Sussidio per gruppi di adolescenti
a cura dell'Azione Cattolica di Treviso
(seconda parte)
(NPG 1987-02-26)
4. Gesù uomo libero
Hai scoperto che c'è una libertà umana. È cammino verso una situazione di autonomia dai condizionamenti interni ed esterni della persona e di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri.
Ma gli interrogativi fondamentali che minano la libertà rimangono: «Che cosa è l'uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte che malgrado ogni progresso continuano a sussistere? Cosa valgono le conquiste al così caro prezzo raggiunto? Che reca l'uomo alla società e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?» (GS n. 10).
Allora chiediamoci se c'è, almeno in prospettiva, una libertà totale.
Se qualcuno l'ha sperimentata, vissuta e a quali condizioni.
FATTI/PROBLEMI
«Mio padre era un arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa.
Gli egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria, la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi e ci condusse in questo luogo e ci diede questo paese» (Dt 25,69).
La libertà nell'esperienza di un popolo
Ci fu un popolo che lottò fortemente per conquistare la libertà, quella politica innanzitutto, ma poi, in seguito, volle tentare di dare una risposta anche alle altre domande fondamentali dell'uomo.
I punti più importanti della sua esperienza sono questi.
C'è una situazione di non libertà nel mondo. Guardando attorno a sé l'uomo di tutti i tempi scopre che ci sono uomini che uccidono altri uomini, popoli che lottano contro altri popoli, potenti che sfruttano i più deboli. Inoltre esistono persone malate, chi fin dalla nascita, chi per una sopraggiunta infermità, chi per mano di altri. La constatazione più dura è la fragilità della vita e la realtà della morte.
L'uomo, tuttavia, rimane libero. Di fronte a questa dura realtà sembra non esservi spazio per la libertà: l'uomo è condannato a soffrire e a morire. Eppure, se guarda attentamente attorno a sé e in se stesso, scopre che Dio lo ha creato libero, affidando alle sue mani la creazione perché la ordini e la faccia crescere. Inoltre l'uomo scopre di avere in sé una forza spirituale che lo fa ad immagine di Dio e capace di volere ed amare. Ma non sempre l'uomo sa scegliere per il bene, nel profondo di se stesso constata che spesso non rispetta la libertà degli altri, i loro diritti, e non li aiuta, ma chiudendosi in se stesso si fa despota della vita e delle cose.
Dalla schiavitù al servizio. Alcuni uomini, capostipiti del popolo ebraico, schiavi in Egitto, sentono la chiamata ad essere un popolo libero. Su indicazione di Dio e con il suo intervento trovano la strada della libertà: è una strada che ha come fine la promessa di una terra libera e come mezzo una legge che tutti devono rispettare per essere liberi. Tuttavia anche questo popolo sperimenta poi nella sua storia la continua alternanza tra infedeltà e schiavitù, conversione e liberazione. La prova del deserto, dell'esilio e tutte le difficoltà sociali sono viste come un richiamo di Dio a ritornare nel solco della liberazione originaria.
La liberazione è futura. Quegli uomini constatano ancora che, nonostante i loro sforzi e l'aiuto di Dio, anche quella piccola libertà che speravano fosse vicina diventa una meta lontana. Continuano a permanere all'interno del popolo e al di fuori di esso le ingiustizie, le divisioni, le guerre, le oppressioni, la malattia e la morte. Allora si leva una voce sempre più insistente: Dio stesso verrà a liberare il suo popolo; vi sarà finalmente una pace totale e una vita definitiva.
PER RIFLETTERE
«Poi Gesù andò a Nazaret, il villaggio nel quale era cresciuto.
Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli, aprendolo, trovò questa profezia: Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare ai poveri la notizia della loro salvezza. Mi ha mandato per annunziare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per dire a tutti che è giunto il tempo nel quale il Signore salverà il suo popolo.
Quando ebbe finito di leggere, Gesù chiuse il libro, lo restituì all'inserviente e si sedette.
La gente che era nella sinagoga teneva gli occhi fissi su Gesù. Allora egli cominciò a dire: oggi si avvera per voi che mi ascoltate questa profezia» (Lc 4,1621).
L'attesa di quel popolo si fa realtà in un bimbo, che nasce a Betlemme povero tra i poveri. La sua vita, le sue scelte, il suo messaggio, sono impregnati di libertà.
Si chiama Gesù di Nazaret.
Gesù è libero di fronte alle persone
«Gli chiesero: Maestro, sappiamo che tu sei sempre sincero, insegni veramente la volontà di Dio e non ti preoccupi di quello che pensa la gente perché non guardi in faccia nessuno» (Mt 22,16).
È l'aspetto fondamentale che ha colpito gli uomini del suo tempo.
Gesù sa vivere e parlare con tutti e con schiettezza sa amare, rimanendo libero nelle sue scelte. Con ciò propone una libertà per l'uomo dai condizionamenti del tempo.
Mangia con esattori disprezzati, prendendosi la qualifica di mangione e beone; permette che una prostituta lo serva; accoglie i lebbrosi sfidando la proibizione della legge, gli infermi e gli indemoniati, considerati dei castigati da Dio; ammette nella cerchia dei suoi discepoli dei fanatici nazionalisti; accetta tra i suoi anche alcune donne e creando meraviglia nei suoi discepoli si ferma a parlare con una samaritana. Non misura le persone in base alla posizione sociale e politica.
Se un fariseo lo invita a pranzo accetta, ma ciò non gli impedisce di dirgli che i farisei tengono molto alla pulizia esteriore, mentre il loro interno è rapina ed iniquità, e che non agiscono secondo giustizia ed amore.
Perché la sua libertà nasce dalla convinzione che gli uomini tra loro sono tutti fratelli e nessuno deve considerarsi superiore agli altri.
Gesù nasce e vive in una famiglia, in essa sperimenta l'affetto, l'aiuto reciproco e il lavoro fino ai trent'anni.
Tuttavia fin dalla giovinezza prende le distanze da casa sua perché innanzitutto pone la volontà del Padre davanti a sé.
Quando i suoi parenti lo cercheranno nella sua vita pubblica, egli dichiara di avere una famiglia più grande di quella del sangue; ad essa appartengono tutti coloro che fanno la volontà del Padre.
I parenti cercheranno di recuperarlo pensandolo ormai pazzo.
Gesù è capace di profonda amicizia.
Non ha paura delle chiacchiere della gente perché sa che l'unico a giudicare la sua vita sarà Dio stesso.
Frequenta volentieri tutte le case, quelle dei pagani come quelle dei ricchi, ma tanto più volentieri va in casa di Marta, Maria e Lazzaro, pur non risparmiando loro le sue osservazioni quando non si comportano secondo il piano di Dio.
Incontra tanta gente ad ogni ora del giorno, ma sa dare spazio al tempo della notte per incontrare un uomo che cerca la verità.
Sceglie tra i suoi discepoli dodici persone con cui condivide la fatica, la gioia e momenti di riposo e di ricarica.
Li chiama amici perché con loro di più ha comunicato, ma ha il coraggio di rimproverarli quando cercano il primo posto e l'approvazione della gente.
Tra questi dodici nutre poi una amicizia profonda verso Pietro, Giacomo e Giovanni: solo a loro comunica la sua vera identità e a loro si appoggia nel momento più difficile della sua vita. Tuttavia non risparmia ad uno di essi il titolo di «satana» quando questi lo vuole distogliere dalla volontà del Padre.
Gesù è libero di fronte alle istituzioni
«Non dovete pensare che io sia venuto ad abolire la legge di Mosè e l'insegnamento dei profeti. Io non sono venuto per abolire, ma per dare loro il vero significato» (Mt 5,17).
Le due massime istituzioni dell'ambiente ebraico erano quella politica e quella religiosa. Gesù pur condividendo la situazione politica e religiosa del suo tempo sa anche fare scelte libere in nome dell'unico Signore e della preminenza della persona sulla legge.
Politicamente c'è chi vuole restaurare l'indipendenza ebraica dal popolo romano, boicottando ogni collaborazione col dominatore. Gesù sceglie di pagare le tasse e aggiunge che non si può identificare la dimensione religiosa con quella politica. Non accetta di fare da giudice per le questioni economiche.
A chi gli usa violenza chiede spiegazione della sua condotta; anche dai suoi pretende la nonviolenza.
Ha il coraggio di sfidare il disegno di morte dell'autorità politica e di contestare apertamente la loro autorità quando non sanno esercitarla giustamente.
Anche di fronte alla istituzione religiosa Gesù è libero. Frequenta il tempio fin da bambino e partecipa alla vita della comunità ebraica nelle sinagoghe.
Ha il coraggio però di dire che del tempio, luogo di incontro con Dio, non rimarrà pietra su pietra perché è giunto il tempo di adorare Dio in spirito e verità e non in un luogo determinato.
Conferma la validità della legge, però ne propone una di nuova, tutta sua, contrapponendo l'insegnamento degli antichi al «ma io vi dico...».
Afferma che il sabato è per l'uomo e non viceversa perché l'amore è la suprema e unica norma di vita.
I peccati più veri non sono fatti in trasgressione alla legge ebraica della impurità, ma sono quelli che nascono da un cuore egoista e superbo, per cui il vero credente non è colui che adempie tutte le norme della legge, ma chi si ritiene peccatore e povero.
Gesù è libero di fronte alle scelte della sua vita
«Il Figlio dell'uomo è venuto non per farsi servire, ma è venuto per servire e dare la propria vita come riscatto per la liberazione degli uomini» (Mc 10,45).
Gesù è libero nel vivere la propria vita anche se sperimenta la tentazione della paura dinanzi alla prova. Egli trova la sua libertà nel porre la vita a servizio degli uomini secondo la volontà del Padre.
Rifiuta fin dall'inizio della sua vita pubblica le attese politiche, economiche e populistiche che la gente aveva su di lui.
Propone la sua figura di inviato religioso mandato a ricostruire il nuovo popolo di Dio e a dare libertà e salvezza all'uomo ponendosi al suo servizio.
È disposto a rimanere solo pur di adempiere questa missione.
Nella sua vita sa dosare l'impegno tra la gente e la solitudine fatta di preghiera, come pure tempi di riposo.
Capisce che la sua missione trova molte incomprensioni e che la sua vita finirà in modo violento su una croce.
Propone anche ai suoi discepoli la stessa strada, perché è veramente libero chi si fa servo degli altri.
Dinanzi alla morte ha paura, ma preferisce la volontà del Padre, sceglie la volontà del Padre perché capisce che si può morire anche per amore.
Gesù è salvatore
«Gesù Cristo, e nessun altro, può darci la salvezza: infatti non esiste altro uomo al mondo al quale Dio abbia dato il potere di salvarci» (Atti 4,12).
Questo uomo straordinario non è soltanto libero nel suo modo di vivere e di agire, ma soprattutto si è posto come colui che apre un varco tra le schiavitù dell'uomo distruggendo definitivamente ciò che opprime e fa paura.
Egli lotta contro la malattia: tutta la sua vita è pervasa di guarigioni: ciechi, lebbrosi, zoppi e paralitici; afferma che non è Dio a volere queste cose.
Egli combatte il peccato: a tutti Gesù chiede di convertirsi e di cambiare vita.
Per questo dona il perdono dei peccati in modo che l'uomo sia libero dal peso del proprio passato e possa ricominciare una vita nuova.
Con più forza si scaglia contro lo spirito del male, che chiama diavolo, cioè divisore perché rompe l'uomo nel suo interno e gli uomini tra loro, e dichiara che la malvagità è finita.
Egli lotta contro la morte: più volte Gesù dona la vita a chi è morto: è indubbiamente un'azione nuova ma pur sempre ad effetto temporaneo.
Per questo promette e dona una vita definitiva a chi crede in lui, perché Dio vuole che tutti gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Il segno più evidente che il suo messaggio è attendibile sarà la sua risurrezione: non cerchiamo ancora tra i morti colui che è vivo.
La vocazione ad essere liberi
«Fratelli, Dio vi ha chiamati alla libertà» (Gal 5,13).
Un uomo straordinario Gesù, d'accordo, ma lontano, d'altri tempi, anche lui ha chiuso con la vita... E adesso?
C'è un invito chiaro, che Dio stesso continua a rivolgere agli uomini di oggi e di tutti i tempi: «Voi siete stati chiamati alla libertà».
La libertà è una chiamata, una «vocazione» e come ogni vocazione ha due elementi essenziali:
- è un dono: Gesù continua la sua opera laddove oggi trova accoglienza, nel credente e nella comunità cristiana;
- è una missione: Gesù manda i suoi, perché continuino senza paura l'opera sua presso il singolo e la comunità.
Per questo dona lo Spirito promesso che darà la forza della testimonianza.
L'inizio della missione è il giorno della Pentecoste: i discepoli ricevono una forza che li rende liberi e coraggiosi per annunciare il Vangelo di Gesù a tutti gli uomini, tanto che rinunciano alla propria libertà, pur di riuscire a fare liberi gli altri.
Piste di ricerca
Ognuna delle riflessioni finora condotte, quasi affermazione dopo affermazione, è tratta dai Vangeli. Riesci a individuarne qualcuna? Magari questa può essere un'occasione per leggere, da capo a fondo, un vangelo. Possiamo suggerire Marco?
Comunque, per non costringere a un paziente lavoro di «esegesi», indichiamo altre possibili ricerche, sia individualmente che in gruppo.
- Gesù è libero e tuttavia fa continuamente la volontà del Padre: è vera libertà questa?
- Un «servitore» è libero?
- Se Gesù venisse nel nostro ambiente come esprimerebbe la sua libertà? Con quali scelte?
5. Un dono nelle mani dell'uomo
La libertà «appartiene a questa terra nuova da creare e da scoprire, non ad un passato sicuro da difendere» (Catechismo dei giovani).
L'esperienza della libertà non è gioco di facili conquiste. Ad essa, in modi e tempi diversi, aspira l'uomo di ogni tempo. Spesso le strade della libertà sono offuscate dalla passività, dalla fretta di arrivare alla sua conquista, dalla delusione di chi, cercandola, scopre che non è un possesso a cui arrivare, ma una strada da percorrere.
Abbiamo visto che la vera libertà non è una semplice ed esclusiva conquista dell'uomo.
Sciuparla, tradirla, ridurla a piccola misura, è esperienza quotidiana ed inevitabile per l'uomo; non è facile amare tutta intera la verità.
FATTI/PROBLEMI
Il nostro tempo non è amico del coraggio e della verità.
Si sfugge a tutto ciò che di faticoso ci presenta la nostra vita; si rinviano scelte che esigono gesti di coraggio; ci si inganna per non provare la paura di trovarci di fronte a noi stessi.
Ma non si intraprende l'avventura della libertà se non si opera una scelta coraggiosa, decisa, spesso faticosa.
Questa avventura non la si può delegare ad altri, è strada interamente personale.
Cerca amico, cerca
La perla di gran valore
è nascosta profondamente.
Come un pescatore di perle,
o anima mia, tuffati.
Tuffati nel profondo,
tuffati ancor più giù e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta.
Senza stancarti, persisti e persisti ancora.
Tuffati nel profondo,
sempre più giù e cerca.
Quelli che non hanno il segreto,
si burleranno di te.
Tu ne sarai rattristato,
ma non perdere il coraggio.
La perla di gran valore
è proprio lì, nascosta,
nascosta proprio in fondo.
È la tua fede che ti aiuterà
a trovare il tesoro.
Ed è essa che permetterà
che quello che era nascosto
sia infine rivelato.
Tuffati nel profondo,
tuffati ancora più giù,
come un pescatore di perle, anima mia.
E cerca, cerca senza stancarti.
(Swami Paramananda)
La parola «scelta» stona un po' ai nostri giorni, a meno che non si tratti della scelta della marca dei jeans e della discoteca in cui recarsi la sera.
Sono ammesse le scelte spicciole.
Fa paura scegliere, dire la verità a sé e agli altri, esigere, rispettare, ricercare.
Fa paura perché bisogna rinunciare, se si vuole essere coerenti, a tanti modi comuni e comodi di fare, di pensare.
Tutto sommato, quello che manca a tanti di noi è il coraggio.
Il coraggio di scegliere a costo di tuffarci, fidarci, operando dei tagli con il presente e con il passato.
Un po' come il giovane ricco. Posto di fronte all'esigenza di tagliare con il suo passato, in cui aveva scoperto e vissuto tante cose belle, non è stato capace di scegliere e accogliere fino in fondo una «novità», quella libertà che anche per noi, oggi, si chiama «salvezza».
Avrà detto tra sé e sé: «sono ancora giovane, ho tempo, ci penserò». Non si è fidato, non si è lasciato amare.
PER RIFLETTERE
Ogni cambiamento nell'uomo nasce dal di dentro. nell'intimità dell'essere che si compie una continua, incessante conversione a Cristo.
L'accoglienza di Dio che irrompe nella nostra vita è la prima, coraggiosa scelta per chi vive l'avventura della libertà.
Dio non viene senza scopo e neppure a mani vuote.
Si è fatto uno di noi, è venuto tra noi.
Vuole entrare nella nostra vita, scuoterla, spezzare le nostre schiavitù, liberarci dal nostro peccato per farci rinascere a vita nuova.
«Dio è un presente, ti prende come ti trova e ti permette di andare fino a lui. Non ti chiede ragione del passato ma del presente».
Il cammino della libertà e cammino di conversione
Questa irruzione, questo dono gratuito è la risposta alla nostalgia che nel profondo ognuno di noi prova per la verità, per l'autentica libertà.
Nicodemo, una delle persone più influenti del Sinedrio, si rivolge a lui, di notte, di nascosto. E cerca in Gesù quelle risposte alle domande più importanti della vita che neppure la paura era riuscita a soffocare (cf Gv 3,121).
Il cammino di conversione passa attraverso il riconoscimento che Gesù è la fonte della vera libertà.
L'artefice principale della vita nuova nella persona è lo Spirito di Dio, questa presenza straordinaria del Signore nella vita e nella storia.
Questo tempo che viviamo è il tempo dell'azione dello Spirito che va costruendo il nuovo popolo di Dio e in esso l'uomo nuovo.
Il cristiano è l'uomo docile allo Spirito per cui la sua condotta e le sue scelte sono fatte in obbedienza allo Spirito e non più alla legge.
S. Paolo scrive: «Dov'è lo Spirito del Signore, lì è la libertà» (2 Cor 3,17).
È per l'azione dello Spirito che possiamo camminare in una vita nuova.
La venuta dello Spirito ci rende capaci di vivere in modo diverso, obbedendo a Dio e accogliendo la Pasqua.
Il frutto di questa scelta è la vita, quella che ci fa sentire vivi e realizzati, aperta ai frutti «dell'amore, della gioia, della pace, della comprensione, della cordialità, della bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé» (Gal 5,22).
Questo cammino non è solitario.
Con noi ci sono altri uomini uniti dal Signore nella sua Chiesa.
La vita nuova è vita ecclesiale.
In essa va operandosi un'azione di trasformazione in «creature nuove» attraverso la Parola e i Sacramenti.
Il dono della Parola di Dio
Alla parola di Dio noi attingiamo, per costruire la nostra libertà, convertendoci al silenzio, all'ascolto, alla preghiera.
Il seminatore semina anche oggi, e nella nostra terra (cf Mc 4,48).
L'ascolto è l'atteggiamento di chi si prepara ad accogliere un dono (il seme della Parola). È una parola che inquieta e consola, che ci scuote dal torpore, che entra dentro di noi.
Che «terra» trova?
Che «terra» sei tu?
Terra accogliente quando hai il coraggio di sottrarti dall'abitudine, quando hai il coraggio della rinuncia, della solitudine.
Gesù ci è modello e maestro anche nella esperienza di preghiera.
Ci insegna a pregare perché siamo poveri e dobbiamo chiedere a Dio di venire incontro alla nostra piccolezza.
Egli ci insegna che dobbiamo pregare anche quando questa esperienza è difficile perché si tratta di dialogare con una persona conosciuta solo nella fede, di imparare un dialogo profondo e non superficiale; ci insegna a pregare anche quando siamo stanchi, delusi, svuotati; anche quando non siamo disposti alla pace e alla serenità; di convertirci all'ascolto di Dio anche quando i nostri problemi ci affogano nell'egoismo... anche quando il pregare è così difficile che troviamo noi stessi mille alibi, mille scuse...
L'offerta di liberazione interiore che Dio ci fa, diventa per noi silenzio e adorazione, stupore per le cose grandi, gratitudine per sentirci amati e perdonati da Dio, continuamente.
«L'essenziale della preghiera avviene soprattutto in un grande silenzio. Il Cristo prega in te più di quanto immagini.
In ciascuno esiste un abisso di dubbio, di violenza, di sofferenza. Occorre lasciare il Cristo pregare dentro di sé, con la fiducia dell'infanzia, e un giorno questi abissi saranno abitati.
Dalla contemplazione scaturisce una felicità.
E questa felicità di uomini liberi è coraggio, è energia per assumere dei rischi.
È traboccare di letizia». (Frère Roger)
Il dono dei sacramenti ci rende creature nuove
La conversione è resa possibile dall'annuncio del Cristo: «Il tempo favorevole è venuto; il Regno di Dio è giunto a voi; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,1415).
Il punto centrale di ogni conversione è il Cristo.
L'annuncio della salvezza è stato attuato dal Cristo con gesti concreti: ha guarito, ha perdonato, ha ridato vita e speranza.
Anche oggi la Parola è accompagnata da interventi concreti di Cristo nella sua Chiesa: i sacramenti.
Essi sono il segno e la sorgente della nostra conversione e del nostro sforzo comunitario di rinnovamento.
La libertà e Pasqua da celebrare oggi
Nessun cammino si compie senza fatica.
«Il cammino di conversione non richiede solamente lotta contro se stessi, contro le proprie passioni e inclinazioni sregolate, ma una lotta contro 'il mondo', contro 'questa generazione adultera e peccatrice'. La conversione è carica di rischio per il discepolo come per il Maestro» (Catechismo dei giovani).
Celebrare la Pasqua per ognuno di noi, oggi, significa lasciare una terra su cui forse abbiamo sognato, progettato, costruito, su cui, forse, abbiamo anche trovato le nostre sicurezze, per metterci in cammino fiducioso e fedele alle scelte del Vangelo.
La libertà, un passaggio
La libertà diviene un passaggio.
Dalla fedeltà alle norme ad una scelta di amore (Gal 3,23-29): non basta fermarci all'osservanza esteriore della legge, al «questo è proibito, questo è permesso» .
È necessario costruire gradualmente dei comportamenti guidati dall'amore; questo è senza schemi e confini perché arriva a perdonare chi ci ha fatto del male, ad amare il nemico, a «fare due miglia con chi ti chiede di farne una».
Dalla preoccupazione per se stessi all'abbandono alla Provvidenza (Lc 12,22-32): tutta la vita umana ha come primo centro di attenzione noi stessi, le nostre cose, la nostra soddisfazione, il nostro far bella figura. Ci è chiesto invece di fidarci di Dio al punto di donare la nostra vita e le nostre energie senza esigere sicurezze e contropartite se non la promessa del «centuplo».
Dall'avere al condividere (Mt 19,1629): la logica del possesso rovina i rapporti umani, è fonte di schiavitù, di paure, di conflitti e di potere.
Ci viene proposto di non fondare la nostra vita sul denaro, sulle cose possedute, ma di saper vivere in povertà, condividendo quello che si è e quello che si ha.
Dalla logica del piacere alla scelta del servire (Gal 5,13): tante scelte sono guidate dall'egoismo e da gioie fragili. Spesso la nostra vita è segnata dal «mi piace» o «non mi piace».
Ci è chiesto di credere che la vera libertà nasce dal servizio e che solo chi serve è «signore» .
Dall'esteriorità all'interiorità (Mt 23,25): la nostra vita spesso viene condotta sul binario della convenienza, del «tutti fanno così», «del chissà cosa si dirà di me».
Ci è chiesto un passaggio che porta alla convinzione nelle scelte, alla interiorizzazione delle motivazioni, al non decidere perché gli altri hanno deciso così.
Il cuore che accoglie la Parola è la coscienza cristiana: è questo il luogo in cui noi operiamo scelte, prendiamo decisioni a volte controcorrente.
È anche il luogo della verifica di sé e delle proprie azioni, perché la libertà non è un fatto esteriore (quando facciamo ciò che vogliamo), ma interiore.
Una buona coscienza non si improvvisa; bisogna educarla, alimentarla (Lc 11,33), farla crescere con fatica e coraggio nelle scelte.
Piste di ricerca
Due direzioni per la ricerca: personalmente e per il gruppo.
Personalmente
Fatti un piano di vita: un programma costruito su piccole scelte ma non per questo poco importanti, su di esso impegnati e verificati; è la strada concreta per la libertà.
Ti suggeriamo alcune esperienze irrinunciabili.
- La preghiera: va programmata in ogni giornata, con fedeltà, facendo silenzio e trovando un luogo in cui possa prendere corpo il dialogo con Dio.
Occorre dedicare con precisa periodicità una giornata alla preghiera, imparando ad avere familiarità con la S. Scrittura.
- I sacramenti: l'Eucarestia pienamente partecipata con la comunione e la Riconciliazione sono i due sacramenti che ci devono accompagnare costantemente nella vita.
La Riconciliazione: non sia solo un rito da celebrare quando ne senti il bisogno.
Fissati delle scadenze e cerca di esservi fedele. Fa' in modo di dedicare in quella occasione uno spazio di verifica della tua vita, su ciò che va e che non va, di preghiera, e per scegliere un impegno per il periodo successivo.
L'Eucarestia: sia il segno della tua appartenenza alla Chiesa, anche a quella più vasta della tua parrocchia. La partecipazione all'Eucarestia sia preparata personalmente o in gruppo meditando sulla Parola di Dio.
- Atteggiamenti: l'impegno concreto e tenace modella la tua vita conformandola al Vangelo.
Scegli, tra i «passaggi» indicati nel «cammino della libertà», il passaggio che nella tua vita attuale vedi più importante compiere.
In gruppo
Potete provare a rispondere alle seguenti domande:
- Quali sono le scelte di un giovane che vengono considerate coraggiose?
- Creare silenzio vi sembra una cosa utile o senza senso? Tu che difficoltà incontri?
- Verificate nella vostra vita attuale lo spazio che hanno la preghiera e i sacramenti.
- Approfondite le scelte che concretizzano i «passaggi» indicati nel «cammino della libertà».
- Si dice: «La mia libertà finisce quando inizia quella degli altri», oppure, «tutti fanno così». Ti pare cristiano questo modo di pensare? È vera libertà questa?
6. La libertà luce per il mondo
Non ha senso una libertà se viene chiusa esclusivamente alla tua vita personale e alle tue scelte.
Sarebbe un dono sprecato, inutilizzato, una lampada posta sotto un secchio, una città nascosta e non accogliente (cf Mt 5,1415). necessario che ognuno di noi valorizzi questo dono, lo alimenti perché diventi dono agli altri, perché la libertà sia una luce che risplende davanti agli uomini.
Ma è cosa possibile questa?
FATTI/PROBLEMI
Le riflessioni fatte nella prima scheda ci hanno fatto prendere coscienza che il mondo in cui viviamo è abitato da schiavitù, oppressioni, condizionamenti, che interessano sia le persone che le strutture.
Servilismo? Ribellione?
A livello strutturale, per esempio, vengono escluse dalla nostra società tutti coloro che non producono o non divertono..., mentre a livello personale ci sono alcuni che condizionano ed opprimono altri con la loro superbia e prepotenza.
Altri ancora non si pongono il problema, perché troppo chiusi in se stessi.
Di fronte a questo stato di cose che osserviamo intorno a noi, ci accorgiamo che gli uomini si pongono con due fondamentali atteggiamenti:
- il servilismo o la passività: l'arrendersi cioè di fronte alle cose, dicendo «tanto non posso farci niente», oppure «la cosa non mi interessa»;
- la ribellione violenta: l'atteggiamento di chi vuole distruggere per cambiare tutto.
Ambedue queste strade portano a non risolvere il problema e danno origine a nuove schiavitù, o perché si lasciano le cose e le persone come sono, oppure perché sostituiscono un potere con un altro.
Ma c'è una terza strada, e la troviamo nascosta e presente anche attorno a noi; è una strada più lunga, che esige pazienza, la strada di chi crede che l'uomo e la società possano essere cambiati e liberati perché c'è un unico Signore che agisce ed è presente nella storia: è la strada del fermento.
PER LA RIFLESSIONE
Prendiamo come esempio la figura di Mosè.
Davanti all'oppressione del Faraone, Mosè ha un suo progetto per liberare il popolo.
Dapprima reagisce con la ribellione violenta, cioè uccide un egiziano, compie un gesto di violenza contro l'oppressore; poi fugge, chiude con il suo popolo, visto che non può vincere di fronte al Faraone, che lo cercava per punirlo.
Trova una terra che lo accoglie, un lavoro di pastore, una moglie; si sistema.
Interviene Dio, che lo scuote dalla passività e lo rimanda in Egitto: «Va' a liberare il mio popolo».
Mosè vince la sua paura perché Dio è con lui, e ritorna in Egitto con una missione precisa su due fronti: coscientizzare il suo popolo, e rivendicare il diritto del suo popolo ad essere libero dinanzi al Faraone.
La strada della libertà sarà così segnata da Dio stesso; si concretizzerà col passaggio del Mar Rosso e con la stipulazione dell'alleanza.
Le reazioni istintive e le paure di Mosè le possiamo ritrovare ai nostri tempi: nella reazione violenta dei giovani contro le strutture e istituzioni opprimenti, o dopo il fallimento della ribellione, in atteggiamenti di passività e di rassegnazione o di disinteresse.
La via del fermento
Ma anche oggi c'è un terzo atteggiamento di fronte alla realtà: essere fermento.
Questo comporta tempi lunghi, sacrifici, ed un'instancabile opera «silenziosa», sostenuta dalla forza della speranza e soprattutto dalla necessità di porsi a servizio.
Costruire libertà con l'uomo
Sull'esempio di Gesù, destinatari del servizio di liberazione sono persone concrete, uomini e donne con i quali abbiamo a che fare.
C'è un pericolo quando parliamo d attenzione all'uomo, ed è quello dell'astrattezza e della genericità.
Se non si prendono sul serio le persone concrete, non possiamo riempirci la bocca di «servizio».
Non si serve la famiglia se si scavalcano le esigenze della nostra, prima di tutto; non si serve la scuola se non si parte dalle situazioni concrete dei compagni, degli insegnanti, dell'istituto; non si serve il mondo del lavoro se non ci sono contatti diretti con i lavoratori.
È necessario evitare l'equivoco di servire l'uomo soltanto a parole.
Destinatari allora sono persone concrete, con nome e cognome, che a volte ci danno fastidio, ci disturbano, ci costringono a scendere dal mondo delle idee, per scontrarci con la concretezza della vita.
Come è stato per Gesù, gente con nome e cognome e gente anonima (la folla).
Non è vero che quando parliamo di folla, di popolo, parliamo di cose astratte; la gente è l'insieme degli uomini e delle donne, concreti, che non hanno nessun potere, che non possono far valere i loro diritti, ma che, nonostante tutto, hanno una storia spesso di sofferenza, di fatica e di grande coraggio.
Con queste persone noi intraprendiamo una strada:
- per togliere gli ostacoli che non permettono all'uomo di esprimersi, quando le strutture si manifestano oppressive; quando in lui sofferenza e chiusura oscurano o soffocano un cammino di liberazione;
- perché l'uomo diventi libero; non sia cioè un nuovo «faraone» che impedisce il cammino di liberazione ad altri; non sia guidato dall'egoismo nelle sue scelte, ma da un amore sincero che riconosca e provochi l'altro a liberazione;
- per aiutare l'uomo a intraprendere la strada della libertà autentica; riconoscendo che solo il Signore è fonte di questa libertà; lavorando instancabilmente per annunciare la verità che è il senso della nostra vita.
Costruire libertà nelle strutture
Chi si impegna a servizio della libertà umana, si rende conto, molto presto, che non è sufficiente agire con le singole persone, ma è necessario lottare perché anche le strutture della società rispettino e servano la libertà della persona.
È sì necessario interessarsi ai singoli, perché c'è un anonimato che sta ammorbando l'aria, avvelenata dall'impersonalità, ma non è sufficiente coltivare il rapporto personale.
Il singolo è sempre dentro alla struttura sociale che, bene o male, lo condiziona.
Un esempio: come posso servire oggi un giovane disoccupato?
Senza dubbio manterrò con lui un rapporto personale vero, fatto di amicizia, di solidarietà.
Ma l'unico modo che ho per servirlo «in quanto disoccupato» è quello di darmi da fare perché nell'organizzazione del lavoro finisca questa ingiustizia strutturale che genera disoccupazione, che fa disoccupato il mio amico e centinaia di migliaia di giovani che non conosco.
Intraprendiamo una strada di liberazione nelle strutture:
- se sono a servizio della fraternità umana: oggi, è un primo grande criterio per il servizio all'uomo. Ed è la realizzazione della fraternità che misura l'evangelicità del servizio. Se mi allontano da questa linea il servizio diventa illusorio o addirittura falso.
La fraternità universale è qualcosa di molto preciso, che passa attraverso alcuni momenti indispensabili: l'uguaglianza, la giustizia, la partecipazione, la corresponsabilità.
Ad esempio: se un conflitto sindacale viene risolto accettando la disuguaglianza tra occupati e disoccupati, questo non è secondo il Vangelo.
Il problema della pace in un mondo che è di guerra, ha poca risonanza ormai anche negli ambienti cristiani.
Un criterio per servire l'uomo è senza dubbio quello di costruire la pace oggi: costruire pace, vuol dire intanto essere antimilitaristi. Nelle nostre parrocchie non se ne parla molto. Costruire la fraternità oggi vuol dire prendere sul serio questi e altri problemi;
- se servono l'uomo partendo dagli ultimi: ogni struttura e ogni ambiente di vita deve essere a servizio della persona e della sua libertà.
È necessario perciò un loro continuo adeguamento alle nuove esigenze che si vengono a creare perché siano le strutture per l'uomo nella sua interezza.
Anche qui l'uomo è quello concreto, con i suoi problemi ed attese. C'è un criterio evangelico di cui dobbiamo tener conto: ripensare le strutture a partire dagli ultimi.
Bisogna avere il coraggio di rovesciare la logica dei punti di riferimento ideali per l'intervento. Ad esempio nella scuola: il privilegiare l'inserimento degli handicappati non avendo come punto di riferimento un ragazzo ideale medio, ma l'ultimo.
O nel mondo del lavoro, ripensare il problema dell'occupazione in prospettiva di chi non ha lavoro.
O una società sportiva, che non si preoccupa della dimensione integrale della persona, della sua crescita.
La misura della nostra libertà sta nella capacità di vivere e volere il servizio fino in fondo.
Quanti gruppi hanno tacitato la loro coscienza e strumentalizzato i poveri con un servizio a scadenza, lasciando poi tranquillamente alla loro solitudine queste persone!
Il traguardo di questo servizio è andare fino in fondo, pur con le nostre stanchezze e fatiche. necessaria la perseveranza, la speranza, dimensioni queste possibili se viviamo la logica della gratuità.
La gratuità deve caratterizzare questo nostro servizio, lasciando perdere riconoscimenti, ricompense, gratificazioni interiori.
Piste di ricerca
Personalmente
Quali sono le persone e luoghi che chiedono da te una presenza e servizio di liberazione?
Quali scelte devi fare per rendere realizzabile questo?
In gruppo
Utilizzando i risultati della prima scheda, vedere in gruppo quali scelte operare, perché gli ambienti di vita siano a servizio della persona e della fraternità a partire dagli ultimi:
- nella famiglia;
- nella scuola o lavoro;
- nella cultura;
- nello sport;
- nel gruppo.

