Il congresso continentale latinoamericano sulle vocazioni
(NPG 1996-05-44)
«Condizione indispensabile per la Nuova Evangelizzazione è poter contare su evangelizzatori numerosi e qualificati. Pertanto, la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose e di altri operatori pastorali, deve essere una priorità dei Vescovi e un impegno di tutto il popolo di Dio» (Giovanni Paolo II, Discorso inaugurale della IV Conferenza di Santo Domingo, n.26).
«Si fa ogni giorno più urgente la necessità di una pastorale vocazionale rinnovata e intesa, in primo luogo, come comune dimensione obbligata di tutto il piano globale pastorale e, al tempo stesso, concepita come specifico campo di azione che accompagni il risveglio, il discernimento e lo sviluppo della risposta vocazionale di coloro che il Signore chiama a seguirlo» (Giovanni Paolo II, Lettera agli organizzatori e partecipanti al Primo Congresso Continentale Latinoamericano sulle Vocazioni, n.2).
Ci siamo riuniti a Itaici, circa duecento vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi, istituti secolari e laici dell'America Latina e della Santa Sede, convocati per iniziativa del Santo Padre, con l'intento di dare una risposta fondamentale alle esigenze della Nuova Evangelizzazione.
La pastorale vocazionale, come opzione prioritaria oggi nelle nostre Chiese, deve produrre frutti per il bene della Chiesa Universale. Il Congresso ha permesso che in noi si affermasse la fiducia e aumentasse la speranza nel momento storico che la Chiesa sta vivendo.
Noi partecipanti al Congresso, svoltosi nell'anno internazionale della famiglia, rivolgiamo un appello a voi, famiglie cristiane dell'America Latina, affinché, vicine al Signore con la preghiera e con la vita sacramentale, possiate diventare fonte di vocazioni per il bene di tutte le nostre comunità! Che i vostri figli possano sperimentare l'amore di Gesù che li invita a seguirlo e a dare la propria vita per i fratelli.
Voi, bambini, adolescenti e giovani, eravate al centro della nostra preghiera e delle nostre riflessioni durante il Congresso. Vogliamo essere vicini a ognuno di voi e ripetervi: Non temete, Cristo vi chiama, «Venite e seguitemi! L'America Latina ha bisogno di voi, perché continuiate a costruire in essa il Regno dell'amore, della giustizia e della pace, frutto dell'opera redentrice di Gesù».
A voi, operatori di pastorale vocazionale, rivolgiamo la nostra parola e il nostro incoraggiamento. Il vostro lavoro è indispensabile per la promozione degli apostoli e dei missionari, dei sacerdoti, diaconi, religiosi, laici consacrati e molti altri ministri del Vangelo, perché Cristo venga conosciuto e amato dagli uomini e dalle donne del nuovo secolo alle porte. Potete godere della gioia di essere tra coloro che devono servire la causa fondamentale della Chiesa: risvegliare, riconoscere, animare e sostenere le vocazioni di speciali congregazioni.
Invitiamo tutti voi, Popolo di Dio, pellegrino nella nostra America, a far sì che la preghiera e la testimonianza di vita contribuiscano alla creazione di un ambiente favorevole alle vocazioni.
Carissime sorelle e fratelli, salutandovi da questo bellissimo angolo di Brasile, e rendendovi partecipi di alcune considerazioni, frutto del nostro lavoro, vogliamo invitarvi a lasciarvi coinvolgere in questo impegno per una pastorale vocazionale rinnovata e concepita come dimensione fondamentale di ogni piano globale di pastorale.
Un'esperienza di chiesa che vogliamo condividere
1. Con l'attenzione rivolta a Gesù Cristo, Buon Pastore, noi partecipanti a questo Primo Congresso Latino-americano sulle vocazioni, abbiamo vissuto giorni pieni di grazia. Scopriamo come il Padre ci benedice oggi con il dono di abbondanti, sebbene ancora insufficienti, vocazioni. Abbiamo rinnovato la nostra risposta alla chiamata e alla missione che Lui ci ha proposto in Cristo suo Figlio, perché, con la forza dello Spirito Santo, lasciassimo ogni cosa per il Signore e continuassimo l'opera di evangelizzazione in questo continente della speranza.
2. Giovanni Paolo II ha incoraggiato il nostro lavoro affinché, dalla preparazione del Congresso fino alla fine, fosse una «espressione di corresponsabilità e di stretta collaborazione tra la Sede Apostolica e il Consiglio Episcopale Latino-Americano (Celam) e la confederazione Latinoamericana dei Religiosi (Clar)».
In questo senso il Congresso è stato un'esperienza di Chiesa, molto viva e dinamica, di comunione e di partecipazione che ci permetterà di continuare a dare impulso a una «nuova primavera vocazionale».
3. Ci siamo posti, in questo cammino vocazionale, a continuazione dell'azione ecclesiale che, animata dalla Sede Apostolica, a partire dal Concilio Vaticano II, ha fatto sentire i suoi effetti sul nostro Continente a Medellìn, Puebla e a Santo Domingo. Dalla IV Conferenza di Santo Domingo nacque il mandato, per la Chiesa Latinoamericana, della priorità della pastorale vocazionale. Alla fase preparatoria del Congresso presero parte le forze vive della Chiesa di tutto il Continente. Ora, a Italici, noi rappresentanti di tutti i paesi latinoamericani, abbiamo ricevuto nuove energie per continuare il cammino.
Vogliamo condividere con i nostri fratelli e con le nostre sorelle di tutte le Chiese particolari e con gli Istituti di vita consacrata alcune riflessioni che danno testimonianza del vissuto e che permetteranno di animare e di rendere più dinamica la nostra pastorale vocazionale.
LA REALTÀ DELLA PASTORALE VOCAZIONALE
4. Quattro sono stati gli obiettivi fondamentali che il Congresso si è posto:
- prendere coscienza del fatto che la Nuova Evangelizzazione impegna al conseguimento di una migliore qualità e di un maggior numero di vocazioni;
- promuovere la dimensione vocazionale nei processi pastorali;
- studiare itinerari di formazione giovanile che tengano in considerazione la possibilità di risvegliare, discernere e sostenere le vocazioni;
- promuovere istanze di collaborazione e di integrazione tra i diversi organismi ecclesiali.
In merito ai suddetti obiettivi la riflessione ci ha mostrato luci ed ombre.
Luci
5. Si verifica in tutto il continente un aumento significativo del numero e della qualità delle vocazioni. Questo ci rivela, da un lato, che il Signore mantiene con forza la sua promessa: «Vi darò pastori secondo il mio cuore»; dall'altro, ci mostra che tutto il lavoro ecclesiale di animazione e di organizzazione nel campo della pastorale delle vocazioni comincia a dare i suoi frutti.
Con gioia ci accorgiamo che sono in aumento le vocazioni di giovani indigeni e afro-americani.
6. La testimonianza dei sacerdoti e di tante persone consacrate, anche nella forma più radicale, come per esempio i martiri, che diedero la loro vita per la fede, in difesa della giustizia e per promuovere la pace, ha aiutato la Chiesa in America Latina a prendere coscienza del suo ruolo decisivo nella storia del nostro popolo. Crediamo che questo sia stato uno degli elementi più significativi della chiamata di molti giovani ad accettare la sfida che la Nuova Evangelizzazione pone. Essi trovano nella Chiesa non soltanto lo spazio in cui realizzare i propri ideali ma, soprattutto, possibilità concrete di rispondere alla chiamata del Signore a una vita di santità e di impegno, con un crescente risveglio di vocazioni missionarie.
7. Si registra, nel nostro continente, una ricca varietà di esperienze e di iniziative nel campo della pastorale delle vocazioni. Vale la pena sottolineare: gli incontri della pastorale vocazionale ai livelli più diversi, le giornate o le veglie di preghiera per le vocazioni, la creazione di centri diocesani di pastorale giovanile e vocazionale, la promozione di corsi di formazione per nuovi operatori, l'organizzazione di gruppi vocazionali parrocchiali, la ricerca costante di integrazione della pastorale vocazionale con alcune pastorali affini, come quella giovanile, della famiglia e la catechesi.
8. Aumenta anche la consapevolezza che la pastorale vocazionale non è una semplice sezione della pastorale di insieme, ma è giusto fare di essa una dimensione che penetra intrinsecamente tutta la pastorale. Perciò nella Chiesa in America Latina è sempre più accettato da tutti il compito di rendere vocazionale l'intera pastorale.
Accanto a questo, si sviluppa una ecclesiologia di comunione in cui si sottolineano le diverse vocazioni, carismi e ministeri: auspicando così una più chiara coscienza della teologia della vocazione.
9. Un altro passo avanti sta nel comprendere che la pastorale vocazionale è un processo che implica un itinerario: risvegliare, discernere e accompagnare le vocazioni. Questo ci ha aiutato a definire meglio il soggetto della pastorale vocazionale, a selezionare i candidati con criteri migliori, ad affermare la necessità di creare gruppi di «sostegno» e, soprattutto, a concepire la pastorale delle vocazioni come un cammino che abbraccia tutta la vita dei chiamati a seguire il Signore più da vicino.
10. Senza perdere la propria identità, si sta cercando una azione congiunta del Celam con la Clar, delle Conferenze Episcopali e di Religiosi, delle chiese particolari e dei diversi operatori che lavorano nel campo delle vocazioni.
11. È necessario sottolineare il continuo incoraggiamento che il Santo Padre ci ha dato con la testimonianza della sua vita, con i suoi viaggi apostolici e con i suoi documenti, in special modo con l'esortazione «Pastores dabo vobis». Nel messaggio inviato ai partecipanti al congresso egli ha sottolineato: «Constatiamo con gioia che, in questi ultimi anni, in seno a famiglie cristiane, profondamente vicine alla fede, è sorto un maggior numero di vocazioni... Grazie alla testimonianza della Chiesa, serva e vicina al popolo, il Signore ha fatto sorgere uomini e donne desiderosi di dare la loro vita alla causa di Cristo; e, all'interno di comunità in cui trasparivano i valori evangelici, Egli ha moltiplicato in tanti giovani l'ardente desiderio di seguirlo più da vicino. Come non ringraziare Dio per questa realtà che ci consola!».
Ombre
12. La cultura postmoderna, nei suoi aspetti contraddittori e con gli interrogativi che pone, lascia un forte segno nell'uomo e nella donna di oggi, soprattutto nei giovani.
Se, da un lato, essa permette di riscattare il valore della soggettività e dell'individualità, l'importanza dell'affettività e della sessualità umana, l'etica della vita, la ricerca della felicità e della realizzazione personale; dall'altro lato essa ha determinato l'affermarsi di un forte relativismo e soggettivismo, accompagnato da una mentalità pratica ed edonista, con gravi conseguenze nel campo dei valori umani e cristiani. Le famiglie devono confrontarsi con seri problemi di stabilità e, spesso, si sciolgono. I giovani appaiono più instabili, insicuri e incapaci di assumersi impegni definitivi.
13. Il nostro continente è caratterizzato dalla presenza costante di conflitti socio-politici ed economici che negli ultimi anni sono aumentati in frequenza e gravità. L'egoismo si manifesta attraverso nuove forme e nuovi metodi, contribuendo notevolmente alla corruzione e alla concentrazione della ricchezza in mano a pochi, ed è pertanto all'origine di nuove povertà. Il neoliberismo ha accentuato la disuguaglianza sociale. Si è fatta strada una cultura della morte, sono esplose la violenza e l'impunità.
14. La migrazione sistematica dalla campagna verso le città ha determinato una crescita disordinata di queste ultime, rendendo così l'azione ecclesiale urbana una delle sfide maggiori di questo fine secolo. Nella pastorale delle vocazioni manca una comprensione più profonda della cultura urbana e postmoderna, e ciò dà origine ad una azione disordinata nei contenuti e nella metodologia.
15. Sebbene le vocazioni abbiano subìto un reale incremento nelle nostre chiese particolari, esso rimane tuttavia insufficiente rispetto alla crescita della popolazione.
16. Permane, in molti luoghi, una visione piuttosto riduttiva della pastorale vocazionale; si avverte un'esigenza di maggiore compenetrazione tra conferenze episcopali, ministri ordinati, persone consacrate e movimenti ecclesiali. La pastorale delle vocazioni procede in maggiore isolamento rispetto alla pastorale di insieme e si avverte una vera frattura tra teoria e prassi: si parla di integrazione delle pastorali, eppure si procede ancora lungo percorsi paralleli.
17. Tra le vocazioni femminili si è registrata una piccola oscillazione nella crescita e vale la pena soffermarsi sulle cause che l'hanno determinata. Tra di esse, le trasformazioni relative al ruolo della donna nella società e le conseguenze per la vocazione consacrata femminile nella vita e nella missione della Chiesa, l'identità carismatica e missionaria e l'assenza, qualche volta, di una formazione adeguata.
18. Manca, nella comunità cristiana, la conoscenza della vocazione religiosa dei fratelli, sia di quelli appartenenti agli istituti clericali, sia anche di quelli degli istituti laicali.
19. Non è stato ancora pensato un cammino che si adegui alla promozione e alla formazione inculturata delle vocazioni indigene e afro-americane; esistono soltanto dei tentativi.
20. La pastorale vocazionale incontra qualche difficoltà con il fenomeno dell'abbandono ministeriale dei presbiteri e delle persone consacrate. A ciò va aggiunta la controtestimonianza di alcuni di essi, che ha causato un grande problema nella vita ecclesiale, particolarmente tra i giovani.
Si avverte anche, qua e là, la poca spiritualità degli operatori, lo scoraggiamento, il lasciarsi vincere dalla routine, la stanchezza per il troppo lavoro. Ci sono parroci e membri di Istituti che ancora non sono convinti dell'importanza della pastorale vocazionale e, per questo motivo, non la sostengono abbastanza.
21. Le persone che oggi ricevono la chiamata, influenzate dal contesto della società e dalle abitudini, rivelano un prolungamento della fase adolescenziale, una certa fragilità nelle proprie scelte, paura per gli impegni definitivi e, non raramente, l'assenza di chiarezza circa quello che realmente vogliono nella vita. Si presentano con motivazioni inadeguate e con contraddizioni, perfino con carenza di nozioni di base di fede.
L'IDENTITÀ DELLA PASTORALE VOCAZIONALE
22. Dio chiama l'uomo ad essere a sua immagine e somiglianza e ad entrare quindi in comunione con Lui. Attraverso il Battesimo, lo chiama ad essere suo figlio, grazie alla morte e risurrezione di Gesù Cristo. A partire da questa vocazione Dio chiama a vivere la novità di vita nello Spirito in situazioni diverse: come laico, come sacerdote, come diacono permanente, come persona consacrata. Queste vocazioni specifiche mostrano l'importanza della chiamata di Dio.
23. Nella Bibbia appare chiaramente la vocazione di ogni persona (Abramo, Mosè, i Profeti, gli Apostoli, San Paolo, la Vergine Maria) come il risultato dell'incontro con Dio che fa sentire la sua presenza e che «manda» a una comunità per dei servizi concreti. La vocazione deve essere il frutto di un'azione evangelica.
L'evangelizzazione, nella sua dimensione biblica, liturgica, catechetica, comunitaria, missionaria, profetica e di promozione umana, raggiunge i bambini, gli adolescenti, i giovani e gli adulti, per far conoscere loro Gesù che chiama e manda a costruire il suo Regno nel mondo di oggi.
24. La Chiesa in sé è un «mistero di vocazione», è la comunità dei chiamati da Dio. Il Signore chiama in maniera personale per il servizio a Dio e ai fratelli. La Chiesa non può prescindere dalla pastorale vocazionale; essa è motivata non soltanto dalle necessità pastorali o dalla scarsezza di operatori, ma dall'essere stesso della Chiesa.
La vocazione, chiamata di Dio, nasce in un'esperienza di comunità e determina un impegno con la Chiesa universale e con una determinata comunità.
Posto che nessuna comunità cristiana si costituisce se non ha come fondamento e come obiettivo l'eucaristia, dobbiamo riconoscere che non ci saranno vocazioni né perseveranza senza eucaristia.
25. Il documento di Santo Domingo ci ha mostrato il volto di una Chiesa che vive in comunità vive, organiche, dinamiche e missionarie, che sono lo spazio adeguato per la nascita e la crescita delle diverse vocazioni che lo Spirito Santo semina nella Chiesa.
Così la diocesi, la parrocchia, la comunità ecclesiale di base, la famiglia e i gruppi giovanili, permettono un'esperienza di fede condivisa, terreno fertile per le vocazioni.
26. La comprensione dell'opera evangelizzatrice e della vita della Chiesa necessita dell'integrazione di tutte le dimensioni dell'azione della Chiesa all'interno di un piano globale di pastorale di ogni chiesa particolare. La pastorale vocazionale si intende come il servizio a ogni persona affinché possa scoprire il cammino per la realizzazione di un progetto di vita così come lo vuole Dio e come il mondo di oggi lo richiede.
27. Ogni persona, secondo il piano di Dio, è chiamata alla santità e a realizzarsi nell'incontro con il Signore, con i fratelli e con se stesso; ciò le permette di raggiungere un equilibrio tra la sua fede e la sua vita, e di condurre un'esistenza piena e felice, che si trasforma in testimonianza e annuncio di autentici valori e di servizio agli altri.
28. La pastorale vocazionale parte dalla situazione stessa del giovane e dell'adulto, si avvicina a lui con un atteggiamento di rispetto per la dignità della sua persona, gli offre elementi di discernimento e lo accompagna in un cammino di risposta dinamica che deve abbracciare tutta la sua esistenza. La persona chiamata si sentirà così continuamente amata da Dio e sollecitata dalla realtà storica dei suoi fratelli e delle sue sorelle.
29. Nella vastità del lavoro vocazionale, rivolto a tutti i fedeli, deve anche esserci, in ogni comunità ecclesiale, una attenzione molto speciale alle vocazioni per i ministeri ordinati, la vita consacrata e missionaria. Il lavoro relativo alle differenti vocazioni deve svolgersi in maniera armonica e coordinata, in modo che esse siano di stimolo l'un l'altra, all'interno di ogni chiesa particolare, Le circostanze attuali della nostra Chiesa in America Latina richiedono una particolare attenzione alle vocazioni di vita contemplativa e a quelle per il diaconato permanente.
30. Terremo sempre presente che è Dio che chiama. Ogni vocazione è un dono di Dio che si deve chiedere con la preghiera, secondo l'insegnamento di Gesù (Mt 9,38), si deve ricevere con fede e umiltà, e si deve alimentare con una vita di preghiera e un'esistenza fraterna, di servizio, fedele e gioiosa.
PER UNA PASTORALE VOCAZIONALE RINNOVATA
Criteri generali
31. È necessario riconoscere l'azione dello Spirito Santo in tutto il cammino vocazionale. Pertanto la persona chiamata e l'operatore di pastorale devono vivere una condizione di preghiera continua, sostenuti da tutta la comunità ecclesiale e alla ricerca della fedeltà alla Parola di Dio e alla realtà che li interpella e li invita ad un impegno maggiore. È fondamentale, inoltre, assumere come modello la pedagogia di Gesù che si avvicina, comprende, rispetta e invita. Maria è il modello di ogni chiamato e di ogni operatore di pastorale, per il suo ascolto, il suo vissuto e la sua risposta a Dio.
32. Riconosciamo che il cammino vocazionale si compie nella Chiesa e per la Chiesa; è la Chiesa il luogo delle «chiamate», dell'invio e delle risposte. È necessario un continuo esame del quadro ecclesiale che ispira la nostra pastorale vocazionale: lo troviamo nei Documenti del Vaticano II e in altri come Medellìn, Puebla e Santo Domingo. La famiglia, la parrocchia e la diocesi rappresentano l'ambito normale in cui si risveglia, si identifica e prende corpo ogni vocazione. L'atmosfera di comunione che si vive all'interno della diocesi e in seno ad ogni famiglia religiosa, assicurerà un «clima vocazionale favorevole».
33. La persona chiamata, dopo lo Spirito Santo, è il primo responsabile della propria vocazione.
Cominciando ad ascoltare la chiamata ha inizio un processo che, a livello personale, si trasformerà in un progetto di vita. La comunità ecclesiale offre un sostegno nel progetto organico di formazione cristiana le cui dimensioni fondamentali sono la formazione umana, l'incontro con Gesù Cristo nella fede, vissuta, alimentata e celebrata nella comunità ecclesiale e l'orientamento al servizio del Regno e nella presentazione di un «profilo» del giovane chiamato, come le circostanze storiche richiedono e, inoltre, nell'offerta di uno spazio all'interno di un progetto di pastorale organica.
Soltanto così si può garantire un itinerario definitivo per le differenti vocazioni possibili per bambini, adolescenti, giovani e adulti.
34. Sebbene nella pastorale vocazionale sia richiesta la collaborazione di tutto il personale apostolico, è necessario preparare degli operatori che dedichino tutto il loro tempo al compito di risvegliare, discernere e sostenere le vocazioni. L'esperienza dimostra che, a questo proposito, appare vantaggiosa la costituzione di gruppi specializzati che realizzino tale lavoro. Naturalmente la testimonianza personale, comunitaria e istituzionale di tutti i battezzati è la prima condizione per il raggiungimento di qualche risultato.
Risvegliare le vocazioni
35. Attraverso la pastorale giovanile, familiare e catechistica la Chiesa, educatrice della fede, deve offrire ai bambini, ai giovani e agli adulti un itinerario spirituale, una presentazione del vangelo della vocazione, una possibilità di sviluppare l'esperienza di incontro con il Signore Risorto.
36. La liturgia viva, accompagnata dallo studio della parola di Dio e dall'apprendimento della vita di preghiera, rappresenta un'esperienza fondamentale per il risveglio della vocazione.
37. La giusta presentazione e la lettura delle vite dei santi, la conoscenza di modelli di ministri, di persone consacrate e di martiri latinoamericani, offrono prospettive di sfida, entusiasmo e realizzazione per i bambini, per i giovani e per gli adulti.
38. Gli eventi legati alle vocazioni come le settimane e i mesi vocazionali, le visite al seminario e alle case di formazione, incrementano il clima favorevole alle vocazioni; questo, alimentato all'esperienza comunitaria della famiglia, della scuola, del gruppo giovanile e della parrocchia, costituisce il primo elemento di una cultura vocazionale.
39. Gli operatori di pastorale vocazionale, che hanno fatto una chiara scelta vocazionale e sono felici di viverla, propongono in maniera chiara, diretta, coraggiosa, la possibilità di una vocazione, in una forma personalizzata, a bambini, giovani e adulti. Occasioni speciali a ciò sono la preparazione e la celebrazione della cresima, del sacramento della riconciliazione e l'ambito della direzione spirituale.
40. La chiamata diretta e personale fatta nel nome della Chiesa è indispensabile e decisiva per il risveglio vocazionale, conforme alle parole forti e insistenti di Papa Giovanni Paolo II nella sua prima Lettera in occasione della giornata mondiale di preghiera per le vocazioni: «Non abbiate paura di avvicinare i giovani, chiamateli! Essi hanno diritto ad ascoltarvi, e voi avete il diritto di chiamare. Sta a voi chiamare, il resto lo farà il Signore».
41. Il giovane diventa sensibile alla chiamata vocazionale nella misura in cui sarà capace di interrogarsi circa il senso della sua vita.
I gruppi vocazionali, le case dei giovani, le comunità di accoglienza, le esperienze di lavoro missionario, e altre iniziative simili, contribuiscono al risveglio vocazionale, permettendo al giovane di dare una risposta alle sue inquietudini.
42. Offrono possibilità di un risveglio vocazionale iniziative come quella dei gruppi di ministranti, l'esperienza di impegno missionario come l'infanzia missionaria e altre forme di pastorale rivolte ai bambini e agli adolescenti.
43. La nostra organizzazione pastorale deve creare spazio per il protagonismo dei giovani in attività che fortificano il senso di appartenenza alla Chiesa, il servizio apostolico e di aiuto ai più poveri.
44. Ogni volta di più i mezzi di comunicazione si trasformano in scuola alternativa. La Chiesa ha colto la sfida a usarli come strumento indispensabile per la presentazione di valori che favoriscano il sorgere di una cultura favorevole alle vocazioni.
45. A partire da questo Primo Congresso Continentale si potrà pensare ad alcuni progetti globali per l'America Latina che ci permetteranno di presentare il ventaglio di tutte le vocazioni ai giovani e adulti latinoamericani.
Discernere
46. La promessa di Dio assicura che nella Chiesa non devono mancare ministri e testimoni del suo regno, capaci di rispondere alle richieste e alle necessità dei nostri giorni.
Si tratta di trovare, nell'apertura della grazia battesimale, la vocazione propria di ognuno e, specialmente, saper riconoscere i «segni di Dio» che, in ogni tempo, continua a chiamare discepoli per i ministeri ordinati, per la vita consacrata e per le vocazioni laiche.
Questo lavoro suppone, nella comunità ecclesiale, fede viva e docilità allo Spirito Santo. Ad ognuno spetta il compito di cercare il luogo concreto in cui il Signore lo chiama a dare la vita per i fratelli.
47. Tale «discernimento» esige dai giovani, da coloro che li sostengono e da tutta la comunità, un atteggiamento di preghiera continua, silenzio interiore - per ascoltare la voce di Dio -, contemplazione della vita e del messaggio di Gesù Cristo, e disponibilità a rispondere alla sua chiamata a seguirlo più da vicino e accettare la sua missione.
48. Perché il processo di discernimento porti a una decisione matura e giusta, è necessario identificare i segni della chiamata di Dio e di una vocazione autentica:
a. Le qualità umane, la salute fisica e psichica, il dominio di sé, la capacità di relazionarsi con gli altri per vivere e lavorare in comunità.
b. La fede viva in Gesù Cristo, la devozione alla Vergine Maria, il piacere per la preghiera e per la parola di Dio, la partecipazione ai sacramenti, il servizio alla comunità, il dono di se stessi ai più bisognosi, lo spirito di sacrificio, che permette di superare le insistenti attrazioni del piacere senza regole morali e del consumismo a cui sono soggetti i giovani nelle città e nella cultura postmoderna.
c. La disponibilità alla formazione, a lasciarsi guidare specialmente nella direzione spirituale e a prepararsi al servizio ecclesiale.
d. Aver dimostrato, nell'esperienza di qualche azione apostolica, un atteggiamento di servizio agli altri, mostrando così di comprendere le loro necessità, di avere compassione e volontà di manifestare ad essi la misericordia di Dio.
e. La retta intenzione e chiarezza di motivazioni nella scelta vocazionale di ogni consacrazione nel ministero ordinato, la vita consacrata, e nello speciale discernimento del carisma congregazionale.
49. «L'«accompagnatore» e, dove è possibile, il gruppo di accompagnatori, in atteggiamento di rispetto verso Dio che chiama, saranno attenti ad osservare i segni della vocazione, orienteranno il giovane perché egli stesso li comprenda e si disponga a rispondere con generosità alla sua vocazione e a far fronte alle necessità concrete della comunità nelle quali presterà la sua opera.
50. Speciale attenzione merita il discernimento delle vocazioni di persone adulte. Queste verranno aiutate a riflettere sulla loro condizione umana e a leggere la propria storia personale, integrandola alla luce della chiamata di Dio.
Accompagnare
51. Nel cammino vocazionale verso una progressiva realizzazione vocazionale, il primo responsabile è la persona chiamata. Essa vive un processo continuo di maturazione, un processo dinamico, rispettoso delle diverse tappe, leale verso il Signore e con se stessa. Poiché si tratta di un cammino che si compie nella Chiesa, il chiamato ha bisogno della mediazione di una guida che lo accompagni e che lo aiuti a comprendere e ad assumersi un impegno di formazione permanente. La revisione continua e sistematica del proprio progetto di vita crea nel chiamato il clima favorevole per questo «accompagnamento».
52. La persona o il gruppo che svolge la funzione di «accompagnatore» deve essere preparata, matura nella sua esperienza di Dio, cosciente del suo ruolo di mediazione e conoscitore delle scienze psicologiche e sociologiche che potranno aiutarlo a capire meglio quale sarà la strada per la persona chiamata.
53. La centralità della Parola di Dio, l'ambiente di preghiera, la ricerca e l'offerta di una direzione spirituale adattata alle necessità della vita di chi è chiamato, rappresentano l'ambiente più favorevole per l'accompagnamento.
54. Oltre all'accompagnamento personale, bisogna assicurare un accompagnamento comunitario attraverso incontri, giornate, esperienze di revisione di vita.
55. Il vescovo e i superiori hanno un ruolo originale e importante nell'accompagnamento dei chiamati.
In modo particolare il vescovo, padre e centro di unità della chiesa particolare, riconosce e sostiene tutti i ministeri e i carismi.
Il suo compito è reso possibile grazie a strutture adeguate di comunione e partecipazione.
Un valido aiuto per l'accompagnamento così inteso potrà essere un Direttorio per la pastorale vocazionale che, elaborato dall'Opera pontificia per le vocazioni ecclesiastiche a livello universale, sarà la base per altri Direttori a livello diocesano, regionale o nazionale.
Secondo lo stile del buon pastore
56. Gesù, Buon Pastore, che rispetta ogni persona, invitandola a vivere una vera esperienza di amicizia, guarisce le ferite, prende con sé, ascolta e rinnova, in una parola, dà la vita, è maestro e modello di ogni accompagnamento vocazionale. Lui che conosce ognuno per nome e che ha parole di vita eterna, rinnova, nel continente della speranza, l'invito a lasciare tutto per seguirlo.
La Vergine Maria, la Madonna di Guadalupe, interceda per ognuno di noi e ci illumini perché possiamo ascoltare la chiamata del Signore e darle una risposta generosa.

