Giovani e Bibbia in una comunità di base



    Franco Barbero

    (NPG 1989-06-29)


    Mi riesce assai difficile «dare un'idea» della lettura biblica che i giovani della comunità cristiana di base di cui faccio parte compiono.
    I venti giovani dai 15 ai 25 anni che partecipano - in modo diverso - alla vita della comunità di base, si trovano in situazioni di esistenza assai diversificate. La metà sono studenti, un 20 % è costituito da operai, il restante 30% è costituito da soggetti inabili, psicolabili e tossicodipendenti. Nella nostra esperienza comunitaria sono parecchie decine i giovani tossicodipendenti che in questi anni hanno condiviso periodi più o meno lunghi con noi. Il presbitero della comunità condivide la casa con alcuni di essi, a turno.

    Chi sono questi giovani?

    I giovani della nostra comunità non costituiscono dunque una presenza omogenea sotto nessun aspetto.
    Solo una dozzina di essi partecipa con assiduità, cioè ogni settimana, al gruppo di lettura biblica. Per altri tale impegno non è ancora veramente rilevante o, comunque, non è ancora assunto fino in fondo. La metà di essi ha alle spalle un cammino di comunità di base; gli altri hanno «storie» diversissime.
    Generalmente constatiamo che i giovani e le giovani più assidui alla lettura biblica sono anche i più sensibili e coinvolti nell'impegno sociale, culturale, politico e solidaristico. Quasi tutti fanno parte o di Amnesty International o del Comitato Antiapartheid, del Comitato di solidarietà con il popolo nicaraguense o di qualche gruppo di volontariato. Essi in città sono molto coinvolti nelle vicende che in questi anni sono nate attorno al carcere e all'ospedale psichiatrico. Perlopiù gli studenti hanno chiesto di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Non tutti hanno ricevuto il battesimo (nella nostra comunità non tutti i genitori battezzano i loro figli, e ciò per una precisa e motivata scelta teologica), ma partecipano abitualmente all'Eucaristia.
    In genere constatiamo che i giovani, sul filo dei vent'anni, chiedono di inserirsi nei gruppi biblici degli adulti: la nostra comunità è composta da quattro gruppi serali di adulti.

    Elementi di contesto comunitario

    I giovani che partecipano al gruppo di lettura biblica sanno di far parte di una comunità in cui leggere la Bibbia per poter incontrare la Parola di Dio è attività fondante, centrale, essenziale.
    Nella vita della nostra comunità la lettura biblica è fatta con una assiduità che solo Dio ha potuto regalarci. Nonostante le nostre mediocrità e le nostre stanchezze, il Signore non ha mai permesso che noi mollassimo questo «gesto» di grande speranza che è costituito dal trovarci, ogni settimana, per pregare, leggere la Bibbia, cercare la Parola, ascoltare e ascoltarci, confrontarci e lasciarci sfidare da questa Parola che non cessa di essere amica e nemica.
    Non c'è nessuna altra «azione», se si eccettua la celebrazione della Eucaristia, che rivesta tanta importanza quanto la lettura biblica.
    In comunità gli animatori richiedono costanza e ci propongono anche lo sforzo di selezionare gli «impegni» e di disciplinare il nostro tempo.
    Il gruppo dei giovani ha come animatore il presbitero della comunità. Con lui, spesso, i giovani cercano momenti di incontro anche personale per discutere, confrontarsi, approfondire particolari aspetti della ricerca avviata nel gruppo.
    L'animatore è molto esigente sotto il profilo del «lavoro esegetico» e cerca di avviare i membri del gruppo alla conoscenza e all'utilizzo delle introduzioni e dei commentari. A turno, senza che nessuno sia costretto, viene chiesto a una persona di preparare la preghiera con cui inizia il gruppo e a un'altra di «preparare l' esegesi», cioè di servirsi di alcuni strumenti per introdurre il gruppo alla ricerca.
    Questa è ormai una norma: ognuno cerca di appropriarsi di un minimo di strumenti ed è stimolato a servirsi dei libri che sono a disposizione per tale compito.
    Due o tre volte l'anno il gruppo dei giovani svolge il servizio della predicazione durante la celebrazione eucaristica e, allora, in tale circostanza si tenta (a volte si è riusciti) di comporre e «creare» l'intera preghiera eucaristica o canone.

    La dimensione ecumenica

    I giovani della nostra comunità non sono numerosissimi e, qualche volta, il gruppo non numeroso può rappresentare uno scoglio; normalmente questa realtà viene vissuta in modo normale e tranquillo. Essa ha, anzi, favorito una certa apertura ecumenica.
    Di fatto più volte l'anno alcuni giovani partecipano ad alcune iniziative indette dalla Federazione Giovanile Evangelica Italiana ed è per essi normale vivere esperienze di intercomunione (eucaristica) e di lettura della Bibbia con altri amici valdesi o protestanti in genere.
    Per la comunità di base di Pinerolo l'incontro e lo scambio con la comunità valdese locale ha costituito un arricchimento di cui non saremo mai grati a sufficienza al Signore.
    Anche le giornate diocesane dei giovani rappresentano per i giovani della comunità di base un'occasione per confrontarsi con altre esperienze.
    Per i giovani della comunità è stato importante conoscere queste diversità. Essi hanno, per esempio, constatato che pochissimi gruppi compiono una lettura sistematica (un libro della Bibbia letto da capo a fondo), mentre sono più numerose le realtà ecclesiali in cui la lettura biblica non costituisce una «attività» centrale o, comunque, viene compiuta scegliendo dei passi qua e là, oppure selezionati e ruotanti attorno a un argomento. Essi sono stati sorpresi dal fatto che l'utilizzo degli strumenti critici (introduzioni e commentari) non è molto diffuso in campo cattolico.
    Negli ultimi due anni il dialogo continuativo e l'amicizia con parecchi giovani (e meno giovani) stranieri, specialmente «marocchini», ci ha molto aiutato a scoprire i mille volti dell'unico Dio. Parecchi di questi nostri amici (che vengono in comunità per un corso di alfabetizzazione) sono credenti di fede islamica, e spesso si fermano con i giovani nella sede della comunità per momenti di convivialità e di racconto delle «loro storie». La loro esperienza di fede ha costituito uno stimolo.
    I giovani della comunità di base in queste settimane sono in prima fila nell'impegno per ottenere un locale moschea nella nostra città, proprio per favorire anche questo loro «diritto» umano. Ci ha molto interessato il loro racconto circa la loro esperienza di fede. Ci ha impressionato il loro metodo di lettura coranica che, a volte, è venato da un certo fondamentalismo. Ma questo non è il tempo per giudizi perentori verso fratelli dei quali è importante oggi conoscere in modo più approfondito il vissuto quotidiano, la cultura, il disagio esistenziale in quanto «stranieri» e «stranieri poveri».
    È sempre tonificante scoprire che Dio è più grande del cristianesimo e che la nostra via di salvezza non manifesta tutto l'amore di Dio e la sua salvezza, ma ne è soltanto una manifestazione parziale. Per noi, nel linguaggio ad intra, Gesù è la via della salvezza, ma la salvezza non si riduce alla via cristiana. Dio è sempre più grande della nostra esperienza. Gesù non rivela in modo esaustivo e esauriente il nome, il volto e l'amore di Dio.

    ALCUNE PAROLE SUL METODO

    In comunità si dà grande spazio e importanza all'utilizzo e allo studio dei metodi. I metodi storico-critici restano al centro della nostra attenzione, ma lettura ebraica, strutturalistica, femminista e sociologica sono perseguite con attenzione.
    In questi ultimi anni abbiamo posto più impegno a studiare le «prigioni ideologiche» e i «linguaggi violenti» della Bibbia. La lettura politica viene sempre più profondamente intrecciata con la lettura spirituale (non spiritualista).
    Ci sembra fondamentale crescere nella capacità di utilizzare seriamente gli strumenti e i metodi, conoscere le «tensioni» apologetiche, gli schemi culturali insiti in un testo, i condizionamenti polemici e i linguaggi istituzionali presenti nelle scritture ebraiche e in quelle cristiane, i linguaggi caricaturali e trionfalistici.
    Di tanto in tanto in comunità vengono lanciate giornate di studio, e alcuni giovani si inseriscono in questo lavoro di attrezzatura.
    Nel lavoro con il «gruppo giovani» e in tutti i gruppi di lettura biblica a noi è sempre risultato illuminante quanto scrisse Alex Stock: «I metodi prescrivono come si debba trattare un fatto in modo sistematico e controllabile per giungere a un determinato scopo. Essi hanno quindi un significato solo se sono usati rigorosamente e non in modo disordinato e impreciso. Ma proprio qui sta il pericolo metodologico. Quanto più rigorosamente essi vengono elaborati, tanto più si desta la volontà di potenza. Alla loro precisione si collega l'illusione che ad essi, soltanto ad essi, senz'altro ad essi, tutto sia subordinato. Essi minacciano così di imporsi come concezioni scientifiche del mondo, come teorie-idolo, che esigono dai loro fedeli ubbidienza e fedeltà... Ma la storia delle scienze dimostra che i fatti di cui ci occupiamo sono troppo complessi e refrattari per cadere senza volerlo nella rete di un metodo, specialmente di un solo metodo. La complessità e la resistenza del mondo hanno continuamente costretto sia alla rinuncia e alla correzione dei metodi, sia alla scoperta e all'invenzione di metodi nuovi. La sostanziale eccedenza dei fatti, nel nostro caso dei testi, impone una volontaria rinuncia al dogmatismo metodologico di qualsiasi specie... I metodi sono tentativi di approccio. Essi devono aprire al lettore e all'ascoltatore vie d'accesso e possibilità di stabilire connessioni. Solo un insieme aperto di metodi rende giustizia a questo compito» (Umgang mit theologischen Texten).
    Quando un metodo è un idolo, diventa una prigione che sbarra le porte al «cammino» della Parola vivente di Dio. Preghiera, fantasia, coscienza della relatività e parzialità della propria lettura, consapevolezza di leggere sempre e comunque con i «miei» occhi e il mio «piccolo» cuore, mi invitano a una lettura più corale ed «ecclesiale» in cui ha grande parte e rilevanza la lettura «altra» dalla mia o nostra.
    Imbalsamare la Bibbia dentro un solo metodo significa inibire la sua «capacità» di fiorire in tutte le sue stagioni e in tutti i suoi colori.

    Scrittura e preghiera

    Nessun significato è il significato e, se impariamo a fare silenzio davanti a un testo (anche il silenzio ha le sue voci e le sue risonanze), diventiamo più disponibili a lasciarci interpellare e ferire, consolare e risvegliare dalla Parola del Dio vivente.
    Senza preghiera la Scrittura resta «Bibbia», e non diventa Parola di Dio detta a me, rivolta a me, a noi.
    Separare rigore metodologico e cuore aperto all'interpellazione significa compiere una lettura zoppa.
    Sotto questo aspetto la nostra comunità cerca di valorizzare, anche a partire dal gruppo dei giovani, le diverse sensibilità, ma privilegia sempre di più i momenti di parola che chiama a vita nuova, le giornate di spiritualità, le esperienze in cui prevalgono gli elementi di gratuità.
    Forse uno degli elementi sui quali stiamo insistendo di più è la costruzione di una spiritualità che attinga dal cibo della Parola le forze per resistere al colonialismo dei cuori che il fascino del nulla sta esercitando in questa civiltà occidentale.
    Una eco di questa riflessione comunitaria (in cui verifichiamo anche le nostre cadute e le nostre incoerenze) è rintracciabile nei due ultimi volumi pubblicati in questi mesi: «Preghiere» e «Stirpe di Giona».
    In essi ho tentato di evidenziare quanto la Parola di Dio metta in risalto la nostra «distanza» da Lui e la «spinta fiduciosa» che il Signore continua a donarci.
    La benedizione-lode al nome di Dio rimane la prima e l'ultima parola di molte nostre letture bibliche. È in questa direzione che cerchiamo di lavorare anche nel gruppo dei giovani: scoprire che Dio non è assente dalla nostra vicenda umana di tutti i giorni.

    PAROLA E VITA QUOTIDIANA

    Per noi resta tuttora una gioiosa constatazione il fatto che la lettura settimanale della Bibbia è fonte inesauribile di novità. Se sovente la Bibbia è «pane duro», dobbiamo constatare che sempre di più essa diventa viva e stimolante. Dopo tredici anni di lettura continua della Parola di Dio, ora abbiamo più voglia di leggerla, di scontrarci con essa, di rileggere e di ascoltare: «La Parola di Dio cresce con chi la legge», direbbero i Padri.
    Per noi è sempre più importante esaminare con «quale cuore» leggiamo la Bibbia, accendere il desiderio, accrescere l'ascolto, approfondire la «ruminatio», scatenare l'intuizione, liberare l'emozione, accogliere il vissuto e la «narrazione» esistenziale dell'altra/ o, dare spazio alla preghiera e valorizzare il silenzio.
    Dentro la vita di ogni giorno cerchiamo di tenere sempre «aperta» la Bibbia. «Come Dio stesso dal roveto ardente chiamò Mosè per nome, così la Scrittura chiama per nome ciascuna persona alla quale essa viene annunciata» (P. Eicher). Ancora il giorno prima della morte, Lutero confessava: «Nessuno pensi di aver già assaporato abbastanza la sacra Scrittura, neanche se avesse avuto familiarità con i profeti per cent'anni... Siamo mendicanti. Ecco la verità».
    In qualche modo crediamo indispensabile, come diceva ancora Lutero, «affaticarci fino allo stremo sulla Bibbia».
    Stiamo deponendo la presunzione di «rubare i segreti» alla Bibbia alla prima lettura, e tentiamo di passare dai molteplici significati al «senso»: cammino fecondo e difficile- «Un testo è un testo solo se nasconde al primo sguardo, al primo venuto, la legge della sua composizione e la regola del suo gioco» (J. Derrida).
    Per noi questa linea di marcia, questa direzione di lavoro, si concretizza in alcune scelte che continuamente sottoponiamo a correzioni e revisioni.
    Riteniamo che spesso, anche nel nostro movimento, si è chiusa la Bibbia anche per il fatto che si è creduto di fare lettura biblica, e non ci si è attrezzati dei necessari strumenti sul piano ermeneutico ed esegetico. Se da una parte ci preme promuovere al massimo lo «scontro-incontro» con la Parola di Dio in piena spontaneità, dall'altra cerchiamo di rimuovere gli approcci semplicistici e ingenui al testo biblico. Su questo terreno la nostra piccolissima esperienza ci dice che è assolutamente necessario disporre in comunità di una solida preparazione, mantenersi in continua ricerca, intrecciare i metodi, rinnovare le metodologie, poter contare su persone che si qualifichino per tale servizio. Perseveranza e appropriazione di strumenti ci paiono necessarie per rendere vivo e stimolante il confronto sulla Parola di Dio e per trarne nutrimento.
    Razionalità ed emozione, preghiera ed esegesi non si escludono affatto, ma si integrano e si intrecciano con molta semplicità. In ogni caso occorre vedere dove sta il nostro cuore, che genere di coinvolgimento viviamo, perché «se Dio non sta nel cuore, non potrai trovarlo in nessuna parte del mondo» (in La spiritualità ebraica, pag. 85).

    Diventare «soggetti leggenti»

    La lettura assidua della Bibbia ha contribuito a creare dei «soggetti leggenti» più consapevoli e autonomi. Anche qui, nulla di perfetto o di miracolistico, ma un cammino di crescita reale per parecchie persone.
    Generalmente, nella nostra esperienza, i più coinvolti nella lettura della Parola di Dio sono coloro che sono anche più attivi sul piano politico, sul terreno della solidarietà. Per la donna soprattutto, abituata ad «ascoltare» la predicazione e la riflessione di altri, diventare soggetto leggente comporta un modo nuovo di vivere se stessa e la propria presenza nel mondo e nella chiesa.
    Ma diventare soggetti non è mai il risveglio improvviso della fata; piuttosto è una «tensione» in cui si vive, una direzione in cui ci si muove tra mille contraddizioni, tra uscite in avanti e risucchi all'indietro.
    Per questo nella nostra comunità ci sembrano significative anche le pagine paludose, prive di sublime che si trovano (in gran numero, in verità!) nella Bibbia. Si diventa soggetti nella fertile bassura dell'esperienza e non sul pinnacolo del tempio o nell'isola dei filosofi. Nella Bibbia Dio parla dal monte e dalla palude.
    Il gruppo di lettura biblica diventa così anche luogo pedagogico, cioè uno spazio comunitario in cui si possono tenere aperte le tensioni e le contraddizioni; in cui non ci si vergogna del quotidiano, anche più banale (così presente in noi e nella Bibbia), e si tenta di realizzare delle dinamiche di accoglienza, di stimolo, di «appoggio» e di accompagnamento sororale e fraterno. Lì se la Parola illumina la vita è anche vero che la vita fa luce sulla Parola, aiuta a scavare e solleva gli interrogativi cocenti che vengono dall'esistenza. La vita è il martello che batte sulla roccia della Parola e fa sprizzare schegge e scintille. Vita e Parola stanno anche in rapporto di sfida: «La tua Parola, o Signore, è il nostro avversario». La Parola amica resta pur sempre una Parola che «morde» nelle nostre carni.
    Quando sorge il sole, si può spegnere la luce. È il sole della Parola di Dio che ci può permettere di fare a meno di tante lampadine artificiali
    Ma non possiamo illuderci: l'incontro con la Parola di Dio (se non voglia- mo ridurci alla religione del libro) è un evento sempre nuovo: «Nulla è più dannoso dell'uomo che s'inganna e sogna di essere in grado di credere e di capire adeguatamente il vangelo» (M. Lutero).
    Insomma, il bello e il tragico della nostra avventura di povere cristiane e di poveri cristiani, di un po' troppo comodi figli di Adamo e di scomode figlie di Eva, non sta forse - anche - in questo tentativo felice e travagliato di tenere insieme, nell'intreccio e nella «differenza», il Dio di Gesù e il mondo degli uomini e delle donne? La storia è già lunga, eppure siamo sempre agli inizi Più che correre sulle strade già tracciate sovente, ci troviamo a costruire sentieri. Ma se nessuna/o di noi ha mai olio sufficiente per «ogni tempo», è ancor più vero che la lettura della Parola di Dio mantiene le nostre lampade accese. È già un «miracolo».