Linee direttive per la pastorale giovanile (Conferenza Episcopale Tedesca)



    Commissione Pastorale dei Vescovi tedeschi

    (NPG 1993-02-61)


    Le promesse bibliche sono impulsi vitali per la chiesa. L'antico testamento si chiude con una grande promessa. Il profeta del tempo della salvezza «convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri» (Mal 3,24). Un'ultima parola, come un'eredità: l'alleanza fra le generazioni! Si parla esplicitamente di padri e di figli, ma è evidente che anche le madri e le figlie sono incluse. È una benedizione quando i cuori di generazioni diverse si incontrano. Perché non dovrebbe essere possibile anche nella chiesa?
    Una tale alleanza ha bisogno dell'accertamento nella fede. A questo scopo vogliono servire le presenti direttive di pastorale giovanile. Esse vogliono aprire ai diversi operatori nel lavoro giovanile ecclesiale prospettive per un'azione comune partendo dalla fede. Sono come un quadro di progetto che richiede di essere concretizzato localmente nelle diocesi e nelle associazioni. Un'apposita sottocommissione per la questione giovanile ha elaborato queste direttive; la commissione di pastorale, dopo seria e profonda riflessione, le ha consegnate il 20-6-1991 e il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale tedesca ne ha preso conoscenza con approvazione il 26-8-1991.
    Nella chiesa del nostro secolo i numerosi movimenti giovanili sono stati una forza portante. I giovani hanno la propria voce, il proprio carisma, senz'altro utile e necessario per l'insieme. Il Papa parla di un «ruolo profetico» dei giovani nei problemi futuri dell'umanità. Vivere e realizzare tutto ciò non è affatto semplice; a tale scopo queste direttive vogliono essere di stimolo e di orientamento.

    Friburgo/Limburgo: 20 settembre 1991
    Segretariato della Conferenza Episcopale Tedesca - Kaiserstrasse 163n, 5300 Bonn 1
    Oscar Saier, Presidente della Commissione di Pastorale
    Franz Kamphaus, Presidente della Sottocommissione Giovani
    NdR: I termini «Jugendpastoral» (pastorale giovanile) e «Jugendseelsorge» (cura spirituale dei giovani) vengono qui usati come sinonimi e comprendono anche l'ambito specialistico del lavoro o azione giovanile (Jugendarbeit).

    I. SCOPO DELLE DIRETTIVE PER LA PASTORALE GIOVANILE

    1. Perché nuove direttive
    Di fronte a una situazione civile ed ecclesiale rapidamente mutevole, occorre più che mai richiamare alla memoria le fondamentali convinzioni comuni, dalle quali emergono gli obiettivi e gli impegni pastorali della chiesa in campo giovanile. Consapevoli del loro servizio di orienta- mento, già nel 1945 i vescovi tedeschi hanno pubblicato delle «Direttive per la cura pastorale ecclesiale dei giovani e per l'organizzazione giovanile». Queste sono state formulate nel 1957 coi sopravvenuti cambiamenti di situazione.
    La dichiarazione comune dei sinodi episcopali nella Repubblica Tedesca «Scopi e impegni di azione giovanile nella chiesa» (1975) apportò ulteriori considerazioni e precise linee di orientamento, indicando la cura dei giovani come uno degli impegni più importanti per la pastorale giovanile della chiesa.
    Nell'ambito della ex-conferenza episcopale di Berlino valsero le «Direttive dei vescovi per la cura spirituale dei giovani (Jugendseelsorge) nella Repubblica Democratica Tedesca (1953), quelle del sinodo pastorale della chiesa cattolica nella Rdt nella dichiarazione «Aspetti del servizio di evangelizzazione della comunità» (1975) e le «Linee direttive per la pastorale giovanile (Jugendpastoral)» del 1980.
    Di fronte alla nuova situazione di una Germania unificata e in riferimento agli ulteriori sviluppi di ricerca nell'ambito della pastorale giovanile, risulta ovvia la formulazione di nuove linee direttive in tal campo. Esse dovrebbero fornire un orientamento e una base di lavoro per gli incaricati della pastorale giovanile nei prossimi anni.
    Queste poche direttive di carattere generale andrebbero concretizzate nei rispettivi piani pastorali, già elaborati o ancora da elaborare, da parte dei singoli episcopati.

    2. Pastorale giovanile e pastorale globale
    La pastorale giovanile rappresenta una parte degli impegni globali della chiesa. Essa va vista perciò in relazione agli altri campi di pastorale. La chiesa dà testimonianza ai suoi propri membri e al mondo intero di un Dio che, attraverso la vita di Gesù Cristo e in modo definitivo, ci dona libertà e speranza nel futuro. Questo mandato fondamentale della chiesa deve trovare attuazione in forma sempre rinnovata, con riferimento al mondo dei giovani e della società in generale. La chiesa deve prendere in seria considerazione le domande e le aspettative dei giovani e restare aperta ai cambiamenti non in contrasto con le sue peculiari finalità.

    3. Compito della pastorale giovanile
    La pastorale giovanile rappresenta il servizio della chiesa verso i giovani, con la loro collaborazione e a loro vantaggio. Gli stessi giovani, mediante il battesimo e la cresima, hanno la loro parte nel mandato di Cristo di essere e di costituire insieme la chiesa.
    Perciò essi non vanno mai considerati soltanto i destinatari di una azione spirituale della chiesa, ma sempre anche come validi operatori in questa. Essi introducono nell'intera comunità dei fedeli il loro specifico carisma.
    Spetta ai vescovi il compito direttivo di formulare gli obiettivi della pastorale giovanile, come impegno fondamentale della chiesa, in dialogo con i destinatari e i loro responsabili, e di cercare le vie per la sua realizzazione.
    L'azione della pastorale giovanile non deve restare nei confini della chiesa. Non si riferisce soltanto ai giovani legati ad essa, ma è rivolta a tutti. Essa si concretizza nel campo dell'assistenza, ma anche in quello delle responsabilità sociali e, non ultimo, nel mandato di evangelizzazione (cf IV.1).

    II. REALTÀ DEL MONDO GIOVANILE

    Oggi è più che mai difficile parlare «dei» giovani. Il mondo giovanile non è proprio quella realtà che appare nel pensiero di molti adulti.
    Esistono tuttavia degli aspetti tipici che identificano la situazione dei giovani.

    1. «I giovani»
    Nella nostra società democratica i giovani trovano, per lo più, uno spazio molto più ampio che in altre epoche per costruirsi un loro modo di vivere. Essi partecipano a tutte le libertà di movimento degli adulti e al loro benessere finanziario. Dispongono di ampie possibilità per crearsi una propria cultura e trovano facilmente aiuto per sviluppare le proprie capacità.
    I «giovani» oggi non rappresentano solo e semplicemente una condizione di passaggio per diventare adulti, ma una vera e propria fase di esistenza autonoma, attualmente molto più estesa che in passato, con tipici connotati e forme di vita. Questa relativa autonomia rende il dialogo generazionale ancor più necessario, specialmente di fronte al numero degli anziani in crescita sempre più forte rispetto a quello dei giovani.

    2. Mutate strutture familiari
    Il mutato quadro della comunità familiare può apparire al giovane uno spazio più ampio per realizzare la propria vita in seno ad essa e per esercitarvi le sue responsabilità e la sua autonomia. Questo campo di apprendimento rimane tuttavia considerevolmente ristretto, quando i figli crescono soli, senza fratelli, e viene radicalmente minacciato dal progressivo sfaldamento delle strutture familiari. Il fallimento del matrimonio dei genitori produce chiari effetti negativi sui rispettivi figli.
    I sempre più numerosi figli unici, come anche quelli cresciuti con un solo genitore, sperimentano non di rado una «supercarica» affettiva, che rende difficile la loro maturazione allo stato autonomo. Si sviluppa pertanto un comportamento di carenza, che, al sopraggiungere delle inevitabili delusioni, si trasforma ben presto in aggressività o in forme depressive.

    3. Crescente individualismo
    Coi livelli più alti di cultura e di benessere e non in ultimo attraverso la situazione della famiglia cambiano i comportamenti e i modi di pensare. Oggi i giovani sono più critici davanti a norme date, regole e termini prescritti. Esigono argomenti e motivazioni. Vogliono crearsi un proprio giudizio, sviluppare un proprio stile. Pretendono sempre di più. Seguendo l'individualismo crescente della società, essi sono rivolti sempre più verso se stessi, spinti dalla domanda: «Cosa me ne viene?».

    4. Passi ineguali nella maturazione
    Dal punto di vista dello sviluppo psicologico il divario fra la maturazione sessuale e quella dei sentimenti personali e sociali diventa sempre più grande. Mentre le forme correnti di comportamento nella nostra società permettono ai giovani ampie libertà nei loro rapporti sessuali, le norme della chiesa si pongono in chiara contraddizione col loro comportamento. Da ciò derivano diversi conflitti.

    5. Pluralismo di valori
    Nella ricerca della loro identità i giovani trovano un grande spazio di libera scelta. Al tempo stesso si scoprono di fronte a un inevitabile pluralismo di valori. Nella nostra società è grande la tendenza alle scelte soggettive, libere, mentre è piccola invece la disponibilità verso quelle oggettive e obbliganti.
    I giovani sono totalmente pronti a impegnarsi per dei valori come pace, libertà, giustizia, solidarietà e rispetto della natura. Questo impegno però deriva da un coinvolgimento soggettivo e si accompagna spesso a esplicite riserve nei confronti delle istituzioni.

    6. Più difficile ricerca del senso
    Il tempo libero non è oggi senz'altro il tempo su cui poter disporre liberamente. I giovani spesso non si accorgono, o scoprono troppo tardi, che anch'essi, nel loro tempo libero, sono soggetti a interessi commerciali e a scaltre manipolazioni pubblicitarie. Non di rado la loro profonda aspirazione verso l'autenticità e il pieno senso di concreti e possibili rapporti si incrocia con certo fascino per la tecnica (computer) o col consumo di musica «riprodotta». La delusione nelle aspirazioni per una vita piena si riflette nella ricerca di forme surrogate. Non più dunque aspirazioni ideali, ma solo un continuo ricercare che si tramuta in dipendenza: droga e alcool, consumismo e attivismo.

    7. Religiosità selettiva
    L'atteggiamento piuttosto individualistico nelle scelte determina inoltre nei giovani il loro rapporto con la chiesa. Funzioni liturgiche e altri incontri di carattere religioso vengono commisurati alla domanda: «Cosa me ne viene?». Non di rado l'aspirazione religiosa viene soddisfatta con una «religione» costruita secondo il proprio gusto, che ignora tutto ciò che non risulta immediatamente comprensibile e gradito.
    In generale oggi la maggior parte dei giovani si trovano in una situazione pre-catecumenale. Dall'ambiente domestico non ricevono più i princìpi fondamentali della fede. L'insegnamento religioso nella scuola, nonostante il lodevole impegno, non può da solo recuperare questi princìpi.
    La chiesa, come istituzione, ha perso in credibilità presso molti giovani; nelle questioni che interessano l'impostazione della propria vita viene ad essa negata persino una competenza.

    III. OBIETTIVI DELLA PASTORALE GIOVANILE NELLA CHIESA

    1. L'uomo a immagine di Dio
    Secondo la visione cristiana, una piena esistenza umana non può derivare soltanto dalle condizioni sociali del tempo e dalle corrispondenti interpretazioni nel modo di vedere le cose. Il senso della vita cresce molto più partendo dall'amore creativo di Dio: l'uomo è creato a immagine di Dio. Come la Divina Trinità è relazione vissuta nell'amore e in ciò «amore nella sua pienezza», così la somiglianza divina dell'uomo si realizza soprattutto nell'incontro pienamente vissuto e nella comunità. Questo vale per il suo rapporto con Dio, con gli altri esseri umani, con il mondo creato e con se stesso. Quando l'uomo impara a vivere in questo quadruplice rapporto, può sviluppare in sé l'immagine che ha per modello il suo Creatore.
    Quando egli invece abbandona Dio e sceglie se stesso come misura della vita che va realizzando, perde allora il suo «volto», la sua fondamentale disponibilità a rapportarsi con altri esseri umani e con il tutto; questo «isolamento», questo rendersi estraneo costituisce l'essenza del peccato.
    Nonostante questo suo colpevole allontanamento, Dio rimane fedele all'uomo e gli esprime il suo amore mediante l'incarnazione del Figlio suo Gesù Cristo. Egli è la vera immagine di Dio, sulla quale l'uomo è stato creato. Egli, l'«uomo nuovo», ci rivela il volto dell'umanità, come è nel pensiero di Dio.
    Cristo ci ha rivelato con le parole e con le opere la vita pensata da Dio per noi uomini. Egli ha dimostrato col suo esempio come dal fiducioso legame con Dio possa derivare un coraggioso incontro con gli uomini e col mondo. Nelle sue sofferenze e nella sua morte Egli ha preso su di sé e ha scontato le colpe dell'umanità, e come frutto della sua risurrezione ha reso possibile la nostra riconciliazione. A tutti quelli che credono in lui, egli dona il suo Spirito, che rende partecipi i fedeli del suo rapporto divino. Come figli e figlie di Dio, essi sono fra loro fratelli e sorelle. Nasce così la chiesa, che fa diventare i suoi fedeli un corpo in un solo spirito.
    La chiesa come popolo di Dio e comunità dei fedeli è segno e mezzo per l'unità di Dio con gli uomini e per l'unità degli uomini fra loro. L'azione redentrice del Cristo viene realizzata attraverso le forme basilari che la chiesa impiega nella cura d'anime: annuncio, celebrazione e diaconia. Mediante questo servizio la chiesa intende condurre l'uomo a un rapporto vivo con Cristo, perché egli possa trovare nella comunità dei fedeli la via verso una piena esistenza umana.

    2. Aspetti del concetto cristiano della vita
    Quando l'uomo trova la sua identità nel rapporto con Dio, col prossimo, con la natura e con se stesso, ne derivano per lui obiettivi ideali e prospettive di azione.
    - È fondamentale per il completamento della vita di ogni uomo la possibilità di intrattenere rapporti. La pastorale giovanile della chiesa deve pertanto stimolare nei giovani la loro predisposizione al comunicare. Questo avviene negli ambienti più diversi, soprattutto la famiglia, i gruppi e le associazioni giovanili, la scuola, le comunità e la società.
    - L'esercizio in quei rapporti che sostengono e promuovono la vita favorisce la formazione del proprio carattere, della propria identità. Questo è un compito caratteristico dell'età giovanile. Nell'esperienza del «tu» e del «noi» l'essere umano impara a essere «io» e può così, gradualmente, raggiungere quella maturità sociale che gli compete. Egli si scopre come soggetto nel reciproco rapporto con e per gli altri, e può così anche imparare a sviluppare e ad esprimere il suo rapporto con Dio. Particolarmente importanti in questo sono coloro che, come modelli di riferimento, permettono ai giovani di orientarsi nella loro ricerca. La loro importanza cresce nella misura in cui viene meno la funzione esemplare della casa paterna.
    - Come l'uomo giunge a stabilire un rapporto con se stesso, così deve egli imparare a rispondere della propria libertà in forma solidale. Nell'età giovanile si tratta di esercitare questa responsabilità di fronte a Dio, al prossimo, alla società e al mondo in modo graduale e con impegno crescente. Come organo per la concreta formazione di tale responsabilità viene data all'uomo la coscienza. Pertanto la formazione della coscienza rappresenta uno dei compiti fondamentali della pastorale giovanile. La formazione della coscienza a sua volta esige l'orientamento verso valori e norme che vengono prescritte al singolo e che devono essere assunte in libertà. Inoltre va qui ricordato che i valori sono salvaguardati da norme e va indicato quali norme sono in grado di salvaguardare ben determinati valori.
    - Il rapporto verso Dio, fondamentale per l'uomo, deve crescere, a partire dalla fanciullezza, lungo tutto il corso della vita. Al momento dell'ingresso nell'età giovanile avviene anche un riorientamento dell'immagine di Dio e del concetto di religiosità. Ciò conduce spesso a crisi profonde. Ai giovani in questa situazione occorrono aiuti di orientamento e spazi di formazione, per imparare a uscire da tali crisi di crescita della fede e potersi inserire e crescere insieme nelle celebrazioni comunitarie di fede della chiesa. Per questo occorre al giovane la presenza, accolta in libertà, di persone adulte che siano disposte a comunicargli le proprie esperienze di fede e di vita.
    Così il giovane, passo dopo passo, può crescere nell'ambito della comunità ecclesiale e impara a realizzare responsabilmente il proprio cammino di fede comunitario in uno scambio reciproco di aiuto col popolo di Dio.
    - Uno dei principali compiti dell'età giovanile è quello dello sviluppo verso la maturità sessuale, sia maschile che femminile. I giovani devono imparare a integrare la loro sessualità in un rapporto di partecipazione reciproca (i partners). Essi hanno bisogno di essere iniziati a questa completa partecipazione, che nel senso posto da Dio è orientata alla procreazione umana e si conclude nel matrimonio sacramentale, come simbolo di questo stesso amore, per essere aperti alla corrispondente vocazione.
    - Dalla responsabilità gradualmente appresa e vissuta cresce la capacità di partecipare alla interpretazione della realtà. Solo nell'agire responsabile i giovani possono scoprire la loro identità.
    La collaborazione come scambio reciproco nell'impegno comunitario di interpretare il mondo deve essere esercitata in solidarietà e sussidiarietà. A ciò appartiene anche l'educazione al senso del lavoro umano e l'aiuto alla scoperta delle corrispondenti attitudini nella scelta della professione.
    - Una responsabile libertà nel rappresentarsi la chiesa e il mondo in un rapporto vivo con gli altri apre infine alle prospettive del futuro e della speranza. I giovani vengono resi capaci di programmare ragionevolmente la propria vita, del proprio responsabile «sì» alla vita e del rispetto verso il creato. In questo orientamento al futuro, anche nell'esperienza del fallimento e dell'incapacità, essi possono scoprire la possibilità di ricominciare da capo. Possono così incontrare Cristo, che è al tempo stesso «guida» della nostra fede e colui «che ci viene incontro». Egli promette a noi speranza e futuro proprio quando tutte le possibilità umane rivelano la loro fragilità.

    IV. LINEAMENTI DI PASTORALE GIOVANILE NELLA CHIESA

    1. Evangelizzazione
    La via verso lo sviluppo di un'identità cristiana può essere descritta come evangelizzazione. I passi dell'evangelizzazione, indicati nell'enciclica «Evangelii Nuntiandi» (1975), offrono una struttura ricca di risorse per la prassi dalla pastorale giovanile.
    All'inizio sta la testimonianza muta, che ci lascia interrogare sui motivi della pratica di vita cristiana. Poi segue l'annuncio esplicito, che provoca chi si pone in ascolto della buona novella e mira a risvegliare in esso l'adesione del cuore. L'interpretazione della propria vita attraverso il messaggio di Cristo conduce a entrare nella comunità dei credenti. In questa comunità vengono celebrati i segni della fede, viene confermata e rafforzata l'appartenenza a Cristo e alla chiesa. Segue infine la disponibilità all'impegno nell'apostolato, per trasmettere ad altri la propria esperienza.

    2. Pedagogia globale
    La via verso la propria identità e responsabilità richiede una completa disponibilità di impegno pedagogico. Sul piano umano intelligenza, sensibilità e azione devono muoversi insieme; nell'ambito della comunità di fede va raggiunta un'unità nell'azione diaconale, catechistica e liturgica. Vi può essere certamente, nelle varie situazioni, un'accentuazione diversa. Così può venire accentuato il valore proprio del lavoro diaconale fra i giovani, senza che gli altri accennati aspetti entrino in contraddizione fra loro. Solo curando di integrare i diversi sbocchi della pastorale giovanile può riuscire di seguire i giovani in modo completo. Ciò dimostra nuovamente (cf 1.2) come sia necessario inserire la pastorale giovanile nella pastorale generale della chiesa.

    3. Preghiera e azione
    Come il singolo cristiano e l'intera chiesa, così anche la pastorale giovanile vive la tensione fra azione e preghiera, spirito di contemplazione e spirito di apostolato.
    L'immergersi nell'ascolto della parola di Dio, nella preghiera e nelle funzioni liturgiche, conduce al tempo stesso i fedeli all'assunzione radicale di una visione del mondo alla luce del cristianesimo. Come le due fasi della respirazione si rendono possibili a vicenda, così è anche per «mistica e politica» o «lotta e contemplazione», come oggi si preferisce chiamare questi due poli contrapposti.

    4. Unità e molteplicità
    Alla chiesa come spazio vitale dei giovani appartiene anche la tensione feconda fra unità e molteplicità. Nell'unico polo di Dio vi è la molteplicità di diversi popoli e culture, carismi e doni. L'unico servizio della chiesa per e con i giovani viene svolto da una molteplicità di operatori nella pastorale e nelle opere giovanili. La pastorale giovanile tende proprio a realizzare l'immagine della chiesa come «comunità di comunità» (cf Christifideles Laici, 1988, n. 29).

    V. STRUTTURE DELLA PASTORALE GIOVANILE NELLA CHIESA

    1. Ministero ufficiale e associazionismo
    Il servizio ufficiale della chiesa a livello parrocchiale comprende la catechesi comunitaria adattata ai giovani, le celebrazioni liturgiche e l'attività diaconale, dalla sensata organizzazione del tempo libero fino all'assistenza sociale.
    Le associazioni cattoliche e gli altri operatori della pastorale giovanile (ad esempio ordini, congregazioni religiose) partecipano al compito di cura spirituale della chiesa. In relazione alle loro finalità e al loro modello pedagogico, essi danno il loro autonomo contributo alla pastorale giovanile nell'ambito dell'ordinamento ecclesiale.

    2. Servizio istituzionale e volontariato
    Dalla struttura della vita e dell'agire della chiesa segue che il servizio istituzionale e il volontariato si coinvolgono reciprocamente. I collaboratori e le collaboratrici del volontariato devono intendere il loro compito soprattutto come aiuto sussidiario per collaborare a rendere possibile l'azione ufficiale nella pastorale giovanile.
    Per poter scoprire nei giovani le qualità spirituali, promuoverle e ricomporle in unità, essi hanno bisogno non solo di qualificazioni teologiche e pedagogiche. Ad essi viene assai più richiesto come essenziale una competenza spirituale, che consenta di ricondurre fede e vita in fruttuoso rapporto e sia esplicitamente improntata di spirito ecclesiale. Non in ultimo alla pastorale giovanile competono cura e direzione spirituale, intraprese nei diversi livelli e settori dagli assistenti incaricati dal vescovo.

    3. Comunità parrocchiale e altri livelli di pastorale giovanile
    Alla comunità come operatrice della pastorale compete una diretta responsabilità per la cura dei giovani. Si ha così il decisivo servizio pastorale con e per i giovani nei gruppi parrocchiali e di associazione, come anche nel diretto interessamento giovanile a livello locale.
    Le organizzazioni del livello intermedio (decanato, distretto, regione) sostengono in modo sussidiario il lavoro giovanile ministeriale e associativo a livello parrocchiale, e si incaricano della sua rappresentanza di fronte all'autorità comunale e statale. Lo stesso vale per le istituzioni diocesane e le dirigenze diocesane delle associazioni. In tutto il nostro territorio la Conferenza episcopale tedesca realizza il proprio servizio istituzionale ai giovani mediante il suo ufficio per la cura spirituale giovanile.
    Anche il BDKJ con la sua associazione e gli altri rappresentanti di chi lavora coi giovani a livello ecclesiale svolgono un servizio importante nella pastorale giovanile. Una intensa cooperazione e comunicazione tra i diversi collaboratori diventa quindi indispensabile. Vi è coinvolta anche l'Accademia cattolica per problemi giovanili di Altenberg.

    4. Responsabilità del vescovo locale
    Senza pregiudizio per la struttura del lavoro coi giovani fin qui descritta, la piena responsabilità della cura spirituale e così anche della pastorale giovanile in ogni diocesi ricade sul vescovo locale.
    La sua azione unificante è quella di promuovere e ricondurre a equilibrato completamento il lavoro giovanile svolto dagli istituti, dalle associazioni e dagli altri operatori. Il vescovo svolge il suo compito di guida anche nel dettare norme vincolanti ai diversi operatori pastorali e nel confermare e stimolare ciascuno di essi nel proprio specifico contributo all'impegno globale della pastorale giovanile nella chiesa.