Antonio Scigliuzzo

    (NPG 2014-05-57)


    L’urgenza della sfida educativa, che interroga ogni comunità, rischia di far naufragare idee e soluzioni in atteggiamenti ed eventi che offrono momentanee risposte a > > più profondi bisogni che nascono dalla condizione esistenziale, nella quale versa la comunità globale.

    Poiché l’estensione del fenomeno coinvolge tutti i livelli della vita ecclesiale, anche la riflessione che ne consegue necessita di un’attivazione sistemica dei responsabili degli ambiti di vita che toccano direttamente e indirettamente i giovani. Volutamente infatti il Convegno, rompendo con il passato, ha avuto una fase preparatoria che ha sensibilizzato le équipe diocesane, le quali con i loro contributi hanno sostenuto l’idea di fondo che, per un cambiamento reale, nell’impostazione del servizio di pastorale giovanile, è necessario rivolgere lo sguardo verso orizzonti nuovi.
    È stato apprezzato il fatto che non si sia presentato il convegno come una soluzione già delineata circa il cosa fare e il come fare, ma si sia cercato di osservare il mondo dei giovani. Essi sono protagonisti del loro tempo e la loro risposta a Gesù, non più confortata da un ambiente sociale intriso di segni di fede significativi, è legata unicamente all’espressione della libertà personale.
    Gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana hanno evidenziato, in modo sempre più chiaro, che ai giovani non manca una proposta con un contenuto di fede alto, ma piuttosto figure educative adulte che siano autentiche testimonianze di vita evangelica che rendano credibile e “bello” il vivere da cristiani. Proprio l’assenza o, quantomeno, la presenza fragile di tali figure rende inefficace l’annuncio della fede.
    Se, da un lato, le singole attività di pastorale giovanile cercano di offrire iniziative di qualità, accompagnate da esperienze concrete e luoghi di incontro significativi, dall’altro, ci troviamo di fronte all’esigenza di colmare la precarietà di educatori, i quali possano costituire per gli adolescenti e per i giovani figure di riferimento radicate sul territorio che rappresentino, “a viso aperto”, la presenza della comunità educante con la sua passione educativa.
    È importante infatti che essi, lungo i loro percorsi di vita, possano incontrare, a brevi intervalli, volti di educatori credibili che possano suscitare in loro quel desiderio di appartenenza al tessuto di fede non più dato dall’ambiente sociale, ma dalla rete delle agenzie educative. Dobbiamo considerare che l’azione pastorale non va confusa con le innumerevoli risposte delle agenzie educative non cristianamente ispirate, ma che il carattere battesimale, mediante il quale la Chiesa è costituita Corpo di Cristo, per se stesso rende tutto il Popolo di Dio impegnato nel costituire il tessuto connettivo sul quale innestare ogni proposta vocazionale, nella vita di un giovane, in un ottica di pastorale integrata. Essa non solo ci impegna ad offrire un’organica proposta di fede su una sicura base dottrinale, ma richiede il faticoso impegno nel costruire ponti e alleanze con le realtà educative vicine ai giovani. Solo così, infatti, sarà possibile sollecitare un nuovo interesse per la proposta cristiana a partire dall’esperienza feriale di ogni uomo.
    È nella logica di questa prossimità che possiamo comprendere l’innovativo stile gestuale di Papa Francesco che tanto attrae adulti e giovani del nostro tempo. Egli, infatti, pare riuscire nel trovare soluzione allo scollamento fra la sapienza dottrinale e l’annuncio di fede. A maggior ragione, riferendoci ai giovani, possiamo dire che essi, antepongono l’agire all’essere. Stando all’affermazione di Tertulliano, che cristiani non si nasce ma si diventa, possiamo meglio comprendere che, in un tempo come il nostro, nel quale sono indeboliti i riferimenti dottrinali a favore di manifestazioni di fede individualiste, alla necessità di agire da cristiani non consegue necessariamente la consapevolezza di esserlo, ma mentre questa matura l’uomo continua ad agire.
    In virtù di tale principio, si comprende dunque che le prospettive di domande, richieste, bisogni e desideri dei giovani vadano esplicitate tenendo presente che per esse, ad oggi, esistono solo dissertazioni concettuali lontane da una realtà che restituisca loro sicurezza e speranza.
    Sebbene, infatti, tali logiche siano chiare nel contesto del depositum fidei, esse tuttavia non lo sono più per gli uomini del nostro tempo.
    Fatte queste considerazioni viene spontaneo domandarsi come sia possibile organizzare il Servizio di Pastorale Giovanile, affinché possa coniugare lo stile di vita evangelico con le domande di vita dei giovani. Le urgenze a cui dobbiamo far fronte ritengo che possano essere così raccolte. Anzitutto va cambiato lo stile giovanilistico con il quale talvolta ci presentiamo ai giovani, simulando i loro linguaggi e le loro espressioni gestuali, che sebbene rappresentino il tentativo di avvicinarci alla loro dimensione umana, tuttavia sviliscono la forza di un credibile annuncio di fede.
    In secondo luogo, va pensata una formazione per gli adolescenti e per i giovani che conduca ad una conoscenza di se stessi, della propria identità (sessuale, affettiva, relazionale) e dell’ambiente in cui vivono, fino ad accompagnarli ad un più consapevole agire cristiano.
    Va anche dato significato a quella continua sensazione/situazione di precarietà che essi avvertono e che spesso proviene dall’instabilità della famiglia, dalla incrinata credibilità delle istituzioni, dal senso di impotenza nella progettualità della vita, data dalla mancanza di lavoro, dal sempre più ridotto “cambio generazionale” e dalla poca fiducia riposta nelle capacità delle giovani generazioni, potenziando quelle esperienze associative e cooperative che offrono ai giovani l’opportunità di un lavoro creativo.
    Sebbene questa prima fase di riflessioni presenti ancora molti punti non chiariti, tuttavia confidiamo che le conoscenze via via acquisite possano avvalorare la necessità di un organico progetto di pastorale giovanile nazionale.

    * Direttore del servizio di pastorale giovanile della Diocesi Suburbicaria Albano Laziale.