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    Eucaristia e vita


     


    Sussidio per adolescenti dell'Azione cattolica di Brescia

    (NPG 1983-04-30)

    Come aiutare i giovani a maturare una visione di Eucaristia e domenica che si innesti nella loro attuale esperienza di vita e la arricchisca a livello esperienziale e motivazionale?
    Per procedere dal concreto, presentiamo un sussidio elaborato dall'Azione Cattolica di Brescia per i suoi gruppi di giovanissimi ( 14-17 anni). Non si tratta di una tradizionale catechesi sulla Eucaristia, ma di una proposta molto originale.
    Per due motivi.
    Il primo è il voler aiutare gli adolescenti a comprendere l'Eucaristia a partire dalla vita e per poi ritornare alla vita. Non si parla di riti, né si presentano sintesi teologiche o catechistiche sull'Eucaristia. Si preferisce invece evidenziare la struttura antropologica e lo stile di vita e di fede che sostiene un accostamento eucaristico e festivo a tutta la vita.
    Il secondo pregio del sussidio è il metodo utilizzato che si basa sull'attività, sul confronto e la ricerca di gruppo, sul vivere insieme piccole esperienze relative al mondo più che ai riti sulla Eucaristia e sulla loro interpretazione.
    Il sussidio, preparato in vista di una interiorizzazione del senso religioso ed eucaristico della vita e per apprendere in modo creativo a celebrare l'Eucaristia, può essere facilmente ripensato per esplicitare con maggior chiarezza il rapporto vitadomenica-Eucaristia.

    Obiettivo generale

    Vivere l'Eucaristia come momento significativo dell'esperienza di vita dell'adolescente, luogo in cui si coniuga significativamente la fede e la vita, in cui le attese, i bisogni, le aspirazioni dell'adolescente si incontrano con il gesto e il dono di Cristo e vengono approfondite e allargate fino a diventare condivisione con il suo spezzare il pane e la vita.
    Attenzioni da prestare:
    - non usare l'Eucaristia come pretesto o occasione per far passare alcuni insegnamenti, il che significa che la messa va accostata per quello che è nel momento celebrativo, nei gesti, nel mistero e nel coinvolgimento della vita;
    - non ridurre il cammino a rubricismo o informazione, o conoscenza formale anche se un po' di «vocabolario» da apprendere è utile;
    - se anche si affrontano in un cammino di catechesi aspetti e momenti separati, deve esserci la preoccupazione di fare unità;
    - inserire nel cammino anche qualche messa di gruppo come punto di arrivo di qualche tappa e punto di partenza per inserirsi con piena partecipazione alla Eucaristia domenicale parrocchiale.
    Nel nostro cammino privilegiamo alcune aree esistenziali o esperienze significative degli adolescenti e da queste ricomprendiamo la celebrazione eucaristica per operare a sua volta un cambiamento, un approfondimento e una «redenzione» della stessa esperienza. Utilizziamo cioè un metodo circolare per favorire sempre più l'integrazione fede e vita.
    Ci sono altre aree esperienziali e altri elementi fondamentali dell'Eucaristia come la Parola, la presenza protagonista dello Spirito, la riconciliazione... Abbiamo scelto questi perché o più evidenti (comunione, sacrificio, ringraziamento), o dimenticati (memoriale, alleanza) nella catechesi adolescenziale.
    Le aree e i momenti dell'Eucaristia su cui ci vogliamo impegnare sono: l'incontro-alleanza, il sacrificio, il memoriale, la comunione, il ringraziamento.
    Sarà preoccupazione di ogni tappa recuperare il linguaggio dei gesti per comprendere quello dei riti. Per questo scopo ritorna spesso nella logica del sussidio il ricorso a gesti, fatti, atteggiamenti.
    Il materiale può essere utilizzato in cinque incontri durante la catechesi settimanale, in due o tre ritiri di una giornata, di un camposcuola.

    Prima area esistenziale
    INCONTRO CON FUTURO

    Obiettivo

    L'Eucaristia è la celebrazione di un «incontro con futuro» tra Dio e l'uomo (alleanza) che esprime e esalta e porta a compimento ogni incontro e amicizia che l'adolescente esperimenta e vive nella sua vita quotidiana, fino a farli diventare gli incontri e l'amicizia di Gesù con gli uomini di oggi, in vista di un «futuro più umano» per tutti.
    Quando a degli adolescenti si parla di alleanza, la si presenta sempre loro in termini storici. Si racconta del popolo ebreo, di Mosè, del deserto ecc. Qui preferiamo partire dalla esperienza di rapporto, incontro, che a questa età ciascuno cerca e che sono visti come capaci di liberare dalla solitudine, di dare sicurezza se diventano amicizia, fonte di progetto e di impegno se in essi si sanno affrontare anche le difficoltà e le incomprensioni, se sanno superare le piccole infedeltà. In questo quadro è facile capire il linguaggio dell'alleanza biblica che soprattutto nell'A.T. è sempre illustrata usando la parabola dell'amicizia e dell'amore umano (cfr Ez, Os...).
    Di fronte a questa «drammatica» volontà di alleanza tra Dio e l'uomo, l'adolescente viene aiutato a scoprire il bisogno di una amicizia più forte della morte, più grande di ogni bisogno, più sensata di ogni motivazione, più penetrante e resistente di ogni peccato, l'alleanza di Dio appunto, che diventa nuova perdendo ogni connotato di contratto giuridico in Gesù Cristo. Cristo è l'amicizia nuova di Dio con l'uomo.
    L'amicizia dell'adolescente ha i suoi riti, i suoi gesti che la rendono palpabile, visibile, concreta. L'alleanza con Dio che è Gesù Cristo trova nel vissuto quotidiano e in particolare nella festa, nella domenica e nella Eucaristia, la possibilità di ridiventare attuale proprio con originali riti, gesti, simboli, in cui l'adolescente è coinvolto. In questo modo allarga l'esperienza di ogni amicizia dell'adolescente e la apre alla fedeltà, all'universalità (per quanto ne permette l'esperienza) e alla solidarietà.
    I suoi gesti, gli incontri, la sua amicizia diventano in modo sempre più consapevole i gesti, gli incontri, l'amicizia di Dio con gli uomini.

    Tappe

    - Analizzare, rivivere e riflettere in gruppo sugli incontri che ogni adolescente esperimenta per cogliere gesti, sensazioni, contenuti.
    - Operare il passaggio dall'incontro all'amicizia per rendere più significativo ogni incontro.
    - Rendere esplicito come diventare amici è mettersi «a servizio» del progetto e del futuro dell'amico.
    - Applicare la stessa attenzione agli incontri di Dio con l'uomo per vederne gesti, modi, contenuti, fino all'incontro di Cristo con gli uomini.
    - Studiare il progetto che sta alla base degli incontri tra Dio e l'uomo (alleanza): una fedeltà reciproca in cui Dio collabora al «futuro dell'uomo».
    - Verificare l'esistenza negli incontri di gruppo e di comunità di gesti e azioni simboliche che intendono «rappresentare e celebrare» l'affetto, la condivisione che si vivono giorno per giorno.
    - Celebrare l'Eucaristia come incontro con gli amici, «incontro con futuro» progetto con Dio e con Cristo, sottolineando gesti e riti.

    Strumenti

    L'incontro umano
    ^ Si divide il gruppo in due sottogruppi: uno è protagonista di un incontro, l'altro accoglie. Si lasciano 5 minuti per pensare come sviluppare questo incontro. L'azione di incontro dura altri 5 minuti. Nei successivi 5 minuti si scrivono su un foglietto le impressioni avute, i gesti fatti, le parole dette, il clima che si è creato.
    ^ Si mimano alcune situazioni diverse di incontri. Es.: incontro sull'autobus, incontro di un compagno, di un amico, del gruppo. Gli altri scrivono su un foglio i gesti, i modi, il significato dell'incontro, gli atteggiamenti.
    ^ Raccontare alcuni «incontri» importanti che ciascuno ha vissuto.
    ^ Alla fine di tutti questi incontri fatti si compila un cartellone sul quale compaiono i gesti, i significati, gli atteggiamenti.
    ^ Da una discussione di gruppo, preceduta da una consultazione a due o a tre, rispondere alla domanda: «Che cosa manca a degli incontri perché diventino incontri di amici o un'amicizia?».

    L'incontro o alleanza tra Dio e l'uomo
    ^ Studiare con una ricerca biblica gli incontri di Dio con l'uomo, di Cristo con le persone.
    La ricerca è condotta in questo modo: ogni gruppetto ha una lettura diversa. Es.: Lc 15,11-32; 7,36-50; 18,18-24; 18,35-43; qualche brano dell'AT: incontro con Mosè, chiamata di Samuele... Di ogni episodio annota gesti, significati, atteggiamenti.
    Ci si cambia il lavoro, si fa un cartellone e lo si mette a confronto con il cartellone fatto precedentemente per far risaltare la concretezza degli incontri di Cristo e di Dio e il loro stile.
    ^ Alla fine la domanda: questi incontri di Cristo si possono dire incontri di amicizia con l'uomo?
    ^ A questo punto commentare assieme i brani della Bibbia che fondano l'alleanza: Es 24,3-8; Ez 16,1-8.59-63; Eb 9,11-14.18-24. Anche da questi ricavare gesti, significati, simboli e atteggiamenti.
    ^ Da ultimo ciascuno inventa un sogno in cui s'immagina di incontrarsi con Dio.

    La celebrazione dell'incontro Dio-uomo
    ^ In un momento celebrativo, meglio se eucaristico, rivivere l'esperienza dell'incontro e dell'alleanza: celebrare l'Eucaristia è celebrare un incontro in cui l'uomo fa suo il progetto di Dio e Dio si prende cura del futuro dell'uomo.
    ^ Utilizzando la preghiera eucaristica IV segnare tutti i passaggi che si riferiscono all'alleanza.
    ^ Curare i riti di accoglienza facendo attenzione di evitare la faciloneria, ma anche l'eccessivo mutismo che non permette più alla persona di esprimersi per quel che è.
    ^ Le letture possono essere alcune di quelle sopra approfondite.
    ^ Dare risalto ai segni dell'alleanza: pane e vino, corpo e sangue.
    ^ Alla fine un canto o una danza possono esprimere la gioia di aver incontrato un amico.

    Seconda area esistenziale
    SENZA MEMORIA NON SI VIVE

    Obiettivo

    Scoprire l'importanza per l'adolescente della dimensione del ricordo come coefficiente fondamentale di identità, di inserimento in una storia personale e collettiva. Collegarsi alla memoria di Cristo che non solo ci porta ai gesti di una persona stimata e ricercata, ai suoi fatti drammatici, alta sua storia personale, ma la ripropone oggi presente alla mia storia personale e motiva la mia vita, ricollegandomi a chi rivela l'uomo all'uomo, perché anch'io diventi responsabile della storia di ogni uomo.
    Un uomo privato di ricordi, rinasce ogni giorno, si inaugura ad ogni levata del sole, per poi inoltrarsi in una notte che lo cancella. L'assenza di memoria è un buio dietro le spalle che lo priva del confronto, del riesame, della conferma, del pentimento. Se non fosse capace di ricordi si sentirebbe sempre proteso a sopravvivere a partire da un vuoto.
    La sua vita è simile alla ruota di un carro; c'è un punto sempre nuovo del cerchio, ma sempre uguale; sempre nuovo, ma sempre indefinito; poteva essere ieri come l'altro ieri come oggi, tutti i giorni ricomincia da capo.
    Se il nostro giorno che viviamo è sempre il primo, è solo: non trascina nulla con sé, non corrisponde a nulla, non aggiunge e non toglie, non premia e non punisce. Toglierci la memoria significherebbe privarci di gran parte dell'identità. Non ci sarebbe amicizia se la persona che incontro oggi è sempre la prima volta che la incontro, non ci sarebbe abitudine, non saprei imparare a vivere.
    Riferirci alla nostra storia ci permette di essere uomini. Nel film Blade Runner, il possedere ricordi è il criterio per distinguere veri uomini da uomini «fabbricati» da ingegneri.
    Ciascuno di noi ha già una sua piccola storia.
    C'è un io/soggetto permanente di tante cose.
    - Ricordare ci fa essere, ci fa appartenere a noi stessi, ci proietta nel futuro: non è ritornare al passato con nostalgia, ma rivivere (o meglio) vivere ciò che siamo. Ad es., ricordare la liberazione significa risentirci liberi o protesi alla libertà; ricordare l'incontro che ha dato inizio a un amore significa ricostruirlo dentro; ricordare un fatto doloroso significa soffrire oggi; ricordare una salvezza significa sentirci salvati oggi.
    Se l'adolescente riesce a cogliere questa dimensione fondamentale della vita allora ricomprende il significato di Es 12,21-28; 13,8-30 (= la celebrazione della pasqua ebraica come «memoria» per i figli degli ebrei), alcuni salmi (134,8-14; 135,10-26; 76; 116...), il senso che Gesù dava alla frase «fate questo in memoria di me» e l'uso della parola «memoriale» nella Eucaristia.
    Nello stesso tempo l'esperienza biblica, cristiana e liturgica permette di ampliare e superare l'esperienza della memoria dell'adolescente, perché la «memoria» di Cristo diventa forza attiva, attualizza, dispensa, distribuisce, individualizza la salvezza.
    Il luogo di questa memoria «viva» è la comunità cristiana e in essa l'Eucaristia. Operatore vivo di essa è lo Spirito. I gesti sono quelli semplici di un pasto comune, di una cena consumata sull'orlo di un tradimento; le cose che «ricordano» sono pane e vino, le parole sono semplici: questo è il mio corpo, il mio sangue... fate in memoria... celebrando il memoriale...
    A questo ricordo i discepoli di Emmaus partecipano con «il cuore ardente in petto»... perché è memoria di un Padre che cerca con passione, con ogni mezzo la comunione con gli uomini.
    Non si può celebrare responsabilmente questa memoria se non si condivide la storia di ogni uomo, di ogni amico, del più solo e «dimenticato».

    Tappe

    - Far capire all'adolescente che se vuol sapere chi è, deve avere attenzione al suo passato, alle sue radici, alla storia del mondo in cui vive, deve saper ricordare.
    - I ricordi non sono per la nostalgia di cose vecchie, ma per costruire seriamente il presente e il futuro.
    - L'esperienza biblica del popolo d'Israele ha avuto uno sviluppo fino a culminare nella figura di Cristo, proprio perché ha saputo celebrare sempre la «memoria» degli interventi di Dio.
    - La celebrazione eucaristica è la memoria viva della storia di Gesù, che diventa forza attiva perché ogni uomo abbia una sua storia di salvezza.

    Strumenti

    Il mio ricordo
    ^ Fotolinguaggio col mandato «alcuni ricordi della mia vita» per mettere in sequenza alcuni fatti che han segnato la propria vita e narrarne la storia.
    ^ Con i vari ricordi suscitati costruire una unica storia di una ipotetica persona, incollando le foto su un cartellone.
    ^ Tutti assieme si analizza la storia guardando: i fatti, i gesti compiuti, gli atteggiamenti, i significati e le conseguenze nell'oggi di quanto narrato.
    ^ Con una breve comunicazione che si può mutuare dallo sviluppo dell'obiettivo compiere ciò che non si è riusciti ad ottenere col lavoro di gruppo, cioè far capire l'importanza dei ricordi per la vita di ciascuno.

    Il passato apre al futuro
    ^ Si divide il gruppo in due sottogruppi. Uno è posto dinnanzi a una sequenza di foto o di disegni che esprimono fatti importanti della vita di un giovane (almeno 6 o 7), si spiegano questi fatti e si invita a continuare la storia o a parole o con foto e disegni.
    ^ L'altro gruppo contemporaneamente inventa la storia di un giovane sapendo solo l'ultimo fotogramma (cioè non può sapere il passato) della sequenza preparata per il primo gruppo.
    ^ Alla fine confrontare le storie, ma soprattutto analizzare la difficoltà del secondo gruppo rispetto al primo.

    Ricerca biblica e liturgica
    ^ Con una ricerca biblica prima a gruppi di 2 o 3 e con una relazione conclusiva poi, leggere la trama di ricordi, di memorie del popolo d'Israele, fino all'ultima cena di Cristo (Es 12,21-28; 13,8-10; Salmo 134,8-14; 135,10-26, ecc.).
    ^ Ricercare nelle preghiere eucaristiche la parola memoria, memoriale e il contenuto della memoria, andando poi a rileggere i testi dell'ultima cena.

    Celebrazione del «fare memoria»
    ^ Se si fa una celebrazione o una preghiera si lascia uno spazio perché ciascuno ricordi un fatto, un amico, una situazione di bisogno.
    ^ Si può far preparare la «tavola della celebrazione» portando gli oggetti che servono e per ciascuno esplicitare di che cosa sono segno e memoria. Esempi: il pane e il vino (= l'ultima cena); il messale (= l'esperienza della comunità cristiana); il lezionario (= la raccolta delle memorie della Chiesa); i fiori (= la gioia della risurrezione)...
    ^ Alla fine delle offerte portare un oggetto che ricorda a tutti una esperienza di gruppo o di comunità cristiana che si è vissuta, cui si è legati, che ha costruito l'amicizia o la convivenza, per ricevere spinta a compiere altre esperienze di servizio e di vita cristiana.
    ^ Lasciare uno spazio nella celebrazione o prima di essa in cui a gruppetti si ricorda qualche fatto importante della storia del gruppo o della comunità o delle persone, e ricercare nella preghiera dei fedeli uno stimolo a continuare per il futuro quel gesto o quell'atteggiamento.

    Terza area esistenziale
    SACRIFICIO PER «ESSERE PER»

    Obiettivo

    Approfondire l'esperienza presente nella vita di ogni uomo, del «mettersi a disposizione per» qualcuno o qualcosa, attraverso la celebrazione della disponibilità fino alla morte di Cristo, che viene vissuta nell'Eucaristia per acquisire motivazioni, atteggiamenti e logica di disponibilità.
    Tra i vari significati che può rivestire la parola «sacrificio» privilegiamo quello di «essere disponibili per, essere presenti per, esserci per» ricuperando in un secondo tempo la consapevolezza della «fatica» che ciò esige.
    Si parte insomma dalle motivazioni.
    Ogni adolescente, esperimenta che nella vita ogni cosa, ogni ricerca, amicizia, progetto, aspirazione, esige di mettere in gioco la propria vita; ancor prima di essere qualcosa che costa è un coinvolgimento della propria esistenza per qualche fine o per qualcuno (= pro-esistere).
    «Essere per» è una logica conseguenza del sentirsi amici di qualcuno. Se le persone non sono solo oggetto di incontro, ma con esse nasce una amicizia, ne consegue una decisione di spendersi perché la vita dell'altro sia piena.
    L'alleanza richiama il sacrificio, l'amicizia invoca disponibilità.
    Ancora una volta la celebrazione eucaristica apre una esperienza tipica dell'adolescente, quale è quella di sentirsi prima o poi «implicato per qualcosa», alla disponibilità voluta e finalizzata. Il modello che aiuta questa presa di coscienza è la disponibilità fino alla morte di Cristo.
    La celebrazione eucaristica è la memoria di questo gesto, è il luogo in cui la Chiesa offre al Padre il corpo e il sangue di Cristo. Se si privilegia la parte offertoriale si deve fare attenzione che l'oggetto e il soggetto principale dell'offertorio non siamo noi, o le cose che offriamo, ma Gesù e l'offerta della sua vita. La nostra è accoglienza di questo dono e offerta di disponibilità che assume significato nella sua.
    La sofferenza che ogni vita si porta con sé trova in questo gesto di Cristo il suo significato. Tutto questo atteggiamento è significato con dei segni e gesti precisi: il pane «offerto» come segno di vita offerta, la croce sempre presente nella Eucaristia, le parole della consacrazione, lo spezzare il pane, la raccolta di offerte...

    Tappe

    - Chiarirsi che idea e esperienza si ha di sacrificio.
    - Capire e approfondire il perché costa una amicizia, come si passa dallo star bene assieme all'essere disponibili.
    - Cercare nella parola di Dio un modello vivo di disponibilità.
    - Leggere nella celebrazione eucaristica i segni del sacrificio di Cristo.
    - Celebrare nell'Eucaristia la proposta impegnativa di Cristo e la offerta di disponibilità personale e di gruppo.

    Strumenti

    L'idea di sacrificio
    ^ Scegliere una o due foto con il mandato «Sacrificio è...» e poi metterle da parte perché serviranno più avanti.
    ^ Si costruisce un cartellone di gruppo sul quale ognuno scrive che cosa è per lui sacrificio; quindi con una tecnica di discussione si chiarisce che cosa è per il gruppo «sacrificio». Si può usare la tecnica del far morire le parole e farle rivivere per facilitare il dibattito.
    ^ Alla fine si confrontano foto e cartellone. Le foto dovrebbero esprimere l'immediatezza, il cartellone l'ideale o la riflessione.
    ^ Dall'idea di sacrificio arrivare ad un elenco di atteggiamenti necessari.
    ^ Fare una breve relazione che privilegia nei vari significati di sacrificio quanto detto nella spiegazione dell'obiettivo.

    Amicizia e sacrificio
    ^ A questo punto confrontare le esperienze di amicizia di ciascuno per coglierne l'esigenza di «disponibilità».
    ^ Si può fare discussione a gruppetti (3x3) con questa domanda: «Quanto ti costa l'amicizia?»; oppure: «Quali dei discorsi fatti sul "sacrificio" sono legati, interessano, sono utili, alle personali esperienze di amicizia?».

    Ricerca biblica e liturgica
    ^ Fare una ricerca sul sacrificio nella Bibbia: ci si divide in gruppetti e si cerca per gli stessi brani: le cose che servono al sacrificio; i gesti che si usano; le condizioni in cui si svolge; lo scopo del sacrificio.
    I testi della Bibbia sono: Gen 22; Is 1,11-16; 2 Re 16,12-18.
    ^ Se c'è ancora spazio, si riprende una preghiera eucaristica e vi si sottolineano tutti gli accenni diretti o indiretti al «sacrificio».
    Questo lavoro è bene svolgerlo a gruppetti, utilizzando lo stesso schema precedente, cioè ricercare oggetti, gesti, condizioni, scopo del sacrificio come appare dalla preghiera eucaristica.

    Celebrare l'Eucaristia
    ^ Celebrare l'Eucaristia sottolineando con una drammatizzazione la passione di Cristo (es.: Getsemani, Via Crucis, flagellazione...)
    ^ Oppure sottolineare il momento dell'offertorio con il portare all'altare oggetti che significano particolari disponibilità, impegni, sofferenze del mondo...

    Quarta area esistenziale
    CREARE COMUNIONE

    Obiettivo

    Sentirsi chiamati a comunicare e vivere in comunione con ogni persona perché siamo stati da sempre amati e chiamati a fare comunione con Dio. Incontrare nell'Eucaristia Cristo, la definitiva comunione del Padre con gli uomini, ci fa assumere un impegno di comunione con tutti.
    Se dovessimo esprimere senza mezzi termini la ricerca che Dio fa dell'uomo, i reiterati inviti a entrare in comunione con lui, dovremmo parlare di passione, di inseguimento, di «bisogno» assoluto che Dio vuol avere di ogni persona. Gesù è la «definitiva» e la più singolare iniziativa che Dio ha preso per noi.
    Si possono avere tanti amici, si può giocare, scherzare, stare a guardarsi negli occhi, e il gruppo tende a diventare un'isola felice. Non diventa il mondo, non diventa la realtà, ma resta un piccolo mondo.
    Occorrono allora due direttive di marcia: approfondire il rapporto personale ma soprattutto costruire comunità che servano la comunione che Dio vuole con ogni uomo.
    Le amicizie di un adolescente devono fare un salto di qualità, passare da mondi vitali (si sta bene assieme, siamo in tanti, siamo gratificati emotivamente) a «comunità» cioè a luoghi di solidarietà, di sostegno reciproco, di costruzione di servizi semplici, ma concreti.
    Nello stesso tempo però deve crescere la consapevolezza che il gruppo di adolescenti fa parte di una comunità più vasta sia civile che religiosa e in essa si deve collocare.
    L'adolescente spesso sogna una Chiesa e un mondo belli, in cui si possa veramente esperimentare la comunità, poi fa i conti col suo oratorio, con la sua parrocchia, col suo paese...
    Nel fare questi conti l'esperienza globale della Eucaristia deve situarsi come termine di confronto, come luogo in cui, attraverso gesti e segni, si celebra un cammino mai compiuto di crescita comunitaria, come perentorio invito e spinta a farsi carico, a diventare segno di comunione tra i coetanei, nella famiglia, nella scuola, tra i ragazzi, nell'oratorio, per le strade del paese.
    Se ad ogni analisi del mondo e della Chiesa l'adolescente dovesse sempre concludere che non esiste comunità né comunione, l'Eucaristia deve diventare di nuovo sempre speranza. All'inizio entrerà «nei conti» solo come uno degli elementi, forse il più astratto e lontano dalla vita, poi a mano a mano che cresce l'esperienza del consumare con gli altri il corpo e il sangue di Cristo, diventerà verifica e forza di comunità.

    Tappe

    - Passare in rassegna i vari gruppi alla ricerca di che cosa è solidarietà.
    - Guardare un po' più in là per vedere la parrocchia e la comunità civile.
    - Alcuni gruppi di cristiani (cfr Atti degli Apostoli) sono stati segni potenti di comunione e comunità.
    - Celebrare con gesti e segni l'accoglienza del dono della comunione e la decisione di servirla nella vita.

    Strumenti

    Il gruppo e la solidarietà
    ^ Si prepara un elenco di gruppi in cui gli adolescenti si ritrovano. Ad es.: gruppo del bar, del quartiere, dell'angolo della strada, dell'oratorio, del motorino, dello spinello, della balera, del negozio di jeans...
    ^ Per ciascuno di questi gruppi indicare i segni di appartenenza, i gesti che compiono, il linguaggio, i patti che si stringono...
    ^ Si analizza poi che tipo di comunione vi si crea, fin dove si spinge, quando si rompe, quali condizioni si esigono per mantenerla...
    ^ Alla fine indicare quali fatti o gesti creano solidarietà in questi gruppi.

    La comunità parrocchiale
    ^ Prendere in considerazione la comunità parrocchiale e vedere quali fatti, gesti, segni, comportamenti ci fanno capire che è una comunità. Es.: feste, celebrazioni, solidarietà, modo di pensare, raccolta di fondi, persone significative che tengono legami...
    ^ Lo stesso si può vedere per il paese o il quartiere.
    ^ Aprire una discussione su: i nostri gruppi (quelli citati sopra) o il nostro gruppo, che funzione svolgono nel servire la comunione (o la comunicazione) nella parrocchia o nel paese? Sono realtà completamente indipendenti? Per far questo ci si può suddividere a gruppettini che prendono in considerazione ciascuno due o tre dei modelli di gruppo elencati sopra.

    Ricerca biblica
    ^ Ricerca biblica sui «gruppetti» dei primi cristiani, sui loro gesti, segni, atteggiamenti che hanno costruito la comunità.
    Atti 2,42-47; 4,32-37; 1 Cor 13,1-13; Lc 10,1-11.25-37...

    Una eucaristia che sia comunione
    ^ Sottolineare nella celebrazione eucaristica i gesti che creano comunione: le parole, il segno della pace, il pane unico da spezzare durante la comunione, i canti, una preghiera personale dopo la comunione come decisione di servire la comunità, la preghiera del Padre nostro...
    ^ Se c'è qualche amico del gruppo ammalato predisporre di portargli l'Eucaristia...

    Quinta area esistenziale
    VIVERE È RINGRAZIARE

    Obiettivo

    Approfondire l'esperienza del ringraziare, come modo di rapportarsi e comunicare, per scoprire in sé i doni di Dio, vivere la vita con intensità e passione per ringraziarlo, esprimere il grazie nel gesto eucaristico di Cristo.
    L'esperienza di atteggiamenti di ringraziamento che l'adolescente vive è spesso legata a preoccupazioni di buona educazione.
    Fin da bambini si è talmente stati abituati a dire grazie, che lo si ripete come riflesso condizionato alla maniera degli esperiementi famosi di Pavlov. È tale l'abitudine che si stenta a sentire il ringraziamento come profonda esperienza di vita. È importante allora vederne alcuni significati, così da arricchirne le manifestazioni.
    Ringraziare è manifestare gioia per ciò che abbiamo ottenuto. La nostra vita si è riempita di qualcosa di più, è stata resa più piena, ha avuto nuove possibilità di esprimersi, di dichiararsi, di espandersi. Da questo deriva gioia, gioia verso qualcuno, espressa così da stabilire rapporto e comunicazione.
    Ringraziare è riconoscere una persona per quello che è e per quello che ci ha dato. Il centro del ringraziamento non è una cosa, non è un possedere, ma è una persona, la sua vita, la sua complessità, il suo animo aperto, desideroso di comunicare. Ringraziare è stabilire tra le persone non rapporti di superiorità o di indifferenza, ma di dialogo e di relazione, di significato gli uni per gli altri.
    Spesso non si ringrazia o non si accetta niente da nessuno, per non sentirsi dipendenti. Modello di umanità è l'autonomia, l'autocostruzione, l'essere al di sopra di tutti, il non dovere niente a nessuno, l'escludere dalla propria vita gli altri. Invece si è necessari gli uni agli altri in uno scambio vicendevole di doni, di persone, di accoglienza, di aiuto.
    Ringraziare è accogliere il dono, gradire, esserne felici, riconoscere all'altro che è stato capace di donare, che nel dono si è sentito vivo; per lui è un atto necessario. Il ringraziare si esprime, a questo punto, con il vivere e inventare la vita per la consapevolezza di far felice l'altro.
    Ringraziare è aprire un dialogo tra persone, senza cominciare e concludere sempre con «che tempo farà? può darsi che piova, capita sempre così...». Questi sentimenti sono presenti nell'adolescente, ma solo in superficie. Si tratta di far prendere coscienza della loro importanza, rileggerli nella vita e esprimerli. Nel far questo non si può non vederci addosso un cumulo di doni di Dio e quindi esprimere con lui il dialogo, la gioia, l'accoglienza, la dipendenza. Diventa evidente allora vedere in Gesù che vive la sua vita il più profondo ringraziamento a Dio Padre, nel suo gesto eucaristico (= di ringraziamento) il grazie continuo di ogni momento, che anche oggi si ripete.

    Tappe

    - Scavare nelle esperienze di ringraziamento per purificarle e andare al di là delle formule di cortesia.
    - Ricercare dentro la vita di ciascuno i molteplici motivi che spingono a dire grazie.
    - Fare un elenco di doni senza autore per riscoprirne la paternità in Dio.
    - Leggere la vita di Cristo come grazie al Padre e presentare, di conseguenza, la vita come ringraziamento.
    - Celebrare il ringraziamento nell'Eucaristia come arrivo e partenza per una nuova vita.

    Strumenti

    Ringraziare è...
    ^ Disegno di gruppo con il mandato «Ringraziare è...», alla ricerca di alcune definizioni. Alla fine scrivere su un cartellone una definizione.
    ^ Passare in rassegna almeno cinque occasioni in cui si è detta la parola «grazie» e vedere: perché, come si è detta, quali sentimenti, che obiettivo aveva, come mi sono sentito.
    ^ Esporre almeno un fatto in cui il ringraziare era strumentalizzato a qualche altro scopo egoistico (raccomandazione, farsi vedere...).
    ^ Con una breve relazione ricuperare i significati espressi nello «sviluppo dell' obiettivo».
    ^ Fare un elenco di doni che abbiamo in cui non si trova l'autore, e dire per quali chiamiamo in causa Dio e perché.

    Ricerca biblica e liturgica
    ^ Fare una ricerca nella Bibbia sui vari ringraziamenti espressi, per scoprire motivi, segni, sentimenti. Ad es.: Sal 33,1-3.21; Es 3,11; 15,1-21; Tob 13,1-8; Giuditta 16,1-17; Eccl 51,1-12; Deut 3,26-45.51-90...
    ^ Ripercorrere le parti della Messa alla ricerca dei vari: «ti ringraziamo, ti benediciamo...».

    Eucaristia è ringraziare
    ^ Valorizzare nella celebrazione eucaristica gli atteggiamenti di ringraziamento:
    - ciascuno compone una preghiera di ringraziamento per la sua vita e la legge a tutti;
    - ci si divide prima della messa in gruppetti, ci si domanda quali sono i doni di cui ringraziare, si sceglie un oggetto che rappresenti sentimenti di ringraziamento
    ^ lo si offre nella Messa;
    - preparare una danza che significhi la gioia del ringraziamento;
    - far partire dall'Eucaristia alcuni impegni o lettere di ringraziamento a persone cui il gruppo deve quello che è;
    - sottolineare o ascoltando attenti o meglio dicendo tutti assieme le formule: «Per il nostro Signore Gesù Cristo...» oppure: «Per Cristo, con Cristo...» per aiutare a centrare su Gesù ogni sentimento di gratitudine;
    - lasciare un momento di adorazione silenziosa con calice e patena alzati dopo le parole «Per Cristo, con Cristo...».



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