Domenico Sigalini
(NPG 2000-04-30)
Qualcuno potrebbe dire che non se ne può più. Tutti parlano di giubileo; da quando se ne sono impossessati i mass media si comincia ad averne nausea. Ha subito un eccesso di esposizione e per questo lo si fa diventare o un business o qualcosa che qualcuno vuole infliggerci o una iniziativa di valore che però è stata irrimediabilmente rovinata. I giovani ne sentono parlare, è un fatto molto esterno ai loro interessi, tendono l’orecchio alle visioni riduttive e ideologiche, che in questi casi non mancano nei quotidiani più illuminati col pretesto di non farsi imprigionare da fenomeni religiosi, e non riescono a farsene una ragione, a meno che... si guardi al giubileo con un minimo di progettualità.
Offro alcuni elementi utili per progettare una partecipazione dei giovani al giubileo, entro lo stile della interrogazione tra la fede e la vita che caratterizza la rivista e la proposta pastorale che da sempre facciamo ai giovani.
Chi è il giovane che vive in questo momento della storia?
È il giovane di fine millennio:
* che vive molte appartenenze.
Il suo modo di vivere è scandito tra molteplici appartenenze, condizioni, riferimenti culturali; compone in una unica esperienza varie biografie, senza attribuire ad alcuna di esse un carattere preminente o esclusivo; mette in atto scelte e decisioni che abbiano la caratteristica essenziale di non precludere le molteplici opportunità che la vita presenta o fa intendere di poter avere a disposizione. Vive in modo naturale l’esposizione a un contesto sociale differenziato; è più disposto a fare un mosaico che a cercare un baricentro, a districarsi in un mercato di bancarelle che a seguire un corteo. La sua vita si snoda su più poli non necessariamente in relazione fra di loro. A ciascuno di questi viene attribuito un valore, perché risponde a esigenze che altri non sono capaci di esaudire. La realizzazione è attorno a più poli: policentrica; o attorno a più zone diverse dal centro: eccentrica. Non c’è la preoccupazione di ruotare attorno a un fuoco, ma di destreggiarsi nella molteplicità delle situazioni scavando da tutte utilità, vantaggio per qualcosa che ancora non è, ma che a poco a poco costruisce;
* che amplia sempre di più le possibilità di sperimentare.
La vita è soprattutto riuscire ad ampliare sempre di più le possibilità di viverla. È importante fare molte esperienze, arricchire continuamente l’esistenza, moltiplicare incontri, confronti, panorami, scenari, emozioni; piace una vita varia, articolata, densa di stimoli e di sollecitazioni, continuamente aperta alla novità. La felicità non abita nel quotidiano, ma nello straordinario. Le scelte fondanti che esigono selettività e gerarchia, o il ricondurre la vita in termini di unitarietà e priorità non è nel modo di pensare dei giovani. Si sente sempre su un crinale che ti può far piegare su un versante o su quello opposto che è assolutamente di segno diverso dal primo; non c’è una scelta tra il bene e il meglio o tra il male e il peggio, ma tra il bene e il male, tra la regolarità o la trasgressività, tra il ragionato e il demenziale: dipende dalle occasioni, dai contesti, dallo stato d’animo, dalla compagnia;
* che vive una nuova ricerca religiosa e spirituale al cospetto del mondo.
Oggi, contrariamente a qualche decennio fa, i giovani sono tornati a porsi domande religiose e se le pongono in un contesto di grande pluralismo, a contatto quotidiano con esperienze religiose differenti. Nel paese più piccolo si devono confrontare con islamismo, buddismo, esperienze di chiese cristiane sorelle, religioni indù. Tutti hanno ragioni e convinzioni da proporre, testimonianze spesso più radicali delle proprie. Tutti avanzano pretese di esclusività. La secolarizzazione che viveva della autosufficienza dell’uomo di fronte alla dimensione religiosa è per lo meno bloccata. Hanno una domanda di trascendente, che si sviluppa su sentieri nuovi, un po’ disorientata; è una domanda che non sempre incontra le proposte della comunità cristiana e rischia di perdersi in un nuovo paganesimo, in movimenti confusi come la new age, se non in involuzioni magiche e settarie;
* che esprime una forte esigenza di radicalità.
Il clima di libertà che caratterizza le nuove generazioni nei confronti degli adulti e delle ideologie porta il giovane che ha domande religiose a fare delle scelte più consapevoli e quindi a volere il massimo dall’esperienza religiosa. Non ci si accontenta più di appartenere sociologicamente a un modo di pensare, a dei riti collettivi, a delle abitudini e tradizioni, ma si vuol cogliere il centro della esperienza religiosa. La figura di Gesù Cristo esercita un fascino particolare per i giovani che vivono negli ambienti legati alla comunità cristiana o che ritornano alla fede dopo averla abbandonata nella prima adolescenza, anche se non sempre sono aiutati a fare di Gesù il centro della esperienza di fede, la vera risposta al bisogno di Dio e alla ricerca di un Padre che fa breccia nei cuori e riempie l’insicurezza. Il problema pastorale oggi non è costituito tanto dal rifiuto aprioristico della religione, quanto dal modo in cui la fede dichiarata diviene (oppure non diviene) fede vissuta;
* che ha difficoltà nel progettare il futuro.
Molti giovani vivono traumaticamente il rapporto col futuro, sia perché se ne sentono scippati dal mondo adulto, che secondo loro hanno lasciato questo mondo «come si lascia un panno sporco in lavanderia», sia perché non intravvedono una prospettiva globale, ideali alti, cose per cui val la pena di impegnarsi e per cui vivere. Il futuro è al massimo uno straordinario nero o bianco che sia, positivo o mortale come purtroppo spesso capita, in cui sembra abiti la felicità;
* che domanda un massimo di relazioni e si esprime con nuovi linguaggi (musica, corporeità, arte...).
Il forte desiderio di relazioni, la globalizzazione dell’informazione e dei mezzi di comunicazione di massa favorisce i contatti tra i giovani e in particolare i loro nuovi linguaggi (musicali, artistici in senso lato...). Navigare in Internet è per loro naturale e li fa sentire protagonisti di nuovi mondi, abitanti di un villaggio globale. In tutte le latitudini la musica, i ritmi, le espressioni della corporeità sono gli strumenti attraverso cui passano i manifesti del modo di vivere dei giovani, il loro modo di pensare, di mettersi in comunicazione tra loro e con gli adulti, l’aspirazione agli ideali e alla realizzazione dei propri sogni;
* che sperimenta fragilità e solitudine di fronte allo sviluppo e al consumo.
Ma l’esorbitante numero di occasioni, di proposte, di iniziative che vengono offerte, di beni materiali e di consumo disponibili distrugge la capacità di scegliere, di decidere, di orientarsi; rende fragili. È per loro difficile trovare riferimenti morali soprattutto riguardo alla vita affettiva e sessuale, riguardo all’uso dei beni, del tempo della loro stessa giovinezza. Desiderano molto più di quanto propone loro la società o gli adulti, ma le fonti dell’etica diventano sempre più soggettive;
* che si crea spazi informali alternativi in cui decidere di sé.
La sperimentazione di sé e del mondo dei valori, le prove di futuro vivibile, di collocazione di sé rispetto a tutto quello che capita avviene in quei campi in cui i giovani possono determinare la loro esistenza autonomamente, e cioè nei luoghi dell’informale: tempo libero, mondi espressivi, relazioni affettive e amicali, luoghi del consumo, dei viaggi, delle emozioni, della ricerca di significati.
Questi luoghi si distanziano sempre di più dagli spazi istituzionali. Non solo, ma vengono considerati istituzionali quegli spazi, anche molto vicini a loro come l’oratorio, che non hanno visto la loro azione nel configurarsi o che non li interpretano, in cui non si sentono più rappresentati.
A questi giovani il giubileo non può essere presentato come una data enfatizzata, ma come uno spazio e un tempo nuovo che interagisce con la loro vita, che non s’accontenta di rispondere a domande, ma che a sua volta si inscrive in esse come novità che destabilizza.
Le riflessioni fatte nei contributi precedenti (cf Tonelli e Di Sante) offrono il quadro in cui inscrivere alcune esperienze sia quotidiane che straordinarie.
Meta generale
L’operazione culturale-pastorale più importante è quella di aiutare le giovani generazioni a cogliere, vivere, riesprimere nella propria esistenza il senso del tempo e il senso della storia del mondo a partire dal centro del tempo e della storia che è Gesù di Nazareth, il Figlio benedetto di Dio, dalla sua vittoria sul male e dalla comunione di persone che si affidano a Lui, cioè la Chiesa, concreta comunità dei credenti.
La meta viene raggiunta entro un cammino che è caratterizzato da alcune esperienze che fanno parte della vita quotidiana di un cristiano e da alcuni momenti straordinari.[1]
Le esperienze della quotidianità
* Rivivere il mistero dell’Incarnazione come dono di Dio, che permette al giovane di identificarsi come cristiano.
È il mistero dell’Incarnazione che si rivela come evento centrale del giubileo, capace di dare un senso alla vita, alle gioie e alle sofferenze dell’uomo di ieri, di oggi, di sempre. È proprio questo Dio non astratto, vago, generico, ma concreto e vitale che è entrato nella storia dell’umanità attraverso suo Figlio, Gesù, 2000 anni fa. Da allora non abbiamo mai smesso di riconoscere in Gesù Cristo il modo più vero di realizzarsi dell’umano. E da allora lo Spirito delinea in noi i contorni di quella umanità. Fare Giubileo è fare memoria di ciò che c’è di più autentico per un cristiano: Dio che in Gesù si incarna e assume tutto ciò che fa parte della nostra umanità e la redime così che da allora in poi non esiste più una fede slegata dall’interesse vero per tutto l’uomo: per ciò che pensa e fa. Vivere la fede significa vivere una vita dalla parte di Gesù, giudicando, guardando, agendo come giudica, guarda, agisce il Verbo fatto carne.
C’è una Scrittura, e in particolare il Nuovo Testamento, da riscoprire per incontrare un Gesù vicino all’uomo, un Dio che è Amore, che è principio della comunione fra le persone, fondamento della Chiesa. Nella vita quotidiana questo avviene:
– nella preghiera, come dialogo a tutto campo con Lui nello Spirito e nella riscoperta delle Sacre Scritture;
– nella testimonianza di persone radicate nella fede, attraverso cui oggi Gesù si fa incontrare e che diventano guide da praticare;
– in un impegno concreto di servizio, come ricerca concreta di Lui nel volto di ogni uomo e donna, povero di beni e di speranza;
– nell’uscire allo scoperto con le domande e la ricerca di senso e di spiritualità,
In queste espressioni si può puntare su valori giovanili capaci di creare convergenza di motivazioni e di energie, quali: responsabilità, libertà, giustizia, amore, povertà, solidarietà, pace, vita, fedeltà, ecumenismo, dialogo, mondialità...
* Sperimentare nell’Eucaristia la verità di Gesù che è dono.
Quel corpo e quel sangue che 2000 anni fa è stata la possibilità per gli uomini di quel tempo di vedere Dio, è ancora tra noi nel segno del pane spezzato e del vino versato dell’Eucarestia. Ancora oggi guardando la croce e facendone memoria nel gesto eucaristico del pane e del vino scorgiamo la verità di Dio, che è amore, la verità di Gesù che è dono, ma anche la verità di noi stessi e la via che dobbiamo percorrere. Prendere, mangiare, bere, fare memoria esprimono e realizzano in noi la profonda condivisione dello stesso destino di Gesù, morto, risorto e asceso al cielo e per questo vivo e presente anche oggi. I giovani di oggi possono essere aiutati a vivere con più continuità, proprio come esperienza giubilare la partecipazione alla messa, anche quotidiana, la celebrazione festosa della messa la domenica, il giorno del Signore, la contemplazione dell’Eucarestia nei segni del pane e del vino nelle nostre belle chiese.
* Accogliere e offrire il perdono di Dio.
L’Eucaristia è stata istituita fra la constatazione del tradimento di Giuda e la profezia dell’abbandono dei discepoli. «Nella notte in cui veniva tradito...». È un dono che scaturisce dal perdono. Celebrare un Giubileo è sentire di non essere sempre stati all’altezza dell’amore di Dio e accoglierne il perdono, celebrarlo nel sacramento della riconciliazione. È una esperienza sacramentale che durante il Giubileo può uscire dalla straordinarietà o dalla occasionalità e diventare un appuntamento con il perdono di Dio per una vita di grazia non sporadica, ma continua. La celebrazione del sacramento della riconciliazione è sempre qualcosa di occasionale o straordinario, deve essere invece offerta nella metodicità di un incontro settimanale o quindicinale, deve essere offerta in tempi «non sospetti» a chi la cerca come cibo normale di vita. Fare giubileo è percorrere strade di santità, e la grazia di Dio ne è la componente fondamentale. Il peccato è sempre possibile e l’unica forza che ci salva è la potenza dello Spirito. Il giovane perdonato, sa perdonare; riconciliato, sa riconciliare e riconciliarsi con se stesso, con gli altri, con il creato. Il peccato non è solo personale, ma investe anche la società in cui si incancreniscono strutture di peccato fino a rendere lo stesso ambiente ostile all’uomo.
* Rifondare il rispetto per l’uomo e per il creato.
Il giubileo nell’Antico Testamento era finalizzato a ricordare all’uomo che la terra è di Dio e che l’uomo ne è solo un temporaneo amministratore, che il creato e l’ambiente devono essere sempre a misura d’uomo e soprattutto devono essere accolti come dono di Dio per la vita di tutti, che nessun uomo può essere ridotto a cosa o proprietà di qualcuno. Riportarsi all’inizio quando Dio ha creato, e all’altro inizio quando Dio in Gesù, nel Verbo ci ha redenti, è azione giubilare se si accompagna a una vita sobria in cui si mette al centro l’uomo e non le cose, in cui si vive l’etica del limite. Sobrietà è semplicità, essenzialità, senso della misura, vivere in armonia, saper stabilire delle priorità, capacità di gestire bisogni e desideri, autolimitazione, rispetto del creato, guardare le cose dalla parte dei poveri e degli esclusi, capacità di vivere la festa, leggere nella natura la presenza del creatore e i segni del disegno di salvezza di Dio. I gruppi giovanili spesso si cimentano su questi temi; il giubileo può essere l’occasione per coinvolgere in essi anche il territorio, le associazioni specializzate, i giovani delle città mercato, dei piano bar, delle discoteche.
* Esprimere tensione e ricerca di unità tra le chiese sorelle.
«Tra i peccati che esigono un maggior impegno di penitenza e di conversione devono essere annoverati certamente quelli che hanno pregiudicato l’unità voluta da Dio per il suo popolo» (TMA).
I giovani che hanno uno sguardo non prevenuto sulla storia devono essere i primi propulsori di un ritorno all’unità, sapendo che è dono dello Spirito e che per questo non solo va ricercata con tutte le risorse di creatività e novità di chi eredita storie di divisioni ed è incantato da visioni di pace, ma anche va ancorata a una ricerca teologica seria, a una rivisitazione e purificazione delle tradizioni e invocata con la preghiera.
È una unità che va ricercata e sperimentata anche all’interno della Chiesa cattolica stessa tra le generazioni, tra differenti realtà ecclesiali, tra diverse ispirazioni. Ancor prima di far convergere i giovani a Roma, crocevia di diverse culture e popoli, si avverte l’esigenza di cogliere e creare opportunità di contemplazione, di incontro e di preghiera in ogni chiesa locale, per contribuire al cammino ecumenico e al dialogo interreligioso, sulla base di una sempre più chiara e serena coscienza della propria identità. Sia le esperienze di Graz, che le marce di Assisi fanno capire che i giovani sono «naturalmente» portati ad essere sostenitori di un ecumenismo di base.
* Il servizio generoso e la solidarietà, l’esperienza del volontariato nell’anno giubilare.
Sulla proposta di Gesù vero Dio e vero uomo, l’annuncio di Dio che è amore, Padre che non abbandona, deve nascere e rifondarsi la proposta del servizio, come risposta concreta all’amore ricevuto.
Ogni iniziativa di solidarietà che verrà lanciata durante l’Anno Santo non deve perdere di vista questa motivazione di fondo per evitare un appiattimento troppo «orizzontale» della proposta cristiana che finirebbe con lo svuotare l’esperienza stessa del servizio e renderla insignificante per i giovani. Il volontariato a Roma durante il Giubileo o la Giornata Mondiale della Gioventù può essere una esperienza che coalizza giovani anche fuori dal giro parrocchiale, purché siano aiutati a capirne il significato. Sono disponibili a mettersi in gioco come tempo, perché non aiutarli a mettersi in gioco come vita, come scelte alternative al facile sopravvivere? Vivere il Giubileo, significa accogliere il suo messaggio di liberazione, approfondendo l’invito del papa a farsi «voce di tutti i poveri del mondo» (TMA 51, con la proposta di riduzione o condono del debito di molte nazioni), individuando forme idonee di intervento a sostegno dello sviluppo solidale, cominciando dalle azioni che sono maggiormente alla portata dei giovani. La campagna di sensibilizzazione ai problemi del condono del debito ai paesi poveri è distribuita capillarmente su tutto il territorio e ha come centri propulsori gli organismi diocesani di pastorale.
* Progettare una vita e una missione responsabile dei doni ricevuti e capace di testimoniarli nel prossimo millennio.
Ogni comunità, associazione, famiglia, gruppo, movimento deve assolutamente aiutare i giovani a ricuperare dalla esperienza e tradizione della propria comunità cristiana il patrimonio di fede che vuol «portare con sé», «traghettare», «passare come testimone» nel prossimo millennio in un intelligente e rinnovato, oggi desiderato e possibile, dialogo con gli adulti e scavare con creatività nella propria esperienza di vita le novità con cui arricchire il futuro. Due sono le domande semplici cui si deve essere aiutati a rispondere: che cosa vogliamo ricuperare e ricevere dal passato? che cosa possiamo offrire di nostro al futuro?
Gli strumenti a disposizione sono quelli normali di una comunità cristiana: la vita di gruppo, la vita associativa, le riunioni per gli educatori, i corsi per obiettori di coscienza, per i volontari, per i catechisti, i campiscuola...
L’Anno Giubilare è un’occasione da non perdere per investire sulla fede. È una chiamata forte a rinnovare la propria identità cristiana. Se è un anno di riconciliazione, rinvigorisce non solo la fede di ciascuno, ma anche la comunità ecclesiale e la sua missione evangelizzatrice.
Il Giubileo si presenta come un’occasione per promuovere una serie di proposte, iniziative e attività che possano offrire ai giovani un’irrepetibile opportunità di vivere con altri loro coetanei una esperienza di Chiesa che li aiuti a crescere nel loro cammino di fede. Deve essere progettuale. Non una sommatoria disordinata di eventi, ma un percorso ragionato, legato da un filo conduttore chiaro e preciso, che senza disperdersi in molteplici temi e iniziative particolari, riassuma e approfondisca il significato profondo dell’essere discepoli di Cristo.
Gli eventi straordinari
* Il giubileo dei giovani in diocesi.
Ogni chiesa diocesana trova importante convocare i giovani per una festa, un mandato, una assunzione di responsabilità, la giornata diocesana dei giovani. Quest’anno la domenica delle Palme può ben essere il giubileo della chiesa giovane in ogni diocesi, con una attenzione particolare alla fasce più giovani degli adolescenti e preadolescenti. È solo un momento conclusivo di una preparazione capillare, il punto di arrivo di una missione fatta nei luoghi della vita quotidiana. Deve avere anche un suo lato pubblico, un invito a tutti a mettersi in discussione e all’ascolto della Parola definitiva della vita che è Gesù Cristo.
In un secondo tempo Roma potrà diventare un luogo in cui tutte le culture del mondo si incontrano per scambiarsi doni e esperienze e uno spazio storico che ci accoglie presso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, per ritrovarsi con le radici della fede cristiana. Andare in pellegrinaggio a Roma, significa incontrarsi con i suoi santi e i suoi martiri, con una fede che si fa cultura, arte e storia, con una Chiesa vivente oggi nelle comunità. Qui si potrà offrire un itinerario lungo i luoghi significativi della Chiesa di ieri (attraverso la visita a monumenti, chiese e basiliche), di oggi (attraverso l’incontro con persone, comunità cristiane, movimenti, gruppi di vita religiosa), e in missione.
* L’accoglienza dei pellegrini nelle proprie case.
Riporto di seguito le conclusioni operative che in un agile libretto, progettato in collaborazione con la diocesi di Bergamo, il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile propone alle diocesi per l’accoglienza dei pellegrini nelle loro chiese:
– L’accoglienza come accompagnamento. All’arrivo dei giovani nelle comunità uno scambio di lettere di presentazioni e di saluti in qualche modo capaci di offrire all’altro un po’ la ricchezza della nostra storia di chiesa di chi ospita e di chi è ospitato… e del cammino fatto da ciascuno. Così a esperienza conclusa, dopo l’incontro con il papa, una lettera di ringraziamento che aiuti ciascuno a custodire nel cuore la bellezza di tale incontro… Noi siamo ambasciatori di Cristo: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10,40).
Accogliere è allora innanzitutto in-formarsi per tempo di chi arriva.
– L’accoglienza come ospitalità. Si tratterà di predisporre l’ospitalità nelle case private e nella casa comune che è la parrocchia. Accogliere è fermarsi e riposare, è trovare ristoro grazie al legame che l’altro ci offre: «Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo ha accolto voi» (Rm 15,7). Accogliere è allora fermarsi con l’altro, dargli casa e tempo.
– L’accoglienza come assemblea: L’eucarestia con la comunità è la prima modalità in cui si dice corporalmente la presenza di Cristo: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Si può pensare di coinvolgere tutta la comunità parrocchiale nella celebrazione dell’eucarestia nel giorno del Signore, la domenica. Un momento particolare sarà l’incontro di tutti i giovani ospitanti e ospitati con il vescovo.
Accogliere è formarsi gli uni gli altri come Corpo di Cristo, come Chiesa.
– L’accoglienza come assistenza e carità: «Ero forestiero e mi avete ospitato… In verità vi dico ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 35.40). L’esperienza può aprire nuove vie di comunicazione al vangelo e alla carità in relazione alla storia di ciascuno e della chiesa di appartenenza.
Accogliere è allora riconoscere Cristo nel volto di chi ti è passato accanto.
* La grande esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù.
La Giornata Mondiale della Gioventù è una esperienza straordinaria, che, come dice la bella presentazione di Bissoli, condensa in un evento unico l’esperienza giubilare. È il giubileo della Chiesa giovane. Rimando al testo di quell’articolo tutte le considerazioni necessarie. Non si può non percepirne la portata unica nel suo genere per il mondo giovanile. Non è esagerato dire che i giovani hanno la fortuna di esperimentare il giubileo in profondità attraverso questa quindecennale esperienza formativa e determinante. In essa trovano spazio anche iniziative che possono sembrare strane come il pellegrinaggio a piedi, in bicicletta, ma che hanno la capacità di far compiere passi decisivi per una vita cristiana convinta.
* La missionarietà concreta ad gentes.
I giovani hanno sempre desiderio di andare, di compiere gesti coinvolgenti, radicali. Un tempo concreto di volontariato nei paesi di missione è un autentico Giubileo, ancor più se se ne ritorna con altri giovani dei paesi poveri per vivere con loro la Giornata Mondiale della Gioventù.
* Una esperienza straordinaria di una settimana di preghiera e silenzio o di servizio di carità.
Può essere una settimana di esercizi spirituali, di isolamento nel silenzio di un eremo o di un convento, un pellegrinaggio in Terra Santa o al Sinai, una settimana di servizio in un ospedale o casa di accoglienza per immigrati, al Cottolengo o in una casa per portatori di handicap.
Quest’anno non si fanno le ferie, si fanno così. È giubileo anche interrompere il ritmo del divertimentificio delle spiagge, per riprendersi in mano la vita e tendere l’orecchio al suo Signore che la continua a ispirare per farla diventare piena.
Dice il Santo Padre:
«Il futuro del mondo e della Chiesa appartiene alle giovani generazioni, che, nate in questo secolo, saranno mature nel prossimo, il primo del nuovo millennio. Cristo attende i giovani, come attendeva il giovane che gli pose la domanda: «Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?» (Mt 19,16)... I giovani, in ogni situazione, in ogni regione della terra non cessano di porre domande a Cristo: lo incontrano e lo cercano per interrogarlo ulteriormente. Se sapranno seguire il cammino che Egli indica, avranno la gioia di recare il proprio contributo alla sua presenza nel prossimo secolo e in quelli successivi, sino al compimento dei tempi. «Gesù è lo stesso ieri, oggi e sempre» (TMA 58).
NOTA
[1] Cf «Giovani e giubileo» a cura del gruppo di lavoro del Comitato Centrale del grande Giubileo, da cui è stato tratto ampiamente questo articolo.

