L'associazionismo giovanile per il tempo libero



    Alberto Valentini

    (NPG 1991-07-29)


    Le riflessioni che svolgeremo sono condotte alla luce del Terzo Rapporto IREF sull'associazionismo sociale.1 Ora, uno degli aspetti più interessanti che emergono da esso riguarda il mondo giovanile. L'analisi ha evidenziato non solo il notevole numero di giovani che impegnano il loro tempo libero nell'associazionismo, ma anche il ruolo che quest'ultimo gioca nei loro riguardi, come invito ad entrare in un itinerario di maturazione umana, sociale e tendenzialmente cristiana.
    Il Rapporto dà perciò la possibilità di verificare il comportamento di giovani che sfuggono il pericolo di considerare il tempo libero soltanto come qualcosa da consumare o per consumare, e lo vivono invece come possibilità di incontro con i coetanei, di crescita, di dedizione agli altri.
    Si tratta però di una minoranza che ha il merito di muoversi in controtendenza e che dovrebbe rappresentare un sicuro punto di riferimento circa i possibili sviluppi futuri.

    L'ASSOCIAZIONISMO SOCIALE

    Il Rapporto ha preso preliminarmente in esame una categoria più am
    pia riferita al pro-sociale, cioè a tutte le forme associative, incluse quelle partitiche, sindacali, professionali, cooperativistiche e più squisitamene sociali. In questo contesto l'associazionismo sociale è quello rappresentato «dalle formazioni sociali» che promuovono e praticano collettivamente il libero incontrarsi per stare ed operare insieme, per soddisfare un intimo bisogno di intrattenere relazioni umane disinteressate e/o per compiere azioni di solidarietà verso il prossimo. Si tratta di solidarietà attiva, senza fini lucrativi, che dà in cambio autogratificazione e un certo «potere» sociale di rappresentare le altrui istanze e bisogni.
    L'associazionismo sociale di norma si organizza secondo modalità demo- cratiche, anche se tale regola non è cosí diffusa quanto potrebbe ritenersi. Esso sviluppa, attraverso la sensibilizzazione dei soci e i servizi che realizza, la crescita del volontariato: il 51% di coloro che fanno associazionismo sociale è anche impegnato in azioni gratuite.
    Nel complesso l'associazionismo rappresenta una palestra nella quale si impara concretamente a progettare e a verificare i risultati conseguiti. Si testimoniano e praticano valori di solidarietà, di gratuità e si impara - ma non vi è ancora sufficiente attenzione - l'importanza delle regole democratiche (si noti che soltanto la metà delle associazioni dimostra un rigore sufficiente nei confronti dell'esercizio della democrazia interna).
    In Italia, nel 1989, si associava nel pro-sociale il 28% dei cittadini tra i 18 e i 74 anni. Di questi il 12% era impegnato nel sociale ed il 4% nella cooperazione.
    Su 11 milioni di persone associate, 4 milioni e 800 mila erano nell'associazionismo sociale e 1 milione e 600 mila nella cooperazione.
    I restanti risultavano distribuiti nelle professioni, nei sindacati e nei partiti.
    Se si pone l'attenzione sull'apporto dell'associazionismo sociale si osserva che esso rappresenta:
    - innanzitutto una dimensione permanente che promuove valori e che rappresenta con i suoi servizi l'anello mancante e di collegamento tra i 2/3 della popolazione «integrata» ed 1/3 di popolazione che stenta e rischia di rimanere al di fuori dei circuiti promozionali.
    Si tratta, tra l'altro, di una realtà che manifesta una variegata capacità di autorganizzazione, attraverso molteplici forme che sinteticamente si raggruppano nel privato-sociale. Questo contributo si colloca tra Stato e mercato, nel senso che opera con il consenso dell'utenza e sviluppa un'azione di qualità nel segno dell'interesse collettivo con supporto pubblico;
    - in secondo luogo una dimensione che ricerca la sua autonomia soprattutto dalle ingerenze dei partiti, ma anche da quelle dei sindacati. Autonomia non vuol dire estraneità dalla vicenda politica complessiva. Anzi molti quadri dei partiti e dei sindacati, ma anche dirigenti delle pubbliche istituzioni, provengono dall'associazionismo sociale. Esso si sforza di rappresentare una forza sociale dotata di propria capacità di autopropulsione e di rappresentanza. Per questo collabora maggiormente con gli esperti ed è alla ricerca di modalità di raccordo, trasparenti e funzionali, con le pubbliche istituzioni;
    - in terzo luogo una dimensione che raccorda il circuito «virtuoso» della promozione con quello «vizioso» dell'emarginazione. In questo senso l'associazionismo sociale promuove un servizio sempre più importante in una società complessa, perché sviluppa l'impegno gratuito di chi ha raggiunto una posizione di maggior tranquillità verso chi non riesce a tenere il passo e rischia l'emarginazione. Sono infatti gli imprenditori-liberi professionisti, i dirigenti e gli impiegati, a partecipare proporzionalmente in maggiore misura degli altri gruppi sociali.

    L'ASSOCIAZIONISMO GIOVANILE

    In questo contesto si può osservare la specificità propria dell' associazionismo giovanile (purtroppo il Rapporto non consente di prendere in esame l'associazionismo prima dei 18 anni) I due raggruppamenti considerati sono quelli caratterizzati dall'uscita dall'adolescenza e inizio della giovinezza (18-24 anni per un totale di 1 milione 470 mila giovani) e quello dell'inserimento e sviluppo lavorativo e sociale (25-34 anni per 2 milioni 131 mila giovani).
    Se si mettono a confronto queste due «condizioni» giovanili, si possono evidenziare alcuni fenomeni:
    - si osserva una crescita significativa di partecipazione (quasi 4 punti) tra il primo e il secondo raggruppamento: evidentemente l'associarsi aiuta l'inserimento sociale e forse anche la ricerca del lavoro;
    - si partecipa inizialmente di più all'associazionismo sportivo e a quello ricreativo, culturale e del tempo libero. Emergono successivamente anche motivazioni legate all'associazionismo professionale e sindacale. Per quanto riguarda lo sport, dapprima viene praticato come pura ricreazione, poi come fattore collegato alla ricerca di mantenimento della salute psico-fisica;
    - si vede che nell'associazionismo dei più giovani prevale il desiderio di stare con i pari età (ricerca di identità, accettazione reciproca, sperimentazione espressiva, ecc.), mentre tra i più maturi si punta al raggiungimento di obiettivi di interesse generale (professionali, sindacali, sportivo-culturali, ricreativi, ecc.), con allargamento degli orizzonti mediante viaggi all'estero e interesse anche per problemi internazionali;
    - si evidenzia invece un'adesione numerica analoga sia se si considerano i lavoratori dipendenti che i laboratori autonomi.

    IL VOLONTARIATO GIOVANILE

    Si può allora prendere atto che prima si sviluppa l'associazionismo giovanile nella parrocchia (si pensi all'importanza della cresima in età matura), nella scuola, nelle associazioni scoutistiche, nei gruppi religiosi.
    Successivamente cresce la consapevolezza che è anche attraverso l'azione volontaria che si realizza una presenza significativa nella società: cresce perciò il tasso di partecipazione al volontariato (dal 14.9% dei più giovani, si passa al 18% dei più maturi).
    Ma in quale ambito troviamo più numerosi i giovani volontari?
    Se si considera l'ambito assistenziale si osserva che prevale l'impegno come donatori di sangue, per gli handicappati, per i minori e gli anziani.
    Se si osserva la partecipazione in campo civico si passa da un impegno iniziale giovanile nell'ambito religioso e sportivo, ad una pluralità di presenze dei maggiori negli ambiti educativo e sociale, pacifista, di protezione civile e anche politico, ricreativo e culturale.
    Non vi è dubbio che dal confronto dei due momenti di partecipazione volontaria si vede che nel campo dell'impegno assistenziale si procede da un atto di generosità dei più giovani alla ricerca di un rapporto umano più diretto e permanente dei meno giovani.
    Così come nell'ambito dell'impegno civico si passa, sempre nei due momenti considerati, da una prevalenza di impegno religioso e sportivo a un coniugare le proprie motivazioni-capacità con l'offerta volontaria.
    Il passaggio attesta il divenire della maggiore maturità che certamente è conseguenza logica degli anni, ma anche frutto dell'esercizio dell'associazionismo prima e del volontariato poi, che aiutano la crescita nel segno della solidarietà e dell'impegno concreto.

    DOMANDA GIOVANILE

    Non vi è alcun dubbio che si è di fronte ad una domanda giovanile particolare, perché chi si associa e compie azioni di volontariato ha generalmente più spessore ed è più motivato sotto il profilo dell'apertura umana e cristiana.
    Domanda giovanile particolare dunque, anche se ancora minoritaria, essa può servire come punto di riferimento per sviluppare un'offerta che vada nella direzione più opportuna e penetrante, capace di allargare il consenso verso altri giovani.
    Si può così cogliere preliminarmente una triplice richiesta:
    - il giovane ha bisogno di trovare nel gruppo dei pari, e di conseguenza nell'associazionismo, un momento di libera adesione, di ricerca di identità;
    - la ricerca di identità si compie con maggiore autonomia se è supportata da momenti di formazione e collegata ad esperienze autogestite;
    - le esperienze proposte, da un lato debbono dare risposte alle motivazioni di solidarietà umana che si vogliono testimoniare, e dall'altro debbono essere in qualche modo funzionali anche ad un percorso di preparazione professionale.
    Queste tre domande concretamente espresse dai giovani si riallacciano alle trasformazioni in atto nel lavoro. Si tenga infatti presente che il lavoro sta cambiando. Sotto il profilo qualitativo occorre sottolineare che oggi si richiede di esercitare maggiore capacità di iniziativa e perfezione qualitativa. Si consideri inoltre che in futuro un gio vane su tre sarà lavoratore autonomo.
    Vanno perciò tenuti presenti questi cambiamenti in atto anche nell'orientare le iniziative di tempo libero, non sottovalutando il fatto che l'associazionismo sindacale (lavoro dipendente) appare nel Rapporto già di eguale peso rispetto a quello professionale (lavoro indipendente).
    Il lavoro indipendente tende a crescere con lo sviluppo della terziarizzazione (dall'artigianato, al commercio, ai servizi per le imprese, allo sviluppo di forme associate a partire da quelle cooperative).
    Oggi sussistono già circa 6 milioni di imprenditori, lavoratori autonomi e liberi professionisti, con tendenza ad un ulteriore incremento per effetto di tre evoluzioni già in atto:
    - il naturale passaggio dell'impresa al proprio figlio;
    - la personale iniziativa per passare da lavoratore dipendente ad autonomo;
    - la crescita del lavoro realizzato in forma associata (cooperativa, societaria, ecc.).

    CONCLUSIONI

    La domanda giovanile, e quella di scenario, suggeriscono alle associazioni che curano le iniziative per il tempo libero di seguire un itinerario più o meno intensamente sui seguenti punti:
    - dovrà essere lasciata particolare libertà nella formazione dei gruppi tra pari, in modo che il giovane abbia soddisfatto il desiderio di sentirsi accettato e di condividere qualche esperienza con i pari preferibilmente nei campi sportivo, turistico, culturale;
    - particolare cura dovrà essere posta nel dare supporto ai gruppi attraverso forme e spazi di autogestione, progettualità, inziativa, anche con la simulazione di piccole imprese cooperative;
    - il rispetto delle regole democratiche appare uno degli aspetti di maggiore importanza, e in tale prospettiva sarebbe opportuno favorire l'autogoverno organizzato dei gruppi;
    - per sostenere il passaggio dall'associazionismo al volontariato sarà opportuno innestare delle attività formative professionali perché, oltre a qualificare l'impegno del volontario, si darà così, a ciascuno, un apporto atto a favorire la ricerca di un autonomo inserimento lavorativo;
    - sarà bene porre momenti di riflessione sulla ricerca di coerenza umana e cristiana circa il rapporto tra impegno lavorativo ed etica collegata a livello personale e anche generale (rapporto etico tra economia ed istituzioni pubbliche).
    Oltre a queste linee interne si possono considerare anche alcune attenzioni esterne all'associazionismo giovanile per il tempo libero, poiché i giovani sono spesso posti di fronte ad una pluralità di offerte che, almeno nell'apparenza, mostrano volti particolarmente allettanti.
    Occorre allora tenere conto che:
    - le offerte di mercato divengono più qualitativamente ricche di contenuto, sempre più mutuate dal sociale e ripresentate in modo spesso più professionale;
    - le istituzioni pubbliche sovente non sanno o non vogliono compiere scelte precise di sostegno all'azione dell'associazionismo sociale e delle sue forme di servizi ispirate al no-profit, alla democrazia, alla solidarietà, alla donazione gratuita dei volontari.
    La maggior concorrenza espressa dal mercato nelle offerte di tempo libero giovanile, insieme alle indecisioni della pubblica amministrazione, portano a considerare opportuno sviluppare un'azione nelle seguenti direzioni:
    - l'associazionismo giovanile per il tempo libero, ricreazione e cultura, dovrebbe impegnarsi in un'azione di collaborazione stretta con le associazioni sportive in chiave di continuità di elaborazione e di proposta. Se ne avrebbero reciproci vantaggi, perché a fronte di una proposta più ricca ed articolata secondo l'età e i bisogni, si potrebbe beneficiare dei maggiori sostegni offerti dalle pubbliche istituzioni alla promozione sportiva. D'altronde il binomio sport e cultura appare, nel tempo, più interessante che la sola proposta sportiva;
    - l'attività di collegamento con le altre associazioni diviene sempre più necessaria se si intende incidere nei confronti delle pubbliche istituzioni in termini di rappresentanza di interessi e bisogni collettivi. Le convenzioni inter- associative a livello locale, regionale e nazionale dovrebbero diventare una modalità cardine della vita dell'asso ciazionismo al servizio della collettività;
    - l'attività di promozione e sviluppo della formazione professionale per gli operatori e i volontari addetti al tempo libero dovrebbe beneficiare di sostegni da parte della pubblica amministrazione abbinata anche all'azione di informazione, supporto ed assistenza tecnica.
    In questa visione l'associazionismo giovanile per il tempo libero tende allora a divenire, innanzitutto, un momento di ricerca e di supporto per la crescita dei giovani nel segno del personalismo cristiano.
    L'uomo e la donna che aspirano a dotarsi di una personalità completa abbisognano di un approccio fermo sui valori e sull'etica, ma flessibile nell'attitudine sperimentale attraverso la fissazione di ipotesi e la loro verifica empirica.
    In tale modo sembra possibile sostenere la formazione dei giovani con qualità utili contemporaneamente sul lavoro e nell'impegno sociale.
    In secondo luogo l'impostazione ipotizzata tende a superare le dicotomie sempre possibili tra tempo libero e lavoro.
    La ricerca di continuità e coerenza cerca di far assimilare modalità di impegno riproponibili anche sul lavoro.
    In questa luce di difficile ma possibile ricerca di coerenza interna, va rifiutata la concezione del tempo liberato dalla penosità del lavoro.
    Il rifiuto va motivato con l'accettazione della diversità di significato formativo e promozionale dei due momenti.
    Da qui si può senz'altro arrivare all'ultimo punto, che è quello rivolto a sottolineare che ricercare di apportare nel lavoro, in temini critico-costruttivi, gli atteggiamenti e i comportamenti acquisiti nell'associazionismo e nel volontariato, vuol dire impegnarsi per trasferire nel tempo libero un cambiamento e il miglioramento qualitativo del lavoro.


    NOTA
    1. IREF, 3° Rapporto sull'associazionismo sociale (con il patrocinio del CNEL), Ed. Tecnodid, 1990.