Carlos D. Del Santo Seidel *
(NPG 1996-05-22)
Non pretendo con questo articolo di esaurire la ricchezza del processo della pastorale giovanile latinoamericana, specialmente quella realizzata negli ultimi anni. Al contrario, questo vuole essere un invito, proprio come fece Gesù: «Venite e vedete» (Gv 1,39). Un invito a percorrere il difficile cammino del martirio del popolo latinoamericano: cammino di dolore e di sofferenza e, al tempo stesso, di resistenza e di fede.
All'interno della profezia della Chiesa latinoamericana, è presente un soggetto sociale ed ecclesiale che ogni volta di più fa udire la sua voce: i poveri. Non siamo soli, ma migliaia, uomini e donne, poveri, diseredati nella propria terra, che ogni mattina ci svegliamo con l'unico, arduo obiettivo di costruire una nuova America Latina.
In quanto parte di questo insieme, i giovani occupano un vasto spazio; con la loro sensibilità e con la loro vitalità annunciano la novità del Vangelo e sono al tempo stesso evangelizzati ed evangelizzatori. La gioventù è presenza attiva nella Comunità ecclesiale di base, nelle parrocchie, nei movimenti popolari, partiti politici, sindacati, nei movimenti studenteschi, universitari, culturali, ecologici e in tante altre forme associative.
La maggior parte dei giovani attende in silenzio: è la non partecipazione attiva. Resistere con i piedi: non camminando, ma restando indifferenti. I giovani denunciano la mancanza di proposte che non li spinge a cercare alternative concrete per il momento in cui vivono. Delusi dalla democrazia formale latinoamericana, i giovani cercano sempre di più spazi alternativi, non istituzionali. Vogliono essere soggetto della loro storia!
Il protagonismo dei giovani è una delle caratteristiche più rilevanti della pastorale giovanile latinoamericana, sebbene esso non sia nato in un momento preciso, ma sia frutto di una storia in merito alla quale proporrò alcune riflessioni.
Un po' di storia
L'evangelizzazione dei giovani è sempre stata al centro delle preoccupazioni della Chiesa Cattolica; in modi diversi e attraverso iniziative che rispondevano a differenti realtà e alle necessità del momento.
Nel secolo scorso l'azione della Chiesa si è espressa attraverso i collegi e le università cattoliche che molte Congregazioni hanno fondato con l'obiettivo di lavorare con i giovani.
Nel periodo 1939-1950 si sviluppò e si affermò l'Azione Cattolica generale, come movimento laico con un progetto, una metodologia e un'organizzazione mirati alla formazione e all'impegno del giovane all'interno della realtà.
Da essa nacquero poi delle forme più specifiche che intendevano dare una risposta all'evangelizzazione dei diversi ambienti: quello agrario, studentesco, operaio e universitario, attraverso gruppi di base in cui i giovani rivedevano, alla luce della fede, la propria militanza nel loro ambiente di vita e tentavano di superare la separazione tra fede e vita, utilizzando una pedagogia attiva, la formazione nell'azione e la metodologia della revisione di vita.
Di fronte alla crisi dell'Azione Cattolica specializzata, crisi determinata dall'incapacità di «accompagnare» i giovani e dalla mancanza di una spiritualità profonda capace di sostenerli, oltre ai cambiamenti verificatisi nel panorama socio-politico latinoamericano, nacquero, sul finire degli anni '60, i Movimenti di Incontro, che svilupparono una metodologia di impatto emozionale, ma senza risvegliare la coscienza critica di fronte alla realtà sociale.
Superata la crisi, alcuni di questi movimenti (Joc, Jec, Mcu, tra gli altri) continuarono la propria azione in diversi paesi dell'America Latina, riuscendo anche ad avere una propria organizzazione continentale (Miec-Jeci, per esempio), e contribuendo all'evangelizzazione e alla trasformazione delle strutture sociali con il proprio impegno nei rispettivi ambienti.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una grande crescita dei Movimenti Ecclesiali Giovanili, sia internazionali che nazionali e diocesani, originati, in gran parte, dal carisma delle Congregazioni Religiose.
Molti di essi, pur conservando la propria originalità e specificità, si sono integrati nel processo della pastorale giovanile latinoamericana, condividendone l'opzione pedagogica, la metodologia e il processo di formazione, e partecipando al coordinamento locale, diocesano e nazionale.
Altri, tuttavia, non prendono parte alla pastorale delle Chiese particolari e dipendono da orientamenti internazionali, che non sempre tengono in considerazione la realtà dei giovani e la via percorsa dalla Chiesa latinoamericana.
Il Concilio Vaticano II e la II Conferenza Generale dell'Episcopato latinoamericano, tenutasi a Medellin (Colombia) nel 1968, stimolarono la chiesa ad occuparsi dell'evangelizzazione dei giovani. Medellin risultò una forza generatrice e rinnovatrice del processo di pastorale giovanile che si fa strada oggi nel continente e che è motivo di speranza per tutti.
Il documento sulla gioventù promosse, all'interno di molte Chiese, l'apertura di nuovi spazi in cui potessero aver luogo l'invito, l'organizzazione e la formazione dei giovani che, dai gruppi di base e dal coordinamento diocesano e nazionale, arrivarono a «inventare» una nuova proposta pastorale che confermava il valore della propria vocazione laicale e del proprio protagonismo, sia all'interno della comunità ecclesiale, sia nella lotta per la giustizia, oltre all'impegno attivo nella trasformazione della realtà.
Nel febbraio del 1976 il Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam) creò la sezione Giovani; e nel gennaio 1979 la III Conferenza Generale dell'Episcopato latinoamericano, riunita a Puebla (Messico), espresse l'opzione preferenziale per i giovani.
La sezione «Giovani» del Celam seppe raccogliere e sostenere l'esperienza di pastorale giovanile che già stava nascendo nei diversi paesi latinoamericani.
Da allora, essa si propose di individuare problematiche e tendenze del mondo giovanile, con l'intento di realizzare una riflessione teologica e di dare alla pastorale giovanile del continente un orientamento chiaro e coerente, dando impulso alla pastorale giovanile organica, che più tardi si concretizzò in una proposta comune: costruire la civiltà dell'amore.
Essa promosse in ogni paese la creazione di Commissioni episcopali di pastorale giovanile, elaborò materiali di orientamento, come il libro Elementi per un Direttorio di pastorale giovanile organica (Bogotà, 1982) e promosse diversi incontri regionali volti alla condivisione di esperienze, all'unificazione di criteri di azione e tesi a tracciare mete e obiettivi comuni. Dai primi incontri in Cile, in Venezuela e in Messico (1977) e a Bogotà (1980) si giunse, a partire dal 1983, alla realizzazione annuale di incontri latinoamericani di responsabili nazionali di pastorale giovanile.
In ognuno di essi si è sempre partito da uno scambio di esperienze, dalla revisione e dalla valutazione del lavoro, evidenziando le linee fondamentali della pastorale giovanile latinoamericana. Come «frutti» di tale processo sono stati pubblicati diversi lavori: Juventud, Iglesia y cambio; Pastoral de Juventud, si a la Civilización del Amor; e Los procesos de la educación de los jóvenes en la fe.
Tali incontri, realizzati con grande e crescente partecipazione di giovani, animatori, sacerdoti e vescovi (nel 1990 parteciparono delegazioni di tutte le ventidue Conferenze Episcopali, e i giovani erano la metà dei partecipanti), hanno dato impulso all'azione della pastorale giovanile organica nei paesi del Continente; hanno permesso di superare la dispersione e l'isolamento e aiutato a chiarire ogni volta di più gli obiettivi, la pedagogia e la metodologia; hanno inoltre dato forza e nuove energie a una presenza giovanile trasformatrice nella Chiesa e in mezzo alla nostra gente.
PASTORALE GIOVANILE LATINOAMERICANA
Come risultato di questo processo, esiste oggi in America Latina una pastorale giovanile organica e organizzata.
Organica, perché inserita nel processo delle Chiese particolari e nazionali, in accordo con le opzioni fondamentali della Chiesa latinoamericana, oltre ad essere presente nei vari ambienti propriamente «giovanili» (ambiente popolare urbano e rurale, studentesco di livello medio e universitario, ambiente lavorativo, Comunità ecclesiali di base e parrocchie).
Organizzata, perché si articola partendo dai gruppi giovanili di base, passando per i coordinamenti parrocchiali, diocesani, nazionali, fino a riunirsi in quattro regioni latinoamericane: Messico-Centro America (Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama); Caribe (Puerto Rico, Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Piccole Antille e Venezuela); Paesi Bolivariani (Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia) e il Cono Sud (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay).
In tal modo, la pastorale giovanile è l'azione della Chiesa per mezzo della quale essa aiuta i giovani a scoprire, ad assimilare, a impegnarsi con la persona di Gesù Cristo e con il suo messaggio, cosicché, trasformati in uomini e donne nuovi, attenti a vivere la propria fede nella vita, essi diventino degli operatori privilegiati che collaborano alla costruzione della civiltà dell'amore.
Pertanto, la pastorale giovanile è processo e progetto. È cammino. L'esperienza ha fatto sì che si definisse come obiettivo generale quello di «promuovere l'incontro personale e comunitario con Cristo vivo, perché i giovani, una volta evangelizzati, si sentano coinvolti nella liberazione dell'uomo e della società, nella comunicazione e partecipazione» (Dp 1166).
Questo obiettivo nella pratica pastorale si traduce in opzioni pedagogiche che intendono rispondere alla sfide della realtà dei giovani di oggi.
In America Latina si sta sviluppando una dinamica culturale che influisce direttamente sul modo di vivere dei giovani, sulla definizione della loro scala di valori, della loro coscienza critica e del loro modo di cogliere il senso della vita. Essi avvertono fortemente l'esclusione, la crisi relativa al futuro e l'influenza dei mezzi di comunicazione:
- l'esclusione si riferisce alle difficoltà relative alla partecipazione sociale e politica e alle limitazioni circa le possibilità di studiare o lavorare;
- la crisi del futuro si manifesta nell'assenza, in ogni paese, di progetti definiti, interessanti e partecipati, capaci di entusiasmare e di ottenere l'adesione dei giovani;
- l'influenza dei mezzi di comunicazione sociale, con la diversità di informazioni e di stimoli, rende il giovane incapace di discernere, portandolo a vivere intensamente soltanto il momento presente. Proprio di fronte a queste sfide di contesto socioculturale in cui vivono i giovani, nel corso del VI Incontro latinoamericano dei responsabili nazionali, si sono riaffermate le seguenti opzioni pedagogiche.
Evangelizzazione liberatrice
A partire dalla Evangelii Nuntiandi, da Paolo VI e dalla riflessione della Chiesa latinoamericana, a Medellin, a Puebla e a Santo Domingo, intendiamo l'evangelizzazione come la Buona Novella che libera, che invita a vivere la piena dignità dei figli di Dio, che crea nuove relazioni fondate sulla fraternità e sull'accoglienza, e che promuove la partecipazione di tutti alla costruzione del Regno di Dio.
Si fonda sulla pedagogia di Gesù, che parte dalla realtà e dalle aspirazioni e dai bisogni delle persone, e invita alla conversione personale e sociale, alla comunicazione con il Padre e con i fratelli, coinvolgendoli in una missione che trasforma la realtà.
Per questo, la pedagogia pastorale deve essere comunitaria, esperienziale, partecipativa, progressiva e trasformatrice, e deve condurre a un'opzione radicale ed evangelica per i poveri.
Comunità giovanili o gruppi di giovani
Il gruppo o comunità giovanile è l'esperienza centrale delle opzioni pedagogiche della pastorale giovanile latinoamericana.
Si tratta di piccoli gruppi, stabili e misti, che si costituiscono come luoghi di crescita, formazione e realizzazione personale e comunitaria del giovane. In essi ognuno è considerato come persona e apprezzato in quanto tale. In essi matura la fede e la capacità di integrarsi socialmente. È il luogo di incontro con Gesù di Nazareth, l'unico liberatore, dove realizza l'adesione a lui e al suo progetto. Nel gruppo si scopre la realtà con senso critico e si cercano alternative capaci di trasformare, attraverso l'esperienza comunitaria. Il gruppo è il luogo in cui ci si nutre della Parola e si prega insieme.
Pedagogia di comunione e partecipazione
Questa pedagogia pastorale ha fondamento in una ecclesiologia di comunione e di partecipazione che fa sì che il giovane sia corresponsabile e attivo nel suo processo di evangelizzazione, da vero protagonista.
Si tenta di formare un giovane maturo nella fede, che ha fatto propri lo stile di vita di Gesù e il suo progetto di Vangelo; inserito nella sua realtà, con la coscienza critica che gli permette di scegliere liberamente, con spirito solidale per camminare in comunità, con la capacità di essere protagonista nella costruzione di una nuova società. Questa pedagogia promuove una spiritualità giovane, laica, liberatrice e incarnata che integra fede e vita.
Pedagogia personalizzante e personalizzata
È personalizzante e personalizzata perché assume la vita del giovane, come persona individuale, e cerca la sua promozione umana e cristiana. Incoraggia lo sviluppo di una identità propria, rispondendo al contesto sociale massificante che dà valore soltanto al giovane in quanto consumatore. Sviluppa le capacità personali, aiutando ognuno a percepire la propria missione nella Chiesa e nella società.
Formazione integrale
Questa opzione pedagogica assume la persona del giovane in modo integrale e tiene in considerazione tre aspetti: quello affettivo (sentire), quello intellettuale (pensare) e quello attivo (fare); in cinque dimensioni:
- la relazione con se stesso;
- la relazione con il gruppo;
- la relazione con la società;
- la relazione con Dio liberatore;
- la relazione con la Chiesa.
Perché prende in considerazione la vita e le aspirazioni del giovane, si tratta di una formazione di «vissuto»; perché comprende tutti gli aspetti della realtà personale, è una formazione integrale; e perché si realizza a partire dall'azione e porta nuovamente all'azione frutto di riflessione, è formazione nell'azione.
Metodologia: vedere-giudicare-agire-celebrare
Nella pastorale giovanile si assume il metodo: vedere-giudicare-agire-celebrare. Si tratta di una metodologia che parte dalla realtà, si confronta con il Vangelo e con i principi della fede cristiana, porta ancora all'azione e celebra l'azione di Dio vivo presente nella nostra storia operando perché il suo Regno sia sempre vicino.
Questo implica due momenti: la revisione di vita e la revisione della pratica. Promuove una coscienza critica e autocritica. Integra fede e vita. Più che una metodologia, è uno stile di vita e una spiritualità, che vive e celebra la scoperta della presenza di Dio nella storia, la continua conversione personale e l'impegno a trasformare la realtà.
Accompagnamento efficace
L'accompagnamento richiede la presenza di persone che abbiano carisma, equilibrio, maturità umana e di fede, oltre che un atteggiamento di servizio e di rispetto per il processo che il giovane sta realizzando. È un accompagnamento continuo e perseverante, attuato con una testimonianza di impegno; che si sa situare nella realtà e in quella del giovane; che lavora a diversi livelli: personale, di gruppo e di coordinamento generale; che sta attento a tutte le dimensioni della vita del giovane, da quella affettiva a quella professionale fino alle opzioni politiche; e che tiene in costante collegamento con la Chiesa che dà il suo sostegno e appoggio.
Processo graduale e differenziato
Si tratta di un'opzione pedagogica che tiene in considerazione l'età, l'ambiente, la storia e i momenti particolari del cammino dei giovani. Non dà per scontato che tutti i giovani siano uguali. L'accompagnamento dei giovani all'interno dei gruppi di pastorale giovanile, sia nelle Comunità ecclesiali di base e nelle parrocchie, sia negli ambienti specifici in cui i giovani vivono, pretende una risposta evangelizzatrice ed efficace.
Guida il giovane verso una chiara scelta di vita, operando un'opzione vocazionale, sia per il suo impegno ecclesiale (vocazione laica, religiosa o sacerdotale), sia per il suo impegno nella società (famiglia, politica, contesto sociale).
Organizzazione
Tutta questa proposta esige una organizzazione adeguata ed efficace, dal momento che si tratta di un processo formativo. È necessaria per assicurare la continuità storica. Senza organizzazione, i gruppi restano isolati, senza chiarezza di obiettivi e senza possibilità di crescere.
L'organizzazione educa alla comunione e alla partecipazione, promuove il protagonismo giovanile e apre altri settori della Chiesa ai giovani, all'interno di una pastorale di insieme. L'organizzazione è rappresentativa, democratica, ha come proprio fulcro i giovani e si va strutturando dalla base fino ai livelli più alti.
TAPPE DEL PROCESSO DI EDUCAZIONE ALLA FEDE
Sono tre i momenti principali del cammino di educazione alla fede: convocazione, iniziazione e militanza.
Convocazione
È il momento in cui il gruppo prende forma. La convocazione può avvenire in modi diversi. Può essere:
- personale: l'invito può arrivare da parte di amici; può essere un invito personale, o passare attraverso la testimonianza di vita di altri giovani e di persone già impegnate nel gruppo;
- allargata: attraverso la catechesi per la preparazione alla cresima, all'eucaristia, nei ritiri, nelle giornate di convivenza, incontri, feste, occasioni diverse;
- ambienti specifici: attraverso la partecipazione attiva nell'ambiente studentesco, popolare o lavorativo, e attraverso l'invito alla riflessione su temi specifici in ogni ambiente;
- di massa: prendendo parte a congressi, pellegrinaggi, marce, giornate nazionali dei giovani, settimane della gioventù, momenti liturgici forti.
Iniziazione
Formato il piccolo gruppo secondo lo stile degli apostoli di Gesù Cristo, ha inizio il vero processo «di gruppo». Si tratta dell'evangelizzazione dei giovani che si sviluppa attraverso un processo di educazione non formale.
Nel gruppo i giovani scoprono pian piano il valore del gruppo in quanto spazio di espressione e, a partire da questo, scoprono la Chiesa come comunità di fratelli. In questa tappa è normale che si assumano dei piccoli impegni al servizio della comunità.
A questo punto del loro cammino essi prendono contatto con i problemi sociali, benché non abbiano ancora chiare le cause più profonde che li determinano. A partire dalla propria fede, si sentiranno spinti a fare qualcosa, ad agire in favore di quanti hanno bisogno. Pian piano scopriranno che non sono soli, ma che esiste tutta un'organizzazione di gruppi giovanili, a partire dalla loro città, fino ad arrivare all'intera realtà latinoamericana. Prendono così coscienza di essere parte di un progetto più grande.
Militanza
È il momento in cui il giovane si assume seriamente un impegno. Ciò avviene generalmente dopo la «crisi» attraverso la quale egli arriva a comprendere meglio le cause strutturali che generano l'ingiustizia sociale. In questo momento il giovane presenta già una certa maturità nella fede, che lo rende capace di discernere ciò che costruisce e ciò che ostacola il Regno di Dio. Acquisisce una spiritualità che lo sostiene e che gli dà forza per superare i conflitti che nascono dal suo impegno. È un giovane che sa analizzare le situazioni e gli eventi, partendo da criteri oggettivi, con coscienza critica e con la capacità di cercare e di realizzare azioni che propongano alternative concrete ai problemi.
Questo impegno di vita può essere realizzato sia nella Chiesa, lavorando nella catechesi, nella liturgia o nella pastorale, o attraverso un'opzione per la vita consacrata; come anche all'interno di movimenti popolari, partiti politici impegnati nella lotta per i più poveri, sindacati, movimenti ecologisti, associazioni studentesche, centri di studio, ecc.
Una pastorale giovanile efficace deve prestare molta attenzione a questi tre momenti che vive il giovane: alla convocazione, all'iniziazione e alla militanza. Pertanto è necessaria una seria programmazione. In America Latina abbiamo utilizzato con ottimi risultati la modalità della programmazione partecipativa, sviluppata a partire dalle esperienze degli Istituti e delle Case dei giovani, e oggi estesa a tutta la realtà latinoamericana.
IL PRIMO CONGRESSO LATINOAMERICANO DEI GIOVANI
A partire dal 1985 si cominciò a pensare, come segno di maturità nel processo della pastorale giovanile latinoamericana, a un Congresso latinoamericano di giovani, che potesse ampliare la partecipazione e quindi aumentare il protagonismo giovanile, consolidando la proposta della pastorale giovanile in tutto il continente.
Il 1985 fu l'Anno Internazionale della Gioventù. In quell'anno si promossero molte attività in tutta l'America Latina. La Chiesa, attraverso la pastorale giovanile, partecipò e animò gran parte di tali attività.
Nel novembre del 1985 si celebrò a Bogotà (Colombia) il III Incontro latinoamericano dei responsabili nazionali della pastorale giovanile, per «sistematizzare le tendenze, inquietudini e iniziative sorte durante l'Anno Internazionale della Gioventù e per incorporarle alla pastorale giovanile del continente». Al tempo stesso, l'Incontro intendeva «riflettere sulla realtà della pastorale giovanile in ogni paese latinoamericano e su come fosse stata accolta la proposta della Civiltà dell'Amore».
La constatazione della nascita e della crescita della pastorale giovanile a tutti i livelli, così come la percezione della capacità di «convocazione» della Chiesa nel mondo dei giovani e l'entusiasmo che provocava la proposta della Civiltà dell'Amore, portò qualcuno a pensare di convocare un Concilio latinoamericano dei giovani che fosse un ambiente di incontro, uno spazio in cui i giovani potessero condividere le loro esperienze, dire la loro e avere la possibilità di celebrare la loro fede in Gesù Cristo, la loro vita, la loro storia e la loro lotta per una America Latina più giusta e solidale. Giovani, animatori, sacerdoti e vescovi presenti accolsero la proposta con entusiasmo ed essi stessi si incaricarono di diffonderla nei propri paesi e di fare tutto quello che era necessario per realizzarla.
Gli Incontri latinoamericani dei responsabili nazionali della pastorale giovanile realizzati negli anni seguenti (Bogotà, 1986 e 1987; Caracas, 1988; Quito, 1989; e San José de Costa Rica, 1990) misero in atto, attraverso diverse commissioni, i suggerimenti che arrivavano. Così, con molta partecipazione, prese forma definitiva il I Congresso latinoamericano dei giovani che, con il motto «Giovani, con Cristo costruiamo una nuova America Latina», ebbe luogo a Cochabamba (Bolivia), dal 28 dicembre 1991 al 5 gennaio 1992.
Obiettivi
L'obiettivo generale del Congresso era: promuovere un maggior impegno e una maggiore testimonianza cristiana dei giovani latinoamericani per la costruzione di una Nuova Civiltà nel Continente.
Gli obiettivi specifici erano i seguenti:
In funzione del protagonismo giovanile:
- riaffermare le nostre radici nella fede cristiana, creando un clima di comunione e di partecipazione tra i giovani del Continente, che permetta loro di celebrare la propria fede e di unire gli sforzi verso l'impegno comune di annunciare e costruire il Regno;
- riconoscere i nostri valori e annunciare la responsabilità missionaria dei giovani nell'annuncio della Buona Novella del Regno;
- offrire ai giovani latinoamericani la possibilità di esprimere, come gruppo, le difficoltà comuni, le loro angosce e speranze di fronte ai grandi problemi (debito estero, disoccupazione, sovrappopolazione, ecc.) che incontrano i popoli latinoamericani, dando vita a un evento politico che si ripercuota a livello mondiale;
- riaffermare il ruolo insostituibile della gioventù nella trasformazione dell'America Latina.
In funzione del contributo alla IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano:
- offrire un contributo effettivo alla IV Conferenza dei Vescovi latinoamericani per ciò che riguarda la responsabilità e la partecipazione dei giovani alla vita della Chiesa e della società.
In funzione della celebrazione dei 500 anni di evangelizzazione:
- celebrare i 500 anni di evangelizzazione, i segni della presenza di Dio in America Latina e le sfide che il Continente ci pone. Celebrare il cammino del suo popolo, segnato dalla croce e dal martirio.
Partecipanti
Settecento giovani, delegati di pastorale giovanile delle diocesi latinoamericane e dei movimenti integrati o coordinati con le Commissioni episcopali della gioventù di ogni paese. La partecipazione degli animatori mantenne la proporzione esistente nei gruppi di base: un animatore ogni quindici giovani. Parteciparono anche i Vescovi responsabili dei giovani di ogni Conferenza Episcopale Latinoamericana. Oltre ai delegati, erano presenti giovani provenienti da ogni parte del mondo, cattolici e non, e una rappresentanza del Vaticano, attraverso il Pontificio Consiglio per i Laici.
Tappe
Il Congresso si sviluppò in quattro tappe.
a) Prima tappa: sensibilizzazione e preparazione.
* Durata: da novembre 1988 a settembre 1989.
* Obiettivi:
- divulgazione e sensibilizzazione a tutti i livelli del Popolo di Dio;
- inizio delle campagne di finanziamento;
- elaborazione dello strumento di lavoro, per essere ripensato a tutti i livelli: comunità ecclesiali di base, parrocchie, diocesi, movimenti, nazioni.
b) Seconda tappa: evangelizzazione.
* Durata: da ottobre 1989 a dicembre 1991.
* Obiettivi:
- riflessione relativa allo strumento di lavoro, con la realizzazione di incontri, congressi o assemblee, ai diversi livelli, sviluppando proposte per il Congresso;
- scelta dei delegati.
c) Terza tappa: realizzazione del Congresso.
* Durata: dal 28 dicembre 1991 al 5 gennaio 1992.
* Obiettivi:
- condividere esperienze e celebrare il cammino della pastorale giovanile latinoamericana e il contributo dei giovani alla costruzione della Civiltà dell'Amore;
- elaborare e approvare un documento del Congresso, a partire dalla partecipazione e dal contributo di ogni paese, che esprima la realtà della gioventù latinoamericana, la sua visione della situazione ecclesiale e sociale, le sue proposte di trasformazione e il suo impegno nell'azione.
d) Quarta tappa: proiezione nel futuro.
* Durata: dal 6 gennaio in avanti.
* Obiettivi:
- comunicare e diffondere l'esperienza vissuta durante il Congresso, così come i risultati conseguiti;
- stabilire modalità capaci di «fortificare» il cammino della pastorale giovanile latinoamericana, permettendo che sorga sempre di più la coscienza latinoamericana e cristiana;
- contribuire alla riflessione della IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano (ottobre 1992 a Santo Domingo).
Contenuti
Lo strumento di lavoro si articolava in cinque sezioni: chi siamo, cosa facciamo, verso dove andiamo, cosa vogliamo celebrare, il nostro contributo.
Chi siamo. Vuole riscattare le nostre radici culturali - quelle indigena, quella africana, quella iberica - e il vangelo come elemento unificante, con le sue luci ed ombre, nel processo storico. Cerca anche di dare nuova energia alla nostra identità di giovani latinoamericani, oltre ad approfondire la nostra realtà negli aspetti socio-politico, religioso e culturale.
Cosa facciamo. Propone una riflessione sulla pastorale giovanile latinoamericana, evidenziando gli elementi fondamentali: l'opzione pedagogica principale per i gruppi o comunità giovanili; il processo di gruppo, l'accompagnamento e la metodologia.
Verso dove andiamo. Presenta la proposta della Civiltà dell'Amore, la Nuova America Latina che vogliamo costruire e le sfide perché diventi realtà tra di noi.
Cosa vogliamo celebrare. Evidenzia quattro punti centrali, motivi per ringraziare e per chiedere perdono: la presenza viva di Gesù Cristo nella nostra vita; il nostro protagonismo nella costruzione di una Nuova America Latina; la nostra opzione per i poveri e i 500 anni di evangelizzazione in America Latina.
Il nostro contributo. Ha un duplice intento: capire quali siano le nostre prospettive nella realizzazione del Congresso, e offrire un contributo concreto alla IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano.
Risultati
Come risultati immediati del Congresso si pubblicarono tre documenti: «Conclusioni finali del I Congresso Latinoamericano dei Giovani», «Interventi alla IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano» e «Lettera aperta ai giovani dell'America Latina». Tali documenti, nel loro insieme, presentano le linee di azione dei giovani latinoamericani in vista della costruzione di una Nuova America Latina.
Prospettive
In Congresso è stato un'occasione per riaffermare la validità dei processi di pastorale giovanile organica che stiamo operando in America Latina e un contributo alla conoscenza, all'approfondimento e allo stimolo di tali processi. Un momento per condividere il nostro impegno e le nostre esperienze. Ha rappresentato un evento significativo per la Chiesa: segno di una Chiesa che prende coscienza e dà valore alla forza della nostra vitalità giovanile, di una Chiesa che ci ascolta, ci apre spazi e ci offre possibilità. Una Chiesa in cammino che ci riserva il suo messaggio migliore e le sue energie pastorali; una Chiesa che ci unisce nell'azione evangelizzatrice della cultura attuale.
Il Congresso è stato l'occasione perché i giovani comprendessero meglio la proposta della Civiltà dell'Amore. Una proposta concreta che parte da esperienze reali e significative di fraternità giovanile e da un impegno serio per trasformare la società. È questa la nostra testimonianza e il nostro contributo, ciò che vogliamo partecipare ai giovani dell'America Latina e a quelli di tutto il mondo, invitandoli ad unirsi a noi nel compito difficile e meraviglioso di costruire un mondo nuovo.
Il Congresso ha rappresentato, inoltre, uno spazio unico e inedito perché i giovani si potessero esprimere. È stato un momento di scambio di esperienze tra noi e un luogo per presentare una proposta che andasse oltre le frontiere della Chiesa. Una possibilità di dialogo e di ascolto tra noi, perché davanti alle sfide che ci si presentano, possiamo promuovere meccanismi di partecipazione e di azione, che rendano possibile a tutti di impegnarsi nella missione di costruire la Civiltà dell'Amore.
Ogni cosa sarà possibile, perché crediamo di essere:
«Costruttori di una nuova storia,
siamo seme e grembo
con la forza della vita
che nasce nel Continente.
Demoliamo oggi i muri
per costruire l'uguaglianza,
il sogno di tutti uniti
che si chiama libertà»
(Inno del Congresso Latinoamericano dei Giovani).
* Segretario esecutivo della PG in Brasile

