POLITICA E GIOVANI


    Per una prassi praticabile e «buona» /1

    (NPG 2011-04-13)


    Terza puntata (divisa in due parti) del progetto di educazione politica che giunge al termine di un lungo percorso che parte da lontano con la prima pubblicazione del dossier nel febbraio 2008 dopo una lunga fase di gestazione nella redazione di NPG. Nel frattempo nell’universo politico, intendendolo allargato in senso nazionale o culturale, sono avvenute molte novità, non sempre facilmente inquadrabili in uno schema. La crisi economica che attraversa il globo, l’elezione di un presidente di colore in uno Stato dove profondo è ancora il malessere etnico quanto forte è la spinta verso il nuovo, la speranza e il coraggio del cambiamento. L’effetto domino della caduta di pseudo-democrazie nel nord Africa e la benefica presenza di migliaia di persone che pacificamente ma risolutamente manifestano per un giusto cambiamento. La decadenza e la crisi morale oltre che politica di un Paese, il nostro, in preda a turbe identitarie che non riesce a trovare la forza per stabilizzare fondamenta giuridiche ed etiche comuni. La definitiva consacrazione di Paesi non più emergenti ma protagonisti della nuova scena: il Brasile, la Cina, l’India. La silenziosa ma lacerante persistenza degli «stati» di guerra, latenti o attivi, che ci ricordano come l’umanità ancora deve ancora imparare a pronunciare la parola pace.

    Altri fatti e circostanze potrebbero essere citati. L’urgenza del «politico» come categoria teoretica e pratica non si attenua e mantiene per il nostro lavoro la forma del contesto nel quale inserire la proposta di scommettere e sperare nelle giovani generazioni.
    Ecco dunque ancora motivata la «nostra» urgenza di tornare a parlare di politica e giovani nell’intento di dare una scossa, uno stimolo che ci faccia uscire dal senso di paralisi che molti tra operatori, educatori, semplici cittadini avvertono. Paralisi non più solo delle istituzioni o dell’economia, come da molto tempo si sostiene avvenga in Italia, ma del Paese stesso, avviluppato in una lotta senza precedenti nell’era repubblicana tra poteri che sono ormai «extravaganti», essendo usciti dalle loro naturali orbite. Se non ora, quando affermare con fierezza, coraggio e lungimiranza che solo grazie all’educazione è possibile ridare al nostro Paese non solo lo slancio così caro ai nostri imprenditori (che misurano spesso in termini meramente dinamici il benessere) ma la dignità che cementa per sempre un popolo? Magari per lungo tempo. La categoria del «politico» richiama da Platone in poi quella della «paideia» dell’educazione.
    I giovani, indipendentemente dal colore politico delle loro azioni, ci sembrano ancora i veri protagonisti onesti della scena. Le loro manifestazioni di rabbia sempre tinteggiate di fantasia, ci dicono che non si può più evitare il confronto con le loro richieste e che la preoccupazione per il futuro è reale e che non si sentono dei «bamboccioni» o per lo meno che l’epiteto non li può riguardare tutti.
    Appare perciò più che mai opportuna la proposta di questa terza parte del progetto che si articola in senso operativo e propositivo, dopo i primi due dossier (2008 e 2009) dove dapprima si fotografava il tema e successivamente si rifletteva approfondendo educativamente i risultati emersi.

    La fase propositiva si compone di sei contributi (di cui in questo dossier i primi due).
    Un articolo di sintesi dell’intero sviluppo che vuole percorrere e chiosare il cammino finora fatto; un contributo centrale del prof. Miano che permette di focalizzare e individuare obiettivi effettivi ed efficaci per una possibile educazione politica; un articolo di riflessione generale sul rapporto tra fede e politica, seguito da un contributo-testimonianza dell’ex presidente della Repubblica Scalfaro sull’impegno del cristiano in politica, e da un articolo di sintesi storica sul profilo ideologico di quattro grandi cattolici: Rosmini, Murri, Sturzo e De Gasperi. E infine un articolo di taglio più prettamente educativo e pastorale.
    Il taglio propositivo del dossier non s’inscrive nell’operativismo spicciolo, ma intende porgere in modo ampio punti di riferimento per una buona prassi declinabile a più dimensioni. Nel lungo articolo del prof. Miano vengono saldamente esposti, come abbiamo detto, obiettivi in un certo senso irrinunciabili, perché emersi come da una lunga scrematura, dal confronto con la soggettività dei giovani e la freschezza della dottrina sociale della Chiesa. I due contributi testimoniali sottolineano l’importanza educativa e politica di una certa visione della leadership, in tempi in cui in modo acritico se non a volte servile si parla di leadership «carismatica».
    Nelle pagine che seguono sono presenti gran parte degli elementi necessari per iniziare propri percorsi di educazione alla politica. A questo esortiamo, mentre ci sovvengono ancora le grandi parole di Martin Luther King: «I have a dream» e senza dimenticare che per molti che credono ancora nella forza dell’Oratorio tutto è nato da un sogno.

    NB. I due precedenti dossier del progetto «Giovani e politica» erano:
    – NPG 2008 /2, con i seguenti articoli:
    * Giovani e politica. Un’indagine conoscitiva (Sergio Abbruciati)
    * De re politica (Gioia Quattrini)
    * A confronto con i politici. Una tavola rotonda (Astorre, Belviso, Bobba, Gasperini, Mazzoni, Mottola)
    – NPG 2009 /2, con i seguenti articoli:
    * Ragioni, nodi, sentieri educativi. Una tavola rotonda (Nanni, Abbruciati, Agesci, Matteo/Fuci, Pollo)
    * Educare alla politica in tempo di liquidità (Carlo Nanni)
    * L’attenzione alla politica come espressione simbolica della qualità della vita (Riccardo Tonelli)