Educazione e scuola: quale scuola per l’educazione. Presentazione del dossier


     

    (NPG 1992-05-05)



    Pubblichiamo in questo dossier le relazioni che sono state tenute al Convegno annuale della Rivista nel settembre 1991. Tema del convegno: «Educazione e scuola. Quale scuola per l'educazione».
    In questi anni abbiamo approfondito il tema dell'animazione per assicurare «qualità» all'educazione in un tempo di pluralismo e di facile eclettismo.
    Il tema dell'educazione e della sua qualità risulta anche essere un punto nevralgico del modello di pastorale giovanile cui tende la riflessione sulla prassi pastorale.
    Cosa capita e cosa può accadere quando l'educazione viene presa sul serio dentro le istituzioni, in particolare in quella istituzione, la scuola, dove sono attivati processi di inculturazione e di socializzazione intenzionalmente perseguiti?
    Inoltre i processi di trasmissione culturale trascinano con sé nel concreto della situazione tutta una serie di processi che noi qualifichiamo come formalmente educativi. In altre parole: a scuola non si fa o gestisce soltanto l'istruzione delle nuove generazioni, ma si fa, bene o male, consapevoli o no, educazione.
    Diventa importante allora verificarne la qualità e i modelli educativi attivati nella scuola. E più ancora andiamo alla ricerca di un modello che possa assicurare quella qualità dell'educazione che in questi anni abbiamo riespresso attorno al tema dell'animazione.
    Ci interessa affrontare il tema della qualità dell'educazione nella scuola anzitutto perché essa è e rimane un'esperienza importante di vita dei giovani, anche se non più, forse, la principale; e siamo consapevoli che la scuola può porsi oggi come una risorsa rilevante per il cammino di elaborazione dell'identità giovanile attraverso il radicamento culturale e la dilatazione di una solidarietà grande.
    L'offerta educativa della scuola può assicurare per l'appunto il raggiungimento di alcune tappe specifiche dell'itinerario dei giovani di crescita nella vita in pienezza; essa può essere vissuta come «un mondo di compagni di strada» importanti con cui percorrere, per un tratto di strada almeno, il grande e unico cammino per una comunità ecclesiale solidale con la comunità di uomini.
    La condizione di fondo è quella che il titolo esprime: la disponibilità della scuola è lasciarsi ripensare e provocare da ciò che significa esperienza, avventura, incontro e comunicazione educativa.
    Ciò richiede che la scuola diventi sempre più comunità di persone che dilatano il loro cerchio di condivisione; che si riveli soprattutto «scuola di vita», ambiente (quindi tessuto relazionale e simbolico) che educa a vivere e a crescere nella passione per la vita di tutti. Cioè che essa sia non solo «scuola istruttiva» ma «scuola che educa».
    L'educazione è il processo e l'avventura dell'incontro e della condivisione delle differenze e la scuola ne diviene ambiente, figura istituzionale, comunità vitale. Una scuola che ha bisogno dunque di ripensarsi profondamente nei suoi modelli relazionali e di inculturazione, nei processi comunicativi che attiva, perché sia assicurata educazione, cioè comunicazione vitale tra diversi intorno e per la vita di tutti.
    In tale prospettiva l'interrogativo: quale scuola per l'educazione dei giovani?

    IN ASCOLTO DELLA REALTÀ

    Percorriamo quello che è il file rouge che tesse in unità il dossier.
    Anzitutto i fatti e l'ascolto della realtà; una realtà che è fatta di progetto, come intenzionalità dichiarata, e di realtà vissuta dai soggetti che compongono il mondo della scuola: giovani e adulti, allievi e insegnanti.
    Il primo contributo, di Luciano Corradini, lancia uno sguardo verso la scuola come istituzione per svelare risorse e limiti del suo agire educativo nella presente situazione culturale.
    L'articolo delinea anzitutto uno schizzo della condizione contemporanea caratterizzata dal dilatarsi dei problemi e dalla caduta degli orizzonti di speranza e di idealità, e ripropone l'impegno progettuale come strategia antropologica per non rimanere catturati nell'entropia dello sconforto e nella depressione. Non dunque un «tirarsi fuori» da soli dai problemi che incombono, ma un «buttarsi dentro», che è assunzione collettiva di re sponsabilità politica.
    Anzitutto riguardo all'educazione. L'Autore richiama un dato fondamentale: l'educazione c'è, esiste, è un processo in atto, un evento o accadere educativo. Solo secondariamente essa è costrutto normativo teso a migliorare (quando non a peggiorare) questo processo. L'educazione, bene o male, accade anche scuola.
    Passare invece dalla definizione sociale della scuola in termini di compiti istruttivi ad una scuola con compiti educativi, questo è al momento ciò che fa problema. Che la scuola debba occuparsi di scolari e studenti, questo è oggi scontato; meno pacifico che debba occuparsi di ragazzi e di giovani, e questo soprattutto da parte di coloro che si sentono minacciati in un ruolo ben delimitato e securizzante.
    E mentre su di un versante, quello della legislazione scolastica (nei casi in cui essa riesce ad emergere dai decennali processi di rinvio e di rielaborazione mai conclusi) viene alla luce questa preoccupazione educativa di globalità e di unitarietà di promozione dello sviluppo e della «salute» della persona, con altrettanta fatica questa consapevolezza educativa entra nella vita reale della scuola. Da qui l'ipotesi anche di alternative tra istituzione e vita, tra trasmissione del sapere e tumulto dell'esistenza, tra scuola e educazione.
    Via di soluzione non appare quella dei proclami e delle soluzioni esclusivamente legislative, ma della valorizzazione del personale e della riqualificazione della scuola in rapporto ai bisogni personali e alle sfide epocali.
    Viene quindi richiamato il tentativo che la scuola stessa sta operando per un cambiamento ai suoi diversi livelli nel nostro contesto socioculturale.
    Proprio la linea culturale sottostante i progetti di riforma e in particolare due significative iniziative di Progetti («Giovani '93» e «Ragazzi 2000») rivelano questo riavvicinarsi di scuola e vita, sempre meno concepiti come binari paralleli, e il riformularsi delle finalità della scuola attorno a quello che potrebbe rivelarsi un vero e proprio «tema generatore»: il valore «salute».

    LA SCUOLA IN UNA SOCIETÀ COMPLESSA

    I due contributi che seguono, sempre sul versante dell'ascolto della realtà, consistono in due analisi di taglio sociologico, una sul versante del sistema scolastico come sistema di risorse e l'altra sull'atteggiamento e la domanda dei giovani, risorsa privilegiata e destinatari stessi dei processi educativi a scuola.
    Il contributo di Franco Garelli considera la scuola come sottosistema sociale della società complessa, caratterizzato da risorse varie in entrata e in uscita. Si sofferma sulle risorse fisiche e su quelle umane, con un'analisi di tipo strutturale.
    Nella fotografia e radiografia del sistema scolastico, l'Autore rileva anzitutto il miglioramento (in rapporto a tendenze medie) della situazione ambientale dal punto di vista degli spazi fisici nella scuola. Un allentamento dunque della tensione su di un primo fronte per quanto riguarda le risorse.
    Tuttavia il cambiamento più notevole nel sistema di distribuzione delle risorse è invece riscontrabile in riferimento alle risorse umane. Un dato macroscopico viene richiamato: il rapporto insegnanti/alunni sempre più favorevole ad una valorizzazione ottimale delle risorse/persona, con un andamento che può apparire, da un lato, una anomalia del tutto all'italiana, dall'altro una possibilità di qualificazione dei processi da gestire.
    Tutta una serie di cambiamenti sono in atto anche per quanto riguarda le risorse umane costituite dai giovani. Scolarizzazione di massa e innalzamento della scolarità, tassi di scolarità elevati ma anche tassi di abbandono, di ripetenza e di espulsione, richiamano dati reali che disegnano un panorama alquanto contraddittorio, con alcuni segnali in positivo e altri largamente problematici. L'anomalia più evidente è che, mentre una tendenza sottolinea il restringimento delle finalità scolastiche ad ambiti tecnico-cognitivo-comportamentali tipici di una professionalizzazione e di una specializzazione degli interventi, per una gran parte di studenti la scuola (quella secondaria e l'università) risulta aver perso lo specifico formativo e invece apparire nient'altro che area di parcheggio e di accesso al mercato della qualità della vita.
    Quanto alle risorse umane costituite dagli insegnanti, viene sottolineato il grande disagio che attanaglia questa categoria di soggetti con problemi di identità, di ruolo, di professionalità non facili da comporre senza cedere al modello «arcaico» di percepire la propria professionalità e senza cadere in un neo-corporativismo che ha davvero nulla di respiro sistemico.
    Il contributo di Paolo Montesperelli invece analizza l'atteggiamento dei giovani verso il mondo della scuola, a due livelli: «cosa sta capitando?» in termini di ripresa, di modelli nuovi, di perdita di centralità; e poi a livello di «cosa si aspettano i giovani della scuola?», in termini di nuova fiducia, comunque relativa, di domanda di professionalità, di cultura vitale e soprattutto di relazionalità.
    Dopo aver offerto una tipologia riassuntiva dell'atteggiamento dei giovani verso l'esperienza e l'istituzione scolastica, Montesperelli tocca un tema quanto mai interessante e sintomatico: l'impegno e la mobilitazione dei giovani per il cambiamento e il miglioramento della realtà scuola. Alcuni indicatori sembrano rivelare che, a fronte di un distacco e disincanto verso le forme e gli strumenti politici tradizionali ed istituzionali della partecipazione e della riforma, emerge ed affiora ad ondate, tra esplosione e riflusso, un movimento di partecipazione e di azione pubblica, che con diffidenza i giovani osano chiamare politica, e che assume figure contraddittorie ma reali.
    I giovani insomma come soggetti di cambiamento, anche se difficili da incontrare.

    LA PROSPETTIVA

    La seconda parte del dossier è orientata a suggerire modalità attraverso cui la scuola può assicurare una chiara funzione educativa. Le due riflessioni sono complementari e pensate con quel minimo di tensione dialettica che nasce dal confronto con prospettive diverse.
    La prima relazione, di Giorgio Ferrazzi, è finalizzata a definire il compito educativo della scuola nella specificità del suo essere «scuola».
    Questa è la nostra proposta: la scuola fa educazione come scuola, quando e nella misura in cui attiva processi di sviluppo della razionalità critica nel suo tempo globale e reale, il tempo scolastico come tempo educativo.
    La scuola assicura ciò con un doppio e complementare intervento: attraverso le «discipline scolastiche» (le materie e la loro funzione strumentale a partire da una istanza educativa) e attraverso l'utilizzazione nella logica scolastica dei differenti modelli di produzione della cultura: accogliendo perciò come momento produttivo di cultura anche il vissuto e sapendo «contaminare» il sapere critico con quello che nasce dai vissuti reali delle persone.
    Il secondo contributo, che delinea il quadro di ripensamento globale, è quello di Mario Pollo. Il suo intervento ripensa i compiti istituzionali della scuola dalla prospettiva dell'animazione. Per questo accentua preoccupazioni meno evidenti, quando l'attenzione è portata soltanto sulla qualità del rapporto persona-cultura. Esso infatti è sempre mediato dal rapporto persona-persona, persona-gruppo. Si colloca sempre all'interno di processi comunicativo-relazionali. Questo è il nodo dove spesso si inceppano i processi di comunicazione culturale che hanno come esito fallimenti, espulsioni, abbandoni scolastici.
    La relazione e la comunicazione diviene educativa quando riesce a dare senso all'esistenza e promuove l'esperienza di riconoscimento della persona nella sua differenza e nel suo profondo legame di solidarietà con l'altro. Qui il senso del contributo sulla scuola come sostegno all'identità personale e alla solidarietà. Allora tutta l'elaborazione linguistica operata e attivata a scuola raggiunge il suo vertice e il suo obiettivo quando riesce a liberare nella persona quell'unità profonda e anche misteriosa che «il nome» di ciascuno può e deve esprimere.

    PER L'AZIONE: RICERCA SUI PARADIGMI

    La terza parte del dossier, che ha guidato e al contempo recepisce il lavoro svolto intorno all'operativo nel corso del convegno, propone un tentativo di immaginare modelli operativi, in situazioni-tipo della gestione scolastica, capaci di riconciliare sul vissuto gli elementi disegnati precedentemente.
    I diversi contributi dell'équipe di Mario Reguzzoni, facente parte dell'«Organizzazione per la preparazione professionale degli insegnanti», operano su una delle variabili principali dello specifico scolastico: quella delle discipline scolastiche in funzione e come strumento dell'educativo a scuola.
    Mettendo insieme competenza ed esperienza, i contributi riferiti alle singole discipline intendono favorire e documentare insieme una riflessione attorno ad un piano promozionale di azione educativa nella scuola all'interno della specifica professionalità docente, capace di coniugare, nello stesso intervento e in modo armonico: i contenuti disciplinari, l'attenzione trasformatrice verso il vissuto personale e collettivo, procedure epistemologiche e didattiche, e relazioni interpersonali.
    Come materiali allegati offriamo ampi stralci dei due progetti sull'educazione alla «salute» nella scuola proposti dalle circolari ministeriali e riferiti al «Progetto Giovani '93» e al progetto «Ragazzi 2000».
    Il testo finale esprime a mo' di conclusione la condivisione raggiunta e il quadro globale entro cui possono trovare un senso compiuto e stimolo a nuova creatività le prassi quotidiane di innovazione e di cambiamento.