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    Una proposta di NPG: i «temi generatori» nella pastorale giovanile



    Documento redazionale

    (NPG 1983-1-4)

    Le ricerche nascono normalmente da un problema: da attese che vanno deluse e dal desiderio di trovare un rimedio a questo disagio.
    Anche la nostra riflessione sui «temi generatori» (TG) nasce da un problema. Pesante e insistente, ce lo troviamo davanti quasi quotidianamente.
    Questo è il problema: nell'annuncio cristiano la frantumazione e l'occasionalità producono difficilmente mentalità di fede; d'altra parte la sistematicità sembra impraticabile, proprio in vista dell'obiettivo che vorrebbe assicurare.
    In parole più povere, quelle che rimbalzano spesso nelle nostre conversazioni: se parliamo di Gesù Cristo e del suo messaggio come capita, a partire da tutti i temi, i giovani ci ascoltano, ma poi resta veramente poco; se al contrario procediamo a fil di logica, per passaggi ordinati e successivi, con un programma ben articolato, pochi sono disposti ad ascoltarci e difficilmente l'interiorizzazione di queste informazioni produce integrazione tra fede e vita.
    L'alternativa sembra inesorabile: superare la prima opzione comporta un tuffo nelle braccia della seconda.
    Da anni stiamo riflettendo su questo spinoso problema.
    Qualche prospettiva si è aperta, sul piano teorico e su quello della prassi.
    Ci sono infatti operatori pastorali che in questi tempi difficili e impegnativi hanno sperimentato progetti interessanti.
    A leggere bene il «catechismo dei giovani» ci si accorge che in esso l'esigenza di sistematicità è stata risolta in un modello che è notevolmente innovativo rispetto a come tradizionalmente era assicurata questa stessa esigenza. Nella prima e terza parte, la cosa salta agli occhi immediatamente; anche la seconda parte contiene qualcosa di molto nuovo.
    Raccogliendo questi stimoli e organizzandoli in modelli pedagogici già sperimentati in altri contesti, è nata l'intuizione dei TG.
    Essi rappresentano, in questa nostra ipotesi, un modo di realizzare l'annuncio cristiano, che prende egualmente le distanze dalla occasionalità e dalla sistematicità: le coniuga assieme, attraverso l'attivazione di processi di ordine evocativo.

    COSA SONO I TEMI GENERATORI

    I TG procedono con la logica delle ciliege. Pensiamo al proverbio: una ciliegia tira l'altra. Capita proprio così. Quando ci si serve da un vassoio, la ciliegia prescelta se ne porta dietro molte altre, con una consequenzialità non prevedibile e non programmabile.
    Questa è appunto la logica dei TG.

    Cosa non sono i TG

    Per arrivare ad una definizione descrittiva, dobbiamo sgomberare il terreno da alcune immagini non adeguate.
    Certo, dire che queste cose non sono TG, non significa affatto vanificarle o minimizzarle. Vogliamo solo ricordare che queste cose procedono con una logica diversa. Hanno una loro dignità e funzionalità nella pastorale giovanile. Ma i TG sono un'altra cosa.
    Tre immagini ci sembrano inadeguate. Le indichiamo velocemente.
    Prima di tutto, i TG non sono «dimensioni» del messaggio cristiano, non sono quegli aspetti che lo percorrono tutto, da assumere necessariamente per la sua completezza teologica. Come sappiamo, sono dimensioni del messaggio cristiano, per esempio, la dimensione cristologica, soteriologica, escatologica, ecclesiale...
    I TG hanno un'altra risonanza.
    In secondo luogo, TG non sono neppure quelle «idee madri» di cui parla RdC al n. 174. In questa logica, la concentrazione e la unificazione del messaggio evangelico viene realizzata attraverso passaggi e interventi che privilegiano l'oggettività formale e la sistematicità razionale.
    Per questa stessa ragione, non facciamo coincidere i TG neppure con le «formule brevi» della fede. Tutti ricordiamo la formula breve con cui si chiude il «catechismo dei giovani». I grandi temi dell'esistenza cristiana sono racchiusi in una proposta sintetica, organica e articolata: essa riorganizza le «verità» in una sintesi originale, rispettosa della «gerarchia» dei contenuti della fede.
    Nelle idee-madri e nelle formule brevi il collegamento tra i diversi contenuti della fede cristiana è ottenuto attraverso procedimenti di ordine denotativo: una affermazione è centrale e portante; da essa scaturiscono o ad essa si collegano «logicamente» le altre.
    Se prevale il procedimento formale e denotativo, esiste una sintesi oggettiva, prevedibile e catalogabile in qualche modo in anticipo. Così, possiamo scrivere a tavolino le formule brevi della fede.
    Questa non è la logica delle ciliege: una tira l'altra attraverso procedimenti non prevedibili, legati alla soggettività e alla capacità evocativa.
    I TG sono dunque un'altra cosa.

    Cosa sono i TG

    Per comprendere adeguatamente la proposta dei TG non basta certo né la definizione dal negativo né tanto meno l'esempio delle ciliege.
    Dobbiamo rifletterci con maggior precisione.
    La caratteristica di fondo è data dalla forza evocativa. Contrapposta al procedimento denotativo. TG sono quei temi che si portano dentro una forte capacità evocativa.
    Il problema è solo spostato, perché viene immediata la domanda: cosa significa capacità e forza evocativa.
    Non possiamo rispondere in termini di razionalità fredda, perché rimetteremmo in discussione lo spirito fondamentale della cosa che vogliamo descrivere.
    Forza evocativa è prima di tutto capacità di sollecitare all'attenzione persone distratte e dissipate. Pensiamo ad un gruppo di giovani. Se dico loro: ragazzi, vi parlo del teorema di Pitagora, posso immaginare le reazioni di commento. Si allarga il silenzio indifferente e annoiato. Se invece diciamo: parliamo dell'amore, o della squadra di calcio che è in vetta alle speranze... l'interesse si accende, qualcosa di nuovo vibra nell'aria.
    Il primo non era un tema evocativo; mentre lo era certamente il secondo.
    Una seconda caratteristica della forza evocativa è data dalla possibilità, insita in alcune tematiche, di allargare la ricerca e l'attenzione, quasi a macchia d'olio.
    Sono evocativi i temi che costringono a procedere, che invitano ad andare avanti, a entrare più in profondità: quelli che lentamente e progressivamente coinvolgono le persone, in tutta la ricchezza esistenziale che ciascuno si porta dentro. Non si procede a forza di «dunque», ma sull'onda dell'entusiasmo, della ricerca, dell'interesse: della vita, in una parola.
    In questo senso, «amore», «morte», «amicizia» sono certamente temi evocativi.
    Possiamo dire in termini più precisi e schematici tutto questo, suggerendo tre caratteristiche, qualificanti il TG:
    - i TG sono tematiche capaci di rendere attente le persone distratte e di trascinare verso la globalità gli interessi racchiusi nel parziale;
    - i TG sono «moltiplicatori vitali», che sollecitano a prendere posizione: non offrono risposte-a-domande, ma spingono a prendere in mano la propria esistenza;
    - i TG sono temi capaci di generare consapevolezza, capacità interpretativa, apertura, orientamento a scelte di vita, senza fuggire dalla concretezza e dal quotidiano.
    Assodate queste categorie generali, possiamo fare un passo avanti.
    Quando si opera in situazioni di complessità, è indispensabile organizzare il proprio pensiero e la propria azione, per non restare prigionieri della trama aggrovigliata delle cose. Sappiamo tutti, per esempio, che la crisi attuale è vastissima; molteplici sono le sue ragioni. Non possiamo però mettere le mani contemporaneamente su tutti questi indicatori. Se vogliamo intervenire in modo deciso e preciso, dobbiamo quasi fare delle «scommesse». Ci diciamo: «questa» è una ragione centrale; intervenendo a «questo» livello possiamo scatenare un processo di trasformazione globale. In questo senso si parla oggi di «emergenze».
    Affermando «questa» ragione (di crisi e di intervento), sappiamo che non abbiamo risolto la complessità; ci rendiamo conto di molte altre ragioni e della urgenza di mille altri interventi. Nonostante questa precisa coscienza globale, decidiamo di «intervenire» in modo puntiforme: non a caso, però, ma con la pretesa (o la speranza) di raggiungere il cuore stesso del problema.
    Chi procede così individua un TG, capace di evocare le ragioni della situazione critica che si sperimenta e la prospettiva di intervento per superarla. Si tratta di un TG perché l'elaborazione non è prima di tutto l'esito di un procedimento logico-scientifico, ma di una scommessa esistenziale. Potrebbe essere verbalizzato così: pur sapendo scientificamente che le ragioni della crisi sono complesse e complesse sono le vie di uscita, scommetto che questa è la prospettiva vincente e per questo qui gioco le mie energie.
    Come si nota, siamo sempre nella logica evocativa. Alle informazioni precedenti abbiamo aggiunto una sottolineatura operativa. Se riportiamo questi discorsi nell'ambito dell'esistenza (umana e cristiana), il TG esprime un giudizio sulla realtà, fino a rappresentare quasi l'invocazione di salvezza, il grido di liberazione che sgorga dalla coscienza riflessa della realtà e, nello stesso tempo, perché «scommessa» sulla sua possibile trasformazione, il TG rappresenta una espressione, una esperienza gioiosa di liberazione.
    Il TG si porta dentro, in qualche modo, il «già» e «non ancora» della salvezza, sperimentato nel concreto delle situazioni della vita quotidiana e progressivamente allargato a tutta l'esistenza attraverso i procedimenti non verificabili e programmabili dell'evocazione.

    I TG TRA OCCASIONALlTÀ E SISTEMATICITÀ

    Abbiamo sottolineato un problema (esiste una alternativa alla occasionalità e alla sistematicità, praticabile oggi nella evangelizzazione dei giovani?) e abbiamo ritagliato uno strumento, il TG, tutto giocato sulla capacità di interpretare evocativamente la complessità.
    La nostra proposta operativa risulta consequenziale: crediamo che, a determinate condizioni, il TG possa rappresentare l'alternativa che cerchiamo.
    Nel TG non si parte dalla sistematicità, ma si vuole raggiungerla, anche se in modo «povero» e dalla parte del soggetto Facendo leva sulla forza evocativa, la tematica iniziale «genera» un allargamento di interessi, che si distende progressivamente su tutto l'arco dell'esistenza cristiana.
    Rifiutare un approccio sistematico, non significa però assumere (anche solo metodologicamente) il procedimento opposto, quello della occasionalità, perché il TG, pur essendo parziale e puntuale, va al cuore della esperienza vitale.
    Come dicevamo, TG è solo quello che rappresenta la complessità, anche se in modo puntiforme.
    Per concretizzare queste annotazioni, ripensiamo al «catechismo dei giovani».
    La terza parte propone la vita nuova del credente. I testi pastorali tradizionali si diffondevano in una serie sconfinata di precetti, con la pretesa di coprire tutto l'agire etico. Restava l'impressione di confrontarsi con un prontuario.
    Come reazione, qualcuno ha tentato di contrabbandare il radicale soggettivismo morale, affidando questo ambito alla sola responsabilità individuale, al di fuori di ogni norma codificata.
    Il «catechismo dei giovani» offre una alternativa. Individua alcune tematiche (professionalità, vita affettiva, impegno storico...). Le affronta in modo molto elaborato e consegna il resto dell'agire etico (certo, molto più ampio degli esempi fatti) alla coscienza delle persone, fatte nuove in Gesù Cristo e impegnate a vivere di fede speranza, carità nella Chiesa.
    I temi prescelti vanno al cuore dell'esistenza. Sono «esempi», ma così centrali da evocare immediatamente «tutta» l'esistenza quotidiana.
    Questi sono i TG di cui parliamo.
    I temi suggeriti sono puntiformi rispetto alla complessità, ma la interpretano e la coinvolgono intensamente: se un giovane accetta di vivere in campo professionale, affettivo, politico... come il «catechismo» gli esige, non può che continuare a vivere da «uomo nuovo» anche nel resto della sua esistenza quotidiana.
    Questa è anche la nostra proposta.
    Possiamo annunciare l'evangelo di Gesù con questo stile?
    Molte ragioni teologiche e antropologiche giustificano e sollecitano questa opzione anche se non in termini esclusivi, come documentano gli articoli che seguono.
    Concretamente questa opzione significa la possibilità di arrivare alla pienezza sostanziale dell'evangelizzazione, assumendo un modello di relazione comunicativa:
    - centrato su tematiche parziali rispetto alla globalità, ma che si portano la globalità dentro in modo germinale (superando la falsa polarizzazione tutto/parte);
    - raccolto attorno alle tematiche più soggettivamente autocoinvolgenti, luogo privilegiato per accedere alla «verità» come evento di salvezza (superando la gerarchia oggettiva delle verità, per recuperarla attraverso una gerarchia soggettiva);
    - attento alle dinamiche evocative, come strumento privilegiato per procedere in avanti, verso l'interiorizzazione gioiosa dei dati normativi che giudicano la nostra libertà (superando la fiducia nella razionalità fredda e impersonale).
    Come si nota rileggendo queste tre indicazioni programmatiche, i TG non sono il rifiuto né nella globalità, né della oggettività, né della razionalità, ma sono un modo nuovo di assicurare queste esigenze e, nello stesso tempo, sono una reinterpretazione più personalistica di queste stesse esigenze.
    I TG mettono al centro la persona, scommettendo sulla sua capacità di arrivare al «dato», alla norma, al valore, alla verità (all'evangelo, in una parola), quando l'uomo viene accolto incondizionatamente e sollecitato inesorabilmente ad uscire dal carcere del proprio egoismo e della propria autosufficienza.
    Questa è la nostra fede nella potenza di Dio che è Gesù di Nazaret, il Cristo.
    I TG sono, in fondo, un atto di fede nell'evento dell'Incarnazione.

    PER COSTRUIRE TEMI GENERATORI

    In questa nostra proposta insistiamo prevalentemente sull'aspetto metodologico, perché la «scommessa» sulla utilizzazione dei TG nella pastorale giovanile si traduca in una operazione seria e verificabile.
    Suggeriamo in quest'ottica alcune attenzioni da porre in cantiere e alcune condizioni da osservare.

    Un tema teologico o un problema antropologico?

    La prima condizione su cui vogliamo riflettere è quella relativa al tipo di tema che può essere considerato generatore.
    Nel titolo del paragrafo abbiamo indicato una alternativa: TG nell'attuale condizione giovanile è un tema teologico (il Regno, l'alleanza, la coscienza di peccato...), oppure un tema antropologico (la festa, la libertà, l'amore...)?
    La soluzione di questa alternativa è pratica e di contesto.
    Si tratta cioè di un problema di ordine operativo. Non vogliamo riaccendere le vecchie polemiche sulla doppia fedeltà a Dio e all'uomo e al relativo punto di presa. Diamo per scontate le considerazioni teologiche relative. Le pensiamo veramente e pienamente acquisite, nella ricomprensione credente dell'evento dell'Incarnazione. In concreto, però si richiede una scelta operativa, che permetta una collocazione precisa, come punto di partenza metodologico. Per continuare con il paragone iniziale, è necessario decidere praticamente se la «ciliegia» che si tira dietro il grappolo è l'amore interpersonale o l'amore teologale.
    Se il problema ha trovato ormai una sua soluzione teorica, abbastanza consolidata e precisa, la soluzione pratica sarà perciò di contesto, determinata unicamente dalla concreta situazione congiunturale.
    Di qui la domanda: nell'attuale situazione culturale e giovanile è più facilmente «generatore» un tema teologico o uno antropologico?
    In generale, crediamo che la preferenza debba andare verso la seconda alternativa, per le tante cose che sappiamo sui giovani di oggi e sul loro contesto di vita.
    Il TG non viene proposto ai giovani dall'educatore. Viene invece colto dall'interno della loro vita. Essi sono attenti a questo tema. L'educatore lo evidenzia e lo rilancia amplificato e intensamente dotato di capacità evocativa. Così passa da semplice esperienza puntuale a TG, scatenando quel processo di richiami esistenziali che progressivamente porterà verso una globalità intensa e progettuale.
    L'educatore opera come talent-scout e amplificatore: scopre e rilancia.

    Un tema che si porta dentro la capacità di ampliamento

    La caratteristica del TG, come abbiamo ricordato nella sua definizione, è data dalla intrinseca capacità di allargarsi, di coinvolgere altre tematiche, di raggiungere progressivamente la globalità, attraverso procedimenti di tipo evocativo.
    Questa è una condizione pregiudiziale.
    Ci porta a concludere che non tutti i temi esistenziali sono TG. Anche la capacità generatrice è differenziata.
    Se poi intendiamo utilizzare, come stiamo proponendo, i TG nell'annuncio evangelico, dobbiamo indicare come condizione indispensabile la capacità di attingere progressivamente l'ambito specifico dell'esplicitamente cristiano.
    Ci troviamo quindi confrontati con tre esigenze qualificanti:
    - è TG quello che tocca oggi l'esistenza concreta, quotidiana e impegnativa dell'uomo: la tocca non in modo «già» pieno e totale, ma si porta dentro la capacità di evocarla progressivamente in questa pienezza;
    - per questo è TG solo quel tema che è intensamente legato alla domanda di senso, alla ricerca di ragioni sempre più impegnative per vivere;
    - infine è TG quello che esprime queste ragioni in una apertura almeno implicita, «potenziale» dicevamo, verso la trascendenza e verso lo specificamente cristiano. Se queste condizioni hanno significato, non possono essere considerati TG quelli che vengono esperimentati in modo totalizzante, chiusi in se stessi, autosufficienti. Non riusciamo ad andare oltre nella nostra riflessione, perché a questo punto il discorso dovrebbe farsi così concreto come solo sul campo lo può essere.
    Al massimo, possiamo fare qualche esempio.
    La «festa» è TG nell'attuale condizione giovanile, certamente. La festa esprime infatti una esperienza intensa, facilmente evocativa, capace di attingere alle ragioni teologiche della nostra festa. La festa è TG; lo è in contesto, ma in astratto. Può essere vissuta in modo «aperto» o può essere consumata, come esperienza personale, nel chiuso del proprio egoismo, perché considerata come fatto finito e definito, sul quale non vale assolutamente la pena di interrogarsi. In questo caso non è un TG. Come si nota, le condizioni non sono di comportamento ma di atteggiamento: non sono cioè le cose vissute durante la festa che la collocano o meno come TG; la qualificano invece le disposizioni di spirito.
    La stessa cosa si può dire del «senso del limite e della fragilità», altro innegabile TG. Per essere soggettivamente TG, il senso del limite deve essere vissuto come «invocazione», come desiderio di superamento, come esperienza di speranza. Quando invece è vissuto in modo disperato, come rinuncia o come abbandono alle logiche della autosufficienza, non sono assolutamente praticabili quei procedimenti evocativi che lo rendono effettivamente TG.
    Possiamo fare anche qualche altro esempio, suggerendo TG che, nella nostra ricerca redazionale, abbiamo valutato particolarmente attuali:
    - il desiderio di liberazione personale e sociale;
    - la «povertà», intesa come semplicità, distacco, ecologia, compagnia e solidarietà;
    - la solidarietà e la comunità: lo stare assieme, anche come responsabilità collettiva;
    - la speranza: il rifiuto dell'atteggiamento di sconfitta e di rassegnazione nei confronti della crisi, per scommettere sulla sua soluzione, in nome dell'uomo e di Dio;
    - la festa;
    - il senso del limite e della fragilità, da cui scaturisce la domanda «si può ancora vivere bene?»;
    - la felicità;
    - la «meditazione» e il silenzio, come capacità di guardare dentro le cose, per inventare una sintesi diversa tra azione e riflessione.
    Per ciascuno di essi dovremmo ripetere le cose appena dette per la «festa». Riflettendo sulla attuale situazione giovanile e culturale, con l'attenzione a mettere in evidenza tematiche antropologiche, abbiamo evidenziato questi possibili TG.
    Sono quindi TG di contesto, in situazione di massima. Perché si possa parlare di TG di fatto, per questa persona o per questo gruppo, vanno verificati gli atteggiamenti con cui concretamente sono vissuti e la reale forza evocativa di cui sono qui-ora carichi.

    Il TG supera la logica domanda-risposta

    Il TG supera in qualche modo la logica domanda-risposta, su cui è stata impostata molta catechesi attuale e i cui limiti sono oggi facilmente e giustamente denunciati. Supera questa logica senza riportarci però ai vecchi schemi indottrinati e oggettivistici, di cui alcuni operatori pastorali stanno ritornando un poco nostalgici. Il TG è tutto dalla parte del soggetto. Egli lo vive, lo esprime silenziosamente, lo riconquista progressivamente.
    L'intuizione del TG parte infatti dalla consapevolezza teologica che per la grazia dell'autocomunicazione di Dio ogni uomo si porta dentro germinalmente i tratti dell'esperienza cristiana.
    Questa esperienza esistenziale diventa TG però solo quando la presenza dell'educatore scatena la progressiva forza evocatrice. È TG perché è stato, in qualche modo, selezionato e organizzato. Il TG è quindi tutto dalla parte della proposta.
    Eppure è lo stesso evento esistenziale, tutto soggettivo e tutto propositivo-oggettivo: senza educatore non si dà TG, anche se l'educatore non opera in modo impositivo, ma solo interpretativo-selettivo.
    Si «inventa» un nuovo modello di propositività. L'educatore infatti non può operare su parametri prestabiliti meccanicamente, riducendosi ad applicare un prontuario (come qualche volta purtroppo rischia di diventare l'azione evangelizzatrice). Egli deve «scommettere» che questo è TG: interpreta questa esperienza come la ragione soggettiva del «già» e «non ancora» di salvezza, in dialogo misterioso nel profondo di questo concreto giovane. Le molteplici ragioni di crisi e le moltissime anticipazioni di speranza sono da lui organizzate attorno ad una tematica, valutata come generatrice di vita, là dove regna ancora la morte.

    In fondo, è problema di educatori e di comunità educanti

    Questi ultimi accenni riportano in primo piano il problema di fondo: anche lo sviluppo del TG è un problema educativo, di persone e di comunità. Dovremmo annotare un lunghissimo capitolo di cose, per affrontare questo argomento. Non lo facciamo, perché abbiamo già anticipato molte indicazioni sulle pagine della rivista, in contesti diversi (ricordiamo, ancora, l'itinerario per educare alla fede i giovani di oggi, in NPG 1981/2). Ci ripromettiamo inoltre un dossier proprio su questo spinoso problema.
    Accenniamo solo ad alcune esigenze.
    - L'iniziale domanda diventa TG solo se è educata, restituita prima di tutto al protagonista in tutta la sua carica problematica e progressivamente ampliata verso orizzonti esistenziali sempre più impegnativi e profondi.
    - Se non tutte le domande possono diventare TG, si richiede una previa opera di selezione. Da una parte l'educatore accoglie tutte le domande giovanili, perché tutte si portano dentro una dignità così grande che nessuna devastazione morale può distruggere. Dall'altra però, l'utilizzazione del processo evangelizzatore di queste domande (l'uso cioè di esse come TG) richiede la capacità di selezionare solo quelle dotate delle condizioni già ricordate. Questo significa che alcune domande non sono ancora «mature» per diventare luogo di evangelizzazione esplicita: richiedono ancora un servizio più direttamente educativo.
    - Una attenzione metodologica per far funzionare il TG è il confronto: la forza evocativa si scatena e l'iniziale tematica diventa veramente generatrice, attraverso il confronto con testimoni privilegiati (altri credenti, l'uomo biblico...). Il confronto può essere da persona a persona (credenti vicini e accessibili). Può essere anche tra diversi TG, come capita quando ci si confronta con l'uomo biblico, per esempio. In questo secondo caso, vengono confrontate le tematiche personali con queste tematiche privilegiate: se il processo non scivola nell'intellettualismo astratto, ma rispettando la centralità della persona, rimbalza continuamente sulla sua misura, è veramente generatore.
    Un esempio interessante è offerto dalla prima parte del «catechismo dei giovani»: ci sono temi potenzialmente generatori, si cerca un confronto tra l'esperienza quotidiana dei giovani e quella privilegiata di testimoni autorevoli, si ritorna al concreto attuale in termini di alto coinvolgimento (qualche rilievo critico può essere avanzato circa la selezione dei TG...).
    Questo processo non avviene nel vuoto, ma ha bisogno di un contesto di identificazione affettiva per funzionare adeguatamente. Lo sappiamo bene.
    Nella «comunità» la funzione dei testimoni ha una rilevanza pratica grande; nella comunità i rischi innegabili di soggettivizzazione sono controllati dalla pressione di conformità e dalla presenza di adulti; nella comunità la carica evocativa è assicurata dalla comune tensione; nelle comunità gli eventuali sbandamenti sono facilmente recuperati.
    L'operazione TG richiede più che mai una comunità come luogo del processo.
    Questa comunità è evidentemente la comunità ecclesiale, perché essa ha la piena responsabilità della evangelizzazione.
    Si ripropongono vecchi problemi. Ci sono queste comunità? Come costruirle e come farle funzionare?
    Abbiamo affrontato alcuni di questi interrogativi studiando il rapporto gruppo-comunità ecclesiale (in particolare 1982/4). Le cose scritte lì hanno una loro precisa funzione anche per il problema che stiamo dibattendo.

    Diversi livelli di utilizzazione

    Abbiamo fatto finora un discorso generale e indifferenziato. Riesce difficile specificare di più: sono operazioni troppo concrete, per essere condotte dalle pagine di una rivista. Esse investono direttamente il livello di programmazione tipico di una struttura educativa particolare.
    Una cosa ancora, però, vogliamo aggiungere.
    I TG possono essere di intensità e di organicità diversa, in rapporto al livello con cui sono utilizzati.
    Facciamo qualche esempio, per precisare concretamente l'affermazione.
    Abbiamo detto che il «catechismo dei giovani» è fondamentalmente a TG. Nella prima parte, il giovane è sollecitato a confrontarsi con il progetto di esistenza cristiana testimoniato dalla comunità ecclesiale, attraverso il confronto di tematiche che costringono a prendere posizione: la libertà, la speranza, il desiderio, la libertà. Nella terza parte, gli impegni della vita nuova sono suggeriti sui TG della professionalità, della vita affettiva, dell'impegno politico, del senso della storia.
    Come si nota, sono TG molto soggettivi, legati quasi alla normale situazione esistenziale di ogni uomo, per ogni tempo, anche se il taglio con cui sono presentati vuole essere di contesto.
    Qualcuno potrebbe dire: non sono i TG dei miei giovani; essi hanno problemi diversi.
    Nel corso della riflessione abbiamo fatto altri esempi: la festa, il senso del limite, l'amore. Si può discutere se sono più vicini dei precedenti alla attuale cultura giovanile. Anche se si desse risposta positiva, resta il fatto che possono esserci dei giovani non sollecitati da queste tematiche; magari sensibilissimi a quelle utilizzate dal «catechismo dei giovani».
    Possiamo fare un elenco «oggettivo» di TG, selezionandoli con un ordine normativo di preferenze? Dobbiamo al contrario evitare ogni elenco, arrivando all'assurdo di eliminare ogni «testo» oggettivo?
    La nostra risposta supera le alternative, per suggerire la strada più praticabile delle «differenziazioni». I TG possono essere:
    - personali (per la meditazione e la riflessione personale);
    - intersoggettivi a livello di gruppo; in questo caso la sensibilità personale viene conformata (ricordiamo la «pressione di conformità») dal clima di gruppo;
    - anche a livello di gruppo si possono ipotizzare situazioni diverse: TG occasionali oppure programmati, quasi a «grappolo» (in unità didattiche), per una ricerca organica;
    - ci sono poi TG a livello di comunità ecclesiali; in questo caso prevale l'oggettività esistenziale e culturale, anche se si tratta di una oggettività molto relativa, proprio perché molto relazionata al contesto;
    - infine ci sono TG legati alla ricerca teologica e catechistica, in un particolare momento storico (esempio tipico è il «catechismo dei giovani»).
    Come si nota dall'elenco i TG possono veramente mutare: sono diversi quelli progettati per l'ultimo livello da quelli che una persona avverte come particolarmente affascinanti per la sua ricerca.
    Non si può fare una gerarchizzazione, con la pretesa di decidere quali funzionano e quali invece vanno scartati. La valutazione avviene nella relazione tra il livello prescelto e i destinatari. Si potrà così dire che alcuni TG sono fuori stagione, anche se sono stati selezionati per il livello più generale, perché l'orizzonte culturale che li ha dettati è estemporaneo. E si potrà anche dire che un gruppo e una persona devono allargare il quadro dei TG prescelti, perché quello utilizzato rischia troppo la chiusura nel cerchio angusto di problematiche fragili e di corto respiro.
    Ancora una volta, la persona resta al centro: una persona però che ha una sua storia, così impegnativa che solo restandole fedeli si cresce come uomini responsabili e figli di Dio felici.

    UNA SPERIMENTAZIONE CRITICA E CORAGGIOSA

    Noi pensiamo ai TG come ad un modo attraverso cui realizzare l'annuncio; essi investono l'evangelizzazione nella sua specificità.
    I nostri lettori sanno che pensiamo a «educazione» e a «evangelizzazione» come a due movimenti molto interdipendenti, che si richiamano e si intersecano profondamente. Per questo, non parliamo mai di «pre-evangelizzazione», anche quando operiamo nel settore squisitamente educativo.
    Nel caso dei TG, sottolineiamo la loro funzione evangelizzatrice non solo per questa intensa connessione. I TG rappresentano un modo per realizzare l'evangelizzazione esplicita. Certo, non l'unico, né il più raffinato. Tanto meno pretendiamo di aver scoperto un metodo infallibile.
    Esso è un modello che valutiamo corretto e praticabile: corretto, per una sua validazione teologica e antropologica; praticabile, perché molto legato alle attuali caratteristiche del mondo culturale e giovanile. Non chiudiamo gli occhi di fronte ai rischi che si porta dentro.
    La via evocativa accentua dimensioni dell'esperienza cristiana che, trascinate all'eccesso, possono svuotare quelle complementari (del resto, per tanto tempo si è realizzato il procedimento opposto...).
    Si pensi, per concretizzare, al difficile rapporto tra soggettività e dimensione veritativa, tra oggettività (diacronica e sincronica) del dato di fede e frammentazione culturale, tra responsabilità e imprevedibilità dell'evento della fede.
    In concreto:
    - il TG è «provvisorio», perché legato alla variabilità della sensibilità giovanile e culturale;
    - non esaurisce tutto l'annuncio;
    - non rappresenta l'unico approccio al messaggio cristiano e non è quindi l'unica strada per realizzare l'evangelizzazione.
    Se si utilizza in modo indiscriminato il TG, si corre il rischio:
    - di cadere nella pura responsorialità;
    - di dare una risposta parziale ad una vita già troppo frammentata;
    - di non interpretare la varietà e la complessità delle situazioni giovanili;
    - di non leggere tutta la novità che il mondo giovanile si porta dentro.
    Abbiamo elencato impietosamente i rischi che l'uso indiscriminato dei TG può provocare, per sollecitare il senso critico degli operatori pastorali. La nostra conclusione è però in positivo: «scommettiamo» sui TG, come ipotesi, corretta e praticabile, per risolvere i problemi indicati in apertura.
    I fatti, maturati nella fede e nella competenza, orienteranno ulteriori conclusioni. Intanto, possiamo provarci?



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