Accanto a loro



    Un'indagine COSPES

    Giorgio Tonolo

    (NPG 1995-05-39)


    ALCUNE EMERGENZE SIGNIFICATIVE

    Conoscere per educare: è stato questo l'interesse di fondo che ha spinto i ricercatori Cospes a indagare sul modo con cui gli adolescenti italiani vanno sviluppando i processi di formazione della loro personalità.
    Dopo le indagini sulla preadolescenza, che hanno avuto una notevole risonanza sul piano educativo e scientifico, il gruppo Cospes ha voluto svolgere un'ampia serie di ricerche anche sull'età immediatamente successiva, cioè su un periodo che rappresenta un momento di eccezionale importanza lungo l'intero arco di vita nel determinare alcuni orientamenti esistenziali di fondo, dal lato personale e sociale. Dall'insieme degli elementi emersi risultano con più forte evidenzia alcuni tratti evolutivi generali, rilevanti contemporaneamente non solo per la conoscenza, ma anche per l'educazione degli adolescenti.

    Dipendono in modo più prolungato e sottile dalla famiglia

    * Quasi due terzi dei soggetti intervistati sembra vivere i suoi rapporti con i genitori senza particolari difficoltà o con motivi di contestazione. Quattro su dieci dichiarano che i genitori si sforzano di venire loro incontro e uno su tre che riescono in modo abbastanza soddisfacente a dialogare con i figli, ragionando sostanzialmente sulla stessa lunghezza d'onda.
    * Su questa immagine apparentemente idilliaca sorge però un quesito di fondo: la famiglia non sta ovattando i rapporti dei figli con la realtà della vita? I figli stessi non sono forse legati da una dipendenza non solo più prolungata, ma anche più sottile e profonda?
    L'impressione è che non siano in forte contestazione, ma che risultino dei «quieti adattati».
    Rimangono comunque aperti due ulteriori problemi.
    Il primo riguarda una forte conflittualità, che molti di loro vivono intimamente nei confronti dei loro genitori, ma che solo una porzione limitata di essi (uno su sei) giunge ad esprimere in forma marcata.
    Questi, forse anche a nome degli altri, affermano che i propri genitori sono abitualmente in una posizione di non ascolto dei loro diritti e dei loro problemi, e circa uno su dieci si trova in una posizione ancora più grave, cioè di violento contrasto di famiglia.
    Un secondo problema è connesso con l'esigenza di una educazione chiara e propositiva verso le nuove generazioni. I genitori degli adolescenti attuali tendono in proporzione elevata a ritardare il distacco dei figli dalla famiglia. Di fronte a una situazione nuova e difficile, sono un riferimento che rimane più importante di quello dei coetanei. Tuttavia uno stile «amicale» troppo spesso benevolo e accondiscendente rischia di impedire posizioni nette, indicazioni precise dove si presenti l'opportunità o la necessità di farlo.
    Sembra che in più casi si stia annebbiando quel compito di trasmissione transgenerazionale che è necessario ai giovani per ricevere un'autentica eredità educativa e per saper affrontare in modo veramente personale le vicende della vita.

    Si aspettano istituzioni più attente a loro

    * Gli adolescenti italiani non sono contro la scuola.
    L'82% di loro a 14 anni riconosce che l'istituzione scolastica li aiuta a crescere. Sono in molti a pensarlo, anche se è vero che questa percentuale ai 19 anni si riduce a circa il 64%. Nella scuola circa I su 2 si sente veramente coinvolto. Il 43% la ritiene uno strumento efficace nella scoperta dei valori di vita.
    Di fronte a questa positività, tuttavia, ragazzi e ragazze si dicono convinti che la struttura scolastica dev'essere fortemente rinnovata. Attualmente non li prepara come vorrebbero alla vita lavorativa e al domani della loro persona. Spesso sembra disattenta ad una diffusa attesa di dialogo circa i loro veri problemi e le loro reali esigenze.
    * In questo senso si può capire come l'Insegnante più apprezzato sia colui che è ricco di fantasia e di stimoli, perché concreativo con loro.
    In molti casi invece il docente appare povero di cordialità o tendente a valutare piuttosto negativamente gli allievi.
    Gli adolescenti desiderano che il docente sia per loro un aiuto a scoprire i valori autentici della vita. Lo desiderano quasi «saltellante» con i loro bisogni, perché umano, attento sì alla formazione personale, ma soprattutto incoraggiante nei loro confronti.
    * Con la Chiesa come istituzione vivono un rapporto di consistente evoluzione. L'appartenenza e la frequenza alla pratica religiosa, prima massiccia e ancora relativamente omogenea, si va disarticolando.
    La frequenza totale e regolare al termine dell'adolescenza è quasi di minoranza. Perché sta diventando maggioranza, sia pure di poco, la posizione del continuare a credere senza frequentare. Il tipo di fede che la Chiesa propone e fa interiorizzare prospetta un'immagine variegata: al 39% dei soggetti è uno stimolo dinamicizzante, di ricerca e di valorizzare personale; al 31% offre un appoggio rassicurante; mentre per almeno un 28% degli adolescenti sembra trasformarsi in esperienza fondamentalmente marginale.
    Ciò che tuttavia specifica e discrimina l'evoluzione nel rapporto dell'adolescente con la Chiesa come istituzione è l'opportunità o meno di diventare in essa soggetto della propria esperienza di fede, di essere veramente attivo nelle proprie scelte religiose, e non determinato in prevalenza da semplici doveri di natura familiare e sociale. In definitiva, l'essere con la Chiesa e nella Chiesa vale se diventa un percorso personale dentro una trama relazionale significativa.

    Vivono nell'amicizia un'esperienza fondamentale

    * In Italia la grandissima parte dei ragazzi e ragazze tra i 14 e i 19 anni tende a vivere i suoi spazi ai vita, esenti da impegni familiari e scolastici, insieme ai coetanei.
    «Come trascorri il tempo libero fuori di casa?», è stato chiesto agli adolescenti dell'indagine Cospes. E circa il 94% ha riposto: «Solitamente con gli amici» .
    Attorno a questa massiccia tendenza ad aggregarsi con i pari durante l'adolescenza gli studiosi hanno formulato numerose interpretazioni.
    Secondo molti corrisponde al bisogno di uno sgancio progressivo dell'individuo dalla dipendenza rispetto alla famiglia e agli adulti. Infatti solo con l'autonomia dai legami affettivi familiari egli sarà in grado di acquistare delle capacità più personali d'immaginare, valutare e riflettere.

    1995-05-41
    E proprio attraverso il superamento dei legami precedenti, unito ad esperienze diverse, come quelle vissute nell'ambito dei pari, l'adolescente si aprirà a forme inedite di appartenenza, portatrici a loro volta di ulteriori energie, significati, e valori.
    * Luoghi e discorsi dei loro incontri sono come uno specchio del loro mondo.
    Ad esempio, nel panorama dei luoghi che gli adolescenti scelgono di preferenza per stare tra loro, si notano, dall'inizio al termine del periodo, alcuni mutamenti generalizzati.
    Anzitutto sia maschi che femmine diminuiscono progressivamente la frequenza degli ambienti istituzionalizzati: oratorio, parrocchia, centro giovanile, palestra, associazione, campo sportivo.
    In compenso prediligono sempre più ampiamente luoghi di ritrovo liberi dalla organizzazione esterna e dal controllo degli adulti. Con una tendenza opposta e crescente che è la preferenza per la casa privata di qualche amico o amica.
    Fermo restando un cambiamento così generale, ragazzi e ragazze evidenziano delle accentuazioni proprie: i primi si riversano in misura consistente all'aperto (piazza o strada), le seconde in misura maggiore in abitazioni private, dove forse l'amicizia si fa selezionata, intima, salottiera.
    * «Quando siete insieme di che cosa parlate generalmente?».
    A questa domanda gli adolescenti dell'indagine hanno fornito, con le loro risposte, alcuni scenari interessanti circa i discorsi che affrontano più usualmente nei loro incontri.
    Il primo è il seguente. Le preferenze più forti e caratteristiche si muovono dentro due grandi fasce di tematiche, nettamente distinte fra loro. Una prima, tipica dei maschi, riguarda soprattutto varie attività di carattere esteriore: l'altra, tipica delle femmine, investe argomenti di natura squisitamente personale ed esistenziale. I ragazzi discutono più abbondantemente di sport (48,0%), del tempo libero (34,0%), oppure di musica e spettacolo (22,0%). Le ragazze, al contrario, si intrattengono in modo preferenziale confidandosi intorno a fatti personali, aspirazioni, ecc., oppure parlando di problemi dei giovani (46,7%) o di quelli dell'autorealizzazione scolastica e professionale (30.0%)
    * L'essere con gli amici è dunque il loro grande spazio fisico, affettivo e relazionale. Ma la forza di attrazione per l'amicizia e la fitta rete di frequentazione degli amici non impedisce di sperimentare anche i travagli segreti dello stare insieme.
    Mediamente il 42,5% degli adolescenti dichiara che i coetanei, benché per loro molto importanti, li mettono notevolmente in difficoltà: spesso non capiscono veramente i loro problemi e addirittura (22,0%) mancano di rispetto alla loro persona.
    Solo una porzione di poco più di un terzo si trova nella condizione felice di sentirsi veramente capita quando esprime idee personali o fa trasparire i propri desideri.
    * Nel periodo dai 14 ai 19 anni non c'è dubbio che ragazzi e ragazze vadano sviluppando notevoli processi di differenziazione rispetto all'ambiente.
    In questo senso il mondo dei coetanei costituisce un'importante area e vettore di crescita. Sembra che lo stare insieme frequentemente con gli amici favorisca una definizione più marcata della propria individualità. I soggetti diventano più consapevoli di sé e comprendono meglio l'impatto del loro comportamento sugli altri. Contemporaneamente imparano a delineare con maggiore concretezza gli effetti positivi e negativi dell'ambiente sulla loro personalità in evoluzione. La ricerca Cospes ha assodato che in questo loro cammino non mancano comunque le zone oscure. Nel mondo dell'amicizia continuano ad incontrare incomprensioni, mancanze di rispetto, disillusioni, necessità di contestazioni autodifensive, rischi di seduzione in esperienze vissute alla giornata, senza orizzonti. Proprio tali fenomeni possono diventare una intersezione di disadattamento e della devianza.
    * Qualora si faccia un confronto evolutivo fra maschi e femmine, si può notare come queste ultime siano più segnate dai tratti negativi della difficoltà, della sofferenza e, in certa misura, dal ristagno dei processi di socializzazione positiva. I maschi paiono vivere complessivamente in modo più soddisfacente la loro vita insieme. Rendono più fluida e costruttiva la loro comunicazione. Aumentano sensibilmente il grado di comprensione per gli altri, di inserimento attivo nella vita collettiva, di capacità personali di confronto sugli stessi progetti e valori dell'esistenza.
    Le adolescenti invece, se è vero che nel corso di questi anni accrescono l'indipendenza di giudizio e l'autonomia decisionale, insieme segnalano un acuirsi di alcune difficoltà di rapporto con i coetanei e le coetanee. Spesso non si sentono capite e rispettate, e dichiarano fra l'altro che tra gli amici e le amiche non ricavano degli stimoli particolarmente costruttivi nel caso tentino di aprirsi a confidenze circa il loro futuro.

    Trovano nel gruppo come un laboratorio per costruire la loro identità

    * Dall'indagine Cospes risulta che sono circa 1'81% coloro che frequentano con una certa regolarità qualche gruppo di coetanei.
    Attraverso un approfondimento interno e trasversale si è potuto comprendere che in vari casi ragazzi e ragazze appartengono contemporaneamente a più gruppi.
    * Quanto alle motivazioni che spingono ad aggregarsi, si è potuto notare una confluenza in tre aree particolarmente significative.
    La prima e la più consistente può essere definita di «crescita» o di «espansione vitale»; il gruppo contribuisce alla maturazione personale, appare una sorgente continua di esperienze interessanti, una palestra per il confronto delle idee, una spinta a capire meglio se stessi.
    La seconda ragione per cui gli adolescenti vanno in gruppo può essere definita di «protezione e supporto».
    In questo periodo di forti tensioni verso la maturazione interiore ed esterna, gli adolescenti scoprono nei coetanei quasi «una nuova famiglia», che appare più vicina e comprensiva della precedente.
    Infatti, dentro un gruppo di persone che hanno per lo più i loro stessi problemi, dichiarano di trovare uno scambio più immediato di solidarietà. Condividendo con i coetanei un'epoca che è insieme di emergenza e di «transizione», riescono a sfiatare con le loro anche le proprie rabbie e tensioni, si trovano agevolati per quanto riguarda l'incontro tra ragazzi e ragazze, quando desiderio e paura si intrecciano inestricabilmente. In tutto ciò il gruppo è dunque come una specie di «utero sociale» che dà protezione e sicurezza.
    Una terza area motivazionale, che può essere definita degli «spazi vuoti», segnala dei rischi concreti per l'adolescente: quello di usare il tempo libero in modo essenzialmente evasivo, tanto per fare qualcosa, oppure quello di dissiparlo per reazione, o semplicemente per uscire da un ambiente familiare considerato troppo angusto e opprimente.
    * La ricerca ha potuto cogliere panoramicamente alcuni processi e alcune tendenze degli adolescenti italiani all'interno dell'esperienza di gruppo.
    Dai 14 ai 19 anni sembra che con l'esperienza vissuta tra i coetanei vada sviluppandosi un quadruplice percorso di maturazione psico-sociale.
    Nell'adolescente aumenta la capacità di differenziazione, che corrisponde alla coscienza dell'essere diverso dagli altri.
    Si sviluppa inoltre una maggiore capacità di identificazione con le altre persone, come tendenza a cogliere sempre più distintamente i problemi degli altri e a individuare delle soluzioni adeguate alle difficoltà della vita collettiva.
    L'adolescente sembra anche in grado di integrarsi progressivamente nelle esperienze collettive perché capace di assumersi in modo più stabile responsabilità e compiti che ne derivano.
    Ma soprattutto sa collocarsi in forma più specifica, cioè attraverso una maggiore individuazione personale, nell'ambito sociale: si esprime con idee personali, scelte autonome, capacità di concentrazione.
    * È risultato fra l'altro interessante come durante l'arco adolescenziale si manifestino nella esperienza di gruppo contenuti e significati progressivamente diversi.
    Dapprima lo stare insieme assume un significato prevalentemente ludico-motorio.
    Successivamente la vita fra coetanei prende una connotazione accentuatamente affettivo-relazionale.
    Verso la fine dell'adolescenza ragazzi e ragazze sentono l'esigenza di essere soprattutto se stessi, anche attraverso l'esperienza di gruppo.

    Vivono il tempo libero in modo fortemente correlato con l'educazione ricevuta

    * Il tempo libero degli adolescenti italiani denota una radicale ambivalenza. Può essere tempo attivo e protagonistico oppure tempo sostanzialmente vuoto.
    Un adolescente su quattro ammette di andare in giro come capita, senza meta prestabilita.
    Nella loro giornata ragazzi e ragazze riconoscono di vivere senza veri programmi (48,0%), attratti esclusivamente dagli interessi del momento (44,0%)
    Siamo di fronte al rischio che una parte di questa generazione viva i suoi ambiti di possibile autorealizzazione come un mosaico senza disegno.
    L'indagine Cospes ha rilevato una connessione di estrema importanza.
    * Pare che gli atteggiamenti educativi dei genitori abbiano degli evidenti riflessi sui comportamenti dei figli nell'uso del tempo libero.
    Lo sforzo di dialogo sembra ridurre, ad esempio, un uso meno frenetico dei tempi esenti dai doveri o dedicati al divertimento.
    Se i genitori aiutano i figli ad assumersi delle responsabilità in casa, i figli entrano in una concezione del tempo libero come spazio utile alla costruzione di se stessi.
    Uno stile autoritario che si impone abitualmente sulla gestione degli spazi personali si correla con l'abitudine del ragazzo a «perdere» più facilmente il suo tempo, a sfuggire dagli impegni, a non cogliere le potenzialità della crescita personale.
    * È significativo il fatto che anche sul disadattamento degli adolescenti ciò che veramente influisce non è la condizione socioeconomica, ma il modello educativo ricevuto.
    A generare il disadattamento si trovano quattro concause ricorrenti: una limitata attenzione in famiglia alla personalità del ragazzo; una scarsa abitudine da parte dei genitori a condividere le scelte dei figli, piccole o grandi che siano; una scarsa attribuzione ai ragazzi di compiti di responsabilità familiare; la carenza di un dialogo motivante da parte degli adulti.
    Da questi atteggiamenti educativi dei genitori sembrano derivare gli atteggiamenti irresponsabili dei figli. Da questa base si produce poi uno stile di vita scioperata, senza motivazioni, privo di progetti, condotto alla giornata.
    * La ricerca ha potuto assodare che 11 su 100 adolescenti subiscono una qualche tentazione per atti di teppismo. Anche per lanciare pietre da un cavalcavia su una autostrada.
    Ma il desiderio di trasgressione pare accentuarsi in modo preoccupante soprattutto quando tra genitori e figli non c'è un rapporto soddisfacente.
    Iperprotezione o autoritarismo, scarsa partecipazione e poco coivolgimento nei figli sembrano il terreno più fertile per la tentazione di vincere la noia con gesti trasgressivi ed inconsulti.

    Hanno valori in cambiamento e prevalentemente affettivo-relazionali

    Invitati a individuare «ciò che conta di più nella vita», gli adolescenti esprimono delle preferenze che non sono più le stesse rispetto a 10 o 20 anni fa.
    In primo luogo concentrano la loro attenzione su valori di tipo affettivo-relazionale, come 1' amicizia, il volersi bene.
    Si orientano in secondo luogo verso valori di autorealizzazione, come l'avere un lavoro sicuro o una bella famiglia.
    In terza collocazione mettono l'impegno di tipo sociale.
    Cultura e studio risultano solo al quarto posto, mentre la fede è al quinto e il denaro/benessere al sesto.
    Si tratta dunque di valori prevalentemente centrati sul presente e scarsamente proiettati in modo veramente preciso verso il futuro.
    L'impressione fondamentale è che, per intanto, la ricerca di relazioni interpersonali intense e soddisfacenti diventi sia il terreno privilegiato per l'assunzione di valori e significati, come pure il metro con cui vagliare i progetti futuri e polarizzare le proprie energie vitali.

    RIFLESSIONI CONCLUSIVE

    Dopo questo excursus circa le caratteristiche e le problematiche che emergono osservando panoramicamente la realtà degli adolescenti italiani, sembra opportuno proporre alcune considerazioni conclusive.

    Interrogativi generali circa l'adolescenza

    * Un primo dato che balza in forte evidenza è la grande diversificazione delle esperienze adolescenziali. Queste appaiono diverse in base al contesto socioeconomico e culturale, agli stili educativi della famiglia e delle istituzioni formative, in relazione alle amicizie e ai gruppi di appartenenza o all'uso dei mass media e del tempo libero. Dunque più che di un identikit del mondo adolescenziale si deve parlare di un autentico «arcipelago di adolescenze».
    Siamo dunque di fronte allo sviluppo di identità i cui percorsi sono imprevedibili e quindi si sviluppano «a caso»?
    * Ma vi è un'altra constatazione. Attualmente i tempi dei compiti di maturazione previsti, di solito attribuiti all'adolescenza, si sono allungati. Di conseguenza l'arco cronologico dell'adolescenza appare ormai come diluito e vistosamente spostato in avanti. Ciò comporterà dei compiti di educazione più estesi e articolati. Le agenzie educative dovranno meglio armonizzare la realtà di un nuovo policentrismo formativo.
    * La definizione tradizionale di adolescenza come momento di preparazione alla vita adulta sembra andare notevolmente in crisi.
    La preparazione progressiva a una presunta «condizione di adulto» perde sostanzialmente di significato in società tecnologicamente avanzate, nelle quali i mutamenti sono ormai continui e generalizzati.
    La preparazione delle nuove generazioni non potrà più rapportarsi al semplice inserimento occupazionale o alla creazione di rapporti sociali stabilizzati. Forse l'obiettivo ottimale nella maturazione come individui, nella costruzione concreta dell'identità personale e sociale sta diventando un altro: quello di acquisire la capacità relativamente costante di gestire e progettare il cambiamento. Allora l'adolescenza sarà più una fase di vasto addestramento che un periodo destinato al raggiungimento di traguardi prestabiliti. Sarà più il momento dell'acquisizione dell'attitudine a pianificare le proprie scelte, che un momento di conquista di risultati previsti e fissi. Perché la stabilità che l'adolescente dovrà raggiungere forse sarà prevalentemente quella di abituarsi a mantenere la continuità e l'intenzionalità del mutamento.
    * La permanenza prolungata in casa e dentro le istituzioni educative favorisce certamente dei rapporti più camerateschi che in passato con gli adulti. Questo però potrebbe avere come effetto, negli adulti, una certa dissolvenza dei compiti propriamente educativi, cioè della trasmissione transgenerazionale come fenomeno di consegna, nel tempo, di affetti, valori, stili di vita che una generazione affida alla vita successiva.
    * La complessità delle società attuali e future sta prefigurando uno sviluppo complesso anche nei processi di formazione dell'identità degli adolescenti. Tutto ciò comporterà una estensione generalizzata dei rischi evolutivi. La vita adolescenziale sarà esposta più facilmente che in passato ai possibili disadattamenti derivanti da asincronie, disarmonie, involuzioni nei percorsi della maturazione personale e sociale.

    Nuove esigenze socio-educative

    * La stessa educazione forse va accuratamente ripensata. Sembrano necessarie delle ottiche rinnovate circa il periodo di lunga formazione cui saranno sottoposti gli adolescenti. Sarà necessario raccordare in forma più precisa le esigenze delle nuove generazioni, per l'immediato e per il futuro, con le risposte effettive delle persone e delle istituzioni che hanno a cuore la loro educazione.
    * Nell'ambito sociale sembra necessario per gli adolescenti trovare delle opportunità, al momento in gran parte inedite, di espressione collettiva. La società dovrebbe farsi carico di fornire, oltre che scuole e palestre, anche spazi in cui l'aggregazione spontanea venga favorita e canalizzata verso binari costruttivi e soddisfacenti.
    * Nel contesto di vita degli adolescenti così mutato s'impongono alcune particolari esigenze di educazione familiare. Sembra che innanzitutto i genitori debbano orientarsi a conferire maggiori compiti di responsabilità ai propri figli. Una vita in crescita senza continuità e consistenza di impegni può rimanere disorientata e discontinua. E opportuno che i figli abbiano in casa degli ambiti specifici di responsabilità, di cui anche rispondere in prima persona. D'altro canto le gioie della vita, le tensioni verso l'autorealizzazione non sono possibili che allo specchio dello sforzo e della riuscita personale.

    Educazione e persona

    Nello sviluppo dell'identità adolescenziale risulta di centrale importanza un'educazione attenta soprattutto alla persona dell'adolescente.
    Sembrano pertanto utili, come orientamenti, alcuni principi educativi riguardanti gli atteggiamenti e i comportamenti degli adulti.
    - Verso la persona sarà costruttivo esprimersi con modi improntati a fiducia, attenzione, rispetto, valorizzazione, evitando quindi comportamenti di scarsa attenzione, pretese rigide o manifestazioni di delusione.
    - Un'educazione promozionale poi favorisce nell'adolescente uno stile di progressiva decisionalità autonoma: ad esempio, in ambiti come l'abbigliamento, l'organizzazione del tempo libero, l'uso del denaro ricevuto. Incentiva la collaborazione in decisioni comuni che coinvolgano anche la vita personale. Accoglie i contributi degli stessi adolescenti per la soluzione dei problemi comuni.
    - Nell'ambito dei doveri personali e comuni risulta particolarmente proficuo abituare alla corresponsabilità. Le regole vanno capite e possibilmente stabilite insieme, e non solo espresse mediante ordini e sottoposte esclusivamente a controllo.
    - È quindi migliore l'educazione all'autodisciplina che alla semplice disciplina.
    I valori effettivi degli adolescenti sono un raccordo tra tensione vitale e progetti concreti della loro vita. E su questo nucleo che l'educazione può far leva. Contano dunque le motivazioni che entrano effettivamente nel sistema di vita degli adolescenti.
    Proposte, riflessioni e valori avranno presa nella misura in cui risulteranno un vero aiuto all'autodefinizione dell'adolescente e non una sorta di indottrinamento.

    Accentuazioni educative

    I mutamenti intervenuti nella condizione adolescenziale suggeriscono alcune accentuazioni da privilegiare nell'azione educativa.
    * Con il rimodellarsi dell'arco evolutivo dell'adolescenza, sia in termini di lunghezza che di riferimento alla vita adulta e al contesto culturale in mutamento, è importante educare gli adolescenti al cambiamento.
    * Sembra essenziale abituare le nuove generazioni al vero protagonismo delle loro scelte: nelle esperienze di studio, nell'uso delle istituzioni, nel rapporto con coetanei ed adulti.
    * È utile orientarli a un presente inteso come gusto della vita, ma soprattutto all'apertura verso la progettualità, i valori e la ricerca di senso dell'esistenza.
    In un clima da «generazione della vita quotidiana» può essere stimolante abituare alla programmazione del tempo, alla finalizzazione delle attività, alla creazione di tempi vivi anche per i momenti formativi.
    * Risulta inevitabile ormai improntare l'educazione all'ottica del rischio evolutivo come categoria trasversale a tutta l'età adolescenziale.
    * I confini tra l'educazione e la prevenzione sono sempre meno precisi e discernibili. L'educazione, soprattutto se rivolta al mondo degli adolescenti, dovrà risultare sempre più flessibile e attenta alla loro personalità in divenire: per rendersi, senza invadenze, presenza educativa «accanto a loro». Il che equivale a dire che anche noi, come adulti, dovremo crescere per loro, ma inevitabilmente insieme a loro.