(NPG 1984-02/3-3)
Note di pastorale giovanile, attento ai momenti particolari della vita dei giovani inseriti nel contesto sociale ed ecclesiale offre ai lettori uno 'speciale dossier'. La circostanza che ha stimolato la riflessione raccolta in questo numero doppio della rivista ha due punti di riferimento: la recente inchiesta condotta dall'Università Salesiana su «riconciliazione e giovani in Italia», e la sesta Assemblea del Sinodo dei Vescovi con il tema «Riconciliazione e penitenza nella missione della chiesa».
Tutto il dossier è composto con preoccupazione interdisciplinare, a partire da alcune domande:
- Come vivono la riconciliazione e la penitenza i giovani d'oggi?
- Quale prassi pastorale si riscontra nelle comunità e nei gruppi ecclesiali?
- Quali rinnovamenti urgono nella situazione giovanile contemporanea, per fare spazio alla riconciliazione e alla penitenza?
La struttura del dossier contempla, per i «fatti», la presentazione dei risultati curata da Rosanna Enrica.
Per le «prospettive», quattro interventi che ricoprono preoccupazioni molteplici, sono svolti in stile multidisciplinare. L'intervento di Riccardo Tonelli mentre legge i risultati dell'inchiesta si fa interpellare dai medesimi. È la chiave di lettura di tutto il dossier.
Seguono due riflessioni: la prima di tipo `teologico' riconsidera prospettive ed attenzioni attorno ai due poli che si richiamano tra loro: peccato e riconciliazione. Luis Gallo si muove tra bibbia e teologia alla ricerca di nuove stimolazioni per capire il senso del peccato e della riconciliazione.
La seconda riflessione partendo dalle domande giovanili cerca un itinerario di educazione morale. È affidata a Guido Gatti il quale offre un corretto cammino educativo per portare in un modo maturo i giovani alla riconciliazione e alla penitenza. Il quarto intervento riproduce l'intervista a don Egidio Viganò che ha partecipato ai lavori del Sinodo. Aiuta a comprendere alcuni nodi del dibattito contemporaneo con sensibilità tipica di operatore pastorale attento alle esigenze giovanili.
«Per l'azione» viene offerto un lungo e ricco sussidio, utilizzabile in forme e in circostanze diverse.
Gli estensori C. Di Sante, F. Floris, D. Sigalini hanno avuto di fronte gruppi giovanili, riuniti per una riflessione comunitaria, per un momento di preghiera durante la quaresima, per la preparazione del prossimo giubileo dei giovani (11-15 aprile 1984).
Per problemi tecnici il sussidio, dal titolo «fare la riconciliazione», viene pubblicato nella rubrica «materiali» (cf pag. 59). Per uno sviluppo più approfondito dei contenuti, consigliamo la lettura degli «atti» del Convegno «Giovani e riconciliazione» (Roma, 27-29 dicembre 1983) organizzato dalla Facoltà di Teologia dell'Università Salesiana di Roma.
FATTI
La presentazione dei risultati della ricerca «Riconciliazione e giovani in Italia» non ha bisogno di essere raccomandata alla lettura: interessa immediatamente tutti gli operatori.
Pur ponendosi in continuità con altre ricerche di questi ultimi anni, svolte in Italia, sul comportamento religioso dei giovani ha al presente una sua parola autorevole da offrire.
I risultati raccolti attorno ai cinque temi principali:
- la coscienza morale dei giovani;
- la loro concezione di bene e di male;
- il senso che hanno dello sbaglio umano e del peccato religioso;
- la loro esperienza della riconciliazione umana e religiosa;
- il tipo di religiosità che esprimono con particolare riferimento al sacramento della penitenza.
Parlano dell'esperienza giovanile, di quei giovani che sono in contatto abbastanza frequente con i nostri ambienti ecclesiali. Non si sottovaluti il fatto che 2/3 degli inchiestati si muovono nell'area dei gruppi ecclesiali.
I dati, che in alcune indicazioni parrebbero non componibili tra loro, esprimono la difficoltà dell'intervento educativo e pastorale, soprattutto se si tiene conto della incapacità che i giovani vivono (e manifestano candidamente) di portare la riflessione su se stessi.
Ogni area considerata dalla ricerca riserba
puntualizzazioni che meritano approfondimenti. I paragrafi con «le direzioni di cambiamento» aprono interrogativi nuovi, mentre delineano un'immagine, per alcuni versi inedita, dei giovani.
La conclusione a cui arriva la ricerca, «peccato sempre più orizzontale e confessione sempre più verticale», raccoglie i sintomi del malessere nel rapporto tra Chiesa-giovaniriconciliazione-penitenza.
I giovani possiedono un'alta immagine di sé: non sono portati a riconoscere nella «finitudine» uno dei tratti costitutivi dell'esistenza umana.
Per questo di fronte alla costatazione dello scacco sono portati a reagire in modelli dì larga soggettivizzazione. Conseguentemente prevale una ricerca di autorealizzazione troppo soggettivizzata, con esclusione di mediazioni e di riferimenti all'oggettività delle cose. Istintualità e rifiuto del fatalismo sono i poli entro cui pare si muovano i nostri giovani.
Il primo polo fa sicurezza di sé e distacco dagli altri, non percepiti utili e necessari sostegni alla propria fragilità e alla propria ricerca: ogni condizionamento è allontanato come il male maggiore da rifuggire.
Il secondo polo ha valenze diverse: accresciuta responsabilità personale, volontarismo di fronte ad ogni limitazione dall'esterno, tolleranza per le «coerenti» espressioni che ciascuno sceglie nella propria vita.
I riflessi sul piano della personale coscienza, del rapporto sociale ed ecclesiale, dell'utilizzazione funzionale di ogni mezzo e strumento, del modo di concepire la religiosità, sono evidenti e pongono i problemi più gravi all'operatore pastorale.
La crisi che investe le dimensioni religiose del peccato-riconciliazione è molto più ampia di quella relativa ad altre esperienze religiose (immagine di chiesa, eucarestia, preghiera).
Questo conferma una impressione: questi temi sono particolarmente in crisi proprio perché sono stati meno di altri investiti dal rinnovamento conciliare.
PROSPETTIVE
I giovani ci provocano e ci costringono a rifare i nostri conti. Se ci fosse stato ancora bisogno di conferma alle molte perplessità che gli operatori di educazione e di
pastorale hanno mostrato in questi ultimi tempi, la ricerca è giunta puntualmente. Non possiamo continuare a parlare come se la crisi non esistesse nei modelli antropologici utilizzati in teologia e in catechesi, per dire in modo concreto il rapporto peccato-riconciliazione-penitenza.
E per risolvere la crisi, o almeno offrire piste di soluzione, ecco una serie di approfondimenti.
È urgente ridire con realismo e con coraggio l'evangelo nella fede della Chiesa per non aumentare l'incertezza e la confusione. È urgente uno sforzo «metodologico» per situare anche l'evangelo, restituendogli la capacità salvifica in questa concreta situazione culturale giovanile.
Sono in crisi le mediazioni ecclesiali, nella definizione del peccato e nella prassi della riconciliazione.
C'è un ampio scollamento tra esperienza religiosa e cristiana e il comportamento giovanile: questo ripropone l'interrogativo circa la qualità dell'offerta, cioè la catechesi e la prassi ecclesiale. I giovani sono così grazie all'offerta loro rivolta. Si tratta di giovani religiosamente socializzati, che non possono essere però detti evangelizzati.
Di fronte a questa situazione Riccardo Tonelli tratteggia alcuni imperativi pastorali.
Ne richiamo qualcuno.
- Recupero delle mediazioni, sia educando ad esse, sia rendendole credibili, facendole luogo dove si esperimenta la riconciliazione evangelica e la pace messianica.
- Necessità di «parlare bene di Dio», per imparare a scoprire Cristo come colui che è dentro l'esistenza umana, ed è impegnato a riconciliarne i conflitti.
- Aiutare la «finitudine» come motivo ed occasione di invocazione, al di là di ogni forma di chiusura.
Riscoprire la «disciplina della penitenza» come itinerario che investe l'esistenza nella sua concretezza e si esprime come concentrazione nelle celebrazioni sacramentali.
L'itinerario offerto chiama in causa la ricomprensione dei termini correlativi in questione: peccato e riconciliazione da una parte, credente ed educazione dall'altra.
Luis Gallo considera l'aspetto teologico del problema della riconciliazione. Partendo dalla convinzione che peccato e riconciliazione sono facce della stessa medaglia, L. Gallo affronta la questione con sensibilità antropologica contemporanea. Non si fa ripetitivo di luoghi comuni, pur preoccupandosi di nulla perdere di quanto la tradizione ha accumulato attorno alle due realtà sunnominate.
Tenta di proporre categorie interpretative nuove.
Mette in crisi la concezione eminentemente verticale del peccato, definito perciò in modo prioritario come offesa di Dio, per -sostituirla con un'altra più vicina al modo di pensare e di vivere dell'uomo d'oggi: il peccato è innanzitutto un'autentica dis-grazia per l'uomo che si priva della possibilità di crescita e di sviluppo. Inoltre mette in crisi una metafora diventata ormai di difficile comprensione nel nostro contesto culturale, più legata all'antropomorfismo dell'offesa, e la sostituisce con un'altra che esprime meglio il dolore e la sofferenza di Dio per la mancata realizzazione dell'uomo.
E qual è la disgrazia più grave per l'uomo?
La risposta puntuale segue due piste, corredate sempre di esemplificazioni concrete ed immediate:
- l'accaparramento che distrugge la comunione;
- l'emarginazione che impedisce la partecipazione.
Se l'ambito del peccato è quello descritto, la riconciliazione è chiamata a percorrere gli stessi sentieri.
Come?
Il contributo di Guido Gatti muove dalla preoccupazione educativa e indica l'itinerario di una pedagogia pastorale della riconciliazione.
Si articola tra riconciliazione e sacramento della riconciliazione, indicando i passaggi fondamentali e indispensabili.
Non è sufficiente lamentare lo scadimento di sensibilità di fronte al sacramento e neppure lo scadimento di qualità cristiana di fronte alla dimensione della riconciliazione dell'essere Chiesa.
Le indicazioni che emergono sono innanzitutto un richiamo ad un impegno educativo, senza rinunce, nonostante le immancabili difficoltà.
È un impegno che investe la comunità intera dei credenti, che si pone di fronte ai giovani nell'atteggiamento di chi crede nelle loro possibilità, e si pone come modello di conversione e di riconciliazione.
L'intervista infine coglie lo sforzo in atto nella Chiesa, attraverso i lavori del Sinodo, per superare l'impasse. Senza affermarlo con termini evidenti, Egidio Viganò utilizza il ricorso ai temi generatori. Presenta in questa categoria l'essenza della riconciliazione, il personalismo cristiano dei sacramenti, la riscoperta della dignità del penitente.
Risulta un progetto che segna il cammino della chiesa che ricerca un dialogo nuovo e più efficace proprio con quei giovani che da tanti punti di vista considera come legati alla sua vita, ma dei quali rischia di perdere proprio la parte più profonda e più personale.

