dalla vita / è il tuo sorriso giovane, sei tu. / Tra gli alberi una stella / la notte si è schiarita / il cuore innamorato sempre più (La prima cosa bella).

    – Amore adolescenziale, poetico, che porta alla idealizzazione della persona amata.
    Prende solamente il cuore / questa malattia, l'amore / incomincia a questa età / non ha senso senza te / L'arcobaleno / sorride nel cielo / dopo la pioggia / ritorna il sereno / nella tua anima bianca / c'è posto per me (Malattia d'amore).

     Frustrazione
    – Segue come logica conseguenza della idealizzazione. O perché l'idealizzazione contrasta con l'impulso sessuale, che apparirà colpevole:
    Si alza e chiede dove c'è il letto / poi scompare dietro la porta / la sento che mi chiama... / e lei si avvicina... / Dio mio no / cosa fai? cosa fai? (Dio mio, no)

    – O perché la persona amata e cercata come la cosa più bella (anche nei suoi aspetti erotico-sessuali) non soddisfa pienamente il desiderio di possesso. In questo caso, però, anziché confessare i propri torti, si preferisce accusare l'altro di infedeltà, con un processo di attribuzione vicaria, ben noto in psicologia.
    La verità è che è inutile / inutile come i sogni miei / è inutile illudersi / tu ami un altro ormai / un altro uomo / da tempo io t'ho perduta (lo e te).

    – A volte, invece, il senso di colpa si muta in una gelosia sospettosa che accusa non per rompere, ma per rafforzare il desiderio di possesso.
    Un uomo?... ma chi è? / Non dire che assomiglia a me / le mani... non le ha / oppure sì. E poi, cos'ha? / io muoio / lo se lascio te son solo / ma insieme a te / io vedo che un fantasma c'è (Amore caro, amore bello).

     Disperazione
    – È l'ultimo atto di un dramma iniziato tra entusiasmi e sospiri. Conclusione scontata (date le premesse), spesso inevitabile, qualche volta attesa con impazienza, ma sempre sconvolgente.
    E non c'è niente di più triste / che ricordare la felicità / sapendo che è inutile ripetere: / «Chissà? / Domani è un altro giorno. Si vedrà! (Domani è un altro giorno).
    Dove la finale dubitativa non annulla il contesto di una disperazione amara. Anzi, la rafforza, perché il rifiuto di confessare che tutto è finito è una giustificazione della propria indolenza. Si ha paura di rituffarsi nella vita e di ricominciare da capo.
    Non mi resta che tornare a casa mia / alla mia triste vita / questa vita che volevo dare a te / l'hai sbriciolata tra le dita (L'appuntamento).
    Addio, sogno d'amore / un aereo si allontana sempre più / ma io non ho le ali... (Sogno d'amore)
    Atteggiamento di nevrosi narcisistica che spesse volte fa pensare ad una paurosa regressione a stadi autoerotici della prima adolescenza. Infatti, in molte canzoni c'è un'accentuata compiacenza nella contemplazione del proprio io sofferente, senza alcuna seria volontà di uscire dal proprio isolamento.
    Non per nulla la maggioranza delle canzoni d'amore sono piene di addii, di rimpianti, di solitudine, di abbandoni... Il desiderio amoroso è volutamente presentato come inappagabile: deve viversi allo stadio irrisolto di tensione, «perché lì, nella narcisistica contemplazione di sé, un'umanità apparentemente efficiente, sana, attiva, ma in realtà sommersa da tante frustrazioni, infelicità, complessi, limitazioni di libertà, possa trovare una sorta di piacere sostitutivo, di lenimento vago e impreciso, come vaga e imprecisa è, in genere, la coscienza dei propri mali» [4].
    Proprio per questo si arriva alla esaltazione dell'ostacolo (freddezza o indifferenza della persona amata, presenza di un'altra persona, malattia o morte) come rafforzamento di questo stato di tensione, voluto e cercato come stimolo e narcosi.

    L'amore come esperienza concreta

    Anche questa dimensione dell'amore conosce la sua idealizzazione iniziale. Ma l'ideale non è più la persona amata, bensì l'esperienza del rapporto erotico-sessuale.
    La luce si è spenta / la mano tremava / avevo paura d'amarla. / Quella notte ho provato / le cose che mai più vivrò (Era bella).
    L'ideale è quindi l'esperienza erotica vissuta per se stessa, senza complessi e senza falsi pudori.
    Svegliarsi un giorno io e te / in mezzo a un prato, io e te / e far l'amore io e te / e addormentarsi fra gli alberi (lo e te).
    Ma è evidente che molte volte si tratta più di esibizionismo che di atteggiamento veramente scomplessato. L'insistenza con cui si afferma la propria libertà di comportamento, senza remore morali e senza tabù, ha più il sapore di una richiesta di approvazione e di assoluzione da parte del gruppo, che non di una vera libertà da complessi. Per cui, non di rado, il senso di colpa appare rafforzato, proprio negli atteggiamenti in apparenza più spregiudicati.
    Era bella, era bella, era bella / era bello restare con lei / era giusto essere liberi / e amare così. / Che c'importa del mondo / che importa la gente... (Era bella). 
    Ma, a parte questo limite, sono proprio queste canzoni, d'amore più concreto e realistico, che permettono di superare l'inevitabile crisi nel rapporto interpersonale. La rottura è superata da un realistico ritorno alla vita, con la volontà di rinnovarsi.
    Ciao, perdono, amore mio... / l'amore è un attimo / però la vita è un vento forte più di noi... / Addio felicità, vedrai le ferite si chiudono (L'amore è un attimo).
    Oppure c'è la forza di aspettare e di ricominciare da capo, nella certezza che la crisi si risolve in un amore più forte.
    La mia compagna mi ha fatto un grande dispetto / è partita per un viaggio dal quale non si ritorna più / ma io l'aspetto, l'aspetto ancora / perché sono sicuro che tornerà / e quando arriverà le dirò semplicemente: / Come stai, è tanto tempo che t'aspettavo, sai (Come stai).

    L'amore degradato

    Si è potuto osservare come un tempo, prima dell'avvento dei mezzi di comunicazione di massa, «la canzonetta scopertamente attinente al sesso era più sboccata, il doppio senso era più appariscente e grossolano.
    Mentre ora il pubblico non è più quello ben localizzato e tipicizzato dei tabarins e delle sale da ballo, ma quello socialmente indifferenziato della radio e della televisione» [5]. Il che significa maggiore autocontrollo, non soltanto per sfuggire alle persecuzioni della censura (come nel caso di Je t'aime e di Let's spend the night together) ma, soprattutto, per non urtare una larga frangia di pubblico non disposta a consumare scopertamente un prodotto licenzioso.
    Canzonette troppo grossolanamente allusive come Ti darò quel fior (1931), Evviva la torre di Pisa (1939), Che mele, che mele (1949), La colpa fu (1959) oggi non avrebbero più il successo di un tempo, non solo perché verrebbero censurate, ma anche perché scopertamente allusive. Resterebbero appannaggio dei juke-boxes da osteria. Ma ciò non significa che la canzonetta abbia rinunciato a soddisfare gli istinti sessuali e i complessi osceni di larga parte del pubblico. Lo farà in modo più velato e più adatto alle esigenze di un pubblico sempre più disimpegnato anche in questo campo.
    Il fatto che per molte canzoni «sembrino oscure o incomprensibili le ragioni del loro successo e che le parole, lette secondo il loro significato palese, suonino sciocche e assurde, indica che si deve andare oltre al loro significato manifesto e cercare quell'altro, allusivo metaforico o simbolico, scandalo più o meno conosciuto dai compositori, che esse propongono appena dietro al loro senso grammaticale» [6]. È il caso, per esempio, di La tramontana, Donna felicità, La ballata dell'uomo in più, La cosa più bella, Tuca, tuca... Tutte canzoni materialmente incensurabili, e forse scritte senza secondi fini, ma che inevitabilmente vengono recepite nel subconscio come allusive.
    Accanto a queste forme di amore degradato a livello di allusione oscena, non esitiamo a porre un'altra forma di degradazione dell'amore, molto più diffusa, anche se meno volgare: l'amore a tre come situazione di fatto. In questi ultimi anni c'è un notevole aumento di canzoni che giustificano tradimenti passeggeri o permanenti.
    Te lo giuro non l'ho fatto per dispetto / ero troppo lontano da te / come se il mio corpo non mi appartenesse / ieri sera ero fuori di me / lei non t'ha rubato niente (Capriccio).
    Qui la degradazione è data dall'ambiguità tra il riconoscimento di uno sbaglio e la sua giustificazione. Ambiguità ancora maggiore in quest'altra canzone:
    Eppur mi sono scordato di te / come ho fatto non Io so. / Ma una ragione vera c'è / lei era bella, però. / Un tuffo dove l'acqua è più blu / niente di più... / Non piangere salame / dai capelli di rame / è solo un gioco / e non un fuoco (Eppur mi sono scordato di te).
    Giustificazione a livello di istinto e di fatalità, mai a livello di coscienza che riconosce il proprio errore e cerca di evitarlo. Nella stessa prospettiva (anche se con sfumature diverse) si muovono le canzoni Non ti bastavo più, Sotto le lenzuola, Tanta voglia di lei...
    «Tutto ciò mostra assai chiaramente come l'amore cantato dalla canzonetta sia prevalentemente un amore regredito, dove ciascuno, in un gigantesco quotidiano dialogo tra sordi, simulando ciò che non esiste più, sorridendo scioccamente, invocando a mani giunte, piangendo lacrime amare, celebrando un'irreale felicità, lanciando baci e richiedendoli appassionatamente, emettendo sospiri e lamenti, in realtà cerca, sovente senza saperlo, un compenso a solitarie ed oscure angosce, una rassicurazione contro i propri mali o deficienze ed ansie, non già un rapporto con l'essere amato» [7].
    Conclusione che sostanzialmente accettiamo, pur con le debite riserve, dovute alle buone eccezioni già da noi segnalate. Conclusione tanto più amara quanto sconosciuta dal grande pubblico che consuma quotidianamente decine di canzonette di questo tipo, «senza consapevolezza alcuna di ciò che sta accadendo, tra bassi solletichii, blandizie, emozioni vaghe ed oscure, piccoli piaceri, in un'operazione, organizzata commercialmente, che si ripete ogni giorno sostituendo paroletta a paroletta, musichetta a musichetta senza che in realtà nulla muti» [8].

    NOTE

    [1] Ci siamo serviti delle classifiche di «Hit Parade» (fornite dall'Istituto Doxa e pubblicate settimanalmente dal Radiocorriere TV) assegnando 10 punti alla prima classificata, 9 alla seconda, e così via, fino a 1 punto alla decima classificata di ogni settimana. Sommando insieme i punti realizzati da ogni canzone durante tutto l'anno, abbiamo ottenuto una classifica che non dovrebbe discostarsi molto dall'indice della reale diffusione. Infatti la classifica di HP si riferisce unicamente ai 45 giri e, inoltre, non sempre le canzoni che restano più a lungo sulla cresta dell'onda sono le più diffuse. Si dà il caso (abbastanza frequente) di canzoni che in brevissimo tempo hanno diffusione molto maggiore di altre che pure resistono più a lungo nelle classifiche. Comunque, crediamo che la classifica da noi ottenuta possa essere un buon campione di analisi, anche se forzatamente ridotto. Essa vede al primo posto Pensieri e parole (186 punti) al secondo Amor mio (152 punti) al decimo We shall dance (129 punti), al trentesimo Fiume amaro (73 punti), al cinquantesimo Anna (20 punti).
    Limiteremo, quindi l'analisi dei temi di queste 50 canzoni, senza tuttavia escludere qualche riferimento alla classifica dei Long Playings (che seguono una classifica tutta speciale).
    [2] Cfr. L. DESTRERI DEL GROSSO, Le canzoni di successo in quattro paesi europei (1964-1967): analisi del contenuto e analisi musicale. In «Quaderni di IKON» n. 12, 1970.
    [3] D. Jomo, Nel mondo della canzone, o.c., pag. 68.
    [4] E. JoNA, I temi del disimpegno, in o.c., pag. 179.
    [5] E. jONA, o.c., pag. 199.
    [6] Ibidem, pag. 204.
    [7] Ibidem, pag. 212.
    [8] Ibidem, pag. 213.