Il mondo delle ragazze



    Maria Teresa Bellenzier

    (NPG 1980-05-37)

    Se ogni volta che ci si accinge ad analizzare un qualche aspetto di complessi problemi sociali si avverte come necessaria una puntualizzazione per quel che riguarda il mondo o la prospettiva femminile, ciò significa che si è ormai consapevoli che la realtà donna costituisce oggi problema soprattutto in ordine al futuro. Così, occupandosi di quanto succede tra i giovani a proposito di varie realtà e comportamenti, ci si chiede quale ruolo vi stiano svolgendo le ragazze, dando per scontato che questo universo sia oggi particolarmente in movimento e indicando nel neofemminismo una delle cause principali di ciò.

    GLI INFLUSSI DEL NEOFEMMINISMO

    Una convinzione del genere andrebbe verificata, anche se appare arduo per la mancanza di ricerche specifiche in proposito poter identificare con una certa attendibilità l'influsso del discorso neofemminista sulle ragazze. Ci pare tuttavia innegabile che l'inquietudine messa in moto nelle donne dalle tesi e dalla presenza del neofemminismo nella nostra realtà sociale e culturale, aggredisca con particolare forza proprio le più giovani. Le donne adulte, specie quando consolidate in situazioni di vita difficilmente modificabili (marito, figli, casa, o lavoro) di fronte al neofemminismo mettono spesso in moto istintivi meccanismi di difesa: anche se confusamente intuiscono la veridicità di certe analisi sulla condizione femminile, non hanno poi il coraggio di confrontare la propria situazione personale con tali critiche, rafforzando al contrario la propria sicurezza di essere tra le «fortunate».
    Le ragazze sono invece molto più recettive ad ogni discorso innovatore e critico: la loro è una situazione in divenire, in cui tutto o quasi dovrà modificarsi con la crescita e la maturazione, e allora ben vengano le tesi demolitrici di un passato e di una tradizione che esse non hanno sperimentato; ben vengano le seducenti proposte di un anticonformismo che tuttavia molto facilmente si ferma alla scorza dell'abbigliamento, del linguaggio, dell'atteggiamento esteriore.
    Quale modello femminile per realizzarsi come donna?
    L'influsso neofemminista non si può dire sia colto sempre in maniera consapevole, in modo tale cioè da poterlo accettare o rifiutare a ragion veduta. Gli elementi di insicurezza e di angoscia presenti in molti giovani di entrambi i sessi sono causati nelle ragazze anche dalla mancanza di punti di riferimento validi per costruirsi una convincente immagine di sé: come cioè può una ragazza di oggi configurarsi il suo futuro, a quale modello femminile riferirsi, cosa concretamente vorrebbe fare per realizzarsi come donna?

    Il neofemminismo confuso con una condotta spregiudicata

    Una prima alternativa è data dal rifiuto di queste domande. Molte ragazze cioè accettano sostanzialmente le prospettive tradizionalmente presentate alla donna: quella immediata di piacere, di essere corteggiata, di avere un ragazzo, e quella più remota di un futuro di moglie casalinga, se possibile conciliato con una qualche attività lavorativa che assicuri una disponibilità economica indipendente dallo stipendio dell'uomo. Basta tendere l'orecchio ai discorsi delle ragazze su un autobus cittadino, specie al mattino del lunedì, per cogliere testimonianze di questo atteggiamento: è tutto uno scambiarsi impressioni e informazioni su questo o quel ragazzo, su chi si è lasciato e su chi si è messo insieme, sui rapporti che in discoteca il giorno prima si sono intrecciati, rafforzati o interrotti. La discoteca (o il suo equivalente a seconda dei luoghi) costituisce per queste ragazze la principale se non esclusiva sede di verifica della loro femminilità; rappresenta il simbolo della conquistata libertà di movimento, sia o no la famiglia consenziente, ed è una delle poche occasioni di incontro con l'altro sesso che non sia quella spesso conflittuale della scuola o del mondo del lavoro.
    Queste ragazze, e sono massa, che in definitiva si lasciano vivere senza apparentemente porsi tanti problemi, si differenziano dalle loro coetanee di un tempo non tanto nella sostanza del loro atteggiamento nei confronti dell'altro sesso quanto nella forma: nel linguaggio disinibito fino alla trivialità, nei comportamenti impregnati di permissivismo. Per un certo numero di queste ragazze il discorso neofemminista viene assunto solo come giustificazione ideologica di una condotta spregiudicata; spesso in una classe le «femministe» sono quelle che non fanno mistero di avere rapporti sessuali col loro ragazzo, il quale poi va possibilmente cambiato con una certa frequenza.

    Le difficoltà di chi vuol andare al di là delle mode

    Ma vi sono anche le ragazze che avvertono lo spessore dei problemi che riguardano oggi la donna, e per le quali il neofemminismo e più in generale la situazione femminile attuale sollecitano tutta una serie di interrogativi e di dubbi: ben raramente tuttavia esse hanno a disposizione mezzi adeguati per approfondire la riflessione e soprattutto per individuare una chiara linea di condotta che lasci intravvedere uno sbocco costruttivo alla loro inquietudine. Vanno a scuola ma si pongono al pari dei coetanei maschi domande sul significato di uno studio che con molta probabilità non garantirà loro una occupazione adeguata; oppure si inseriscono nel mondo del lavoro attraverso occupazioni precarie e non soddisfacenti, ma non sono più disposte ad accettare una simile provvisorietà nella prospettiva di una auspicata «sistemazione» matrimoniale. Colgono le varie forme di ingiustizia che ancora pesano sulla donna (dal diverso trattamento che in famiglia si attua nei confronti dei fratelli, alle diverse prospettive occupazionali, alle tante forme di violenza che sulla donna si esercitano), ma difficilmente sono in grado di andare oltre alla indignata denuncia, alla ribellione, allo scetticismo. O peggio, c'è chi va oltre, a volte anche sulla via della violenza, come dimostrano le presenze femminili nei commandos terroristici che quotidianamente insanguinano le nostre strade.

    I TEMI DELL'INQUIETUDINE FEMMINILE OGGI

    L'amicizia ragazze-ragazzi

    Il principale tema d'inquietudine è pur sempre costituito dal rapporto con l'altro sesso, in quanto è qui che più si avvertono le tensioni proprie di un momento di transizione, in cui le forze in contrasto sono da un lato situazioni oggettive mutate ed esigenze nuove, dall'altro il persistere di una mentalità anacronistica e di un costume fossilizzato su determinati modelli sociali.
    Le ragazze, ad es., aspirano spesso ad un'amicizia sincera con i ragazzi. Le occasioni di stare insieme a scuola, nel tempo libero, nelle varie associazioni, sono ormai numerosissime, e certo molto più che in passato è possibile una conoscenza reciproca. Ma le ragazze devono spesso accorgersi che la loro disinvoltura nei rapporti coi vari compagni, il fare un pezzo di strada insieme ora con questo ora con quello per parlare insieme, l'essere disposte ad ascoltare e il richiedere di essere ascoltate, suscita valutazioni negative nei loro confronti. Oppure devono constatare che il potenziale amico prima o poi pone la sua candidatura ad altro tipo di rapporto, e non tanto per l'insorgere di un sincero affetto quanto perché così vuole il suo ruolo di maschio conquistatore. E allora non è raro incontrare ragazze ormai scettiche circa la possibilità di avere autentiche amicizie maschili.
    Del resto non è meno problematica la prospettiva dell'innamoramento, del rapporto basato sul sentimento amoroso. È problematica perché si è immersi in un clima culturale-sociale che banalizza tale rapporto enfatizzandone la componente erotico-sensuale a scapito del sentimento e considerandolo «per natura» effimero e deludente a scapito di valori quali la stabilità, la fedeltà e la dedizione reciproca. Ed è problematica perché la donna avverte come rischiosa per le sue esigenze di realizzazione personale la prospettiva di un rapporto che può comportare la rinuncia a una sua libertà decisionale e di movimento.

    La scelta politica e l'impegno nel sociale

    Altro tema importante è quello della scelta politica e di un impegno sociale. Più di un tempo certamente le ragazze sono poste di fronte al problema di non rinchiudersi nell'ambito del privato, di prendere coscienza del dovere di partecipare in qualche modo alla vita della collettività. Molte di loro non lo affrontano o vi danno una risposta negativa, anche perché esperienze degli anni ultimi si sono rivelate deludenti o appaiono prive ormai di significato (si pensi ad es. alla massiccia diserzione delle assemblee scolastiche). Vi sono però ragazze che non evadono il problema e vi cercano una risposta in un impegno nascente dalla fede religiosa, o da una convinzione politica, o dalla militanza femminista. È certo molto azzardato avanzare ipotesi in mancanza di dati obiettivi, ma oggi probabilmente ad essere sensibili a questo problema son più le ragazze che i ragazzi: se non altro perché la donna vive l'apertura al sociale come elemento di novità nello schema tradizionale della sua formazione, mentre per l'uomo è nuovo proprio il richiamo del privato. Ad ogni modo è pur sempre una minoranza quella che oggi sente il problema e cerca in qualche modo di affrontarlo.

    Il rapporto generazionale

    Più largamente sentito è invece il problema del rapporto generazionale, e in particolare il rapporto figlia-madre. Infatti ai motivi che da sempre rendono conflittuale il rapporto fra genitori e figli per le ragazze si aggiunge il fatto che ben di rado la madre rappresenta un modello femminile accettabile. Prevale nettamente il caso della madre che rappresenta proprio ciò che la figlia non vuol diventare: subordinata, anzitutto economicamente, al marito, molto spesso rinchiusa entro le mura domestiche che delimitano al tempo stesso il suo orizzonte di interessi e di attività, troppo facilmente acquietata e almeno apparentemente realizzata nelle sue mansioni di moglie e di madre.

    La maternità

    Non è questo il modello di donna che può appagare le esigenze di una ragazza odierna; e allora il primo elemento ad entrare in crisi, fino ad essere a volte radicalmente contestato, è proprio la maternità. «Madre è bello» è uno slogan femminista che troppo tardivamente ha cercato di sollecitare una «riappropriazione» della maternità: esso non vale a compensare tutto il parlare negativo che della condizione materna si è fatto in questi anni. Così una doverosa demolizione della retorica che sulla maternità era fiorita è spesso andata oltre il segno, attaccando in radice le motivazioni di una prospettiva di vita tanto impegnativa e grande.
    Oggi la donna può rifiutare la maternità per una serie di ragioni: le più conclamate sono quelle della grave responsabilità legata al fatto di mettere al mondo e di crescere un essere umano. Ma a livello giovanile, in tutte quelle ragazze che usano della loro sessualità senza remore morali o di costume perbenistico, la maternità non può che apparire soprattutto come un deprecabile incidente. E dopo che per anni un eventuale figlio è stato considerato solo come una minaccia, è abbastanza utopistico che in seguito, quando anche subentri il matrimonio, esso possa diventare oggetto di desiderio e di affetto. Una diffusa «libertà» sessuale a livello giovanile si rivelerà così probabilmente una delle principali cause della tendenza demografica involutiva che ha ormai toccato anche il nostro paese.

    ALLA RICERCA DI VALORI AUTENTICI UMANI E CRISTIANI

    Queste considerazioni tracciano un quadro della realtà giovanile femminile che può apparire piuttosto fosco. Ma è proprio da questa considerazione che acquista maggiore evidenza la presenza di ragazze che cercano malgrado tutto di impostare la propria vita secondo quelli che possono apparire valori «tradizionali», ma che sono in sostanza rifiuto della strada più comoda e seguita, e quindi autentica scelta anticonformista. Non è facile assumere una simile posizione; si rischia di essere emarginate dai propri coetanei, catalogate come superate, bigotte e magari reazionarie. Oppure, se il loro stare con gli altri avviene nei modi di un cameratismo senza complessi, è facile che si scambi l'apparenza per la sostanza e che si attribuisca loro la mentalità e i comportamenti della massa.

    Le responsabilità delle comunità ecclesiali

    Per queste ragazze, specie se fra i valori su cui cercano di costruire la loro vita c'è anche la fede, diventa spesso drammatico il problema della testimonianza nel mondo. Se sono inserite in strutture associative, ciò offre certo loro occasioni e strumenti formativi che altrimenti non avrebbero, ma al tempo stesso presenta anche il rischio di rifugiarsi nel gruppo chiudendosi al mondo turbolento e angosciante che sta oltre quei confini. Se una comunità ecclesiale giovanile diventa il gruppo dei bravi ragazzi e delle brave ragazze che si rassicurano a vicenda, abbiamo un'evasione dalla realtà, non il luogo dove prepararsi ad affrontarla.
    Il punto è allora come far sì che queste comunità svolgano veramente il loro compito formativo. Le ragazze che intendono vivere puntando su valori saldi e per i quali la vita acquisti un significato, vanno cioè aiutate a sviluppare in sé una forte coscienza della loro posizione di controcorrente, del loro rifiuto di intrupparsi in una moda, in un gergo, in un comportamento standardizzato. Vanno aiutate a guardare in faccia le innegabili difficoltà di realizzarsi come donne in una società che ben pochi aiuti offre in questo senso; a vagliare criticamente i termini in cui la questione femminile si pone ormai dopo il femminismo; a maturare nella consapevolezza che dietro troppi discorsi «liberatori» vi è solo il vuoto e l'angoscia, e che l'alternativa ad essi esiste solo sulla via di un lucido impegno per una vita in cui sia possibile credere nella gioia, malgrado le difficoltà e i problemi che inevitabilmente bisogna superare.