Introduzione a: Quale «al di là» per credere oggi nella vita e nella risurrezione


     

    (NPG 1983-02-3)

    Avevamo già parlato di temi escatologici in un dossier precedente: «Giovani in una società che emargina la morte», ottobre 1981.
    Il tentativo era di introdurre il tema della morte in termini più espliciti nel discorso educativo e pastorale.
    Ma il discorso sulla morte è solo il primo passo, una porta che apre a un qualcosa difficilmente esprimibile, o almeno di poco significativo se ridetto nei termini tradizionali dell'escatologia.
    I giovani soprattutto, anche quelli interessati a una pratica di vita cristiana che si richiama esplicitamente al Cristo e al suo messaggio, sembrano perlomeno indifferenti quanto al discorso sull'al di là, ritenendolo di poca importanza o poco significativo per la loro vita. E d'altra parte la cul-
    tura filosofica e la teologia non sembrano offrire grandi spunti di riflessione al riguardo.
    È possibile ridire l'al di là in termini comprensibili per i giovani di oggi, tali che il contenuto di esso chiami in discussione la vita stessa? O tra i «due mondi» esiste uno iato invalicabile?
    Questo tema, se da una parte sembra marginale nella riflessione e nel vissuto dei giovani, d'altra parte per alcuni versi chiama in causa considerazioni imprescindibili sulla vita, sul rapporto senso ultimo-senso penultimo, sulla domanda religiosa, sulla significanza, per la vita stessa, dell'evento di Cristo morto e risorto.
    Il dossier offre spunti di riflessione e di azione non soltanto per i giovani, ma per gli stessi educatori.