Itinerario per la formazione di un gruppo di giovani operai


     

    A cura della GiOC di Torino

    (NPG 1983-09-37)


    Da oltre un decennio l'esperienza educativa della GiOC (Gioventù Operaia Cristiana) si sta realizzando anche in Italia.
    Storicamente essa è nata in Belgio poco dopo la prima guerra mondiale dalla constatazione che il lavoro e l'ambiente di lavoro non solo allontanavano migliaia di giovani lavoratori e lavoratrici dalla chiesa, ma ancor più li disumanizzavano in una degradazione della loro vita.
    La GiOC italiana, in relazione alla lunga esperienza degli altri movimenti europei ed internazionali ed in fedeltà alle originali intuizioni di J. Cardijn, suo fondatore, sta in questi anni realizzando un'esperienza di formazione con numerosi gruppi di giovani lavoratori in alcune regioni italiane.
    L'itinerario, pur non completo nella sua sperimentazione, fa riferimento all'esperienza vissuta in questi anni dal movimento ed al quadro di riferimento in cui si colloca. Tale esperienza è stata realizzata nella GiOC: questo non è un fatto casuale e secondario, pur non pensando che un'esperienza pastorale con i giovani lavoratori possa svilupparsi esclusivamente all'interno di tale movimento.
    Per questo sembra utile far conoscere a quanti si occupano dell'educazione dei giovani la proposta di un cammino progressivo di formazione di gruppi di giovani operai, legato ai valori di fondo ed agli obiettivi della GiOC.
    Il metodo educativo della GiOC ha formato generazioni di militanti, ha segnato l'esperienza di numerose comunità ecclesiali (dell'America Latina, ad esempio) anche se in esse il movimento in quanto tale oggi è scarsamente presente.
    Per questo l'obiettivo di fondo di chi milita nella GiOC è la costruzione di un movimento di giovani lavoratori, che è allo stesso tempo uno strumento al servizio di una proposta che lo supera e che mira a rendere possibile un'esperienza di impegno e di fede anche fra i giovani del mondo operaio.
    Il cammino proposto, pur aperto al movimento, può essere utilizzato anche senza riferirsi al movimento della GiOC stesso.
    Il lavoro redazionale è di Tommy Panero.

    PREMESSA. UN GRUPPO DI GIOVANI OPERAI?

    Non è così scontato, soprattutto nell'ambiente ecclesiale, l'utilità di formare dei gruppi di giovani che lavorano. Mentre ogni parrocchia si sentirebbe a disagio se dovesse ammettere di non avere un gruppo di catechisti, non sono molti invece coloro che avvertono come preoccupante la mancanza di un gruppo di giovani lavoratori: anzi, forse, la maggioranza ha opinioni critiche al riguardo. Perché un gruppo di giovani operai? Non possono inserirsi nel gruppo giovani che già esiste? Che cosa motiva la formazione di un gruppo solo per loro?
    Diventa necessario, a partire da questi interrogativi, motivare la decisione di iniziare una tale esperienza.
    Il dibattito sulla classe operaia, sulle sue trasformazioni e prospettive è aperto, e registra posizioni anche divergenti. La società in cui viviamo non è più facilmente divisibile in gruppi sociali precisamente definiti; la stessa condizione operaia ha registrato negli ultimi anni miglioramenti significativi anche se oggi essi vengono parzialmente messi in questione dalla crisi che stiamo attraversando.
    La condizione giovanile poi presenta tratti comuni ed esperienze aggregative che coinvolgono giovani appartenenti a classi sociali diverse...
    Sono dati veri. Crediamo però che non tengano sufficientemente conto delle differenze ancora presenti nella realtà giovanile attuale. È senz'altro positivo essere attenti alle tendenze e prospettive future, senza dimenticare però che è necessario collocarsi nel presente.
    Ora, l'impressione è che la realtà dei giovani che lavorano, in particolare dei giovani operai, sia definibile con un aggettivo oggi di moda: sommerso.
    Ciò che è sommerso non si vede; non è conosciuto ma esiste.
    Le ricerche sui giovani tendono ad identificarli con gli studenti e si rivolgono quasi esclusivamente a loro.
    In base alle nostre inchieste ed alla nostra esperienza, pensiamo di poter affermare che la condizione giovanile non è una sola, ma che esistono molte condizioni giovanili. Se guardati in una ottica storica molto generale, i giovani possono presentare alcuni tratti comuni che però si diversificano non appena l'analisi si approfondisce e si rivolge al presente.
    Per questo pensiamo che si possa affermare che i giovani lavoratori sono una realtà caratteristica e consistente, molto differenziata a sua volta al suo interno, e le condizioni di vita e di lavoro di molti di loro presentano tratti di gravità sconosciuti ed incredibili.
    Alcuni dati significativi. I giovani che lavorano sono oltre il 35 % della popolazione giovanile, secondo i dati del Censis. I soli apprendisti sono oggi in Italia 730.000 e rappresentano il 78% dei giovani lavoratori compresi tra i 15 ed i 19 anni. C'è quindi un dato sociale che ci orienta in questa direzione. Se poi proviamo ad individuare i punti di riferimento che la società offre loro, le proposte che ricevono, ci rendiamo immediatamente conto dell'emarginazione e della disgregazione che vivono. I giovani lavoratori sono assenti dalla quasi totalità dei gruppi giovanili, hanno pochissimi riferimenti al sindacato ed un livello di partecipazione politica molto basso. Sono tra quelli che maggiormente subiscono i modelli proposti dalla società. Come credenti ci sentiamo sollecitati a rivolgerci a loro dalla scelta dei poveri a cui richiama il vangelo.
    Si è appena abbozzata una risposta alle domande che molti si pongono. È importante che prima di incamminarsi verso un'esperienza di gruppo con i giovani lavoratori si sviluppi una riflessione approfondita e si individuino motivazioni convincenti anche se l'esperienza contribuirà a mano a mano a chiarire con maggior evidenza l'importanza di questa azione.

    I PASSI NECESSARI PER L'INCONTRO

    Dopo la decisione di formare un gruppo, il passare alla realizzazione non è così immediato e conseguente.
    Ci sono situazioni di partenza più favorevoli, come il lavorare in una media o grande industria: si ha infatti immediatamente la possibilità d'incontrare dei giovani lavoratori. Ma nella maggior parte dei casi i giovani animatori che provengono da gruppi giovanili parrocchiali si trovano di fronte a due difficoltà: dove trovare questi giovani e che cosa fare con loro.
    I loro punti di aggregazione infatti, le loro esperienze di socializzazione, avvengono in luoghi e modi diversi, ed essi non sono coinvolti dalle iniziative dei gruppi parrocchiali.
    Ecco i passi necessari per iniziare un gruppo di giovani lavoratori.

    Cercarli

    ^ Di fronte alle difficoltà di trovarli la prima tentazione è quella di pensare che non esistono. Ma si può facilmente verificare se questa impressione corrisponde alla realtà, attraverso la raccolta di dati ed informazioni che permettano di sapere quanti sono gli apprendisti del quartiere o della città, quanti sono i giovani che lavorano, in quali settori e tipi di aziende, quanti sono i disoccupati, i giovani iscritti alle liste di collocamento.
    La ricerca può essere fatta in modo superficiale o più approfondito attraverso l'osservazione diretta, l'incontro con alcuni testimoni privilegiati, la raccolta di dati presso il Comune, l'Ufficio di Collocamento, l'osservatorio del mercato del lavoro, l'ispettorato del lavoro, il sindacato.
    ^ Questa ricerca legata alla realtà lavorativa e che può contribuire ad indirizzare nella formazione del gruppo si può completare attraverso l'osservazione di quanto avviene nei momenti extralavorativi. Questi giovani hanno dei punti di incontro? Che cosa fanno nel tempo libero, dove lo trascorrono?
    Si scoprono così le loro aggregazioni spontanee, i gruppi che fanno riferimento al bar, alla piazza, alla squadra di calcio, alla sala giochi, al giardino, e i loro interessi.

    Incontrarli e conoscerli

    ^ Il passaggio successivo consiste nell'arrivare ad un incontro diretto, a costruire un rapporto con qualcuno di loro.
    È difficile pensare ad iniziative che possano immediatamente produrre un'aggregazione di massa, soprattutto se non coinvolgono in prima persona alcuni di loro. La prospettiva di organizzare qualcosa per questi giovani in genere produce scarsi risultati, anche se si tratta di iniziative di tipo ricreativo, sportivo, musicale che indubbiamente presentano un certo interesse più immediato.
    Non è facile rompere le abitudini, mobilitarli, essere riconosciuti se prima non si sono create le condizioni necessarie.
    ^ Due indicazioni pratiche possono facilitare questo incontro:
    - il rapporto personale ricercato con spontaneità nei luoghi e sui temi più quotidiani;
    - la compilazione di una breve inchiesta per conoscere direttamente e più a fondo la situazione può essere una occasione di incontro, di discussione che permette la conoscenza di giovani che sono interessati a ritrovarsi in gruppo, a discutere dei loro problemi.

    Praticarli

    Il rapporto iniziato deve proseguire e non può limitarsi allo studio dall'esterno, ma deve giungere alla condivisione graduale di alcuni momenti della loro vita. Si possono organizzare piccole iniziative, soprattutto a livello di tempo libero. In questo modo si diventa parte del gruppo, uno di loro senza perdere la propria identità. Questa condivisione diventa importante per la loro conoscenza personale. Occorre infatti molta attenzione alla loro condizione oggettiva ma anche alla loro soggettività. Non sempre le contraddizioni vissute e che l'animatore percepisce come tali lo sono anche per i giovani: è necessario pertanto conoscere la loro condizione ed anche il loro livello di coscienza, le aspirazioni che vivono ed esprimono per poter iniziare con loro un cammino di ricerca.

    GLI OBIETTIVI DELLA PROPOSTA: UNA MILITANZA CRITICA E UN'ESPERIENZA DI FEDE NELLA VITA

    Le indicazioni precedenti richiedono un cambiamento di atteggiamento e di mentalità: prioritaria è l'attenzione alla vita, alle piccole cose, al quotidiano; molta importanza assume l'ascolto ed anche la convinzione che la vita dei giovani, anche dei più poveri ed emarginati, ha degli aspetti di valore su cui si può far leva per superare le contraddizioni.
    L'inserimento di un animatore nella realtà dei giovani operai è per realizzare una presenza educativa che per essere tale deve evitare due rischi: il primo è quello di adeguarsi alla situazione, di non modificarla minimamente, di lasciarsi imprigionare da essa; il secondo è di fare una proposta incomprensibile, e quindi destinata al fallimento. Si deve mirare quindi a creare le condizioni per realizzare una proposta educativa che sia veramente tale, ma nello stesso tempo che sia adeguata alla situazione e la assuma come dato di partenza. Essa deve partire dalle contraddizioni che i giovani vivono, saper individuare i bisogni immediati che esprimono e fare proposte adeguate di risposta. Ciò presuppone che nel frattempo l'animatore sia diventato un punto di riferimento per alcuni di loro o per il gruppo di giovani in cui si è inserito o che si è formato.

    I criteri prioritari

    Ci sono alcune priorità che devono essere tenute presenti.
    ^ Si tratta di privilegiare l'esigenza del fare, dello sperimentare. È difficile pensare che i giovani lavoratori possano aggregarsi su grandi progetti, su ideali molto alti, ma è prioritaria per loro l'azione concreta, la dimensione del fare.
    Il cammino continua se si riesce a fare qualcosa insieme. Le azioni possono essere le più varie ed apparentemente le più insignificanti: organizzare una gita, un torneo con alcune squadre, un'inchiesta, una festa, un dibattito...
    Non devono essere azioni qualsiasi, fine a se stesse, ma con obiettivi precisi. L'azione raduna il gruppo o lo rafforza, offre spunti di riflessione e di discussione, deve essere seguita da una verifica ed inizia un processo di cambiamento graduale. Al bisogno di «fare» si può rispondere in modo immediato, proponendo delle azioni, di qualsiasi genere, diverse tra loro. Si tratta di una reazione pericolosa. È necessario per il responsabile individuare degli obiettivi, un progetto per orientare l'azione. Possono essere utili delle indicazioni metodologiche a questo proposito. Si tratta di un progetto che è difficile inventare e portare avanti da soli. L'animatore che fa questa scelta ha bisogno di strumenti, di momenti di confronto con altri. È poi estremamente difficile proporre ciò che non si è vissuto o non si vive.
    L'animatore è facilitato se è anche un «militante», se cioè ha sperimentato nella sua
    vita ed in qualche modo ha anticipato questa esperienza di attenzione alla sua vita, di presa di coscienza delle contraddizioni e di azione che ora vuole condividere con altri.
    ^ Parlare di giovani lavoratori non significa identificare la loro vita con il lavoro. Gli atteggiamenti dei giovani nei confronti del lavoro si stanno modificando ed articolando anche se esso occupa uno spazio ancora molto importante.
    L'esperienza lavorativa segna la vita di un giovane ma non la esaurisce. Una proposta educativa che si rivolga ai giovani lavoratori deve assumere questi dati, ma essere attenta a tutta la vita. Sono molti i giovani che rifiutano istintivamente di agire e riflettere sul loro lavoro perché sentono più forte il bisogno di rapporti, di identità, di protagonismo: ed è ad essi che bisogna prioritariamente dare risposta attraverso le azioni.
    ^ La proposta educativa deve vedere protagonisti i giovani. L'educazione non è un processo verticale, ma è opera comune dei giovani che si confrontano fra di loro ed insieme vogliono cambiare la loro vita e la realtà.
    È un procedere non «ideologico» ma «dialogico»: a partire dall'azione vissuta insieme, da una situazione o un fatto, tutti si esprimono.
    Il responsabile del gruppo non dà le risposte ma pone le domande, invita alla ricerca. È un'educazione che porta alla presa di coscienza ed al protagonismo.

    Il progetto della GiOC

    Gli obiettivi ed il progetto educativo sono legati al quadro di riferimento, ai suoi valori, al tipo di uomo che si vuole realizzare.
    È necessario a questo punto accennare molto brevemente al progetto della GiOC. Essa si propone di educare i giovani alla militanza nel movimento operaio ed a vivere un'esperienza di fede legata alla vita.
    La GiOC è un movimento giovanile ed in quanto tale assume i problemi, le incertezze, il senso di emarginazione, il gusto per l'esperienza ed il verificabile dei giovani. È anche un movimento di giovani del mondo operaio che nel loro cammino di presa di coscienza si accorgono di farne parte.
    I lavoratori nella loro storia si sono organizzati ed hanno costruito un movimento con l'obiettivo di modificare le loro condizioni di lavoro e di vita, di costruire una società più giusta e rispettosa della dignità dell'uomo.
    La coscienza di appartenere a questo gruppo sociale, da dato sociologico si trasforma in scelta consapevole.
    È un riconoscimento critico perché oggi questa identificazione non è più spontanea. Esiste uno scarto tra l'attuale situazione e cultura dei giovani portatori di istanze nuove e gli obiettivi e la cultura del movimento operaio che ci facilita a cogliere l'importanza del compito educativo della GiOC.
    Essa inoltre si caratterizza per l'attenzione alla centralità della persona ed ai vari aspetti della sua vita e l'importanza attribuita alla riflessione sui valori, dimensione spesso carente in ambiente operaio, molto viva invece nel mondo cattolico che coglie in questo modo un aspetto essenziale dell'uomo.
    La riflessione sui valori come si sviluppa nel movimento, è una riflessione «situata» che non parte da principi generali che vengono applicati a situazioni in modo deduttivo, ma si innesta sul vissuto, sulla situazione concreta analizzata ai vari livelli. Il riferimento al movimento operaio, l'analisi delle situazioni e la ricerca «laica» sui valori non oscurano la caratteristica cristiana e l'ispirazione evangelica del movimento. Anzi la vita e la cultura operaia offrono alla fede il terreno in cui radicarsi ed esprimersi.
    Affermare con il Concilio Vaticano II che l'azione ha motivazioni proprie non vuol dire diminuire l'importanza della fede, la sua centralità per la vita dei giovani. La proposta di fede in questo modo riemerge in tutta la sua rilevanza ed il suo spessore in quanto portatrice di un senso e di una verità che, rispettando l'autonomia dell'umano, lo aprono alla pienezza di sé nell'incontro con il mistero divino.
    È un cammino alla fede particolarmente adatto ad un ambiente segnato dalla lontananza dalla chiesa e dalla secolarizzazione sempre maggiore.
    Si rende necessario quindi percorrerlo con gradualità valorizzando le testimonianze dei giovani lavoratori credenti, l'esperienza di impegno per gli altri, i momenti positivi dell'esperienza umana.
    Questi sono, molto sinteticamente, gli obiettivi ed il progetto che la GiOC si propone. Si tratta di un quadro di riferimento generale, ma che deve essere ricostruito attraverso numerosi momenti intermedi. In coerenza con la concezione attiva dell'educazione esso non viene imposto ma continuamente arricchito ed attualizzato con i giovani lavoratori, partendo dalla loro condizione e dai loro problemi e ricercandone induttivamente le risposte.

    IL METODO: VEDERE, VALUTARE, AGIRE

    È necessario soffermarsi a descrivere brevemente il metodo utilizzato per far sì che il gruppo di giovani che ha iniziato ad incontrarsi, ad agire e a riflettere possa camminare progressivamente verso la scoperta degli obiettivi e del progetto che gli viene pro,- posto e la sua accettazione piena e consapevole.
    Una proposta educativa che voglia realmente essere tale non può basarsi sull'improvvisazione ma necessita di strumenti metodologici che ne facilitino la realizzazione. Il metodo educativo elaborato dalla GiOC è quello della revisione di vita, conosciuto anche come «vedere, valutare, agire».
    Esso viene utilizzato nei gruppi ai vari livelli e si sviluppa in modo progressivo come una spirale.
    Già le osservazioni precedenti presupponevano questo metodo di lavoro su cui ora aggiungiamo alcune considerazioni.
    Ritorniamo al nostro gruppo di giovani lavoratori che ormai ha cominciato ad agire e a riflettere.
    Si è stabilizzato e i dieci giovani lavoratori che ne fanno parte hanno deciso ormai di incontrarsi settimanalmente. Nelle loro riunioni fin dall'inizio il metodo li ha aiutati ad intervenire e a mettere ordine nelle discussioni.
    Ma di che cosa parlano nei loro incontri, come riflettono?
    A partire dall'esperienza vissuta dai gruppi, si possono individuare quattro tappe (cf appendice) significative di questo cammino, caratterizzate da contenuti legati all'età ed alla crescita delle dimensioni della vita su cui si incentra la proposta di presa di coscienza: quella psicologica, socio-politica, etica, di fede.

    Il punto di partenza: vedere

    Il primo momento dell'incontro del gruppo è dedicato al vedere. Il punto di partenza è la vita concreta, le azioni realizzate, i fatti quotidiani, gli avvenimenti della vita ordinaria.
    L'importanza di questo punto di partenza va molto sottolineata. Non si parte da presunti bisogni dei giovani, oppure dai problemi che gli adulti ritengono di attribuire loro. Neppure da principi, ideali, da un programma educativo già confezionato. Il punto d'avvio della riflessione è la vita dei giovani assunta da essi criticamente.
    ^ L'analisi ha una dimensione «orizzontale»: la descrizione del fatto, delle persone coinvolte, delle reazioni e una dimensione «verticale»: la ricerca delle conseguenze e delle cause strutturali e personali.
    Non si tratta di un incontro di studio, tuttavia è di estrema importanza investigare la realtà in tutte le sue pieghe e dimensioni.
    Si può paragonare il processo dell'analisi all'azione di una trivella che scopre nella terra sempre nuovi strati.
    L'analisi delle cause, come pure lo sviluppo degli altri momenti che fanno parte del metodo deve essere adeguata alla maturazione dei giovani.
    ^ Una dimensione importante nel vedere è l'attenzione, oltre che alla realtà, alla persona.
    Essa si realizza nel momento in cui si esprimono le reazioni che l'azione vissuta, il fatto esposto ha suscitato nel giovane, nella verifica delle conseguenze personali, nell'analisi delle cause.
    Dopo aver verificato le cause strutturali, i vari condizionamenti sociali e psicologici, il gruppo è portato a valutare anche le responsabilità personali.
    In questo modo la critica fa spazio anche all'autocritica. La responsabilità personale viene vista non in un quadro di colpevolizzazione moralistica ma nel contesto di condizionamenti oggettivi anche se non deterministici.
    L'attenzione alla persona anima la ricerca sui valori e la lettura di fede in cui emerge come la capacità di cogliere la presenza del Cristo risorto nella storia è intimamente legata alla capacità di dialogo interiore con lui.
    In questo modo di procedere si tenta di cogliere nelle realtà le istanze politiche e personali attraverso un equilibrio delicato, non forzato e sempre più rispondente alle esigenze dei giovani.

    Il momento dell'interpretazione: valutare

    Dopo aver analizzato la situazione, l'azione, il fatto, si tratta di interrogarsi sui valori vissuti, sulle aspirazioni realizzate o meno, sui bisogni personali e collettivi a cui si è tentato di rispondere.
    Nel fare questa riflessione il gruppo esercita una vera e propria funzione di interpretazione dei fatti e dei bisogni: opera come filtro critico. Grazie a questa riflessione il gruppo e il singolo militante scoprono nel contesto i valori portanti della vita. Ancora una volta è utile sottolineare l'importanza della gradualità.
    All'inizio è preferibile nel gruppo evidenziare i valori già presenti e vissuti anche se in modo parziale ed incompleto. In seguito l'obiettivo è di cominciare a mettere in discussione i valori che prima erano scontati.
    Non si ha la pretesa di avere in partenza un quadro di valori molto chiaro che si applica alla realtà, ma ci si propone piuttosto di far sì che i valori vengano scoperti nella riflessione critica sulla vita a partire da fatti, azioni che li mettono in discussione e che propongono nel concreto punti di riferimento diversi e contrastanti. Inizialmente la scoperta è frammentaria e povera, ma è proprio nel processo costante di riflessione e azione che i valori vengono intuiti, vissuti, approfonditi e purificati. Lo spirito critico risvegliato ed attivato da questo metodo spinge i giovani a sottoporre ad una severa analisi i valori scoperti. Fino a che punto valgono? Vale la pena impegnarsi per realizzarli? anche di fronte all'insuccesso? valgono solo per noi o per tutti gli uomini? e chi non li può realizzare? che senso ha l'uomo se vive per essi e poi muore? Le situazioni, le esperienze, gli avvenimenti, le azioni condotte vengono analizzate sempre più in profondità. C'è o non c'è un senso ultimo che illumini queste nostre vicende, che dia senso ai valori?
    Si possono individuare parecchie piste di riflessione in questo senso. Esse prendono l'avvio dalle esperienze più significative dell'impegno, della festa, dell'amore di coppia, dell'insuccesso, della sofferenza e della morte.
    Questi itinerari sboccano in due direzioni: una positiva, l'attesa della pienezza; una negativa che fa incontrare i giovani con esperienze del male, della morte, dell'assurdo. Esse sono la molla perché la ricerca si faccia più ampia e radicale, in altre parole aprono i giovani o li stimolano ad approfondire una ricerca «religiosa» che li spinge ad interrogarsi.
    Ogni gruppo può dedicare in alcuni momenti della sua crescita un certo spazio per interiorizzare questi interrogativi.
    In questo contesto si sviluppa la ricerca di fede. Il cammino finora proposto è comune a tutti i giovani, sia credenti che in ricerca religiosa.
    Il riferimento a Gesù di Nazaret avviene gradualmente, senza presupporre o richiedere a tutti la fede, con un accostamento rispettoso e graduale.
    Per i credenti la revisione di vita diviene il luogo di confronto della propria esperienza umana con quella di Gesù ed il luogo della ricerca dei segni della sua presenza negli avvenimenti dell'oggi.

    Il completamento del metodo: agire

    La riflessione si completa se sfocia nell'azione. Essa è il punto di partenza e di arrivo. Senza azione il gruppo non si forma. Tutte le riflessioni sono orientate all'azione che non si identifica con un attivismo inconcludente ma con una presenza viva che nasce dall'analisi della realtà e dall'esigenza di collocarsi in essa in fedeltà ai valori scoperti ed al progetto evangelico.
    In questo modo l'azione incide sulla realtà, è motivata dall'analisi e dai valori, è illuminata dalla parola di Dio.
    Più l'analisi è stata approfondita, più la lettura di fede è stata attenta, meglio si capisce che la scelta dell'azione è legata alla libertà e alla responsabilità del giovane del gruppo, del movimento.
    L'analisi sociale, psicologica consente di dare al vangelo il suo posto unico ed insostituibile e quindi di evitare ogni integrismo.
    L'azione si propone di modificare la realtà, le persone che la compiono, di far incontrare altri giovani, di arricchire il bagaglio di valori a cui i giovani fanno riferimento. Anch'essa deve essere conseguente e proporzionata all'analisi ed alla valutazione, deve realizzare le aspirazioni delle persone che le conducono e di coloro che mira a coinvolgere ed incidere sulle situazioni per trasformarle in base ad obiettivi precisi anche se parziali ed intermedi.
    Deve inoltre essere graduale ed attenta alla crescita personale di chi le conduce. Dalla sua verifica il cammino del gruppo prosegue aprendosi a forma di spirale.
    È a partire dall'azione e dalla sua verifica che si sviluppa la presa di coscienza. Ci si rende conto che le azioni anche più piccole si innestano e si completano in quelle portate avanti dagli altri lavoratori organizzati.
    Avviene così, in modo graduale ed induttivo, la scelta consapevole, conseguente a tante piccole sperimentazioni, di inserirsi attivamente in questo movimento, e la presa di coscienza dell'importanza di costruire un movimento di giovani lavoratori.

    L'ESPERIENZA DI GRUPPO E IL RUOLO DELL'ANIMATORE

    L'itinerario presentato presuppone l'inserimento in un gruppo di appartenenza.
    In questa impostazione il gruppo non si identifica con la vita, ma assume un'importanza essenziale perché diventa il luogo di maturazione, il momento in cui ci si confronta mettendo in comune, tentando di unificare i vari momenti della vita del giovane, che non viene allontanato dal suo ambiente quotidiano per essere introdotto per qualche ora in un ambiente fittizio, ma viene stimolato ad analizzare a fondo la sua situazione e a realizzare in essa una presenza attiva di trasformazione.
    ^ In questa ottica l'esperienza del gruppo si propone di diventare momento di crescita di personalità autonome che sanno accettarsi, ascoltarsi e realizzare un momento reale di confronto.
    Non un gruppo che coinvolge il giovane senza aprirgli una prospettiva di inserimento sociale, né un gruppo in cui il giovane trova sicurezza ed identificazione in modo gregario con scarso processo di interiorizzazione personale delle proposte, neppure un gruppo che perde qualsiasi capacità propositiva, ma un gruppo come luogo di mediazione delle esigenze personali e di quelle sociali, che rappresenta un momento importante della maturazione del giovane sia a livello di individuazione di una sua collocazione nella società sia come possibilità di soluzione dei suoi problemi personali.
    ^ Abbiamo già richiamato il ruolo che l'animatore ha nel gruppo di cui è responsabile. Si tratta di gestirlo per realizzare l'esperienza educativa che si vuole proporre. Il cammino che si prospetta ai giovani non può non coinvolgere direttamente e stimolare la maturazione dell'animatore stesso.
    Una proposta educativa così intesa non può realizzarsi se coloro che la propongono non ne sono in qualche modo i «testimoni».
    Per questo abbiamo parlato di animatori-militanti che devono essere spinti a svolgere questo ruolo dal desiderio di condividere e trasmettere un'esperienza che stanno vivendo e che vogliono aiutare altri a vivere anche se in modi nuovi ed originali. Diventa indispensabile quindi il gruppo degli animatori che ripercorre al suo livello lo stesso cammino che viene proposto ai più giovani.
    L'impegno educativo infatti è un momento in cui riversare la ricchezza della propria esperienza di vita autonoma e non un modo in cui ricercare la propria realizzazione personale.
    Il gruppo degli animatori inoltre diventa il momento della verifica dell'azione educativa e della sua elaborazione.

    VERSO UN MOVIMENTO DI GIOVANI LAVORATORI

    L'itinerario presentato può essere percorso da un gruppo. Allora perché parlare di un movimento di giovani operai?
    È un'obiezione diffusa ed in alcuni ambienti ecclesiali ci può essere interesse per il metodo educativo di un movimento ma un rifiuto abbastanza esplicito di esso. Ci sono diversi ordini di riflessione che possono motivare l'importanza di costruire un movimento giovanile.
    L'orizzonte del gruppo rischia di essere limitato e di esaurirsi senza garantire una sufficiente continuità. Abbiamo assistito ed assistiamo ancora oggi alla crescita ed alla scomparsa di molti gruppi che hanno sottovalutato l'importanza dell'organizzarsi. Nella pratica si sperimenta quanto siano formativi momenti di incontro, di scambio, di riflessione condotti con altri gruppi con caratteristiche simili. Il movimento «accumula» le esperienze dei gruppi che lo compongono e dà loro una potenzialità maggiore ed una riconoscibilità presso i giovani a cui ci si rivolge.
    Esso permette di condurre un'azione più incisiva e più efficace e offre a coloro che ne fanno parte uno spazio in cui possono esprimersi, incontrarsi, organizzarsi e costruire rapporti con altre realtà.
    A livello religioso esso permette ai giovani di vivere un'esperienza ecclesiale autentica e caratteristica, capace di entrare in rapporto vicendevolmente critico e costruttivo con altre esperienze di comunità.
    Per questo la proposta offerta non può che concludersi con la militanza in un movimento, quasi come suo sbocco naturale.
    Sappiamo tuttavia che questo è il momento (male del cammino, non necessariamente il punto di partenza.
    La nostra scommessa, e il nostro desiderio di cristiani che operano nella realtà del lavoro giovanile, è pertanto che il moltiplicarsi di gruppi e di esperienze che utilizzano gli obiettivi e il metodo proposti, favorirà la presa di coscienza da parte delle comunità cristiane di un mondo troppo a lungo dimenticato e non meno bisognoso di salvezza.

    Appendice

    Riprendiamo ed esplicitiamo le tappe in cui si articola l'itinerario educativo.
    ^ Prima tappa: dall'aggregazione alle prime contraddizioni
    - L'impostazione di contatti verso persone singole o verso gruppetti.
    - Le proposte dei primi momenti diversi: rapporti personali, momenti di divertimento insieme...
    - I primi tentativi di momenti precisi (dove nascono le prime contraddizioni: quello che vedo, che vivo e quello che vorrei), piccole riflessioni ed azioni spontanee, non ancora programmate.
    - Si coglie l'esigenza di trovarsi con altri. Il gruppo comincia a prendere forma.
    ^ Seconda tappa: dalle prime contraddizioni alle prime azioni e riflessioni
    - Il gruppo prende fisionomia, si forma, diventa un gruppo di appartenenza; si accetta un momento per incontrarsi (riunione settimanale del gruppo).
    - Si comincia a prendere in esame situazioni precise con riflessioni ed azioni che tendono a diventare ordinate, con un'analisi della realtà (metodo).
    - C'è un inizio di ricerca e si comincia a porsi interrogativi, a scoprire motivazioni.
    - Ci si accorge in maniera diversa della realtà dei giovani, della zona.
    ^ Terza tappa: dalle prime azioni e riflessioni all'inizio del cammino di militanza
    - Ci si identifica nel gruppo ed inizia la fase del gruppo di riferimento; si accetta un cammino di maturazione.
    - Si allarga lo sguardo, la riflessioni è ordinata, profonda. Emergono contenuti, motivazioni, valori, interrogativi di fede.
    - Si comincia a farsi carico (anche con alcuni impegni) delle problematiche della realtà giovanile in cui si vive (scuola, lavoro, quartiere).
    - Si riconosce il movimento GiOC nel suo compito educativo.
    - Nasce una coscienza di classe, una impostazione di vita.
    ^ Quarta tappa: dall'inizio del cammino di militanza alla militanza più piena
    - Il gruppo diventa un momento in cui si organizza e gestisce l'intervento educativo nella realtà giovanile della propria zona.
    - È un momento in cui si verifica la propria militanza, un momento di maturazione ed interiorizzazione delle conquiste, lotte, valori della classe operaia.
    - Verso una piena coscienza di classe e coscienza di essere cristiani in classe operaia.
    - Si partecipa alla crescita-gestione del movimento.
    - Scelta definitiva di impostazione di vita, di impegno e di condivisione nella classe operaia.

    Gioventù Operaia Cristiana (GiOC) Via Vittorio Amedeo II, 16 - 10121 Torino