Vincenzo Lucarini
(NPG 1996-01-25)
Scopo di questo articolo è di riflettere intorno alla possibilità che il tempo libero può offrire rispetto al processo di costruzione dell'identità nell'adolescenza.
La domanda a cui si cercherà di dare una risposta è la seguente: in quale misura e in che modo le esperienze che hanno luogo nel cosiddetto tempo libero possono entrare in gioco nel complesso processo di definizione del sé che si realizza durante l'adolescenza?
Prima di entrare nel merito della risposta è necessario preparare il terreno specificando e definendo i due ambiti che si vogliono mettere in relazione: il processo di costruzione dell'identità da una parte, il modo di vivere il tempo libero e i significati che esso assume per gli adolescenti di oggi dall'altra.
Alcune chiarificazioni sul concetto di identità
Il concetto di identità sta ad indicare, dal punto di vista psicologico, l'insieme dei riferimenti esterni ed interni che permettono alla persona di riconoscersi e di essere riconosciuta nella sua specificità e unicità. I riferimenti interni riguardano le esperienze che la persona fa di se stessa nei diversi ambiti di vita, il significato che attribuisce a queste esperienze e al modo in cui organizza questi significati in una visione di sé coerente. I riferimenti esterni sono quelli che riguardano le attribuzioni che gli altri danno alla persona e i diversi ruoli e funzioni che questa riveste e svolge a livello sociale e relazionale.
Sempre da un punto di vista psicologico il concetto di identità si articola grosso modo su tre livelli:
* il livello del vissuto: si riferisce all'immediatezza della percezione di sé («so che sono io») che accompagna le persone nella molteplicità delle esperienze di vita, conferendo un senso di stabilità interna. Riguarda anche il senso di continuità nel tempo e cambiamenti («so che sono sempre io anche se cambio fisicamente e penso cose diverse»);
* il livello dei contenuti: riguarda le caratteristiche che la persona si attribuisce «sono in questo modo, ho questi pregi, ho questi limiti». Riguarda anche i riferimenti valoriali e normativi che la persona si dà e che rappresentano i criteri orientativi rispetto alle scelte e al modo di essere («voglio diventare in quel modo»);
* il livello dei processi: è il livello più dinamico, in cui la persona si coglie attiva nel negoziare le proprie istanze e i propri criteri con la realtà fisica, relazionale e sociale. È il livello in cui vengono raccolte informazioni, si analizzano i dati, si prendono decisioni e si valutano i risultati. Questo insieme di livelli conferisce il senso di identità alla persona, e funge da vero e proprio centro esistenziale che gestisce e organizza la molteplicità delle esperienze di sé, garantendo un senso di organicità e integrità.
L'identità rappresenta quindi una struttura centrale nell'organizzazione del sé, ed è segnata dal divenire, nel senso che non è data una volta per tutte ma è aperta a cambiamenti più o meno rilevanti nel corso del ciclo vitale. La persona è progressivamente più attiva, all'interno di questo ciclo, nella strutturazione della propria identità. Infine, l'identità prende respiro da un senso ampio della dimensione temporale; si può dire che l'identità è intessuta nel tempo. Essa infatti è costituita dal raccordarsi dinamico del presente («come mi percepisco oggi»), del passato («come mi percepivo prima») e del futuro («come voglio diventare»): il presente intrecciato con la memoria e con il progetto.
Identità, educazione, tempo
L'identità, a ben vedere, assume un interesse fondamentale da una prospettiva educativa. Essendo il «cuore», il «centro» da dove provengono gli orientamenti di base nell'organizzazione della propria esistenza, l'identità è il luogo privilegiato dell'intervento educativo.
All'interno del processo di costruzione dell'identità l'adolescenza rappresenta un momento cruciale. Durante l'adolescenza, infatti, si rendono disponibili risorse preziose rispetto alla possibilità di essere consapevole e di autodeterminarsi. I cambiamenti in ambito cognitivo ed affettivo mettono a disposizione dell'adolescente gli strumenti per poter dare, per la prima volta in maniera significativa, un'impronta personale alla definizione di sé e all'organizzazione della propria identità.
Fino ad un paio di decenni fa l'identità personale veniva costruita all'interno dei tempi istituzionali: la famiglia e la scuola. I rapporti, le esperienze e l'educazione ricevuta all'interno di questi tempi «forti» risultavano determinanti e fortemente condizionanti per la definizione della propria identità. Il tempo libero assumeva la funzione secondaria di divertimento, di scarico delle tensioni, per mezzo di attività, rapporti e opportunità che risultavano circoscritti e poco incidenti nel processo complessivo. In questo contesto il risultato era un'identità forte, stabile, poco flessibile e perlopiù impermeabile a stimoli esterni tendenti a modificarla.
Oggi la situazione è cambiata, e i cambiamenti che si sono realizzati in termini complessivi hanno avuto delle ripercussioni notevoli sia a livello dei processi di costruzione dell'identità, sia a livello del tipo di identità che viene fuori da questi processi.
Innanzi tutto è venuto meno il ruolo centrale della famiglia e della scuola nella costruzione dell'identità personale. Hanno via via assunto un ruolo sempre più importante i tempi al di fuori della scuola e della famiglia: il tempo libero. Il tempo libero non rappresenta più il tempo vuoto da impegni o il tempo cuscinetto, ma un vero e proprio tempo alternativo a quello ufficiale. Un tempo pieno di offerte, di opportunità, di rapporti.
Questa ricchezza di possibilità fa sì, tra l'altro, che non si possa parlare in maniera generale di un modo di vivere il tempo libero valido per tutti gli adolescenti. Nel tempo libero si rendono possibili esperienze e situazioni così diverse che si vengono a configurare molteplici percorsi dentro il tempo libero.
Pur in questa varietà, è possibile comunque cogliere alcune tendenze comuni nel modo di vivere il tempo libero da parte degli adolescenti.
Innanzi tutto il tempo libero viene vissuto come quello più significativo tra i diversi tempi della propria vita. Il tempo verso cui le aspettative più vitali e importanti riguardo la vita possono trovare più facilmente spazio e realizzazione.
In secondo luogo c'è l'importanza della mediazione relazionale. Le esperienze che si realizzano nel tempo libero prevedono la presenza di altre persone con cui si hanno rapporti significativi. Questi rapporti possono fare da sfondo alle esperienze che si vogliono realizzare o possono essere l'obiettivo stesso delle esperienze.
Emerge inoltre una caratteristica più generale che riguarda la modalità di porsi e di vivere da parte dell'adolescente la prospettiva temporale. Questa caratteristica ha una duplice modalità di manifestarsi. Si tratta del presentismo e della destrutturazione temporale. Il presentismo si riferisce al vivere intensamente l'esperienza presente, senza preoccuparsi dei rapporti e della continuità con il passato e delle conseguenze nel futuro.
La destrutturazione temporale si riferisce invece alla tendenza a vivere le diverse esperienze come isole, senza preoccuparsi delle loro interconnessioni. In poche parole l'adolescente tende a focalizzarsi sulle esperienze che vive non ponendosi il problema di contestualizzarle in una prospettiva esistenziale più ampia, sia in senso orizzontale (tutte le esperienze del presente), sia in senso verticale (le esperienze del presente in rapporto con quelle del passato e con il mio futuro).
Oltre ai cambiamenti relativi al ruolo e all'importanza dei diversi tempi della vita per gli adolescenti, occorre sottolineare i cambiamenti rispetto ai processi di costruzione e alla struttura stessa dell'identità risultante da questi processi. Si possono rilevare una serie di elementi tra cui:
- il dilatarsi dei tempi di definizione dell'identità;
- l'adolescente svolge un ruolo più attivo nel procurarsi, selezionare e sintetizzare i dati su cui definire la propria identità;
- il venir meno dell'esigenza di unitarietà, coerenza e stabilità della propria identità.
Rischi e opportunità per la costruzione dell'identità nel tempo libero
I cambiamenti descritti fin qui fanno intravvedere forti novità rispetto ai processi di costruzione dell'identità degli adolescenti odierni, processi su cui incidono cambiamenti relativi al diverso ruolo svolto dai tempi della vita dell'adolescente e delle esperienze che vi hanno luogo. Da questa situazione, a partire da una prospettiva educativa, emergono sia dei rischi che delle opportunità nuove per l'adolescente alle prese con il compito di definire la propria soggettività nella società attuale.
I rischi si riferiscono:
* alla divisione dei tempi della vita personale, in particolare alla spaccatura tra il tempo libero e gli altri tempi, quelli istituzionali. Se le esperienze del tempo libero incidono maggiormente nella costruzione della personalità, il rischio è che ne risulti un'identità scarsamente orientata ad affrontare e a fare i conti con gli aspetti più impegnativi della vita;
* alla scarsa attenzione nel collegare le diverse esperienze, nel selezionarle, confrontarle da un punto di vista personale che si preoccupi di ricondurre ad una certa unitarietà le molteplici situazioni vissute e da vivere;
* alla forte esposizione a modelli e modalità omologate e conformiste, sia rispetto al gruppo dei pari che alle proposte del mercato del tempo libero. Il campo aperto delle possibilità del tempo libero nel delineare molteplici percorsi di ricerca e definizione di sé, che fanno leva sulla capacità dell'adolescente di essere parte attiva e critica nel delineare il proprio specifico percorso, verrebbe di fatto annullata da percorsi prestabiliti che poco spazio lasciano alla sperimentazione e quindi alla creatività personale.
Le opportunità nuove si riferiscono invece:
* dal punto di vista della struttura, l'identità risultante da processi di costruzione all'interno del contesto appena descritto è un'identità più fluida, più flessibile, più aperta al cambiamento, più ricca e vitale, più dialettica e creativa;
* per quanto riguarda i contenuti dell'identità e i valori intorno a cui si costruisce, essa appare più centrata su aspetti espressivi e affettivi, più aperta al godimento e all'esperienza in sé, quindi per qualche verso alla dimensione della gratuità invece che a quella della produttività e della rendita.
Evidentemente, i punti appena accennati vanno intesi in senso generale come prospettive nuove che si aprono all'adolescente di fronte al compito della definizione della propria soggettività. Non si tratta quindi di elementi che si hanno automaticamente. Proprio per questo, ciò che permette di piegare la situazione dalla parte delle opportunità invece che verso quella dei rischi, è la capacità dell'adolescente di orientarsi e gestire gli spazi e le possibilità di cui dispone rispetto alla strutturazione dei propri percorsi di utilizzazione del tempo libero e, dentro questi percorsi, di sperimentare e definire i punti di riferimento interno che gli permettono di individuarsi e di essere individuato.
Educare all'uso del tempo libero
Rispetto alla capacità di orientarsi e gestire entra in gioco in maniera determinante il discorso educativo. L'abilitazione a queste capacità rappresenta il punto di arrivo di un processo in cui assume un ruolo particolare l'intervento educativo.
Questo intervento si sovrappone in parte con gli obiettivi generali dell'educazione degli adolescenti, in quanto riguarda una serie di atteggiamenti gerarchicamente di livello superiore, mentre da un'altra parte richiede delle focalizzazioni più specifiche riguardanti il tempo libero.
* Innanzi tutto è indispensabile abilitare l'adolescente a costruirsi una meta-prospettiva rispetto alla dimensione temporale. Questa meta-prospettiva dovrebbe fornire all'adolescente la possibilità di allargare la visuale in maniera più ampia rispetto ai diversi segmenti temporali che scandiscono la sua esistenza. L'assunzione di questa prospettiva più ampia è utile in quanto dà all'adolescente la possibilità di ricucire in termini il più possibile di continuità e di interconnessione i diversi tempi della sua vita.
L'interconnessione riguarda innanzi tutto il tempo libero con gli altri tempi. Il rischio di una frattura tra questi due ambiti è molto grosso negli adolescenti della nostra cultura. Le conseguenze di ciò possono essere: l'inaridimento e l'appiattimento nei tempi istituzionali, le eccessive aspettative e l'implosione del tempo libero.
Lo stesso problema riguarda le diverse esperienze all'interno del tempo libero. Il modo di gestire il tempo, caratterizzato dal presentismo e dalla destrutturazione temporale, può avere come conseguenza un vissuto di scollegamento, di isole esperenziali che non hanno nessun rapporto tra di loro. In questa prospettiva può venire facilmente meno l'attenzione a individuare una logica complessiva, a sintonizzare le diverse esperienze tra di loro.
In senso generale l'obiettivo fondamentale è quello di stimolare l'adolescente ad avere un senso di unitarietà rispetto ai diversi tempi della sua vita, a viverli, soprattutto il tempo libero, come occasioni per sperimentare le diverse sfaccettature di sé, comunque sempre in sintonia tra di loro, e non, invece, aspetti contraddittori e inconciliabili di sé.
* Un'altra focalizzazione particolare riguarda lo stimolare il senso di protagonismo. Un altro dei rischi maggiori rispetto alla gestione del tempo libero da parte degli adolescenti è rappresentato dalla passività. La passività può manifestarsi come conformismo rispetto alle proposte preconfezionate del mercato del tempo libero e/o rispetto alle tendenze del proprio gruppo di appartenenza. Va quindi recuperata la possibilità degli adolescenti di essere attivi e protagonisti nell'elaborare o, al limite, nell'individuare e selezionare, percorsi personalizzati che permettono di esprimere la propria soggettività e la propria creatività.
* Una terza focalizzazione si riferisce all'acquisizione della disponibilità a sperimentare. Il tempo libero può essere inteso come uno spazio ricco di possibilità per sperimentare aspetti di sé, degli altri e della realtà. Si tratta di valorizzare la curiosità come spinta ad esplorare e conoscere non tanto in termini astratti e teorici quanto invece concreti e con forti ripercussioni emotive. Ciò va però integrato con la capacità di essere protettivi e minimamente critici, per inserire la curiosità in una prospettiva costruttiva e non lasciarla alla deriva rispetto all'andare dietro a qualsiasi esperienza più o meno eccitante. La curiosità va quindi fatta incontrare con il senso del limite che assume funzioni protettrici. È fondamentale che l'adolescente si senta però come l'artefice della definizione di questo limite: il limite vissuto come imposto rischia di attivare dinamiche di ribellione.
* Per gli adolescenti il tempo libero non è uno spazio da percorrere in maniera solitaria, ma da condividere in compagnia con altri con cui si hanno relazioni significative. La dimensione relazionale e socio-affettiva è una componente essenziale nel modo di vivere il tempo libero. Oltre che a fare da sfondo per esperienze ed attività di vario genere, è importante per se stessa. Una particolare focalizzazione riguarda quindi proprio il contesto relazionale e affettivo. In questo contesto gli adolescenti possono usufruire della preziosa opportunità di acquisire informazioni a caldo su di sé, di definire un confine rispetto agli altri: questo confine può essere di volta in volta demarcato per definirsi rispetto agli altri, o sfumato per vivere momenti di fusionalità.
* In ultimo, il tempo libero può essere l'occasione per la riscoperta di valori particolari. Tra questi c'è il senso della festa, del godere delle cose e dei rapporti, della vita, quindi, non appiattita sulla produzione e sul consumo. Questo è indubbiamente un fattore culturale nuovo e importante che, chiaramente, richiede degli interventi per aiutare gli adolescenti ad integrarlo in una prospettiva temporale che prevede discontinuità (la festa, il sabato) nella continuità e nella quotidianità (i giorni feriali). A prescindere da ciò è innegabile che esso contenga una logica e una prospettiva di vita preziosa. Accanto alla festa c'è il recupero della solidarietà. Il tempo libero, nella prospettiva della costruzione dell'identità, non può essere solamente un esercizio narcisistico di sé e delle proprie prerogative. Di fatto questo non accade per gli adolescenti, nonostante le preoccupazioni degli adulti. Basti pensare a due cose. Come ricordavamo prima, la grossa importanza della dimensione relazionale e socio-affettiva che segnala un'apertura all'altro; la partecipazione degli adolescenti ad attività di volontariato. C'è già, dunque, una sensibilità verso l'alterità sia in forma di interazione che in forma di aiuto. Queste sensibilità possono fungere da leva per una definizione di sé segnata dal rapporto con gli altri.
In conclusione, rispondendo alla domanda iniziale sulla possibilità che il tempo libero ha di fungere da spazio per la costruzione dell'identità nell'adolescenza, si può affermare quanto segue:
* il tempo libero, di fatto, ha assunto un ruolo significativo nell'esperienza degli adolescenti e, inevitabilmente, ha assunto un ruolo rilevante rispetto al processo di definizione di sé con cui sono alle prese dal punto di vista psicologico;
* dal punto di vista educativo si pone il problema di come accompagnare l'adolescente in questo processo. In particolare va focalizzato l'intervento sull'acquisizione della capacità di districarsi, orientarsi e gestire in termini personali e critici la propria esperienza all'interno delle molteplici situazioni e opportunità di cui l'adolescente può usufruire.















































