Educatori che c’erano con i loro giovani



    Testimonianze di Nicolò Anselmi,[1] Francesco Marcoccio,[2] María José Rey Merodio [3]

    (NPG 2011-08-19)


    Che cosa è stato «veramente» tale evento?

    Don Nicolò: Nei giorni immediatamente successivi alla GMG di Madrid ho avuto la possibilità di incontrare un grande numero di giovani che avevano partecipato all’incontro; a tutti chiedevo com’era andata e le risposte sono state sempre entusiaste: bello, bellissimo. Gli occhi si illuminavano e i sorrisi si allargavano.
    La GMG nella vita di un giovane è sempre un’esperienza di fede che non lascia indifferenti. La gioia, il numero di persone, l’intensità e la quantità di preghiera, di stimoli spirituali, la novità, gli incontri, le emozioni toccano il cuore di chiunque. Uno degli obiettivi della GMG è, in fondo, anche questo: risvegliare la fede, riscaldare i cuori, sperimentare che Gesù è vivo, e che la chiesa è vivace grazie a Lui e all’azione dello Spirito Santo nella vita di tanti cristiani. Parlando con alcuni adulti, educatori, accompagnatori, sono emerse spesso le disfunzioni organizzative, le difficoltà logistiche, le scelte pastorali, a loro avviso, poco felici; in effetti, come in tutte le GMG i disagi, a Madrid, non sono mancati. Non vi è dubbio che una buona organizzazione tecnica può facilitare una miglior partecipazione spirituale, tuttavia le difficoltà sono travolte dalla potenza d’amore di Dio che scrive dritto sulle righe storte dei nostri limiti.

    Don Francesco: Raccolgo intorno ad alcune espressioni del Vangelo le mie impressioni.
    – «Affinché siano una cosa sola»: la GMG è stata un’esperienza di Chiesa giovane radunata intorno al pastore universale. In una società frammentata, individualista, poco attenta al bene comune è difficile sentirsi uno con l’altro. Al contrario, fare esperienza – nello stesso tempo e nello stesso spazio – di stare insieme con lo stesso obiettivo, pregare all’unisono, sentire la presenza di Gesù come assemblea liturgica pur non facendo la comunione eucaristica per problemi tecnici (la bufera di vento del sabato sera ha spazzato via le cappelle): a Madrid è diventata realtà. Ci si chiede: ma c’era un altro modo per sperimentare tutto questo? La risposta è: con questa forza, con questi numeri e con tale intensità, no! Il Vangelo è ricco di segni che manifestano la forza di Gesù, nel mondo contemporaneo oltre all’intimità del rapporto con il Signore: oltre all’esperienza della propria comunità ecclesiale, sono necessari momenti nei quali i giovani sperimentano la fede della Chiesa universale attraverso il linguaggio della festa, dello stare insieme, della vicinanza tra i popoli.
    – «Rinneghi se stesso»: una GMG è faticosa, si dorme poco e male, gli spostamenti sono disagevoli, il caldo è estenuante, le condizioni igieniche sono precarie, l’organizzazione logistica spesso crea notevoli disagi... eppure in tutto questo c’è un valore aggiunto che è l’ascesi, la mortificazione. Quando i giovani colgono la bellezza aldilà delle fatiche, riscoprono il gusto dell’impegno, del sacrificio, della passione per le cose che valgono. In questo, fanno un salto nella fede perché colgono la partecipazione al mistero pasquale di Gesù come occasione di offerta, di assimilazione profonda con Lui, di intercessione per altri.
    – «Tornarono pieni di gioia»: l’incontro dei due con Gesù sulla strada di Emmaus genera una dinamica nuova nel cuore dei discepoli perché l’ascolto della Parola illumina e la frazione del pane riscalda, dopo questo incontro sentono il bisogno di annunciarlo ad altri. Nella GMG ciò avviene durante le giornate e soprattutto al ritorno. Le catechesi fanno risuonare nel profondo la storia di Gesù che confrontata con la propria mette ordine e dà un senso, il cuore sente l’esigenza di purificazione, di accostarsi al sacramento del perdono e di essere nutrito dal pane della vita, la gioia dell’incontro si esplicita nella testimonianza. La Spagna aveva bisogno di un messaggio di gioia e di pace da parte dei giovani; la chiesa spagnola – mi diceva un giovane a Madrid – ha incontrato tante difficoltà, ha rischiato di perdere credibilità. Il vedere una chiesa giovane, dei giovani che non rispondevano alle provocazioni (alcuni sono stati insultati e picchiati senza motivo) e continuavano a testimoniare la gioia di un incontro: porterà frutto. Molti giovani ritornando nelle proprie realtà hanno preso seri propositi di vita spirituale, decisioni coraggiose nell’intraprendere o modificare il proprio percorso universitario, impegni seri di servizio e volontariato, una passione per il bene comune.

    Maria José: La GMG è stata, innanzitutto, una festa. Il clima di gioia, allegria, canti, balli, colori... è la prima cosa che si è percepita già da prima dell’arrivo a Madrid: durante il viaggio, negli autogrill, sul pullman, in aereo, i ragazzi si facevano sentire facendo vedere (anche a chi si fermava incuriosito dalla loro vitalità) un volto particolarmente bello della gioventù, una bellezza che attirava per la forza di vita che portava con sé, per il messaggio intrinseco di speranza, perché radicato in un’esperienza di fede.
    Ma la GMG non si è manifestata come una festa qualsiasi, è stata una festa della fede o – più precisamente, come direbbe Giovanni Paolo II – un laboratorio della fede. I giovani hanno avuto la possibilità di «fare esperienza», di «toccare con mano» quello che tante volte viene detto e insegnato nel catechismo, nei gruppi giovanili: il far parte di una Chiesa Universale; il seguire un Cristo vivente, risorto; il riconoscere nel Papa il pastore della Chiesa; l’Eucaristia, il sacramento della Riconciliazione, la preghiera, la fraternità, la catechesi come spazi dove incontrare veramente il Signore.
    L’esperienza di appartenenza ad una comunità ecclesiale è stata un’altra caratteristica particolarmente significativa per i giovani partecipanti. Hanno avuto la possibilità di «fare fraternità»: vivendo insieme più di una settimana, dovendo superare delle difficoltà (il caldo, le poche ore di sonno, gli spostamenti lenti a causa della quantità immensa di giovani, la sera del sabato a Cuatro Vientos!), con poche comodità (lunghe ore di fila per mangiare, per il bagno, per farsi la doccia...), ma anche con la gioia di scoprire la ricchezza di essere d’aiuto per gli altri, di avere tanti valori e capacità da mettere al servizio. Hanno avuto, ugualmente, la possibilità di «sentirsi e sapersi fraternità»: tramite l’esperienza della condivisione con il proprio gruppo ma anche tramite il confronto con i gruppi giovanili degli altri Paesi fino a potersi riconoscere parte di una Famiglia di dimensioni davvero mondiali. La GMG è anche un modo che Dio ha per parlare agli educatori dei giovani! Perché durante quei giorni i giovani ci hanno manifestato che si aspettano da noi proposte coraggiose, all’altezza delle loro aspettative! Vogliono persone che sappiano spendere del loro tempo nell’ascoltarli, accompagnarli, «spronarli» a vivere con radicalità.

    Come valorizzare tale evento?

    Don Nicolò: Dal punto di vista pastorale vorrei evidenziare alcuni aspetti particolari.
    Un primo grande valore della GMG è quello di essere, nel suo insieme, un’esperienza di fede, di fraternità, di ecclesialità unitaria; le persone che partecipano ad una GMG non riescono a scomporre l’evento, non si riesce a dire che le catechesi erano belle, il vitto brutto, i trasporti faticosi, l’accoglienza entusiasmante, ecc. La GMG è un tutt’uno che si incastona nel cuore e nella mente della persona e lì rimane, come «un’emozione per sempre».
    Un secondo aspetto che mi colpisce molto della GMG è lo stretto contatto che sempre si crea fra vescovi e giovani; al termine delle catechesi ho visto più volte i giovani prendere d’assalto i vescovi per ringraziarli e chiedere una foto di gruppo. Il clima delle GMG, spesso diverso e più familiare rispetto agli incontri diocesani in cattedrale con il vescovo, crea una simpatia notevole fra il mondo giovanile e coloro che, in un certo senso, rappresentano la «chiesa istituzione»: vescovi, arcivescovi, cardinali... Molti giovani mi hanno raccontato la gioia provata nell’incontrare anche altri vescovi, provenienti da altre diocesi e scoprire che il collegio apostolico, scelto da Gesù, è ancora presente oggi nei successori dei Dodici.
    Un terzo aspetto assolutamente unico della GMG è la dimensione internazionale, l’esperienza della cattolicità, gioiosa, colorata, bella. La chiesa mostra in queste occasioni un volto che spesso non è immediato sperimentare nelle proprie diocesi e nelle proprie parrocchie; la bellezza della chiesa e quindi della fede, in occasione della GMG, si manifesta anche attraverso la presenza di associazioni, movimenti, carismi nati in paesi e continenti diversi.
    Un quarto aspetto pastorale interessante è quello che riguarda la proposta spirituale e catechistica che sta alla base della GMG; per poter essere accessibile a giovani di tutto il mondo e di tutte le culture, la proposta spirituale ruota sempre intorno ai fondamenti della fede: la Parola di Dio, l’Eucarestia, il Sacramento della Penitenza, la chiamata alla santità, la croce, la carità, la fraternità universale; il ritorno all’essenziale è utile per i giovani e per i loro accompagnatori.
    Un quinto aspetto, a mio avviso pastoralmente molto significativo, riguarda l’intensa attività pastorale che prepara la GMG e, forse in tono minore, l’attività che segue la GMG stessa. I mesi che precedono la GMG sono mesi molto intensi; la preghiera, la formazione spirituale, la preparazione tecnica, la ricerca missionaria di nuovi compagni di viaggio, le attività di autofinanziamento, l’allestimento di spettacoli da proporre alla GMG, il confezionamento di magliette e altri simboli animano le parrocchie, le diocesi, i gruppi, le aggregazioni laicali in modo veramente straordinario. Il mondo del web e dei social network ha reso visibile a tutti quest’effervescente attività pastorale. Il tempo successivo alla GMG, che dovrebbe essere il tempo del racconto, della condivisione, è spesso meno vivace; i giovani tengono per se stessi le emozioni; succede un po’ come in famiglia in cui i figli raccontano mal volentieri ai genitori le proprie avventure.
    Vorrei concludere notando che, in occasione della GMG di Madrid, circa 42mila giovani hanno partecipato alle giornate di gemellaggio con le diocesi spagnole dall’11 al 15 agosto; in occasione della GMG di Colonia i giovani erano circa 9.000; non vi è dubbio che l’agosto spagnolo sia molto attraente, tuttavia ritengo che questo fatto sia anche indicativo del desiderio dei giovani di vivere esperienze prolungate, profonde e personali. Durante i giorni dei gemellaggi, prima di trasferirsi nella sede definitiva della GMG, si è spesso accolti in famiglia, si incontrano le comunità cristiane, si sta insieme, nascono nuove amicizie, si creano situazioni non riproducibili nelle spesso convulse giornate conclusive.

    Don Francesco: Nella preparazione previa: la Parola scelta dal Papa in ogni GMG è la lampada che illumina il cammino. Sappiamo dalla storia che un solo versetto della Scrittura può cambiare la vita di una persona, quindi costruire o ristrutturare la propria esperienza di vita attorno ad una Parola è un’occasione per unificare la propria vita. I tre verbi passivi della giornata di Madrid «Radicati, fondati, saldi» sono stati un’occasione per ciascun giovane di verificare il proprio rapporto con il Signore, rafforzarlo e prepararsi in modo adeguato ad incontrarlo. A livello comunitario il tema della GMG è servito per vivere con i giovani degli esercizi spirituali, dei ritiri, ma soprattutto un itinerario di formazione annuale o biennale costruito intorno a questo versetto che ha incluso un percorso sulla maturità umana, sull’incontro personale con Gesù, su un’appartenenza più coerente alla Chiesa e sulla scoperta della propria vocazione.
    Nello sviluppo successivo:
    – a livello personale: per coloro che non avevano un cammino stabile di fede, la partecipazione alla GMG è stata un’occasione per prendere sul serio la propria vita spirituale attraverso un cammino di preghiera, una direzione spirituale stabile, un servizio costante, una vita di gruppo regolare. Per coloro che già vivevano un cammino di fede è stata una conferma, un approfondimento e uno stimolo per continuare il cammino. Ad alcuni il Signore si è rivelato in maniera così forte da sentirsi attratti ad intraprendere un serio cammino di discernimento vocazionale per seguirlo più da vicino nella vita consacrata;
    – a livello comunitario: i gruppi parrocchiali, diocesani e i movimenti che hanno scelto di partecipare insieme alla GMG hanno sperimentato la forza del vivere insieme, del condividere la fede con altri, del sentirsi parte di un corpo che è la Chiesa universale. Ciò ha sicuramente creato una coscienza maggiore, un senso di appartenenza più forte, il desiderio di impegnarsi nella Chiesa locale. Per gli educatori pastori tale esperienza è un punto di ripartenza per un progetto pastorale unitario dove l’attenzione ai lontani e l’annuncio del Vangelo diventa una priorità attraverso i giovani che hanno vissuto la GMG e che, continuando il cammino, diventano apostoli dei loro coetanei. Oltre al racconto testimoniale della bella esperienza vissuta i giovani partecipanti vanno coinvolti nella costruzione della comunità dove è chiaro l’ordine tra il radicamento nel mistero di Gesù, l’impegno per la comunione ecclesiale e la passione per la missione.

    Maria José: La GMG è senza dubbio uno «spazio» che favorisce le più variegate espressioni della «cultura della fede». È un contesto in cui la religiosità viene vissuta in tutta la sua naturalezza, in cui parlare di Dio è «la cosa più comune», in cui i giovani trovano lo spazio per poter esplicitare le domande, i dubbi, le proprie ricerche esistenziali. È un’occasione di crescita della propria identità. Nel processo di conformazione di essa, caratteristico della loro età, i giovani trovano degli interlocutori che facilitano il riconoscersi figli di Dio, membri della Chiesa, portatori di un annuncio per il mondo: da una parte, i propri coetanei con cui si identificano nella condivisione della fede e i valori cristiani; da un’altra, i pastori e gli educatori che li accompagnano, che propongono loro delle mete e ideali alti.
    La GMG offre anche un contesto che facilita il sorgere delle domande vocazionali, e in modo particolare della possibilità di seguire Gesù nella vita consacrata. I giovani riconoscono che essere cristiano è particolarmente bello, che il Signore rende davvero felice il cuore e che la vita bisogna «consacrarla a qualcosa di grande!» (come direbbe Paolo VI). Infine, la GMG è una sfida per gli accompagnatori: durante la GMG non tutto dipende dal Paese organizzatore! Gran parte del «successo» si trova nelle mani degli educatori che vivono quest’esperienza fianco a fianco ai ragazzi. È compito loro saper «leggere» quello che i giovani stanno vivendo, sostenerli nel superamento delle difficoltà (non lamentandosi accanto a loro ma approfittando di tutte le situazioni per educarli e renderli forti!), aiutarli a riconoscere la voce del Signore che parla al loro cuore, offrirgli strumenti che li facciano passare dalla sfera dell’emotività a quella della «messa in pratica» durante la quotidianità, dare loro degli strumenti che gli permettano di «elaborare» la propria esperienza e farla diventare vita nella loro vita. Mentre la GMG offre il «clima» che favorisce la semina, gli educatori hanno il compito di aiutare a coltivare il terreno (prima, durante e... dopo di essa!).


    NOTE

    [1] D. Nicolò Anselmi è responsabile del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI.
    [2] D.Francesco Marcoccio, Salesiano, delegato di pastorale giovanile della Circoscrizione ICC – Italia Centrale.
    [3] María José Rey-Merodio, Missionaria di Cristo Risorto, svolge la sua attività pastorale rivolta soprattutto ai giovani universitari e ai giovani rifugiati.