Caino e gli altri



    Virginia Di Cicco

    (NPG 2000-05-38)


    Il sonno della ragione genera mostri. È la ragione che dorme in un sonno di incubi ad armare la mano di chi uccide È la ragione che dorme in un torpore di strazio a formulare richieste senza anima come quella di chi chiede vendetta e non giustizia.
    Certo detto così è tanto semplice da risultare offensivo per chi è stato violato negli affetti più cari e ascolta un tranquillo parlare ex cathedra.
    Non è stato facile neanche per chi scrive cominciare a ragionare. Perché di questo si tratta, di cominciare a ragionare.
    È cominciato tutto con un’amica che in un pomeriggio qualunque, davanti ad un thè caldo e qualche pasticcino, mi ha allungato, quasi a tradimento, un foglio stampato da internet e mi ha detto: «Leggi qui!».
    Nessuno Tocchi Caino: una campagna per salvare il più colpevole.
    Come sarebbe? – ho pensato in un primo momento, mentre continuavo a leggere.
    Sarebbe che di solito nelle campagne contro la pena di morte si tenta di salvare un innocente oppure si ricorre a casi che suscitino compassione.
    Nessuno Tocchi Caino vuole invece lottare perché la pena di morte non possa mai essere prevista, mai neppure per reati gravissimi, stragi efferate, delitti senza pietà. Nessuno Tocchi Caino intende affermare che nessuno stato possa disporre della vita dei propri cittadini, finendo così per macchiarsi della stessa colpa che intende punire. Il discorso è duro e non cerca scorciatoie, non intende commuovere, non usa perifrasi e giri di parole.
    Da rapporti attendibili, la legge dell’occhio per occhio e dente per dente non ha trovato nessun riscontro positivo, nessuna effettiva diminuzione dell’attività criminale nei paesi che ancora la contemplano nei loro codici penali.
    Se dunque l’utilizzo della pena di morte neppure soddisfa quello che dai suoi sostenitori viene considerato invece il suo obiettivo primario, quale motivo mai per restarle attaccati con tanta affezione se non la vendetta?
    Così la pena di morte non inibisce l’intento criminale ma di certo la civiltà umana.
    Quando si decide di far parte della società civile, di dettarsi e rispettare delle regole e di stabilire delle pene per chi dovesse violarle, mettendo per forza in conto che qualcuno di certo le violi, allora ci si assume la responsabilità di sostenere la distinzione tra chi è società civile e chi non lo è, anche tra le lacrime.
    Se si è diversi, si è diversi fino in fondo.
    Non si può cominciare una guerra degli orrori, altrimenti si arriverà ad estremi incredibili come il sospetto che in Cina, il paese con il maggior numero di esecuzioni, ci sia perfino un mercato degli organi prelevati dai corpi dei condannati. Non esiste un’etica da applicare con i buoni e una da applicare con i cattivi. Chi ha ucciso con ferocia non può essere giustiziato con amor dello spettacolo, e dietro il vetro i parenti delle vittime a godersi gli ultimi rantoli e la bava alla bocca. A morire così non sarebbe stata soltanto la vittima della ferocia ma anche tutto ciò che la distingueva dal suo carnefice.
    Se sentiamo di essere i sostenitori dell’inviolabilità dell’individuo, se abbiamo scelto di stare dalla parte della sacralità della persona umana, allora lo siamo nei confronti di tutti e non solo di quanti lo meritano. Ci sono delle conquiste della morale e della giustizia di cui beneficeranno anche coloro che non hanno contribuito a costruirle, anzi remarono contro. È questo che rende tali conquiste i cardini fondanti dell’umanità.
    Si tratta solo di scegliere da che parte stare. Si tratta solo di cominciare a ragionare.
    Nessuno Tocchi Caino è una lega internazionale di cittadini e parlamentari per l’abolizione della pena di morte nel mondo, fondata a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo nel 1993.

    Per qualunque notizia: Nessuno Tocchi Caino, Via di Torre Argentina 76, 00186 Roma, tel. 06 689791, oppure www.nessunotocchicaino.it