Testimonianze di Chiara Bambozzi,[1] Marco Tagliavini,[2] Renato Cursi [3]
(NPG 2011-08-14)
Quali elementi sono stati particolarmente significativi in questa GMG?
Chiara: Se mi si chiede un’immagine di Bene io penso alla GMG, a tutte quelle alle quali ho partecipato: tanti giovani di tutti i continenti che partono anche sostenendo sacrifici per stare insieme, col desiderio di Dio e di festa attorno al successore di Pietro. Tanti i momenti davvero significativi: nella preparazione dell’evento, l’essere uniti nell’unico scopo, di incontrare e far incontrare ai nostri giovani l’Amico della propria esistenza; nel caos di Madrid, percepire che i giovani sono una parte viva della Chiesa, «figli» del consacrato, della consacrata, del sacerdote, che noi giovani ed educatori siamo la loro numerosa e gioiosa famiglia e insieme stiamo bene. Significativo il contrasto stridente tra chi (pochi) ha manifestato la loro rabbia contro questa GMG anche attaccando fisicamente i giovani della GMG, e la gioia, il sorriso, il canto, la comunione, il calore e i colori di chi da ogni angolo della Terra era venuto per incontrarsi con altri fratelli e amici. E poi i forti momenti di silenzio richiesti in diversi momenti, con risposta pronta e corale. L’urlo di silenzio che a Cuatro Vientos o in altre veglie o negli incontri di alcuni movimenti si è scagliato contro il cielo lascia intravedere un cammino di profondità spirituale che i giovani stanno facendo o lì hanno voluto iniziare ad intraprendere.
Altri momenti intensi: il Padre nostro in tutte le lingue, i colori che incontravi per strada, il saluto pronto di ciascuno perché ti riconoscevi pellegrino... a Madrid è nata un’amicizia spirituale e vera con ciascun volto incontrato. E poi, il dormire per terra, il mangiare ad orari sballati, il sopportare la stanchezza, la voglia di esserci ed esserci fino alla fine e col sorriso, la comunione spontanea che nasce, la voglia di collaborazione...
Marco: Quella di Madrid è stata la mia seconda esperienza di GMG. A sei anni di distanza da Colonia, mi accorgo che sono cambiate molte cose in me e, di conseguenza, nel modo di vivere questo incontro mondiale. Anzitutto, è cambiata la mia età e con essa la mia capacità di relazione, di profondità, di attenzione, di riflessione. A diciotto anni era stato soprattutto l’entusiasmo del gruppo a coinvolgermi.
Credo che gli elementi significativi siano stati la preparazione (avendo gustato e approfondito il tema); l’ascolto (delle catechesi, delle testimonianze, dei messaggi, del Papa, delle migliaia di persone intorno, dell’atmosfera che si respirava, dello Spirito che davvero si faceva sentire!), l’incontro con migliaia di giovani da tutto il mondo che si erano mossi per un altro grande decisivo incontro: il Signore Gesù.
Quali «bisogni nascosti» sono emersi nella mia vita personale?
Chiara: «Le nostre radici sono in cielo». Questa frase del card. Bagnasco mi risuona costantemente nella testa e nel cuore. Può sembrare un ossimoro, ma ho capito che se voglio vivere avere le radici ben piantate e non cedere davanti alle croci quotidiane, e se voglio vivere con più pienezza le gioie terrene, devo radicarmi in Lui. Cristo ci attira a Lui e in Lui inizia un’esistenza nuova. È moto verso l’Alto che ti riporta poi al basso, che ti porta a riprenderti in mano della vita così come l’abbiamo ricevuta in dono. Temo che non sarà un movimento così semplice per me, ma a Madrid ho capito che in realtà si tratta di un movimento naturale perché è lì che sono le mie radici, perché è in cielo che ritrovo me stessa.
Inoltre nei diversi momenti di silenzio, sollecitati dall’esterno o che mi sono ricavata, ho lasciato entrare Gesù nel mio cuore e ho scoperto di essere io nel Suo. Ed ora mi sento coccolata, cullata, amata e protetta. Soprattutto sento di averne bisogno. Ho iniziato una piccola lotta interiore contro il mio stimolo al voler controllare la realtà e la fatica a sopportare che Qualcun Altro operi.
Marco: Sono giunto a Madrid alcuni giorni prima dell’inizio ufficiale della GMG, in anticipo rispetto al gruppo con cui ho partecipato, per preparare al meglio il loro arrivo. Questa occasione di servizio ha richiesto impegno e molto lavoro e la fatica non è mancata; i giorni della GMG sono sempre caratterizzati da confusione, difficoltà per muoversi e mangiare; si dorme poco e spesso in maniera non troppo agevole; il caldo ci ha accompagnato costantemente e la notte a Cuatro Vientos non è stata la più semplice. Eppure mai abbiamo ceduto alle difficoltà e siamo davvero rimasti «saldi nella fede»! La preghiera quotidiana, intensa e continua ci ha sostenuti in ogni istante. Nel ritornare a casa mi sono accorto ancor di più della bellezza di vivere tenendo lo sguardo puntato su Gesù, senza distoglierlo mai, ogni istante di ogni giorno.
Come interpella la mia vita quotidiana ed esperienza di fede?
Chiara: Ora comincia la vera GMG nelle nostre case, tra i nostri amici, nelle nostre famiglie, nelle gioie e nelle difficoltà di ogni giorno... È a casa che devo e posso giocarmi quel trinomio «testimone-discepolo-apostolo». Se l’incontro con Cristo c’è stato e posso dirmi testimone della gioia che si prova, dell’aver visto milioni di giovani fare lo stesso incontro, non posso non rimanere ancorata a Lui, radicata in cielo, non posso non seguirLo e diventare apostolo tra i miei compagni, amici, tra i giovani che incontro che nel cammino e accompagno. Per cercare di fare qualcosa per questo mondo in cui sono chiamata a vivere, devo prima desiderarlo e voglio impegnarmi attivamente e non da sola.
Nei momenti di adorazione che ho vissuto con la Chiesa locale, col movimento d’appartenenza, col mondo giovanile a Cuatro Vientos ho vissuto una forte esperienza di fede. Non solo toccante e commovente, ma realmente profonda, che ha scavato, che mi ha fatto mettere davanti a Lui tanti grazie, ma anche tante mie fragili richieste e persone a me care: solo nella fede incontro speranza. E tornata alla quotidianità è mio desiderio continuare questo dialogo con il Signore in preghiera, che certamente non è nato a Madrid ma che a Madrid ha trovato più valenza perché mi sono accorta di non essere sola. Mi sono accorta che pure quando sono sola siamo in tanti a credere e sperare in Lui.
Marco: Più ci penso e più mi rendo conto che non c’è alternativa a Cristo che abbia un senso! L’esperienza di Madrid mi ha fatto gustare la gioia profonda che nasce dalla ricerca di Cristo: non sono mancate le occasioni di festa e divertimento, di incontro e conoscenza, ma anche di intimità e calma. Ha aperto il cuore accorgersi che tanti amici e tanti giovani, pur non avendoli mai visti, avevano negli occhi la stessa luce che brillava nei miei. La felicità contagiosa che nasce dal rapporto con Cristo voglio viverla e condividerla anche a casa, nel quotidiano, in famiglia, al lavoro e dovunque mi trovi.
Se a mia volta educatore, in cosa mi sento sollecitato verso il mondo dei ragazzi e giovani?
Chiara: Sono educatrice all’interno dell’esperienza del Movimento Giovanile Salesiano. Proprio lì a Madrid, in un incontro di festa, il Rettor Maggiore ci ha ricordato che oggi più che mai «il MGS è importante: questo mondo va cambiato, il sogno di prosperità dell’occidente si sta convertendo in un incubo e noi dobbiamo essere nuovi evangelizzatori». Io voglio esserlo, pur nella mia povertà e piccolezza. Quale educatrice mi sono sentita rivolgere personalmente queste parole del card. Bagnasco: «La vita vera non è avere 20 anni, avere salute, non è la bella vita ma è la relazione con Cristo. Chiedetegli di essere ogni giorno, con umiltà e gioia i Suoi angeli che incoraggiano: Non temete! Il Signore ci ama e Gesù ci è accanto!». I giovani dei nostri ambienti hanno bisogno di guide forti e radicate in Cristo e salde nella fede. Me ne accorgo ogni giorno a scuola, in oratorio... I giovani si sentono attirati dall’Amore e per l’Amore sono disposti a fare molto e sporcarsi le mani, ma a questi stessi giovani manca, troppo spesso, lo spirito d’iniziativa che li fa sempre attendere che qualcuno li interpelli. E allora è qui che siamo chiamati ad esserci, questo siamo chiamati a fare per renderli però poi autonomi e responsabili nel seguire Cristo. Mi sento quindi sollecitata nella presenza, e perché sia una presenza educativa occorre avere sempre chiaro per Chi lo fai e verso Chi vuoi portare i tuoi giovani, consapevoli che uno semina e un altro raccoglie.
Marco: Lavoro nella formazione professionale e frequento attivamente l’oratorio: mi ritengo molto fortunato di poter stare così tanto fra i ragazzi e i giovani. Quando hanno saputo che anche io ero stato tra la moltitudine di persone che avevano notato in televisione nel mese di agosto, molti mi hanno domandato con curiosità a proposito della GMG. Non pochi restano colpiti di come non faccia riferimento alle difficoltà che pure hanno notato e di cui hanno sentito parlare; rispondo loro che sono state spazzate via dalla gioia! I loro sguardi sono rapiti dalla luce che intravedono nei miei e spesso il confronto si conclude con la loro espressione di desiderio di partecipare un giorno!
Credo che l’esperienza di Cristo e di tanti giovani che condividono la stessa voglia di incontrarLo al punto da fare migliaia di km per giungere tutti insieme in una città del mondo, muove a tal punto le corde del cuore che risuona molto distante. Non si può non desiderare che anche gli altri abbiano occasione di vivere esperienze così forti, vere e appaganti!
Che fare perché questa piccola pianticella produca i frutti sperati?
Chiara: A chi è venuto a Cuatro Vientos e con me ha desiderato la pioggia per rinfrescarsi e ha desiderato poche ore dopo che quella pioggia terminasse per proseguire in comunione e serenità la veglia di preghiera col Santo Padre, dico che Gesù c’è. Abbiamo sentito la Sua presenza, si è voluto far sentire perché siamo umani e fragili e bisognosi a volte anche di prove tangibili. Lui non si è risparmiato e con Lui nel cuore dobbiamo studiare, lavorare, pregare... continuare a camminare alla Sua presenza altrimenti le prove della vita, le tristezze quotidiane rischiano di indebolire la pianticella nata a Madrid in ciascuno di noi.
Come ci ha interpellati il Santo Padre, sarà bello anche riconoscere l’importanza del mio movimento di appartenenza e dar testimonianza di Cristo e di come il movimento a Lui mi porta nei diversi ambienti. Non è possibile non farLo conoscere.
Ancora ci possiamo impegnare dopo Madrid a stare con Maria ai piedi della croce e non fuggirla, certi di non essere soli.
A chi non c’era invece dico di non staccarsi da chi ha partecipato a questa esperienza di fede e comunione... a star loro dietro nelle proposte e a partecipare la prossima volta! Tanta preghiera, silenzio, e santa comunione per incontrarLo.
Non cambieremo il mondo con le celebrazioni, con un evento, con un incontro festoso giovanile; il mondo si cambierà attraverso le persone con forte esperienza di fede capaci di offrire un modello di vita culturale alternativo.
Marco: La GMG non è un evento comune. Lo dimostrano i dati di affluenza, le testimonianze, le risonanze. Di più: la GMG non è solo un evento! È incontro, è preghiera, è vita, è vocazione, è santità.
Un evento viene ricordato dalle foto, dai filmati e, quando è davvero importante, dai ricordi. Ma quando ci sono vite che cambiano, istanti che segnano la storia personale, quando viene toccata la profondità dei cuori, allora non si può parlare solo di evento: questo è accaduto a moltissime persone negli 11 incontri internazionali della GMG svolti finora a partire dalla prima nell’86. La GMG allora è un seme che cade profondo nella terra dell’uomo che, se disponibile, ha da coltivarlo. È importante fare tesoro dell’esperienza di Madrid e non dimenticarla: incontrarsi con altri partecipanti, rivivere e condividere; testimoniare con gesti e parole il segno che ha lasciato nella propria vita.
La GMG è occasione privilegiata di incontro con Cristo, ma il rapporto con Lui va curato quotidianamente, senza lasciarsi abbattere dalle difficoltà, dagli impegni e dalle distrazioni, ricordandosi che nel mondo ci sono milioni di giovani che allo stesso modo sono pronti anche a fare lunghi viaggi, a faticare e sudare per amore di Cristo!
Un bisogno riscoperto di «stare» con Cristo
Nella GMG di Madrid sento di aver ricevuto un forte richiamo a riscoprire il senso di appartenenza alla Chiesa, quale unico corpo di cui Cristo è capo. Noi, le tante e differenti membra, con differenti colori, ruoli, forme e funzioni. Un richiamo che si è presto trasformato in un appello a regalare un abbraccio forte di solidarietà a questa stessa Chiesa di cui mi sento parte, e al Papa quale capitano di questa nave che solca l’oceano della storia tra tempeste e fasce di bonaccia. Un Papa che è stato capace di mettersi «dietro», come Cristo stesso chiese a Pietro, capace di far posto a Lui e di lasciare lo Spirito soffiare nei cuori dei giovani.
Ho sentito la Chiesa come una roccia (elemento spesso richiamate nella liturgia della Parola, nelle omelie e nelle catechesi), come una comunità solida ma al tempo stesso calda, accogliente, fonte di sicurezza, con la quale e dentro la quale costruire la mia esistenza.
Partivo piuttosto spaventato dalla consistenza piuttosto conservatrice dei predicati scelti per il tema della GGM: essere saldi, radicati, fermi. Torno convinto di aver sentito effettivamente questo bisogno di «stare» con Cristo, davanti a Lui, in comunione con Lui.
Come molti altri giovani, sentivo e sento il bisogno di muovermi, correre, dare senso e direzione all’energia che sento vibrare in me, e non nego di faticare spesso a dovermi fermare, aspettare, non fare. Questo invito del Papa dunque sembrava starmi un po’ stretto. In questi giorni invece, grazie alle molteplici occasioni di preghiera, di adorazione, di partecipazione all’eucarestia, ho sperimentato la gioia serena del fermarmi con Dio.
Sono tornato con questa nuova consapevolezza, con la voglia di lasciare che sia Lui, che incontro in questi momenti di intima comunione, a sapermi poi muovere e a trarre frutto dalle mie energie. Torno pur sempre con le mie difficoltà e i miei limiti, ma questa esperienza mi consegna in maniera semplice e al contempo efficace tre strumenti di conversione per la mia vita e crescita spirituale: la preghiera, il sacramento della riconciliazione, l’eucarestia quotidiana.
Ho sentito forte questo invito a cercare la riconciliazione con Dio: credo che in questa GMG si sia fatta una scelta particolare in questo senso e ritengo che il messaggio sia stato ben trasmesso. Torno con la voglia di migliorare personalmente in questo aspetto cruciale del rapporto personale con Dio, conscio della sua misericordia e della gioia e della linfa nuova che dona il suo perdono.
L’eucarestia quotidiana, accompagnata dalla preghiera scandita dalla liturgia delle ore, mi ha aiutato a sentire impostarsi un modello sano per la vita di tutti i giorni. Un tale ritmo saprebbe aiutarmi a vivere una vita più santa e piena dell’amore di Dio da trasmettere ai fratelli.
Da giovane chiamato ad essere educatore di altri giovani, ho potuto osservare ragazzi più giovani di me elaborare gli stimoli ricevuti. È un invito a tutti a saper cogliere nei giovani il bisogno e i segni della crescita del loro rapporto personale con Dio, farglieli comunicare, esplicitare, condividere, farne pilastri delle loro vite a partire dal ritorno a casa. Ritengo un preciso mio compito dunque recuperare nei gruppi di formazione locali quanto maturato attraverso questa esperienza. Dando ai giovani un’occasione di ritiro in preghiera per rileggere quanto appreso, perché ne acquisiscano consapevolezza. E a partire dalle belle relazioni instaurate, salvaguardare e promuovere questo loro sentirsi gruppo, impegnandoli in esperienze di missionarietà comuni. Sarà importante anche far testimoniare come gruppo la loro esperienza alle loro comunità ecclesiali di provenienza, perché ci sia anche comunicazione e solidarietà intergenerazionale con quegli adulti che hanno promosso la partenza di questi figli. E mantenere viva la fiducia e la speranza, di cui si sente bisogno in questi tempi di crisi, di confusione, di disperazione, soprattutto tra noi giovani d’Europa, perché non c’è chi offra parole di speranza e di verità, un modello da seguire, un futuro su cui scommettere.
Torno a casa maggiormente consapevole che nel Vangelo c’è una potenza di speranza e di senso a questi miei fratelli in attesa, consapevole o meno, di un incontro che ridia senso alla loro vita. Perché non posso tenere per me questo tesoro, né voglio imporre nulla a nessuno, voglio solo trasmettere amore: caritas urget nos.
(Renato)
NOTE
[1] Chiara Bambozzi, 29 anni, laureata in Fisica, insegnante di scuola media a Roma, animatrice dell’oratorio di Civitanova Marche, membro della segreteria nazionale del MGS Italia.
[2] Marco Tagliavini, 24 anni, studente della facoltà di Scienze dell’Educazione, formatore del CNOS FAP di Genova, animatore dell’oratorio di Genova-Sampierdarena, coordinatore del MGS Italia Centrale.
[3] Renato Cursi, 23 anni, laurea breve in scienze politiche, animatore dell’oratorio di Roma Borgo don Bosco, membro del comitato MGS Lazio.

