Un’indagine conoscitiva
Sergio Abbruciati
(NPG 2008-02-5)
Non è certo semplice né agevole riuscire ad inquadrare in poche formule o commenti una adeguata comprensione socio-educativa del rapporto tra la realtà del mondo dei giovani – sempre definita da contorni sfumati e mutevoli – e un’altra estremamente ricca e articolata come quella della politica. Ci è sembrato un buon approccio quello di indagare a livello di base il tipo di percezione che i nostri giovani hanno, non solo intorno alle categorie della politica, ma anche riguardo al proprio legame con questa e con i suoi termini. Ci siamo serviti dunque di una serie di interviste a 140 giovani di Roma e provincia tra i 15 e i 25 anni, raggruppati semplicemente per provenienza e formazione scolastica, in modo da mettere in evidenza due chiare radici formative: una laica (la scuola pubblica – 59 intervistati) e una cattolica (scuola cattolica – 81 intervistati).
S’intende sgombrare subito il campo da pretese di esaustiva scientificità. Infatti ci rendiamo conto che il campo d’indagine e gli strumenti analitico-valutativi sono ampiamente criticabili; che non si è ricorso all’uso consolidato e tradizionale di variabili come l’età, il genere o il ceto sociale per fornire una lettura strutturata e rigorosa dei dati, ma più semplicemente il nostro intento in chiave educativa è stato quello di raccogliere impressioni, suggestioni per ottenere una prima generalizzazione grezza, guadagnare un punto di partenza che venisse dai giovani, sia pur esso limitato per campione e metodologia.
Vale la pena però aggiungere che s’intende in un certo senso accettato un presupposto ideologico e cioè che rispetto ad alcuni temi socio educativi, il locale può essere facilmente elevato al generale, assumendo che le principali fonti d’accesso dei giovani alla politica e all’esperienza politica coincidono rispetto alle diversità culturali e sociali proprie della territorialità. Se si accetta questo presupposto, i risultati scaturiti da questa particolare indagine assumono un certo rilievo e possono fornire interessanti indicazioni per una comprensione più generale del fenomeno e per una successiva sintesi educativa. Va da sé che in questo tipo d’indagine il territorio riveste un’indubbia importanza per meglio comprendere il tipo di risposte. A tal fine aggiungiamo quindi, che le due scuole dalle quali sono state tratte la maggioranza delle interviste si collocano: nell’alto litorale romano la pubblica (un liceo sociopsicopedagogico di Civitavecchia) e la cattolica (salesiana) nel cuore della Roma borghese (un liceo sperimentale del quartiere Trieste). Le interviste hanno seguito criteri in gran parte qualitativi, anche se si è tentato di produrre risultati di sintesi quantitativa, laddove fosse possibile, formando un più ordinato raggruppamento di dati per loro natura estremamente fluidi e irregolari. Le domande sono state articolate per sezioni principali (sei) e per sub-articolazioni specifiche (diciotto). (Vedi specchietto riepilogativo al termine dell’articolo).
SENSAZIONI
La prima sezione delle domande era dedicata alle sensazioni, cioè a ciò che i giovani provano immediatamente, a pelle, verso il mondo della politica. La sezione si articola in tre differenti sottodomande: «Se dico politica tu dici…»; «Quando si parla di politica tu provi…»; «Definisci in una sola parola la scena politica italiana». Vediamo le risposte.
Se dico «politica» tu dici…
Alla prima domanda in generale i ragazzi rispondono in modo estremamente variegato, ma una forte concentrazione di risposte si registra intorno a sensazioni dalle quali emerge un mondo dominato dalla confusione e dal litigio (il 14%), mentre un’altra fetta si orienta verso sensazioni di disprezzo o disgusto, comprese quelle del senso della corruzione, del denaro e dell’interesse personale (28%). Emerge però un significativo dato sulle sensazioni positive. Quasi la metà degli intervistati (il 49%) utilizza categorie politiche come governo, parlamento, leggi, democrazia, amministrazione, ecc. Compare anche una certa quota di giovani che associa le sensazioni ai volti attuali della politica (Berlusconi o Prodi) o del passato (il duce o il comunismo).
Quando si parla di politica tu provi…
Rispetto alla seconda domanda, le risposte appaiono meno dispersive e più omogenee. Si può affermare che circa il 50% degli intervistati prova curiosità e interesse verso la politica, dato che sale al 64% circa se vi aggiungiamo quelli che in modo ambivalente a queste due categorie affiancano lo sdegno o la confusione.
Il restante degli intervistati ribadisce la sua percezione di distanza o per la confusione (20%, ma il 26% con il dato aggregato della curiosità) o per sentimenti sociali fortemente negativi, come ad esempio il disprezzo, la rabbia, la repulsione, la disillusione (circa 25%) o lo stesso valore per l’indifferenza e affini. Solo un intervistato confessa di provare passione, e questo la dice lunga sull’appeal che gode al momento la politica presso i più giovani.
Definisci in una sola parola la scena politica italiana
Per la terza risposta, che prevedeva una certa determinazione, la quasi totalità degli intervistati ha espresso opinioni fortemente negative che vanno dal sottolineare l’incompetenza, l’arrivismo e gli sprechi finanziari, fino all’evidenziare l’ipocrisia, la meschinità, l’instabilità cronica dei nostri scenari politici. Su tutto regna sovrano il caos (23%).
DEFINIZIONI
La seconda sezione è stata dedicata alle definizioni e prevedeva due domande cui rispondere più meditatamente: «Tre parole per esprimere il concetto di politica», e una personale e articolata definizione della politica.
Le risposte collezionate sono estremamente varie e riflettono ancora una volta l’estrema frammentarietà della visione e del vissuto politico dei giovani.
Con una certa regolarità, ma non con una sufficiente intensità per definirle parole chiave, ricorrono termini legati al meccanismo di governo come amministrazione/governo, guida (11%), termini che richiamano lo sforzo, l’agire come volontà/determinazione (1%), impegno (5%), serietà (4%), azione/intervento (1%) e sacrificio (0,5%); termini morali come responsabilità e doveri (6%), attenzione e rispetto (4%), coerenza (4%), correttezza (4%), valori (2%), onestà e sincerità (7%); termini che rientrano nell’area della progettualità come progetti/mete (4%), obiettivi e programmi (2%); termini dell’area prettamente politica come rappresentanza (1%), ideali e ideologie (14%), partiti (6%), potere (circa 1%), democrazia e parlamento (circa 9%); termini di carattere sociale e solidale come giustizia (circa 12%), equità e equilibrio (circa 4%), solidarietà e aiuto (circa 9%) come uguaglianza e fratellanza (circa 6%), società (1%); termini che richiamano la polarizzazione, come confronto/dibattito (circa 6%), lotta/opposizione (circa 2%), partecipazione/ dialogo (2%), divisioni (circa 2%); termini che esprimono negatività come corruzione (circa 3%), confusione (circa 3%), inefficienza/inefficacia (circa 2%). Solo il 9% circa degli intervistati non ha risposto.
Per la seconda domanda il livello di chi non ha risposto è salito al 32 % di cui il 70% circa appartenenti alla scuola cattolica. Tra le diverse definizioni proposte emergono una serie di elementi comuni: il bene comune e collettivo; il concetto della rappresentanza; la presenza di idee o ideologie; i rapporti inter-individuali; la gestione del governo della cosa pubblica; un certo spazio lo occupa tuttavia la sfiducia teoretica verso la possibilità di definire in qualche modo la politica.
COINVOLGIMENTO
La sezione riguardante il coinvolgimento si suddivide in quattro domande che toccano la partecipazione personale ad eventi della vita politica, le occasioni che hanno i ragazzi di parlare e confrontarsi sulla politica, il loro concetto di partecipazione attiva e per cosa si impegnano nel quotidiano. Tranne che per la partecipazione, erano possibili risposte multiple.
Partecipazione
La maggior parte degli intervistati dichiara di non partecipare ad eventi della vita politica, circa il 60%, che sale al 66% se consideriamo anche chi non ha risposto alla domanda. La maggior parte dei casi proviene dalla scuola cattolica, 44%. Infatti, tra chi invece dichiara la propria partecipazione (il 33%), il 23% proviene dalla scuola statale.
Occasioni di dialogo
A livello di ambiente di scambio e di confronto esiste una certa uniformità. Sia nella scuola pubblica che nella cattolica, il mondo familiare – intendendolo come genitori in senso stretto e parenti – e il mondo dei pari – amici unitamente ai compagni di classe – sono gli ambienti preferiti per lo scambio e il dialogo di informazioni e opinioni nei confronti della politica.
Rispetto al mondo familiare la percentuale di segnalazioni è del 67% con una leggera prevalenza degli studenti della scuola cattolica (77% degli intervistati della scuola cattolica). Mentre per il mondo dei pari le segnalazioni si equivalgono (69% sia nella scuola cattolica che in quella pubblica).
L’altra grande agenzia educativa viene molto dopo; infatti la scuola viene segnalata solo per il 20% come luogo di scambio, mentre è praticamente nullo l’apporto dato dai luoghi e dalle persone istituzionalmente delegate dalla politica: solo il 2% parla con politici e solo lo 0,7% frequenta associazioni giovanili di partito.
Il significato di partecipazione attiva
Per quanto concerne la concezione di partecipazione, le tipologie di risposte si suddividono in tre grandi blocchi: uno che privilegia il voto (circa il 15%), un altro che evidenzia il partecipare come interessarsi, informarsi o seguire da vicino (il 23 %), e infine quello che si indirizza verso le tradizionali forme di partecipazione politica: il candidarsi, il manifestare, il far parte di un partito (il 34 % suddiviso rispettivamente in 13, 10 e 11%).
Ricevono una certa attenzione anche le forme della collaborazione sociale come aiuto, collaborare, partecipare ad attività o offerta del proprio tempo libero (circa il 16%). Occorre chiarire che questo è il piano ideale della partecipazione per i ragazzi intervistati, il quale non ha nulla a che vedere con il loro concreto partecipare alla forme della politica, come si evincerà in alcune sezioni di domande successive.
L’impegno nel quotidiano
Infatti, già da questa sezione si desume tutta la debolezza della sfera dell’agire consapevole dei giovani intervistati nei confronti del mondo politico, anche preso in senso lato. Circa il 22% dichiara di non impegnarsi in nulla, dato che aumenta fino al 35% se vi contiamo coloro che non rispondono alla domanda (18 intervistati). Lo studio resta il campo d’impegno preferito da questa generazione (il 25%) e in qualche modo la loro realizzazione personale (l’11%). Non mancano però isolati impegni nel volontariato, nel sociale, nel lavoro o nello sport (in totale queste voci coprono il 5%).
TEMI
La quarta sezione intendeva mettere in luce le idee personali degli intervistati su quali proposte adotterebbero per guidare il nostro Paese e in merito alle più scottanti tematiche dell’attualità politica e cioè sull’Europa, sulla pace, sulla bioetica e sull’immigrazione.
Tre punti da candidato alla presidenza del Consiglio
Davanti a questa domanda si è scatenata la più fervida fantasia dei nostri intervistati, con la produzione di una estrema e notevole variabilità di risposte. È possibile in qualche modo scorgere in questo mare magnum di possibili priorità di governo la loro provenienza, l’origine sociale e ambientale e dunque delineare la naturale influenza del proprio contesto familiare nel formulare l’una o l’altra ipotesi di linee per il governo del Paese. Però al di là dei ceti sociali di appartenenza è piuttosto evidente come manchi una vera e propria idea faro, una realizzazione univoca che accomuni.
L’unica ricorrenza che in qualche modo spicca è la riduzione delle tasse (per il 16%), che se si accorpa con voci analoghe (lotta all’evasione fiscale, tasse più eque ecc) sale al 26%. Non mancano punti di programma riguardo la legalità e i suoi problemi (sicurezza, certezza della pena, serietà nei e dei processi, per un totale del 23%) e quelli legati al tema dell’immigrazione (il 15%) soprattutto in relazione al fenomeno dell’immigrazione clandestina, che viene sentito più fortemente dai ragazzi della scuola cattolica (circa il 10%).
Lo spazio riservato alle questioni economiche in varia forma e misura come il debito pubblico, i salari, la lotta alla disoccupazione, la crescita economica, le liberalizzazioni, è di gran lunga il più rilevante (circa il 40%), ma talmente frazionato in innumerevoli voci che in realtà appare dispersivo e non rivela veri e propri punti di forza. Esiste anche un’attenzione alle riforme delle grandi strutture pubbliche di servizio italiane (scuola superiore e sanità insieme raggiungono quasi il 20%).
Una certa fetta è attenta ai valori e ai temi di sensibilità etica e imposterebbe il proprio programma sulla lotta alla corruzione (pubblica e cattolica), sulla difesa della famiglia (cattolica), sull’estensione dei diritti alle coppie di fatto e agli omosessuali (pubblica) e sui Dico e Pacs. Non mancano punti che promuovono la rigenerazione della classe politica e riforme a favore dei giovani.
Appare evidente che il dibattito politico-mediatico cattura l’immaginario dei nostri giovani più della loro «sperata» (da noi adulti) propensione nel cercare orizzonti più ampi. Il presente li fagocita e nello stesso tempo li allontana dalla dimensione progettuale che invece è tipicamente politica.
Non vi è dunque nulla di innaturale del loro comportamento, se l’agire politico dei nostri rappresentati delle istituzioni dimentica la dimensione temporale fondamento della prassi politica e confina una esangue e sterile opera nel recinto asfittico del presente assoluto, attraverso la politica dei sondaggi, la presenza nei quotidiani talk show, la feroce contrapposizione parlamentare che priva di vie di uscita si nutre di accordi sottobanco e continui compromessi al ribasso.
Nemmeno stupisce il numero alto (circa il 21%) di coloro che non rispondono ad una domanda così cruciale.
Per il dettaglio, (vedi tabella di seguito articolo).
Europa, pace, bioetica e immigrazione
Su questi quattro temi il tasso di non risposta è risultato molto alto, e in particolare negli intervistati della scuola cattolica. Sull’Europa non ha risposto circa il 38% (di cui il 32% della scuola cattolica), sulla pace il 38% (di cui il 27% della scuola cattolica), sulla bioetica il 44% (di cui il 27% della scuola cattolica) e sull’immigrazione circa il 34% (di cui, stranamente vista la provenienza sociale, il 24% della scuola cattolica).
In dettaglio sull’Europa esiste una netta spaccatura di posizioni. Infatti mentre nella scuola pubblica prevale un atteggiamento di apertura, per esempio, nel sottolineare la centralità del suo modello culturale (13%), nella scuola cattolica diffidenze e critiche fronteggiano le risposte di apprezzamento (il 9% contro il 10%, dati che tradotti in termini relativi solo al blocco scuola cattolica vogliono dire che il 36% degli intervistati si oppone ad un 38%).
Sul versante della pace esistono invece delle convergenze, infatti il 29% di tutti gli intervistati concorda sul carattere utopico della pace (in maggioranza nella scuola pubblica per il 57%) e invece il 17% insiste sulla fondamentalità e irrinunciabilità della pace e del suo raggiungimento.
In merito alla bioetica ci si aspetterebbe di trovare una netta spaccatura, riproponente il dualismo nazionale laicismo-cattolicesimo su questi temi. Però, mentre nella scuola pubblica le idee dei giovani sostanzialmente corrispondono alle attese (il 40% è favorevole alla clonazione, all’eutanasia, alla procreazione assistita e alla libertà di scelta in materia), nella scuola cattolica troviamo una cospicua fetta di studenti che la pensano come i loro colleghi della pubblica (30%).
Il quadro che emerge dalle idee sull’immigrazione ribalta la prospettiva della bioteca. Infatti, laddove ci si aspetta tolleranza e apertura verso gli stranieri e la possibilità di integrarli, troviamo una certa ostilità (56% degli intervistati della scuola pubblica si esprime negativamente in varie forme). Il dato risente sicuramente della provenienza territoriale degli intervistati. Il litorale romano nord è una delle zone calde in termini di densità di stranieri e relativi problemi del loro inserimento nella comunità territoriale. Nella scuola cattolica sorprende, invece, oltre al già ricordato dato sul non pronunciarsi, anche il progressivo avvicinamento dei giovani cattolici delle benestanti famiglie dei quartieri Salario, Parioli, Nomentano e Trieste, a posizioni di apertura verso l’immigrazione, magari controllata (14%) e comunque in ogni caso vigilante.
Certo, rimane una fetta fortemente ostile allo straniero, anche quando lavoratore e al fenomeno in quanto tale (circa il 32% degli intervistati della scuola cattolica).
COLLOCAZIONE
La quinta sezione è dedicata alla collocazione politica dei giovani intervistati. Abbiamo chiesto loro di dirci «morettianamente» tre cose di destra e tre cose di sinistra per vedere l’auto-rappresentazione e l’allo-rappresentazione dell’appartenenza politica.
Inoltre abbiamo domandato di indicarci il loro convincimento politico ed il modo con cui lo vivono.
Tre cose di destra, tre cose di sinistra
Un primo dato che emerge è la forte personalizzazione dell’identificazione destra/sinistra. È soprattutto nella scuola cattolica che ciò avviene, soprattutto nei confronti di ciò che è individuato come di sinistra, ma anche nella scuola pubblica non mancano riferimenti a personalità della storia o dell’attualità politica. In dettaglio, il nome di Berlusconi ricorre per il 14% di cui l’8% proviene dalla scuola cattolica e in generale gli intervistati della scuola cattolica per il 55% utilizzano nomi propri per identificare elementi di destra o di sinistra, mentre nella scuola pubblica siamo al 52%. Se però si escludono coloro che non hanno risposto (il 25% nella scuola pubblica e il 17% nella scuola cattolica) e si rifanno i conti solo in relazione alle risposte fornite, nella scuola pubblica ben il 70% ricorre a nomi, mentre nella scuola cattolica ci si attesta sul 65%. Comunque il dato è chiaro, i giovani tendono a personalizzare la loro visione della politica. Naturalmente un certo spazio lo hanno anche identificazioni astratte. Per esempio per la destra esiste una fetta di giovani che la identifica con la nozione di conservazione (il 14% di cui il 12% dalla scuola cattolica), mentre a sinistra troviamo, accanto alla persistenza dell’identificazione ideologica (comunismo per il 16% equamente suddiviso), quella con la storica categoria dell’uguaglianza sociale e/o economica (il 16%).
È interessante notare che l’identificazione sinistra/uguaglianza per circa il 13% proviene dalla scuola cattolica, segno che una buona percentuale dei giovani legati al mondo cattolico riconosce alla sinistra la paternità di questa importante acquisizione della coscienza civile europea.
Più spazio è riservato invece alle questioni squisitamente politiche attuali. Ad esempio circa il 21% dei giovani ricorre ai termini Dico e Pacs per identificare l’esser di sinistra, ma di questo dato il grosso proviene dalla scuola cattolica (quasi inesistente nella scuola pubblica 2%). Sembra essere di sinistra un certo atteggiamento di apertura verso lo straniero o la diversità in genere (il 27% ripartito per l’11,5% nella scuola pubblica e il 15,5% nella scuola cattolica). Questa «liberalità» è vista a volte come male della società, a volte come fondamenta, ma tutto sommato si riconosce all’esser di sinistra questa caratteristica, a volte avvicinata anche alle liberalizzazioni in campo economico (4%) con la stessa sottolineatura della dicotomia bene/male. Analogamente l’esser di destra sembra coincidere con ideali e valori affini all’area economica: il 25% sostanzialmente ripartito; con antichi retaggi ideologici: fascismo, nazismo, razza ariana, razzismo, insieme raccolgono il 21% delle risposte e se poi vi aggiungiamo i riferimenti a Mussolini si sale quasi al 32% (con Mussolini che da solo è identificato come cosa di destra dal 10% degli intervistati); con il tradizionalismo patriottico: patria, nazionalismo, ecc. per il 16% circa. Colpisce il fatto che nella scuola cattolica non compaia mai esplicitamente il riferimento alla patria; invece, anche se in misura minore, vi si identifica l’esser di destra con valori vicini al cattolicesimo e alle sue attuali posizioni ufficiali in merito alla difesa della vita, più che nella scuola pubblica: l’esser cristiana, il no all’aborto, il no all’eutanasia, il no alla bioetica (intesa come apertura), l’attenzione alla famiglia vengono percepite come cose di destra dal 22% degli intervistati della scuola cattolica.
Globalmente il quadro che emerge da queste identificazioni risulta molto simile a quello presente nell’ultima ricerca Iard (Rapporto Giovani, 2007), dove nel capitolo dedicato al rapporto dei giovani con la politica si arriva a conclusioni non molto dissimili dalle nostre: ordine e regole per il centro-destra, flessibilità e tolleranza per il centro-sinistra (De Luca, 2007).
Scelta politica e modo di viverla
Accanto al grande affresco delineato dalle cose di destra e di sinistra, abbiamo chiesto di dichiarare la propria scelta politica e il modo di viverla.
Paradossalmente i giovani della scuola pubblica sembrano più timorosi nell’esporsi, perché ben il 37% di loro, pur avendola fatta, non la dichiara, mentre ciò avviene solo nel 4% dei giovani della scuola cattolica. Fra le dichiarazioni dei giovani della scuola cattolica, com’era abbastanza logico desumere, il 67% si schiera per la destra o centro-destra, mentre circa il 7% lo è nella scuola pubblica. Va rilevato che un buon 7% dei giovani della scuola cattolica si dichiara di sinistra o anarchica, mentre solo il 3% lo è nella scuola pubblica. Resta significativo il dato su chi direttamente o indirettamente non sceglie: circa il 29% di tutti gli intervistati dichiara di non aver ancora fatto una scelta, mentre circa il 19% non risponde alla domanda.
Il modo di vivere la scelta dei nostri giovani riflette tutta la loro indecisione e distanza dalla politica: circa il 39% si dichiara non attivo e non partecipa, quando non è indifferente (oltre al già ricordato 19% che non risponde a questa sezione). Tra chi invece risponde una certa quota dichiara di informarsi, documentarsi o partecipare a dibattiti e convegni (il 13%), alcuni relegano nel quotidiano o nella famiglia le loro presunte scelte (il 7%, soprattutto della scuola cattolica). Anche qui, come nella sezione sulle occasioni di dialogo e scambio, il mondo istituzionale della politica tende a scomparire e solo 2 intervistati su 140 si confrontano con esponenti politici e un solo intervistato rivela che da grande s’iscriverà ad un partito (AN). La distanza dei giovani dalla politica non potrebbe essere più grande.
IMMAGINAZIONE E REALTÀ
Nell’ultima sezione abbiamo voluto trasformare i nostri intervistati in giovani Harry Potter della politica (e del loro destino) fornendo loro una virtuale bacchetta magica con la quale suggerire al Ministro della Pubblica Istruzione una riforma che porti il nostro Paese ai primi posti della classifica europea per l’istruzione, scegliere il paese dove vivere e dove non nascere e infine eliminare ciò che desiderano della politica italiana.
Suggerimenti di riforma
Anche in queste risposte, come in quelle riguardanti i punti di un eventuale programma di governo, emerge una diffusa quanto variopinta diversità di risposte.
Tra i suggerimenti più gettonati spiccano quelli di fornire alla scuola insegnanti più preparati o motivati (circa il 22%), ma anche il ritorno ad una certa severità (circa il 12%) o l’eliminazione o la riforma dell’esame di stato (il 9%). Poi si delinea un lungo elenco riguardo ad orari più corti e carichi di lavoro più agevoli, miglioramento della didattica, più fondi alla scuola, agevolazioni per gli studenti, idee per l’università e l’istruzione permanente, fino alla reintroduzione della divisa nella scuola (2 intervistati equamente ripartiti tra pubblica e cattolica).
Anche in questa sezione riemerge un vecchio leit motiv delle problematiche di natura scolastica: il deteriorarsi della relazione docente-alunno, vissuta quest’ultima da parte degli studenti, come un’irrinunciabile acquisizione in vista di una scuola migliore o per un cambiamento della loro partecipazione attiva alle vicende scolastiche (cfr Argentin, Rapporto Iard 2007).
Anche nelle nostre interviste emerge lo stesso profilo ambivalente che il sociologo Argentin constata nelle pagine del già citato ultimo rapporto Iard. Cioè che il giovane studente se da una parte si dichiara sostanzialmente soddisfatto della scuola e della funzione globale che svolge nella sua vita, dall’altra, quando è chiamato a rispondere a domande specifiche, rivela tutto il suo disagio – soprattutto di tipo relazionale – verso certe componenti o certi mancati comportamenti del mondo della scuola.
Posto in cui ti piacerebbe vivere
Posti di fronte alla possibilità di scegliere il loro virtuale paese di adozione, in cui quindi vivere, fare le proprie esperienze formative, professionali ed esistenziali, i nostri giovani hanno fornito risposte decisamente più omogenee delle precedenti.
Le risposte non date o evasive sono state ridotte (il 16%), mentre le indicazioni fornite permettono di delineare un quadro piuttosto preciso. L’Inghilterra è di gran lunga il paese preferito (il 18% lo ha scelto) per la migliore amministrazione, per il diffuso senso di responsabilità verso le regole e verso gli altri e il benessere economico. Influisce su questo dato il fatto che l’Inghilterra sia diventata negli ultimi anni una meta di viaggio obbligata tra i nostri giovani, soprattutto per scopi d’istruzione. Sono moltissimi i ragazzi italiani che l’estate si spostano a Londra o in qualche altra città inglese rinverdendo il mito sorto negli anni ’60 di un paese aperto, accogliente, attraente e seducente, dove la qualità della vita convive con la capacità d’innovazione, rendendolo ambito.
Sostanzialmente l’Europa la fa da padrona tra le scelte indicate: più del 53% degli intervistati segnala mete sul vecchio continente come la Francia e la Svizzera entrambe con il 6%, i paesi scandinavi all’11%, la Spagna al 5%.
Per quanto riguarda i paesi extraeuropei, il fascino maggiore lo esercitano gli Stati Uniti con il 7%, ma è significativo che gli effetti dell’11 settembre si facciano ancora sentire. Infatti alcuni dei giovani che la indicano la preferivano prima di quella data. Comunque la scelta va in direzione di motivi politico-economici più che culturali. Anche l’Australia ottiene un certo consenso (il 4%) scaturito tutto dalla scuola pubblica. Un’alta percentuale non nasconde però di stare bene a casa propria (il 13% circa). Non sappiamo se appartengano alla ormai famosa categoria dei «bamboccioni», certamente dichiarano il loro attaccamento verso la propria patria, il luogo che li ha cresciuti.
Posto in cui non vorresti essere nato
A questa domanda le risposte appaiano leggermente meno omogenee che alla precedente. Se guardiamo ai singoli paesi solo la Cina, per motivi diversi, viene temuto da un consistente numero di intervistati (il 14%). Viene ritenuto un paese sovrappopolato, governato autoritariamente, dove i diritti latitano e il clima politico e culturale soffoca. Insomma un paese minaccioso e distante.
Se poi guardiamo alle aree geografiche paradossalmente l’Europa copre il 26% delle risposte.
Ma il paradosso è solo apparente in quanto circa l’11% di queste si riferisce a paesi dell’est (Russia, Ucraina, Romania), le cui condizioni economiche spaventano i nostri giovani e un 7% che diffida dell’Italia. Quindi l’Europa occidentale risulta lambita solo marginalmente dalle indicazioni degli intervistati.
Altra area geografica molto segnalata è quella africana (19%), in quanto continente (11%) o come somma di singoli Paesi (8%). Come per l’est Europa è la povertà il dato che spaventa i giovani.
Sembra essere questo il fattore decisivo che li allontana da un paese e solo in seconda battuta vengono ragioni di tipo culturali o politiche. Segno ne è che una certa quota (il 6%) indica genericamente il terzo mondo o paesi sottosviluppati e se aggreghiamo i dati per paesi cosiddetti poveri raccogliamo il 38% delle risposte.
Gli Stati Uniti spaventano soprattutto i ragazzi della scuola pubblica, infatti sono ben 9 su 11 totali (circa 8%), gli studenti della scuola pubblica che non amano particolarmente il paese stelle e strisce a causa del Presidente e della sua politica estera, della pena di morte, della democrazia giudicata apparente.
Cosa elimineresti con la bacchetta magica
Veniamo all’ultima domanda del questionario. Ancora una volta la sollecitata fantasia dei nostri intervistati rivela la forte personalizzazione della loro visione della politica. Infatti tra i nomi propri di politici o di partiti le eliminazioni arrivano al 31%. Spiccano i nomi di Berlusconi (5%) e Prodi (12%). Inoltre alto è il tasso di eliminazione di politici in senso generale, causato dal disgusto per la politica in senso ampio (circa l’11%).
Nonostante questa conferma della forte tendenza a personalizzare, una certa quota di giovani guarda a temi o valori giudicati negativamente e dunque da eliminare: la corruzione o gli interessi personali (il 12%), le forme di malcostume politico (il 16%), gli stipendi troppo alti dei politici (il 9%), la mancanza di coerenza o di moralità (il 10%), l’incompetenza (il 6%). Qualcuno preso da furia iconoclasta eliminerebbe tutto e tutti (il 12%). Pochissimi e sparsi sono quelli che eliminerebbero questioni circoscritte e specifiche come l’immigrazione clandestina o i rapporti politici con Stati a favore della pena di morte o che non hanno ratificato il protocollo di Kyoto. Limitata la quota di chi non risponde (3,5%) tutta costituita da studenti della scuola cattolica.
CONCLUSIONI
Dall’esame dei questionari emerge un profilo del rapporto dei giovani con la politica in linea con le più significative indagine sociali degli ultimi anni. Il mondo della politica è percepito distante per la sua complessità che viene associata più alla confusione che a ragioni logiche o strettamente politiche. Nonostante ciò traspare anche un senso di curiosità, di interesse che però resta celato, nascosto, non sale alla superficie dell’esperire. È vero che dalle parole dei ragazzi si evince che la politica non fa nulla per avvicinarli, pochissimi sono i riferimenti a contatti diretti con le istituzioni politiche.
Non stupisce perciò se il livello di conoscenza di questo mondo e dei suoi scopi resta legato al contesto socio educativo più prossimo ai giovani: famiglia e i mass media.
La scuola ancora una volta resta ai margini. Anche se i compagni di scuola sono una occasione di scambio e di dialogo, però, data la scarsa mediazione dei professori, credo che quella presenza vada fatta rientrare semplicemente nella semplice relazione con i pari, senza riferimento specifico alla scuola. La considerazione a proposito del ruolo degli insegnanti, permette di toccare un altro punto critico del rapporto giovani e politica: la mancanza degli adulti significativi. Quello che risulta evidente è la mancanza di maestri, di figure di riferimento, dotate di carisma, di capacità catalizzanti. Certo questa assenza non può essere addebitata ai giovani e come in altri ambiti, non è possibile più aspettare. Se si vuole recuperare interesse e motivazione è necessario investire in prima persona. Come dice Galimberti nel suo ultimo libro non serve solo la preparazione degli adulti ma soprattutto la formazione, la passione.
Dall’influenza dei media scaturisce il continuo ritornare del presente più attuale nelle parole e nelle opinioni dei giovani. Comporta un utilizzo insistente della personalizzazione (vedi le sezioni sulle sensazioni, sulle cose di destra e sinistra e su cosa elimineresti) e non permette l’allargamento degli orizzonti problematici, né tanto meno posizioni libere, indipendenti dai naturali legami con il proprio ambiente sociale di provenienza. Alla fine il giovane ricorre agli stereotipi o ai luoghi comuni, altrimenti sceglie il defilarsi, il non rispondere, sentendosi inadeguato o disinteressato.
Sulla scia di queste considerazioni mi permetto una piccola escursione sul rapporto temporalità giovanile e politica. Se riprendiamo le sollecitazioni di Mario Pollo sulla rottura dell’equilibrio tra nootemportalità e sociotemporalità, ci appare chiaro che questi giovani fissati sul e nel presente non trovano collimazione con l’esperienza dell’agire umano che è strutturalmente permeata dal futuro. Le risposte avute ci confermano che gli elementi di realtà politica che riescono a percepire sono esclusivamente brandelli istantanei che il mondo dei media produce, desostanzializzati di passato e futuro.
Il quadro della partecipazione è nel complesso limitato: viene vista sostanzialmente come passiva (votare o tenersi informati) e raramente tende a concretizzarsi in azioni o scelte concrete. Le forme del passato (manifestazioni) o del presente (associazionismo) non risultano molto accattivanti e i giovani si ripiegano sull’operare quotidiano (lo studio) o si autocentrano (la propria realizzazione). Mostrano però attenzione ai valori e alla moralità e in un certo senso, nonostante il loro analfabetismo civico e la difficoltà logica di individuare i nessi critici, è ciò che chiedono di più al mondo della politica. Chiedono coerenza, fine della corruzione, impegno e dedizione, passione. Vogliono meno baruffe e scontri frontali e, senza cedere a tentazioni compromissorie, vedere un confronto aperto tra gli attori della politica. Il clima politico italiano certo non sembra poterli accontentare, ma vale la pena di ricordare che i suoi effetti nefasti li sta spargendo anche tra chi sentendosi comunque distante, ha assorbito cliché e aggressività e lo fa trasparire dalle sue opinioni, dai suoi fragili convincimenti. Anche se non ad un livello allarmante, nelle risposte ricorre spesso astio, durezza, rabbia poco coerentemente con l’atteggiamento generale mostrato dai ragazzi.
Come già detto, l’identificazione destra-sinistra risente del territorio (per esempio i giovani dei quartieri di Roma) però entrano in gioco certi fattori etici o valoriali, la patria, l’atteggiamento verso l’altro o il diverso. L’esser di destra sembra legato alla vicinanza alla propria nazione o ad una certa chiusura verso la diversità. Però non è un dato monolitico, e mostra un certa modificazione segno di profonde trasformazioni che stanno avvenendo anche nell’immaginario politico della destra. L’esser di sinistra invece viene associato sia con il preferire o coltivare l’uguaglianza economica e sociale, sia con la flessibilità verso il diverso e l’altro.
Al termine di questa lunga disamina, quali punti nodali sono da tener presenti al fine di suggerire un rilancio dell’educazione socio-politica? Azzardo alcune piste. Innanzi tutto l’influsso dei media nei processi di formazione del pensiero logico e sociale dei giovani. Andare oltre i consolidati studi sugli stereotipi, per raggiungere una chiara comprensione del contributo dei media sulla modificazione dei processi cognitivi.
Sulla scorta di questa proposta aggiungerei di non dimenticare la pista del tempo con il recupero di una temporalità equilibrata, disomogenea, decolonizzata.
Poi la questione della partecipazione: quali strategie per fare dei giovani dei soggetti attivi? È possibile trasferire la carica di intensa partecipazione di esperienze come le GMG e la marce per la Pace alle esperienze socio-politiche?
In ultimo il legame dei giovani con la ricchezza ed il benessere. L’analisi della sezione sul paese di adozione o dove non nascere, ha evidenziato come i giovani vedano nel denaro l’ultimo grande valore simbolico nel quale riporre sicurezza, stabilità, il nuovo kosmos nel kaos culturale ed esistenziale che li circonda. Come sarà possibile in futuro riuscire a coniugare il loro attaccamento al denaro con i valori della solidarietà, della cooperazione e dell’aiuto reciproco? E sarà giusto?
Desidero ringraziare tutte le ragazze della III B del liceo psicopedagogico Guglielmotti di Civitavecchia, (Carlotta A., Sara, Elena, Sabina, Jessica C., Miriam, Valentina, Jessica D., Francesca, Flavia, Erika, Concettina, Silvia, Irene, Tiziana, Bernie, Carlotta P., Laura, Maura), che nell’anno scolastico 2006-2007 non solo si sono offerte come cavie, ma mi hanno aiutato nella somministrazione dei questionari. Inoltre vivi ringraziamenti vanno ad Alessandra, per il fondamentale ausilio nello spoglio dei questionari.
I giovani e la politica
Tracce per un’indagine conoscitiva
Sensazioni…
– Se dico «Politica», tu dici… Rispondi per associazione d’idee.
– Quando si parla di politica tu provi confusione, curiosità, indifferenza, interesse, altro (cosa)?
– Definisci in una parola la scena politica italiana (partiti, governo…).
Definizioni…
– Dimmi tre parole che secondo te esprimono il tuo concetto di politica.
– Vuoi provare a dare una tua definizione di politica?
Coinvolgimento…
– Hai mai partecipato a manifestazioni, convegni, conferenze politiche?
– Con chi hai occasioni di dialogo e confronto sui temi politici?
– Che significa secondo te «partecipazione attiva»?
– Per cosa ti impegni nel quotidiano?
Temi…
– Sei candidato alla presidenza del consiglio; enuncia tre punti del tuo programma elettorale.
– La tua idea su: Europa; pace; temi della vita-morte (bioetica); immigrazione.
Collocazione…
– Scrivi tre cose di destra; e tre di sinistra.
– Ti senti di destra o di sinistra?
– Come vivi praticamente la tua scelta politica?
Immaginazione & realtà…
– Vuoi portare il paese al primo posto della classifica europea per l’Istruzione. Suggerisci una riforma al ministro.
– Qual è il posto del mondo in cui ti piacerebbe vivere e che ritieni meglio amministrato? Perché?
– Qual è il paese dove non vorresti mai essere nato? Perché?
– Cosa elimineresti dalla politica italiana con la bacchetta magica?



