Forever young


     

    (NPG 2015-06-02)



    200 anni portati bene, oseremmo dire. Una figura che non sembra (non è) per nulla invecchiata, anzi mostra un volto giovane, attraente, sia in se stesso sia nel suo modo di agire sia pure nelle testimonianze di coloro che si ispirano a lui.

    Ovviamente NPG non poteva non "fare memoria" dell'evento della nascita di don Bosco, un dono del Signore alla Chiesa e ai giovani per il suo tempo, e - attraverso il suo carisma e la Famiglia da Lui fondata - ai tempi di oggi.

    La prospettiva da cui intendiamo celebrarlo è quella della pastorale giovanile, cioè dal punto di vista della vocazione-missione di don Bosco: i giovani e la loro crescita umana e spirituale attraverso l'educazione. Ma non in un tono commemorativo-storico, bensì vitale, nel senso di una lettura nell'oggi delle istanze che hanno guidato don Bosco e lo hanno reso il santo dei giovani, colui che si è votato alla loro "salvezza", disposto a tutto per questo scopo, ma che ha letto la salvezza anche nella cura quotidiana dell'assistenza, del pane e del tetto offerti a chi aveva difficoltà a trovarli, della promozione scolastica e professionale, del lavoro dignitoso e onesto procurato.

    Fedeli a questo carisma proviamo a rileggere i nuovi campi di azione in cui oggi si deve compiere la salvezza e promuovere la vita dei giovani, attraverso una educazione e PG rinnovata e missionaria.

    Lo sviluppo o il fil rouge di questo numero unico è presto detto.

    Iniziamo con l'editoriale che intende mostrare la specificità del carisma di don Bosco nella Chiesa, come dono non come proprietà privata, come ispiratore di una riflessione e una prassi che hanno mostrato nei frutti della santità e della maturità umana il loro provenire da quello Spirito che non abbandona mai la Chiesa a un destino di decadenza, in ogni tempo e luogo, suscitando "operai" per la vigna.

    Una breve nota storico-biografica presenta quello di cui intendiamo parlare, appunto don Bosco, che è però troppo conosciuto per tirarla troppo per le lunghe.

    Segue il pezzo forte e originale del numero: un'intervista (la prima di questo genere) al nuovo (dal 2013) Successore di don Bosco, che esprime la sua visione della PG come una bussola orientatrice per il lavoro dei Salesiani, ed esprimendo ancora oggi un sogno che continua e rende fecondo quello (quelli) di don Bosco. Trova qui anche spazio il bel discorso fatto da papa Francesco a Valdocco (diciamo meglio, quello consegnato – non letto – al Rettor Maggiore, perché a braccio ha parlato di quanto la sua educazione deve ai Salesiani di Argentina.

    In una visione di "religiosità popolare", analizziamo il fascino che ancor oggi don Bosco suscita nel mondo (un mondo certo religiosamente "disincantato") attraverso il pellegrinaggio dell'urna di don Bosco nel mondo negli anni precedenti il bicentenario. Se dai frutti si riconosce la validità dell'albero, don Bosco è davvero un "bosco" fruttuoso.

    Non potevamo poi non ricordare il bellissimo documento di San Giovanni Paolo II in occasione del centenario della morte di don Bosco (1988), la Juvenum Patris (di cui suggeriamo la lettura e lo studio a chi non la conosce), che presenta e argomenta la feconda attualità della figura e dell'azione-proposta educativa-pastorale di don Bosco, e che riteniamo illuminante e orientativo anche per l'oggi dei giovani e dell'educazione, non solo salesiana. Abbiamo chiesto – in un forum ad hoc – a esperti di rileggerlo, alla luce anche della Evangelii Gaudium e della proposta per un umanesimo cristiano che sarà il tema del prossimo convegno di Palermo.

    Non stupirà poi uno studio ermeneuticamente piacevole su un famoso sogno di don Bosco, quello dei 10 diamanti: sogno presentato da don Bosco ai suoi salesiani, può essere riletto come fosse indirizzato a ogni educatore?

    E come non chiudere con testimonianze vive di chi ha incontrato don Bosco e ha sentito attraverso di Lui un appello per la propria vita? C'è sempre – anche attraverso don Bosco – una "ora decima" trasfigurante.