(NPG 1983-06-3)
Diciamo subito i confini, i limiti che il dossier si impone.
Il«caso scuola» in Italia è un problema vasto, complesso e articolato e coinvolge problemi culturali, politici, istituzionali, educativi, didattici che non si possono affrontare contemporaneamente.
Molti di questi problemi non sono di competenza specifica della nostra rivista. Tuttavia sentiamo di avere da dire qualcosa sul «caso scuola», dal momento che i suoi problemi hanno un rapporto con un tema su cui la rivista è ritornata più volte per offrire il suo contributo: l'animazione culturale.
Non crediamo, ovviamente, che l'animazione possa risolvere gli interrogativi e le attese della scuola, ma crediamo che solleciti un modo nuovo di affrontarli ed, in particolare, un nuovo stile educativo. Uno stile nuovo che la stessa imminente « riforma» della scuola secondaria richiede.
Il punto di partenza del dossier è la costatazione della crisi di identità culturale delle nuove generazioni, dovuta alla difficoltà dei giovani da una parte di interiorizzare l'universo simbolico della cultura ( = crisi di identificazione) e dall'altra di produrre, in modo autonomo e critico, nuove «rappresentazioni» culturali (= crisi di differenziazione).
Il processo di formazione dell'identità è in crisi sia a causa del mutamento in atto nei valori culturali e del pluralismo e confusione che ne consegue, sia a causa della crisi dei meccanismi di trasmissione culturale, istituzione scolastica compresa.
Dentro questo fatto complesso vogliamo giocare una delle scelte tipiche della rivista: il ripensamento dello stile educativo in termini di «animazione culturale» a livello di atteggiamento verso il mutamento dei valori e a livello di modalità di trasmissione della cultura.
Ci sembra, in altre parole, che l'animazione culturale possa aiutare a rispondere alla domanda: come può la scuola ritrovare la sua funzione nella formazione dell'identità personale, sociale e culturale delle nuove generazioni?
Riconosciamo che la risposta comporta un doppio cammino: la scuola è chiamata a riformulare il suo stile educativo, confrontandosi con l'animazione culturale; l'animazione è chiamata a riformulare gli obiettivi, la strategia e gli strumenti «dentro» le finalità specifiche dell'istituzione scuola.
Aggiungiamo che il dossier, come suggerisce il titolo, intende limitare ulteriormente l'ambito di studio alla «scuola secondaria cattolica », con i problemi che questa comporta come istituzione e comunità educante e come « luogo » di evangelizzazione dei giovani.
FATTI
Abbiamo precisato il «taglio» del dossier dentro i vasti problemi della scuola secondaria: l'animazione culturale. Occorre precisare a quali «fatti» intendiamo riferirci. Per identificarli abbiamo invitato ad un pomeriggio di lavoro insegnanti di scuola secondaria, responsabili di istituzioni educative cattoliche, docenti di pedagogia, esperti di animazione culturale e di pastorale giovanile.
A loro abbiamo posto la domanda: quali problemi tocca da vicino l'animazione culturale della scuola secondaria?
Ne è venuto fuori un «documento» che non intende risolvere i problemi, ma soltanto comprenderli in un quadro organico, in cui entrano:
- la situazione attuale della scuola e la riflessione sul suo compito «specifico» tra le varie agenzie sociali interessate alla formazione dei giovani;
- un'immagine di cultura come «organismo vivente», entro cui si svolgono eventi di «comunicazione» tra i quali la comunicazione adulti-giovani;
- una serie di stimoli per qualificare l'animazione culturale come «scommessa» sull'educazione oggi e come originale stile educativo.
Dentro questo «quadro» il documento, nella sua parte conclusiva, ripropone gli interrogativi di fondo e indica alcune piste per una riflessione ulteriore.
PROSPETTIVE
La «traccia» offerta nei «fatti» suggeriva diversi approfondimenti. Ne abbiamo scelto tre.
Il primo contributo risponde al problema di partenza: la crisi di identità culturale dei giovani.
Una risposta al problema non va cercata solo riflettendo sui giovani, ma anche riformulando il concetto stesso di cultura, in modo da fare spazio ad un nuovo «dialogo» entro la cultura.
Gian Paolo Caprettini si è assunto questo compito e propone una immagine di cultura non come qualcosa di fisso e immobile, ma come realtà in movimento, quasi un «organismo vivente» al cui interno la vita è in continua rielaborazione.
Il secondo contributo risponde alla domanda: quale animazione per la scuola. Sull'animazione culturale stiamo pubblicando due lunghi contributi ne «i quaderni dell'animatore» preparati da Mario Pollo (Q5 e Q6). Il primo contributo è uscito nel numero di maggio e il secondo uscirà nel numero di luglio-agosto-settembre.
Per questo motivo Mario Pollo, a cui è stato rivolto l'interrogativo, rimanda ai due quaderni per una esposizione organica di cosa intenda per animazione culturale e si limita qui ad alcune precisazioni sull'animazione a scuola.
L'animazione infatti è uno stile educativo-formativo globale che può essere utilizzato dentro varie istituzioni educative. Di volta in volta, però, deve essere ripensato dentro i «fini» e i «metodi» tipici di ogni
istituzione, sia essa la scuola o il centro giovanile o il gruppo teatrale-ricreativo.
Il terzo contributo vuole riflettere da vicino sulla funzione e sulla figura dell'insegnante-animatore.
Strumento privilegiato dell'animazione è la relazione animatore-gruppo che nel nostro caso diventa la relazione insegnante-classe. Quale «conversione» è richiesta
all'insegnante per diventare insegnante-animatore?
A questa domanda risponde Margherita Dal Lago, rifacendosi alla sua esperienza di insegnante e indicando alcune aree concrete in cui avviare una trasformazione:
- area dell'identità dell'insegnante;
- area della relazione insegnante-classe;
- area dei contenuti;
- area della comunità educante.

