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    Per concludere concretamente



    (NPG 1979-03-42)


    La nuova morale sessuale, di cui abbiamo prospettato le grandi linee ispiratrici, è più «morbida» di quella tradizionale? Allarga di più le maglie?
    Chi si attendesse soluzioni del genere, si sbaglierebbe di grosso. «È sintomatico - scrive su Il Regno attualità 78/20 Enzo Franchini - che la grandissima maggioranza delle nuove opere tendano a riconfermare i valori ispiranti fondamentali della tradizione. Nell'insieme non ci si allontana dalla visione del concilio, innovativa, ma non eversiva, rispetto alla lunga testimonianza dei secoli cristiani. In verità la letteratura cattolica del ramo è tutt'altro che permissiva» (ivi, pag. 471). Anzi a volte è più esigente, vincola maggiormente ai principi sopra esposti. Ma dimostra insieme una maggior attenzione alle situazioni concrete del soggetto, anche alla luce delle scienze umane (sessuologia, psicologia, sociologia...).

    CINQUE PUNTI-FERMI

    È in preparazione il nuovo catechismo italiano degli adulti e dal materiale in bozze emergono, nel campo della morale sessuale, cinque indicazioni che commenteremo brevissimamente. La condotta sessuale è conforme alla globalità della ispirazione cristiana quando:
    1. è sorretta da un amore oblativo: è l'esigenza che viene ribadita dai cattolici con maggior insistenza e che trova riscontro negli psicologi e nei sessuologi. Una esigenza che si contrappone frontalmente alla concezione edonistica del sesso di tipo radical-borghese;
    2. è stabilita su una fedeltà reciproca definitiva: la fedeltà umana è il riflesso della fedeltà divina, tipica della grande tradizione biblica, non solo cristiana ma anche ebraica e islamica. Dio solo è fedele: roccia, rifugio, conforto, nido, sostegno. Applicata all'amore sessuale, dà origine e si esprime nella famiglia, luogo della realizzazione di un uomo diverso che ha bisogno dell'altra per essere fedele a se stesso. Questa fedeltà è in netta antitesi con un certo amore romantico per cui il matrimonio è la tomba dell'amore. Solo la fedeltà garantisce quella lenta crescita umana e fa da correttivo a visioni idilliche e utopiche dell'amore;
    3. è aperta alla fecondità: in tempi di contraccezione è il concetto oggi più criticato, la fecondità. Ma non bisogna intenderlo troppo in senso biologistico di procreatività, anche se questo è importante. Fecondità significa produrre, come coppia, più umanità. Anche una coppia che per motivi biologici, psicologici o sociali non può avere figli, deve essere feconda e creatrice in mezzo agli altri uomini;
    4. è socializzata e socializzante: la concezione radical-borghese, individualista per scelta di fondo, tende a rifiutare la dimensione sociale della sessualità per ridurla a un fatto privato da consumarsi tra due partners senza ingerenze di terzi. Ma contemporaneamente, e contraddittoriamente, pretende che temi come la contraccezione, la fecondità standardizzata, l'aborto, ecc., siano assunti e risolti dal potere pubblico. Siamo così alla dissociazione tra sesso la cui gestione è totalmente privatizzata, e fecondità la cui gesione viene politicizzata, specialmente nei suoi effetti biologici procreativi;
    5. è santificato dal sacramento: il cristiano vive la sua socialità non solo nella società civile ma anche nella comunità ecclesiale di fede. In particolare le gestione della sessualità è strappata alla sua dimensione naturale dal sacramento che la innesta nella grande trama dell'amore di Dio, come si è detto sopra. La comunità ecclesiale ha quindi tutta la sua rilevanza, in forza del suo carattere socializzato e socializzante a livello di Chiesa.

    PER FARE DEGLI ESEMPI

    Vorremmo ora concludere con una breve rassegna di temi collegati alla sessualità, per far vedere come, nella soluzione dei problemi morali ad essi connessi, si debba far riferimento ai principi generali sopraesposti. Si supera in tal modo l'impostazione casistica, biologistica, oggettivistica e individualistica della vecchia morale le cui deficenze, forse più che alla morale in sé, erano da addebitarsi a una applicazione meccanica e rigida che teneva poco conto del soggetto, del suo sviluppo, delle sue caratteristiche ed esigenze.
    Come potremmo definire, nella nuova morale, il peccato sessuale? Per dirla con A. Auer, citato da Marciano Vidal, «il peccato sessuale radicale consiste nel vivere individualisticamente la sessualità».
    Poche parole ricchissime di implicanze.
    La sessualità è vissuta individualisticamente quando non è arrivata a integrarsi nella totalità dinamica della persona; quando rinchiude l'uomo in se stesso bloccandolo nel proprio egoismo e si pone quindi all'esclusivo servizio del piacere individuale; quando la relazione sessuale non arriva a trasformarsi in relazione interpersonale autentica; quando si chiude nell'ambito di una privatizzazione radicale che esclude ogni intervento e riflesso sociale ed ecclesiale. «Il peccato sessuale consiste nel difetto della dimensione oblativa della sessualità e dell'amore - scrive Marciano Vidal. - In tutti i casi di colpa sessuale l'uomo rifiuta di seguire la dinamica interna della sessualità umana, rifiuta cioè di realizzare la donazione di se stesso alla comunità». La masturbazione è questo consumare la propria solitaria sessualità individualisticamente, anche se deve essere valutata diversamente, quanto a gravità morale, nell'adolescente, presso cui può rappresentare una fase transitoria e nell'adulto presso cui assume connotazioni morali più gravi. Il flirt come il petting sono un rifiuto della sessualità come impegno per ridurla a gioco deresponsabilizzato in cui manca una autentica relazione interpersonale. Il libero amore, che prevede libertà di scambi sessuali tra partners diversi e disimpegnati, contraddice a una donazione piena, esclusiva e duratura e porta il marchio di «passeggero», del «provvisorio». La prostituzione è relazione sessuale totalmente spersonalizzata e mercificata, è strumentalizzare e oggettivare una persona e un rapporto. I rapporti prematrimoniali, configurandosi nella cerchia dei due fidanzati, vanno contro sostanzialmente all'esigenza di socialità, cioè del riconoscimento sociale ed ecclesiale che si realizza nel matrimonio.
    Queste indicazioni sono molto sommarie e discutibili nella loro semplificazione: ma vogliono soltanto dimostrare che tutti i principi sopra illustrati non restano lontani e astratti nel regno delle idee.
    Si potrebbe avanzare una obiezione: non è questo un ideale troppo alto cui corrisponde, anche tra i cristiani, una prassi meno alta? Non è favorire una doppia vita? Tutt'altro: Legaut afferma che il divario tra ideale e pratica, nel cristianesimo, è costitutivo, non occasionale. La tensione tra ideale e pratica è condizione di creatività, è tendere al massimo le capacità di autotrascendenza dell'uomo concreto che altrimenti si ripiegherebbe su se stesso e ristagnerebbe. È una spina e un pungolo continuo che lo provoca a confrontarsi e a superarsi. Non sarebbe saggio chiedere alla Chiesa di attenuare la sua testimonianza assoluta solo per permettere una strada più comoda e deresponsabilizzata. Se vogliamo davvero una «nuova morale sessuale» non dobbiamo chiederle di spostare i vecchi paletti verso zone un po' meno disagiate in una nuova casistica, ma di pungolare l'uomo verso una meta sempre trascendente e continuamente in crescita, verso una umanizzazione più completa e radicale.



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