Corporeità sessualità affettività


    Nodi cruciali per una educazione dei PA

    Mario Delpiano

    (NPG 1997-03-10)

    Questo contributo vuole realizzare un tentativo di lettura di analisi, non solo psicologica, ma anche educativa, di quello che è il vissuto inconsapevole, e poi la progressiva presa di coscienza da parte dei preadolescenti, di quel cambiamento profondo di sé e del mondo che accompagna il cambiamento pubertario.
    La scoperta della sessualità attiva, insieme a quella dei cambiamenti del corpo, cioè di se stessi in quanto segnati dallo sviluppo della funzione sessuale, la presa di coscienza delle pulsioni e dell’urgenza di gestirle dentro determinati schemi e regole, il concentramento sul sé corporeo e il ripiegamento sui propri desideri, sulle sensazioni e sui vissuti che accompagnano questo vero e proprio «cambiamento del mondo», i primi tentativi autonomi di elaborare questi vissuti e di comunicare intorno ad essi, sono tutti elementi molto importanti nella preadolescenza attuale che chiedono di essere gestiti educativamente e richiedono alle diverse figure degli educatori una presa di carico e una capacità di saper dare risposte ed offrire proposte di crescita.

    Una strategia: partire dal frammento per giungere al tutto

    Alcuni elementi di premessa appaiono essenziali. Ci interessiamo dei temi della sessualità, dell’affettività e della corporeità così come sono vissuti dai preadolescenti di oggi.
    Qualcuno potrebbe essere tentato di considerarli tematiche parziali e elementi settoriali. Argomenti per addetti ai lavori o tematiche educative «riservate» solo per alcuni educatori o esclusive per alcune agenzie. Il nostro intento è quello di partire dall’attenzione al «tutto», a tutta la vita e a tutta l’esperienza del preadolescente. Questa tematica, apparentemente settoriale, e tale da costituire raramente una tematica vitale dei percorsi educativi e di apprendimento, rappresenta invece nella nostra prospettiva la «via del frammento» che può farci giungere al tutto.
    Infatti di educazione ci interessiamo, nell’ottica dell’animazione.
    In questo senso non ci paiono adeguate né correttamente formulate le denominazioni: educazione affettiva, educazione sessuale, o educazione alla corporeità. Con un capovolgimento di prospettiva, andiamo alla ricerca di una educazione dei preadolescenti, con i suoi obiettivi generali e specifici, che sia sempre di tipo «globale», superando il settorialismo e l’educazione a compartimenti, che alla fin fine si rivelano compartimenti stagno.
    All’interno di un ben determinato modello antropologico, quello sistemico aperto e dinamico-relazionale, sulla scia di una scuola pedagogica quale è l’animazione culturale, siamo consapevoli di trovarci di fronte – e di non poter non riconoscere e valorizzare – ad alcune esperienze vitali privilegiate del preadolescente, ad alcuni suoi vissuti originali e significativi attorno al corpo che si trasforma, alla sessualità che affiora alla coscienza, all’affettività che apre a nuovi «soggetti d’amore», alla relazionalità che amplifica il sistema sociale di riferimento.
    Essi verranno considerati, nella prospettiva in cui ci collochiamo, quali «temi generatori» capaci di regalare percorsi privilegiati, sentieri appunto, che indicano all’educatore il tragitto lungo il quale accompagnare i preadolescenti di oggi nel loro faticoso e solo iniziale cammino di costruzione ed elaborazione della loro identità/differenza; una identità scolpita e segnata anche fisicamente, nella differenza personale che non sarà solo di genere, né esclusivamente psicologica, bensì sociale, culturale e religiosa.

    i cambiamenti del corpo indicatori di un cambiamento Del mondo

    Affacciamoci allora con stupore ed interesse su quel mondo dei destinatari della nostra intenzionalità educativa che, appunto perché li coglie come soggetti attivi, li riconosce come felici compagni di viaggio.
    La preadolescenza è proprio l’età in cui prendono avvio, oggi in forma sempre più anticipata e precoce, le trasformazioni puberali, quelle che segnano un vero e proprio morire dell’identità infantile e un rinascere dell’identità personale. Il «cambio» è in un certo senso la categoria che riassume, come un tema-esperienza generatore di identità, la grande esperienza della crescita vissuta da ogni preadolescente.
    Tale categoria appare massimamente evocativa ed euristica, capace di generare comprensione nuova e sintetica della realtà del soggetto. Il cambio diviene perciò la categoria ermeneutica del vissuto della preadolescenza, l’età dell’esodo per eccellenza.
    Il cambio evoca infatti, pensando al preadolescente, tutta una serie di trasformazioni, ma anche di migrazioni e di compiti evolutivi nuovi cui far fronte.
    È anzitutto il corpo e il vissuto intorno ad esso che cambia; è il corpo che subisce una metamorfosi e si trasforma, regolato come da un orologio segreto, all’insaputa stessa del diretto interessato, il preadolescente. Egli si trova infatti a vivere la sorprendente esperienza di soggetto passivo che è costretto ad essere spettatore di mutamenti, di trasformazioni e dell’apparire di nuove funzioni che riguardano il suo stesso corpo senza che alcuno si sia a lui rivolto per chiedere il permesso di produrre quei cambiamenti.

    Il corpo sessuato e l’immagine corporea

    Il cambio di conseguenza pone al preadolescente, insieme alla indicazione delle trasformazioni corporee, la richiesta di realizzazione di un compito evolutivo fondamentale: la ridefinizione della propria immagine psico-corporea e, attraverso di essa, la rielaborazione della propria identità.
    Ciascun preadolescente ad un certo punto vive l’urgenza, ma anche l’ansia, l’incapacità e la sofferenza, spesso l’inadeguatezza, di dover modificare realisticamente, possibilmente anche serenamente, la «consapevolezza della propria realtà corporea».
    Egli deve poter elaborare adeguatamente la rappresentazione di essere un corpo vivo che non è più quello di prima, un corpo che diventa diverso, che si trasforma, che svela aspetti e componenti del tutto inedite, dotate di  fascino e di novità, che lo proiettano nel futuro di adulto.
    Il cambio corporeo riserva poi ancora la sorpresa al preadolescente di dover fare i conti con alcune trasformazioni particolari del proprio corpo, quelle del corpo sessuato, segnato dalle manifestazioni vistose dello sviluppo sessuale che conducono il bambino/bambina alla struttura del corpo adulto maschile o femminile.
    L’esperienza della maturazione sessuale aggiunge allora un nuovo ed ulteriore carico di compiti evolutivi: l’esigenza di ridefinire la propria identità psicosessuale, di maschio o di femmina in relazione all’altro segnato dalla differenza sessuale. Si tratta di un compito evolutivo del tutto nuovo per il preadolescente, un compito assolutamente non facilitato dalla cultura del consumo adolescenziale, ma non solo adolescenziale, odierna: una cultura sociale caratterizzata dai modelli unisex che rimescolano e confondono i ruoli, che crea stereotipi e che induce una ricerca spasmodica, consumistica e a volte anche angosciante di modelli comportamentali e di rispecchiamenti e conferme sociali.
    È un elemento questo che aiuta a comprendere la ragione di tanta precocità nei comportamenti sessuali in preadolescenza.
    Il cambio infine porta con sé il bisogno di dar sfogo e canalizzazione a pulsioni vitali sorgive, di ritrovare per sé una configurazione organizzata di risposte che tranquillizzino e normalizzino se stessi, di saperle accogliere e di rielaborarle, di sottoporle, anche se a fatica e solo gradualmente, al controllo dell’io, e perciò di ricondurre alla coscienza tutto il vissuto pulsionale ed erotico, emotivo ed affettivo, che accompagna questo cambiamento radicale del corpo sessuato. Di qui ancora l’urgenza e il bisogno di accogliere questo mondo incandescente e collocarlo dentro un «mondo descritto, rappresentato e ordinato» (un cosmo dei legami, invece che un caos degli istinti) dai linguaggi, quelli sim-bolici e quelli dia-bolici, quelli che ne donano senso e quelli che ne spiegano i significati, quelli capaci di far vivere bene lo sconquasso provocato dal cambio e di favorire l’ingresso di tali vissuti nel circuito della comunicazione, con sé, con gli altri e col sistema sociale.

    La sessualità e l’identità nella differenza di genere

    In sostanza, il cambio dice l’esigenza di rielaborazione della propria identità, oggettivata nel corpo e recuperata alla soggettività personale, in precedenza affidata alle identificazioni genitoriali o a quelle sostitutive e al loro rispecchiamento sociale.
    Il problema della preadolescenza è dunque quello di avviare un processo di espansione e quasi di esplosione in mille frammenti dell’identità infantile, ma anche di unificazione dei frammenti verso una nuova identità, questa volta personale, a partire dalla scomposizione/ricomposizione dell’immagine del proprio corpo e del proprio corpo sessuato, verso una identità sessuata da giocare in un sistema di relazioni, qualitativamente differenti dal passato.

    Il contesto culturale quale variabile rilevante

    C’è inoltre un’ulteriore esperienza cui sono sottoposti i preadolescenti, legata all’attuale contesto socioculturale. Proprio mentre la maturazione sessuale, almeno dal punto di vista dello sviluppo puberale e della sessualità attiva, è sempre più anticipata nell’età, quale segnale della dilatazione verso il basso dell’adolescenza, i preadolescenti invece si trovano sottoposti, dai messaggi della cultura di massa e di quella dell’allevamento, a due contraddittorie spinte. La prima, proveniente dalla comunicazione di massa e dalla cultura adolescenziale e paritaria, sospinge i soggetti verso l’immediata liberazione emancipatoria dei comportamenti sessuali, nelle forme della esplorazione, della gratificazione immediata e del consumo; la seconda spinta invece, che proviene per lo più dalle pratiche di allevamento e di socializzazione familiare dominanti, è segnata dai modelli della cultura permissiva e iperprotettiva insieme, e sollecita il preadolescente verso una fuga dall’assunzione di responsabilità, inducendo perciò un rallentamento dello sviluppo psichico e morale di preadolescenza e adolescenza e un ritardo nell’autoelaborazione dei ruoli sociali personali in termini di autonomia e produttività.

    Come vivono i preadolescenti questo cambiamento?

    L’interrogativo è allora: come vivono i preadolescenti di oggi questo cambiamento del corpo e di sé che introduce la differenza?
    Qui ci vengono in soccorso i dati delle ricerche e gli studi sul fenomeno  preadolescenza.
    Un primo elemento problematico può risultare in un certo senso come sfondo a quanto verremo descrivendo.
    Nella preadolescenza assistiamo e dobbiamo registrare l’esistenza di qualcosa come una frattura nella globalità della persona, una specie di frantumazione del sistema di personalità, che possono essere lette al contempo e come un affiorare di nuovi compiti evoluivi da affrontare da parte del soggetto preadolescente col sostegno dell’assetto formativo. Si tratta di una frattura che potremmo descrivere simbolicamente come la scissione tra «corpo e cuore».
    Nei preadolescenti le due componenti, corporeità-sessualità da un lato (quindi il livello dell’autoidentificazione e dell’autodefinizione a partire dalla relazione con il proprio corpo) e affettività-relazionalità dall’altro (il livello dell’apertura dell’io all’alterità e al mondo) appaiono come realtà che molto difficilmente si integrano nel sistema di personalità; esse sembrano dissociarsi e tendono ad essere vissute dai preadolescenti come slegate tra loro, quasi dei compartimenti stagno anziché sottosistemi interagenti.
    E questo lo registriamo anzitutto a livello della presa di coscienza di quelle nuove realtà da parte del soggetto.
    In genere questi due aspetti della realtà personale, riconducibili all’esperienza del «corpo» (relazione nello spazio) e a quella del «cuore» (relazione con l’altro), vengono gestite e vissute come «polarità differenti», la cui composizione viene nel corso della preadolescenza realizzata però nella direzione di una evoluzione compensata tutta verso il primo polo (il corpo) e quindi risolta essenzialmente con un potenziamento dell’io corporeo anzitutto, e con un centramento sull’io, a scapito del decentramento verso l’altro. In questa prospettiva evolutiva ancora immatura si rende comprensibile nella stessa sessualità preadolescenziale la caratterizzazione di un certo narcisismo e di una affettività accentuatamente propriocentrica. Gli investimenti libidici, cioè di energia psichica e pulsionale, vanno dunque verso una direzione privilegiata: quella dell’io e del proprio corpo anzitutto.
    Ma passiamo ad osservare e capire più da vicino i comportamenti, gli atteggiamenti, i vissuti dei preadolescenti di oggi intorno a questi due aspetti prevalenti della loro esperienza di cambiamento.

    il forte investimento sul proprio corpo sessuato

    Si assiste anzitutto – ed è manifestamente osservabile nei mille apparentemente insignificanti e quasi automatici gesti ordinari, tic, sintomi di vita quotidiana dei preadolescenti – ad un forte investimento emotivo verso il proprio corpo e particolarmente verso il proprio corpo sessuato, seppur con modalità differenti tra maschi e femmine.Alcuni atteggiamenti lo rivelano; per esempio:
    – la forte ripresa di tutte quelle attività che comportano un potenziamento d’uso del corpo, una sua valorizzazione ed espressione, direi, una sua liberazione quasi esplosiva nello spazio fisico-territoriale e simbolico-sociale attraverso il movimento, l’azione (soprattutto da parte dei maschi), la messa in scena (soprattutto da parte delle femmine).
    È l’esplosione delle attività spaziomotorie: gioco, esplorazioni territoriali, sports, scorribande, giochi di interazione corporea e di lotta, addobbo del corpo, passeggiate-passerella.
    L’uso potenziato del corpo e la liberazione delle sue pulsioni è accompagnato da una esperienza di difficoltà a controllare e gestire adeguatamente le energie del corpo. Da qui la tipica problematica preadolescenziale della difficile osservanza delle regole sociali e dell’adeguamento sofferto alle regole-esigenze-limiti «oggettivi» che la stessa realtà corporea impone, quella sessuale in particolare;
    – il bisogno manifesto che diventa esigenza quasi imprescindibile di sperimentazione, di verifica, di messa alla prova, di rodaggio potremmo dire, del proprio corpo, delle sue potenzialità, agendolo sia nello spazio territorialmente dilatato, sia nelle relazioni sociali.
    Eppure questa sperimentazione va considerata e interpretata come una vera e propria sperimentazione linguistica: è un cimentarsi per imparare il gioco del linguaggio del corpo, della comunicazione soprattutto non verbale ma gestuale con sé e con gli altri;
    – una crescita soggettiva dell’attenzione, della preoccupazione ed ansia per il proprio corpo. Lo possiamo osservare nelle diverse forme di preoccupazione per la salute o di richiamo dell’attenzione degli adulti su di essa (anoressia e bulimia vanno comprese quali messaggi per gli adulti, oltre che problema di rapporto con il proprio corpo e di esso con la realtà); altrettanto possiamo riscontrare nella ricerca dell’efficienza della prestazione fisica, nella curiosità per lo sviluppo; così come nella ricerca del look e della buona immagine sociale; e ancora la rassicurazione intorno ad alcune qualità particolari come la forza (il fascino del rambismo e del culturismo nei maschi), la bellezza, la linea, la forma, la spettacolarità, la virilità e la femminilità secondo i cangianti canoni di moda, il fascino del corpo. Sono, come si può constatare, tutti elementi alquanto esaltati e privilegiati dalla cultura della comunicazione di massa e del mercato;
    – la ricerca, la curiosità, l’interesse a conoscere ed esplorare il proprio corpo e il corpo dell’altro nella sua differenza, le sue funzioni, in particolare l’esplorazione delle parti sessuali e la verifica del loro funzionamento;
    – la scoperta e la conseguente ricerca del piacere sensoriale (di tutti i sensi e delle zone erogene in particolare) che il corpo può dare, delle risorse che esso offre al bisogno di gratificazione narcisistica, soprattutto se in forma immediata e sostitutiva anche di altri tipi di gratificazione più costosi ed impegnativi;
    – l’affiorare di un notevole interesse di tipo informativo, conoscitivo, per un «sapere» non tanto di tipo scientifico, quanto invece un sapere di tipo vitale ed esperienziale che ha come oggetto il corpo, le sue funzioni, in particolare di quelle sessuali.
    Una volontà di sapere e di esperienza intorno alla sessualità che non riguardi però solo quella dei grandi e delle figure lontane, bensì la propria e quella dei coetanei.
    Sottesa a questa «voglia di conoscere» e di apprendere a far funzionare, si danno una serie di interrogativi da liberare che vanno ben al di là delle domande abbastanza neutralizzate e stereotipate (quali: lo svelamento del segreto della unione sessuale tra i partner, il mistero del concepimento e della nascita, la paura fantasmatica dell’aids o dell’aborto) e che sono piuttosto le seguenti: Cosa accade in me? Come posso vivere con serenità le novità annunciate dalla pubertà? Come e perché sono fatto così e mi accade tutto questo? Come posso gestire autonomamente e piacevolmente tutte queste novità e sensazioni? Come liberarmi di tante nuove paure, ansie e sensi di colpa? Come posso sperimentare tutta questa promessa di piacere fin d’ora e fino dove? A cosa vado incontro?
    Questi interrogativi orientano anche la nostra riflessione intorno alla qualità e alla consistenza dell’offerta che di fatto le agenzie formative elaborano in risposta a questa domanda informativa ed esperienziale. I dati a disposizione (Aied) ci dicono che la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze preadolescenti ancor oggi non vengono in genere preparati a vivere i mutamenti del corpo anzitutto dalle famiglie, e soprattutto i maschi (69% M., 40% F.).
    Di fatto la famiglia ancor oggi non è affatto il luogo tanto rivendicato della informazione corretta e del dialogo rasserenante intorno alla sessualità per i preadolescenti, fatta eccezione per percentuali di soggetti davvero esigue. I coetanei, compagni e compagne di scuola, gli amici dei gruppi formali e soprattutto informali, le riviste e gli spettacoli televisivi risultano i diretti interlocutori di riferimento quando la domanda educativa di informazione e di formazione non viene accolta ed elaborata.
    – Infine un ulteriore indicatore è costituito da quelli che si possono denominare «i comportamenti-segnale»: essi rivelano una esigenza di elaborazione linguistica e perciò culturale ed etica di un vissuto che appare incontenibile e difficile da gestire: è il significato che vengono ad assumere, ad una lettura educativa, azioni come il linguaggio trasgressivo delle parolacce, i comportamenti ossessivi o quelli esibizionistici, i comportamenti di ritorno di una sessualità infantile che rivela l’incapacità, ancora tutta da rielaborare in compito evolutivo, di unificare la sessualità sotto il primato della genitalità.

    la consapevolezza di questo vissuto

    L’interrogativo che ritorna e che intendiamo affrontare è allora il seguente: qual è il livello di consapevolezza e di elaborazione di questo vissuto nuovo nei preadolescenti? Esprimo il percorso di riappropriazione del cambio corporeo e sessuale della preadolescenza nella forma dei movimenti progressivi di un itinerario:

    1. Una prima tappa è costituita dal passaggio «dall’azione», che diviene anche coazione ad agire il corpo sessuato nell’immediatezza, «al bisogno di rendersi conto», di comprendere, di realizzare una mediazione riflessa intorno a quello che il preadolescente stesso sente e vive come novità ed attrattiva affascinante.
    Con ciò rileviamo dal punto di vista educativo una crescente domanda di comunicazione intorno al proprio corpo e attraverso di esso finalizzata ad una nuova presa di coscienza.
    Un percorso inverso ed implosivo, e perciò di segno negativo, è quello invece del silenzio, segnato dal timore, dalla paura, dall’ansia e perciò dalla negazione del problema da parte di una minoranza di preadolescenti.
    Un clima poco sensibile dell’ambiente educativo, l’esperienza precedente di una eventuale tabuizzazione del sesso da parte di qualche adulto, o anche la tendenza a minimizzare e a banalizzare la questione perché ritenuta meritevole di considerazione solo per le età successive, possono infatti indurre nel preadolescente l’atteggiamento opposto che reprime ogni azione ed espressione del problema, costringendo alla rimozione di questa domanda di comunicazione e di presa di coscienza.
    In questi casi il percorso da attivare è quello dal non-detto al detto e al visibilizzato.

    2. Un seconda tappa, e che rappresenta un cambiamento in atto da raggiungere da parte del preadolescente, è quella che muove «da una erotizzazione inconsapevole del corpo» (dunque si tratta di un grande investimento di emotività e di affettività narcisistica che tuttavia non è primariamente condotto in maniera cosciente) «ad una erotizzazione cosciente ed intenzionale» e dunque ad un investimento di energia e di grande attenzione sollecitate da una sempre più ricercata e intenzionale ricerca di piacere e di gratificazione corporea (potremmo dire dall’autoerotismo meccanico a quello intenzionale).

    3. Una terza tappa invece può essere rappresentata «dallo scatenamento e dalla liberazione della pulsionalità anche nella sua componente erotica» verso un disagio prima, e successivamente un bisogno elaborato di regolazione, fino «alla accettazione di una gestione autoregolata» delle pulsioni, anche se faticosa.
    O, in altri termini, da una inibizione forzata ad una liberazione sofferta e conquistata nell’intento di sottoporre le istanze corporee e libidiche alle istanze coscienti dell’Io, e quindi al quadro dei valori di un’identità personale appena in abbozzo.

    4. Una quarta tappa evolutiva potrebbe essere infine espressa nella forma di un passaggio da una inautentica ed illusoria coscienza di totalità e di pienezza autosufficiente, alla scoperta e presa di coscienza di se stessi e della propria differenza, anche sessuale, e conseguentemente al riconoscimento della propria parzialità e del limite che segna la propria differenza, quale premessa per l’apertura alla differenza dell’altro.

    Le agenzie educative tra latitanza e inadempienza

    Intorno a questo vissuto e in sintonia con i nuovi compiti evolutivi, come e fino a che punto le agenzie educative a livello intenzionale e progettuale si fanno carico di questi compiti, ben al di là di quella «educazione o anche diseducazione diffusa» che esigerebbe una qualche considerazione.
    Anzitutto la famiglia: che ne è di essa, del suo ruolo e della sua funzione proprio riguardo a quest’area così urgente di elaborazione personale?
    Proprio a fronte di tanta retorica che continua a proclamare, tanto ossessivamente quanto sterilmente, che la famiglia è di diritto e come tale deve essere riconosciuta quale luogo primario dell’educazione ai valori vitali, di fatto la famiglia svolge tale funzione solo per una minoranza dei preadolescenti, soprattutto per quelle famiglie che vivono consapevolmente il cambio culturale e l’impegno della coppia genitoriale a ripensare e reinventare la propria funzione di comunicatori culturali.
    La famiglia del preadolescente in genere riguardo a queste nuove funzioni sembra piuttosto oscillare pendolarmente tra due atteggiamenti predominanti: il passaggio e la difficoltà a reinventarsi un proprio spazio e un proprio stile di intervento educativo da un lato, e la delega e l’abbandono del preadolescente ad un percorso di riappropriazione selvaggia della identità sessuale in balia dei modelli dominanti dall’altro.
    La scuola, nella sua versione ufficiale, pur senza sottovalutare l’importante occasione di coeducazione e di elaborazione culturale delle tematiche della cultura del corpo, della sessualità, dell’amore, soffre cronicamente del primato dei vuoti legislativi: dopo decenni ormai di intenzioni proclamate e di progetti di educazione sessuale (tanto da essere stata definita ormai la «storia infinita»), non avendo ancora registrato nulla di definito entro un quadro legislativo e progettuale, tenta il ricupero dei ritardi attraverso la via della sperimentazione dal basso di iniziative innovative, potendo contare più che altro esclusivamente sulla iniziativa e la passione educativa di coloro che ci credono e tentano nonostante tutto. In tal modo gli interventi rimangono sempre iniziative lodevolissime di singoli o di gruppi, raramente invece diventano iniziative di dilatata progettualità.
    Basterebbe tuttavia provarsi a rispondere ai seguenti interrogativi: quanto spazio viene dato e riconosciuto al «corpo» nella scuola? Quale il livello di integrazione tra le discipline che maggiormente lo valorizzano e le altre? Se guardassimo solo alla situazione dell’educazione fisica spesso costretta allo spazio dell’aula e alla intellettualizzazione dell’educazione tecnica che ha espulso la manualità, avremmo elementi a sufficienza per riconoscere che il corpo del preadolescente si riduce più che altro alla testa, e per di più ad una testa che deve avere preferibilmente la bocca cucita.
    Guardando alla comunità ecclesiale osserviamo come corporeità e sessualità siano ancora in gran parte «negate» nella catechesi parrocchiale: quanto posto viene riconosciuto al tema generatore del corpo, della sessualità e dell’amore nel progetto di contenuti del catechismo orientato alla cresima («Sarete miei testimoni») e nel progetto del catechismo per i preadolescenti («Vi ho chiamato amici») che non siano dominati da preoccupazioni prevalentemente moralistiche? Quanto spazio riconosce la comunità ecclesiale al corpo del preadolescente e ai suoi linguaggi nel momento di celebrare la vita e la loro voglia di vivere nella fede comunitaria?
    Sembrano invece le nuove agenzie, sostitutive e concorrenti, ma spesso per nulla ispirate da intenzionalità educativa, quelle del tempo libero, a volersi assumere in proprio, quasi con delega in bianco, il compito di educare il corpo attraverso quelle attività che lo coinvolgono fortemente nella sua totalità, come il gioco, lo sport, le ginnastiche, la danza, la recitazione, la musica.
    L’interrogativo tuttavia rimane: quanto le agenzie del tempo libero vanno gestendo un mercato di domanda-offerta in espansione e quanto invece elaborano un’intenzionalità educativa globale attraverso una progettualità alla ricerca della qualità formativa?
    Sono invece soprattutto le strutture aggregative ed associative, ecclesiali e non, dotatisi di un progetto educativo mirato sui preadolescenti (pensiamo all’Agesci, alle Associazioni di promozione sportiva, all’Arci, e all’ACR, ma anche a progettualità più capillari e circoscritte) l’unico spazio entro cui oggi è di fatto gestito un progetto di educazione globale che ha sviluppato intenzionalmente l’educazione della corporeità, della sessualità e dell’affettività relazionale. È lì che oggi troviamo effettivamente gli unici progetti esistenti incarnati in prassi quotidiana.

    la crescente ricerca di relazionalità affettiva

    Ma il problema del cambio investe nella preadolescenza di oggi anche il mutamento, almeno nell’ordine gerarchico di autorevolezza, dei «mondi vitali», delle agenzie educative, e perciò anche dei modelli entro cui riconoscersi e poi successivamente anche poter rielaborare la propria identità psico-sessuale e più ampiamente psico-corporea e psico-relazionale.
    Il cambio del mondo corporeo e la messa in crisi dell’identità psico-corporea e psico-sessuale acquisita per identificazione e per attribuzione costituisce davvero un «cambio del mondo», un mondo non solo psichico e simbolico, ma anche sociale e relazionale.
    Il cambio diviene cambio profondo del sistema di relazioni e della loro qualità.
    Infatti l’investimento emotivo-affettivo che il preadolescente attiva non è solo in direzione del proprio corpo sessuato, anche se esso è predominante nei primi anni della preadolescenza; la carica emotivo-affettivo-pulsionale viene orientata successivamente in direzione degli altri, dei pari, dei coetanei, degli amici e amiche del cuore, di «alcuni altri» in particolare.
    La categoria del cambio dice allora anche un tentativo di ricerca e di messa a fuoco di nuovi «oggetti d’amore», che in realtà dovranno essere riscoperti come «soggetti», coi quali intessere liberamente legami. Questi nuovi partner di una potenziale comunicazione affettiva, anche se proiettati entro un orizzonte alquanto idealizzato e dotato di scarso senso della realtà, costituiranno gli «oggetti» di investimento della stessa carica libidico-pulsionale, perciò erotica ed affettiva, grazie ai quali avverranno nuovi rispecchiamenti, nuove autodefinizioni e la prima scoperta dell’alterità.
    Richiamo qui sinteticamente alcuni dati e tendenze:

    – la ricerca quasi ossessiva di stare con i coetanei, nelle forme della ricerca del gruppo, della compagnia, dell’amico: si tratta di un bisogno intensissimo, ma che per molti rimane senza risposte significative al di là dell’esperienza obbligata del gruppo-classe che spesso non offre al riguardo risposte del tutto gratificanti. All’interno del piccolo mondo vitale della compagnia dei coetanei trovano spazio attività e comportamenti che facilitano e solleticano lo sviluppo affettivo-sessuale: il gruppo, quello informale, ma anche quello formale soprattutto al suo livello profondo per lo più non gestito educativamente, diviene luogo di presa di coscienza collettiva dei bisogni psico-corporei, sessuali ed affettivi. Il piccolo gruppo informale, a volte anche la combriccola di amici, diviene lo spazio sociale della trasgressione ai divieti degli adulti, il luogo dove si compie la rottura dei tabù sul sesso, lo spazio privilegiato di comportamenti esplorativi ed innovativi anche nel campo della sessualità. In esso i preadolescenti sperimentano, con un senso di liberazione, sottraendosi al controllo dell’adulto, i vari modelli di scoperta, gestione e liberazione della corporeità, della sessualità e dell’affettività, superesaltati con tanta dovizia dal mercato dei consumi e della comunicazione di massa.
    Nel gruppo l’aggressività, una componente della pulsione erotica non elaborata soggettivamente e criticamente dal punto di vista culturale, trova spazio di espressione al suo interno e verso l’esterno. Nel gruppo, infatti, l’aggressività che diventa violenza trova modo di essere  agita, ma anche canalizzata, elaborata, controllata e magari espulsa.
    Il gruppo-compagnia si offre anche come esperienza di fusione delle identità e di rassicurazione narcisistica: il nido verso cui fare ritorno dopo le escursioni solitarie fuori. Esso diviene così spazio di sperimentazione dei primi ruoli psicosessuali e di una normalizzazione degli stessi comportamenti esplorativi e innovativi («Fanno anche gli altri quello che faccio io! Non c’è poi tanto di strano! Sono anch’io ‘normale’ come loro!». Oppure: «Se mi comporto così, mi chiamano... allora è meglio fare diversamente!».

    – Il secondo elemento di conoscenza in direzione di una ricerca di relazionalità nuova e diversa è costituito dall’esperienza dell’amicizia omosessuale, anche se a livello di coscienza essa è per lo più vissuta come relazione amicale desessualizzata. È una relazione «a specchio» di chi ricerca rassicurazione, sicurezza della propria immagine e identità, anche corporea e psicosessuale; offre una esperienza di conferma fondamentale all’insicurezza del preadolescente intorno al proprio ruolo psicosessuale e della propria identità sessuale: gli amici (o le amiche) sono in cerca insieme di risposte a quello che sono e a quello che ancora non sanno di essere. Essa diventa occasione di intimità fisica e psicologica e di scambio affettivo; attraverso di essa fioriscono le prime parole personali intorno al proprio vissuto legato al corpo, alla sessualità, ai sentimenti ed emozioni, agli affetti.
    La nuova relazionalità affettiva inoltre trova una canalizzazione del tutto nuova attraverso le prime esperienze di amicizia e di legami affettivi eterosessuali anche a sensibile componente erotica; questa nuova esperienza relazionale viene anzitutto immaginata e desiderata dal preadolescente di oggi, e poi anche ricercata e costruita, quando gli riesce possibile, soprattutto nella fase finale della preadolescenza. L’amicizia e la relazione interpersonale di tipo eterosessuale appare però di fatto più difficile da realizzare. L’insicurezza e la paura della differenza (di sé e dell’altro) insieme al fatto stesso che la società non offra oggi grandi occasioni di incontro per amicizie eterosessuali tra preadolescenti, sono ostacoli che non facilitano l’incontro con l’altro al di fuori dei momenti istituzionali. La stessa situazione scolastica, mentre appare una risorsa privilegiata per abilitare alle relazioni nella differenza di genere per quanto riguarda la gestione della produzione culturale e della cooperazione nella differenza anche di genere, per il resto di fatto non sembra in grado oggi di farsi carico di un intervento sul livello affettivo e relazionale. È proprio nell’ambiente scolastico, infatti, che avviene sempre più spesso la messa in scena del «gioco delle coppie», che però rimane per i preadolescenti più che altro un «gioco tra loro», come tanti altri, magari con le sue risonanze liberatorie ed emancipatorie, ma che non viene raggiunto da alcuna intenzionalità educativa.
    Al riguardo va evidenziato il potente influsso della cultura della comunicazione di massa sull’amicizia eterosessuale dei preadolescenti. Gli educatori assistono sempre più impotenti ad una vera e propria adultizzazione o adolescentizzazione dei modelli relazionali e affettivi e dei comportamenti di ruolo sessuale nel corso della preadolescenza (moda, musica, modelli comportamentali, sterotipi culturali). Non viene riconosciuto né delineato un modo preadolescenziale di vivere la relazionalità affettiva eterosessuale.
    La ricerca dell’amicizia e della relazione duale eterosessuale da parte dei preadolescenti più vicini all’adolescenza, mentre risponde al bisogno urgente di co-definizione dell’identità di ruolo psicosessuale maschile o femminile, esprime però anche il tentativo e la possibilità di un passaggio dall’autocentramento e dall’autoerotismo verso il decentramento verso l’altro e l’eterosessualità, con tutto il rischio della precocità e dell’esperienza prematura.
    Nella relazione eterosessuale comunque è prevalente oggi tra i preadolescenti la componente affettivo-relazionale apparentemente de-erotizzata e soprattutto de-genitalizzata; o forse sarebbe meglio affermare che, nella relazione eterosessuale, la componente erotica viene più che altro rimossa e gestita inconsciamente o solo a livello immaginario, e con forti caratterizzazioni, proprio in preadolescenza, di un erotismo di tipo pre-genitale.

     L’attivazione di comportamenti precoci

    Anche se si tratta di un fenomeno di portata circoscritta e che non riguarda di certo tutto l’universo dei soggetti, tuttavia l’educatore si trova a dover fare anche i conti con la precocità dei comportamenti eterosessuali in preadolescenza.
    È questo un fatto da tener presente, soprattutto perché si tratta spesso di indicatori di comportamento che si collocano a confine tra integrazione e marginalità sociale, tra adattamento e disadattamento, tra normalità e devianza.
    Una parte anche se esigua di soggetti preadolescenti, espressa in alcune unità percentuali, ma che comunque richiama attenzione e anche preoccupazione (in prevalenza si segnalano i maschi, ma in molti paesi nordeuropei le maternità precoci chiamano in campo un numero parimenti consistente di femmine) esprime ed assume comportamenti adultistici di sessualità attiva ed agita, rivelando una precocità che è fuga dal presente ed effettiva negazione, dovuta anzitutto al contesto socio-relazionale, della preadolescenza e dei suoi problemi.
    D’altronde non deve destare meraviglia che gli stessi meccanismi socioculturali di negazione della fanciullezza e della preadolescenza vengano riprodotti dai soggetti stessi nel loro vissuto.
    Ci sono dunque anche preadolescenti che vivono una sessualità agita di tipo eterosessuale con un grande senso di irresponsabilità ed incoscienza, una sessualità che esprime naturalmente tutti i caratteri della immaturità psicologica, che si rivela con un gradiente minimo di consapevolezza dell’agito, di una immaturità affettiva, dove l’io appare l’unica istanza riconosciuta e la elaborazione dei sentimenti è assente, ed ovviamente anche una immaturità etico-relazionale, perché l’altro non compare proprio nell’orizzonte dell’intenzionalità, se non come oggetto di preda, di aggressione e di possesso da divorare.

    I caratteri di una relazionalità affettiva che deve crescere

    In genere comunque queste appaiono le caratteristiche di questa nuova relazionalità affettiva che accompagna le manifestazioni preadolescenziali:
    – una relazionalità ed affettività «propriocentrica e narcististica», gestita prevalentemente in funzione dell’istinto e del bisogno e in funzione di un potenziamento dell’io;
    – una connotazione crescente di erotismo scarsamente consapevole, che diviene via via consapevole e ricercato nella misura in cui il problema dell’identità fisico-corporea e psicossesuale viene proiettato socialmente e canalizzato attraverso la ricerca dell’«altro»;
    – una sessualità che, quando cerca di esprimersi attraverso le vie dell’eros, è vissuta in forma regressiva e sottomessa alle forme infantili e immature della sessualità pre-genitale (orale, anale e fallica), comunque ancora lontane da quel primato delle genitalità che qualifica non solo psicologicamente ma anche culturalmente, simbolicamente e socialmente, la sessualità matura.
    Una riflessione a parte meriterebbero invece tutte quelle esperienze negative di vissuto corporeo, sessuale ed affettivo, che toccano il mondo personale di quei preadolescenti che invece diventano vittime della violenza, del sopruso, del rifiuto operato dagli adulti su di loro. Lì il problema educativo si acuisce e si fa più complesso, perché il vissuto intorno al proprio corpo e alla propria identità è segnato da ferite difficili da rimarginare, e condizionato negativamente da modelli relazionali e simbolici che spesso il preadolescente inconsciamente interiorizza.
    In questi casi si deve aprire necessariamente il capitolo del ricupero e della terapia, anche se sul fronte educativo il problema più urgente appare quello di far emergere dal sommerso e di dar voce ed espressione a vissuti che per la maggior parte dei casi invece restano occultati ed esclusi alla comunicazione educativa e perciò non elaborati, e vengono a costituire quel drammatico rimosso che invade poi con le sue ombre e i suoi fantasmi anche lo scenario della vita quotidiana.