Irene Novelli e Vittorio Delpiano
(NPG 1991-07-77)
L’esperienza che raccontiamo è quella vissuta da un gruppo di preadolescenti in compagnia di una comunità monastica per scoprire la Bibbia dentro la vita. È con l'aiuto di una di loro che ci viene raccontata.
L'iniziativa è nata in seguito al desiderio e alla richiesta di un gruppo di ragazzi e ragazze di trascorrere qualche giorno in gruppo nella comunità monastica di San Benedetto Belbo.
Il gruppo era composto da cinque ragazzi e cinque ragazze di Santo Ste fano Belbo, un paese situato nelle colline delle Langhe, tra vigneti, nocciola- ti e boschi dell'Albese.
I ragazzi hanno tutti frequentato la prima classe della scuola media. Si tratta di un gruppo omogeneo di compagni di scuola, abbastanza affiatato, una «banda» di amici di paese, già reduce da esperienze di gruppo parrocchiale e alcuni anche dall'esperienza dei campiscuola. Alcuni hanno scelto spontaneamente di vivere l'esperienza con i monaci, altri si sono aggregati ai compagni nell'avventura.
LE GIORNATE CON I MONACI
Tutti avevano chiaro che non si trattava né di un camposcuola e neppure di una vacanza, ma di una esperienza un po' strana e avventurosa: quella di trascorrere una settimana con i monaci, sperimentando la loro vita, per coglierne il segreto. Si trattava dunque di una settimana speciale sotto tutti gli aspetti.
La giornata della conoscenza
La prima giornata è trascorsa nella sistemazione, nella conoscenza e nella esplorazione della casa e dell'ambiente circostante, perché divenisse luogo familiare. Alcuni di questi ragazzi erano già stati nella comunità con i loro genitori, cosicché essi aiutavano gli altri a scoprire tutte le cose nuove: gli animali della stalla, e quelli più abbordabili come i cani, i gatti, i conigli; poi le api, i laboratori, la chiesetta, con i monaci e gli ospiti, con tutte le loro attività.
La strutturazione della giornata tipo, fin dal primo giorno, ricalcava quella abituale dei monaci, con alcuni piccoli adattamenti. E le attività del corso della giornata erano tutte svolte insieme ai monaci e agli eventuali ospiti della comunità.
L'orario il seguente:
- ore 7 sveglia e levata
- ore 7,30 preghiera del mattino
- ore 8 colazione
- ore 9-11 incontro di gruppo di ricerca e riflessione
- ore 11-12,30 lavoro
- ore 12,30 preghiera di mezzogiorno
- ore 13 pranzo e ricreazione
- ore 15-16,30 incontro di gruppo
- ore 16,30-18 lavoro
- ore 18-19 riflessione personale, silenzio
- ore 19 preghiera della sera
- ore 21,00 compieta e riposo.
I ragazzi hanno accettato questa proposta di orario, anche se all'apparenza molto strutturata e sulla misura della vita degli adulti.
Per loro assumeva carattere di avventura, di esperienza nuova.
Rappresentava la sfida e un'occasione eccezionale di mettere alla prova la loro capacità di «entrare nel mondo dell'adulto».
Hanno subito formato due gruppi per il lavoro di ricerca e di riflessione, e poi diversi gruppetti per quelle altre attività come il lavoro nell'orto, in campagna, alle api o nei laboratori, i turni per l'aiuto in cucina, le pulizie, gli altri servizi quali la cura del pollaio e degli altri animali.
Preoccupazione costante nell'organizzare la loro avventura è stata quella di non lasciare fuori dall'esperienza nessun aspetto della vita reale della comunità.
Inimmaginabile la sollecitudine manifestata dai ragazzi nel prendere a cuore i loro impegni e nell'assumere con serietà ogni loro incarico. Finalmente qualcuno che attribuiva loro la responsabilità e lo status dei grandi!
È stato come un grande gioco, sostenuto con regole ben precise e accettate, alle quali nessuno è sottratto.
E così venne sera e poi fu mattimo, il primo giorno.
Il giorno dello comunità
La seconda giornata viene dedicata alla conoscenza della comunità. Un monaco racconta loro della sua vita, dei suoi progetti, e si sottopone alla tempesta delle loro domande curiose.
Viene messa in rilievo la grande differenza con la vita «normale» vissuta a casa dei ragazzi.
Alcune «cose strane» balzano in evidenza: il modo di pregare, l'abitazione isolata, lo stile di vita, la mancanza di tante cose che a casa sembrano indispensabili: per esempio non c'è la televisione e sembra che qualcuno riesca a vivere anche senza di essa.
Perché questa differenza tra la vita dei monaci e la vita di tutti i giorni della gente?
Per aiutare a capire che dietro ai gesti e alle cose che si fanno, c'è un senso, un «segreto» che non appare subito, ma che deve essere cercato.
Poi i gruppi preparano un cartellone sul quale visualizzano quello che hanno scoperto sulla comunità e le cose importanti che hanno trovato in essa.
I cartelloni sono costruiti utilizzando la tecnica del disegno o quella del collage di foto ritagliate da riviste.
Al pomeriggio un altro cartellone mette in parallelo la giornata dei monaci e la giornata ordinaria di vita dei ragazzi in famiglia.
Alla sera ha luogo una verifica dei due giorni vissuti intorno ad alcuni punti:
- le mie impressioni;
- le cose più strane che ho trovato;
- come io mi sono inserito nella vita della comunità;
- che cosa mi è stato più difficile accettare;
- come sono entrato nel clima di preghiera;
- come ho vissuto il lavoro;
- qual è il significato del silenzio;
- dobbiamo continuare o no?
La strana vita «diversa»
Alcune risposte tratte direttamente dalla testimonianza dei ragazzi illustrano in maniera molto chiara l'impatto con un'esperienza fuori dell'ordinario; Eccone alcune.
Le impressioni:
«È la prima volta che vivo in un posto del genere»; «Sapevo che mi sarei trovata bene!»; «Ho avuto un'impressione strana!»; «Mi aspettavo un monastero chic...».
Per quanto riguarda le «cose strane» ritrovate, hanno indicato: la preghiera; l'andata a letto presto alla sera; i tavoli senza tovaglia.
Un punto della verifica chiedeva di valutare il proprio inserimento nella vita della comunità; ecco alcune risposte:
«Spero di aver capito come si vive qui»; «Spero bene»; «Non so»; «?».
Riguardo alle difficoltà incontrate, i ragazzi hanno indicato: il silenzio alla sera; cantare i salmi; il lavoro.
Il quinto punto della verifica toccava il clima di preghiera. Ecco alcune risposte:
«Ho fatto abbastanza difficoltà»; «Non sapevo bene come fare»; «La prima volta ero un po' stupita».
Si era inoltre chiesto ai ragazzi di raccontare come avevano vissuto il lavoro». Cosí si sono espressi:
«Faccio un lavoro che mi piace»; «L'ho preso come un dovere»; «Il lavoro è noioso».
Intorno al significato del silenzio, cosí hanno risposto: «Il silenzio serve per meditare»; «È una specie di preghiera»; «Il suo significato non l'ho ancora capito.
Alla alternativa contenuta nella verifica se continuare o tornare a casa al paese, tutti sono stati del parere di continuare.
Poi fu sera, poi fu mattina, secondo giorno.
La giornata del «segreto delle cose»
La terza giornata è dedicata alla ricerca del «segreto delle cose».
Alla luce di quanto ha detto Gesù: «Ti ringrazio, o Padre, che hai nascosto queste cose agli intelligenti e ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli».
L'attività del lavoro dei gruppi consiste nell'andare alla ricerca di quelle cose (oggetti) che hanno un significato segreto, oltre a quello che hanno generalmente nella vita di tutti i giorni.
Per esempio, sono stati indicati: il mare, i monti, il pane, l'albero, un dolce.
Si tratta praticamente della ricerca di un «significato simbolico» che noi attribuiamo a diversi oggetti. Dunque le cose possono diventare simboli.
In un secondo momento la ricerca si sposta ai Vangeli.
I ragazzi e le ragazze si sono dimostrati ben allenati a scorrere i testi del Nuovo Testamento.
A scuola avevano un buon laico insegnante di religione che li aveva abituati ad accostare i testi.
La ricerca dei due gruppi si dirige sul Vangelo di Matteo: un gruppo attorno ai primi quattordici capitoli, l'altro lavora su quelli restanti.
Nella ricerca per vedere come Gesù fa scoprire il segreto delle cose, s'imbattono in Matteo 15,13: gli alberi; Mt 15,27: i cagnolini; Mt 15,29: la collina; Mt 15,34: i pani e i pesci; Mt 16,3: il cielo; Mt 17,20: la senape; Mt 18: la mano e i piedi, ecc...
La verifica della sera è invece sul senso dei salmi.
La conclusione è che la preghiera dei salmi, anche se è difficile, nasconde un segreto: è la preghiera di Gesù.
Poi fu sera e poi fu mattina.
La domenica: giorno speciale
Il quarto giorno coincide con la domenica.
In esso non ci sono le attività ordinarie degli altri giorni. Il tempo del mattino viene dedicato per preparare i canti per la messa. Il Vangelo della domenica è tratto da Matteo 13,1-9: la parabola dei diversi terreni.
I ragazzi intervengono nella riflessione. Ognuno si identifica con un tipo di terreno. Segue poi il pranzo comunitario della festa.
Al pomeriggio si trascorre un po' di tempo con la comunità dei monaci a passeggio per i boschi.
Alcuni genitori e amici fanno visita ai ragazzi e alla comunità. Tutti si coinvolgono nell'accoglienza.
La verifica della sera è costruita attorno ai punti fondamentali della vita comunitaria: il silenzio, la preghiera, il lavoro, l'accoglienza...
Poi fu sera e poi fu mattino.
Un giorno per conoscere Gesù
Il giorno seguente è dedicato alla conoscenza di Gesù. Il tema è: gli amici di Gesù; sono essi che lo hanno conosciuto meglio. Egli si sceglie degli amici per spiegare loro il segreto delle cose.
I gruppi preparano ciascuno un cartellone, sempre con le solite tecniche.
Il primo cartellone vuole esprimere Gesù che si sceglie degli amici. Allora il gruppo raffigura Gesù al centro del cartellone con delle linee che lo uniscono ai vari personaggi che Lui si è scelto come amici: Pietro, Giacomo e Giovanni, gli Apostoli, la Samaritana, Marta e Maria, Zaccheo.
Il secondo gruppo invece illustra, al contrario, gli amici che cercano Gesù: sono l'indemoniato, il cieco, il paralitico, Giairo, il centurione, la donna malata.
L'incontro del pomeriggio è utilizzato per rivedere insieme la ricerca dei gruppi e per offrire delle spiegazioni ai diversi interrogativi che emergono. Si termina la compilazione dei cartelloni, e così ognuno può scegliere, tra i diversi amici di Gesù, quello che preferisce e comunica a tutti il motivo della sua preferenza.
Alla sera preghiera silenziosa o adorazione, a turno, in cappella.
Poi fu sera e poi fu mattino.
Un giorno a pranzo con Gesù
Il tema della sesta giornata è così formulato: Gesù invita i suoi amici a pranzo.
Per svelare più a fondo il suo segreto, Gesù invita i suoi amici ad una festa, ad un pranzo.
Il lavoro dei gruppi consiste nel cercare nel Vangelo i passi dove si parla di un banchetto. Vanno annotati i particolari, gli atteggiamenti di Gesù, quelli dei commensali e della gente.
Poi i gruppi scelgono uno dei banchetti narrati nei vangeli per poterlo re citare in forma di sacra rappresentazione. Viene scelta l'Ultima Cena. Il pomeriggio è dedicato alle prove e ai preparativi per la rappresentazione, che ha luogo dopo cena. In questa attività si esprime tutta la capacità dei ragazzi e delle ragazze nel vivacizzare la scena, con un realismo simpatico e con una realizzazione attiva e aderente alla vita concreta.
In questa giornata i due gruppi hanno preparato a turno il pranzo e la cena per tutta la comunità, curando, oltre alla cucina (!), la forma e il rito del pasto comunitario: addobbi del refettorio, dei tavoli, delle frugali portate, con garbo e serietà.
Poi fu sera e poi fu mattina, un altro giorno.
La festa del «santo»
Il giorno 11 luglio è la festa di San Benedetto, il patrono della comunità, cui i monaci si ispirano.
Per capire il segreto di Gesù occorre pensare e meditare la sua parola.
Questo giorno è un giorno di riflessione personale sulla parola di Dio.
Dopo che è stato spiegato il metodo di lavoro e di riflessione, ognuno sceglie un brano del Vangelo che gli è scorso davanti agli occhi nei giorni passati. Viene invitato a leggerlo attentamente, a scrivere le parole più interessanti, poi gli insegnamenti, ed è invitato a trovare un collegamento con quello che hanno vissuto in questi giorni.
Sono anche invitati a pregare e meditare in silenzio.
Alla sera si mette in comune la «lectio divina» dei ragazzi.
Ecco una sintesi.
* Irene sceglie la trasfigurazione, Mt 17,10.
Tra le parole più interessanti indica: «Gesù prese con sé»; «Fu trasfigurato»; «Signore, è bello stare qui!»; «I discepoli caddero a terra»; «Non parlate con nessuno di questa visione».
Gli insegnamenti che ha raccolto: stare bene con Gesù per poi stare con gli altri.
Il riferimento al tema di questi giorni: il segreto di molte cose.
* Sandro sceglie la parabola del seminatore, Lc 8.
Le parole interessanti per Alessandro sono: «Il contadino che va a seminare; la strada, le pietre, il terreno buono».
Gli insegnamenti: chi segue Gesù ha la vita eterna.
In riferimento a ciò che si è vissuto: la preghiera.
* Marco e Michele invece scelgono la resurrezione, Mt 28.
Le parole interessanti: «Il primo giorno della settimana»; «Un angelo del Signore»; «L'invito di andare a chiamare i discepoli, perché Gesù è risorto».
In riferimento a quello che hanno fatto in questi giorni: la preghiera.
* Stefano, come Luca, ha scelto la parabola del seminatore, Lc 8.
Le parole messe in evidenza: gli uccelli, il germoglio che si secca, le spine, il terreno.
I riferimenti a quello che hanno fatto: la preghiera e la parola di Dio.
* Lorena ha scelto la parabola delle dieci ragazze, Mt 25.
Le parole per lei interessanti sono state: le lampade, le nozze, le ragazze.
Gli insegnamenti raccolti: essere attenti, perché la chiamata del Signore può venire in qualsiasi momento.
Il riferimento all'esperienza vissuta: la preghiera, l'incontro.
* Gabriella sceglie la risurrezione secondo Marco, capitoli 15 e 16.
Delle parole evidenzia: morte, «veramente questo uomo era figlio di Dio»; la pietra; l'angelo; «Predicate il Vangelo a tutte le genti».
Insegnamento del racconto per Gabriella: Gesù è sempre tra di noi.
Riferimento ai giorni passati: il segreto di Gesù.
* Cinzia ha scelto Giovanni 13, l'annuncio del tradimento di Gesù.
Le parole interessanti per lei sono: «In verità uno di voi mi tradirà»; «Ancora per poco sarò con voi»; «Abbiate fede in Dio»; «Abbiate fede in me»; «Darai la tua vita per me?»; «Io sono la Via, la Verità, la Vita».
Gli insegnamenti: le persone hanno bisogno di Dio; ascoltare di più e pregare di più.
* Serena invece ha scelto il seminatore, Mc 4.
Le parole: il seme, il terreno, la roccia e le spine.
L'insegnamento: ascoltare la parola di Dio.
Il riferimento a quanto fatto: l'ascolto della parola di Dio.
* Gionata infine sceglie Giovanni 4, la Samaritana.
Le parole che evidenzia sono: «L'acqua che io ti darò»; «Tu non avrai mai più sete»; il contrasto Giudei-Samaritani.
Gli insegnamenti: Gesù va a cercare i suoi amici.
Poi fu sera e poi fu mattino.
La giornata del bilancio
L'ottavo giorno, l'ultimo, è per tirare le conclusioni dell'esperienza.
La verifica finale verte su tre punti:
- le cose più importanti di questa settimana;
- le scoperte nuove;
- il ricordo che porterete con voi.
Le «cose più importanti» sottolineate sono state: la preghiera, il silenzio, il lavoro, gli amici, lo stare insieme, la conoscenza di Gesù.
Le «scoperte» invece: la preghiera, la meditazione, il vangelo mai letto prima, il segreto delle cose, il modo di pregare, i monaci, la comunità monastica in quanto luogo diverso da quello quotidiano, il silenzio che favorisce la scoperta di molte cose.
Il ricordo da portare con sé: i cartelloni, le scenette, le mucche e gli animali, l'esperienza del silenzio e di cucina.
I ragazzi e le ragazze hanno rivelato di essere stati segnati da questa esperienza, che è stata e voleva essere un'esperienza globale, di vita appunto.
Per un bel po' hanno avuto di che raccontare in famiglia e agli amici, orgogliosi di essere stati scelti per un momento privilegiato di vita con i grandi, che non li ha neppure annoiati per otto lunghi giorni.
Si parla e si scrive di lettura esistenziale della Bibbia. Anche NPG ne ha parlato in diverse occasioni.
Il progetto l'abbiamo articolato un po' a partire da quelle intuizioni.
Quello che abbiamo voluto realizzare, da offrire ai ragazzi, è stata un'esperienza di vita.
Siamo convinti che la Bibbia nasce da un'esperienza di vita e può essere accostata solo come esperienza di vita.
È stato solo un inizio, un tentativo... il seme germoglierà.

