Io ci sto



    Caterina Massarotti

    (NPG 2014-06-63)


    “Mi dai una mano?” Era una delle frasi più ricorrenti nell’oratorio di don Bosco. Lui, il prete dei giovani, che aveva scoperto quante cose grandi potesse fare insieme ai suoi ragazzi affidando loro magari anche solo un piccolo incarico, un compito. Il segreto era far sì che “non solo siano amati, ma sappiano essi stessi di essere amati”: la fiducia che veniva risposta in loro faceva da garante per questo amore.
    Un giorno un amico mi ha chiesto: “Ma lavori anche il giorno del tuo compleanno?” Gli ho risposto che lavorare per i giovani è quella fetta di Paradiso che ci è data già in questa vita.
    Il cammino che da settembre ho iniziato negli uffici di Pastorale Giovanile dell’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana volge ora al termine, e ho modo di sfogliare il mio quaderno e rivedere mese dopo mese le cose grandi che, con l’aiuto di Dio, siamo stati capaci di fare.
    Lavorare in pastorale giovanile è stata un'esperienza per me di apprendimento e di donazione, consolidando quanto già vivevo come animatrice. Anzitutto l'intenzione, che alla scuola di don Bosco diventava sempre più chiara: la gloria di Dio e la salvezza delle anime, quasi una specie di scoperta vocazionale. Ma l'intenzione doveva anche essere tradotta in azione per non restare sul piano velleitario delle generiche idealità. E ho appreso che il passaggio dell'idea all'azione passa attraverso una serie di processi: la seria analisi della realtà, lo stabilimento degli obiettivi a breve e a lungo raggio, lo scambio con gli altri, la programmazione, l'individuazione dei mezzi possibili ed adeguati e una buona Ave Maria.
    Ma anche un'esperienza di donazione, di messa alla prova nella fatica, di capacità di coinvolgere e motivare, di fare insieme.
    Proprio in un intreccio di "con" e "per": i giovani, gli animatori, i responsabili, la comunità educante.
    Lavorare in pastorale giovanile è stato dunque imparare a condividere un cammino fidandomi di chi mi aveva detto “io ci sono”; è stato condividere idee, punti di vista a volte discordanti perché ognuno è ricchezza e capace di apportare il suo contributo al lavoro di tutti; è stato imparare a condividere le grandi fatiche che si nascondono dietro le grandi gioie.
    Oggi, a distanza di un anno da quando tutto questo è cominciato, ringrazio di aver detto quel sì, di esserci stata. Spesso nemmeno ci accorgiamo di quante cose belle e grandi ci capitano di fianco; concentrati a mettere un passo perfettamente dopo l’altro teniamo lo sguardo fisso per terra perdendoci un mucchio di colori, volti, occhi. Basterebbe solo che imparassimo a fidarci (e ad obbedire) a chi di noi si fida, e ce lo dimostra. Camminare con i giovani, con i più piccoli, mantenendo su loro uno sguardo costante volto alla cura della loro persona, attenti a far sì che non perdano mai di vista ciò che più conta: la salvezza della loro anima. Far questo significa percorrere con loro un anno di impegni scolastici, attività ed eventi ispettoriali sapendo che questi sono solo i mezzi per far sperimentare loro la vera gioia e non i fini ultimi. L’attenzione ai giovani, a tutto il giovane, sta anche nell’aiutarli a non vivere i grandi momenti come belle parentesi della loro quotidianità, ma come stimolo e motore per portare nelle loro case e nelle loro famiglie la grandezza di queste giornate.
    Quasi come sintesi di tutto il cammino di animazione ispettoriale per i giovani e i ragazzi, abbiamo vissuto insieme a Treviglio come Ispettoria l’ultimo appuntamento dell’anno: la Festa MGS. Come ospite d’eccezione abbiamo avuto tra noi il neo Rettor Maggiore, decimo successore di don Bosco, don Angel Fernandez Artime. Abbiamo capito che lavoriamo "come don Bosco", con le sue stesse idealità e la sua stessa passione, anche a distanza di tanti anni: una passione che si rinnova a contatto con il Buon Pastore e con i giovani, sempre nuovi e sempre capaci di chiederci "tutto".
    Con negli occhi le lacrime di gioia che solo i ragazzi sanno dare, nell’incontro con Cristo, nella fatica della condivisione e nella gioia di essere una grande famiglia ho imparato quanto bello è saper dare TUTTO.
    O tutto o niente.
    Io ci sto e do TUTTO, “perché insieme i giovani sono capaci di fare cose grandi”.