Documento redazionale
(NPG 1983-4-4)
PARLIAMO DELLA DOMENICA
Alcune premesse
- Non vogliamo parlare della domenica in genere, ma di come i giovani possono/devono vivere la domenica. C'è quindi la scelta di ridefinire il dover essere della domenica nell'attuale situazione culturale e con questi giovani e gruppi giovanili.
- Non vogliamo limitarci ad una riflessione pastorale sull'Eucaristia, ma allargare l'approccio a tutta la domenica.
- Non ci interessa parlare della domenica solo per se stessa, ma come «centro» a partire dal quale riformulare, a livello di concezione di vita e di pratica conseguente, l'intera settimana.
- Non è possibile parlare di domenica e giovani senza allargare l'attenzione al contesto sociale e culturale.
- Vediamo anzitutto una serie veloce di flashes sulla domenica dei giovani in questi anni per suscitare un primo approccio e problematizzazione sul tema. Inoltre per capire l'oggi, occorre partire da lontano e fare il confronto con il passato, cioè con l'immagine di domenica che hanno gli animatori e gli adulti.
L'altro ieri: un tutto ben congegnato
- Fino a non molti anni fa la domenica «funzionava» bene e per tutti: giornata regolare, messa al mattino per tutti o quasi, presenza alle iniziative parrocchiali (magari anche solo nello sport), festa in famiglia, momenti di svago riconosciuti...
- Per molti giovani la domenica era il giorno da vivere nell'associazione (ad es., nell'Azione cattolica). Per altri il punto di ritrovo era il bar o lo sport. Per tutti, ad ogni modo, esisteva un luogo di ritrovo abitudinario, di scambio, di comunicazione faccia a faccia. La coppia invece non aveva a sua disposizione che rari intervalli, spesso controllati dal gruppo o dai parenti.
Negli anni del boom economico
- Negli anni del boom economico il mondo cittadino e paesano anche alla domenica si frantuma e sembra svuotarsi.
- A livello giovanile crollano le grandi associazioni e nascono i «gruppi spontanei» che tentano di dare un volto nuovo alla domenica.
La domenica dice ora chitarra, messa beat, volantinaggio, raccolta carta, visita all'ospizio, incontro con altri gruppi spontanei della stessa matrice...
La domenica la si passa insieme: è una domenica di gruppo.
Per i singoli, come per la coppia, pochi spazi di autonomia.
- Da notare che, nello stesso tempo, il gruppo giovanile finisce per chiudersi al suo interno e staccarsi sia dalla comunità civile che da quella ecclesiale.
Se si fa qualcosa per la comunità, lo si fa da «missionari», che però non cercano scambio e dialogo.
- Ai bordi dei gruppi il mondo giovanile vive la frenesia degli spostamenti in macchina, delle megadiscoteche, del consumo facile.
La domenica oggi
- Il gruppo ha perso la sua compattezza, si è frantumato in tanti piccoli sottogruppi.
Nello stesso tempo si è avviato un rapporto nuovo con la comunità: o perché se ne cercano le tradizioni e valori, o perché la comunità offre l'occasione ai giovani di sentirsi vivi, a fianco degli altri gruppi ecclesiali e sociali.
- Il gruppo non è più l'unico luogo in cui il giovane può vivere la domenica, anche se stenta a riconoscerne altri altrettanto gratificanti e funzionali ai suoi interessi .
- Nella liturgia domenicale i giovani non cercano più un protagonismo più o meno rumoroso o combattivo, ma neppure si sentono gioiosamente e serenamente partecipi, se non in qualche occasione.
Sta maturando una certa distinzione tra domenica-routine e domenica-festa e impegno .
Nei gruppi giovanili ci sono anzitutto le domeniche di festa e impegno.
Per una minoranza è giorno di «impegno»: incontro con la comunità, week-end di qualificazione, giornate di animazione, ritiri spirituali...
A volte la domenica esplode come fatto comunitario e festoso. Si sta tutti insieme, ci si incontra, si rompono i vecchi schemi e si vuole provare a comunicare con tutti... Ci si ritrova in questo caso all'oratorio o nel teatro o in una piazza.
- Ai bordi di queste domeniche festive ne esistono tante, anche per i gruppi giovanili, senza troppo significato. È il giorno in cui per ore si sta seduti su una panchina o in macchina a chiedersi, senza volere affatto una risposta: «beh, allora che si fa?». Si rimane in macchina con la musica a tutto volume.
I più fortunati in quel giorno sviluppano i loro hobbies, non curanti di quello che capita attorno. Per loro la domenica è solo tempo libero da impegni e non giorno di celebrazione, comunicazione umana e crescita sociale...
- A questa domenica manca, in generale, un centro perché possa sviluppare i suoi significati umani e religiosi. Non ha un luogo in cui collocarsi, in cui «accadere», in cui crescere.
- Anche per chi fa parte di un gruppo ecclesiale e va a messa, lo sfaldamento domenicale del gruppo che prima gestiva la festa a nome di tutti, lascia nel vuoto e rischia di rimandare anzitempo al feriale.
- Il gruppo giovanile non è più spazio sufficiente di celebrazione domenicale. Come non lo è la stessa famiglia, che da qualche tempo comincia nuovamente a reclamare i suoi diritti. Diritti in genere purtroppo solo al privato e alla intimità e non alla celebrazione e alla comunicazione sociale.
Prometeo non fa domenica
- Viviamo in una società industriale che ha stravolto il senso culturale della domenica, riducendola ad appendice del lavoro e della produzione infrasettimanale. In questo modo la funzione della domenica e della festa rimane sempre legata al suo opposto, il lavoro, come rigenerazione delle forze psicofisiche, compensazione dalle frustrazioni infrasettimanali, sospensione momentanea della dipendenza dalla produzione. Come ha scritto Roger Bastide:
«Non si dà possibilità di domenica per Prometeo», simbolo dell'uomo che realizza se stesso solo attraverso il lavoro.
- Occorre guardare con occhi disincantati le diverse ideologie del tempo libero. Esse non sembrano in grado di ribaltare il problema e rimettere in discussione il processo sociale del lavoro: lasciano intatti i rapporti esistenti per cercare una realizzazione in un tempo libero illusorio.
- Nella società attuale, soprattutto tra i giovani, ci sono tuttavia sintomi di ripresa di una concezione di vita che relativizza l'homo faber e lo vuole ricomprendere a partire dall'homo ludens.
Tuttavia il processo è ambiguo perché molti giovani sono legati al mito dell'autorealizzazione sociale e quindi dell'uomo che acquista la sua dignità solo in quanto produce e possiede (una dignità, quindi, fondata sull'avere prima che sull'essere); e perché gli stessi giovani, al di là di intuizioni allo stato nascente, difficilmente riescono a fondare sia il lavoro feriale che la domenica festiva su una visione d'uomo che riconosca senso alla vita nel suo insieme.
L'ondata nichilista, con le sue varie forme, pervade sia il tempo di lavoro che quello libero e di festa inducendo una visione di nonsenso esistenziale.
- Per tutti si manifesta l'urgenza di rivalutare spazi e tempi in cui il soggetto possa riscoprire la sua identità personale e collettiva e riconoscersi una dignità fondata sull'essere prima che sull'avere.
Una domenica al di là della messa
- Un primo dato da sottolineare a proposito della messa domenicale è la sua relatività ed insignificanza per molti giovani.
Ciò che fa problema è certamente il calo di frequenza; ma soprattutto che la messa e l'esperienza comunitaria che l'accompagna offrano scarsi «significati» a chi vi partecipa.
La messa non sembra esprimere un momento forte di rappresentazione dell'identità personale e collettiva, e della dimensione religiosa non solo del gesto liturgico ma anche e piuttosto di tutta la vita quotidiana.
- La domenica nel suo insieme, al di là dell'Eucaristia, è vissuta spesso nella logica del consumo, della reintegrazione delle energie psicofisiche e non nella logica della festa in cui si comunica, gratuitamente, con il livello esistenziale e religioso del proprio essere e lo si rappresenta in gesti significativi e profetici rispetto alla vita infrasettimanale.
- La domenica dei giovani credenti non sembra in particolare esprimere una valenza «rivoluzionaria» rispetto alla routine quotidiana.
In altre parole, non ha la capacità di innescare processi di conversione dello stile globale di vita. La causa sembra da ricercarsi nel fatto che i giovani non riescono a viverla scendendo ai livelli profondi della loro esistenza.
- Non si può tacere tuttavia che l'intenso bisogno di nuovi rapporti primari, di momenti ludici, di contatto più immediato con la natura, di gesti alternativi di servizio e incontro gratuito con anziani e handicappati, sono una «promessa» per una riscoperta del senso della domenica. Allo stesso tempo però si ha il diritto di sospettare che lo stile globale della domenica giovanile non si sottragga al fascino della ideologia del tempo libero.
- Tutto questo invoca anzitutto una educazione umana al fare festa e domenica. E pone insieme una domanda: fino a che punto l'attuale concezione di tempo domenicale e di tempo feriale è sufficientemente «aperta» ad accogliere la proposta evangelica della domenica come celebrazione del «giorno del Signore», cioè della liberazione definitiva operata da Dio nella storia attraverso Gesù Cristo?
Interrogativi per la pastorale giovanile
- Una prima serie di interrogativi riguarda l'educazione al «fare domenica» dal punto di vista antropologico-culturale: quale rivoluzione richiede l'inventare una domenica che non sia un ritorno a concezioni pre-industriali ormai tramontate ed eviti di cadere nelle secche dell'ideologia del tempo libero e del nichilismo come atteggiamento di vita?
- Una seconda serie di interrogativi riguarda il come formulare la «buona notizia del giorno del Signore» in questa società e con questi giovani. Cosa ha da annunciare e proclamare di significativo, affascinante e credibile in un giorno di festa la comunità cristiana?
- Una terza serie di interrogativi è relativa alla rivoluzione di cui l'esperienza domenicale deve farsi portatrice nei vari ambiti: quale domenica vivere come comunità cristiana? quale Eucaristia, in particolare, alla domenica? quale proposta culturale la comunità può elaborare per «salvare» la domenica di tutti nelle nostre città e paesi? quale cambio relativo al mondo del lavoro e dei rapporti sociali può esigere l'esperienza cristiana della domenica?
- Una quarta area di interrogativi riguarda invece il modo concreto con cui vivere la domenica con i giovani, tenendo conto che si tratta di credenti in fase di ricerca di una identità personale e culturale e di una fondazione religiosa, consapevole e praticabile, della loro esistenza.
Così, ad esempio, c'è da chiedersi: proporre agli adolescenti e ai giovani esperienze di gruppo che totalizzino il tempo disponibile oppure lasciare ampi spazi di autonomia per vivere la domenica in famiglia con altri amici, in altri spazi? proporre una domenica in cui si è impegnati nello sport, nel servizio ai piccoli, nella raccolta carta per il terzo mondo..., oppure lasciare la domenica come tempo di riposo e di tranquillità?
Ha ancora senso sovraccaricare di impegni la domenica? ha ancora senso poi il precetto festivo e in quali termini presentarlo? si possono elaborare diverse proposte domenicali: giornate di ritiro, giornate di servizio, giornate di gioco, giornate di famiglia?
PROSPETTIVE
Due percorsi da privilegiare
- Anzitutto riscoprire la memoria evangelica del giorno del Signore. Ancora una volta, l'esperienza dei primi cristiani è normativa per l'oggi. Cosa è dunque la domenica per un credente in Cristo Gesù?
- In secondo luogo c'è da chiedersi attorno a quali temi generatori antropologici ridefinire l'esperienza evangelica della festa e dell'Eucaristia.
Questa ricerca di un luogo antropologico deve tener conto sia del contesto sociale e culturale sia del fatto che vuol essere una proposta per giovani.
La memoria evangelica del giorno del Signore
- Il punto di partenza è la concezione biblica del riposo: il settimo giorno ricorda la liberazione dall'Egitto, cioè l'intervento liberante di Dio nella storia. Il lavoro feriale venne compreso a partire da questa presenza liberante e festiva.
- L'accentuazione del riposo e la proibizione ossessiva del lavoro in giorno di festa portò però la cultura ebraica ad una svalutazione e profanazione di tutto il lavoro, ridotto a tempo inutile e vuoto, a vantaggio dell'attività cultuale.
- Contro questa concezione si oppone Gesù che dichiara, attraverso la sua presenza, che Dio è il Signore di tutti i tempi e di tutti i giorni: ogni tempo è tempo di realizzazione dell'uomo perché è tempo di salvezza gratuita. Gesù ha tramutato il quotidiano, a prima vista opaco e senza senso, nel tempo della vicinanza fedele e misericordiosa di Dio.
- È il «giorno del Signore», nella concezione biblica, che determina ogni tempo storico: il tempo dominato da questo Signore ora è per sempre liberato alla libertà, il che significa ad un lavoro che non conosce più la maledizione del doversi realizzare.
- Tutta la vita è così luogo di intensa comunione con Dio, almeno come offerta di Dio all'uomo. Offerta che l'uomo può rifiutare nel peccato, rendendosi di nuovo schiavo del tempo e di una autorealizzazione impossibile con le proprie forze.
L'orizzonte culturale in cui formulare la domenica
- Il luogo entro cui sembra possibile riformulare la domenica da un punto di vista culturale sembra la ricerca di identità personale e collettiva e la ricerca della dimensione di senso religioso dell'esistenza. Per i giovani, soprattutto oggi in un tempo di frammentazione e confusione culturale, il desiderio di identità e il cammino per darsi un'identità è prioritario. In questo contesto la domenica può avere un significato originale.
L'esigenza, tuttavia, non va ridotta ad una identità culturale, ma va liberata ed aperta ad una lettura di senso dell'esistenza.
In questo quadro dinamico la domenica è in grado di offrire un suo originale contributo, se vista come «luogo simbolico», primordiale e in fondo necessario, in cui la fatica di darsi e riconoscersi un'identità e la scoperta della sua dimensione trascendente viene rappresentata esplicitamente. La domenica quindi come «simbolo della vita» nel suo farsi e nella sua dimensione religiosa.
- Viene ipotizzato un cammino globale e articolato in cui salvaguardare due movimenti: dalla domenica ai giorni feriali, in modo che il senso vissuto, narrato e celebrato nella domenica diventi proposta per un nuovo stile di vita, arricchito anch'esso di senso; dai giorni feriali alla domenica, in modo che la fatica di scoprire e vivere il senso culturale e religioso della vita quotidiana tenda ad esplodere ed esprimersi nei gesti simbolici che costituiscono la domenica.
- Punto di non ritorno è allora l'educazione alla «spiritualità del quotidiano», di cui nelle pagine della rivista ci si è fatti sostenitori, contro ogni proposta spirituale fondata sul farsi assenti dalla storia, magari presentando la preghiera e la stessa domenica come unico luogo di incontro con Dio.
Con una battuta, si potrebbe dire che è importante educare a comprendere la settimana a partire dalla domenica, la quale rivela che in tutto è presente l'agire creativo di Dio, e che quindi un nuovo modo di agire nel quotidiano, un modo ispirato al Vangelo e all'amore per la vita, è possibile; ed è altrettanto importante che la misteriosa esperienza di Dio nel groviglio degli eventi infrasettimanali offra «materiale» per una rilettura, narrazione e celebrazione domenicale dentro il grande evento del «giorno del Signore», giorno della liberazione escatologica offerta da Dio all'umanità in Gesù Cristo.
- In questo contesto culturale e religioso ci sembra pastoralmente decisivo riscoprire la valenza educativa e di fede del far domenica e, al suo interno, del partecipare all'Eucaristia.
La pastorale giovanile si interessa poco del «come» si vive la domenica, e a volte è confusa circa il ruolo costruttivo della identità umana e di fede da parte dell'Eucaristia.
Certo di Dio si fa esperienza ovunque, ma questo non può portare a dimenticare l'esperienza di Dio nel fare domenica e nel celebrare l'Eucaristia anche per consolidare, purificare, ed esplicitare l'incontro con Dio nel quotidiano.
Non ci poniamo, come si è visto, dal punto di vista dell'osservanza legale di un precetto, in fondo poco significativo per i giovani, ma piuttosto dal punto di vista di una maturazione dell'identità culturale e religiosa dei giovani anche attraverso un nuovo modo di vivere la domenica.
UNA COMUNITÀ PER LA DOMENICA
Prima che un problema di pastorale giovanile la domenica è un problema che tocca da vicino la comunità ecclesiale. Solo una comunità convertita alla domenica può fare proposte domenicali ai giovani. Vediamo alcuni punti qualificanti la comunità domenicale.
Accoglienza e comunicazione
La grande esperienza della liberazione definitiva che avvolge la storia va anzitutto espressa dalla comunità in una esperienza domenicale in cui si possa concretamente stare insieme, accogliere, riconoscersi e comunicare.
Questa accoglienza e comunicazione invocano rapporti primari, partecipazione il più possibile di tutti alla gestione dei momenti comunitari, strutture in cui sia effettivamente facile comunicare sia durante l'Eucaristia che negli altri tempi e spazi. Tuttavia non consideriamo la comunità ecclesiale l'unico luogo in cui sperimentare l'accoglienza e il suo valore simbolico alla domenica. Vanno anche valorizzati la famiglia, gli amici, le feste, i gruppi spontanei...
Una comunità che vive per la causa del Regno di Dio
La comunità non vive la domenica come tempo liberato se non riscopre la sua vocazione missionaria, cioè l'aver scelto di vivere in modo appassionato per la causa del Regno di Dio come pienezza di vita in mezzo agli uomini. Pienezza da realizzare sia attraverso l'attività di liberazione concreta dell'uomo, che attraverso la proclamazione del Vangelo come notizia capace di sconvolgere il cuore dell'uomo ed aprirlo alla felicità.
Troppo spesso questo slancio missionario è offuscato e chi viene a messa non si sente partecipe della grande causa dell'allargamento dei confini del regno di Dio nel mondo, ma si limita a soddisfare un precetto che mette in pace la propria coscienza. Il giorno del Signore si è ridotto a giorno di meschina rassicurazione.
La domenica come profezia di un nuovo modo di vivere
L'esperienza domenicale deve spingere la comunità ad un nuovo agire dentro i processi del lavoro e nei rapporti sociali.
Pur sapendo che è poco quello che si può fare, è decisivo che la comunità, tramite un agire solidale, si adoperi a liberare quanti sono di fatto prigionieri della logica produttiva e consumista, e quanti di fatto sono espulsi dalla società perché incapaci di garantire la prestazione sufficiente (vecchi ed handicappati, stranieri e disoccupati ...).
Ogni comunità deve farsi profezia assumendosi in modo continuato un impegno di solidarietà nel sociale che manifesti il suo carattere liberante rispetto all'ideologia borghese di lavoro e di tempo libero. Questo sia a livello di volontariato locale che di iniziative internazionali (ad esempio, a proposito della pace e del nucleare) e terzomondiste.
Alla domenica questo impegno va presentato, riconosciuto e sostenuto.
Offrire spazi di vita alternativi
La giornata della domenica dovrà offrire, proprio per l'interessamento della comunità cristiana, spazi di vita alternativi per tutti, credenti e non credenti, giovani e vecchi:
- nuovi rapporti tra la gente, attraverso feste e incontri che esaltino i rapporti primari;
- nuovi rapporti con la natura nelle sue varie espressioni e nuovi rapporti con l'arte;
- nuovi rapporti con se stessi nella solitudine di giornate di ritiro, di week-end di silenzio e contemplazione;
- nuove occasioni di solidarietà gratuita con anziani, handicappati, malati;
- nuovi momenti di espressione della coscienza civile a proposito di pace, ecologia, rispetto della vita nelle sue varie forme.
Tutto questo, tuttavia, in una logica diversa da quella delle prestazioni attivistiche, che finirebbero per far ripiombare in una concezione consumistica e produttivistica di domenica.
Va evitato, di conseguenza, il centralismo decisionale ed organizzativo, a favore dell'autonomia e responsabilizzazione dei piccoli nuclei.
LA DOMENICA DEI GIOVANI
Nel contesto comunitario ora delineato ha senso parlare della domenica dei gruppi giovanili. Ricordiamo alcune attenzioni.
- Essi sono chiamati a partecipare, nell'autonomia e responsabilizzazione che loro compete, alle quattro aree appena individuate: 1) l'area dell'incontro comunitario e dell'accoglienza reciproca sia dentro che fuori l'Eucaristia; 2) l'area dell'impegno per tradurre in stile di vita l'esperienza festiva e domenicale; 3) l'area dell'esperienza personale e collettiva come dedizione ad una causa che finisce per contagiare anche altri in uno slancio missionario, attraverso l'animazione di gruppi, la catechesi, la presenza necessaria nella scuola; 4) l'area infine delle esperienze alternative di domenica: dalle feste comunitarie agli incontri con gli emarginati sociali, dal contatto con la natura alle giornate di silenzio e deserto...
- Alcune esigenze vanno tuttavia rilanciate soprattutto per i giovani:
* la riscoperta del senso del precetto festivo come sollecitazione a darsi una identità e a scoprire e vivere senza pigrizia e meschinità la dimensione religiosa della vita;
* la domenica come luogo in cui consolidare l'appartenenza alla comunità ecclesiale attraverso l'esperienza di gruppo che vive al suo interno ma allarga progressivamente l'incontro ai vari ambiti comunitari;
* la domenica come luogo di confronto, prolungato nel tempo, con la memoria culturale e religiosa attraverso l'Eucaristia, l'incontro intergenerazionale, la riscoperta delle tradizioni locali, la partecipazione e organizzazione di feste popolari...
- Il consolidamento di una spiritualità della festa, complementare ad una spiritualità del quotidiano, che porti a maturare atteggiamenti come la gratuità e l'ottimismo, l'accoglienza della vita come dono, la solitudine come luogo in cui fare pace con se stessi ed accettarsi, l'esperienza simbolica come luogo in cui rappresentare il senso ultimo dell'esistenza e in cui inventare nuove narrazioni della stessa vita personale e collettiva...
- Educazione a vivere un equilibrio dinamico tra i vari momenti della domenica: Eucaristia e incontro con gli altri, divertimento e solitudine, famiglia e gruppo, riposo e movimento, esperienza di massa ed esperienza di piccolo gruppo...
- Una riflessione sistematica sul senso culturale e religioso della domenica e dell'Eucaristia, sulla base di una esperienza concreta che esige una interpretazione. Questa riflessione può essere realizzata nella catechesi settimanale in gruppo, in un campo-scuola, in alcuni ritiri e week-end. Senza una riflessione organica si rischia di perdere la ricchezza di anni di esperienza domenicale ed eucaristica, soprattutto al momento in cui, ormai al termine della vita di gruppo, si entra a far parte di una comunità ecclesiale più vasta.















































