Insegnamento della religione e altri momenti sapienziali



    Lucia Rocchi

    (NPG 1992-05-93)


    «Insegno religione»: la frase è detta con orgoglio o con esitazione, quasi con vergogna. Quasi sempre i due diversi atteggiamenti non sono determinati da un fatto temperamentale, ma dalla considerazione che l'insegnante ha della propria identità professionale. In entrambi i casi possono esserci gravi errori di fondo, un modo errato di concepire il proprio ruolo, di vivere il proprio insegnamento.
    Dietro l'orgoglio di alcuni spesso c'è la convinzione che l'insegnante di religione (IR) a scuola svolga lo stesso ruolo del presbitero in parrocchia: fare catechesi, organizzare momenti di culto, promuovere itinerari di fede, stimolare a gesti di carità, insomma esercitare un ministero ecclesiale. La timidezza di altri invece nasconde spesso la convinzione che nel curricolo scolastico questo insegnamento non valga niente, non abbia nessun peso: le famiglie lo scelgono pro bono pacis, per non apparire anticonformisti; gli studenti lo vivono come «l'ora facile», quella in cui si può anche non stare attenti e non partecipare (tanto, nessuno farà mai la verifica!), quando non accade di peggio (purtroppo non è raro nelle ore di religione veder uscire dalla sacca multicolore di qualche studente un mazzo di carte o il quotidiano sportivo...); gli insegnanti snobbano il collega di religione, anche e soprattutto nel momento dello scrutinio e lo strumentalizzano cercando di averlo come alleato nel promuovere o nel respingere...
    Povero insegnante di religione! Povero insegnante di religione se non si è mai posto alcune domande di fondo e non si è mai dato risposte obiettive e soddisfacenti:
    - perché l'insegnamento della religione nella scuola, anche nella scuola statale?
    - Che cos'è l'insegnamento della religione nella scuola?
    - Chi è l'insegnante di religione?

    PERCHÉ L'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLA SCUOLA?

    Ovviamente la domanda non è applicabile solo all'insegnamento della religione (IRC), ma a tutte le materie scolastiche (perché la matematica, l'educazione fisica, la storia...?), perché si tratta di cogliere lo specifico che ogni materia, usata come «strumento», deve avere nella formazione della persona all'interno di un progetto educativo.
    Per l'IRC inoltre, poiché si tratta di una religione confessionale - la religione cattolica - si impone l'esigenza di giustificarlo anche sul piano istituzionale. Senza richiamare in proposito tutto l'ampio controverso itinerario giuridico e culturale di questo insegnamento dal Concordato del 1984 ad oggi, si richiamano in sintesi alcuni buoni motivi che giustificano l'IRC.
    Il Concordato (12.2.1984) ratificato con la legge n. 121 del 25.3.1985 art. 9, punto 2, afferma «La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare...»; al n. 5 del Protocollo addizionale si precisa: «L'insegnamento della religione cattolica... è impartito in conformità della dottrina della Chiesa e nel rispetto della libertà di coscienza degli alunni...».
    Lo Stato italiano, uno stato laico, non ignora «il valore della cultura religiosa» e il peso che il cattolicesimo ha avuto nel' determinare il patrimonio storico del popolo italiano; lo Stato italiano, uno stato democratico, è preoccupato dalla libertà di coscienza dei suoi cittadini, ma anche del fatto che l'insegnamento corretto di una religione può essere garantito solo da chi la elabora e la predica.
    Se il Concordato giustifica l'IRC in termini istituzionali, non possiamo dimenticare le motivazioni filosofiche, psicologiche, culturali che danno a tale insegnamento diritto di cittadinanza nella scuola.

    Le domande sul senso e sulla vita

    La dimensione/problematica/ipotesi religiosa è presente in ogni uomo. Infatti le radicali domande sull'essere e sull'esistere, poste in ogni tempo dalla filosofia, sono accompagnate da una domanda ancora più radicale circa l'esistenza di un livello di realtà - inverificato e inverificabile e perciò trascendente e misterioso - che, solo, è in grado di dare senso anche all'essere e all'esistere.
    Nel tempo e nello spazio tante sono state le risposte al più radicale degli interrogativi (quello relativo al trascendente).
    Queste risposte sono espresse nella religione, anzi nelle religioni.
    La scuola non può quindi ignorare il fenomeno «religione/religioni» come non ignora i modi in cui nel tempo e nello spazio l'uomo ha risposto ai biso gni primari (del cibo, del vestito, della casa) o ai bisogni secondari (del conoscere, dell'associarsi, del comunicare...).
    La scuola risponde al compito di istruire e educare al recupero del patrimonio religioso del passato attraverso la storia.
    Sembra che non ci sia quindi necessità di un insegnamento della religione, e per di più cattolica.
    La religione, ogni religione, implica la ricerca del senso ultimo (la salvezza), l'appartenenza ad un gruppo, il dialogo con le altre religioni per realizzare la salvezza del mondo.
    La religione cattolica risponde a queste esigenze in un suo modo particolare; essa ha uno dei suoi cardini nella rivelazione di Dio (un Dio uno e trino) che entra direttamente nella storia ed opera la salvezza dell'uomo in Gesù Cristo morto e risorto.
    La religione cattolica, nel tempo e nello spazio, ha elaborato cultura, si è espressa in termini culturali; la cultura italiana ha avuto nella cultura cattolica, nella religione cattolica una sua grande matrice, tanto che la realtà italiana non è comprensibile se non si conosce la religione cattolica.
    Per questo la scuola non può ignorare la religione cattolica: darle cittadinanza non significa operare una scelta confessionale di parte, venir meno alla laicità dell'istituzione scolastica; significa invece offrire a tutti gli studenti (credenti, agnostici, atei) la possibilità di capire, attraverso la chiave della religione, fenomeni culturali, sociali, politici del passato e del presente altrimenti incomprensibili.
    Concludendo, se alla scuola è affidato il compito dell'educazione, e per educazione si intende la «piena formazione della persona», la scuola non può prescindere dal promuovere la presa di coscienza della problematica religiosa; essa deve quindi fornire «esperienze» capaci di far acquisire in modo critico la dimensione religiosa, e questa non è da confondersi con la fede.

    CHE COS'È L'INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLA SCUOLA?

    Le argomentazioni precedenti danno la risposta a questo interrogativo di fondo, che mira a cogliere l'identità dell'IRC a scuola. Ci sembra di esprimere meglio questa identità in una sintetica ma precisa antitesi.
    L'IRC nella scuola non è un momento di catechesi (questo è uno dei compiti della comunità ecclesiale, perché la catechesi è rivolta a chi già appartiene ad una confessione religiosa, a chi ha fatto una scelta di campo, e questo non è il prerequisito che viene richiesto allo studente nel momento in cui dichiara di avvalersi dell'IRC); è piuttosto un'occasione di incontro con la cultura cattolica attraverso l'aiuto di un esperto, un credente preparato anche sul piano culturale.
    L'IRC nella scuola non è un momento di culto, di liturgia, di preghiera (quante polemiche più o meno corrette e motivate per alcuni episodi e scelte che compromettono più che agevolare l'accettazione dell'IRC e dell'IR!); può e deve diventare invece un'occasione per capire fatti, gesti, testi liturgici, attraverso una ricerca seria, uno studio sereno e rigoroso, come avviene per qualsiasi altro studio promosso e programmato dalla scuola.
    L'IRC non è nemmeno un itinerario di fede/vita (questo avviene nelle comunità parrocchiali e diocesane, è promosso talora dai movimenti ecclesiale, ma non è compito della scuola); ma può essere un'occasione per riflettere sui principi esistenziali ed etici che fondano lo stile di vita cristiano.
    In conclusione l'IRC nella scuola è una materia, uno dei tanti momenti sapienziali che promuovono la formazione della persona, uno degli «strumenti» con cui la scuola, rispondendo al suo compito specifico, è agente di formazione attraverso la cultura.

    CHI È L'INSEGNANTE DI RELIGIONE?

    Se, come è stato detto, la religione cattolica a scuola è una materia, l'IR, come tutti gli altri docenti, è un professionista. Ogni professionista ha un suo «profilo professionale», una sua deontologia, un suo bagaglio di conoscenze e di competenze specifiche, un suo modo di porsi, di essere (come professionista, oltre che come persona).
    La professionalità docente comporta:
    - una sicura aggiornata competenza disciplinare (non si tratta solo di conoscere gli argomenti che vengono proposti agli studenti, anche di conoscere la struttura della materia, di possedere lo statuto epistemologico delle discipline da cui la materia è stata ritagliata);
    - una visione strumentale della materia ai fini formativi, in particolare ai fini specifici del «progetto educativo» (si tratta di cogliere la valenza formativa della materia, da valorizzare in senso strumentale per la realizzazione del progetto educativo di quel particolare tipo di scuola, di quel particolare istituto);
    - una visione interdisciplinare e multidisciplinare del proprio insegnamento (non esiste solo la propria materia: cogliere ciò che la accomuna ad altre significa sfruttare l'effetto moltiplicatore del concetto chiave comune, delle ottiche che si completano, delle nozioni che si richiamano...);
    - la conoscenza delle caratteristiche psicologiche e delle condizioni socio-culturali dei destinatari (più che una conoscenza da manuale, è utile la riflessione sui concetti teorici, la conoscenza diretta, l'attenzione alle persone, il desiderio di capire su quali elementi far leva per favorire l'apprendimento e quali ostacoli psicologici e socio-culturali è necessario neutralizzare per poter comunicare in modo pedagogicamente produttivo);
    - una sicura competenza di programmazione (se la mentalità e la prassi di programmare l'attività educativa sono talora assenti o solo formali nella scuola, questo è tanto più vero per gli IR che, con la scusa di avere una sola ora la settimana, cedono agli interessi estemporanei degli studenti o ai temi di attualità e non programmano in modo rigoroso la loro attività);
    - un metodo didattico efficace (una sola ora di lezione la settimana non giustifica l'appiattimento didattico, che si manifesta nell'usare sempre e solo la lezione frontale o la conversazione occasionale; occorre invece usare strategie diversificate e motivate rispondenti ai risultati che si vogliono ottenere);
    - una chiara visione delle problematiche e delle soluzioni legate al processo di verifica e di valutazione dell'apprendimento (è squalificante sia in senso professionale che in senso etico uniformare la valutazione degli studenti - magari sul livello più alto del «moltissimo» - senza aver mai effettuato una prova di verifica con la scusa, apparentemente nobile ma falsa, che non si può misurare l'apprendimento della religione, o con la motivazione, più sincera ma poco professionale, che non c'è tempo anche per la verifica);
    - la conoscenza della normativa scolastica (la normativa costituisce per ogni docente un «vincolo», ma questo può diventare, se ben conosciuto ed opportunamente utilizzato, una «risorsa», anziché un ostacolo all'attività professionale di qualsiasi insegnante; conoscere bene la normativa e lo spirito che la anima significa avere uno strumento per giustificare le proprie scelte, per individuare i propri ambiti, per sfruttare spazi e risorse che l'istituzione scolastica offre);
    - una mentalità e una prassi di partecipazione («A che cosa serve partecipare alle sedute del Consiglio di Classe o del Collegio Docenti?» - si chiede l'IR e la domanda è spesso giustificata dalla improduttività di certe sedute, ma è dovere di ogni insegnante, anche dell'IR, conoscere i compiti degli organi collegiali e agire perché questi siano fedeli al loro compito istituzionale e siano capaci di svolgerlo).

    CAPACITÀ DI PROGRAMMARE L'APPRENDIMENTO

    Forse si potrebbe continuare nella descrizione di conoscenze e competenze professionali che l'IR, come tutti i suoi colleghi, dovrebbe possedere, ma appare più produttivo delimitare il campo ed approfondire un solo ambito. La lettura dei bisogni professionali degli IR vede nella capacità di programmare uno degli scoperti professionali più diffusi e più gravi di questa categoria di docenti.
    Eppure saper programmare l'apprendimento degli alunni, e conseguentemente il proprio insegnamento, è una delle più importanti competenze della professionalità docente. A questo proposito, l'IR, come tutti gli altri docenti, deve essere in grado di:
    - definire gli obiettivi del proprio insegnamento;
    - fissarne i contenuti;
    - ipotizzare metodologie e situazioni di lavoro secondo criteri funzionali al processo formativo.
    Per ciascuno dei suddetti punti vengono quindi indicati alcuni criteri di scelta; la descrizione/esemplificazione che segue l'enunciazione del criterio vuole «oggettivare» il principio teorico e dimostrare come è possibile ed opportuno applicarlo.

    Criteri di scelta degli obiettivi

    - Evitare finalità catechetiche di indottrinamento religioso.
    Come è già stato detto, la catechesi, cioè l'insegnamento della dottrina cattolica e l'iniziazione anche esperienziale ad essa, è attività di carattere ecclesiale. L'indottrinamento di qualsiasi tipo non ha ragion d'essere nella scuola che deve invece perseguire finalità di carattere culturale. La cultura religiosa non è frutto di catechesi: è informazione/formazione alla lettura e alla comprensione profonda della religione, che può essere oggetto di studio, oltre che essere e poter divenire oggetto di fede.
    - Privilegiare obiettivi che tendano alla piena formazione della persona.
    Senza disconoscere l'importanza delle nozioni e dell'istruzione, si vuole sottolineare la necessità di porre nozioni e istruzione come strumenti e non come fini dell'attività didattica, privilegiando obiettivi di carattere formativo. A titolo esemplificativo, si segnala la formazione della capacità critica, della capacità di analisi, di «lettura» e di comprensione di testi, di dati, di realtà, di fenomeni...
    - Tener presente, nella scelta degli obiettivi, il contesto familiare e socioculturale.
    Anche l' IR non può ignorare il contesto familiare e socio-culturale dell'alunno. Il principio è valido per qualsiasi disciplina, poiché fonda il bagaglio dei «prerequisiti» dello studente, ma è di somma importanza quando si parla di «religione». Ogni famiglia infatti ha la sua religione, la sua religiosità, la sua morale, i suoi valori, un suo modo di intendere e di vivere la vita. Non si può prescindere da tutto questo nel fissare gli obiettivi dell'IRC; il che non significa rinforzare sempre e per ciascuno principi e valori del contesto familiare (potrebbero essere contrastanti con la morale comune e in alternativa al vivere civile e democratico), ma non è certo efficace proporre princìpi e valori rimanendo all'oscuro di quelli che l'alunno «respira» nella realtà in cui vive: si rischia di creare «schizofrenia» e devianza, anziché favorire la formazione della persona. Compito della scuola è invece far prendere coscienza dei valori e dei princìpi di cui l'alunno è portatore e che ha assunto nel suo ambiente, perché egli li viva in modo responsabile e consapevole (qualora non contrastino con i valori e i princìpi della società) o ne scopra alternative capaci di realizzarlo in pienezza come individuo e come cittadino.
    - Tener conto del grado e dell'indirizzo della scuola.
    Gli obiettivi propri dell'IRC devono essere pertinenti non solo al grado di scuola dell'alunno, ma, a parità di questo, dell'indirizzo della scuola stessa. Questo principio vale in modo particolare per la scuola secondaria di secondo grado: uno studente liceale ha una cultura e possiede prerequisiti non migliori o maggiori ma diversi da quelli di uno studente di un istituto tecnico. Proposte culturali e modalità operative dovranno dunque adeguarsi all'indirizzo della scuola.

    Criteri di scelta dei contenuti

    - Privilegiare le tematiche che fondano la religione cattolica secondo una corretta gerarchia delle verità.
    I princìpi del cristianesimo, i suoi valori, i fatti che costituiscono la sua storia, i testi, su cui la fede e la cultura cattolica si fondano, sono i contenuti irrinunciabili dall'IRC. Naturalmente essi vanno selezionati secondo il criterio della gerarchia delle verità, per cui alcuni contenuti saranno oggetto di particolare approfondimento rispetto ad altri meno essenziali o comunque «secondari».
    - Tener conto dei bisogni psicologici e culturali degli studenti.
    Il principio, di carattere generale, deve essere applicato anche e soprattutto all'insegnamento della religione. Antiche problematiche bibliche o teologiche, importanti nella storia della Chiesa per gli addetti ai lavori, non trovano rispondenza di interesse nei giovani d'oggi immersi nel presente e tesi a cercare un senso alla vita personale e alla contraddittoria società in cui vivono. Partire da problematiche vive e vitali di oggi, sia dello studente che della società, per giungere a cercarne anche nel passato le radici profonde, è un principio di estrema importanza nella scelta dei contenuti, certamente più rispettoso della psicologia e delle condizioni di apprendimento dell'alunno che non dare ciò che l'insegnante conosce e ritiene essenziale, ignorando i bisogni dello studente.
    - Affrontare tematiche esistenziali e culturali emergenti nel momento storico attuale.
    Il giovane si trova spesso, in una società pluralistica qual è quella del nostro Paese nel momento storico attuale, a non capire i fenomeni, a non saper fare delle scelte. L'attualità delle tematiche di studio e di discussione è un criterio essenziale nella scelta dei contenuti. Aiutare a leggere e a interpretare la realtà è un obiettivo fondamentale per tutte le discipline e a maggior ragione per una disciplina che, come la religione cattolica, voglia aiutare lo studente a cogliere il senso della vita, della storia, del trascendente. Fenomeni esistenziali, culturali e sociali del nostro tempo aspettano di essere affrontati e capiti in un modo cultural mente corretto. A titolo esemplificativo si possono citare: il rapporto scienza-fede; il rapporto scienza-vita; il rapporto essere-avere...
    - Privilegiare tematiche capaci di suscitare interessi interdisciplinari.
    Uno dei problemi del nostro tempo, caratterizzato da una forte specializzazione e da una sempre più alta differenziazione nell'ambito scientifico, è quello di ricondurre il sapere a unità. Alcune tematiche religiose e/o culturali (ad esempio la pace, la vita, la morte...) hanno la capacità, per la varietà di approcci che presuppongono e che offrono, di suscitare interessi e di richiedere competenze, se non di tutte, di molte discipline: si prestano quindi ad approcci multi- e interdisciplinari permettendo allo studente di cogliere, pur nella varietà degli aspetti e delle ottiche, l'unità di sapere. Tali tematiche vanno quindi privilegiate, anche nel desiderio di rispettare la funzione culturale che la formazione religiosa ha nella scuola.

    Criteri metodologici

    - Affrontare le problematiche da ottiche diverse attraverso gli opportuni strumenti bibliografici (compatibilmente con l'età e la preparazione culturale degli alunni).
    Guidare gli studenti a prendere coscienza dell'esistenza di una pluralità di ottiche attraverso le quali si devono studiare i problemi ha un grande valore formativo, perché li rende disponibili a riconoscere i contributi scientificamente corretti che confluiscono nella sintesi finale e la rendono più ricca e completa, li sottrae al dogmatismo o al fanatismo e li fa crescere nel rispetto del diverso.
    - Favorire lo spirito di ricerca attraverso situazioni di lavoro adeguate: lavoro di gruppo su compito - lavoro individuale e/o di gruppo su traccia problematica...
    Se il compito della scuola si configura come formazione completa della personalità, come utilizzazione delle nozioni disciplinari per costruire contesti culturali ampi e problematici attraverso un iter di ricerca corretto e controllabile, a maggior ragione, nell'ambito di cui si sta trattando, l'atteggiamento della ricerca deve essere sollecitato e quasi indotto nell'alunno, per evitare l'indottrinamento e per favorire invece quella assunzione di consapevolezza che favorisce la scelta in campo religioso. La metodologia della ricerca impone allora di predisporre opportune e mirate situazioni di lavoro in classe attraverso le quali lo studente, pur sotto la guida dell'insegnante, si muova in autonomia, non solo esercitando le sue capacità intellettive, ma coinvolgendosi anche emotivamente ed operativamente. Il lavoro di gruppo su compito sembra rispondere in pieno a questi requisiti, perché mette lo studente in condizione di lavorare su dati e informazioni acquisiti dalle lezioni e/o da una opportuna bibliografia, e lo costringe nello stesso tempo a prendere coscienza del proprio bagaglio culturale e dell'insieme dei valori mutuati dal contesto socio-familiare per potersi confrontare con i compagni, per poter difendere o rifiutare posizioni assunte magari acriticamente, per poter procedere infine a scelte personali più consapevoli.
    - Offrire momenti informativi opportunamente calibrati capaci di suscitare, completare e rilanciare la ricerca.
    Il primo momento informativo deve tendere a suscitare la motivazione capace di mettere in atto il processo di ricerca. L'insegnante strutturerà il proprio intervento in modo da far nascere dei problemi: non darà risposte preconfezionate o informazioni conclusive, ma suggerirà ipotesi, fornirà stimoli, configurerà piste per il lavoro individuale o per il lavoro di gruppo.
    Se poi il lavoro di gruppo sarà ben impostato e diretto, produrrà, insieme con la risposta ai problemi di partenza, nuove domande che porteranno lo studente a individuare e a formulare altri specifici bisogni culturali. È questa la situazione corretta in cui collocare un nuovo intervento dell'esperto, sia esso l'insegnante o uno specialista esterno alla scuola, senza rischiare di calare sull'alunno informazioni magari preziose, ma non utilizzabili in quel momento. La lezione dell'esperto, aprendo nuovi e più ampi orizzonti, fornirà gli stimoli più fruttuosi per portare avanti la ricerca.
    - Valutare i risultati tenendo presente il processo di crescita culturale e umano dell'alunno.
    Come avviene nelle altre discipline, l'insegnante dovrà procedere al controllo dell'apprendimento, da parte degli allievi, dei contenuti che sono stati oggetto di analisi e di studio nei diversi momenti dell'attività didattica.
    Oltre a compiere questa operazione (che attiene all'ambito della verifica), l'IRC dovrà essere particolarmente attento nel raccogliere tutti i dati (comportamenti, gesti, linguaggio...) che costituiscono i veri segnali del cammino percorso dallo studente verso l'obiettivo formativo generale: l'assunzione critica di quei valori che fondano la scelta personale, sia religiosa che non religiosa.

    IRC E SCUOLA CATTOLICA

    Analizzati alcuni aspetti della professionalità docente riferendoli all'IR, viene spontaneo chiedersi se tale professionalità va giocata nello stes so modo anche nella scuola cattolica. Per molti motivi, ma soprattutto perché «scuola», l'IRC deve avere la stessa identità e la stessa funzione formativa in entrambi i tipi di scuola: in entrambi infatti tale insegnamento si configura come una «materia» e quindi come uno strumento culturale con cui favorire la formazione della persona.
    È scontato però, ma non è questo il luogo in cui affrontare questo argomento, che, quando si parla di «educazione religiosa», la scuola cattolica si avvale di altri spazi e di altri strumenti. Essa infatti, come suggerisce il documento «Dimensione religiosa nella scuola cattolica», può contare su altri elementi:
    - l'ambiente;
    - il corpo docente, costituito da credenti/testimoni;
    - eventuali atti di culto.
    Quando si parla invece dell'IRC, nella scuola cattolica come in quella statale, tale insegnamento ha i caratteri e i limiti di tutti gli insegnamenti scolastici, e come tutti gli altri insegnamenti deve essere un momento sapienziale, uno dei momenti che la scuola, come «casa della sapienza», offre a tutti.
    Esso però, come ogni materia, ha un suo specifico che non può essere «tradito». Ci sembra che possa essere espresso in questi termini: far cogliere, attraverso i metodi e gli strumenti propri della ricerca culturale, come la religione cattolica risponde al problema radicale dell'uomo: dare il senso ultimo alla vita.