Attività fisico-sportiva per una educazione integrale del preadolescente


     

    PREADOLESCENTI

    Silverio Menin

    (1980-05-66)

    L'educazione fisico-sportiva è strettamente correlata con lo sviluppo psicofisico dell'individuo che è processo di differenziazione e di integrazione permanente e non già un semplice processo di crescita; è il risultato di una serie di relazioni significative e non la semplice conseguenza dell'azione didattica. Nella preadolescenza l'educazione fisica ha una eccezionale importanza: anzitutto perché - se condotta correttamente -aiuta il ragazzo a scoprire la sua identità: poi, perché lo aiuta a sviluppare tratti della personalità che gli consentiranno di resistere ai condizionamenti della civiltà tecnologica, affrontare le difficoltà della vita, partecipare all'organizzazione sociale, lavorare produttivamente, impiegare utilmente il suo tempo libero.
    L'educazione fisico-sportiva offre inoltre la possibilità di abituare i ragazzi a saper armonizzare i motivi della vita affettiva, evitando che forme esclusivistiche o tendenze unilaterali (istinti, inclinazioni, ecc.) ledano o deformino l'individualità interiore, anziché arricchirla o potenziarla; a promuovere la reciproca disponibilità sociale dei singoli alunni, mediante l'acquisizione dei suoi metodi (lo scambio circolare - la collaborazione - il controllo cooperativo - la mobilità dei ruoli e delle funzioni dirigenziali, ecc.); a sviluppare le capacità di autogoverno; a promuovere ancora la disponibilità sociale fra gli alunni di sesso diverso, a favorire l'acquisizione delle tecniche del metodo democratico e della partecipazione; a favorire, infine, l'acquisizione della capacità di «fare» per scopi personali e sociali.
    L'educazione fisico-sportiva, pertanto, deve diventare una componente essenziale della programmazione curriculare della scuola accanto all'educazione linguistica, all'educazione scientifica, all'educazione tecnica, all'educazione artistica e musicale, allo scopo di offrire una base adeguata per l'analisi e la comprensione del corpo e del movimento e del loro significato nel mondo contemporaneo, e per la formazione di un nuovo costume di vita.

     

    PREMESSA

    Nel vasto campo dell'attività fisico-sportiva si riscontra anche oggi, per diversi fattori, una grande eterogeneità di termini, che porta talvolta ad ambiguità o malintesi: è opportuno quindi iniziare questo discorso con alcuni chiarimenti.

    Fare attività fisico-sportiva è fare sport

    L'attività fisico-sportiva non è da identificarsi con la lezione di educazione fisica, o il torneo, anche il più casalingo al quale i ragazzi possono partecipare; non è la partecipazione a qualche società sportiva, non è il lavoro fatto alla ricerca di un talento da coltivare, non è la ginnastica nel significato classico del termine, poiché «ogni attività fisica che abbia carattere di gioco e che comporti una lotta con se stessi o con altri, o un confronto con elementi della natura è uno sport» (UNESCO, Manifesto dello sport).
    Questo concetto, di sapore alquanto decoubertiano corrisponde al significato che vogliamo dare all'attività fisico-sportiva.
    Facendo riferimento a questa attività, come al gioco o al movimento in genere, lo intendiamo con questo significato molto ampio. Del resto non ha senso negli anni della preadolescenza, un discorso specialistico e tecnico. Anche il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e il Ministero della Pubblica Istruzione lo fanno chiaramente intendere impostando i Centri Olimpia e i Giochi della Gioventù.

    Il gioco è sport

    Non si fa attività fisico-sportiva soltanto durante la lezione di ginnastica o quando ci si allena in vista di una competizione, ma anche con ogni forma di gioco organizzato insieme ai compagni o da solo, scelto nella massima libertà e per una durata variabile, poiché soprattutto nel gioco si raggiungono alcuni degli obiettivi fondamentali dell'attività fisico-sportiva.
    Nel modo comune di pensare, purtroppo, l'attività fisica è vista nell'ambito della scuola e il suo rapporto con la ricreazione non è sempre ben compreso. Lo riferisce anche G. Giugni: «... si potrebbe obiettare che la ricreazione non rientra nei compiti della scuola, anzi è addirittura contraria a detti compiti. È notorio che ogni forma ricreativa danneggia il lavoro scolastico, distraendo gli alunni... Se quindi la scuola ha un compito rispetto alla ricreazione è quello di ridurla al minimo, se proprio non può essere eliminata del tutto» (G. Giugni, Presupposti teoretici dell'Educazione Fisica, Torino, SEI, 1973, p. 350).
    Come conseguenza di tali principi constatiamo che anche oggi sia la scuola pubblica che altri enti pubblici, non si sono data ancora una vera struttura ricreativa. Solo istituzioni private, per lo più cattoliche si sono differenziate in questo e offrono al ragazzo quegli spazi ricreativi che sono fondamentali poiché «la ricreazione è fonte di salute fisica e morale e stimolo all'istruzione» (G. Giugni, Presupposti..., ibidem).
    La ricreazione però non va intesa come abbandono dei ragazzi a se stessi: è richiesta sempre la presenza fisica e animatrice dell'educatore, che ha modo così di svolgere in pieno il suo ruolo.
    Naturalmente anche altre strutture organizzative, nelle quali il giovane fa attività fisica quali i gruppi sportivi, l'attività in palestra, le gare e i vari campionati, conservano la loro validità.

    IMPORTANZA E NECESSITÀ DELL'ATTIVITÀ FISICO-SPORTIVA

    «Nella sistematica della scienza dell'educazione, l'educazione fisico-motoria costituisce uno dei quattro capitoli fondamentali. Le altre tre aree - intellettuale, sociale, affettiva - sono perfettamente allo stesso livello di quella fisico-motoria. Nella formazione della personalità non ci si può rivolgere alle altre aree senza aver prima interessato quella fisico-motoria... Lo sviluppo della personalità avviene molto precocemente e rapidamente fmo a 7 anni; nella fanciullezza, fino a 5 anni, la personalità si sviluppa essenzialmente attraverso l'attività ludico-motoria; fino ai 12 anni, poi l'educazione fisica è la garanzia per una completa formazione della personalità» («Sport Giovane», XI (1979), n. 4-5, p. 28).
    In questi ultimi tempi è maturata una nuova mentalità e si è incominciato a capire l'importanza dell'attività fisica per l'uomo moderno: questo ha portato alla creazione di un numero sempre maggiore di infrastrutture sportive.
    Purtroppo questa maturazione è avvenuta dopo aver constatato quanto sia deleteria sulla vita dell'uomo l'inattività e quali danni abbia portato l'aver costruito quartieri e città senza tener conto di questa dimensione.

    Attività e abilità fisica nelle culture «primitive»

    L'attività e l'abilità fisica, anche nella storia più remota dell'uomo è sempre stata considerata estremamente importante e fortemente educativa.
    Importante per gli adulti che si assicuravano la sopravvivenza solo se dotati di sufficienti capacità fisiche che li ponessero in grado di assicurarsi il dominio sulla natura e di procurarsi i mezzi per sopravvivere. Educativa per i giovani che con essa venivano preparati ai compiti futuri. Ancora oggi nelle culture «primitive» il gruppo sociale, il clan, la tribù, stabilisce l'avvenuta maturazione di un ragazzo e la sua conseguente integrazione nel gruppo, con riti di iniziazione.
    Questi si basano essenzialmente sul superamento di prove fisico-atletiche, presupponendo naturalmente che chi ha la capacità di affrontarle, avrà anche la personalità ben formata e il coraggio e la volontà sufficienti. Non sono quindi solo dimostrazioni di capacità fisiche, ma prove attraverso cui il giovane può dimostrare di aver acquisito capacità morali, che lo rendono idoneo ad assumersi un ruolo nella comunità, che da quel momento lo riconoscerà come suo membro.

    Grave carenza di movimento nella società moderna

    La nostra società si è data strutture educative più complesse, ha ampliato e diversificato i tempi di formazione portandoli a limiti spesso insostenibili, privilegiando l'aspetto intellettuale e arrivando quasi alla identificazione di educazione con crescita intellettuale nozionistica.
    «La nostra civiltà moderna pare essersi dimenticata di certe esigenze della vita fisica degli adolescenti, e la carenza di movimento, di gioco e di competizione crea un deficit globale della personalità, sottraendo alla persona ciò che la Montessori chiamava - le basi motrici dell'esperienza -» (V. Peri, Adolescenza e sport, Roma, AVE, 1969, p. 18).

    Ricerca di un equilibrio tra motricità e funzioni cognitive

    Per fortuna ora si sta riacquistando velocemente un equilibrio tra i vari fattori educativi (fisico - intellettuale - sociale - morale) ed emerge maggiormente che l'aspetto motorio acquista una importanza tutta particolare. Anche teorie sulla formazione della personalità affermano chiaramente che «la motricità interviene a tutti i livelli nello sviluppo delle funzioni cognitive... Lo sviluppo motorio e quello mentale procedono in stretta connessione» (G. Giugni, Presupposti..., p. 80).
    «Il movimento può considerarsi rappresentativo di tutte le componenti ed aspetti della personalità perché ad essi strettamente collegato... infatti il movimento è in rapporto con tutte le componenti della personalità e i fenomeni dello sviluppo psicofisico (corporeo - mentale - affettivo - sociale) sono intrecciati con quelli dello sviluppo motorio» (G. Giugni, Presupposti..., p. 76).

    VALORE EDUCATIVO DELL'ATTIVITÀ FISICO-SPORTIVA

    L'educazione di un ragazzo è data dalla convergenza di uno sviluppo fisico, intellettuale, sociale e morale. Tutti questi fattori lo portano alla completa maturazione, cioè alla formazione di una personalità adulta.
    Possiamo quindi affermare che le aree di sviluppo sulle quali interviene l'educatore, sono quattro: quella fisica, quella intellettuale, quella sociale e quella morale. La connessione fra di esse è molto stretta per cui ogni educazione è di carattere globale, anche se in certi momenti verrà privilegiato un aspetto invece che un altro: sarebbe errore limitarsi ad una sola area e credere in una possibilità di crescita a settori separati e indipendenti.
    L'attività fisica si caratterizza per il fatto che si pone in un rapporto tutto particolare con queste quattro aree di sviluppo e ha un influsso su tutte a differenza di altri interventi che hanno un influsso più circoscritto.

    Attività fisico-sportiva e crescita fisica

    Tra la quantità e qualità del movimento del ragazzo e la qualità del suo sviluppo fisico, vi è una stretta connessione.
    Sul piano fisico, l'esigenza fondamentale per ogni persona è quella di crescere fisicamente bene e di trovarsi cosi al termine della propria crescita nelle migliori condizioni di salute e di capacità fisiche. Questo obiettivo è raggiungibile solo attraverso il movimento, poiché il nostro corpo è stato modellato per essere in grado di fare tutti i movimenti necessari all'espletamento delle proprie funzioni vitali. Esse una volta avevano prevalentemente un carattere di sopravvivenza, ora rivestono anche altri caratteri di relazione e di espressione: le potenzialità racchiuse in ogni patrimonio genetico potranno diventare capacità reali solo se opportunamente sviluppate ed esercitate.
    Questa crescita fisica non è automatica: il nostro fisico ha bisogno che un organo o un apparato sia esercitato altrimenti deperisce o non si forma bene se si tratta di un soggetto in età evolutiva.
    Vi è quindi una necessità assoluta di movimento per un preadolescente. Potrebbe essere valido al riguardo il paragone con gli atleti di un certo livello. Essi per creare in loro le condizioni fisiche necessarie per ottenere una determinata prestazione sportiva si sottopongono all'allenamento (che è in parte lavoro fisico compiuto secondo precise e finalizzate modalità): così il giovane per crescere fisicamente bene, cioè per costruire nell'armonia delle parti il proprio corpo ha bisogno di muoversi e muoversi bene.
    Ciò per alcuni aspetti è facile, perché nel ragazzo è spontanea la tendenza al movimento in cui prova piacere e interesse.
    Ma vi è il pericolo, fortemente accresciuto dalle condizioni di vita statica e agiata dei nostri giorni, che questo muoversi sia disordinato, incompleto e non sufficiente. Occorre quindi la presenza di un animatore sportivo, il sussidio di strutture, di condizioni ambientali che stimolino, orientino questa attività motoria del giovane per evitare seri pericoli alla sua salute e alla sua integrità fisica.

    Attività fisico-sportiva e crescita sociale

    Il rapporto tra attività fisico-sportiva e sviluppo sociale del ragazzo non è regolato da un rigido principio di causalità, ma principalmente dal fatto che le attività fisico-sportive si esercitano il più delle volte in gruppo e quindi mettendosi in relazione con altri. Tale esigenza di relazione diviene istintiva e fondamentale per una crescita armonica del preadolescente. Egli attraverso l'attività sportiva apprende e verifica i vari comportamenti sociali, e viene aiutato ad acquisire sempre meglio la capacità di mettersi in relazione con gli altri. Sovente il gruppo di gioco è il modello della futura comunità civile, lo sport infatti «permette di anticipare, in termini molto interessanti, il proprio domani sociale, nei rapporti interpersonali che fanno il vivere quotidiano (CISI, Catechesi, Associazionismo, Sport, Roma, 1976, p. 28). «L'educazione fisica, afferma G. Giugni, contribuisce a stimolare e a facilitare il processo di socializzazione, trasformando lo stato affettivo elementare della socialità (il bisogno di stare insieme) in sentimento sociale e, cioè, nel senso di appartenenza e di coesione; in comprensione e responsabilità sociale, ossia nella capacità di collaborazione e di cooperazione, mediante l'affermazione di un proprio ruolo autonomo» (G. Giugni, Presupposti..., p. 148). Nell'attività fisico-sportiva ci sono le condizioni che permettono di stimolare e favorire questa crescita sociale.

    Attività fisico-sportiva e crescita intellettuale

    Nello sviluppo della facoltà intellettiva la scuola ha certamente una importanza fondamentale, ma non è da sottovalutare l'apporto dato dalle attività motorie. Esse conservano parte di quell'importanza che era primaria nell'infanzia e nella fanciullezza quando lo sviluppo delle capacità intellettive era in diretta relazione con le espressioni motorie, e queste ultime erano necessarie come premessa e causa di detta maturazione. «La motricità avvia il processo dell'intelligenza e lo sostenta, afferma G. Giugni, in quanto ogni apprendimento motorio ripropone le fasi della realizzazione dell'atto intelligente, la presa di coscienza delle difficoltà da risolvere o degli ostacoli da superare, la ricerca della risposta, il controllo» (G. Giugni, Presupposti..., p. 136). Il gioco comporta costantemente l'uso dell'intelligenza per capire le regole, la tecnica, i principi ispiratori. Di conseguenza, gli esercizi fisici, ponendo in azione l'intelligenza, contribuiscono a svilupparla, a renderla sempre meglio disponibile per l'azione e sempre presente nell'azione.
    Non è da sottovalutare inoltre il fatto che un sano e appropriato esercizio fisico, crea le condizioni psicofisiche più adatte per un buon apprendimento.

    Attività fisico-sportiva e crescita morale

    Nel gioco e nello sport il ragazzo ha modo di esercitare varie virtù morali: l'attività fisica richiede fiducia e sicurezza di sé, impegno, volontà, coraggio, onestà, disposizione allo sforzo, al sacrificio e all'altruismo. Sono virtù che dovrebbero far parte del patrimonio morale di ogni persona. Il ragazzo le può acquisire ed esercitare con il gioco perché esse sono alla base del giocare medesimo. Per questi motivi oltre che per il fatto che il gioco costringe a un continuo confronto con se stessi e con gli altri e necessita di una giusta autovalutazione, l'attività fisico-sportiva è moralmente e spiritualmente valida e portatrice di valori. Essi sono intrinseci allo sport, sono patrimonio di una realtà umana profana a cui deve essere riconosciuta una propria autonomia, per cui ogni strumentalizzazione (politica o religiosa) non è accettabile e non è educativa.

    Un educatore moderno

    In considerazione di quanto è stato detto, penso che ogni vero educatore non può tralasciare di considerare l'esercizio fisico quale mezzo educativo efficace per raggiungere una sempre migliore e completa educazione dei ragazzi.
    Voglio ricordare come esempio significativo, l'esperienza di un grande educatore, Don Bosco. Pochi come lui hanno compreso l'importanza del gioco nell'opera educativa. I tempi in cui egli visse erano meno favorevoli alle attività fisico-sportive dei ragazzi, di quanto lo siano oggi. L'attività sportiva di massa non esisteva e la scuola non concedeva spazi e tempi per giochi e gare, che erano ritenuti dai più una perdita di tempo. La vera attività fisica dei ragazzi era quella del lavoro precoce nei campi e nei cantieri edili.
    Nonostante queste circostanze, Don Bosco, crea una struttura educativa che prevede grandi spazi al gioco, anzi vuole educare con il gioco: la sua prima palestra educativa è il cortile. In esso è sempre presente l'educatore che con la sua presenza responsabile, aiuta i ragazzi nella loro crescita umana e cristiana. È interessante rileggere la parte iniziale della lettera programmatica che Don Bosco scrisse da Roma nel 1884, dove descrive il periodo aureo e ideale del suo oratorio. «Mi pareva di essere nell'antico oratorio nell'ora della ricreazione. Era una scena tutta vita, tutta moto. tutta allegria. Chi correva, chi saltava, chi faceva saltare. Qui si giocava alla rana, là a bararotta ed al pallone. In un luogo era radunato un crocchio di giovani che pendeva dal labbro di un prete, il quale raccontava una storiella. In un altro luogo un chierico che in mezzo ad altri giovanetti giocava all'asino vola ed ai mestieri. Si cantava. si rideva da tutte le parti e dovunque chierici e preti e intorno ad essi i giovani che schiamazzavano allegramente. Si vedeva che fra i giovani e i superiori regnava la pii: grande cordialità e confidenza» (MB, XVII, p. 107).
    Dei primi tempi dell'oratorio, sono da ricordare anche le famose passeggiate tra le colline e i paesi del Monferrato. Vera forma di podismo, di atletica non competitivE di cui oggi tanto si parla; e Don Bosco le faceva con 150, 200 ragazzi, portandos dietro la banda, facendo teatro, e camminando per settimane, tutto allo scopo di rag• giungere nei suoi giovani le tre «S» che erano i suoi obiettivi pedagogici: Sanità, Sa pienza, Santità.

    Importanza dell'attività fisico-sportiva per il ragazzo

    L'attività fisico-sportiva, o più in particolare lo sport e il gioco, sono attività conna turali al ragazzo, manifestazioni tipiche dello stadio evolutivo della formazione delli sua personalità. Sport e gioco sono connaturali al punto che il ragazzo che non pui soddisfare queste sue esigenze, va soggetto facilmente a disturbi fisici e psichici D'altra parte è molto difficile incontrare ragazzi che in nessun modo si sentano atti rati da qualche attività fisica.
    Dato questo fattore di spontaneità non si trova in genere difficoltà per avviare un giovane a fare dell'attività motoria in genere. (Diverso sarebbe il discorso per l'avviamento a qualche disciplina sportiva particolare, che alle volte può presentare problemi notevoli, ad esempio il nuoto).
    Connesso al fattore spontaneità e connaturalità, vi è quello dell'interesse. Il ragazzo è portato così facilmente a questo genere di attività perché risponde al punto di trascurare ogni altro dovere e impegno altrettanto importante e a sottoporsi a ritmi e a tempi di lavoro molto gravosi che a volte meravigliano gli adulti. Poiché è possibile far leva su un interesse vivo, non c'è bisogno di grandi motivazioni, che invece bisogna presentare al ragazzo per giustificare il duro lavoro di studio e di scuola.
    Dati questi elementi di spontaneità e di interesse, che facilitano l'attività fisico-sportiva in se stessa, ci si dovrà preoccupare maggiormente dei contenuti educativi da stimolare attraverso ad essa, delle condizioni ambientali e sociali in cui essa si svolge, poiché è evidente che non ogni ambiente è ugualmente educativo. Certi ragazzi abbandonati a se stessi, che trascorrono il loro tempo libero sull'asfalto di certe periferie cittadine, pur soddisfacendo un loro bisogno e interesse, non si trovano in una condizione di crescita ideale.

    Necessità della presenza dell'educatore

    La presenza dell'educatore è indispensabile. Egli potrà essere un tecnico oppure un animatore indifferentemente, purché la sua sia una presenza educativa. Per le sue stesse caratteristiche di instabilità e di carente autocontrollo, il preadolescente può assumere comportamenti di spontaneismo esagerato e incontrollato in cui l'atteggiamento istintivo prevale sugli atti riflessi. Una opportuna e tempestiva serie di interventi dell'educatore può correggere l'attività del ragazzo, senza per altro mortificarne gli interessi, la soddisfazione e il piacere che lo sport dà. La presenza dell'educatore è inoltre opportuna perché nel gioco il ragazzo si manifesta senza maschere e quindi egli ha modo di conoscerlo nel suo carattere, nella sua indole più profonda, e ciò costituisce senz'altro una premessa indispensabile per una efficace azione educativa.

    OBIETTIVI

    Ogni attività educativa ha degli obiettivi, che orientano l'agire dell'educatore. Vediamo ora quali sono gli obiettivi fondamentali che ogni attività fisico-sportiva deve proporsi.

    1. Sano sviluppo fisico

    In una società ipocinetica come quella in cui noi ci troviamo, il nostro fisico può subire gravi danni. I pericoli che un ragazzo incontra e che minacciano la sua crescita fisica sono numerosi. Le statistiche ci presentano percentuali che arrivano al 60, 70% di ragazzi di età scolare con anomalie fisiche piccole o grandi.
    Tutto ciò si previene e si elimina con una appropriata attività fisica, e l'esperienza di decenni, specialmente di nazioni sportivamente più progredite di noi lo sta a dimostrare. La lunga battaglia per l'introduzione e l'obbligatorietà dell'educazione fisica nella scuola è stata motivata soprattutto da questi fatti. Sano sviluppo fisico è dunque obiettivo primario di un esercizio fisico-sportivo. Per raggiungerlo si deve operare secondo criteri scientifici e globali, vale a dire interessando tutto il corpo, impedendo che si facciano scelte sbagliate, come quelle di sport non completi e troppo specializzati senza una adeguata compensazione; o che si badi più alla tecnica chi alla quantità e qualità di movimento che viene sviluppato.
    Lo sviluppo fisico sarà veramente sano se gli apparati più importanti dell'organismo saranno regolarmente sollecitati e quindi si troveranno nelle migliori condizioni pe. una crescita armonica. L'apparato scheletrico, cardiovascolare, polmonare, e mu scolare sono quelli maggiormente interessati e un loro buon funzionamento farà per cepire un gradevole senso di benessere. «Lo sport è il più valido dei mezzi a disposi zione per far funzionare bene il corpo, a patto naturalmente di praticarlo in modo ra zionale. È necessario, infatti, dosarne la quantità in base alle possibilità dell'organi smo e scegliere la qualità, il tipo di attività sportiva, tenendo conto delle predisposi zioni naturali e delle indicazioni del medico sportivo» (V. Peri, Adolescenza e sport Roma, Ave, 1969, p. 18).

    2. Ricupero della natura

    Occorre operare un ricupero di equilibrio tra l'uomo e la natura.
    L'uomo è vissuto sempre in un rapporto positivo con la natura, parte egli stesso di un mondo in equilibrio: è stata la società industriale che ha rotto gli equilibri e ha guastato il rapporto tra lui e la natura. «Quel rapporto che oggi - occorre ripeterla - abbiamo dimenticato, e che la pratica di uno sport può aiutarci a ritrovare, non più come necessità, ma come gioco... Lo sport come gioco, e come rapporto serena con la natura ci può aiutare a ritrovare un equilibrio di grande importanza per vivere, in un mondo difficile come quello di oggi, un'esistenza felice» (F. Quilici, Gioco t natura, Torino-Firenze, Boggero-Giunti, 1979).
    Questo obiettivo è raggiungibile in parte con tutti gli sport, anche con quelli che si svolgono in palestra perché anch'essi consentono il ricupero di quella naturalità dei gesti, di quell'equilibrio, di quel contatto-conoscenza con il proprio corpo che costituiscono la base armonica dell'equilibrio fisico.
    Il ragazzo saprà valutare obiettivamente e positivamente il proprio fisico - che è il dono che Dio e la natura gli hanno fatto - solo facendolo lavorare, provandolo, verificandone i limiti e le potenzialità.
    Nell'attività sportiva all'aperto, questo ricupero è più facile ed immediato poiché ci si immerge direttamente nella natura e con mezzi naturali. Lo sport «deve però conservare il suo valore essenziale, la sua naturalezza, il suo essere tramite, un legame tra l'uomo e l'ambiente» (F. Quilici, Gioco e natura).
    Ripensando alle situazioni, purtroppo, abituali dei ragazzi nelle nostre città, si potrebbe pensare al carattere utopico di un simile obiettivo; ma occorre credere alla sua validità anche in questi casi, poiché le attività fisico-sportive praticate all'aperto possono portare la città a dimensioni più umane, meno nevrotiche e a rimisurare con mezzi solo umani, quali i propri passi, uno spazio urbano vissuto abitualmente con ritmi pazzeschi.
    raggiungimento di questo obiettivo sarà molto importante anche per il sorgere nelle nuove generazioni di quella mentalità ecologica che tanto oggi è desiderata. V. Peri riporta al riguardo una testimonianza significativa di un ragazzo di 11 anni che dice: «Io sono contento d'essere al mondo per due ragioni. La prima è che la mia mamma è così contenta di avermici messo e sarebbe maleducato se non la ringraziassi. La seconda è che sono nato in un momento che c'è ancora posto per camminare e per correre. Se fossi nato tra cinquanta o sessanta anni... Voglio dire: se non fossi ancora nato e avessi lo stesso un cervello e potessi scegliere di nascere e mi dicessero: - Tu nasci nel 2060, io risponderei: no, grazie, non voglio nascere. Perché nel 2060, vedrai, non ci sarà più posto e tutti cammineranno per le strade dandosi le spinte come in quelle strade di Hong Kong» (V. Peri, Sport e libertà. Utopia?, Torino-Leumann, LDC, 1973, p. 81).

    3. Autoconoscenza - confronto - agonismo

    «Dire attività sportiva è dire agonismo. Non ha senso parlare di sport non competitivo. Lo sport è un movimento agonistico» (V. Peri, op. e., p. 99).
    Questa affermazione di V. Peri non significa che lo sport deve essere selettivo e quindi adatto solo per alcuni, per coloro che hanno particolari attitudini sportive e che quindi avrebbero meno bisogno di attività fisica. L'agonismo nello sport è un aspetto che non si può ignorare e un suo giusto esercizio può far parte degli obiettivi dell'attività fisico-sportiva.
    L'agonismo è connaturale all'uomo: il sorgere della volontà di confronto determina il passaggio dal gioco del bambino a quello del ragazzo. «Il ragazzo, a differenza del bambino, gioca in modo competitivo, agonistico: fa vero sport. Nei rapporti con i coetanei cerca il confronto più o meno diretto, trova gusto nel superarli... Il suo sport è non solo bisogno di movimento, ma esigenza interiore di mostrare le proprie capacità» (V. Peri, op. c., p. 99).
    Chi non ha visto dei ragazzi che volendo giocare, spontaneamente stabiliscono delle regole, anche non necessarie, per avere un punto di riferimento comune e poter dire: «Ho vinto io, sono il più forte!»?
    Ricordo ancora che il fattore agonistico è uno stimolo efficacissimo per continuare nell'impegno. La volontà di migliorare, spinge a continuare nell'attività, a sopportare la fatica, che altrimenti sarebbe difficilmente accettata.
    «In rapporto a se stessi l'agonismo è un valore perché scuote dall'inerzia, impegna la volontà e l'intelligenza, costringe alla tempestività dell'azione, all'economia delle forze, alla reazione tempestiva» (V. Peri, op. c., p. 100).
    Un saggio esercizio dell'agonismo deve essere un obiettivo delle attività fisico-sportive dei giovani. Naturalmente non si deve assolutizzare l'aspetto tecnico o il rendimento e si vedrà che potranno coesistere armonicamente agonismo e sport per tutti, incominciando con una opportuna differenziazione delle attività a saconda della capacità dei soggetti.
    In una competitività equilibrata, varia, leale, e regolata c'è spazio di affermazione per tutti e anche chi perde non si sentirà escluso, emarginato, ma vorrà continuare a provare, a misurarsi e intanto migliorerà se stesso.
    Il carattere dell'agonismo del preadolescente è eminentemente sociale, cioè egli normalmente non è in grado di scaricare la sua carica agonistica con attività fisiche individuali contro il tempo o qualche altro ostacolo da superare: ha bisogno degli altri. Solo nell'età adulta ci si sentirà appagati anche con il superamento di se stessi, con il raggiungimento individuale di certe mete o traguardi. Nel continuo confronto con gli altri, c'è modo di completare l'obiettivo col raggiungimento di una positiva autovalutazione e autoconoscneza, che non è cosa di poco conto se si vuole che ogni ragazzo sappia- collocarsi giustamente nell'ambito di un gruppo e assuma quei ruoli che gli sono più appropriati. È difficile per il ragazzo fantasticare anche sulle sue capacità fisiche. Quello che lo può ricondurre ad una dimensione più reale di sé è proprio il confronto con gli altri o con determinate grandezze di tempo e di spazio. È un modo anche questo perché il ragazzo dica la verità a sé, e possa conoscere il suo sviluppo, la sua crescita fisica.

    4. Il piacere dell'attività fisico-sportiva

    Nel promuovere l'attività fisico-sportiva è importante far sperimentare al ragazzo la soddisfazione fisiologica e interiore proveniente da un sano esercizio fisico. Esso, impegnando totalmente la persona, con grande dispendio di energia e accumulo di fatica, non deve essere avvertito come una attività gravosa, che si deve fare, che costa fatica e tempo e che è imposta dagli adulti e della quale si desidererebbe fare a meno.
    «L'esercizio fisico esplica azione tonica sul sistema nervoso purché non venga imposto come dovere gravoso, ma venga offerto come svago desiderato e piacevole; dei essere praticato con volontà, entusiasmo e convinzione. Allora l'attività fisica dive: ta fonte di piacere e di euforia che agiscono da tonico, contribuendo a risvegliai energie nervose latenti» (ISEF, Torino, Annali 1972, vol. V, Fascicolo I, p. 22 Si vuole in definitiva, che il ragazzo provi tutte quelle gradevoli sensazioni che son state la spinta motivante al diffondersi dello sport dilettantistico di massa, cioè il sei tirsi stanchi ma contenti, affaticati ma rilassati dopo una corsa o una partita. In u mondo in gran parte tecnico e nevrotico, lo sport «ridonando la gioia della spontaneità, restituisce all'uomo, almeno in parte, il gusto di vivere e di esprimere le propri capacità» (V. Peri, Adolescenza e sport, Roma, Ave, 1969, p. 61).
    Questa esperienza di piacere e di gioia sarà la miglior premessa per continuare a h vorare con volontà, entusiasmo e convinzione e si trasformerà presto in «passione La «passione» concorrerà all'instaurarsi di una abitudine sportiva che è un altro ch gli obiettivi che l'attività fisico-sportiva dei preadolescenti deve proporsi.

    5. Creare l'uomo sportivo

    Ogni forma di educazione tende a creare qualcosa di stabile nell'educando; anche l'attività fisico-sportiva deve avere come obiettivo quello di creare l'abitudine o meglio la necessità dello sport.
    L'instaurarsi di questo bisogno sportivo non ci tornerà certo di svantaggio, come ca pita per altri bisogni artificiosi creati dal «progresso».
    In fondo si tratta unicamente di fare in modo che il ragazzo continui a fare da adulti quello che con tanta spontaneità e profitto ha fatto negli anni della sua giovinezza Ovviamente con un opportuno adattamento alle mutate condizioni personali e am bientali, nella situazione di persona matura con determinati impegni sociali, familiai e di lavoro.
    Si è parlato nel passato dell'uomo «sapiente», dell'uomo «artefice», potremmo dir che sarebbe conveniente parlare anche dell'uomo «sportivo», anche se specialmente in Italia non si fa molto per costruirlo: ci troviamo a dover lottare contro una menta lità ben radicata, che considera l'attività fisico-sportiva come attività di ragazzi a cu viene concessa o imposta perché sono ancora immaturi. Appena poi saranno adult potranno benissimo farne a meno. Anche la scuola contribuisce in parte a questo Spesso si assiste ad una progressiva disaffezione per le lezioni di educazione fisica mano a mano che si procede dalle classi delle scuole medie inferiori a quelle terminal delle superiori.
    Questo perché si considera l'educazione fisica alla stregua di altre discipline alle qua li, una volta superato l'esame e raggiunta la sufficienza, non si pensa più. Altro inve ce dovrebbe essere il ragionamento; l'attività sportiva non dovrebbe cessare con i passare degli anni, ma dovrebbe essere una consuetudine della vita.
    Se è vero che lo sport aiuta il giovane a crescere, è altrettanto vero che per l'adulto ha grande importanza per la sua salute e siccome c'è da augurare a tutti che reti adulta sia più lunga dell'età giovanile, è bene che questa sia fisiologicamente la mi gliore possibile.
    «Praticando lo sport forse non evitiamo né la fine troppo precoce né la malattia gra ve, però quasi certamente evitiamo molti dei mali minori, quelli che tanto spesso e oscurano le giornate, con malesseri, ansie, emotività eccessive, ed acquistiamo ur maggior dominio del nostro «io» fisico e psichico, influendo sul secondo per tramiti del primo. Lo sport è lo strumento, la via che la natura ha fornito all'uomo per man tenere efficiente il proprio apparato muscolare, cardiocircolatorio e respiratorio. Uni buona funzionalità di questo complesso di organi significherà la scomparsa di tutte le sensazioni fastidiose che per contro ci provengono da una imperfetta funzione, con danni che si ripercuotono proprio nella parte più elevata e nobile dell'uomo, il cervello» (Dott. V. Wyss, direttore del Centro di Medicina Sportiva di Torino).

    CONCLUSIONE

    Una parola conclusiva sulla scelta tra i vari sport.
    Nonostante che il concetto di attività fisico-sportiva sia molto ampio, nella realtà di ogni giorno essa si può attuare attraverso alcune determinate discipline sportive. Non mi soffermo sulla qualità di esse, anche se l'argomento potrebbe interessare poiché studiosi competenti sostengono che non tutte sono adatte al ragazzo.
    Mi sembra invece di poter dire ancora una parola sulla quantità numerica degli sport che conviene far praticare.
    Bisogna tener conto anzitutto delle due grandi classificazioni che si fanno degli sport. Ci sono gli sport individuali, dove il singolo con il proprio bagaglio di capacità fisiche e tecniche agisce e si pone in confronto con se stesso, con certe misure o al massimo con un altro individuo. Ci sono gli sport di squadra, dove le capacità del singolo vengono integrate con quelle degli altri componenti della squadra; in essi vi è da apprendere una tecnica di squadra e il risultato dipende dal comportamento di tutto il gruppo per cui il rapporto dipendenza dal gruppo e contributo dato al gruppo è molto forte.
    Da ciò scaturisce quella che a mio parere è la situazione ideale, da ricercare per ogni ragazzo: vale a dire la possibilità di praticare uno sport individuale e uno di squadra, così che possa trarre il massimo vantaggio da entrambi.
    Anche una forte specializzazione è da escludere, in modo particolare nell'età della preadolescenza, anzi bisognerebbe che nell'arco dei tre anni della scuola media inferiore potesse esercitarsi in varie discipline sportive.
    Se servisse progettare una struttura sportiva ideale, penso che dovrebbe essere polivalente, con spazi per cinque, sei discipline diverse; dove il ragazzo ogni giorno ha la possibilità di scelta dello sport da praticare come gioco e svago a seconda dei suoi interessi, e nell'arco della settimana può seguire un adeguato numero di lezioni o di allenamenti per una specifica disciplina sportiva. Nel corso dell'anno poi, o di due o tre anni, occorrerebbe preparare un piano ben programmato di rotazione di insegnamento di vari sport o di stagioni sportive.
    Il risultato sarebbe che nel giro di qualche anno il bagaglio di conoscenze e di esperienze del ragazzo sarebbe molto ampio e in più egli avrebbe fatto dell'attività fisica differenziata e quindi più completa ai tini di un miglior sviluppo. L'attività fisica è importante per il ragazzo come anche per l'adulto. Essa è altamente educativa poiché concorre al raggiungimento del grande obiettivo generale, scopo di ogni educazione, che è quello di formare personalità complete, mature, autonome, pienamente realizzate.

    BIBLIOGRAFIA

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    Vittorio Peri, Sport e libertà, utopia?, Torino-Leumann, LDC, 1973.
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    Cisi, Catechesi, Associazionismo, Sport, Roma, 1975.
    Eugenio Enrile, Dizionario dello sport, Ed. Paoline. Isef, Annali 1972, Torino.

    Folco Quilici, Invito allo sport - Gioco e natura, Torino-Firenze, Boggero-Giunti, 1979.
    Programmi ministeriali per la Scuola Media.

    1980-5 0001