Simone Weil e Edith Stein



    Testimoni [1]

    Simone Weil: ritratto e itinerario

    Francesca Simeoni [2]

    (NPG 2014-02-72)


    La porta è davanti a noi; a che serve desiderare?
    Meglio sarebbe andare senza più speranza.
    Non entreremo mai, siamo stanchi di vederla.
    La porta aprendosi liberò tanto silenzio
    Che nessun fiore apparve (...)
    Solo lo spazio immenso
    apparve d'improvviso da parte a parte, colmò il cuore,
    lavò gli occhi quasi ciechi sotto la polvere. [3]

    Una vita esigente

    Simone Weil: donna forte, esagerata e scrupolosamente attenta alla bellezza del mondo, storico, fisico e interiore. Imbarazzante tentare di tracciarne un ritratto o di condensarne il pensiero: si ha l'effetto di mancanza e di insufficienza proprio dei profili di grandi pensatori, di grandi uomini e donne. La sua vita [4] ed i suoi scritti svelano un carattere poliedrico, eppure chiaramente e intimamente unificato, tratto tipico del femminile, capace di sfumature e di coesistenza nella complessità.
    Nacque nella Parigi dei primi del Novecento (3 febbraio 1909) in una famiglia medio-borghese. I genitori, ebrei di origine ma non legati ad alcuna tradizione religiosa, avevano saputo creare un ambiente familiare ricco di stimoli culturali per i figli Simone e André.
    Negli studi la piccola Simone era vivace e molto brillante. Durante gli anni al liceo Henry IV trovò un punto di riferimento in Alain, nome col quale si presentava il filosofo Emile Chartier, suo professore, docente il cui atteggiamento socratico, scettico e aperto segnò la formazione di diverse generazioni di intellettuali francesi, mettendo i suoi studenti a contatto diretto con i grandi filosofi e suscitando anche in Simone Weil l'amore per la libertà incondizionata del pensiero.
    Nel 1928 entrò all'École Normale Supérieure e nel '31 ne uscì con il titolo per l'insegnamento della filosofia. Inizia così la sua professione di docente nei licei femminili di Le Puy, Auxerre e poi Roanne e Bourges. Sono i primi anni Trenta, anni di dura crisi economica e mentre insegna, Simone Weil avverte la necessità di condividere la sorte degli operai suoi concittadini: inizia così un'intensa attività sindacale, condivide con loro il suo stipendio, partecipa all'organizzazione di corsi serali per minatori, si mette insieme agli "sventurati", non per essere prima tra gli ultimi, ma per essere. Questa condivisione, fino all'impiego in diverse fabbriche parigine, è accompagnata da una tagliente riflessione critica, sociale e politica, sulla condizione dell'oppressione e della libertà dell'uomo contemporaneo. [5]
    Partecipa intensamente alla storia e al suo tempo, si reca diverse volte in Germania per testimoniare gli effetti della crisi. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile in Spagna, avverte l'impossibilità di restarne fuori e si arruola tra le file anti-franchiste. Per problemi fisici è costretta a rientrare e, a causa di frequenti emicranie che la colpiscono fin da bambina, si reca in Svizzera e in Italia per le cure. Così nella primavera del 1937 visita Milano, Firenze, Roma: è un periodo sereno e di grandi emozioni per la sua insaziabile ricerca.
    Ad Assisi ha inizio per lei la scoperta di una parte fondamentale della sua umanità, una svolta repentina e decisiva, che riconoscerà l'anno dopo durante la Pasqua nell'abbazia benedettina di Solesmes. ln modo personalissimo e netto fa l'esperienza dell'amore divino in Cristo, che accende la sua spiritualità, già intensa e ostinata. Si immerge così nella lettura della Bibbia, riprende i classici greci, esplora gli scritti dell'antico Egitto.
    Nel 1940 allo scoppio della guerra è costretta a rifugiarsi a Marsiglia con i genitori, dove rimane fino al '42 e trascorre uno dei periodi più fecondi della sua vita spirituale e della sua ricerca intellettuale e ricco di intensi scambi umani: conosce il padre domenicano Perrin e Gustave Thibon, suo grande amico. Le riflessioni prolifiche di questi anni sono raccontate nei Quaderni e negli scritti e nelle lettere raccolti in Attesa di Dio. [6]
    Dopo alcuni mesi negli Stati Uniti, nel 1942 si reca in Inghilterra dove si arruola nelle file di "France Combattante", l'organizzazione della resistenza francese in esilio, desiderando di partecipare della vita dei soldati al fronte come infermiera. Muore di tubercolosi in un sanatorio di Ashford il 24 agosto del 1943.
    Ogni dettaglio della sua insaziabile vita - le scelte, gli incontri, la forza critica e la determinazione nella condivisione con gli oppressi, fino alle più alte pagine vibranti di un'intensa vita spirituale - è unificato nella sua onesta ricerca di verità, sintesi della sua figura. [7]

    Un'intelligenza cordiale

    Attraversando gli scritti della pensatrice parigina si ha la percezione di un pensiero che evita ogni sistematizzazione, anzi, che si pone come contrario di ogni sistema, procedendo a ritmo serrato attraverso contraddizioni, corrispondenze, intuizioni penetranti ed evocazioni. L'adesione ad una nitida e cogente coerenza del pensiero lascia spazio infatti alla resistenza della realtà e delle relazioni umane, ponendo al centro una ricerca di senso che tiene insieme rigore razionale, sostanza umana e capacità di grazia. In questa filosofa, dunque, si respira l'impossibilità di una struttura di pensiero chiusa capace di spiegare il tutto, impossibilità che siede nel cuore della cultura contemporanea. Ciò accade anche perché il suo comprendere filosofico è frutto «della sua intelligenza cordiale, indissociabile dal suo essere al mondo con la massa degli oppressi, degli sfruttati, degli schiavi. Se è permesso di "ordinare" i suoi scritti, di trarci dei temi, dei motivi, degli accordi dominanti, questa filosofa di professione non aveva un progetto filosofico. Ella si vuole solamente servitrice docile di una verità che l'abita, portatrice vigorosa di un messaggio che la supera». [8] Vi è infatti un intimo e coltivato legame tra attenzione, amore del prossimo, gusto della bellezza del mondo e amore di Dio che attraversa le pagine weiliane e da cui traspare la sua intelligenza nutrita di passione e aderenza alle cose. L'insieme dei suoi scritti restituisce dunque l'impressione non tanto di un sistema, bensì di un itinerario [9] speculativo ma anche umano e spirituale, percorso che ha un vero valore performativo in chi si pone sulle sue tracce e l'ascolta.

    Stare sulla soglia

    Seguire Simone Weil nelle sue riflessioni impone al lettore un movimento oscillante continuo tra particolare ed universale, tra intuizioni del sovrannaturale e considerazione del peso concreto della necessità e della materia, tra grazia e pesanteur, [10] due termini chiave per tentare una lettura trasversale del suo pensiero. Nel punto di equilibrio di questa oscillazione risiede la capacità di «dimorare sulla soglia» [11], lì dove l'intelligenza e la condizione umana arrivano ad un ostacolo contro cui cozzano, ad una porta che non si apre, e si esercita la virtù del desiderio e la capacità dell'attesa. La soglia è il luogo in cui i contrari si toccano, in cui la sventura diventa esperienza della grazia, in cui la necessità dura del mondo diventa la sua bellezza, in cui lo svuotamento di sé diventa accoglienza dell'amore divino, in cui la creazione diventa atto di rinuncia di Dio al proprio potere. La centralità della soglia permette inoltre di intuire come il pensiero e l'impegno politici della giovane Weil siano inscindibili dalla parte mistica delle sue opere mature: anche quando è mistica, Simone è ben aderente alla materia; quando parla dell'amore sovrannaturale di Dio, lo associa sempre all'amore dello sventurato e alla bellezza del mondo quale è. «Del resto il suo lavoro non consiste mai nel negare l'umanità dell'uomo, la sua finitezza, il suo limite, la sua carnalità; si tratta piuttosto di concentrarsi su di essa a tal punto e con tale intensità da trasfigurarla, da trapassarla, da coglierla nella sua profondità essenziale, che fa emergere il soprannaturale come l'essenza più profonda del naturale» [12].
    Anche riguardo al proprio percorso cristiano Simone Weil rimane sulla soglia: si sente chiamata a stare con gli ultimi anche quando si tratta di chi è escluso dalla Chiesa, a trovarsi nella «intersezione tra il cristianesimo e tutto ciò che è al di fuori di esso» [13]. Per questo, seppur animata da un fervente desiderio di adesione a Cristo, decide di non battezzarsi e di rimanere esterna alla Chiesa, con chi non crede o ne è escluso. Delicatezza e determinazione eloquenti per ogni uomo di fede.

    Attendere e fare attenzione

    L'atteggiamento della soglia è quello dell'attesa, di chi non forza la porta, ma si fa vuoto di pretese per vedervi oltre. Il tema dell'attendere emerge con nitidezza negli scritti raccolti in Attesa di Dio, dove spunta una breve dispensa [14] preparata per gli studenti dell'amico padre Perrin nella quale Simone Weil, ormai esonerata dall'insegnamento ma per molti anni docente e studente, concentra alcune preziosissime e illuminanti riflessioni per una concezione cristiana degli studi. Lo sforzo che innerva l'esercizio di studio e di comprensione, nota l'autrice, è fatto tutto d'attenzione. indipendentemente dai risultati e dalle nozioni acquisite; tale sforzo non viene mai disperso: esso costituisce una riserva, un allenamento fondamentale che porta i propri frutti, in modo inatteso, nella preghiera. Ogni sforzo d'attenzione, se abitato dal desiderio profondo di verità e se orientato dalla gioia dell'intelligenza, crea un'attitudine rara e di marca squisitamente spirituale. Il pensiero infatti si allena ad attendere, senza ancora aver ottenuto il proprio oggetto, ma semplicemente desiderandolo. In questo modo si crea quello svuotamento che è pura recettività e che permette di accogliere ciò che giunge. Questa capacità di svuotamento e attesa è la sostanza della preghiera, che costringe Dio a scendere verso l'uomo. Ed essa non fruttifica solo nel senso dell'amore di Dio, bensì anche rende capaci di quell'attenzione fine e svuotata di sé verso il prossimo e di quello sguardo capace di vedere lo sventurato, che lo salva.
    Rinuncia, attesa e grazia sono dunque i movimenti dell'amore: dall'attenzione dello studio al tirocinio del prossimo, fino al "sacramento" che è l'incontro con l'oppresso: in queste soglie la ricerca di Simone Weil si sofferma, intravvedendovi nitido lo spazio implicito dell'amore di Dio. Un pensiero ferreo e delicatissimo, cui solo una pensatrice poteva donare la propria sensibilità.
    "Ogni sforzo d'attenzione,
    se abitato dal desiderio profondo di verità
    e se orientato dalla gioia dell'intelligenza,
    crea un'attitudine rara
    e di marca squisitamente spirituale.
    Il pensiero infatti si allena
    ad attendere, senza ancora aver ottenuto il proprio oggetto,
    ma semplicemente desiderandolo.
    ln questo modo si crea quello svuotamento
    che è pura recettività e che permette
    di accogliere ciò che giunge."

    Bibliografia essenziale delle Opere di Simone Weil in edizione italiana

    - Attesa di Dio, a cura di M.C. Sala, Milano 2008.
    - La condizione operaia, a cura di F. Fortini, Milano 1994.
    - La prima radice, a cura di E. Fortini, Milano 1990.
    - La Grecia e le intuizioni pre-cristiane, a cura di M. Harwell Pieracci e C. Campo, Roma 1999.
    - L'ombra e la grazia, a cura di E. Fortini, Milano 2002.
    - L'amore di Dio, a cura di G. Bissaca e A. Cattabiani, Roma 1979.
    - Quaderni, a cura di G. Gaeta, Milano; vol. I, 1982; vol. II, 1985; vol. III, 1988; vol. IV. 1993.
    - Lettera a un religioso, a cura di G. Gaeta, Milano 1996.

    Edith Stein: una vita per la verità

    Anna Maria Pezzella [15]

    Edith Stein è tra le figure femminili più interessanti del Novecento sia per lo spessore filosofico sia per la sua particolare vicenda umana, divenuta nota al grande pubblico soprattutto dopo la santificazione nel 1998. Il rigoroso impegno filosofico nella ricerca della verità si traduce in lei in un cammino esistenziale che, con sofferenza e abnegazione, la conduce all'incontro con la verità, con Dio. Pensiero e fede in lei non sono dicotomici, ma considerati come strumenti che, insieme, possono condurre alla verità.
    Ebrea di nascita, dopo gli studi liceali, frequentò presso l'Università di Breslavia, sua città natale, un corso di psicologia che, in quanto scienza non ancora matura, non rispondeva ai suoi interrogativi per cui, nel 1913, dopo aver letto le Ricerche logiche di Husserl, si recò a Gottinga per seguire i corsi del fenomenologo.
    Gli anni trascorsi a Gottinga furono fecondi e formativi; proprio nel 1913 fu pubblicato il primo libro delle Idee per una fenomenologia pura ed una filosofia fenomenologica di Husserl che fu argomento di accese dispute durante le esercitazioni. Dopo la discussione della dissertazione di laurea, Il problema dell'empatia (1917), in cui la studiosa rifletteva sulle modalità attraverso cui è possibile comprendere i vissuti dell'altra persona, E. Stein divenne di fatto assistente di Husserl, il quale se ne servì per la trascrizione e la revisione dei suoi manoscritti inediti. Il risultato di tale lavoro fu l'elaborazione del secondo volume delle Idee ed una parte de La fenomenologia della coscienza interna del tempo. Nel febbraio del 1918, tuttavia, la filosofa decise di lasciare il maestro perché le era diventato troppo oneroso riordinare manoscritti, attività questa che, tuttavia, fu molto importante perché ella venne a stretto contatto con il pensiero del maestro che le diede un'impronta definita che non si poteva cancellare. [16] Dopo tale la separazione, E. Stein continuò a lavorare seguendo le indicazioni apprese dal metodo fenomenologico: epoché ed intuizione dell'essenza. Pubblicò nello Jahrbuch, diretto da Husserl, Psicologia e scienze dello spirito. Contributi per una fondazione filosofica (1922) ed Una ricerca sullo Stato (1925). Nella prima opera la Stein esamina le strutture del soggetto (i vissuti, la coscienza, la psiche, i meccanismi psichici, la vita spirituale e dunque la motivazione) ed i legami intersoggettivi (comunità, società, massa), mentre nella seconda rivolge la sua attenzione all'indagine essenziale dello Stato. Dopo aver rinunciato alla collaborazione con Husserl, E. Stein incontrò molte difficoltà nel mondo del lavoro. Non riuscirà mai ad abilitarsi, perché in quel periodo, per una donna, per quanto preparata ed intelligente, era difficile divenire docente universitaria; nel 1919, addirittura la commissione, a Gottinga, non avrebbe neanche preso in esame il suo lavoro. Nel 1921 si convertì al Cattolicesimo e ciò le causò molti problemi non solo con alcuni colleghi, ma soprattutto con la madre che, da ebrea, non condivideva la scelta della figlia. «Perché lo hai conosciuto? - le chiede quando la filosofa le rende noto, nel 1933, la decisione di entrare nel Carmelo - Non voglio dir niente contro di Lui. Sarà stato certamente un uomo molto buono. Ma perché si è fatto Dio?» [17]. In questa domanda si racchiude tutto il dramma di una madre che non comprende la decisione della figlia. Il pianto e la disperazione della genitrice, a cui la Stein era molto legata, l'accompagneranno fino al suo ingresso al Carmelo, eppure quando giunse alla porta della clausura a Colonia ella, nel ricordare quel momento afferma: «Finalmente essa si aprì ed io, in profonda pace, varcai la soglia della casa del Signore» [18].
    Dal 1923 al 1931, non trovando un lavoro adeguato alle sue competenze filosofiche, insegnò Lingua e Letteratura tedesca a Speyer, presso l'istituto di Santa Maddalena, tenuto dalle domenicane. Proprio in quegli anni iniziò a confrontarsi con i filosofi cristiani, primi fra questi, san Tommaso, di cui ella tradusse in lingua tedesca il De Veritate che fu pubblicato tra il 1931-1932. Negli anni che vanno dal 1928 al 1932 E. Stein fu invitata a tenere una serie di conferenze sul tema della donna, un argomento che le fu sempre molto caro, in quanto sin dalla giovinezza aveva sostenuto i diritti delle donne aderendo all'associazione per il suffragio femminile. Durante queste conferenze, raccolte nel testo La donna [19], la filosofa affronta la questione femminile sotto tutti i punti di vista: prende in esame l'aspetto antropologico, quello storico-sociale, si confronta con le Scritture, si pone la questione della formazione delle donne, mostrando una sensibilità umana e filosofica veramente spiccata per quei tempi. Nel 1932 fu chiamata ad insegnare a Münster presso l'Istituto Tedesco di Pedagogia. Costretta ad abbandonare l'insegnamento, dopo appena un anno, a causa delle leggi contro i non ariani che li escludeva dal pubblico impiego, E. Stein decise di entrare nell'ordine delle Carmelitane Scalze a Colonia, nel 1933 e benché il Carmelo fosse un ordine contemplativo, le fu permesso di continuare a studiare.
    Il primo risultato fu Potenza e atto, che confluì poi in Essere finito e essere eterno, la sua opera maggiore, in cui giunge ad una sintesi veramente originale del pensiero antico, medievale, moderno e contemporaneo, guidata dalla filosofia cristiana.
    La sua attività continuò fino al 1942. Stava lavorando alla Scientia Crucis, per la commemorazione del IV centenario della nascita di san Giovanni della Croce, quando fu deportata da Echt in Olanda, dove si era rifugiata, ad Auschwitz dove, nell'agosto del 1942, trovò la morte insieme alla sorella Rosa.


    NOTE

    [1] In occasione del Convegno Nazionale di PG di Genova "Tra il porto e l'orizzonte", pensiamo utile ai giovani convegnisti offrire, oltre ad approfondimenti di PG e racconti di esperienze, anche dei "testimoni": di coraggio, di trasparenza, di scelte etiche, di responsabilità. Nella direzione di cui dice tanto papa Francesco. Ringraziamo la Presidenza FUCI per la concessione di pubblicazione delle due figure qui riportate. I riferimenti sono: RICERCA. Bimestrale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, n. 7/8 – Luglio/Agosto 2013.
    [2] Già Presidente Nazionale FUCI.
    [3] S. WEIL, La porta, in Id., Poesie, ed. it. a cura di R. Carifi, Milano 1998, pp. 66-67.
    [4] La biografia di Simone Weil è stata raccontata e curata dall'amica Simone Pétrement. Cfr. S. PÉTREMENT, La vita di Simone Weil, trad. it. a cura di M. C. Sala, con una nota di G. Gaeta, Milano 1994.
    Si veda inoltre E. DI DOMENICO - A. DANESE, Bibliografia italiana su S. Weil e breve biografia, in "Prospettiva Persona", 65-66 (2008), pp. 108-125.
    [5] Cfr. S. WEIL, Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale, trad. di G. Gaeta, Adelphi, Milano 1983.
    [6] Cfr. Id., Quaderni, ed. it. a cura di G. Gaeta, Milano; vol. I, 1982; vol. II, 1985; vol. III, 1988; vol. IV, 1993 e Attesa di Dio, ed. it. a cura di M.C. Sala, Milano 2008.
    [7] Cfr. A. DEVAUX, Simone Weil o la passione per la verità, in "Testimonianze", 370 (1994), pp. 17-44.
    [8] A. BIROU, Comment "lire" Simone Weil?, in "Cahiers Simone Weil", 4 (1981), pp. 201-221, qui p. 208.
    [9] Cfr. A. DEL NOCE, Simone Weil, interprete del mondo di oggi, in S. WEIL, L'amore di Dio, Roma 1979, pp. 7-64, 28.
    [10] Per un approfondimento del significato di pesanteur cfr. M. VANNINI, Prego Dio che mi liberi da Dio, Milano 2010, pp. 27-37.
    [11] Cfr. A. PEZZ1NI, Il pensiero della soglia in Simone Weil, in "Vita Monastica", 245 (2010), pp. 9-36.
    [12] U. PERONE, Le passioni di Simone Weil, in "Testimonianze", 370 (1994), pp. 13-16, p. 13.
    [13] S. WEIL, Attesa di Dio cit., pp. 18-19.
    [14] S. WEIL, Riflessione sul buon uso degli studi scolastici in vista dell'amore di Dio, in Id., Attesa di Dio cit., pp. 191-201.
    [15] Docente alla Pontificia Università Lateranense.
    [16] E. STEIN, Essere finito e Essere eterno, tr. it. di L. Vigone, rev. e pres. di A. Ales Bello, Città Nuova Editrice, Roma 1988, p. 31.
    [17] E. STEIN, Dalla storia di una famiglia ebrea, a cura di A. Ales Bello e M. Paolinelli, tr. it. di B. Venturi, rev. di M. D'Ambra, Città Nuova Editrice, Roma 1999, p. 503.
    [18] Ivi, p. 506.
    [19] Tr. it.. di O. Nobile, rev. di A.M. Pezzella. I. M. Zanet, G. Gubert e M. Paolinelli, a cura di A. Ales Bello e M. Paolinelli, Città Nuova Editrice-OCD. Roma 2010.