Virginia Di Cicco
(NPG 2000-02-26)
Cena a casa di Paolo. Per fortuna qualche volta si riesce pure a vederlo! Lo abbraccio forte: per coincidenza la televisione ha dato la straordinaria notizia, proprio oggi.
Paolo ha trovato la propria strada dove strade non ce ne sono, solo polvere.
Paolo ha trovato finalmente pace nel cuore e negli occhi, dove pace davvero non ce n’è.
Paolo ha trovato il proprio futuro dove il tempo non ha senso, mentre il sole si alza e ricade.
Non è solo. È un esercito di pace che cancella i confini camminandoci sopra.
La loro divisa è un camice bianco. Le loro armi: stetoscopi, flebo, siringhe, bisturi… Paolo è uno dei Medici Senza Frontiere, una delle più importanti organizzazioni umanitarie private per le emergenze di soccorso sanitario: venticinque anni di attività, più di un milione di aderenti, duemila volontari in settanta paesi e finalmente un Nobel per la Pace.
Paolo racconta di campi profughi in situazioni inimmaginabili, di guerre civili senza inizio né fine, di autorità governative impossibili da trattare. Non si tratta di costruire dal nulla. Si tratta di costruire dal caos.
E così non basta essere medici, anestesisti o infermieri, bisogna avere le qualità di un fine diplomatico, comprendere le esigenze di popoli dalle tradizioni diverse dalle nostre in modo a volte inconciliabile, essere dei mediatori, tolleranti ed elastici. E poi le ore di lavoro. E poi le condizioni di vita del tutto uguali a quelle delle popolazioni locali. E, indispensabile, una lingua straniera che si parli e si scriva meglio dell’italiano.
Nel nostro gruppo di amici, Paolo lo aveva scritto nel DNA del suo carattere: nessuna paura e nessun azzardo incauto, controllo nelle situazioni estreme, inventiva che non guasta mai. Un punto di riferimento fondamentale per noi, che oramai lo vediamo così poco.
Le missioni possono durare tre o sei o nove mesi. Una settimana di riposo ogni tre mesi di lavoro, naturalmente da trascorrere nel paese dove si sta compiendo la propria missione e non a casa. Esiste una indennità mensile che varia da un minimo di 1.100.000 ad un massimo di 2.700.000 di lire.
C’è un particolare carino, non so se degno di un paese che si vanta di essere uno dei sette più industrializzati del mondo (che dovrebbe significare anche progredito!): gli enti e le società per le quali lavorano i volontari di MSF non sono obbligati da nessuna legge a concedere periodi di aspettativa ai loro dipendenti se il motivo per cui l’aspettativa è richiesta consiste nell’andare a salvare, mentre piovono bombe, qualche bimbo dilaniato, in paesi che non hanno mai interessato i tour operator.
Nel 1993 è nata Medici Senza Frontiere Italia, prevalentemente impegnata nel reclutamento dei volontari ma anche nella raccolta dei fondi per finanziare progetti umanitari e per promuovere l’informazione dell’opinione pubblica sui problemi delle popolazioni in pericolo.
Quando Paolo tornò dalla sua prima missione, volemmo festeggiarlo e gli comprammo una sciocchezza di regalo. Lui fu molto gentile ma ci spiegò che avrebbe avuto piacere se gli avessimo regalato un po’ del nostro tempo e del nostro denaro per realizzare un sogno che gli stava a cuore.
Ci vergognammo un po’ e ci mettemmo a sua disposizione.
Ognuno segue la sua vocazione. Chi ferma le epidemie senza temere contagi e chi più modestamente firma assegni e li fa firmare.
Sembra crudo ma è così.
Medici Senza Frontiere Italia, via Ostiense 6/E, 00154 Roma,
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