Educare con lo sport


     

    Giovani e associazionismo

    Cesare Martino

    (NPG 1983-09-24)

    Nel progetto associativo del CSI, linee per un'educazione personalista, sociale e culturale dell'attività sportiva giovanile.

    Il tema dello sport nel suo rapporto con l'educazione e in genere con la promozione umana sta diventando di estrema importanza per una serie di ragioni culturali, sociali e politiche. In esso vi è compresa l'attenzione ad una cultura della corporeità e della soggettività che si va incrociando con il rinnovamento del libero associazionismo, con la riformulazione del senso e della organizzazione dei servizi sociali. Tutto ciò coinvolge naturalmente la responsabilità dell'associazionismo stesso e dei movimenti di ispirazione cristiana che hanno una lunga tradizione di servizi nell 'ambito dello sport popolare.
    Le piste di riflessione riguardano una reinterpretazione della attività sportiva come momento della corporeità e della soggettività e non come semplice espediente pedagogico-pastorale di carattere ausiliario, e il contributo al rinnovamento anche civile della cultura sportiva nel nostro paese. Il Centro Sportivo Italiano ha elaborato un «progetto associativo», frutto degli ultimi dieci anni di esperienze e che è stato reso pubblico all'inizio dell'estate in occasione di una assemblea nazionale di operatori ad Assisi.
    Crediamo che le linee tracciate non abbiano solo un valore rigidamente interno per il funzionamento della principale associazione di animazione sportiva del nostro paese, ma per tutte le altre laiche e cattoliche. E gli stessi dirigenti del CSI hanno tenuto a precisare di farsi promotori di un dibattito che è senz'altro aperto.
    In passato l'associazionismo sportivo cattolico ha offerto un notevole servizio capillarizzato e popolare che ha dato possibilità di ricreazione e di sperimentazione agonistica. Basti ricordare come pratiche sportive che non avrebbero potuto mai avere spazi, opportunità e occasioni, si siano realizzate, magari con mezzi umili, con piccole società con campionatine d'occasione.
    Con l'evolversi dei tempi questo servizio, che pure conserva una sua importanza, può ulteriormente cambiare qualitativamente i suoi connotati. Essere maggiormente valorizzato come parte integrante del processo educativo nel suo complesso itinerario. Dare maggiore senso alla interazione umana e al riconoscimento interpersonale che scaturisce anche dal semplice coinvolgimento in piccole realtà come una squadra di calcio, un gruppo bocciofilo, un club ciclistico e così via. E ciò riguarda naturalmente tutte le età, certo nelle modalità proprie e nelle possibilità di ogni generazione senza goffe forzature.
    Ma fare educazione attraverso lo sport può voler dire fare animazione ed educazione permanente. Tutte le categorie possono essere comprese in questo sforzo. Va ricordato che il CSI ha notevole meriti per l'organizzazione sportiva degli handicappati. Credo che quanto detto possa entrare nella sensibilità comune di molti educatori anche non del settore, soprattutto se di ispirazione cristiana.
    Possono entrare anche nella sensibilità della comunità cristiana in modo che il tema dello sport venga colto nei toni più elevati che quelli di un semplice servizio ricreativo.
    Ma tutta questa realtà di sport popolare esistente è in dinamica evoluzione, anche per merito del CSI e di altre associazioni simili: esso non vive in astratto. Si misura con i dati di una cultura dominante, con regressioni individualistiche, competitive e corporative, con concezioni egoistiche anche del fatto comunemente ritenuto ludico, che invece dovrebbe essere festivo e corale.
    Vi è poi la persistente egemonica realtà dello sport non fatto, ma visto come prodotto di una industria-spettacolo spesso misteriosa nei suoi meccanismi. Essa può creare momenti collettivi e gioiosi, ma misura pur sempre un pesante bilancio di fanatismi, violenze, intrighi
    e alienazione che non possono essere ancora una volta sottovalutati.
    In ogni caso la testimonianza per uno sport più umano e umanizzante si può esprimere certamente con le tre dimensioni suggerite dal piano educativo del CSI. Quella di una scelta personalista che riafferma l'adeguata formulazione di una educazione sportiva che favorisca una soggettività matura. La scelta sociale che afferma lo sport come diritto per tutti i cittadini, di tutte le età e di tutte le categorie. E infine una scelta culturale che si contrapponga agli esasperati agonismi, alle degenerazioni dell'uso dello sport per manovre di denaro e di potere.
    Sono orizzonti che vedono impegnati molti operatori del settore a sentire maggiormente il loro compito di educatori e di animatori di cultura, e non semplicemente quello di meri coordinatori tecnici di attività fisiche.